Archive for ottobre 2011

CIRCOLARE AGENZIA ENTRATE PER DEFINIZIONE LITI MINORI PENDENTI

26/10/2011

 Nel titolo si fa riferimento alla possibilita’ ,disciplinata   dall’Articolo 39, comma 12, del decreto-legge 6 luglio 2011 n. 98 ,convertito in legge n.111/2011 , , convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111,   in cui si prevede   che “Al fine di ridurre
il numero delle pendenze giudiziarie e quindi concentrare gli impegni
amministrativi e le risorse sulla proficua e spedita gestione del procedimento di
cui al comma 92, le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte
l’Agenzia delle entrate, pendenti alla data del 1° maggio 2011 dinanzi alle
commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche
a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha
proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme
determinate ai sensi dell’articolo 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”.
 Alla lettera f) dello stesso comma 12 si prevede che “con uno o più
provvedimenti del Direttore dell’Agenzia saranno stabilite le modalità di
versamento, di presentazione della domanda di definizione ed ogni altra
disposizione applicativa” riguardante la norma in commento.
Con risoluzione del 5 agosto 2011, n. 82/E, sono state stabilite le modalità
specifiche di versamento delle somme dovute per la definizione delle liti, da
effettuarsi mediante compilazione dell’apposito modello “F24 con elementi
identificativi” ed è stato, inoltre, istituito il codice tributo “8082” da indicare sul
modello di versamento.
In data 13 settembre 2011 è stato pubblicato sul sito internet dell’agenzia entrate
  il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle
entrate (protocollo 2011/119854), di “Approvazione del modello di domanda perdi chiedere la definizione delle liti in questione    L’articolo 39 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 981, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, concernente “Disposizioni in
materia di riordino della giustizia tributaria”, al comma 12, disciplina la
definizione delle liti fiscali “minori”. Prevede al riguardo che “Al fine di ridurre
il numero delle pendenze giudiziarie e quindi concentrare gli impegni
amministrativi e le risorse sulla proficua e spedita gestione del procedimento di
cui al comma 92 le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte
l’Agenzia delle entrate, pendenti alla data del 1° maggio 2011 dinanzi alle
commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche
a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha
proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme
determinate ai sensi dell’articolo 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”.
La novità riguarda le liti fiscali pendenti alla data del 1° maggio 2011,
dinanzi alle Commissioni tributarie o al Giudice ordinario in ogni grado del
giudizio, anche a seguito di rinvio.
Alla lettera f) dello stesso comma 12 si prevede che “con uno o più
provvedimenti del Direttore dell’Agenzia saranno stabilite le modalità di
versamento, di presentazione della domanda di definizione ed ogni altra
disposizione applicativa” riguardante la norma in commento.
Con risoluzione del 5 agosto 2011, n. 82/E, sono state stabilite le modalità
specifiche di versamento delle somme dovute per la definizione delle liti, da
effettuarsi mediante compilazione dell’apposito modello “F24 con elementi
identificativi” ed è stato, inoltre, istituito il codice tributo “8082” da indicare sul
modello di versamento.
In data 13 settembre 2011 è stato pubblicato sul sito internet  il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delleentrate (protocollo 2011/119854), di “Approvazione del modello di domanda per richiedere l’estinsione delle liti fiscali in questione  e le relative modalità di versamento .

Con la circolare n.48/E del  sono state forniti i   chiarimenti sull’applicazione della sopra citata disposizione normativa,i cui aspetti sgificativi  si riassumono di seguito.

1 ) la norma consente di definire, a richiesta del contribuente, tutte
le liti fiscali, nelle quali sia parte l’Agenzia delle entrate, concernenti “atti
impositivi” e di “irrogazione delle sanzioni”, il cui valore non superi 20.000 euro,
pendenti in ogni stato e grado del giudizio dinanzi ai seguenti organi
giurisdizionali:
· Commissioni tributarie di ogni grado e giudizio (provinciali,
regionali, di primo e di secondo grado di Trento e Bolzano e centrale4), anche a
seguito di rinvio;
· Giudice ordinario, compresa la Corte di cassazione 

 2)Affinché una lite sia definibile devono sussistere contemporaneamente le
seguenti condizioni:
– la controversia deve avere ad oggetto rapporti di natura tributaria,
ossia deve rientrare nella nozione di “lite fiscale” ed avere ad oggetto tributi
amministrati dall’Agenzia delle entrate. Per lite fiscale si intende quella
rientrante nella giurisdizione tributaria, come definita dall’articolo 2 del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 5466. Si precisa che l’eventuale circostanza che
la lite sia definitivamente radicata dinanzi agli organi della Giustizia tributaria
per effetto di giudicato implicito non vale a mutarne la natura di lite non fiscale;
– l’Agenzia delle entrate deve essere legittimata passivamente a stare
in giudizio.
Essendo definibili soltanto le controversie nelle quali sia parte l’Agenzia
delle entrate, viene esclusa la definizione delle liti che vedono come parti
legittimate passive in primo grado altre Amministrazioni pubbliche.

3)La definizione delle liti fiscali incide soltanto sui rapporti pendenti alla
data del 1° maggio 2011 e non può riflettersi su quelli a tale data esauriti, perché
interessati, in particolare, da un provvedimento divenuto definitivo per inutile
decorso dei termini di impugnazione.
I concetti di «lite pendente» e di «valore della lite», come precisati
dall’articolo 16 legge n. 289/2002, rilevano anche per la definizione delle liti
“minori”, stante la generale previsione di rinvio al menzionato articolo 16.
Si considerano pendenti tutte le controversie originate da avvisi di
accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di
imposizione per le quali:
· alla data del 1° maggio 2011 sia stato proposto l’atto introduttivo
del giudizio in primo grado. In particolare, per i giudizi instaurati dinanzi alle
Commissioni tributarie, si deve fare riferimento alla data in cui è stato notificato8
il ricorso all’Ufficio9, non essendo necessario che, entro il 1° maggio 2011, vi sia
stata anche la costituzione in giudizio;
· prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 98/2011 (entro il 5 luglio
2011) non sia intervenuta pronuncia giurisdizionale definitiva10; sono, pertanto,
definibili le liti interessate da una pronuncia in primo o in secondo grado i cui termini di impugnazione non siano ancora scaduti;

la lite può essere definita anche se pendente a seguito di sentenza di rinvio oppure se pendono i termini per
la riassunzione.
Non sono, al contrario, suscettibili di definizione le cosiddette “liti
potenziali”, ossia quelle in cui il ricorso in primo grado non sia stato presentato
alla data del 1° maggio 2011 pur essendo, a tale data, pendenti i termini di
impugnazione di un atto notificato .

Come evidenziato nella circolare del 21 febbraio 2003, n. 12/E, emanata
con riferimento all’articolo 16 legge n. 289/2002, è ammessa la possibilità di
definire anche le liti pendenti dinanzi alle Commissioni tributarie o al Giudice
ordinario concernenti sanzioni amministrative comunque irrogate da Uffici
finanziari. Tale possibilità discende dalla modifica apportata dall’articolo 12,
comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, all’articolo 2 del d.lgs. n. 546
del 1992, che ha esteso, a decorrere dal 1° gennaio 2002, la giurisdizione speciale
delle Commissioni tributarie a tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di
ogni genere e specie, comprese le sanzioni amministrative non tributarie irrogate
dagli Uffici finanziari.
Deve, in ogni caso, trattarsi di sanzioni che, anche se non strettamente
correlate alla violazione di norme disciplinanti il rapporto tributario, siano
connesse con violazioni di disposizioni riconducibili all’ordinamento giuridicotributario
e attinenti alla gestione dei tributi 

Deve escludersi pertanto la competenza delle Commissioni tributarie
rispetto alle sanzioni non collegate ad alcun tributo, tra le quali quelle relative al
lavoro irregolare.
Conseguentemente, le controversie sorte a seguito di impugnazione di
avvisi di irrogazione di sanzioni per il lavoro “sommerso” o per altre sanzioni
non tributarie non sono definibili29, anche qualora pendenti innanzi agli Organi
della giustizia tributaria e non ancora rimesse agli Organi della giustizia
ordinaria. Tali controversie, infatti, non possono essere considerate “liti fiscali”

4)L’articolo 39 D.L. n. 98/2011 stabilisce che, ai fini della definizione della
lite pendente, il soggetto che ha proposto l’atto introduttivo della controversia è
tenuto al pagamento di una somma come di seguito determinata:
a) se il valore della lite è di importo non superiore a 2.000 euro, è
dovuta la somma di 150 euro;
b) se il valore della lite è di importo superiore a 2.000 euro, l’importo
da versare è pari:
· al 30 per cento del valore della lite, nel caso in cui non sia
intervenuta alcuna pronuncia non cautelare sul merito ovvero sull’ammissibilità
dell’atto introduttivo del giudizio;
· al 10 per cento del valore della lite, se sia risultata
soccombente l’Agenzia delle entrate in base all’unica o all’ultima pronuncia
giurisdizionale non cautelare sul merito ovvero sull’ammissibilità dell’atto
introduttivo del giudizio resa;
· al 50 per cento del valore della lite, se sia risultato
soccombente il contribuente;
A tali fini rileva la situazione alla data di presentazione della domanda di
definizione34, come meglio si illustrerà in seguito.
Si mira, in tal modo, a modulare l’entità del versamento in funzione del
grado di avanzamento del giudizio e del suo esito provvisorio, prevedendo una
misura più lieve, nel caso di provvisorio esito favorevole al contribuente (10 per
cento), una misura intermedia, nel caso in cui l’organo giudiziario non si sia
ancora espresso (30 per cento) ed una misura più elevata quando, invece, il
contenzioso stia volgendo a favore dell’Amministrazione (50 per cento).

E’, pertanto, necessario appurare, caso per caso, lo stato del contenzioso,
accertando se sia già stata emessa una «pronuncia giurisdizionale non cautelare
sul merito, ovvero sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio»

5)La definizione si perfeziona con il versamento dell’intera somma dovuta
entro il 30 novembre 2011 e con la successiva presentazione – entro il 2 aprile
201242– della relativa domanda di definizione.

La domanda di definizione deve essere presentata esclusivamente in via
telematica compilando il modello conforme a quello approvato con il
provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 13 settembre 2011.
La domanda e le relative istruzioni sono disponibili in formato elettronico
sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate.
Per la compilazione della domanda si può utilizzare l’apposito software
che sarà reso disponibile per gli utenti abilitati in ambiente “Entratel o
Fisconline”. La data a partire dalla quale sarà possibile procedere alla
compilazione e alla trasmissione telematica della domanda di definizione verrà
resa nota con successiva comunicazione.
I contribuenti possono inviare la domanda:
· tramite il servizio Internet (Fisconline);
· tramite uno qualsiasi degli Uffici territoriali delle Direzioni
provinciali dell’Agenzia delle entrate, che ne cureranno la trasmissione;
· tramite gli intermediari autorizzati (professionisti, associazioni di
categorie, CAF, altri soggetti abilitati).
In ogni caso la domanda va consegnata in tempo utile all’esecuzione della
tempestiva trasmissione telematica. Resta ferma la facoltà dell’intermediario di
non accettare l’incarico.
Sia gli intermediari incaricati della trasmissione telematica sia gli Uffici
territoriali delle Direzioni provinciali dell’Agenzia delle entrate che effettuano
l’invio telematico su richiesta del soggetto interessato, sono tenuti a rilasciare
copia cartacea della domanda di definizione nonché copia della comunicazione
trasmessa per via telematica dall’Agenzia delle Entrate43 attestante l’avvenuto
ricevimento della domanda, che costituisce prova dell’avvenuta presentazione
della stessa.
Analoga comunicazione viene rilasciata dal servizio internet (Fisconline)
qualora il contribuente provveda autonomamente tramite detto canale

Si conclude rinviando per aspetti particolari   di diretto intertesse  di procedere all’esame integrale del testo della citata circolare ,disponibilevsul sito internet dell’Afgenzia Entrate.

ISCRIZIONE LISTA MOBILITA’ E INDENNITA’ SEGUITO MANCATA ATTIVAZIONE PROCEDURA

25/10/2011

 Quanto riportato nel  titolo risulta  affrontato e risolto dalla Corte Costituionale con  la sentenza n.6/1999 ,cui hanno fatto seguito le istruzioni applicative   del Ministero del  Lavoro fornite con lanota  n.101227 dell’1.3.2000 e della  circolare inps n.186 del 10 .5.2000 ,i cui testi si riportano di seguito ,ritenendo che l’esame degli stessi risulti sufficiente  a  conseguire un’ idonea ed  adeguata informazione  sull’argomento in questione

SENTENZA N.6
ANNO 1999

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:
– Dott. Renato GRANATA Presidente
– Prof. Giuliano VASSALLI Giudice
– Prof. Francesco GUIZZI ”
– Prof. Cesare MIRABELLI ”
– Prof. Fernando SANTOSUOSSO ”
– Avv. Massimo VARI ”
– Dott. Cesare RUPERTO ”
– Dott. Riccardo CHIEPPA ”
– Prof. Gustavo ZAGREBELSKY ”
– Prof. Valerio ONIDA ”
– Prof. Carlo MEZZANOTTE ”
– Avv. Fernanda CONTRI ”
– Prof. Guido NEPPI MODONA ”
– Prof. Piero Alberto CAPOTOSTI ”
– Prof. Annibale MARINI ”
ha pronunciato la seguente

