Archive for Mag 2011

GIUDICE TOLMEZZO RESPINGE RICORSO FIOM

25/05/2011

  Continuano a  registrare esiti  non uniformi i ricorsi presentati dalla FIOM  contro alcune  imprese metalmeccaniche   con la richiesta che sia riconosciuto il mantenimento in vigore dell’accordo unitario siglato nel 2008 (e che scade a fine di quest’anno), nonostante la mancata  firma   sull’accordo separato del 15 ottobre del 2009 (siglato solo dalla Fim e Uilm) e
la conseguenza  che al momento nel mondo dei metalmeccanici sono in vigore
due contratti , pur se quello del 2009, non firmato dalla Fiom, prevede miglioramenti retributivi
per circa 1500 euro lordi all’anno che le aziende hanno riconosciuto anche ai lavoratori Fiom .  

Nei giorni scorsi  il  tribunale di Torino (per l’azienda Bulloneria Barge) e quello di Modena (per la Emmegi, la
Maserati, la Rossi, la Glem Gas, la Ferrari, la Case New Holland Italia e la Titan Italia) hanno
dato ragione alle istanze della Fiom , riconoscendo il    mantenimento in vigore dell’accordo
unitario siglato nel 2008  malgrado la firma dell’intesa separata del 2009.  

Nella decisione del Giudice di Torino, emessa il 18 aprile 2011, sul ricorso n,2863/11,in particolare si dichiara   :

“Parte ricorrente chiedeva ordinarsi la cessazione delle condotte lesive e la rimozione degli effetti mediante l’intimazione alla convenuta di applicare ai propri dipendenti il CCNl del 20 gennaio 2008, (…) quale unico ed esclusivo contratto collettivo nazionale di lavoro valido ed efficace fino alla naturale cessazione dei suoi effetti (…)”

 Tali conclusioni possono essere accolte limitatamente ai dipendenti iscritti al sindacato ricorrente e a quelli non iscritti che ne facciano richiesta;

PQM

dichiara l’antisindacabilità  della condotta posta in essere da BULLONERIA BARGE s.p.a., consistita nell’aver negato la perdurante operatività del CCNL 20 gennaio 2008 nei confronti dei lavoratori iscritti alla FIOM, nonché nell’aver indotto i lavoratori non iscritti al sindacato a ritenere non più applicabile il predetto CCNL;

ordina alla società convenuta la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti mediante l’applicazione del CCNL 20 gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2011 ai lavoratori iscritti alla FIOM e ai lavoratori non iscritti che ne facciano richiesta;

ordina alla convenuta l’affissione del presente decreto nelle bacheche aziendali per almeno venti giorni consecutivi;

condanna la parte convenuta al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.500,00 oltre IVA e CPA.

 A sua volta, il  Tribunale di Modena , con pronuncia del 22  aprile 2011  ,relativa al   procedimento n.189/2011 nei confronti delle  imprese  Emmegi, Maserati, Rossi, Glem Gas, Ferrari, Case New Holland e Titan ,   ha dichiarato “l’antisindacalità del comportamento delle società consistente nell’aver negato la perdurante applicazione del contratto 2008, sottoscritto anche dalla Fiom, applicando l’accordo separato del 2009” ,ordinando la “rimozione degli effetti mediante applicazione del contratto 2008” a tutti i lavoratori, a quelli iscritti alla Fiom e ai non iscritti ad “alcun sindacato”.

Il giudice ha inoltre “censurato” anche il comportamento delle aziende che avevano richiesto ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato il versamento della contribuzione straordinaria in favore di Fim e Uilm per il contratto 2009 “omettendo – si legge – di informare i lavoratori stessi della contemporanea applicazione in azienda del contratto 2008”.

Le sette aziende, ora – si legge ancora nel dispositivo della decisione  – dovranno inviare un impegno “scritto” sull’applicazione del contratto 2008 alla Fiom, ai suoi iscritti e ai non iscritti ad alcun sindacato che “non manifestino adesione al contratto 2009”.

 All’esito favorevole per la Fiom delle  due sopra citate ,si   è  contrapposta una seconda decisione  del Tribunale di Torino, che, emessa il 2.5.2011  da un giudice diverso  ,  ha rigettato il  ricorso  della Fiom .

