RIAPERTA PROCEDURA SANATORIA PERSONALE DOMESTICO DEL 2009

Prima di intrattenersi sull’argomento di cui al titolo ,si ritiene confacente  ricordare quanto segue.

 L’art. 1-ter, comma 13, lett. c), della legge n. 102 del 2009  inibisce la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’art. 444 c.p.p., per uno dei reati previsti dagli articoli 380 (arresto obbligatorio in flagranza) e 381 (arresto facoltativo in flagranza) del medesimo codice.

L’Amministrazione dell’interno ritenne che, tra i detti reati, vada ricompreso il delitto di violazione dell’ordine del questore di lasciare il territorio nello Stato, previsto dall’art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, punito con una pena edittale fino a quattro anni di reclusione e per il quale è previsto l’arresto obbligatorio.

Sulla questione sono intervenute decisioni sia favorevoli ,che contrarie alla posizione dell’Amministrazione dell’Interno ,ma l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con sentenze nn.7 e 8 del 10.5.2011 ha ritenuto che il rilevato contrasto interpretativo abbia perduto di attualità e di rilevanza  .

  La vicenda esaminata dall’A:P.C.S.  traeva origine dalla circostanza che il legislatore italiano, nell’esercizio di una facoltà espressamente stabilita dalla Direttiva n. 115 del 2008 (art. 4, comma 3, in tema di disposizioni più favorevoli), ha previsto il beneficio della emersione del lavoro irregolare, con effetto estintivo di ogni illecito penale e amministrativo (art. 1-ter, comma 11, l. n. 102 del 2009), a favore di una limitata cerchia di lavoratori, ma anche dei rispettivi datori di lavoro, che li impiegano per esigenze di assistenza propria o di familiari non pienamente autosufficienti o per lavoro domestico.

Tale misura, tuttavia, non può essere concretamente accordata dall’Amministrazione ove sia stata emessa condanna dello straniero interessato per il reato di cui all’art. 14, comma 5-ter, più volte citato, che, come si è visto, punisce lo straniero che non abbia osservato l’ordine del questore di lasciare il territorio dello Stato.

Ma la previsione di tale fattispecie penale, e le conseguenti condanne, non sono più compatibili con la disciplina comunitaria delle procedure di rimpatrio.

 L’entrata in vigore della normativa comunitaria ha prodotto l’abolizione del reato previsto dalla disposizione sopra citata, e ciò, a norma dell’art. 2 del codice penale, ha effetto retroattivo, facendo cessare l’esecuzione della condanna e i relativi effetti penali ,mentre detta  retroattività non può non riverberare i propri effetti sui provvedimenti amministrativi negativi dell’emersione del lavoro irregolare, adottati sul presupposto della condanna per un fatto che non è più previsto come reato.

 In relazione a quanto sopra ,si è  registrato un primo   intervento  del Ministero dell’Interno   che ,in autotutela,con la nota n.3958 del 24.5.2011 ha disposto che gli Sportelli Unici si conformino prontamente all’indirizzo dell’A.P.,nei limiti e con le modalità seguenti :

a) riapertura dei  procedimenti non ancora definiti, sia ovviamente quando non sia stato già notificato il rigetto, sia quando sia pendente un ricorso presso i tribunali amministrativi o non siano trascorsi i termini per l’impugnazione.

 b) se  invece i procedimenti siano già stati definiti, cioè siano trascorsi i termini utili, oppure sia già divenuta definitiva una sentenza di rigetto dell’impugnazione, su richiesta dello straniero (a cui normalmente non viene notificato il rigetto e quindi non si determina la decorrenza dei termini ) caso per caso potrà essere riaperta l’istruttoria con corrispondente parere questorile.

Però,a distanza di 24 ore , arrivò  il contrordine ministeriale ,nel senso che con la nuova  circolare n.4027 del  265.2011,il Ministero Interno  invitò gli Sportelli Unici ,tramite le Prefetture,a  ritenere   transitoriamente sospese le indicazioni  della  precedente circolare  sulla  riapertura dei termini per gli    extracomunitari esclusi dalla sanatoria del 2009    riguardante colf e badanti, ,in attesa che sulla questione siano effettuati i necessari approfondimenti,a seguito di numerosi quesiti intervenuti, con  riserva di successiva comunicazione in proposito.

 La nuova comunicazione è contenuta nella nota del M.I. n.17102/2011,che in sostanza dà via libera al riesame da parte degli uffici in autotutela  delle pratiche di regolarizzazione per colf e badanti  relative    alle  situazioni rigettate a motivo del rifiuto, del lavoratore, a un ordine di espulsione ,precisando che detta
 possibilità è limitata alle situazioni ancora pendenti ,mentre per quelle chiuse occorre presentare formale richiesta   da parte del datore di lavoro.

La sanatoria  del personale domestico,che  si era  conclusa   un anno fa, quindi continua a  suscitare attenzione  ,in relazione all’esito positivo dei ricorsi giudiziari di lavoratori stranieri rimasti fuori dalla sanatoria  in questione . 

   Nella citata nota il m.i.  spiega che, con riferimento alle fattispecie non ancora definite, la riapertura del procedimento, in sede di autotutela, può avvenire di ufficio (mediante una nuova comunicazione) in particolare nei seguenti casi:

a) quando ancora non è stato notificato il decreto di diniego dell’emersione ai richiedenti;

b) quando è pendente il ricorso giurisdizionale o straordinario;

c) quando deve ancora spirare il termine di 120 giorni dalla notifica, valido per l’impugnazione.

In questi casi necessita    acquisire  un nuovo parere del Questore e, quindi,procedere  al conseguente riesame della domanda.

 Invece  le procedure già definite devono  ritenersi valide ,come è da ritenersi efficace il provvedimento finale che ne è conseguito. ,pur se  lo Sportello unico può procedere a un riesame degli atti in presenza di una specifica richiesta del datore di lavoro, unico soggetto legittimato in tal senso.

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