INPS AMMETTE DUPLICAZIONE CONTRIBUZIONE AGEVOLATA ASSUNZIONE TERMINE LAVORATORI IN MOBILITA’

L’occasione di  intrattenersi sull’argomento    riportato nel titolo  viene offerta  dalla   decisione n.1075 del 25.5.2012 con cui il Comitato Amministratore Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dell’Inps  ha accolto il ricorso di un impresa  avverso il verbale di illecito notificato  dal personale ispettivo  di una  sede provinciale dell’Istituto.

In detto verbale ,si afferma  che dalla verifica dei dati presenti negli archivi informatici dell’Inps e dell’Agenzia del Lavoro di  …, nonché sulla base delle dichiarazioni raccolte al momento dell’accesso ispettivo, oltre che dall’esame della documentazione aziendale esibita dal consulente, è emerso che l’azienda, per precedenti assunzioni dei medesimi lavoratori, aveva già usufruito delle agevolazioni contributive previste dalla Legge 223/91, come si evidenzia nell’allegato prospetto Bl, che è parte integrante del presente verbale.

Al riguardo si precisa che la predetta legge contiene esplicite disposizioni che attengono espressamente il contratto a termine, il contratto a termine trasformato ed il contratto a tempo indeterminato.

A.    Il contratto a termine non può avere una durata superiore a dodici mesi (art.8 comma 2); è possibile la proroga del contratto, se costituito inizialmente per un periodo inferiore a dodici mesi e qualora il rapporto non superi, nel complesso, questo periodo stesso. E escluso, tuttavia, che la stessa azienda possa procedere a successive assunzioni dello stesso lavoratore in mobilità, se è già esaurito il periodo di dodici mesi (Circ. Inps 50/1997 e 109/2005).

B.     Con circolare 260/91 è stato precisato che il legislatore ha espressamente previsto la concessione di ulteriori benefici, per un periodo di altri dodici mesi, solo nel caso che il contratto a termine venga trasformato nel corso del suo svolgimento: non possono pertanto essere concesse ulteriori agevolazioni se il contratto a termine viene trasformato a tempo indeterminato dopo la scadenza.

C.    Le aziende che assumono con contratto a tempo indeterminato lavoratori iscritti nelle liste di mobilità possono fruire delle agevolazioni contributive per un periodo di 18 mesi (art.25, comma 9).

All’interno della Legge 223/91 ognuna di queste tre fattispecie ha la sua disciplina e le sue proprie e specifiche agevolazioni, in quanto il legislatore ha inteso mantenere separati l’alveo dei benefici previsti in caso di assunzione a termine, ed eventuale trasformazione (art. 8, comma 2), da quello dei benefici concessi per assunzioni “ab origine” a tempo indeterminato (art.25, comma 9). In capo allo stesso lavoratore, pertanto, le agevolazioni contributive di cui all’art. 8 comma 2, e all’art.25 comma 9 devono intendersi in rapporto di alternatività, nel senso che il datore di lavoro che ha usufruito del beneficio di cui all’art. 8 comma 2 a seguito dell’assunzione a tempo determinato di un dipendente, nell’ipotesi di una sua riassunzione a tempo indeterminato, successiva alla conclusione del rapporto di lavoro a termine, non può beneficiare anche dell’agevolazione prevista dall’art.25, comma 9 (msg. Inps 10.11.2000 n.199).

Pertanto  e’ stato concluso    che alla luce di quanto sopra, le agevolazioni contributive di cui l’azienda ha beneficiato per l’assunzione dei summenzionati lavoratori a decorrere dal mese di aprile 2009 fino a settembre 2010 e per il mese di aprile 2011, relativamente alla lavoratrice  …., sono indebite e, di conseguenza, con il presente verbale si quantificano e si addebitano per complessivi €  …., come da allegati modelli DM10/V (All. da 1 a 16 e 23) con codice CQ92, determinandole sulla base delle retribuzioni corrisposte ai predetti lavoratori come da allegati prospetti B2, B3 e B4.”

Avverso le asserzioni del verbale ispettivo in questione l’azienda interessata   ha   prodotto ricorso amministrativo ,a norma degli artt.25 e 26 della legge n.88/89 al Comitato Amministratore  F. P.L.D. , esponendo quanto segue.

