LA FORMAZIONE NEL NUOVO T.U.APPRENDISTATO

 Il decreto legislativo n.167/2011 ,in vigore dal 25 ottobre c.a, ma che  per essere operativo  effettivamente avra’ bisogno di nuovi provvedimenti da emanare entro      il 25 aprile 2012 ,disciplina  la   formazione che va fornita agli apprendisti   in riferimento  alle tre diverse  tipologie di apprendistato  previste.

In proposito ,l’art.3 del T.u.,dedicato all’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale ,precisato al comma 1 che la durata della componente formativa nonpuo’ in ogni caso essere superiore a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale,al comma successivo  stabilisce  che  la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale e’ rimessa alle regioni e alle province  autonome  di  Trento  e  Bolzano,  previo  accordo  inConferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  Regioni  e  le Province Autonome di Trento e di Bolzano, e sentite  le  associazionidei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative  sul  piano  nazionale,  nel  rispetto  dei  seguenti
criteri e principi direttivi:

    a) definizione della qualifica o diploma professionale  ai  sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;

    b) previsione di un monte ore di formazione, esterna  od  interna
alla azienda, congruo al conseguimento della qualifica o del  diploma
professionale in funzione di quanto stabilito al comma  1  e  secondo
standard minimi formativi definiti ai sensi del  decreto  legislativo
17 ottobre 2005, n. 226;

    c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati  a  livello
nazionale, territoriale o aziendale  da  associazioni  dei  datori  e
prestatori di lavoro comparativamente  piu’  rappresentative  per  la
determinazione,  anche  all’interno  degli  enti  bilaterali,   delle
modalita’ di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli
standard generali fissati dalle regioni. 

L’art.4 ,dedicato all’apprendistato professionalizzante  o  di mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale  a  fini contrattuali   , invece , attribuisce agli  accordi  interconfederali   ed  ai   contratti   collettivi, in ragione dell’eta’ dell’apprendista  e  del  tipo  di qualificazione contrattuale da conseguire, la durata e  le  modalita’
di erogazione della formazione per  l’acquisizione  delle  competenze
tecnico-professionali  e  specialistiche  in  funzione  dei   profili
professionali   stabiliti   nei   sistemi   di   classificazione    e
inquadramento del personale, precisando che   la  componente  formativa,  non  puo’  comunque
essere superiore a tre anni ovvero cinque per le figure professionali dell’artigianato  individuate  dalla  contrattazione  collettiva   di riferimento. 
 Inoltre, prevede che  la  formazione di tipo professionalizzante e di mestiere,  svolta sotto la responsabilita’ della  azienda,  e’  integrata,  nei  limiti delle  risorse  annualmente  disponibili,  dalla  offerta   formativa pubblica,  interna  o  esterna   alla   azienda,   finalizzata   alla acquisizione di  competenze  di  base  e  trasversali  per  un  monte
complessivo non superiore a  120 ore per la durata del triennio ,venendo  disciplinata dalle Regioni ,sentite le parti sociali e tenuto  conto dell’eta’, del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista. 
   Peraltro nel comma 4 si sottolinea che  le  Regioni e le associazioni di categoria dei datori  di  lavoro
possono definire, anche nell’ambito della bilateralita’, le modalita’ per il riconoscimento della  qualifica  di  maestro  artigiano  o  di mestiere. 
  Infine , in riferimento   ai datori di lavoro che  svolgono  la  propria  attivita’  in
cicli stagionali,  viene  assegnata ai    contratti collettivi di lavoro stipulati a livello
nazionale  da  associazioni  dei  datori  e  prestatori   di   lavoro  comparativamente piu’ rappresentative  sul  piano  nazionale  di disciplinare  la  formazione nell’eventualita’  che  stabiliscano  specifiche  modalita’  di  svolgimento  del  contratto  di apprendistato, anche a tempo determinato. 

   L’art.5 provvede , nell’ambito  della disciplina generale dell’apprendistsato  di alta formazione e di ricerca ,a definire anche la materia della formazione ,prevedendo che ,attraverso tale contratto, destinato ad   attivita’  di  ricerca,
 al   conseguimento  di  un  diploma  di   istruzione   secondaria superiore, di titoli di studio universitari e della alta  formazione,compresi i dottorati di  ricerca,  per  la  specializzazione  tecnica superiore di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n.  144, con particolare  riferimento  ai  diplomi  relativi  ai  percorsi  di specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori di  cui all’articolo  7  del  decreto  del  Presidente  del   Consiglio   dei
Ministri 25 gennaio 2008, nonche’  al praticantato (preliminare  )  per  l’accesso
alle  professioni  ordinistiche  o  (successivo) per  esperienze  professionali   .

La regolamentazione e la durata dei profili formativi sono affidate  alle Regioni, per i  soli  profili  che
attengono  alla  formazione,   in   accordo   con   le   associazioni territoriali  dei  datori  di  lavoro  e  dei  prestatori  di  lavoro comparativamente  piu’  rappresentative  sul  piano   nazionale,   le universita’, gli istituti tecnici e professionali e altre istituzioni formative o di ricerca comprese quelle in possesso di  riconoscimento istituzionale di  rilevanza  nazionale  o  regionale  e  aventi  come oggetto la promozione delle attivita’  imprenditoriali,  del  lavoro, della formazione, della innovazione e del trasferimento tecnologico. 
  Peraltro ,si richiama l’attenzione sul comma 3 ,secondo cui , in   assenza   di   regolamentazioni   regionali ,  l’attivazione
dell’apprendistato  di  alta  formazione  o  ricerca  e’  rimessa  ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro  o  dalle loro  associazioni  con  le  Universita’,  gli  istituti  tecnici   e professionali e le istituzioni formative o di ricerca  , senza nuovi o maggiori  oneri  a  carico  della  finanza pubblica.

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