SENTENZA
nei giudizi di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 4, commi 4 e 9, 6, comma 1, e 7, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), promosso con ordinanza emessa il 3 febbraio 1996 dal Pretore di Lecce nel procedimento civile vertente tra Cotardo Tiziana ed altre e la ditta LUEL ed altre, iscritta al n. 1203 del registro ordinanze 1996 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell’anno 1996.
Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nella camera di consiglio del 14 ottobre 1998 il Giudice relatore Cesare Ruperto.
Ritenuto in fatto
1.1.- Il Pretore di Lecce – nel corso di un giudizio in cui i lavoratori licenziati per cessazione di attività aziendale avevano richiesto che venisse accertato il loro diritto ad essere collocati in mobilità – sollevò, con ordinanza del 18 maggio 1994, questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che l’indennità in argomento possa spettare anche a soggetti non iscritti nelle liste di mobilità che posseggano i relativi requisiti.
Con sentenza n. 413 del 1995, questa Corte dichiarò non fondata la questione, osservando che il diritto all’indennità costituisce una tra le molteplici conseguenze dell’iscrizione nelle liste, e aggiungendo che non poteva esaminare, “in quanto eccedente rispetto al “thema decidendum” devoluto alla Corte stessa, “la conformità, o meno, a Costituzione della disciplina (non già del presupposto dell’indennità di mobilità ma) della stessa iscrizione nelle liste suddette (art. 4)”.
1.2.- Lo stesso giudice, con ordinanza emessa il 3 febbraio 1996 nel corso del medesimo processo – dopo aver ricordato che il datore di lavoro ha verbalmente proceduto al licenziamento di tutti i dipendenti per cessazione di attività – ha sollevato, in relazione agli artt. 3 e 38 Cost., questione di legittimità costituzionale, dell’art. 4, commi 4 e 9, in combinato disposto con gli artt. 6, comma 1, e 7, comma 1, della già citata legge n. 223 del 1991, nella parte in cui riserva soltanto al datore di lavoro e non anche, in alternativa, ai lavoratori licenziati per cessazione di attività “l’iniziativa o il compimento degli atti indispensabili” per l’iscrizione nelle liste di mobilità da compilarsi a cura dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione.
Osserva il rimettente come, in caso di cessazione dell’attività aziendale, la procedura di mobilità trovi applicazione soltanto per la parte compatibile, in particolare quella che tende ad assicurare ai lavoratori la tutela previdenziale e sociale. In tale ipotesi i motivi della decisione imprenditoriale di cessare l’attività risultano insindacabili da parte del giudice, né sarebbe possibile l’effettiva reintegrazione del lavoratore ove fosse accertata l’invalidità o l’inefficacia del recesso. L’inesistenza o il mancato perfezionamento degli adempimenti, sia pure soltanto formali, cui il datore di lavoro è tenuto nella procedura in questione, determina la mancata iscrizione dei lavoratori nelle liste e, quindi, l’impossibilità di acquisire quello status che è condizione, tra l’altro, della percezione dell’indennità, anche se gli stessi siano in possesso dei requisiti di anzianità aziendale previsti dall’art. 16, comma 1, della legge.
D’altra parte – aggiunge il rimettente – non sarebbe possibile alcuna indagine circa la legittimità del comportamento del soggetto pubblico, al fine di richiedere al giudice ordinario l’accertamento incidentale dell’illegittimità della mancata iscrizione, atteso che quest’ultima è stata rifiutata per il difetto del presupposto, cioè per le mancate comunicazioni facenti carico al soggetto privato.
Ma – sempre secondo il rimettente – non sembra ragionevole condizionare l’iscrizione, produttiva di effetti previdenziali e sociali, alla sola iniziativa del datore di lavoro, estraneo ai rapporti che dall’iscrizione stessa conseguono e, in ipotesi, indifferente ai riflessi economici negativi della propria condotta. E ciò anche alla stregua dei princìpi generali, secondo cui un diritto non può essere condizionato dal comportamento di altro soggetto, che non sia giustificato da seri e apprezzabili motivi ma sia invece solo conseguente a una scelta arbitraria.
La prospettazione, secondo quanto precisa il Pretore di Lecce, non riguarda più dunque la mancata corresponsione dell’indennità di mobilità ai non iscritti alle liste che pure ne avrebbero avuto diritto, bensì (“prendendo atto dei rilievi mossi dalla Corte costituzionale”) l’irragionevolezza e il contrasto con il principio di eguaglianza, correlato con l’art. 38 Cost., espresso dall’impossibilità di essere iscritti nelle liste di mobilità per lavoratori, i quali pur posseggono i relativi requisiti.
2.- E’ intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura dello Stato, che ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità per irrilevanza, in quanto le parti ricorrenti nel giudizio a quo si sarebbero limitate a richiedere la condanna al pagamento dell’indennità di mobilità. Nel merito, l’Autorità intervenuta rileva come dal tenore dell’impugnato art. 4 non sia ricavabile alcuno dei vizi di legittimità costituzionale prospettati dal rimettente.
Considerato in diritto
1.- Il Pretore di Lecce dubita della legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 4 e 9, in combinato disposto con gli artt. 6, comma 1, e 7, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223. A parere del rimettente, la denunciata normativa – che descrive gli adempimenti imposti al datore di lavoro per l’iscrizione dei dipendenti nelle liste di mobilità, subordinando ad essa l’erogazione della relativa indennità – contrasta con gli artt. 3 e 38 Cost., nella parte in cui condiziona la procedura d’iscrizione esclusivamente al comportamento del datore di lavoro senza prevedere, in alternativa, che “l’iniziativa o il compimento” degli atti necessari – nell’inerzia del soggetto tenuto ad attivarsi – spetti ai lavoratori interessati, in caso di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività.
Secondo il rimettente, è irragionevole subordinare l’iscrizione (e la prestazione conseguente) al comportamento (in ipotesi arbitrario) di un terzo estraneo al rapporto previdenziale e sostanzialmente indifferente agli effetti negativi dell’omessa iscrizione. Effetti, che verrebbero a prodursi a carico dei lavoratori in conseguenza della condotta omissiva del loro datore di lavoro, con disparità di trattamento rispetto ai casi in cui quest’ultimo abbia invece provveduto al compimento di una serie di atti formali, e con violazione anche del diritto protetto dall’art. 38 Cost.
2.- La questione non è fondata, nei sensi di cui appresso.
2.1.- Giova rammentare che nel corso del medesimo giudizio a quo il Pretore di Lecce ebbe già a sollevare questione di legittimità costituzionale – parimenti in riferimento agli artt. 3 e 38 Cost. – dell’art. 7, comma 1, della stessa legge n. 223 del 1991, con riguardo alla mancata corresponsione dell’indennità di mobilità ai lavoratori, che pure ne avrebbero avuto diritto, non iscritti nelle liste a causa della condotta omissiva del datore di lavoro.
Con sentenza n. 413 del 1995 questa Corte dichiarò non fondata tale questione, osservando come il diritto alla percezione dell’indennità non rappresenti che una tra le molteplici conseguenze di quello status che i lavoratori acquisiscono con l’iscrizione nelle liste di mobilità. In tale momento si radica, difatti, “un complesso di rapporti interconnessi, dei quali quello avente ad oggetto l’erogazione dell’indennità di mobilità costituisce il principale ma non l’unico”, che non è quindi possibile enucleare prescindendo dall’iscrizione nelle liste stesse.
L’odierna prospettazione concerne appunto quest’ultimo aspetto, nella centralità così posta in luce da quella sentenza rispetto al complessivo impianto della denunciata legge. Le affermazioni allora fatte vanno dunque assunte a premessa del presente scrutinio di costituzionalità, particolarmente là dove si rileva l’inadeguatezza della tutela risarcitoria, segnatamente nel caso di cessazione dell’attività aziendale, e si sottolinea la dimensione procedimentale in cui si colloca l’iscrizione nelle liste.
2.2.- Tanto precisato, osserva la Corte che, per effetto del rinvio operato dall’art. 24, comma 2, della legge n. 223 del 1991, le norme in materia di mobilità si applicano anche in caso di licenziamento collettivo per cessazione di attività, avuto riguardo al solo requisito dimensionale delle imprese (prescindendo, dunque, dall’avvenuta ammissione delle stesse al trattamento straordinario d’integrazione salariale). Come risulta evidente dal testo normativo, l’estensione alle imprese che “intendono cessare l’attività” è frutto di un’assimilazione logica alle ipotesi di licenziamento collettivo per “riduzione o trasformazione di attività o di lavoro”, contemplate nel precedente comma. Anche la cessazione dell’attività, in altri termini, si vuole inserita in quella complessa concertazione attraverso cui la normativa sulla mobilità tende a ridurre le conseguenze della crisi o della ristrutturazione dell’impresa sull’occupazione.
Cotale forma di tutela si comprende e si giustifica in quanto la messa in mobilità viene a coniugarsi con gli ulteriori meccanismi predisposti per la ricollocazione dei lavoratori. Ma essa assurge ad espressione di un principio generale, che non può non valere anche quando ci si trovi in presenza della mera soppressione dell’impresa operata al di fuori d’ogni procedura: come appunto messo in risalto dalla succitata sentenza, la sola sanzione dell’inefficacia del recesso ex art. 5, comma 3 (con la tutela giurisdizionale che ne consegue), non può considerarsi appagante ai fini della tutela dei lavoratori.
2.3.- Per altro verso è evidente che la comunicazione di avvio della procedura, così come regolata dai commi 1 e 2 dell’art. 4, e la trasmissione degli elenchi di cui al comma 9 – sanzionata, quest’ultima, con l’inefficacia se eseguita senza l’osservanza dei modi e termini stabiliti – costituiscono atti non surrogabili dall’intervento dei lavoratori. La presenza di questi ultimi nella complessa procedura – quale risulta dalle indicate norme, coinvolgente una pluralità di soggetti, privati e pubblici – non può che esprimersi attraverso le organizzazioni sindacali, portatrici della dimensione collettiva degl’interessi in gioco e di una visione d’insieme del mercato del lavoro (cfr.: sentenza n. 268 del 1994).
Tuttavia va osservato che il legislatore, successivamente alla legge n. 223 del 1991, ha previsto un’ipotesi d’iscrizione nelle liste, originata esclusivamente dall’iniziativa del lavoratore interessato. Infatti l’art. 4, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, in legge 19 luglio 1993, n. 236, consente ai lavoratori dipendenti da aziende che non rientrino nella disciplina della mobilità, licenziati “per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro”, di richiedere l’iscrizione alla sezione circoscrizionale per l’impiego entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento.
La norma, in quanto dettata anche per i licenziamenti individuali, conferisce a tale sezione il potere di verificare la corrispondenza dei motivi del recesso a quelli dichiarati dal datore di lavoro, e proprio in relazione al difetto dei requisiti di legittimità del licenziamento esclude il diritto all’indennità di mobilità. Ma essa – siccome espressiva, per le considerazioni sopra svolte, di un ampliamento della tutela dei lavoratori – va letta nel senso, costituzionalmente adeguato, di consentire a quanti siano rimasti privi del posto di lavoro in conseguenza del mero comportamento datoriale che ha posto fine all’attività, di inoltrare la richiesta d’iscrizione nelle liste; restando poi a carico dell’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione l’ulteriore controllo circa l’esistenza degli eventuali presupposti oggettivi e soggettivi necessari per la corresponsione dell’indennità. Il denunciato art.6 della legge n. 223 del 1991 demanda infatti a tale ufficio l’attività di raccolta delle informazioni concernenti la specifica professionalità dei lavoratori, a séguito di un’analisi tecnica compiuta dall’agenzia per l’impiego, al fine di un corretto inserimento nella lista, tale da consentire un’appropriata ricollocazione nel mercato del lavoro.
Poiché la natura collettiva del licenziamento è insita nel fatto stesso della cessazione totale e definitiva dell’attività aziendale, appare del tutto logico che l’ufficio regionale – non dovendo verificare il carattere del licenziamento – debba estendere la sua istruttoria al riscontro dei presupposti oggettivi e dei requisiti soggettivi che dànno titolo alla percezione dell’indennità allorché, come nel caso di cui al giudizio a quo, sia mancata la disponibilità di questi dati quale esito della procedura tipica, attivata e condotta dall’imprenditore (il quale, oltretutto, non ha neppure formalizzato i licenziamenti).
2.4.- L’estensione – imposta dalla logica, prima ancora che costituzionalmente necessaria – della possibilità offerta dall’art. 4 del decreto-legge n. 148 del 1993 a tutte le ipotesi di licenziamento collettivo per cessazione di attività, consente così di acquisire a posteriori gli elementi su cui si fonda il diritto all’indennità, stante che, nel caso di accertamento positivo, la commissione per l’impiego, in ragione del carattere tecnico e quindi vincolato del controllo che le è demandato – come esattamente sottolinea il giudice a quo, e come risulta confermato dalla stessa prassi amministrativa – è tenuta all’approvazione della lista.
D’altra parte, codesto meccanismo, introdotto come misura temporanea, è stato prorogato prima dall’art. 4, comma 17, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, in legge 28 novembre 1996, n. 608; poi fino al 31 dicembre 1998 dall’art. 1, comma 1, del decreto-legge 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, in legge 20 marzo 1998, n. 52; e da ultimo “fino alla riforma degli ammortizzatori sociali”, con la modifica apportata a tale norma dall’art. 81, comma 2, lettera b), della legge 23 dicembre 1998,n. 448. Col venir meno del suo carattere transitorio, il meccanismo è dunque da considerarsi ormai un consolidato complemento delle disposizioni di cui agli artt. 4, 6 e 7 della legge n. 223 del 1991, là dove assicura ai lavoratori una via di accesso diretto alle liste e, pur nella imperfezione del generale ordito normativo, rende possibile il conseguimento dello status derivante dall’iscrizione, con le connesse agevolazioni del collocamento nonché, se ne sussistano i requisiti, della percezione di un’indennità.
2.5.- Accogliendo, fra le possibili interpretazioni del sistema normativo in esame, quella adeguatrice alla Costituzione sopra delineata, vengono meno i dubbi di costituzionalità prospettati dal Pretore di Lecce senza prendere in considerazione la succitata norma della legge n. 236 del 1993, che del sistema stesso fa parte integrante.
PER QUESTI MOTIVI
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 4 e 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), in combinato disposto con gli artt. 6, comma 1, e 7, comma 1, della legge stessa, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, dal Pretore di Lecce, con l’ordinanza di cui in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 gennaio 1999.

Presidente Renato GRANATA
Redattore Cesare RUPERTO
Depositata in cancelleria il 21 gennaio 1999

Nota Ministero Lavoro n.101227 dell’1.3.2000

    Ministero del Lavoro   co del 2000,fornendo  indicazioni   in merito a quanto affermato su tale materia dalla  Corte Costituzionale con la sentenza n.6/1999 ,ha precisato  che” i lavoratori ,pur in assenza delle prescritte procedure di mobilità,non attivate a causa del comportamento omissivo del datore di lavoro, possono essere iscritti a seguito di espressa richiesta nelle relative liste,qualora sia accertata la natura collettiva dei licenziamenti,conseguenti alla totale cessazione dell’attività aziendale”,ed ha invitato l’Inps a riconoscere il diritto all’indennità di mobilità anche in questi casi.

  Ai  Coordinatori generali, centrali e 

Roma, 10 novembre 2000

 

  periferici dei Rami professionali 
  Al  Coordinatore generale Medico legale e 
    Dirigenti Medici 
     

Circolare n. 186

 

  e, per conoscenza,
     
  Al  Presidente 
  Ai  Consiglieri di Amministrazione 
  Al  Presidente e ai Membri del Consiglio 
    di Indirizzo e Vigilanza 
  Al  Presidente e ai Membri del Collegio dei Sindaci 
  Al  Magistrato della Corte dei Conti delegato 
    all’esercizio del controllo 
  Ai  Presidenti dei Comitati amministratori 
    di fondi, gestioni e casse 
  Al  Presidente della Commissione centrale 
    per l’accertamento e la riscossione 
    dei contributi agricoli unificati 
  Ai  Presidenti dei Comitati regionali 
  Ai  Presidenti dei Comitati provinciali 
OGGETTO: Concessione dell’indennità di mobilità in assenza di attivazione della relativa procedura. Istruzioni normative ed operative. 
SOMMARIO: Riconoscimento del diritto all’indennità di mobilità in favore dei lavoratori licenziati da datori di lavoro che non hanno attivato la procedura di mobilità prevista dalla legge n. 223/1991. 

Si fa seguito al messaggio n. 0005/000476 del 10 maggio 2000, pari oggetto, per fornire in merito ulteriori disposizioni e chiarimenti.

 

A – ISTRUZIONI NORMATIVE

 

In applicazione di quanto previsto dalla legge 23 luglio 1991, n. 223, l’Istituto aveva finora concesso l’indennità di mobilità ai lavoratori licenziati e collocati in mobilità soltanto nel caso in cui il datore di lavoro aveva attivato la relativa specifica procedura prevista dall’articolo 4 della legge in parola.

 

Come più volte ribadito dalla Magistratura, l’attivazione della suddetta procedura è di esclusiva competenza del datore di lavoro che, nell’esercizio di tale potere, non può essere sostituito né dai lavoratori né dalle associazioni.

 

Allo scopo di limitare le conseguenze negative derivanti dalla mancata attivazione di tale procedura, il Legislatore ha stabilito all’articolo 4, comma 1, del decreto – legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e successive modificazioni e integrazioni, che fino al 31 dicembre 1994 (data da ultimo prorogata al 31 dicembre 2000), nella lista di cui all’articolo 6, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, possono essere iscritti i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro, da imprese comprese quelle artigiane o da cooperative di produzione e lavoro, che occupano anche meno di 15 dipendenti, nei casi in cui il datore di lavoro non ha attivato la procedura di cui trattasi.

 

L’iscrizione “deve essere richiesta, entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento, alla competente sezione circoscrizionale per l’impiego, la quale, previa verifica che i motivi dichiarati dal datore di lavoro corrispondono a quanto disposto dal presente articolo, trasmette la richiesta all’ufficio regionale del lavoro per gli adempimenti previsti dall’articolo 6 della legge 23 luglio 1991, n. 223”.