 In tale provvedimento provvedimento ,tra l’altro , si legge :

– certamente non è secondario il rilievo che la Fiom, organizzazione fortemente rappresentativa nel settore, non abbia sottoscritto il CCNL 2009: in primo luogo sul piano della effettiva rappresentatività di interessi diffusi largamente condivisi da gran parte dei lavoratori; in secondo luogo sul piano della fonte di regolamentazione del rapporto laddove, in particolare, la legge rinvia al CCNL;

– ciò non toglie che se il dissenso sindacale si è legittimamente espresso, con il rifiuto di sottoscrivere un accordo, questo non può precludere alle altre parti contrattuali di pervenire, attraverso mutuo consenso, alla rinegoziazione dell’accordo mediante sottoscrizione di un accordo separato, quanto meno in difetto di una disciplina norrmativa (art. 39 della Costituzione) che regoli il sistema della contrattazione collettiva, ciò che peraltro da parte sindacale storicamente è stato considerato più come un’insidia all’autonomia sindacale che un fattore di sviluppo delle relazioni industriali;

– dunque non è dato concludere che la disdetta ante tempus comunicata dalle altre sigle sindacali, e solo successivamente da Federmeccanica, possa considerarsi illegittima poiché le organizzazioni stipulanti di parte sindacale e datoriale, sono libere di sottoscrivere accordi e, d’altro canto, non può sfuggire che la clausola di uitrattività prevista dal CCNL 2008, non può giungere a protrarre la vigenza del contratto collettivo a tempo indeterminato, tanto più sé destinato ad operare non più per la maggior parte degli stipulanti, giacché in base ai principi generali del nostro ordinamento da un siffatto contratto ciascuna parte stipulante può sempre recedere;

– considerato il carattere negoziale della contrattazione collettiva, anche con riguardo all’accordo separato, l’ambito della sua operatività non può che essere desunta dai limiti della sua efficacia soggettiva, secondo i criteri di adesione sopra esposti vale a dire per gli iscritti alle parti stipulanti ovvero per i non iscritti, che vi aderiscano;

– per i lavoratori non iscritti ad organizzazioni sindacali la Fiom non può spendere poteri di rappresentanza ed è sufficiente rammentare che l’ordinamento tutela l’esercizio delle libertà sindacali sia nei confronti delle organizzazioni che dei singoli;

– è incontroverso che l’azienda nel novembre 2010 abbia informato i dipendenti in merito al versamento delIa c.d. quota contratto, ossia il contributo economico previsto in favore delle sigle firmatarie, ma anche questa non è una novità del CCNL di rinnovo trattandosi di clausola già contenuta nel CCNL 2008 (doc. 6) e conseguentemente già applicata, in allora a vantaggio anche dell’odierna organizzazione ricorrente;

– adempimento a tale clausola non costituisce autonomo profilo di antisindacalità e, peraltro verso, questo neppure può considerarsi lesivo nei confronti della Fiom, non solo perché la medesima OS in passato ne ha beneficiato ma in primo luogo perché il contributo è pacificamente facoltativo ed è coerente con la coesistenza di due CCNL e, dunque, non incompatibile con l’applicazione del CCNL 2008;

– in ultimo v’è da precisare che seppure l’applicabilità degli elementi nuovi contenuti nella parte normativa del CCNL 2009, costituisca il profilò che presenta maggiori problematicità sul piano della coesistenza dei due CCNL, resta il fatto che a fronte delle posizioni assunte dalla società convenuta, nulla è stato specificato dalla difesa attorea in merito alla concreta applicazione di tale disciplina, il cui contenuto è stato peraltro enunciato ma non illustrato;

– per le argomentazioni esposte, rimenando assorbita ogni diversa questione, deve escludersi che la condotta tenuta dalla società convenuta presenti caratteri dell’antisindacalità e, conseguentemente, il ricorso deve essere respinto; le spese processuali sono compensate in ragione della complessità delle questioni trattate che, in procedimenti analoghi, hanno dato luogo a pronunce di senso opposto.

A fare il paio con la  richiamata seconda decisione del  Tribunale torinese ,nel senso che   anch’essa non ha accolto il ricorso  della Fiom,  risulta intervenuta la sentenza del Tribunale di Tolmezzo del 17.5.2011, a cui  il sindacato ricorrente  aveva richiesto  di riconoscere il comportamento antisindacale dell’impresa convenuta per l’intervenuta disdetta  del contratto collettivo del 2008,sostituito con quello del 15 ottobre 2009 non firmato dalla Fiom.

Il giudice di Tolmezzo in particolare ha dichiarato  quanto segue:

“….il piano dell’opportunità ,  e  cioè quello dell’auspicabile unità dell’azione sindacale ,non può essere assunto a parametro di valutazione per stabilire  lalegitimità o meno delle condotte negoziai tenute dagli attori del negoziato.

