MINISTERO LAVORO:RISPOSTE AD INTERPELLI

 Si evidenzia  che con note del 28.12.2011 la DGAI del Ministero  del Lavoro ,in applicazione dell’art.9 del dec.legvo n.124/04,ha fornito risposta a tre interpelli riguardanti significative questioni in materia di lavoro e leggislazione sociale ,che di seguito si riportano.

INTERPELLO N.50/2011 -assunzioni ex L. n. 68/1999  base di computo.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Agenzia del Territorio hanno formulato istanza di
interpello per conoscere il parere di questa Direzione generale in merito alla corretta interpretazione
delle disposizioni di cui alla L. n. 68/1999, concernenti le modalità di assunzione del personale
appartenente alle categorie protette e la corretta individuazione della base di computo di cui all’art.
4 della predetta Legge.
Più in particolare il CNR e l’Agenzia chiedono se sia o meno obbligatoria l’iscrizione alle
liste di collocamento del personale da assumere qualora siano svolte procedure concorsuali. Inoltre
il CNR chiede anche se dal computo di calcolo su cui conteggiare il contingente annuale da
assumere vadano esclusi, oltre i dirigenti amministrativi, anche i dirigenti di ricerca e i dirigenti
tecnologi.
 
Quanto al primo quesito il Ministero osserva che  l’iscrizione nelle liste del collocamento obbligatorio della  della L. n. 68/1999 costituisce presupposto per accedere alla riserva dei posti nelle procedure
selettive e condizione per la chiamata numerica e nominativa (resta ferma la preferenza a parità di
merito e a parità di titoli di cui all’art. 5, comma 4, del D.P.R. n. 487/1994).
Sul punto va tuttavia chiarito che, ai soli fini della procedura di partecipazione alle
procedure selettive, l’iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio non costituisce
condizione necessaria. In altri termini, la selezione attraverso concorso pubblico, è utile alla
individuazione dei soggetti con i quali l’Amministrazione potrà utilmente sottoscrivere un contratto
di lavoro; a seguito di tale selezione ed ai fini della sottoscrizione del contratto di lavoro occorrerà
tuttavia che il soggetto disabile sia iscritto alle liste di collocamento.
Quanto al secondo quesito – nel ricordare che l’art. 4 della L. n. 68/1999 prevede che, agli
effetti della determinazione del numero di soggetti disabili da assumere, non sono computabili tra i
dipendenti, fra gli altri, “i dirigenti” – si evidenzia che dall’esame dell’art. 12 del Contratto
collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente del comparto delle istituzioni e degli enti
di ricerca e sperimentazione, relativo ai ricercatori e tecnologi, tali categorie sono da iscriversi
nell’area del personale non dirigente. In effetti dette figure professionali, per quanto “non
gerarchicamente subordinate alla dirigenza” perché dotate di autonomia gestionale, non rientrano
organicamente nella stessa, con la conseguenza che non possono essere scomputate ai fini del
calcolo della percentuale d’obbligo di cui alla L. n. 68/1999.
Resta ferma tuttavia l’esclusione di tali soggetti nelle ipotesi affrontate dalla risposta ad
interpello n. 24/2009 cui si fa rinvio.

INTERPELLO N.  49/ 2011   assunzioni agevolate – art. 8, comma 9, L. n. 407/1990.


Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato istanza di interpello
per conoscere il parere di questa Direzione generale in merito alla corretta interpretazione dell’art.
8, comma 9, L. n. 407/1990, ai fini dell’individuazione della modalità di computo dei trentasei mesi
per fruire dello sgravio contributivo totale, concesso nelle ipotesi di assunzioni effettuate da aziende
operanti nel Mezzogiorno. In particolare, l’interpellante chiede precisazioni in ordine al dies a quo
relativo alla decorrenza del termine dei trentasei mesi sopra citato.
 La suddetta disposizione normativa, nell’ultima parte, stabilisce che, in caso di assunzioni con
contratto a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati da almeno ventiquattro mesi o sospesi dal
lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da un periodo uguale a
quello suddetto, poste in essere da “imprese operanti nei territori del Mezzogiorno (…), non sono
dovuti i contributi previdenziali ed assistenziali per un periodo di trentasei mesi”.
Si sottolinea, infatti, che a decorrere dal 1° gennaio 1991 alle imprese del Meridione, ivi
comprese quelle artigiane, è concesso uno sgravio contributivo totale triennale – con esclusione
della quota a carico dei lavoratori – nelle sole ipotesi di assunzioni effettuate secondo le condizioni
richieste dal dettato normativo.
Si precisa, inoltre, che “L  ’esonero totale (…) riguarda anche le contribuzioni
di natura mutualistica ed assistenziale: i contributi per le prestazioni economiche di malattia e di
maternità e il contributo a garanzia per il TFR” (cfr. INPS circ. n. 188/1999).
 Con riferimento alle modalità di computo, ai fini della decorrenza dei trentasei mesi di
fruizione dello sgravio totale dei contributi, sembra possibile adottare una interpretazione letterale
della norma citata, facendo pertanto decorrere dies a quo del suindicato triennio dalla data
dall’assunzione “agevolata”.
Ciò, peraltro, risulta in linea con quanto espresso dall’INPS con la predetta circolare n.
188/1999, laddove l’Istituto evidenzia che il beneficio concerne lo sgravio totale dei contributi
gravanti sul datore di lavoro “per un periodo di tre anni dalla data di assunzione del singolo
lavoratore”.
In concreto, quindi, nelle situazioni rappresentate in sede di istanza, è doveroso ritenere che
il beneficio sia fruibile esattamente dal giorno della data di assunzione del lavoratore fino al giorno
antecedente la medesima data di tre anni dopo (nell’esempio dell’istante, il beneficio compete per il
periodo 31 maggio 2011 – 30 maggio 2014).
 