 

Recentemente peraltro il Ministero del lavoro e della previdenza sociale – nel fornire precisazioni in merito a quanto affermato su tale materia dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 6 del 18-21 gennaio 1999 – ha precisato che “i lavoratori, pur in assenza delle prescritte procedure di mobilità non attivate a causa del comportamento omissivo del datore di lavoro, possono essere iscritti, a seguito di espressa richiesta, nelle relative liste, qualora sia accertata la natura collettiva dei licenziamenti, conseguenti alla totale cessazione dell’attività aziendale”, invitando l’Istituto a riconoscere il diritto all’indennità di mobilità anche in tali casi.

 

A modifica di quanto disposto al punto 1 della circolare n. 19 del 31 gennaio 2000 – con la quale era stato stabilito che “l’iscrizione nelle liste non dà titolo al relativo trattamento” – e in conformità all’orientamento ministeriale le Agenzie di produzione, pertanto, potranno accogliere le domande degli interessati, procedendo al pagamento dell’indennità di mobilità, sempre che ricorrano tutte le condizioni soggettive e oggettive stabilite dalla legge n. 223/1991, accertando preventivamente che l’azienda sia in possesso del requisito numerico di cui all’articolo 24 della stessa legge e che il licenziamento dei lavoratori dipenda dalla totale cessazione dell’attività lavorativa aziendale.

 

Il suddetto criterio deve essere applicato a tutte le domande presentate successivamente alla data di emanazione del citato messaggio n. 476/2000; le domande presentate in precedenza e definite in maniera difforme dal suddetto criterio dovranno essere riesaminate dalle Agenzie di produzione, su istanza degli interessati, sempre che gli stessi siano stati iscritti a domanda nelle liste di mobilità di cui alla legge n. 223/1991, tenendo presente che, ove sia stata già pagata l’indennità ordinaria di disoccupazione, le somme corrisposte a tale titolo dovranno essere conguagliate con quelle dovute per l’indennità di mobilità.

 

Per quanto riguarda le ulteriori conseguenze derivanti dalla mancata attivazione della procedura di mobilità lo stesso Ministero del lavoro ha espressamente stabilito che il contributo previsto dall’articolo 5, comma 4, della legge n. 223/1991, è dovuto dalle imprese nella misura di nove volte il trattamento iniziale di mobilità spettante al lavoratore; ciò in quanto la mancata attivazione della procedura è da considerare a tutti gli effetti equiparabile ad una procedura conclusasi senza accordo sindacale.

 

Il versamento del contributo di cui all’articolo 5, comma 4, sopracitato, dovrà essere effettuato, ai sensi di quanto stabilito con D.M. n. 142/1983, in unica soluzione, trattandosi di cessazione di attività dell’impresa e a tal fine dovrà essere utilizzata la procedura delle regolarizzazioni contributive (v. circolare n. 238 del 1° agosto 1994).

 

Gli oneri, diretti e indiretti (indennità di mobilità, contribuzione figurativa, ANF ed eventuali sgravi contributivi per le aziende che dovessero utilizzare i lavoratori che rientrano nelle fattispecie in parola), che deriveranno dall’applicazione del criterio contenuto nella presente circolare sono a carico della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali di cui all’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

 

B – ISTRUZIONI OPERATIVE

 

Le Agenzie di produzione sono già in possesso dei programmi aggiornati per elaborare le pratiche in oggetto.

 

La sola differenza rispetto alle normali pratiche di mobilità è l’indicazione, in fase di acquisizione delle domande, del codice motivo cessazione “84”.

 

 

IL DIRETTORE GENERALE

TRIZZINO

 

A PROPOSITO DI DOCENTI NON IDONEI

25/10/2011

Il futuro prossimo dei docenti dichiarati   non idonei all’ insegnamento per ora si presenta piuttosto incerto e  nebuloso.

Infatti ,al riguardo in primo luogo si ricorda che detti docenti ,che gia’ in precedenza erano almeno 4000, secondo stime di fonte sindacale ,vanno crescendo di numero ,considerato che altri   insegnanti  man mano acquisiscono il riconoscimento da parte delle competenti commisioni sanitarie l’inidoneita’ alla mansione.

Inoltre si sotolinea che  i predetti ,in quanto per ragioni di salute dichiati non adatti al’insegnamento ,risultano posti fuori ruolo ed utilizzati  in  altri compiti nel’ambito delle strutture scolastiche.

L’art.19 ,commi da 12 a 15 ,della legge n.11/2011,per dare soluzione definitivaalla questione ,aveva previsto il seguentepercorso:

a) inquadramento nei ruoli del personale ATA  sui posti vacanti e isponibili;

b) in mancanza di posti ,transito obligatorio nei ruoli del personale amministrativo dello Stato,degli enti pubblici non economici ovvero nelle universita’.

Per dare attuazione a quanto previsto sopra,il MIUR ha emanato il decreto n.79/2011 e la circolare n.7121 del 12 settembre  indicando le seguenti posibilita’   agli interessati :

1) produrre entro il 21.9.2011 domanda d’inquadramento come   ATA

2)presentare ,nel termine che un apposito decreto avrebbe fissato ,richiesta di  mobilita’ intercompartimentale

3) andare  pensione anticiptamente o chiedere di essere dispensati dal servizio

Allo stato,la situazione rispetto ai perorsi di cui ai predeti numeri  appare la seguente:

 -le domande per l’inquadamento Ata sono poco più di 800

-il percorso del n.2 non può esere ativato perche’ non risulta emanato il decreto interministriale  Istruzione  ,Funzione Pubblica e Finanze

-ilpervorso del n.3 è impraticabile di ato ,mancando confacenti istruzioni daparrte del Miur e dell’Inpdap che consentano ai docenti di richiede il colloamento in pensione,con particolare riferimento all’aspetto concernente  un’ eventuale nuova visita medica  cui ngli insegnanti si devono sotopore per la dispenzsa.

Particolarmente preoccupante ,secondo la valutazione  degli interessati e dei rapresentanti sindacali risulta  la mancata adozione del decreto interministeriale    sulle modalita’ ed il termine di presentazione delle domande di mobilita’ intersettoriale ,che, secondo l’art.19 della legge n.211/2011 ,doveva essere emanato entro 90 giorni dalla data di pubblicazione  del  provvedimento di conversione del decreto legge ,ossia entro il 16 ottobre corrente,tanto che le OO.SS.hanno richiesto un urgente incontro per confrontarsi in merito con le istitutzioni competenti ,palesando peraltro l’opportunita’ di rinviare di un anno la ricolocazione degli insegnanti non idonei.

FISSATO TERMINE RICHIESTA PERMESSI STUDIO ANNO 2012 PERSONALE SCUOLA

25/10/2011

Su conforme indicazione del Miur , i  dirigenti  scolatici regionali e provinciali si sono attivati per fornire indicazioni riguardo  all’argomento riportato nel titolo,inviando in data 14.10.2011 specifiche istruzioni,come di seguito vengono riportate.

Oggetto: Permessi straordinari di cui all’art. 3 del DPR n. 395/1988, riguardante il diritto allostudio. Anno solare 2012.

Ai sensi delle disposizioni per l’attuazione, in favore del personale del Comparto
Scuola, dell’art. 3 del DPR n. 395/88, riguardante i permessi straordinari retribuiti per il diritto allo
studio, si rammenta che il termine di scadenza per la presentazione delle domande da parte del
personale Docente, Educativo ed ATA, che intenda fruirne per l’anno solare 2012, è fissato, a pena
di esclusione, al 15 novembre 2011.
 Si fa presente che i permessi straordinari retribuiti per motivi di studio potranno
essere richiesti anche dal personale con incarico a T.D. purché con nomina fino al termine delle
attività didattiche (30.06.2012) ovvero fino al termine dell’anno scolastico (31.08.2012).
Si rammenta che gli aspiranti dovranno indicare con chiarezza il tipo di Corso
finalizzato al conseguimento del titolo di studio, del diploma di laurea o di titoli equipollenti,
nonché di diplomi di specializzazione o di perfezionamento, specificando l’Ente presso cui si
seguiranno i corsi.
Gli aspiranti dovranno indicare l’anno di iscrizione al corso e la durata legale di esso,
di essere in corso o fuori corso e se si da quanti anni, nonché dichiarare da quanti anni fruiscono dei
retribuiti ovvero di non averne mai usufruito.
Il personale a T.I. indicherà l’anzianità di servizio di ruolo complessiva mentre il
personale a T.D. indicherà il numero degli anni di servizio prestati.
Si richiama l’attenzione in particolare su quanto previsto dall’art. 6 del CCDR
dell’11.11.2008 relativamente agli studenti e si ribadisce che possono essere eventualmente
accolte, a pena di esclusione, solo le istanze degli studenti iscritti fuori corso per un numero di
anni non superiore alla durata legale del corso di laurea e che abbiano superato almeno un
esame nell’anno solare in corso all’atto dell’istanza (anno solare 2011 entro il 15.11.2011, data
di scadenza dei termini di presentazione).
 
Ai sensi dell’art. 14 del DPR n. 275/99 e dell’art. 7 del CDR dell’11.11.2008, rientra
nella competenza esclusiva dei Dirigenti Scolastici la verifica dei presupposti circa la sussistenza
del diritto per i singoli richiedenti e quindi, in concreto, la concessione dei permessi o il diniego
degli stessi.
Ciascun beneficiario potrà usufruire al massimo di 150 ore annue individuali di
permesso nel periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2012 e dovrà poi esibire, al Dirigente Scolastico,
gli attestati relativi all’iscrizione e frequenza del corso, nonché quelli comprovanti gli esami finali
sostenuti.

ISTRUZIONI MINISTERO LAVORO PER NUOVO REGIME COMPENSAZIONI COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO

25/10/2011

 Si ricorda prelimenarmente che  in materia di compensazioni territoriali circa il collocamento obligatorio  di cui all’art 5 della legge n.68/99 ed al dpr n.333/2000 risulta intervenuta apposita modifica   normativa   ad opera  dell’art.9 del  del decreto legge n.138/2011 ,convertito inlegge n.148/2011   

 Nello specifico  è da dire che , rispetto al  predetto articolo 5 ,  risulta   introdotto  un nuovo  testo per il comma 8,  che pertanto  dal 13 agosto 2011 risulta esssere il seguente:

. Gli obblighi di cui agli articoli 3 e 18 devono essere rispettati a livello nazionale. Ai
fini del rispetto degli obblighi ivi previsti,  i  datori  di  lavoro
privati che occupano personale  in  diverse  unita’  produttive  e  i
datori di lavoro privati di imprese che sono parte di  un  gruppo  ai
sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003,  n.
276 possono assumere in una unita’ produttiva o,  ferme  restando  le
aliquote d’obbligo di ciascuna impresa, in  una  impresa  del  gruppo
avente sede in Italia, un numero  di  lavoratori  aventi  diritto  al
collocamento mirato superiore a quello prescritto,  portando  in  via
automatica le eccedenze a compenso del  minor  numero  di  lavoratori
assunti nelle altre unita’  produttive  o  nelle  altre  imprese  del
gruppo aventi sede in Italia» .

 Pertanto in base al  predetto nuovo testo si   prevede che   :

a)   I datori di lavoro pubblici e privati  , tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie sia dei disabili ,che degli orfani e  coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell’aggravarsi dell’invalidità riportata per tali cause, nonché dei coniugi e dei figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro e dei profughi italiani rimpatriati, devono rispettare i corrispondenti obblighi a livello nazionale ;

b ) per rispettare   gli obblighi di assunzione  di cui sopra,  previsti dagli artt.3 e 18 della legge n.68/99, i  datori  di  lavoro privati   che occupano  personale  in  diverse  unita’  produttive  ed  i datori di lavoro privati di imprese  facenti  parte di  un  gruppo  ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003,  n. 276 possono assumere in una unita’ produttiva o,  ferme  restando  lealiquote d’obbligo di ciascuna impresa, in  una  impresa  del  gruppo
avente sede in Italia, un numero  di  lavoratori  aventi  diritto  al collocamento mirato superiore a quello prescritto,  portando  in  via automatica le eccedenze a compenso del  minor  numero  di  lavoratori assunti nelle altre unita’  produttive  o  nelle  altre  imprese  del gruppo aventi sede in Italia .

  Da quanto esposto  risulta in modo inequivocabile che è stato  innovato ,dal 13.8.2011 ,l’istituto della compensazione territoriale ,la cui funzione   rimane  quella di consentire  ai   datori di lavoro pubblici e privati dislocati in diverse sedi provinciali   di assumere in alcune unità produttive  un numero di lavoratori iscritti negli elenchi  del     collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto,portando l’eccedenza a compenso del minor numero di assunzioni in altre unità produttive , avvertendo  che la compensazione   riguarda tanto i lavoratori   invalidi,quanto gli appartenenti alle categorie di cui all’art.18 della legge n.68/99.

 Quindi  ,dalla suddetta data cessa l’applicazione della previgene regolamentazione legislativa ed amministrativa contenuta nelle circolari e note operative del Ministero del Lavoro circa le specifiche procedure da attuare e le autorizzazioni da conseguire  per le conpensazioni terrritoriali ,che risultavano differenzi per  le  aziende con organico  fino a 50 dipendenti rispetto a   quelle con un numero di dipendenti  superiore a 50 ,nonchè in relazione sia all’ambito provinciale ,regionale o ultra regionale  ,in cui doveva essere realizzata la compensazione,sia riguardo all’organo istituzionale competente a pronnciarsi sulla  richiesta di autorizzazione .  -il provvedimento di autorizzazione alla compensazione territoriale non  era  sottoposto a scadenza,ma il datore di lavoro  poteva  richiedere in ogni momentio all’organo che l’aveva  concesso la modifica del contenuto del provvedimento in relazione  ai mutati assetti organizzativi;

 Si aggiunge che le indicazioni amministrative stabilivano anche che  .

– l’autorizzazione alla compensazione territoriale costituiva  il presupposto per  accedere all’esonero parziale disciplinato dall’art.5 comma 3 della legge n.68/99 ;

– rimaneva ferma per i datori di  lavoro pubblici la facoltà di effettuare l’autocompensazione,sia pure ,limitatamente alle sedi situate nello stesso ambito regionale .

 Dal 13 agsto c.a.,  tutta la procedura prevista  in materia di compensazione territoriale,che  in particolare  per le imprese con piu’ di 50 dipendenti prevedeva la presentazione di formale istanza aziendale e il rilascio di specifica autorizzazione amministrativa degli organi territoriali o centrali del  Ministero del Lavoro ,va   abbandonata  ,nel senso che per tutte le aziende private non serve più richiedere l’autorizzazione ,poiche’ la compensazione opera automaticamenre  a livello nazionale  ,anche nei confronti dei gruppi d’imprese.

 Il solo adempimento  cui sono tenute  le imprese  interessate alla compensazione automatica riguarda la presentazione in via telematica  a  ciascuno  dei servizi  competenti  delle  province  in  cui  insistono  le   unita’
produttive della stessa azienda e le sedi delle diverse  imprese  del gruppo  , il prospetto di cui all’articolo 9, comma 6, dal  quale risulta l’adempimento dell’obbligo a livello nazionale sulla base dei dati riferiti a ciascuna unita’ produttiva ovvero a ciascuna  impresa appartenente al gruppo.

In merito al suddetto prospetto si ricorda che  ,dopo la legge n.133/08 ,lo stesso è dovuto ogni anno entro il 31 gennaio dai datori di lavoro privati evpubblici occupanti a livello nazionale almeno 15 dipendenti e che siano stati interessati da modifiche ,avvenute entro il 31.12 precedente ,alla situazione occupazionale  tali d’aver modificato l’obbligo o la quota  di riserva.

  Si aggiunge infine  che il comma 8 ter dell’art.9 stabilisce che  :” I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati,  su loro motivata richiesta, ad assumere  in  una  unita’  produttiva  un numero di lavoratori  aventi  diritto  al  collocamento  obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a  compenso  del minor numero di lavoratori assunti in altre unita’  produttive  della medesima regione.