In altri termini va allora ribadito il seguente concetto: se è pur vero che l’accordo  separsto dei metalmeccanii del 2009 non haolto efficacia al CCNL del 2008 siglato da tutte le associazioni sindacli ,ciò non significa che ssi da considerarsi illegtimo lo stgesso accordo separsato ed inefficace il mutuo dissenso esercitato ante tempus  da Federmeccanica ,Assista,Fim e Uilm ,solo perchè a tale dissenso non avrebbe aderito FIOM.Al contrario ,l’accordi di cui trattasi  integra  a pieno titolo ,come visto,un valido atto di autonomia privata collttiva,esercitata da soggetti negoziali diversi da qelli che avevano concluso le trattative del 2008 e destinato in qunto tale  a vincolare gli iscritti ai sind<cti stipulanti ed i lsvoratori che a detto accordo prestino adesione ,anche implicitamene.

Nel confermare ,pertanto il rigetto del ricorso,le spese di lite …dovranno restare a carico della OS ricorrente.

Quale sarà l’esito della prossima lite giudiziaria  intrapresa dalla Fiom? A tale domanda appare piutto sto difficile rispondere ,alla luce degli esiti contrapposti delle precedenti.Pertanto ,più che tifare  per una o l’altra delle parti controvertenti,si auspica che  l’impegno e l’iniziativa  di tutte le  organizzazioni ed asociazioni coinvolte nella  vicenda trovino modo e  t empo per ricercare unità d’intenti e di azioneanteponendo ad ogni altra cosa,  il superiore interesse della  collettività  produttiva e lavorativa nazionale ,fornendo un tangibile  contributo nella lotta alla crisi economica ,da cui il Paese non riesce ancora totalmente ad uscire ,come è attestato dalle gravi difficolta’ che anche in questi ultimi  giorni risultano  caratterizzare  numerose imprese ,anche di grande dimensione ,che mettono in pericolo migliaia di posti di lavoro ,difficimente sostituibili.

INAIL DISABILITA ACCESSI PER CED

25/05/2011

 Con la nota del  29 APRILE 2010, N. 7857 ,avente ad oggetto “Soggetti abilitati alla trasmissione della documentazione lavoristica e previdenziale ” , il Ministero del Lavoro  aveva precisato quanto segue

Come  è noto le più recenti modifiche apportate alla disciplina in materia di lavoro tendono ad
informatizzare e quindi a “smaterializzare” l’effettuazione dei principali adempimenti lavoristici
(comunicazioni al Centro per l’impiego, Libro Unico del Lavoro, inoltro prospetti informativi di cui alla L. n.
68/1999) e previdenziali (Uniemens).
La modalità di effettuazione di tali adempimenti ha rafforzato il ruolo degli “intermediari” a ciò abilitati –
quali i consulenti del lavoro e gli altri professionisti individuati dalla L. n. 12/1979 nonché i servizi o i centri di
assistenza fiscale istituiti dalle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese –
che sono da ritenersi interlocutori privilegiati degli organismi pubblici preposti al controllo degli stessi
adempimenti.
Va poi evidenziato che la crescente “smaterializzazione” delle operazioni relative agli adempimenti di
lavoro e previdenza incide, inevitabilmente, sugli aspetti operativi legati allo svolgimento degli adempimenti
medesimi e sul rispetto delle prerogative dei soggetti a ciò abilitati o autorizzati in quanto le modalità
gestionali e di comunicazione telematica dei dati lavoristici e previdenziali possono rendere incerta la reale
ed effettiva riconducibilità degli stessi adempimenti ai soggetti tenuti all’inoltro.
Pertanto, si ritiene opportuno fornire indicazioni volte ad assicurare la qualità dell’attività svolta da tali
“intermediari” e a prevenire fenomeni di abusivismo nell’affidamento e nello svolgimento delle procedure.
In tal senso, deve preliminarmente essere ribadita la centralità della L n. 12/1979 che, con estrema
chiarezza, evidenzia quali sono i soggetti abilitati a svolgere gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza
ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti.
Fra tali adempimenti rientrano, senz’altro, l’invio della comunicazione obbligatoria, l’elaborazione e la
trasmissione del Libro Unico del Lavoro e dei prospetti informativi relativi ai disabili nonché la trasmissione
della documentazione di natura contributiva; DM10, Emens o più recentemente Uniemens e Com.Unica).
Eventuali altre discipline che sembrerebbero “impattare” sulla stessa materia, anche se riferite a meri
adempimenti accessori quale la trasmissione di tale documentazione (ad esempio la previsione contenuta
nell’art. 44, -comma 9, della Legge n. 326/2003 in materia di dati contributivi) non potranno dunque che
essere lette alla luce o, meglio, in combinato disposto con l’art. 1, commi 1 e 4, della L. n. 12/1979.
Da ciò deriva quindi, sia pur indirettamente, che la predisposizione e la trasmissione della
documentazione lavoristica e contributiva previdenziale (DM.10, Emens o Uniemens e Com.Unica) non può
che essere effettuata da coloro che hanno titolo a legittimare la conformità dei dati elaborati alle disposizioni
di legge.
Inoltre va evidenziato che il soggetto che effettua la trasmissione della documentazione lavoristica e
contributiva e al contempo “interlocutore” degli Istituti previdenziali e di questo Ministero nei casi di richieste
di chiarimenti, integrazioni o correzioni della documentazione trasmessa; attività questa che, evidentemente,
non possono che provenire da coloro che sono responsabili dei dati trasmessi in virtù delle disposizioni della
citata L. n. 12/1979.
Da quanto premesso deriva in primo luogo che non risultano abilitati alla trasmissione della
documentazione lavoristica e previdenziale in via informatica i centri di elaborazione dati (CED) in quanto gli
stessi, ai sensi dell’art. 1, comma 5 della L. n. 12/1979 possono effettuare “esclusivamente” attività esecutive
e di servizio, quali le mere operazioni di calcolo e stampa dei dati retributivi nonché le attività strumentali ed
accessorie, come più volte evidenziato da questo Ministero (cfr. Vademecum sul Libro Unico del Lavoro del
5 dicembre 2008).
Parimenti non sono da considerarsi abilitati alla predisposizione e trasmissione della documentazione
lavoristica e previdenziale quei soggetti che possono svolgere solo adempimenti di natura fiscale, quali i
tributaristi e gli esperti tributaristi, i consulenti fiscali, i revisori contabili e i titolari di iscrizione alla CCIAA,
salvo che non si tratti di commercialisti o esperti contabili che abbiano provveduto ad informare
preventivamente la Direzione provinciale del lavoro competente per territorio dello svolgimento dell’attività di
consulenza del lavoro ai sensi della citata L. n. 12/1979.
Si ribadisce pertanto che risultano abilitati alla predisposizione e trasmissione della documentazione
relativa agli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti,
anche mediante strumenti telematici, solo i consulenti del lavoro e gli altri professionisti individuati dall’art. 1
comma 1, della L. n. 12/1979, nonché i servizi o centri di assistenza fiscale istituiti dalle associazioni di
categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese secondo le modalità dettale nel già richiamato
Vademecum sul Libro Unico del Lavoro emanato da questo Ministero.