Il verbale di accertamento Inps, contro cui si ricorre a codesto Comitato, asserisce che l’attribuzione dell’agevolazione contributiva riguardante le unità elencate  deve considerarsi non dovuta in quanto acquisita in contrasto con la legge e disposizioni contenute nelle  richiamate  circolari dell’Inps, nel senso che l’abbattimento della contribuzione per assunzione a termine deve essere consentita sino a 12 mesi una sola volta per il medesimo datore di lavoro interessato , anche in caso di riassunzione dello stesso lavoratore.

Ma tale asserzione del verbale ispettivo non risulta condivisibile per le ragioni che di seguito si espongono.

Pare consono prendere le mosse dalle disposizioni legislative ed amministrative vigenti, cominciando dalla legge n.223/91 e proseguendo con le indicazioni del Ministero del Lavoro e dell’Inps.

L’art.8 comma 2 della legge citata sopra stabilisce che:”I lavoratori in mobilità possono essere assunti con contratto di lavoro a termine di durata non superiore a dodici mesi. La quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è pari a quella prevista per gli apprendisti dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni”.

Il Ministero del Lavoro nella nota n.1564 del 13.7.06, rispondendo ad apposito interpello, ha affermato la possibilità per l’azienda che ha posto in mobilità i dipendenti di riassumerli usufruendo dei benefici contributivi ed economici previsti dalla legge n.223/91 una volta che siano trascorsi sei mesi dal licenziamento.

L’Inps con la circolare n.50 del 5 marzo 1997 ha precisato quanto segue.:

-Con la circolare n. 197 del 30 luglio 1992 è stato reso noto il contenuto della circolare n. 55/92 del 23.4.1992, con la quale il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha precisato che il legislatore con la norma di cui all’art. 8, comma 2, della legge n. 223/1991 ha inteso configurare una fattispecie ulteriore, di apposizione lecita di un termine finale al contratto di lavoro, per ampliare la possibilità di assunzioni a tempo determinato dei lavoratori in mobilità, al fine di incentivarne il reimpiego sia pure in occasioni temporanee, e di agevolare la successiva trasformazione di tali contratti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, con la previsione di ulteriori agevolazioni contributive in favore  del datore di lavoro.

La legge n. 223/1991 detta la seguente disciplina:

–       il contratto a termine non può avere una durata superiore a dodici mesi (art. 8, comma 2);

–       durante il periodo di occupazione il trattamento di  mobilità è sospeso, ma il lavoratore conserva l’iscrizione nella lista (art. 8, comma 6) a condizione che effettui una preventiva comunicazione all’Inps ( art. 9, comma 1, lett. d);

–       tale possibilità non è “ad libitum” ( art. 8, comma 7):  trova il proprio limite nel periodo complessivo di spettanza del trattamento, che è individualizzato con riferimento all’età anagrafica del lavoratore, all’anzianità aziendale ed alle zone economico-territoriali nelle quali era occupato; conseguentemente il lavoratore può stipulare anche vari contratti a termine con diversi datori di lavoro, a tale proposito è stato ritenuto che la formulazione dell’art. 8, comma 7, non impedirebbe che si stipulino anche con la medesima azienda;

–       l’apposizione del termine è priva di effetto, se non risulta da atto scritto;

–       proroga eccezionale del termine, con il consenso del lavoratore, non più di una volta e per un tempo non superiore alla durata del contratto iniziale nell’ambito sempre della durata massima di dodici mesi (art. 8, comma 2, legge n. 223/1991);

–       possibilità di reiterazione, nell’ambito della capienza complessiva del trattamento spettante al lavoratore (art. 8, comma 7, legge n. 223/1991), purchè sia passato un periodo di 10 ovvero di 20 giorni dalla data di scadenza di un precedente contratto di durata rispettivamente inferiore o superiore a sei mesi.

Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha precisato che” il limite massimo di dodici mesi previsto dall’art. 8, comma 2, della legge n. 223/1991 per la stipula del contratto a termine ha la sua ragion di essere proprio nella tipologia soggettiva introdotta dalla norma, indipendentemente dalla ricorrenza di particolari esigenze produttive, per cui:

–       è possibile la proroga del contratto, se inizialmente costituito per un periodo inferiore a dodici mesi e qualora il rapporto non superi, nel complesso, questo periodo stesso;

–       non è esclusa la ipotesi della riassunzione decorso il termine di dieci o venti giorni previsto dall’art. 2,  comma 2, legge n. 230/1962, ferma restando la durata complessiva sopra specificata e la sua accertabilità  nella fase di assunzione;

–       è però escluso che la stessa azienda possa procedere a successive assunzioni dello stesso lavoratore in mobilità, se è già esaurito il periodo di dodici mesi e sia pure in presenza di situazioni di mobilità lunga.”

Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha quindi escluso che lo stesso lavoratore possa procedere alla stipula con la stessa azienda di più di un contratto a termine, oltre il periodo massimo di dodici mesi,aggiungendo che pertanto non potranno essere concesse le agevolazioni contributive per gli avviamenti al lavoro effettuati dopo l’emanazione della presente circolare sulla base di contratti a termine stipulati dal lavoratore con la stessa azienda, oltre il periodo massimo di dodici mesi.

Nel successivo messaggio Inps n.32661 del 27 dicembre 2010 si evidenziano i seguenti aspetti.

“Anzitutto si chiarisce che le assunzioni previste dal messaggio citato risultano essere quelle dell’art.8 c.2 della legge n.223/91, che testualmente afferma:“i lavoratori in mobilità possono essere assunti con contratto di lavoro a termine di durata non superiore a dodici mesi”, con la conseguente applicazione – per il corrispondente periodo appunto non superiore a 12 mesi – dell’agevolazione contributiva riconosciuta all’apprendistato.

La norma predetta (applicabile anche agli iscritti in lista di mobilità senza indennità ed ai beneficiari dell’indennità in deroga) secondo l’Inps ha una duplice valenza, nel senso che: da un lato introduce nell’ordinamento italiano una particolare deroga, di carattere soggettivo, alle disposizioni che limitano l’apposizione del termine finale al rapporto di lavoro subordinato e dall’altro lato prevede un’agevolazione contributiva.”

Proseguendo il messaggio prevede che, “in conseguenza di quanto sopra, il datore di lavoro può assumere a tempo determinato un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità, anche in assenza delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che giustifichino l’apposizione del termine in base all’art. 1 del D.lvo 368/2001, ma in tal caso, tuttavia, il rapporto dovrà avere una durata massima (originaria o attraverso proroghe successive) di 12 mesi con analoga durata dell’agevolazione contributiva.”

Peraltro, osserva ancora l’Istituto,” può accadere che l’assunzione a tempo determinato di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità abbia alla base una delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, previste dall’art. 1 del d.l.vo 368/2001. In tali casi il rapporto di lavoro potrà avere – conformemente alla disciplina contenuta nel decreto legislativo citato – durata massima (originaria o attraverso proroghe successive) superiore a 12 mesi, però in ogni caso, l’agevolazione contributiva spetterà per il periodo massimo di 12 mesi.

Ad esempio, nel caso in cui si stipuli, per ragioni produttive, un contratto di durata di 16 mesi, spetta l’agevolazione per i primi 12 mesi; se, per ragioni produttive, si stipuli un contratto di 6 mesi e poi – ricorrendo sempre le ragioni produttive – si proroghi il rapporto per ulteriori 10 mesi, spetterà l’agevolazione contributiva per i complessivi primi 12 mesi del rapporto.”

A fronte delle disposizioni esposte in precedenza, non può che prendersi atto che lo stesso datore di lavoro (compreso quello che ha posto in mobilità oltre i sei mesi precedenti il lavoratore da assumere ) interessato a conseguire il beneficio della riduzione della contribuzione a carico ,così come fissata per gli apprendisti, attraverso l’assunzione a termine di lavoratori in lista di mobilità, può ottenerlo limitatamente ad un periodo non superiore a 12 mesi e per una volta soltanto, in quanto in tal senso si sono espressi chiaramente sia il Ministero del Lavoro che l’Inps.

Invece si esprime   riserva sulla circostanza che sia altrettanto  stabilito  che il limite del beneficio in questione per il massimo di 12 mesi, conseguibile da un medesimo datore di lavoro soltanto per una volta, debba  valere anche nell’ipotesi relativa a datore di lavoro che per due volte,  soprattutto se  intervallate da un  significativo   arco temporale    l’una dall’altra, procede all’assunzione a termine di 12 mesi del medesimo lavoratore, che, a distanza di alcuni anni abbia  subito un doppio licenziamento collettivo  ,risultando così  iscritto in lista di mobilità con distinti e successivi provvedimenti  della  competente idstituzione (Provincia o Regione)

Non si può fare a meno di sottolineare che la fattispecie in esame appare fondamentalmente  diversa da quella prefigurata e disciplinata nell’art.8 comma 2 della legge n.223/91, e che ha formato oggetto d’interpretazione e d’indicazioni operative da parte del Ministero del Lavoro e dell’Inps.