In merito alle previsioni delle nuove disposizioni or ora esaminate esaminate   , sono intervenute le attese  istruzioni  di chiarimento ed indirizzo  affidate dal MInisteo del Lavoro -Direz.Generale   Servizi Politiche Lavoro alla circolare n.27  del 24.10.2011 ,il cui testo integrale  e reperibile al    sito lavoro.gov.it  

In sintesi la circolare ministeriale evidenzia  che, una volta individuato il numero di lavoratori aventi diritto al collocamento mirato riferito a ciascuna unità produttiva, i datori di lavoro privati possono compensare in via automatica le eccedenze di lavoratori assunti in determinate unità produttive con le carenze di lavoratori da assumere nelle altre unità produttive, senza alcun peculiare onere formale. La compensazione, infatti, opera automaticamente sulla base della sola dichiarazione del datore di lavoro, attraverso la comunicazione del prospetto informativo.
Il nuovo sistema di compensazione ribadisce, quindi, da un lato il principio del rispetto degli obblighi di assunzione (artt. 3 e 18 della L. n. 68/1999) e supera dall’altro quello previsto dal D.P.R. n. 333/2000, che subordinava l’operatività della compensazione territoriale alla concessione di una apposita autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali o del competente servizio provinciale.

Tuttavia, se la cosiddetta “automaticità” della compensazione è estesa anche alle imprese che fanno parte di un “gruppo”, ossia alle società collegate (intendendosi per tali società quelle sulle quali un’altra società esercita un’influenza notevole) o controllate (vale a dire quelle società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria ovvero quelle in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria), la stessa non è prevista, invece, per i datori di lavoro pubblici. Il comma 8-ter dell’articolo 5 della Legge n. 68/1999 in argomento dispone, infatti, che “I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati, su foro motivata richiesta, ad assumere in una unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive della medesima regione”.

Alla luce di quanto sopra, i datori di lavoro pubblici e privati, interessati alla compensazione, sono tenuti ad inviare telematicamente agli uffici competenti un prospetto informativo (art. 9, co. 6, L. n. 68/1999) dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero e i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva, nonché i posti di lavoro e le mansioni disponibili per i lavoratori disabili. Se, rispetto all’ultimo prospetto inviato, non avvengono cambiamenti nella situazione occupazionale tali da modificare l’obbligo o da incidere sul computo della quota di riserva, il datore di lavoro non è tenuto ad inviare il prospetto.
Il nuovo sistema della compensazione territoriale, introdotto dal Decreto Legge n. 138/2011, incide, però, su altri istituti del collocamento mirato, con particolare riguardo all’esonero parziale e al sistema delle convenzioni.
Infatti, si ritiene inammissibile la presentazione contestuale dell’istanza di esonero parziale e compensazione territoriale per le unità produttive dell’azienda (o le imprese del gruppo) che insistono sulla medesima sede provinciale, sulla base del fatto che i due istituti si pongono obiettivi opposti: l’uno prende atto delle difficoltà di inserimento lavorativo degli stessi soggetti e l’altro vuole agevolare le assunzioni dei lavoratori disabili nelle sedi che meglio possono utilizzarli.
Pertanto, un datore di lavoro privato, o un’impresa facente parte di un gruppo, che al 31 gennaio comunica di aver utilizzato la compensazione territoriale può far ricorso all’esonero parziale per una unità produttiva per la quale ha effettuato assunzioni in eccedenza, solo a seguito di accertamento dell’effettiva impossibilità di attuare il collocamento mirato per mancanza di adeguate professionalità, pur avendo attivato ogni iniziativa diretta all’inserimento.

INCERTEZZE NORMATIVE PRESENTI DISCIPLINA NUOVO APPRENDISTATO

24/10/2011

L’esame del testo  del  decreto legislativo n.167/2011 sull’apprendistato ,che entra in nvigore il 25 ottobre 2011,ma che sara’ operativo soltanto quando saranno emanati  gli altri provvedimenti necessari    ,accanto ad alcuni aspetti chiari e certi ,ne prevede  altri che suscitano dubbi ed incerezze   ,per i quali si attende vengano  precisati dalla preannunciata ed attesa circolare del Ministero del Lavoro.

Un primo dubbio deriva  dal testo della lettera i) dell’art.2 del T.U.,in cui, a  proposito dei principi che nella disciplina dell’    apprendistato   devono essere rispettati dagli  appositi accordi interconfederali ovvero dai contratti  collettivi  di lavoro stipulati a livello nazionale da  associazioni  dei  datori  e prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul  piano nazionale ,si fa rimento ,tra gli altri ,alla  “possibilita’ di forme e modalita’ per la conferma in servizio,senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine  del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato, fermo restando quanto previsto dal comma 3 del presente articolo”

Tale punto  risulta  formulato in modo  oscuro   ,tanto che   appare   abbastanza difficile capire cosa voglia significare, a meno che   ,come ritiene qualche autore   ,  la stessa non si riferisca   alle clausole di stabilizzazione   della  contrattazione colletiva,per cui, per consentire nuovi apprendisti da parte del datore di lavoro ,questi deve comprovare di aver trasformato  una   specifioca   percentuale di contratti di apprendistato , costituiti ad una determinata  data precedente .

Un secondo punto che può  generare  incertezza interpretativa  agli operatori ed alle struture  istituzionali  concerne il contenuto  del comma 3 del citato art,2 del provvedimento in commento,  che  , per stabilire il numero complessivo di apprendisti che  un  datore  di  lavoro   puo’  assumere  con  contratto  di  apprendistato, stabilisce   essere necessario  tener conto degli assunti direttamente o indirettamente dalle agenzie  di somministrazione del lavoro, ai sensi dell’articolo 20, comma 3, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 .

Il problema si pone riguardo alla formazione da fornire agli apprendisti assunti dalle agenzie di somministrazione,ma che sono destinati a lavorare presso gli ultilizzatori,posto che il piano formativo   da sottoscrivere  tra l’apprendista e l’agenzia ,dovra’ necessariamente prevedere un tipo di formazione differenziata, a seconda del  datore di lavoro utilizzatore ed  in relazione al settore di attivita’ ,nonche’ alla categoria  d’inquadramento ed  alla qualifica   che il lavoratore deve  conseguire ed infine alle  mansioni da svolgere.

In terzo luogo si ritiene necessario  che intervenga un chiarimento istituzionale  pure circa il rapporto tra l’abrogazione dell’art.21 dellal legge n.56 /87,(il cui  comma 6  recita “I benefici contributivi previsti dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni ed integrazioni, in materia di previdenza ed assistenza sociale, sono mantenuti per un anno dopo la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato” ,)e la previsione del comma 9 dell’art.7 del decreto legislsativo 167/11     ,in base al quale “In  attesa  della  riforma  degli  incentivi  alla  occupazione, restano  fermi  gli  attuali  sistemi  di  incentivazione   economica dell’apprendistato. I benefici contributivi in materia di  previdenza e assistenza sociale sono mantenuti per un  anno  dalla  prosecuzione del rapporto di lavoro al termine  del  periodo  di  formazione,  con esclusione dei lavoratori assunti ai sensi del comma 4  del  presente articolo” ,che sembra avere carattere sostitutivo della norma  soppressa  per quanto riguarda il mantenimento dei benefici per i 12 mesi successivi in  caso di trattenimento del lavoratore  ,che in applicazione dell’art.2 comma 1 lettera m) non può che essere a tempo indeterminato,al pari peraltro  di quanto stabilito dall’abrogato art.21 della legge n.56/87.

Meritevole di chiarimento  da parte degli organi istituzionali competenti  ,cosi’ da assicurare certezza ed uniformita’ operativa,appare altresì  la previsione di cui alla lettera a) del comma  1 dell’art.2   ,che richiede   la forma scritta del contratto, del patto di prova e del relativo piano formativo individuale.

Nello specifico occorre che venga precisato se detta forma risulta richiesta come elemnto costitutivo del contratto e quindi ad  substantiam ,oppure soltanto come elemento di prova e quindi   ad probationem.In proposito viene a mente l’art.8 comma 1 del dec.legvo n.61/01 sul lavoro a tempo parziale.Ma la circostanza che per la forma scritta prevista dal dec.legvo n.167/2011 non sussiste alcuna specificazione , al pari di quella  invece   esplicitata nella regolamentazione  per il part time ,suggerisce di propendere  nel caso dell’ apprendistato   per   forma scritta richiesta ad substantiam.

Dall’annunciata ed attesa circolare ministeriale  ,si aspettano anche  indicazoni chiare  e precise  sulla” disposizione ”  di cui all’art..14 dec,legvo n.124/04 ,che soltanto gli ispettori del lavoro  nel corso  dell’ attivita’ di vigilanza possono adottare  sul contratto di apprendistato in corso  di esecuzione ,se emerga un inadempimento nella erogazione della  formazione prevista nel piano formativo individuale dipendente da rsponsabilità del datore di lavoro ,  assegnando un congruo termine  al medesimo   per adempiere.

Si aupica che le direttive ministeriali    mettano in evidenza e  dispongano   in merito ai seguenti aspetti ,assicurando, rispetto agli stessi ,conformita’ ed uniformita’ di comportamento da parte degli utenti e del persole ispettivo :

1) la sanzione riguarda unicamente l’inottemperanza del programma previsto nel piano formativo individuale e deve essere   tale  da determinare l’assoluta impossibilita’ di realzzare le finalita’ perseguite dai contrati di apprendistato   ,ponendosi in contrasto con la causa mista dell’istituto;

2)   il contratto di apprendistato non solo  deve essere ancora in corso ,ma  registrare   una durata  idonea  a consentire  il recupero della   condotta omissiva;

3) in sede di vigilanza  , (soltanto) l’ispettore del lavoro,quando appunto appare   possibile recuperare   l’effettuazione della formazione  in tutto o in parte non  fornita dal datore di lavoro   ,può utilizzare la disposizione disciplinata  dall’art.14 del dec,legvo n.124/04,secondo cui  :

” Le disposizioni impartite dal personale ispettivo in materia di lavoro e di legislazione sociale, nell’ambito dell’applicazione delle norme per cui sia attribuito dalle singole disposizioni di legge un apprezzamento discrezionale, sono esecutive.”

” Contro le disposizioni di cui al comma 1 e’ ammesso ricorso, entro quindici giorni, al Direttore della direzione provinciale del lavoro, il quale decide entro i successivi quindici giorni. Decorso inutilmente il termine previsto per la decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso non sospende l’esecutività della disposizione”.

4) Se il rapporto si è concluso, non è possibile il provvedimento in questione  e pertanto si passa  direttamente all’adozione del provvedimento sanzionatorio  previsto dal comma 1 dell’art.7

5)  Ugualmente si passa alla sanzione suddetta, nel caso in cui il rapporto di apprendistato sia ancora in corso ,ma appare irrecuperabile   l’inadempienza formativa sino al momento dell’ispezione.

Pertanto si  confida che   le indicazioni che perverrano dal Ministero   del Lavoro  rimarcheranno che ,la” disposizione ” preliminare ovvero  la sanzione diretta  dipende dal momento in cui si trova il rapporto di apprendistato , all’atto dell  accertamento della mancata formazione per esclusiva responsabilita’ del datore di lavoro. Se ,ad esempio,mancano 3/4 mesi alla fine del rapporto  d’ apprendistato triennale,risulta oggettivamente impossibile  recuperare la formazione non realizzata   nel triennio.

Sul punto sia consetito   di far notareche   anche prima del nuovo Testo unico sull’apprendistato , essendo  la disposizione  un provvedimento  gia’   previsto dall’ordinamento giuridico , all’ispettore del lavoro  era  permessa la  possibilita’ di utilizzarla anche nell’ipote si    di constata inottemperanza all’obbligo della formazione. Di nuovo,quindi, c’è che il legislatore  ,inserendo nel decreto legislstivo sull’apprendistato una esplicita norma   che  tratta  della  disposizione,abbia   inteso   soprattuto richiamare  all’attenzione degli organi vigilanza e suggerire agli stessi che  ,in presenza delle condizioni necessarie,  necessita utilizzare il provvedimento in parola  con regolarita’  e proficuita’    .

Peraltro si    valuta   che, pur prevedendo l’art.14 del decreto legislativo n.124/04 che la disposizione richiede  un apprezzamento discrezionale da parte del personale ispettivo competente ,nella fattispecie trattasi  di un apprezzamento discrezionale” condizionato” ,nel senso che  la facolta’ di applicare la disposizione non potra’ non essere esercitata    quando si  apprezza da parte dell’ispettore  sussistenti   la condizioni previste  dal comma 1 dell’art.7 del dec.legvo n.167/2011.

Infine si ricorda che   secondo  il Ministero dl Lavoro (circolre n.24/04 ) ,a differenza della diffida ,la disposizione impone un obbligo nuovo ,che viene a a specificare quello genericamente previsto dalla legge  ,aggiungendo che rimagono pertano in vigore gli art.10 e 11 del dpr  n.520 /1955  e pertanto l’inottemperanza alla  disposizione seguita ad essere soggetta  alle previste sanzioni amministrative e penali ,secondo la distinzione per materia .

Conclusivamente ,si attende che il Ministeto indichi  cosa dovra ‘ essere fatto dall’ispettore  nel caso di mancata osservanza alla” disposizione” impartita  ,oltre  che imporre     al   datore  di  lavoro  di   versare  la differenza  tra  la  contribuzione  versata  e  quella   dovuta   conriferimento al livello di inquadramento  contrattuale  superiore  che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore  al  termine  del  periodo  di apprendistato, maggiorata  del  100  per  cento,  con  esclusione  di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione, in conseguenza della trasformazione del rapporto di apprendistato in normle rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Si conclude la presente  esposizione con un  richiamo al comma 10 dell’art.7 del T.U ,che stabilisce quanto segue:

”  10. I datori di lavoro che hanno sedi in piu’ Regioni possono  fare riferimento al percorso formativo della Regione dove  e’  ubicata  la sede legale e possono altresi’ accentrare  le  comunicazioni  di  cuiall’articolo 1, commi 1180 e seguenti, della legge 27 dicembre  2006,n. 296 nel servizio informatico dove e’ ubicata la sede legale”.

Il rapporto tra adempimenti cui il datore di lavoro risulta tenuto e sede legale  appare affrontato e definito dalle disposizioni ministeriali sul LUL ed in merito ,tenuto conto che a volte la sede legale non operativa trovasi in una regione ,mentre le attivita’ operative  aziendali si svolgono altrove,si ricorda ce  nelVademecum sul Lul, alla domanda n.21 Sez.C ,  si legge:  “Con riferimento al luogo in cui il libro unico deve essere tenuto conservato nel caso in cui l’azienda decida di no affidarlo nèad un consulente nè ad un’associazione di categoria la nozione di sede legale è da intendersi come conceto rigo” A tale domanda  risulta fornita   la seguente risposta:” L’impresa può scegliere di tenere il Libro Unico anche presso un sede diversa dalla sede legale .In ogni caso ciò che conta ,sotto il profilo del rispetto sostanziale della normativa ,è che il datore di lavoro affidatario   del Libro Unico sia in condizone di poter esibire le scritture e la documentazion senza poter apporre alcune eccezione relativa all asede liberamente prescelta…”

Premesso quanto sopra ,sarebbe interessante  conoscere dal Ministero del Lavoro se quanto sabilito per il LUL  possa  valere  anche per gli adempimenti di cui al comma 10 del’art.7 prima citato   ,tenendo presente, peraltro  ,che occorrera’ pure occuparsi del rapporto tra sede legale e parere di conformita’ sul contratto di apprendistato,previsto come obbligatorio  in  alcune  regolamentazioni    regionali dell’apprendistato,compresa la legge dellaRegione   Abruzzo  n. 30 del 4.12.09   non operativa per la mancanza di ulteriori  provvedimeni  previsti ,ma non ancora approvati,per cui si applicano gli indirizzi operativi  contenuti nelle determinazioni   di Giunta n.91 del 15.2,2005 e n.583 del 21.6.2005 ,precisando   che il punto 10 della deteminazione n.91/05 recita quanto segue:
“Il Centro per l’Impiego svolge funzioni gestionali, organizzatorie e di verifica, compiti
attribuiti dalla L.R. 76/98, nell’ambito degli indirizzi generali, della programmazione e
degli atti di coordinamento emessi dalla Regione. Rappresenta ai datori di lavoro ed
alla Regione, a seguito di esame, eventuali carenze nella dichiarazione sull’idoneità
alla formazione formale interna e sui contenuti dei piani formativi anche con
riferimento ai parametri stabiliti per l’idoneità del datore di lavoro alla formazione
formale tecnico-professionale interna.”