Richiamando la predetta nota e quanto nella stessa previsto,l’Inail con la  nota n.3818/2011  annuncia che  non rilascerà nuove utenze ai responsabili Ced per inviare in via telematica i fogli salari, nell`ambito dell`autoliquidazione annuale dei premi. 

Infatti ,si ricorda che in  attesa di un chiarimento ministeriale, ai responsabili dei Ced l’Istituto   a suo tempo  aveva rilasciato     utenze provvisorie per accedere al sistema “Punto Cliente”  , per poi procedere all`invio dei fogli salari.

Posto che la   nota del ministero del Lavoro 7857/2010 ha precisato che i centri di elaborazione dati non risultano abilitati alla trasmissione della documentazione lavoristica e previdenziale invia informatica ,l’`Inail  ha stabilito che non solo non  rilascerà nuove utenze ,ma altresì che   provvederà   a disattivare  quelle gia   rilasciate.

VALORI CONTRIBUZIONE AGRICOLTURA ANNO 2011

25/05/2011

I valori della contribuzione di cui al titolo sono precisati nellam circolare Inps n.76 del24 maggio n.76  .

Nel precisare che a detti valori devono conformarsi   i lavoratori autonomi ,i coltivatori diretti e gli imprenditori professionali del settore agricolo,si allega il testo della citata circolare.

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Direzione Centrale Entrate
Roma, 23/05/2011
Circolare n. 76
Ai Dirigenti centrali e periferici
Ai Direttori delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
   periferici dei Rami professionali
Al Coordinatore generale Medico legale e
   Dirigenti Medicie, per conoscenza,Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
   di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
   per l’accertamento e la riscossione
   dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Ai Presidenti dei Comitati provinciali
Allegati n.1
 
OGGETTO: Coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2011.
SOMMARIO:
  1. Contribuzione I.V.S.
  2. Contribuzione di maternità
  3. Contribuzione I.N.A.I.L.
  4. Addizionale I.N.A.I.L. anno 2009
  5. Agevolazioni (territori montani  e zone  svantaggiate)
  6. Tabelle contributi anno 2011
  7. Modalità di pagamento

1. Contribuzione IVS.

Il calcolo dei contributi I.V.S., dovuti dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri ed imprenditori agricoli professionali, si basa sulla classificazione delle aziende nelle quattro fasce di reddito convenzionale, indicate nella “Tabella D”, allegata alla legge 2 agosto 1990, n. 233, rimodulate a partire dal 1° luglio 1997 dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146 e convertite in euro, come da circolare n. 83 del 23 aprile 2002.