INTERPELLO N.48/2011 -effetti conseguenti all’utilizzo della CIG in deroga in
rapporto all’eventuale attivazione di altre e diverse forme di ammortizzatori sociali.
La Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria ha avanzato istanza di interpello
per conoscere il parere di questa Direzione generale in merito ai presupposti per l’attivazione delle
procedure di Cassa Integrazione Guadagni in deroga, in rapporto alla fruizione di altre tipologie di
ammortizzatori sociali.
In particolare, l’istante chiede di chiarire se, al termine di un periodo di godimento di CIG
“in deroga” alla L. n. 223/1991, sia comunque necessaria la sussistenza del requisito occupazionale
previsto dalla medesima Legge, per fruire successivamente dell’ammortizzatore sociale di cui alla
CIGS.
Nello specifico, la problematica sollevata si articola in un triplice ordine di quesiti.
In primo luogo, si chiede se un periodo di trattamento di CIG in deroga possa considerarsi
quale periodo “ponte” tra l’avvicendamento di due distinti periodi di fruizione di CIGS concessi ex
art. 1, L. n. 223/1991.
Si pone, altresì, in dubbio se le aziende sottoposte a procedure concorsuali possano
beneficiare di trattamenti di integrazione salariale in deroga, al termine del periodo di fruizione di
CIGS, disposta ex art. 3 della citata Legge, al fine di fronteggiare il protrarsi della situazione di
dissesto economico-finanziario.
Si richiedono, da ultimo, precisazioni in ordine alla compatibilità del ricorso alla procedura
di mobilità di cui agli artt. 4 e ss., L. n. 223/1991, nel corso dell’intervento della cassa in deroga.

 
In via preliminare, appare opportuno precisare che, ai sensi dell’art. 1, comma 1, L. n.
223/1991, il requisito occupazionale necessario al fine di attivare l’intervento straordinario di
integrazione salariale (CIGS) è pari, mediamente, ad un numero di 15 lavoratori, impiegati nel
semestre precedente la data della richiesta dell’intervento suddetto, salvo le particolari ipotesi
contemplate dalla legislazione di settore e da specifici decreti ministeriali.
Si precisa, inoltre, che sono ricompresi nel computo anche gli apprendisti, i dirigenti, i
lavoratori a domicilio, nonchè il personale occupato con contratto di inserimento. Le suindicate
categorie risultano, tuttavia, escluse dall’accesso ai benefici in esame, fatta eccezione per i
lavoratori con contratto di inserimento.
In linea con le suddette premesse ed in risposta alla prima questione, si rappresenta che il
requisito occupazionale, stabilito dalla disposizione normativa, costituisce presupposto
indefettibile ai fini della presentazione della domanda per CIGS, anche se l’azienda abbia già
goduto di un precedente periodo di CIG in deroga.
Con riferimento al secondo quesito, afferente alla possibilità di fruizione di un periodo
“ponte” di cassa in deroga tra una CIGS e l’altra, si evidenzia che, in linea generale, non si
rinvengono esplicite preclusioni normative al verificarsi di tale eventualità, purché nella fattispecie
concreta si riscontrino i presupposti necessari, dettati dalle fonti sopra menzionate, per essere
ammessi al trattamento.
Pertanto, si ritiene ammissibile che un’azienda, terminato un periodo di integrazione
salariale straordinaria, sorretta da una delle causali di cui all’art. 1, L. n. 223/1991 (ovvero
ristrutturazione, crisi, riorganizzazione, conversione aziendale, ecc.), possa richiedere e fruire della
cassa in deroga, anche senza soluzione di continuità, nonchè avanzare una successiva domanda per
CIGS, compatibilmente con le specifiche disposizione di legge.
Sul punto va peraltro ricordato quanto prevede l’art. 1 comma 5, L. n. 223/1991, secondo il
quale “la durata del programma per crisi aziendale non può essere superiore a dodici mesi. Una
nuova erogazione per la medesima causale non può essere disposta prima che sia decorso un
periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente concessione”. Si ammette, dunque, la
possibilità di ricorrere nuovamente alla CIGS, anche in ragione della medesima causale, nel
rigoroso rispetto del termine prescritto dalla citata disposizione.
Per quanto concerne, invece, la problematica relativa alla possibilità per le aziende
sottoposte a procedure concorsuali di fruire di ammortizzatori sociali in deroga occorre riferirsi
all’art. 3 della stessa L. n. 223/1991.
 
