CASSAZIONE: NON SI APPLICA IRPEF RISARCIMENTO LAVORATORE ILLEGITTIMAMENTE LICENZIATO

 Quanto riportato nel titolo ha formato oggetto della sentenza n.30752/2011 pronunciata dalla Sezione Tributaria della Corte di Cassazione , che ha deciso in modo  definitivo  il  corrispondete riorso   , precisando tuttavia  che l’esenzione irpef  opera a condizione  che l’erogazione sia corrisposta come danno alla professionalità in seguito alla lesione dell’immagine professionale o anche per l’offesa ad un familiare.

 La vertenza  era sorta a seguito  della richiesta di rimborso di ritenute Irpef trattenute dal datore di lavoro al momento della corresponsione di un risarcimento del danno in seguito a un licenziamento illegittimo ,sostenendosi dalla lavoratrice interessata  che l’erogazione ricevuta non avesse natura retributiva, bensì risarcitoria

Sul ricorso si formo’  il silenzio rifiuto ,per cui la stessa contribuente propose  ricorso alla Commissione tributaria provinciale  territorialmente che decise il  rigetto   e detta decisione  fu  confermata in appello.

  I giudici della Cassazione   ,interessati a valutare l’assoggettabilità alle imposte del risarcimento in funzione della cessazione del rapporto di lavoro ,hanno  rilevato che, in effetti, in ipotesi di cessazione del rapporto dipendente, le somme percepite dal lavoratore a titolo di transazione della controversia per illegittimo licenziamento e concernente la sua causa nel rapporto di lavoro  sono sempre imponibili,  ma hanno precisato  ha indicato i casi in cui invece l’imposizione è esclusa,argomentando nel modo seguente: «Dalla lettura coordinata con l’articolo 46 del Tuir n. 917/86 si ricava che per potersi negare l’assoggettabilità a Irpef di una somma a favore del lavoratore è necessario accertare che la stessa non trovi la sua causa nel rapporto di lavoro».

Pertanto non sono esenti da irpef    le somme percepite che    in modo  diretto  ed immediato  derivino  dal rapporto di lavoro,  ( esempio  per maggiori ore lavorate o  per  ferie non godute,  ed altresì da una erronea collocazione contributiva o previdenziale.

Secondo i giudici s della Cassazione   «rimangono esenti da tassazione gli importi percepiti a ristoro di un danno diverso come il danno alla professionalità, la lesione dell’immagine professionale o anche l’offesa a un familiare».

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