Come é noto, ciascuna azienda è inclusa annualmente nella fascia di reddito convenzionale corrispondente al reddito agrario dei terreni condotti e/o a quello determinato dall’allevamento degli animali.

La contribuzione dovuta è determinata, ai sensi dell’art. 7 della legge 233/90, moltiplicando il reddito medio convenzionale – stabilito annualmente con Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sulla base della media delle retribuzioni medie giornaliere degli operai agricoli – per il numero di giornate indicate nella citata “Tabella D”, in corrispondenza della fascia di reddito convenzionale in cui è inserita l’azienda e applicando al risultato le aliquote percentuali come di seguito riepilogate. 

Con decreto del Direttore Generale per le Politiche Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 6 maggio 2011, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stato determinato il reddito medio convenzionale, per l’anno 2011, in Euro 51,47. Le aliquote da applicare al suddetto reddito rimangono immutate rispetto a quelle applicate gli anni precedenti, in quanto già a partire dal 2003 è stato raggiunto l’aumento complessivo di 3 punti percentuali previsto dall’art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 146/1997.

Pertanto per l’anno 2011 le aliquote da applicare sono le seguenti:

  • 18,30% (ridotta a 15,80% per i soggetti di età inferiore a 21 anni) per la generalità delle imprese;

 

  • 15,30% (ridotta a 10,80% per i soggetti di età inferiore ai 21 anni) per le imprese ubicate in territori montani o in zone svantaggiate.

 

Tenuto conto del contributo addizionale del 2%, previsto dall’art.12, ultimo comma, della legge 2 agosto 1990, n. 233, le aliquote complessive per il calcolo del contributo invalidità, vecchiaia e superstiti, dovute dai coltivatori diretti, mezzadri, coloni ed imprenditori agricoli professionali, per l’anno 2011, ammontano, rispettivamente a:

  • per i maggiori di 21 anni

 

      20,30% (per le zone normali)

      17,30% (per i territori montani e le zone svantaggiate)

  • per i minori di 21 anni

 

      17,80% (per le zone normali)

      12,80% (per i territori montani e le zone svantaggiate).

Si precisa, inoltre, che l’importo del contributo addizionale, di cui al comma 1, art. 17 della legge 3 giugno 1975, n. 160, per effetto del meccanismo di adeguamento periodico previsto dall’art. 22 della stessa legge, è pari, per l’anno 2011, a € 0,61  a giornata. 

  

 

2.    Contribuzione di maternità.

Anche per l’anno 2011 il contributo annuo, dovuto ai fini della copertura degli oneri derivanti dall’erogazione dell’indennità giornaliera di gravidanza e puerperio, è fissato nella misura di € 7,49, ai sensi dell’articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.

Tale contributo è dovuto, ai sensi dell’art. 6 della legge 29 dicembre 1987, n. 546 per ciascuna unità attiva iscritta nella Gestione speciale dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni e, ai sensi dell’articolo 66 del  D. Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (T.U. sulla maternità) per gli imprenditori agricoli professionali.

3.    Contribuzione INAIL.

Essendo stato raggiunto l’aumento dei contributi, previsto dall’art. 28 del decreto legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000, per il quinquennio 2001 – 2005, e fermo restando quanto stabilito dagli artt. 257 e 262 del T.U. INAIL, il contributo di cui all’art. 4 della legge 27 dicembre 1973, n. 852, dovuto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dai coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per l’anno 2011 resta fissato nella misura capitaria annua di:

 

  • € 768,50 (per le zone normali)
  • € 532,18 (per i territori montani e le zone svantaggiate).

 

4.       Addizionale INAIL.

 

Il Decreto del 21 ottobre 2010 emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 17 gennaio 2011, ai fini della copertura degli oneri relativi al “danno biologico”, ha determinato l’addizionale sui contributi assicurativi agricoli nella seguente misura:

  • aumento del 1,60 % dell’aliquota vigente per l’anno 2009.

 

Pertanto, l’INPS, quale ente preposto alla riscossione dei contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, provvederà al recupero del predetto contributo.