Tale disposizione sancisce che il trattamento straordinario di integrazione salariale viene
erogato mediante decreto ministeriale ai lavoratori di aziende, rientranti nell’ambito di applicazione
della CIGS, nelle ipotesi “di dichiarazione di fallimento, di omologazione del concordato
preventivo consistente nella cessione dei beni, di emanazione del provvedimento di liquidazione
coatta amministrativa o di amministrazione straordinaria, qualora la continuazione dell’attività
non sia stata disposta o sia cessata”.
Al fine di fornire la soluzione alla problematica sollevata, appare opportuno richiamare la
ratio che ispira la concessione dei benefici di cui agli ammortizzatori sociali in deroga alla vigente
normativa (L. n. 223/1991). In proposito, si ricorda che la disciplina degli ammortizzatori sociali in
deroga trova riscontro normativo nell’art. 2, comma 36, della L. n. 203/2008, nell’art. 19 L. n.
2/2009, di conversione del D.L. n. 185/2008 e nell’art. 7 ter della L. n. 33/2009.
I trattamenti in esame, mediante i quali il Legislatore ha voluto ampliare la platea dei
destinatari aventi diritto ai suddetti benefici, vengono erogati, nei limiti delle risorse finanziarie
stanziate annualmente, nei confronti di categorie di lavoratori subordinati normalmente esclusi dal
campo di applicazione delle misure di sostegno del reddito, a causa della tipologia di contratto di
cui sono titolari, dell’appartenenza settoriale dell’azienda di cui sono dipendenti o della dimensione
aziendale.
Appare utile ricordare, altresì, che la L. n. 220/2010 (Legge di Stabilità 2011) all’art. 1
comma 30, non contempla alcuna specifica causale di intervento per l’erogazione di tali strumenti
di sostegno, limitandosi a richiedere la stipulazione di “accordi governativi e con riferimento a
periodi non superiori a dodici mesi per la concessione, anche senza soluzione di continuità, di
trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, anche con
riferimento a settori produttivi e ad aree regionali”.
Si rappresenta, inoltre, che l’Intesa Stato Regioni 2011 – 2012 sugli ammortizzatori sociali in
deroga e su politiche attive stabilisce al punto 14), lettera d) “che per le imprese cessate o sottoposte
a procedure concorsuali qualora si valuti indispensabile il ricorso alla CIG in deroga, la richiesta
dovrà essere accompagnata, ove possibile, da piani di gestione delle eccedenze che pongono
particolare attenzione ai processi di ricollocazione, anche verso le altre imprese del territorio e
con eventuali processi di riqualificazione delle competenze”.
Sulla base delle suesposte argomentazioni, nell’ipotesi in cui l’azienda abbia già fruito di un
periodo di CIGS concesso ex art. 3, L. n. 223/1991, potrà richiedere successivamente i benefici di
cui agli ammortizzatori in deroga, anche in assenza dei presupposti sanciti dal Legislatore nel
comma 2 del medesimo art. 3, ferma restando la sussistenza dei requisiti previsti dalle norme in
materia di ammortizzatori sociali in deroga.

Da ultimo, in ordine all’ammissibilità di un eventuale ricorso alla procedura di mobilità,
durante un periodo di fruizione di trattamenti integrativi di cassa in deroga, occorre riferirsi all’art.
4, L. n. 223/1991.
In forza della suddetta norma l’azienda, infatti, ha la facoltà di avviare le procedure di
mobilità soltanto qualora, ammessa al trattamento di cui alla CIGS ex art. 1 della richiamata Legge,
nel corso di attuazione del programma ritenga di non riuscire a reimpiegare tutti i lavoratori sospesi
e di non poter utilizzare strumenti alternativi.
Sebbene il dettato normativo di cui sopra non sembrerebbe lasciare ampi margini, si ritiene
che, in linea generale, non sia preclusa ad un’impresa in CIG in deroga la possibilità di avviare
azioni di gestione non traumatica degli esuberi strutturali, tenendo comunque in considerazione
quanto disposto dagli artt. 4 e 24, L. n. 223/91

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