Si tratta di verificare se la predetta dichiarazione di conformita’ sui rapporti  di apprendistato   ,laddove disciplinata   ed operativa nelle singole regioni,e che non appare vincolante per l’attivazione dell’assunzione degli apprendisti in Abruzzo ,stan te la sua formulazione come riportata al punto 10 ,prima citato , debba o meno   essere  ancora  osservata , a seguito dell entrata in vigore e/o  dell’effettiva operativita’  della disciplina  del dec,legvo n.167/2011 , previa corrispondente pronuncia  da parte  degli organi ministeriali in  merito .

.

ULTERIORI ISTRUZIONI INPS OCCUPAZIONE ISCRITTI BANCA GIOVANI GENITORI:

24/10/2011

SI riporta il testo  del Messaggio Inps  21 ottobre 2011, n. 20065 che contiene ulteriori istruzioni operative in merito all’incentivo per l’assunzione a tempo indeterminato dei soggetti iscritti nella “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori” ,di cui alla Circolare Inps n. 115 del 5 settembre 2011 –

Premessa

Con la circolare n. 115 del 5 settembre 2011 è stato illustrato l’incentivo a favore delle imprese private e delle società cooperative che assumono i soggetti iscritti nella “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”, prevista dal decreto del Ministro della Gioventù del 19 novembre 2010 (pubblicato in G.U. 27 dicembre 2010).

Come indicato nella citata circolare, le aziende, a seguito dell’assunzione, devono richiedere il relativo beneficio economico avvalendosi del modulo telematico messo a disposizione all’interno di una nuova funzionalità del Cassetto previdenziale Aziende, denominata “Istanze on-line”, presso il sito internet http://www.inps.it.

1. Attribuzione del codice di autorizzazione.

Entro il giorno successivo all’invio dell’istanza, l’Inps, effettuati con esito positivo i controlli automatizzati in ordine all’iscrizione del lavoratore nella banca dati e in ordine alla correttezza formale delle dichiarazioni del datore di lavoro, attribuirà automaticamente alla posizione contributiva interessata il codice autorizzazione “4M” che, da settembre 2011, assume il nuovo significato di “Azienda autorizzata a fruire dell’incentivo per assunzione giovani genitori – D.M. 19 novembre 2010, su G.U. n. 301/2010”.

Il codice di autorizzazione avrà validità per il mese stesso di attribuzione più ulteriori dodici mensilità.

2. Modalità di esposizione nel flusso Uniemens.

Si ricorda che l’incentivo autorizzato dovrà essere fruito, fino al raggiungimento della misura di € 5.000, in quote mensili non superiori alla retribuzione maturata nel singolo mese dal lavoratore, ferma restando la permanenza del rapporto di lavoro.

Le aziende autorizzate, per esporre nel flusso Uniemens le quote mensili dell’incentivo da porre a conguaglio, valorizzeranno all’interno di <DenunciaIndividuale> <DatiRetributivi>, elemento <Incentivo> i seguenti elementi:

– nell’elemento <TipoIncentivo> dovrà essere inserito il valore “GIOV” avente il significato di “incentivo per assunzione giovani genitori”;

– nell’elemento <CodEnteFinanziatore> dovrà essere inserito il valore “H00” (Stato);

– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo> dovrà essere indicato l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente (tale importo, come precisato sopra, non potrà essere superiore alla retribuzione maturata nel singolo mese dal lavoratore);

– nell’elemento <ImportoArrIncentivo> sarà indicato l’eventuale importo del beneficio spettante per periodi pregressi.

I dati sopra esposti nell’UniEmens saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM10 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure come segue:

– nel quadro “BC” con il codice statistico “GIOV” seguito dal numero dei lavoratori assunti con l’incentivo;

– nel quadro “D” con il codice “L428” avente il significato di “conguaglio incentivo giovani” e con il codice “L429” avente il significato di “conguaglio arretrato incentivo giovani”.

Si coglie inoltre l’occasione per ricordare che la fruizione dell’incentivo è subordinata alla condizione che il datore di lavoro:

– sia in regola con l’assolvimento degli obblighi contributivi;

– osservi le norme poste a tutela della sicurezza dei lavoratori;

– applichi gli accordi e i contratti collettivi nazionali nonché quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. (NOTA 1)

3. Modalità di restituzione dell’incentivo non spettante.

Nel caso in cui debbano restituire incentivi non spettanti, i datori di lavoro valorizzeranno all’interno di<DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <AltreADebito>, i seguenti elementi:

– nell’elemento <CausaleADebito> dovrà essere inserito il codice causale “M200” avente il significato di “Restituzione incentivo giovani genitori”;

– nell’elemento <ImportoADebito>, indicheranno l’importo da restituire.

4. Attività di assistenza da parte dell’Istituto.

Le Sedi dell’Istituto avranno cura di fornire la consueta assistenza ai cittadini e alle aziende. In relazione alla novità e alle peculiarità delle misure in oggetto, si precisa che referente dell’azienda che assume, o intende assumere, i soggetti iscritti sarà, come di consueto, la Sede che gestisce la matricola aziendale; i giovani genitori iscritti, o che intendono iscriversi, nella Banca dati potranno invece rivolgersi indifferentemente presso qualsiasi Struttura territoriale.

Con successivo messaggio si comunicheranno le modalità con cui le Sedi potranno consultare la banca dati e le domande di incentivo, insieme alla risposta fornita automaticamente al datore di lavoro.

LIMITI D’ETA’ PER NUOVO APPRENDISTATO

23/10/2011

In attesa che le disposizioni  del dec.legvo n.167/2011 ,contenente il nuovo  testo unico sull’apprendistato, diventino effetivamente operative,pur entrando formalmente in vigore dal 25 ottobre 2011,si ritiene  confacente intrattenersi sull’argomento indicato nel titolo, evidenziando anzitutto  che in tema di limiti d’eta’ occorre  fare delle distinzioni  in relazione alle tipologie dell’apprendistato previste   nel provvedimento citato ,che,come è noto, sono le seguenti:

a)  apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale; 
b) apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; 
c) apprendistato di alta formazione e ricerca;

d) apprendistato per qualificazione o riqualificazione lavoratori in mobilita’.

 Il  contratto  di  apprendistato  per  la qualifica e per il diploma  professionale,  nonchè  per l’assolvimento  dell’obbligo  di  istruzione     è destinato soltanto ai soggetti che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento  del
venticinquesimo anno di eta’ .

Rispetto a quanto sopra,   si ritiene di sottolineare che  :

a)    il diritto- dovere dell’istruzione   potra’ ora  essere  soddisfatto anche attraverso il  rapporto di apprendistato  ,  a seguito   dell’ importante   deroga     alla regola dell’eta’ minima necessaria  per l’instaurazione   dei   rapporti   di lavoro subordinato,  fissata a 16 anni  dalla legge n.296/2006  con decorrenza 1° settembre 2007, in conseguenza dell’innalzamento dell’istruzione obbligatoria. per 10 anni,così che gligli adolescenti   potranno stipulare i contratti di apprendistato già  a 15 anni  per adempiere  al ciclo dell’istruzione obbligatoria ,nel senso che  il  primo  di apprendistato  sarà riconosciuto valido ed equivalente  ad un anno di  ordinaria  frequenza scolastica;

 b)    salvo diverso avviso  dei competenti organi istituzionali   ,  pur se  la disposizione è formulata in modo parzialmente  difforme  da quella   contenuta nell’art.49 comma 1 ( eta’ compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.),si potrebbe 
  ritenere applicabile   l’estensione  prevista dall’interpretazione del Ministero del Lavoro  del limite massimo sino a  
25 anni e 364 giorni,a meno che la stessa  sia  esclusa in relazione  alle parole ” e fino al compimento  del 25° anno .Si tratta di aspettare i chiarimenti del caso.

  Il contratto di apprendistato di cui alla lettera b) ,la norma prevede che lo stesso   riguardera’  i soggetti di eta’ compresa tra  i  diciotto  anni  ed   i ventinove  anni. ,mentre ,confermando l’indicazione dell’art.49 dec,legvo n.276/03 ,  si  consente   , per   i  soggetti  in  possesso  di  una   qualifica professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226,la stipula    del   contratto di apprendistato professionalizzante o  di mestiere   a partire dal diciassettesimo anno  di eta’.

In merito al limite massimo  dei 29 anni ,considerato che risulta ripetuta la stessa   dicitura  presente nel contratto di apprendistato professionalizzante  di cui al  citato dec.legvo n.276/03, non sussistono ragioni per non  continuare  a ritenere tuttora  applicabile l’interpretazone del Ministero del Lavoro  favorevole all’ estensione di detto limite massino d’eta’ a  29 anni e 364 giorni .

 Per  l’apprendistato previsto dalla lettera c),Le assunzioni riguarderanno i  soggetti di eta’ compresa tra i diciotto anni ed i ventinove anni ,mentre per  soggetti in possesso di una  qualifica  professionale  conseguita  ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226,  il  contratto di apprendistato di alta formazione puo’ essere stipulato  a  partire dal diciassettesimo anno di eta’. 

Infine in ordine all’apprendistato destinato ai lavoratori in mobilita’ e finalizzato alla qualificazione e riqualificazione  ,si può affermare che  per tutte tre le tipologie disciplinate, con cui lo stesso si può   attivare   , si prescinde dall’eta’ anagrafica dei lavoratori       ,mentre   requisito indispensabile è che i lavoratori interessati siano iscritti all’atto   dell’assunzione    in lista di mobilita’ , pur se non   beneficiano  della relativa indennità.

SI AVVIA A CONCLUSIONE PROCEDURA PENSIONAMENTO 10.000 IN MOBILITA’

23/10/2011

Si puo’ affermare che si avvia a positiva conclusione  la prolungata attesa  dei 10.000 interessati  al pensionamento secondo la normativa previgente al 31.12.2010 , in base all’articolo 12, commi 5 e 5bis, della legge 30 luglio 2010, n. 122,integrato dalla legge n.220/2010,avendo  maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011.

Infatti l’Inps con messaggio n.20063 del 23 ottobre 2011 ha fornito alle sedi teritoriali le istruzioni  per la verifica del diritto a pensione  dei lavoratori inseriti    nella graduatoria dei potenziali beneficiari   e per i succesivi adempimenti di competenza.

Per completezza informativa al riguardo si riporta il testo della citsta circolare e degli allegati della stessa.

Roma, 21-10-2011
Messaggio n. 20062
 
Allegati n.3
 
OGGETTO: Verifica del diritto a pensione ai fini della salvaguardia del nuovo regime delle decorrenze (c.d diecimila) (articolo 12, commi 5 e 5bis, della legge 30 luglio 2010, n. 122,integrato dalla legge n.220/2010
   

AI DIRETTORI REGIONALI 

AI DIRETTORI DELLE STRUTTURE TERRITORIALI

                   

SOMMARIO:      

PREMESSA 

1        GRADUATORIA DEI POTENZIALI BENEFICIARI

1.1     Predisposizione degli elenchi da verificare a cura delle sedi

2        CRITERI DI VERIFICA DEL DIRITTO

2.1  Accertamenti relativi ai lavoratori in mobilità ordinaria

2.2  Accertamenti relativi ai lavoratori in mobilità lunga

2.3  Accertamenti relativi ai titolari di prestazione straordinaria

2.4  Modalità di trattazione del conto assicurativo

2.5  Implementazione della procedura UNICARPE

       2.5.1    Prelievo della domanda

       2.5.2    Istruttoria

       2.5.3    Conto calcolato

       2.5.4    Verifica del diritto

       2.5.5    Acquisizione dati

       2.5.6    Definizione

2.6 Prenotazione del diritto

3  ANNULLAMENTO DELLA PRENOTAZIONE

4  LIQUIDAZIONE DELLA PENSIONE AI SENSI DELLA SALVAGUARDIA

5 CONCESSIONE DEL BENEFICIO DI CUI AL COMMA 5 BIS DELL’ART.12 DEL D.L. N.78 DEL 2010 CONVERTITO NELLA LEGGE n.122 del  2010 INTEGRATO DALLA LEGGE N.220 DEL 2010

6 ISTRUZIONI SULLA GESTIONE DELLE INDENNITA’ DI MOBILITA’ ORDINARIA, LUNGA E PER ULTRACINQUANTENNI RELATIVAMENTE ALL’APPLICAZIONE DEI COMMI 5 E 5 BIS DELL’ART.12 DEL D.L. N.78 DEL 2010 CONVERTITO NELLA LEGGE n.122 del 2010 E INTEGRATO DALLA LEGGE N.220 DEL 2010

PREMESSA

Con le circolari n. 126 del 25 settembre 2010 e n. 53 del 16 marzo 2011 sono state fornite le prime istruzioni per l’applicazione della salvaguardia di cui all’articolo 12, comma 5, del Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e integrato dall’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010, n. 220.

Con la circolare n. 90 del 24 giugno 2011 convalidata dal Ministero del Lavoro, sono state fornite le prime indicazioni per l’individuazione della platea dei potenziali beneficiari della disposizione in oggetto.

Successivamente sono stati forniti alle strutture territoriali, per il tramite delle direzioni regionali, gli adempimenti propedeutici per la predisposizione della graduatoria dei destinatari.

Con il presente messaggio si riassumono le modalità di effettuazione della verifica dei requisiti per l’applicazione della salvaguardia e le conseguenti modifiche apportate alla procedura UNICARPE.

La procedura è stata inoltre implementata per consentire di individuare, per ogni soggetto, sia la decorrenza previgente, sia quella ai sensi della legge 122/2010.

Tale implementazione si è resa necessaria perdeterminare il periodo di prolungamento della prestazione a sostegno, di cui al comma 5 bis della citata legge n.122/2010, tra la vecchia e la nuova finestra.

 

1.  GRADUATORIA DEI POTENZIALI BENEFICIARI

L’articolo 12, comma 5, del Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e integrato dall’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 stabilisce che le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della sua entrata in vigore, continuano ad applicarsi, nel limite di 10.000 soggetti che maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011, alle seguenti categorie di lavoratori:

a)    lavoratori collocati  in mobilità ordinaria, su tutto il territorio nazionale, sulla base di accordi stipulati anteriormente al 30 aprile 2010 che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità di cui all’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223;

b)    ai lavoratori collocati in mobilità lunga,  ai sensi delle leggi n.176/1998, n.81/2003 e n.296/2006, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010;

c)     ai lavoratori che al 31 maggio 2010 ( data di entrata in vigore del Decreto legge 78/2010 ) risultavano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore.

Relativamente alla  lett. b), nel computo dei potenziali beneficiari vanno considerati anche i lavoratori  ultracinquantenni di cui all’art. 1 del Decreto legge 6 marzo 2006, n. 68 convertito, con modificazioni dalla legge 24 marzo 2006, n.127.

L’articolo 12, comma 6, della citata legge precisa che il monitoraggio delle domande di pensionamento dei lavoratori che intendono avvalersi della salvaguardia deve essere effettuato sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro.

La data di cessazione del rapporto di lavoro utile per poter accedere al benefico della salvaguardia, individuata con riferimento al lavoratore che si colloca alla posizione numero 10.000, è il 30 ottobre 2008.