Il recupero sarà posto in riscossione unitamente all’imposizione contributiva relativa all’anno 2011 tramite lo stesso modello F24, come da tabella seguente:

 IMPORTO ADDIZIONALE INAIL PER DANNO BIOLOGICO
ANNO ZONE NON AGEVOLATE ZONE AGEVOLATE
2009  12,30 8,51

 

 

 

 

 

 

5.      Agevolazioni (territori montani e zone svantaggiate).

Al fine dell’individuazione delle aree in argomento, nei confronti delle categorie dei coltivatori diretti, coloni, mezzadri ed imprenditori agricoli professionali, occorre fare riferimento all’art. 9 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, per i territori montani,  e all’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984, per le zone agricole svantaggiate.

6.    Tabelle contributi anno 2011. 

Nell’Allegato 1 alla presente circolare  sono riportati aliquote, importi e relativa legenda dei contributi in vigore nell’anno 2011 per le categorie interessate.

 7.    Modalità di pagamento.

La riscossione avverrà tramite l’invio agli interessati di quattro modelli F24 di versamento unificato.

I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio,  il 16 settembre, il 16 novembre 2011 e il 16 gennaio 2012.

Allegato 1
 

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, MEZZADRI, COLONI E RISPETTIVI CONCEDENTI E

DAGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Contributo

Età

Zone normali

Territori montani e zone svantaggiate

1) Assicurazione IVS > 21 18,30% 15,30%
< 21 15,80% 10,80%
2) Addizionale IVS Legge 233/90   2 % 2 %
3) Addizionale IVS Legge 160/75   € 0,61 € 0,61
4) Indennità gravidanza e puerperio   € 7,49 € 7,49
5) Assicurazione INAIL   € 768,50 € 532,18

 

LEGENDA

Per la determinazione dei contributi di cui ai punti 1 e 2 le relative percentuali sono calcolate in riferimento al “reddito medio convenzionale” che per l’anno 2011 è pari a € 51,47.

L’addizionale fissa giornaliera di € 0,61 del punto 3 è calcolata nel limite massimo di n.156 giornate annue.

I punti 4 e 5 rappresentano, rispettivamente, il contributo in cifra fissa pro-capite per l’assicurazione obbligatoria gravidanza/puerperio e per l’INAIL.

Gli imprenditori agricoli professionali (IAP) sono tenuti al pagamento dei contributi per l’assicurazione contro l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, di cui ai punti 1, 2, 3, e al pagamento dei contributi per gravidanza e puerperio, di cui al punto 4, con esclusione della quota capitaria annua per l’assicurazione INAIL di cui al punto 5.

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, COLONI, MEZZADRI ED IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Maggiori di 21 anni – Zone normali

 

CD/CM

IAP

FASCIA 1 € 2.501,10 € 1.732,60
FASCIA 2 € 3.044,42 € 2.275,92
FASCIA 3 € 3.587,74 € 2.819,24
FASCIA 4 € 4.131,05 € 3.362,55

 

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, COLONI, MEZZADRI ED IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Maggiori di 21 anni – Territori montani e zone svantaggiate

 

CD/CM

IAP

FASCIA 1 € 2.023,90 € 1.491,72
FASCIA 2 € 2.486,93 € 1.954,75
FASCIA 3 € 2.949,95 € 2.417,77
FASCIA 4 € 3.412,97 € 2.880,79

 

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, COLONI, MEZZADRI ED IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Minori di 21 anni – Zone normali

  CD/CM IAP
FASCIA 1 € 2.300,37 € 1.531,87
FASCIA 2 € 2.776,77 € 2.008,27
FASCIA 3 € 3.253,18 € 2.484,68
FASCIA 4 € 3.729,59 € 2.961,09

 

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, COLONI, MEZZADRI ED IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Minori di 21 anni – Territori montani e zone svantaggiate

 

CD/CM

IAP

FASCIA 1 € 1.662,58 € 1.130,40
FASCIA 2 € 2.005,17 € 1.472,99
FASCIA 3 € 2.347,75 € 1.815,57
FASCIA 4 € 2.690,33 € 2.158,15

 

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, COLONI, MEZZADRI ED IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Ultrasessantacinquenni pensionati – Zone normali

 

CD/CM

IAP

FASCIA 1 € 1.638,54 € 870,04
FASCIA 2 € 1.910,20 € 1.141,70
FASCIA 3 € 2.181,86 € 1.413,36
FASCIA 4 € 2.453,52 € 1.685,02

 

IMPORTO ANNUO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, COLONI, MEZZADRI ED IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

ANNO 2011

Ultrasessantacinquenni pensionati – Territori montani e zone svantaggiate

 

CD/CM

IAP

FASCIA 1 € 1.281,79 € 749,61
FASCIA 2 € 1.513,30 € 981,12
FASCIA 3 € 1.744,81 € 1.212,63
FASCIA 4 € 1.976,32 € 1.444,14

ESAME SCHEMA TESTO UNICO APPRENDISTATO

24/05/2011

Di seguito  si  espongono  gli aspetti rilevanti  dello schena di Testo Unico dell’apprendistato
 presentato al Consiglio dei Ministri nella riunione del 5 magio 2011 , cercando di rimarcare   le differenze   tra lo  stesso e la   disciplina dell’istituto  ancora vigente.