Infatti il caso in esame fa riferimento  a  lavoratori   posti  in mobilità a seguito di licenziamento collettivo non una, ma due volte, a distanza di un consistente periodo temporale tra l’una e l’altra ed al riguardo l’applicazione dell’art.8 c.2 della legge n.223/91 in maniera rigida e limitativa se è appropriasta per   l’ipotesi dell’assunzione  del  lavoratore andato in mobilità una sola volta, appare restrittiva ed anche caratterizzata da disparità di trattamento, in quanto, se si stabilisce che  per la seconda iscrizione  va  impedito ciò che invece è   consentito per la prima iscrizione in lista di mobilità,in concreto si nega al lavoratore interessato una chance, costituita dall’agevolazione contributiva, destinata a favorirne la rioccupazione inizialmente a termine, ma con la probabilità di trasformazione a tempo indeterminato .

In merito, si richiama l’affermazione contenuta nella circolare inps n.50/1997, secondo cui “tale possibilità non e’ “ad libitum”, ma trova il proprio limite nel periodo complessivo di spettanza del trattamento, che e’ individualizzato con riferimento all’età anagrafica del lavoratore, all’anzianità aziendale ed alle zone economico-territoriali nelle quali era occupato”.

Si  sostiene che detta affermazione appare adeguata anche per l’art.8 comma 2 della legge n.223/91, così che di conseguenza, nell’ambito del limite massimo previsto da ,ciascun periodo di iscrizione nella lista, al lavoratore  deve essere consentito di giocare le proprie chances, rendendo possibile e legittimo che nei suoi confronti siano utilizzabili tutti gli strumenti previsti dalle norme per abbandonare la condizione di disoccupato .

In definitiva, pur concordando sull’affermazione istituzionale che ,nei confronti dello stesso datore di lavoro, l’agevolazione prevista dal comma 2 dell’ art. 8 della legge n.223/91 appare utilizzabile una sola volta nel limite massimo di 12 mesi,  osservando  tuttavia che  la stessa deve trovare applicazione nell’ambito di ciascun periodo d’iscrizione in lista di mobilità del lavoratore interessato all’assunzione a termine,  allorche’  egli   sia stato destinatario per più di una volta di provvedimenti di licenziamento collettivo ovvero individuale per riduzione di personale .

Infatti  non risulterebbe   legittimo applicare la medesima unica regolamentazione a fattispecie non identiche, come sono quelle esaminate, che per la Società  … riguardano proprio lavoratori posti due volte in mobilità da  altrettanti distinti datori di lavoro e a distanza di notevole lasso di tempo.

Il ricorso azienale ,come detto ,risulta accolto dal Comitato ,   evidenziando  che in presenza di una nuova iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilitaì’ e nel rispetto di ogni altra condizione prevista dalla legge,non puo’ ostare alla concessione del beneficio il solo fatto che i lavoratori asssunti ai sensi dell’art.8,comma 2,della legge n.223/91 fossero gia stati alle dipendenze dello stesso datore di lavoro in un precedente rapporto agevolato.,qualora l’iscrizione  successiva nelle predette liste  sia avvenuta per un dioverso titolo.Nella decisione del ricorso in esame è opportuno tener conto di quanto precisato dal Ministero del Lavoro con risposta ad interpello n.25/I/ 0001606 del 27 giugno 2006.Alla luce di quanto sopra esposto …deve ritenersi che la seconda assunzione dei lavoratori da parte della …srl soddisfi le condizioni  di legge.Resta in ogni caso confermata l’impossibilita’ per la medesima azienda di procedere a successive assunzioni agevolate dello stesso lavoratore in mobilita’ ,se è gia esaurito l’arco temporale di agevolazione previsto dal piu’ volte richiamato art.8 legge n.223/91,qualora il lavoratore  abbia mantenuto l’iscrizione nelle liste di mobilita’ di una medesima azienda.

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