A seguito dell’attività di verifica curata dalle sedi, è in fase di rilascio la graduatoria dei lavoratori che, facendone richiesta all’atto del pensionamento, potranno accedere al trattamento pensionistico sulla scorta del previgente regime delle decorrenze.

Si rammenta che la deroga in questione riguarda le sole finestre di accesso al pensionamento e afferisce sia alla pensione di vecchiaia sia alla pensione di anzianità.

Condizione per essere ammessi alla salvaguardia è che i requisiti di età e di contribuzione vengano perfezionati entro la data di scadenza della prestazione a sostegno del reddito in godimento.

L’art.12, comma 5 bis, della legge in argomento, introdotto dall’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010 n. 220, stabilisce che il  Ministro del  Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, co.1, lett. a), del D. L. n. 185 del 2008, convertito in  Legge n. 2 del 2009, può disporre, in deroga alla normativa vigente, in via alternativa a quanto previsto dal citato comma 5, la concessione del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito.

Tale intervento è destinato ai lavoratori di cui alle lettere a) b) c) del comma 5, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito di cui alle medesime lettere.

In particolare, la durata delle prestazioni già in essere a favore delle suddette categorie di beneficiari è prorogata per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico sulla base di quanto stabilito dall’articolo 12 del D.L. n.78 del 2010, convertito con modificazioni nella legge n.122 del 2010 e integrato dalla legge n.220 del 2010 e in ogni caso per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del predetto Decreto Legge e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilitodall’articolo medesimo.

I lavoratori destinatari della normativa di cui all’art.12 co.5 bis in esame sono coloro che nella graduatoria come sopra predisposta si collocano nella posizione successiva al numero 10.000.

1.1  Predisposizione degli elenchi da verificare a cura delle sedi

Per la redazione degli elenchi inviati alle sedi per le verifiche del conto assicurativo sono stati individuati i lavoratori:

  • in mobilità ordinaria, cessati alla data del 30 aprile 2010, per i quali l’indennità di mobilità era in pagamento alla data del 31 gennaio 2011.

Sono stati inclusi negli elenchi i lavoratori che hanno cessato l’attività lavorativa entro il 30 aprile 2010, ultima data di stipula degli accordi aziendali utile per l’accesso alla salvaguardia.

In attesa di una ulteriore rilevazione, i lavoratori in mobilità ordinaria licenziati successivamente al 30 aprile 2010 potranno essere segnalati dalle sedi, previa verifica della data degli accordi sulla base dei quali è stato effettuato il collocamento in mobilità;

  • destinatari di mobilità lunga ai sensi delle leggi n. 176/1998, n. 81/2003, n. 296/2006 per i quali l’indennità di mobilità era in pagamento alla data del 31 gennaio 2011 e destinatari della legge n.127/2006 per i quali le prestazioni di sostegno al reddito erano in pagamento alla data del 31 gennaio 2011;
  • destinatari dei fondi di solidarietà di settore, titolari di prestazione straordinaria alla data del 1° maggio 2010

Dalle liste sono stati espunti i soggetti che, alla data del caricamento in Webdom, risultavano deceduti ovvero titolari di pensione diretta di vecchiaia o anzianità.

La norma non ha previsto alcuna ripartizione del plafond dei 10.000 tra le diverse categorie di lavoratori interessati. Pertanto è stato predisposto un unico elenco dei potenziali beneficiari della salvaguardia.

 

Le posizioni sono state caricate in Webdom a livello centrale con il range di numerazione compreso fra 0000000100000 e 0000000299999,ed in base alla tipologia dei lavoratori, con i prodotti che di seguito si indicano:

Descrizione prodotto Codice prodotto(lavorazione in modalità automatica)
salvaguardia mobilità ordinaria nord MNA
salvaguardia mobilità ordinaria sud MSA
salvaguardia mobilità lunga ex lege n.176/1998: A76
salvaguardia mobilità lunga ex lege n.81/2003 A81
salvaguardia mobilità lunga ex lege n.296/2006 A96
salvaguardia lavoratori ultra cinquantenni ex lege n.127/2006 A27
salvaguardia prestazione straordinaria ESA

Gli elenchi sono stati trasmessi alle strutture territoriali per il tramite delle sedi regionali per la lavorazione degli estratti conto dei soggetti segnalati e la verifica la sussistenza dei requisiti, utilizzando la procedura Unicarpe.

Per le tipologie di conti assicurativi non gestite da Unicarpe, la sede provvede a modificare il prodotto, come da tabella  di seguito riportata, per consentirne la lavorazione in modalità non automatica:

Descrizione prodotto Codice prodotto (lavorazione in modalità automatica) Codice prodotto (lavorazione in modalità non automatica)
salvaguardia mobilità ordinaria nord MNA MNM
salvaguardia mobilità ordinaria sud MSA MSM
salvaguardia mobilità lunga ex lege n.176/1998: A76 M76
salvaguardia mobilità lunga ex lege n.81/2003 A81 M81
salvaguardia mobilità lunga ex lege n.296/2006 A96 M96
salvaguardia lavoratori ultra cinquantenni ex lege n.127/2006 A27 M27
salvaguardia prestazione straordinaria ESA ESM

A conclusione della fase di gestione di competenza delle Sedi, i nominativi dei soggetti che risultano in possesso dei requisiti vengono collocati nell’archivio centrale Felpe per  la formazione della graduatoria nazionale, ordinata in base alla data di cessazione del rapporto di lavoro dalla quale hanno avuto origine la mobilità o l’esodo.

Le posizioni non individuate a livello centrale e che, a giudizio degli operatori delle sedi, possono accedere alla salvaguardia, devono continuare ad essere segnalate alla casella di posta elettronica GruppoControlloPensioni con oggetto “salvaguardia legge 122/2010”; effettuate le opportune valutazioni, si provvederà al caricamento delle domande.

Ai lavoratori collocati in posizione utile (da1 a10.000) verrà inviata dalla Direzione Generale l’allegata informativa (allegato 1) circa la possibilità di accedere alla salvaguardia, tre mesi prima dell’apertura della finestra di accesso al pensionamento.

Sono in corso di spedizione comunicazioni relative alle posizioni con decorrenza in salvaguardia compresa tra febbraio 2011 e gennaio 2012.

A riguardo si precisa che:

  • i lavoratori che al momento dell’invio della comunicazione abbiano in corso un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato, che ha dato luogo alla sospensione dell’indennità di mobilità, potranno proseguire l’attività fino al termine del contratto, senza che ciò produca l’esclusione dalla graduatoria;
  • i lavoratori, dopo aver ricevuto la comunicazione della salvaguardia, non potranno accettare le offerte di contratti di cui all’articolo 9, comma 1, lett. b) e c), dellalegge n. 223 del1991. In tal caso, la mancata accettazione non comporta la cancellazione dalle liste di mobilità. Nella comunicazione verrà, peraltro, specificato che l’avvio di attività lavorativa che comporti la sospensione dell’indennità di mobilità o la perdita del diritto alla prestazione a sostegno del reddito, produrrà l’esclusione dalla salvaguardia.

2.  CRITERI DI VERIFICA DEL DIRITTO

Per ciascun soggetto incluso negli elenchi occorre verificare preliminarmente che:

  • non sia deceduto;
  • non abbia acquisito la titolarità di pensione diretta di anzianità o vecchiaia;
  • non abbia perfezionato i requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità o vecchiaia entro il 31 dicembre 2010.

In tali casi la lavorazione della posizione non potrà essere effettuata e la stessa dovrà essere “chiusa senza esito”.

2.1 Accertamenti relativi ai lavoratori in mobilità ordinaria

Per i lavoratori collocati in mobilità ordinaria, la sede deve verificare che al momento dell’accertamento non sussistano elementi ostativi alla percezione di tale prestazione ed, in particolare, che:

  • non sussistano situazioni che possono comportare la decadenza dalla mobilità quali la  titolarità di pensione diretta e rioccupazione a tempo indeterminato;
  • se titolare anche di assegno ordinario di invalidità, che non abbia rinunciato alla prestazione di mobilità;
  • non siano destinatari di un provvedimento in deroga per il quale sia stato omesso l’inserimento del previsto codice di intervento;
  • non siano destinatari di mobilità cristallizzata ai sensi dell’art. 59, comma 7, lettera c) della legge n. 449/1997, come modificato dall’art. 1-ter della legge n. 176/1998 e dall’art. 45, comma 20, della legge n. 144/1999;
  • non abbiano in corso una domanda di corresponsione anticipata ai sensi dell’art. 7, comma 5, della legge n. 223/1991.

Come indicato al punto 1.3 della circolare n. 126 del 2010, ai fini della salvaguardia, la data di cessazione della mobilità ordinaria, entro la quale devono essere maturati i requisiti per l’accesso al pensionamento, deve essere individuata considerando i periodi di sospensione della percezione dell’indennità di mobilità fino al 31 maggio del 2010 e non anche i periodi di sospensione successivi a tale data.

 

In merito si propone il seguente ESEMPIO.

Lavoratore in mobilità ordinaria con durata di 3 anni dal 1 ottobre 2008.

Periodi di sospensione:

 

  • 1° gennaio 2009 – 31 marzo 2009
  • 1° luglio 2010 – 30 settembre 2010

 

La data cessazione mobilità diventa:

 

  • 1 gennaio 2012 a seguito della prima sospensione;
  • 3 aprile 2012 a seguito della seconda sospensione.

 

La data entro la quale devono essere perfezionati i requisiti pensionistici per l’accesso alla salvaguardia è il 1 gennaio 2012.

La seconda sospensione, successiva al 31 maggio 2010 come precisato nella circolare n. 126 del 2010, non è utile per la determinazione del periodo di fruizione, anche se il lavoratore continuerà a percepire la prestazione fino al 3 aprile 2012.

2.2 Accertamenti relativi ai lavoratori in mobilità lunga

 

Nella categoria dei lavoratori in mobilità lunga sono compresi:

  • i destinatari di mobilità lunga ai sensi delle leggi n. 176/1998, n. 81/2003, n. 296/2006;
  • i destinatari della legge n. 127/2006. Si rammenta che per questi ultimi lavoratori, il termine della durata della prestazione di sostegno al reddito era fissato alla decorrenza della pensione ante lege n. 122/2010.

2.3 Accertamenti relativi ai titolari di prestazione straordinaria

 

In merito ai titolari di prestazione straordinaria alla data del 31 maggio 2010, si segnala che  il Fondo di solidarietà dei Tributi Erariali (categoria 029-VOESO con codice ente > 900) fa fronte allo slittamento della decorrenza della pensione conseguente alle modifiche normative intervenute nel corso del 2010.

Infatti, come specificato nell’ art.6, comma 4, del D.M. 375/2003, l’assegnazione annua “è destinata anche a far fronte, nell’arco di vigenza del Fondo, alle eventuali maggiori prestazioni rispetto al periodo previsto dall’art.5, comma 3, in favore di coloro che, all’atto di eventuali modifiche legislative circa i tempi di erogazione della pensione, percepiscono l’assegno straordinario”.

Le posizioni interessate sono state segnalate alle sedi di competenza, che stanno provvedendo a posticipare in procedura la data di scadenza delle prestazioni in funzione della decorrenza individuata con  riferimento all’art. 12 della legge 122/2010.

2.4 Modalità di trattazione del conto assicurativo

Si riportano di seguito i criteri di trattazione del conto assicurativo.

Il diritto deve essere verificato sulla base delle informazioni agli atti della sede.

Nel caso in cui un lavoratore raggiunga il diritto alla pensione di anzianità o vecchiaia sia a carico del fondo pensioni lavoratori dipendenti, sia a carico di una gestione autonoma, la salvaguardia deve essere applicata nella gestione la cui “finestra di accesso” si apre per prima. Il lavoratore mantiene comunque il diritto di accedere alla pensione anche nell’altra gestione in cui matura il diritto, conservando il beneficio della salvaguardia.

Nel caso in cui un lavoratore abbia in corso il pagamento rateale di un riscatto, ovvero di una ricongiunzione, e maturi il requisito contributivo entro la fine della prestazione a sostegno del reddito con il riconoscimento dell’intero periodo riscattato o ricongiunto, può essere accreditato l’intero periodo oggetto di riscatto o ricongiunzione anche se non è ancora avvenuto il pagamento dell’intero onere, esclusivamente ai fini della presente valutazione. A tal fine è possibile procedere all’accredito in ARPA della contribuzione in argomento secondo le modalità indicate con il messaggio n. 1292 del 2011. Resta impregiudicato che, al momento della liquidazione della pensione, si dovrà procedere alla verifica dell’effettivo pagamento dell’intero onere, ovvero a richiedere il pagamento del debito residuo in unica soluzione.

Ulteriori chiarimenti di carattere normativo dovranno essere richiesti alla Direzione regionale di appartenenza che provvederà all’eventuale inoltro del quesito alla Direzione Centrale Pensioni.

2.5 Implementazione della procedura UNICARPE

Nel menù ‘Certificazione’ è stata aggiunta la voce ‘Salvaguardia L.122’per la trattazione delle domande relative ai soggetti inclusi negli elenchi.

2.5.1 Prelievo della domanda

La procedura effettua il controllo sulla tipologia di contribuzione presente sul conto assicurativo per consentire la definizione in via non automatica per i soli casi ad oggi non gestiti in modo completo dalla procedura, che sono:

  • accertamento diritto in regime internazionale
  • contribuzione da pescatore autonomo
  • contribuzione da lavoro agricolo dipendente con segnalazioni di errore sul conto.
  • liquidazione con il sistema contributivo
  • liquidazione nella gestione ex IPOST

Viene controllata la presenza su Felpe di altra certificazione già definita sia ai fini dell’attuale salvaguardia che da quella prevista dalla legge 243/2004.

2.5.2 Istruttoria

In base alla tipologia della domanda e ai dati presenti negli archivi centrali vengono compilati in automatico i campi:

  • indennità di mobilità lunga L.176/1998, L.81/2003, L.296/2006;
  • prestazione di sostegno al reddito L. 127/2006;
  • indennità di mobilità ordinaria aree del nord, aree del sud;
  • destinatari dei “fondi di solidarietà”, decorrenza assegno straordinario, numero settimane beneficio, data perfezionamento requisiti;
  • data cessazione attività;
  • data inizio mobilità;
  • data cessazione mobilità se non risultano precompilati uno o entrambi i campi relativi alla sospensione della mobilità;
  • sospensione con data fine successiva al 31 maggio 2010;
  • sospensione aperta;
  • data autorizzazione VV, se presente sul conto;
  • codice cieco dal, se presente in Arpa il codice contributo 180;
  • altri benefici di legge per esposizione all’amianto, sordomuti/invalidi superiori al 74%, rischio chimico se presenti in Arpa i codici contributo 171, 172, 173, 174, 185.

Sono da compilare a cura dell’operatore i campi:

  • L. 176/98, accordi entro il 31/3/98 o accordi oltre il 31/3/98;
  • data accordi, se la data di inizio mobilità è successiva al 30 aprile 2010;
  • data autorizzazione VV, se non risulta sul conto;
  • deroga art. 2, comma 3, D.lgs 503/92, per la verifica del requisito contributivo cristallizzato a 780 settimane per il pensionamento di vecchiaia;
  •  codice cieco dal, se non presente in Arpa il codice contributo 180;
  •  invalidità 80% dal, per la verifica del requisito di età  per il pensionamento di vecchia con i criteri vigenti anteriormente il D.lgs 503/92;
  • data cessazione mobilità se risultano precompilati uno o entrambi i campi relativi alla sospensione della mobilità.

La data di cessazione mobilità e le date relative ai periodi di sospensione sono consultabili nella procedura DS-WEB. 

L’acquisizione dei dati sopra elencati è funzionale all’accertamento del diritto sia al pensionamento di anzianità che di vecchiaia.

2.5.3 Conto Calcolato

La funzione é presente solo per le domande definite in modo automatico.