Una prima  particolarità si coglie già nella definizione dell’apprendistato   , che dall’art.1 dello schema del T.U. viene ritenuto “un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla occupazione dei giovani”.

Vale a dire che  l’attenzione    si sposta dalla  così detta causa mista, tipica dell’apprendistato (prestazione di lavoro compensata daretribuzione e formazione professionale) , alla finalità che  questo  contratto si propone e cioè la realizzazione dell’occupazione dei giovani.

Una seconda novità è costituita  dall’indicazione legislativa  che l’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato
,cosa peraltro gia’ affermata nella risposta del Ministero del Lavoro all’interpello n.79/09 2.,in cui appunto si  afferma :”  Alla luce di quanto sopra esposto, appare possibile ritenere l’apprendistato quale contratto di
lavoro a tempo indeterminato, dal quale il datore di lavoro può recedere solo per giusta causa o
giustificato motivo, anche anteriormente alla scadenza del termine per il compimento
dell’addestramento, senza incorrere negli obblighi risarcitori caratteristici del recesso ante tempus
previsti per il contratto a tempo determinato.

 Quello che ,invece ,non muta nello schema del T.U.  è il numero  delle tipologie possibili     di contratto di apprendistasto, che infatti restano tre  ,  pur se sono individuate con qualche variazione nella terminologia delle stesse rispetto a quelle del dec.legvo n.276/03, posto che nello schema il  contratto di apprendistato è definito secondo le seguenti tipologie: a) apprendistato per la qualifica professionale; b) apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; c) apprendistato di alta formazione e ricerca.Le precisazioni apportate  sembrano suggerite  dalla volonta’ ed opportunità di superare  i contrasti circa la competenza di regolamentazione dell’istituto tra Stato e Regioni.
 
 Una terza   ben più  rilevante differenza,  rispetto  alla  regolamentazione  attualmente vigente ,risulta contenuta nell’art.2 dello schema del T.U .che al  comma 1  dichiara che  l’intera disciplina disciplina del contratto di apprendistato sarà rimessa ad appositi accordi interconfederali o a contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale, o aziendale, da associazioni dei datori e sindacati dei lavoratori comparativamente più rappresentative  sul piano nazionale.

Questo però dovra’ avvenire nel rispetto dei seguenti principi generali validi per l’intero terrotorio e pertutti i settori:

 a) forma scritta del contratto e del relativo piano formativo individuale da definire, anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali, entro trenta giorni dalla stipulazione del contratto;

b) divieto di retribuzione a cottimo;

 c) possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è finalizzato il contratto ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e in modo graduale alla anzianità di servizio;

d) presenza di un tutore o referente aziendale;

 e) possibilità, anche con il concorso delle regioni, di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni;

 f) registrazione della formazione effettuata e delle competenze acquisite nel libretto formativo del cittadino di cui all’articolo 2, comma 1, lett. i), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

 g) possibilità del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi anche nei percorsi di istruzione degli adulti;

 h) divieto per le parti di recedere dal contratto durante il periodo di formazione in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo;

 i) possibilità per le parti di recedere dal contratto al termine del periodo di formazione ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile. Se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso al termine del periodo di formazione il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”

Sottolineando che lascia perplessi  l’applicazione  della  previsione di cui alla lettera h) anche alll’apprendista ,a cui invece  dovrebbe essere consentito di  recedere  liberamente durante il rapporto di apprendistato  senza giustificazione, si fa presente che :

 a) L’APPRENDISTATO PER LA QUALIFICA PROFESSIONALE è rivolto ai
 ai lavoratori che anno compiuto  dai 15 anni di età,
b) L’APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE O CONTRATTO DI
MESTIERE è rivolto ai giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni che devono
completare il loro iter formativo e professionale,
 c)  L’APPRENDISTATO DI ALTA FORMAZIONE E RICERCA è rivolto a coloro che aspirano ad un più alto livello di formazione, nel campo della ricerca, del
dottorato e del praticantato in studi professionali.