Nella trattazione della contribuzione viene calcolata, a partire dall’ultimo contributo presente sull’estratto conto, la contribuzione teorica eventualmente spettante per i periodi di:

  • mobilità ordinaria, fino alla data cessazione mobilità
  • mobilità lunga, per la durata massima di un decennio
  • sostegno al reddito ex lege n.127/2006, fino alla decorrenza della pensione ante lege n. 122/2010;
  • assegno straordinario, per la durata massima di un quinquennio.

E’ possibile visualizzare sia il conto calcolato per anzianità che per vecchiaia tramite apposito menù a tendina.

2.5.4 Verifica del diritto

Viene verificato il raggiungimento dei requisiti previsti sia per il pensionamento di anzianità sia per il pensionamento di vecchiaia e vengono stabilite le decorrenze.

Si precisa che, al solo scopo del monitoraggio, la procedura determina le decorrenze del pensionamento con la normativa vigente anche se il raggiungimento dei requisiti viene perfezionato dopo il 31 dicembre 2014.

Attivando l’apposito menù a tendina sono visualizzabili i risultati di entrambe le verifiche, che vengono confrontati e riportati su ciascuna videata.

Si possono verificare i seguenti casi:

  • i requisiti risultano raggiunti per almeno una tipologia di pensionamento; in questo caso vengono visualizzate le decorrenze più favorevoli con salvaguardia e senza salvaguardia e relativa tipologia di pensione; se la decorrenza più favorevole è senza salvaguardia viene visualizzato il messaggio “decorrenza più favorevole senza salvaguardia L. 122”
  • i requisiti non risultano raggiunti oppure risultano raggiunti dopo la data di cessazione mobilità ordinaria; in questo caso viene visualizzato il messaggio non sussistono i requisiti”

2.5.5 Acquisizione dati

Per le domande da definire in modo non automatico, dopo il pannello ‘Istruttoria’ viene presentato un pannello ‘Acquisizione dati’, selezionabile dall’apposito menù a tendina e diverso per la pensione di anzianità e di vecchiaia

Devono essere acquisiti su entrambi i pannelli:

  • le decorrenze, con salvaguardia e senza salvaguardia
  • l’anzianità contributiva distinta per diritto collegato all’età e, in alternativa, diritto con maggiore anzianità (solo per il pensionamento di anzianità) selezionando dal menù a tendina:

          – contribuzione da archivi, il totale settimane risultante dall’estratto conto

          – contribuzione figurativa teorica

          – eventuali maggiorazioni per benefici di legge

          – contribuzione estera, inclusa la convenzione applicata

Si precisa che se non risulta raggiunto il requisito contributivo per l’accesso al pensionamento non devono essere compilati i campi relativi alla decorrenza.

Dopo l’attivazione del bottone ‘Avanti’ vengono effettuate le operazioni di confronto delle decorrenze descritte al punto precedente.

2.5.6 Definizione

L’attivazione del bottone ‘Definisci’ dai pannelli di ‘Verifica diritto’ oppure ‘Acquisizione dati’ consente per ciascuna domanda:

  • la trasmissione dei dati per la memorizzazione su Felpe;
  • la chiusura in automatico su Webdom sia per l’accolta che per la respinta;
  • la creazione della riga di riferimento su Arca per l’accolta;
  • la stampa, per il solo uso interno, dell’estratto conto sintetico e dell’estratto conto analitico (solo per la gestione in modo automatico)

2.6    Prenotazione del diritto

In Felpe è possibile visualizzare le seguenti informazioni:

  • tipologia del lavoratore
  • data cessazione rapporto di lavoro
  • finestra con la salvaguardia
  • finestra con il regime ordinario (senza salvaguardia)

La procedura provvede ad ordinare i soggetti sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro.

Tutti i lavoratori il cui rapporto di lavoro è cessato entro il 30 ottobre 2008 potranno usufruire della salvaguardia.

 

L’informazione circa la salvaguardia del soggetto viene così evidenziata in FELPE:

  • Soggetto non salvaguardato
  • Soggetto salvaguardato lettera non inviata
  • Soggetto salvaguardato lettera inviata

Gli altri potranno usufruire del beneficio previsto dall’art.12, comma 5 bis, del Decreto legge  31 maggio 2010, n.78 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122, entro il limite degli stanziamenti previsti dal Ministero, fino alla nuova decorrenza memorizzata in FELPE, previa emanazione del decreto attuativo da parte del Ministero competente.

3 ANNULLAMENTO DELLA “PRENOTAZIONE”

La prenotazione può essere annullata nel caso in cui, successivamente alla verifica con esito positivo, venga accertato:

  • il decesso;
  • la titolarità di una pensione diretta di vecchiaia o anzianità;
  • la mancanza del diritto a seguito di variazione della situazione contributiva;
  • la decadenza dalla mobilità;
  • l’avvio di un’attività lavorativa successivamente all’invio della comunicazione di ammissione alla salvaguardia;
  • la perdita della titolarità dell’assegno straordinario di sostegno al reddito;
  • la rinuncia espressa al beneficio.

L’annullamento può essere effettuato tramite l’apposita funzione presente su Felpe, selezionando la voce ’Salvaguardia L.122’.

Nel caso risulti già inoltrata la comunicazione circa il beneficio della salvaguardia, e salvo i casi di decesso e titolarità di pensione diretta, dopo la conferma dell’annullamento, dovrà essere inviata all’interessato, a cura della Sede, la comunicazione prodotta in automatico dalla procedura Felpe e da inviare all’interessato a cura della sede nei casi previsti (allegati 2 e 3).

4  LIQUIDAZIONE DELLA PENSIONE AI SENSI DELLA SALVAGUARDIA

L’art. 12, comma 6, della legge 122 del 2010 stabilisce che l’INPS provvede al monitoraggio delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del beneficio.

Pertanto, la deroga non viene attribuita d’ufficio, ma solo a seguito della richiesta di avvalimento da parte del lavoratore.

Con successivo messaggio saranno a breve fornite le istruzioni relative alla liquidazione delle pensioni ai sensi della salvaguardia in argomento.

Si segnala intanto che le domande di pensione intese ad ottenete la pensione in funzione della salvaguardia devono essere acquisite in webdom con il prodotto

. “Pensione di anzianità ex L. 122 Mobilità”

Gruppo:                0001 – Anzianità/Vecchiaia

Sottogruppo:        0001 – Pensione di anzianità

Tipo:                     0042 – Deroga ex-legge 122

 

“Pensione di vecchiaia ex L. 122 Mobilità”

Gruppo:                0001 – Anzianità/Vecchiaia

Sottogruppo:        0002 – Pensione di vecchiaia

Tipo:                     0042 – Deroga ex-legge 122

E’ stata prevista un’ ulteriore suddivisione (Tipologia della Richiesta) nei seguenti quattro gruppi:

  • SAA – Deroga ex L. 122 anzianità (automatica);
  • SAM – Deroga ex L. 122 anzianità (manuale);
  • SVA – Deroga ex L. 122 vecchiaia (automatica);
  • SVM – Deroga ex L. 122 vecchiaia (manuale).

Nel caso in cui le domande fossero state respinte, l’Inps provvederà direttamente al riesame della domanda.

5  CONCESSIONE DEL BENEFICIO DI CUI AL COMMA 5 BIS DELL’ART.12 DEL D.L. N.78 DEL 2010 CONVERTITO NELLA LEGGE n.122 del 2010 E INTEGRATO DALLA LEGGE N.220 DEL 2010

 

Come sopra detto (punto.1)  i lavoratori destinatari del beneficio del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito di cui all’art.12 co.5 bis citato sono coloro che nella graduatoria dei potenziali beneficiari della salvaguardia in oggetto si collocano nella posizione successiva al numero10.000.

Al riguardo si precisa che detto beneficio può essere disposto solo previo apposito Decreto Ministeriale di concessione che verrà comunicato con specifico messaggio attuativo.

 

 

6  ISTRUZIONI SULLA GESTIONE DELLE INDENNITA’ DI MOBILITA’ ORDINARIA, LUNGA E PER ULTRACINQUANTENNI RELATIVAMENTE ALL’APPLICAZIONE DEI COMMI 5 E 5 BIS DELL’ART.12 DEL D.L. N.78 DEL 2010 CONVERTITO NELLA LEGGE n.122 del 2010 E INTEGRATO DALLA LEGGE N.220 DEL 2010

 

Si premette che l’art.12 più volte richiamato, ai commi 1 e2, haintrodotto le nuove decorrenze delle pensioni di vecchiaia e di anzianità e si precisa che l’indennità di mobilità deve essere corrisposta fino alla data di apertura della prima finestra utile di accesso alla pensione di vecchiaia o di anzianità, qualora intervenga entro la durata della prestazione di mobilità spettante.

Si richiama in proposito il messaggio di questo Istituto  n. 15953 del 11 luglio 2008.

Di seguito si forniscono istruzioni sulla gestione dell’indennità di mobilità ordinaria, lunga e per ultracinquantenni relativamente all’applicazione dei commi 5 e 5 bis del medesimo articolo 12.

Per quanto riguarda il comma 5, che prevede la salvaguardia delle previgenti disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici nel limite di n.10.000 lavoratori beneficiari, si precisa quanto segue.

  • Lavoratori in mobilità ordinaria ( co. 5 lett. a ):

–         l’indennità di mobilità dovrà essere corrisposta fino alla decorrenza della pensione se la stessa ricade all’interno della durata dell’indennità;

–         qualora invece la decorrenza della pensione  si collochi  dopo la durata dell’indennità di mobilità, il periodo intercorrente tra il termine della mobilità e quello della decorrenza della pensione ante lege 122/2010 non può essere indennizzato.

  • Lavoratori in mobilità lunga e ultracinquantenni (co.5 lett. b):

–         l’indennità di mobilità dovrà essere corrisposta fino alla decorrenza della pensione ante legge n. 122/2010.

Si precisa che gli oneri di mobilità lunga, ove dovuti,  dovranno essere richiesti fino a detta data di decorrenza.

Per quanto riguarda il comma 5 bis, che prevede, previo apposito Decreto Ministeriale la concessione del prolungamento del sostegno al reddito fino alla nuova decorrenza della pensione, si precisa quanto segue.

  • Lavoratori in mobilità ordinaria

–         l’indennità di mobilità dovrà essere corrisposta fino alla decorrenza della pensione se la stessa ricade all’interno della durata dell’indennità;

–         qualora invece la decorrenza della pensione  si collochi  dopo la durata dell’indennità di mobilità, i ratei di mobilità relativi al periodo intercorrente tra il termine della mobilità  e quello della decorrenza della pensione potranno essere corrisposti solo su disposizione di  specifico Decreto Ministeriale. In proposito verranno comunque fornite istruzioni operative con apposito messaggio.

 

  • Lavoratori in mobilità lunga e ultracinquantenni (co.5 lett. b):

–         il periodo intercorrente tra la decorrenza della pensione ante legge n. 122/2010  e la nuova decorrenza  della pensione ai sensi della legge n. 122/2010 potrà essere corrisposto solo su disposizione di  specifico Decreto Ministeriale. In proposito verranno comunque fornite istruzioni operative con apposito messaggio.

Si precisa che per detto periodo non dovranno essere richiesti gli oneri di mobilità lunga.

  Il Direttore Generale  
  Nori  

Allegato N.1

Città, data                                                 

                                                        Al Signor/ra

                                                        Nome Cognome

                                                        Indirizzo 

                                                        CAP CITTÀ

Gentile Signore/a,

Come saprà, la legge n.122 del 2010 ha modificato le norme che riguardano la finestra di accesso al pensionamento, prevedendo un tempo di attesa maggiore rispetto al precedente regime. La stessa legge, però, ha anche individuato alcune tipologie di lavoratori che potranno accedere alla pensione con le regole precedenti a questa riforma (lavoratori posti in mobilità ordinaria sulla base di accordi stipulati anteriormente al 30 aprile 2010, lavoratori posti in mobilità lunga o lavoratori ultracinquantenni ammessi al programma di reimpiego ex lege n.127/2006 sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010,  e lavoratori che al 31 maggio 2010 percepivano l’assegno straordinario di sostegno al reddito a carico di uno dei fondi di solidarietà).

Poiché Lei rientra fra le menzionate tipologie di lavoratori, La informiamo che, avendo effettuato una prima verifica della sua posizione anagrafica e contributiva, Lei risulta fra i potenziali beneficiari di questa disposizione, con possibilità di ottenere la pensione di vecchiaia/anzianità dal 1° mese, anno.

La informiamo che dovrà comunque presentare la domanda di pensione in tempo utile, chiedendo espressamente di voler usufruire della deroga al regime delle decorrenze.

Le ricordiamo infine che, qualora Lei intraprenda un’attività di lavoro dipendente o autonomo dopo aver ricevuto questa comunicazione, perderà il diritto ad avvalersi del beneficio.

Cordiali saluti

Il direttore

COGNOME NOME

Firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell’art. 3, comma 2 del D.lgs. n.39 del 1993

Allegato N.2

Città, data                                                 

                                                                                       Al Signor/ra

                                                                                      Nome Cognome

                                                                                      Indirizzo 

                                                                                      CAP CITTÀ

Gentile Signore/a,

Con la lettera del giorno __/__/____ Le abbiamo comunicato il Suo inserimento fra i soggetti potenziali beneficiari dell’accesso a pensione con le regole precedenti alla riforma del 2010 (legge 122/2010).

Da una successiva verifica, tuttavia, è risultato che Lei, al termine della prestazione a sostegno del reddito:

  • non perfeziona i requisiti di età
  • non possiede i contributi necessari

per poter usufruire di tale beneficio.

Siamo spiacenti di informarLa che la precedente comunicazione è da considerarsi annullata.

Cordiali saluti

Il direttore

COGNOME NOME

Firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell’art. 3, comma 2 del D.lgs. n.39 del 1993

Allegato N.3

Città, data                                                 

                                                                                                  Al Signor/ra

                                                                                                  Nome Cognome

                                                                                                  Indirizzo

                                                                                                  CAP CITTÀ

Gentile Signore/a,

Con la lettera del giorno __/__/____ Le abbiamo comunicato il Suo inserimento fra i soggetti potenziali beneficiari dell’accesso a pensione con le regole precedenti alla riforma del 2010 (legge 122/2010).

   Poiché ci risulta che Lei:

  • ha intrapreso l’attività lavorativa dal XXXXX          
  • non è più titolare di assegno straordinario di sostegno al reddito
  • è decaduto dalla mobilità
  • ha espresso rinuncia al beneficio

siamo spiacenti di comunicarLe che non potrà più accedere alla pensione dal __/__/____, come in precedenza comunicato.

Cordiali saluti

Il direttore

COGNOME NOME

Firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell’art. 3, comma 2 del D.lgs. n.39 del 1993

REGOLAMENTO RISOLUZIONE RAPPORTO LAVORO DIPENDENTI PUBBLICI PER INIDONEITA’ PSICOFISICA

23/10/2011

Il  Regolamento precisato nel titolo,emanato a norma dell’articolo 55-octies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 ,è contenuto nel DPR del 27 luglio 2011 n.171,  risulta entrato in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.245 del 20 ottobre 2011 ed è composto da 11 articoli , che si riportano di seguito:

 Art. 1

                        Oggetto e destinatari

  1. Il presente regolamento disciplina la procedura, gli effetti  ed
il trattamento giuridico ed economico relativi all’accertamento della
permanente  inidoneita’  psicofisica  dei   dipendenti,   anche   con
qualifica dirigenziale, delle amministrazioni dello Stato,  anche  ad
ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici,  degli  enti
di ricerca e delle universita’,  delle  Agenzie  di  cui  al  decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300, ai sensi dell’articolo  55-octies
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
  2. Per il personale di cui all’articolo 3 del  decreto  legislativo
n. 165 del 2001 rimane ferma la disciplina  prevista  dai  rispettivi
ordinamenti.

Art. 2

                       Inidoneita’ psicofisica

  1. Ai  fini  del  presente  decreto,  si  intende  per  inidoneita’
psicofisica permanente assoluta o  relativa  quanto  contenuto  nelle
lettere a) o b):
    a) inidoneita’ psicofisica permanente assoluta lo stato di  colui
che a causa di  infermita’  o  difetto  fisico  o  mentale  si  trovi
nell’assoluta  e  permanente  impossibilita’  di  svolgere  qualsiasi
attivita’ lavorativa;
    b) inidoneita’ psicofisica permanente relativa, lo stato di colui
che a causa di  infermita’  o  difetto  fisico  o  mentale  si  trovi
nell’impossibilita’ permanente allo svolgimento di alcune o di  tutte
le mansioni dell’area, categoria o qualifica di inquadramento.

                               Art. 3

        Presupposti ed iniziativa per l’avvio della procedura
               di verifica dell’idoneita’ al servizio

  1. L’iniziativa per  l’avvio  della  procedura  per  l’accertamento
dell’inidoneita’ psicofisica permanente spetta all’Amministrazione di
appartenenza del dipendente, ovvero al dipendente interessato. Se  il
dipendente presta servizio in un’amministrazione diversa  rispetto  a
quella di appartenenza, la procedura e’ attivata dall’amministrazione
di appartenenza su segnalazione di quella presso  cui  il  dipendente
presta servizio. La segnalazione avviene nel rispetto dei principi di
pertinenza, non eccedenza e indispensabilita’ dei dati  trattati,  di
cui agli articoli 11, comma 1, lettera d), e 22, comma 3, del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia  di  protezione
dei dati personali.
  2.  Il  dipendente  puo’  presentare  istanza  per  l’avvio   della
procedura all’amministrazione di appartenenza  in  qualsiasi  momento
successivo al superamento del periodo di prova.
  3.   La   pubblica   amministrazione   avvia   la   procedura   per
l’accertamento  dell’inidoneita’  psicofisica  del   dipendente,   in
qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova, nei
seguenti casi:
    a) assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo
di conservazione del  posto  previsto  nei  contratti  collettivi  di
riferimento;
    b) disturbi del comportamento gravi,  evidenti  e  ripetuti,  che
fanno fondatamente presumere  l’esistenza  dell’inidoneita’  psichica
permanente assoluta o relativa al servizio;
    c) condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneita’ fisica
permanente assoluta o relativa al servizio.

Art. 4

                    Organi di accertamento medico

  1. L’accertamento dell’inidoneita’ psicofisica e’ effettuato  dagli
organi medici competenti in base agli articoli 6, 9 e 15 del  decreto
del Presidente della Repubblica n. 461 del 2001.
  2. Gli organi medici possono avvalersi per specifici  accertamenti,
analisi o esami del Servizio sanitario nazionale
 Art. 5

        Procedura per la verifica dell’idoneita’ al servizio

  1. Nell’ipotesi prevista dall’articolo 3, comma 3, lettera a),  del
presente decreto, l’amministrazione, prima di  concedere  l’eventuale
ulteriore  periodo  di  assenza  per  malattia,  dandone   preventiva
comunicazione   all’interessato,   procede   all’accertamento   delle
condizioni di salute dello stesso, per il tramite dell’organo  medico
competente, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di
permanente  inidoneita’  psicofisica  assoluta  o   relativa.   Ferma
restando la possibilita’ di risoluzione del  rapporto  di  lavoro  in
caso di superamento del periodo di comporto  previsto  dai  contratti
collettivi  di  riferimento,  l’amministrazione  procede   ai   sensi
dell’articolo  8  se  in  seguito  all’accertamento   medico   emerge
un’inidoneita’ permanente psicofisica assoluta.
  2. Nei casi di cui all’articolo  3,  comma  3,  lettera  b)  e  c),
l’amministrazione puo’ chiedere che il dipendente  sia  sottoposto  a
visita da parte dell’organo medico competente, al fine di  verificare
l’eventuale inidoneita’ relativa  o  assoluta,  dandone  immediata  e
contestuale comunicazione al dipendente interessato.
  3. Se dall’accertamento medico  risulta  l’inidoneita’  psicofisica
assoluta  o  relativa  alla  mansione  l’amministrazione   adotta   i
provvedimenti di cui all’articolo 7.
  4.  Nel  caso  di  accertata   inidoneita’   permanente   assoluta,
l’amministrazione procede ai sensi dell’articolo 8.
  5. Le comunicazioni tra uffici previste  dal  presente  regolamento
sono effettuate ordinariamente per via telematica, in  conformita’  a
quanto previsto nel decreto  legislativo  7  marzo  2005,  n.  82,  e
successive   modificazioni,   recante   Codice   dell’Amministrazione
digitale e nel rispetto della disciplina normativa di cui al  decreto
legislativo n. 196 del  2003,  in  materia  di  trattamento  di  dati
personali.  Il  dipendente  puo’  chiedere  in  qualunque  stato  del
procedimento che gli atti gli vengano comunicati in  via  telematica,
dando  preventiva  comunicazione  dei  dati  necessari.  In  caso  di
trasmissione  di  documenti  in  forma  cartacea,  la  documentazione
concernente dati relativi alle condizioni di salute  dell’interessato
e’ inserita in plico chiuso, da allegarsi alla nota di trasmissione.
  6. Rimane salva la vigente disciplina in materia di ricorsi in sede
amministrativa e giurisdizionale.

Art. 6

                          Misure cautelari

  1. L’amministrazione puo’ disporre  la  sospensione  cautelare  dal
servizio del dipendente nelle seguenti ipotesi:
    a)   in   presenza   di   evidenti   comportamenti   che    fanno
ragionevolmente  presumere  l’esistenza  dell’inidoneita’   psichica,
quando  gli  stessi  generano  pericolo  per  la  sicurezza   o   per
l’incolumita’ del dipendente interessato, degli  altri  dipendenti  o
dell’utenza, prima che sia sottoposto alla visita di idoneita’;
    b) in presenza  di  condizioni  fisiche  che  facciano  presumere
l’inidoneita’ fisica permanente  assoluta  o  relativa  al  servizio,
quando  le  stesse  generano  pericolo  per  la   sicurezza   o   per
l’incolumita’ del dipendente interessato, degli  altri  dipendenti  o
dell’utenza, prima che sia sottoposto alla visita di idoneita’;
    c) in caso di mancata presentazione del dipendente alla visita di
idoneita’, in assenza di giustificato motivo.
  2. Nell’ipotesi di cui alle lettere a) e b) l’amministrazione  puo’
disporre la sospensione cautelare del dipendente sino alla data della
visita  e  avvia  senza  indugio  la  procedura  per   l’accertamento
dell’inidoneita’ psicofisica del dipendente.
  3. Nell’ipotesi di cui  alla  lettera  c),  l’amministrazione  puo’
disporre  la  sospensione  cautelare  e   provvede   per   un   nuovo
accertamento. In caso di rifiuto ingiustificato  di  sottoporsi  alla
visita reiterato per due volte, a seguito  del  procedimento  di  cui
all’articolo  55-bis  del  decreto  legislativo  n.  165  del   2001,
l’amministrazione puo’ risolvere il rapporto di lavoro con preavviso.
  4. Salvo situazioni  di  urgenza  da  motivare  esplicitamente,  la
sospensione e’ preceduta da comunicazione all’interessato, che, entro
i successivi  5  giorni  puo’  presentare  memorie  e  documenti  che
l’amministrazione  ha  l’obbligo  di  valutare.  La  sospensione   e’
disposta con atto motivato e comunicata all’interessato.
  5.  L’efficacia  della  sospensione   cessa   immediatamente   ove,
all’esito  dell’accertamento  medico,  non  sia  riscontrata   alcuna
inidoneita’  psicofisica  in  grado  di   costituire   pericolo   per
l’incolumita’ del dipendente interessato, degli  altri  dipendenti  o
dell’utenza.
  6. In ogni caso la sospensione cautelare dal servizio ha una durata
massima complessiva di  180  giorni,  salvo  rinnovo  o  proroga,  in
presenza di giustificati motivi.
  7. Al dipendente sospeso in via cautelare dal servizio ai sensi del
comma 1, lettere a)  e  b),  e’  corrisposta  un’indennita’  pari  al
trattamento retributivo spettante in caso di assenza per malattia  in
base alla legge e ai contratti collettivi. Al dipendente  sospeso  in
via cautelare dal servizio ai sensi  del  comma  1,  lettera  c),  e’
corrisposta un’indennita’ pari al trattamento previsto  dai  CCNL  in
caso di sospensione cautelare in corso  di  procedimento  penale.  Il
periodo di sospensione  e’  valutabile  ai  fini  dell’anzianita’  di
servizio. Nel caso in cui l’accertamento medico si  concluda  con  un
giudizio  di  piena  idoneita’,   l’amministrazione   provvede   alla
corresponsione delle somme decurtate ai sensi del primo  periodo  del
presente comma, al ricorrere dell’ipotesi di cui al comma 1,  lettere
a) e b). 

 Art. 7

                 Trattamento giuridico ed economico

  1. Nel caso di inidoneita’  permanente  relativa  allo  svolgimento
delle  mansioni  del  profilo  professionale  di   appartenenza   del
dipendente, l’amministrazione pone in atto ogni tentativo di recupero
al servizio  nelle  strutture  organizzative  di  settore,  anche  in
mansioni equivalenti o di altro profilo professionale  riferito  alla
posizione di inquadramento, valutando l’adeguatezza dell’assegnazione
in  riferimento  all’esito  dell’accertamento  medico  e  ai   titoli
posseduti   ed   assicurando    eventualmente    un    percorso    di
riqualificazione.
  2. Nel caso di inidoneita’ a svolgere mansioni proprie del  profilo
di  inquadramento  o  mansioni  equivalenti,  l’amministrazione  puo’
adibire  il  lavoratore  a  mansioni   proprie   di   altro   profilo
appartenente a diversa area professionale o eventualmente a  mansioni
inferiori, se giustificate e coerenti con  l’esito  dell’accertamento
medico e  con  i  titoli  posseduti,  con  conseguente  inquadramento
nell’area contrattuale di riferimento ed assicurando eventualmente un
percorso di riqualificazione.
  3.  Se  non  sono  disponibili  nella  dotazione   organica   posti
corrispondenti ad un profilo di  professionalita’  adeguata  in  base
alle risultanze dell’accertamento medico,  l’amministrazione  colloca
il  dipendente  in  soprannumero,  rendendo  indisponibili,  sino   a
successivo riassorbimento, un numero di posti equivalente  dal  punto
di vista finanziario.
  4. Se il dipendente e’ adibito a mansioni inferiori, il medesimo ha
diritto  alla  conservazione  del  trattamento  economico   fisso   e
continuativo corrispondente all’area  ed  alla  fascia  economica  di
provenienza mediante la corresponsione  di  un  assegno  ad  personam
riassorbibile con ogni successivo miglioramento economico.
  5. Se l’inidoneita’ psicofisica  relativa  riguarda  personale  con
incarico  di   funzione   dirigenziale,   l’amministrazione,   previo
contradditorio con l’interessato, revoca l’incarico in essere  e,  in
base alle risultanze dell’accertamento dell’organo medico competente,
puo’:
    a) conferire un incarico dirigenziale,  tra  quelli  disponibili,
diverso  e  compatibile   con   l’esito   dell’accertamento   medico,
assicurando eventualmente un adeguato percorso di formazione;  a  tal
fine l’amministrazione  programma  il  conferimento  degli  incarichi
dirigenziali, tenendo anche conto  delle  procedure  di  verifica  di
idoneita’ in corso;
    b)  nel  caso  di   indisponibilita’   di   posti   di   funzione
dirigenziale, il dirigente con  inidoneita’  permanente  relativa  e’
collocato a disposizione dei ruoli di cui all’articolo 23 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni,  senza
incarico.
  6. Nel caso di conferimento  a  dirigente  di  incarico  di  valore
economico inferiore, questi conserva il trattamento economico fisso e
continuativo corrispondente all’incarico  di  provenienza  sino  alla
prevista  scadenza  mediante  la  corresponsione  di  un  assegno  ad
personam riassorbibile con ogni successivo miglioramento economico.
  7. Se l’inidoneita’ psicofisica relativa riguarda un dipendente con
incarico dirigenziale ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto
legislativo n. 165 del 2001 e l’inidoneita’ risulta incompatibile con
lo  svolgimento  dell’incarico  stesso,   l’Amministrazione,   previa
revoca,  dispone  la  restituzione  al   profilo   professionale   di
inquadramento,  ovvero  il  rientro  presso  le  amministrazioni   di
appartenenza nella posizione lavorativa precedentemente ricoperta.
  8. In ogni caso, se il congelamento dei posti di cui al comma 3 non
e’ possibile a  causa  di  carenza  di  disponibilita’  in  organico,
l’amministrazione avvia una procedura di consultazione di  mobilita’,
anche temporanea, presso le amministrazioni aventi  sede  nell’ambito
territoriale  della  provincia  ai  fini  della  ricollocazione   del
dipendente interessato. All’esito della procedura  di  consultazione,
da  concludersi  entro  90  giorni  dall’avvio,   se   non   emergono
disponibilita’, si applica l’articolo 33 del decreto  legislativo  n.
165 del 2001.
  9. Resta salva per il personale docente del comparto scuola e delle
istituzioni di alta cultura la normativa di cui all’articolo 3, comma
127, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
  10.  Per  la  determinazione  dei  criteri  di  ricollocazione  del
dipendente ai sensi dei  commi  2  e  5  l’amministrazione  segue  la
procedura di informazione sindacale. 

     
 Art. 8

               Risoluzione per inidoneita’ permanente

  1.  Nel  caso  di  accertata  permanente  inidoneita’   psicofisica
assoluta al servizio del dipendente di cui all’articolo  1  comma  1,
l’amministrazione  previa  comunicazione  all’interessato  entro   30
giorni dal ricevimento del verbale di accertamento medico, risolve il
rapporto di lavoro e corrisponde, se dovuta l’ indennita’ sostitutiva
del preavviso.

                 Art. 9

                         Disposizioni finali

  1. Le disposizioni  oggetto  del  presente  decreto  di  attuazione
dell’articolo 55-octies, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
165, si applicano in via automatica, ai sensi dell’articolo 2,  comma
3-bis, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.
  2. Resta ferma la disciplina  vigente  in  materia  di  trattamenti
pensionistici per inabilita’, ivi compresa quella recata dalla  legge
8 agosto 1995, n. 335 e dal decreto del Presidente  della  Repubblica
29 dicembre 1973, n. 1092.
  3. Rimane salvo quanto previsto dal decreto  del  Presidente  della
Repubblica n. 461 del 2001 e successive  modificazioni,  nonche’  dal
decreto del Presidente della  Repubblica  n.  1124  del  1965  e  del
decreto legislativo n. 38  del  2000  in  materia  di  infortuni  sul
lavoro.  Rimane  fermo,  altresi’,  quanto   disposto   dal   decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di  tutela  e  sicurezza
nei luoghi di lavoro.
  4. Resta salva la disciplina di maggior favore per le situazioni in
cui sia accertato  lo  stato  di  tossicodipendenza  e  di  alcolismo
cronico,  nonche’  di  gravi  patologie  in   stato   terminale   del
dipendente.
  5. Resta salva la disciplina di maggior favore della  legge  n.  68
del 1999 per i  lavoratori  che,  non  essendo  disabili  al  momento
dell’assunzione,  abbiano  acquisito  per  infortunio  sul  lavoro  o
malattia professionale eventuali disabilita’.

                               Art. 10

                 Clausola di invarianza finanziaria

  1. Dall’attuazione  del  presente  decreto  non  derivano  nuovi  o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
  2.  Le  amministrazioni  pubbliche   competenti   provvedono   agli
adempimenti previsti dal  presente  decreto  con  le  risorse  umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 11

                          Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Repubblica italiana.
  Il presente decreto munito del sigillo dello Stato, sara’  inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi’ 27 luglio 2011