Inoltre  lo schema introduce due  novità molto significative ,ossia:

 – la possibilità di assunzione, con contratto di apprendistato, per i lavoratori in mobilità , al fine di fornire una qualificazione o riqualificazione professionale, ed a  tali rapporti trova applicazione il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4 della medesima legge;

 – l’introduzione del contratto di apprendistato anche nelle Pubbliche Amministrazioni.
 Entrando   nel merito delle tre tipologie contrattuali previste dallo schema di decreto
legislativo ,si osserva quanto segue:

1.L’apprendistato per la qualifica professionale è applicabile in tutti i settori
produttivi, anche per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Gli apprendisti possono
essere assunti già dai quindici anni compiuti. La durata del contratto non può superare i
3 anni ed è determinata in base alla qualifica ed al titolo di studio da conseguire.
La regolamentazione dei profili formativi è rimessa alle Regioni e alle Province autonome
di Trento e Bolzano, d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il
Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca, sentite le associazioni dei datori
 di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano
nazionale, nel rispetto dei seguenti criteri e principi direttivi:
a) definizione della qualifica professionale6;
b) previsione di un monte ore di formazione, esterna od interna alla azienda, congruo
al conseguimento della qualifica professionale7;
c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o
aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più
rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli Enti bilaterali, delle
modalità di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli standard
generali fissati dalle regioni.
2.L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere è un contratto che ha come
obiettivo il conseguimento di una qualificazione contrattuale per i soggetti di
età compresa tra i diciotto  anni e i ventinove anni. L’assunzione può avvenire in
tutti i settori produttivi, anche nelle Pubbliche Amministrazioni
La durata del contratto non prevede un limite minimo ma solo un limite massimo che
è di sei anni e dipenderà dagli accordi interconfederali e dai contratti
collettivi, che si baseranno sull’età dell’apprendista e sul tipo di qualificazione da
conseguire. Anche le modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione
delle competenze tecnico-professionali e specialistiche, in funzione dei profili
professionali stabiliti nei sistemi di classificazione e inquadramento del personale,
dovranno essere considerate dagli accordi interconfederali e dai contratti
collettivi.
La formazione di tipo professionalizzante e di mestiere, svolta sotto la
responsabilità della azienda, è integrata dalla offerta formativa pubblica
finanziata dalle Regioni, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla
acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo di quaranta
ore per il primo anno e di ventiquattro per il secondo anno.
 Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17
ottobre 2005, n. 226, il contratto di apprendistato professionalizzante può essere stipulato a partire dal
diciassettesimo anno di età.
 
 3.L’apprendistato di alta formazione e ricerca è applicabile in tutti i settori
produttivi, sia essi privati che pubblici. Prevede che possono essere assunti ragazzi di
età compresa tra i diciotto10 anni e i ventinove anni, per i seguenti motivi:
a) per il conseguimento di un titolo di studio di livello secondario superiore,
b) per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi
i dottorati di ricerca,
c) per la specializzazione tecnica superiore11, con particolare riferimento ai diplomi
relativi ai percorsi di specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori12,
d) per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche,
e) per esperienze professionali.
Alle Regioni è rimessa la regolamentazione e la durata dell’apprendistato.
In assenza di regolamentazioni regionali l’attivazione dell’apprendistato di alta
formazione o ricerca è rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di
lavoro con le Università, gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di
ricerca. Questi soggetti regolamentano, altresì, i profili formativi.

Allo scopo di armonizzare le diverse qualifiche professionali acquisite secondo le diverse
tipologie di apprendistato e consentire una correlazione tra standard formativi e
standard professionali, il decreto prevede l’istituzione, presso il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, di un repertorio delle professioni predisposto
sulla base dei sistemi di classificazione del personale previsti nei contratti
collettivi di lavoro ed in coerenza con quanto previsto nelle premesse dalla intesa tra
Governo, Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010. 
 
   Le norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme: a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; b) assicurazione contro le malattie; c) assicurazione contro l’invalidità e vecchiaia.
  Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere con
contratto di apprendistato non può superare il 100 per cento delle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il datore di lavoro stesso. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle agenzie per il lavoro, per le ipotesi di somministrazione di cui all’articolo 20, commi 3 e 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.
 Le Regioni e le associazioni di categoria dei datori di lavoro possono definire, anche nell’ambito della bilateralità, le modalità per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di mestiere.
   Un ‘ultima   innovazione ,contenuta nell’art.7 dello schema di T.U  , concerne le sanzioni  per cui si aplicano le seguenti disposizioni  :

1. In caso di inadempimento nella erogazione della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità  stabilite , il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento, con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione. Qualora a seguito di attività di vigilanza sul contratto di apprendistato in corso di esecuzione emerga un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali adotterà un provvedimento di disposizione, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, assegnando un congruo termine al datore di lavoro per adempie.
2. Per ogni violazione delle disposizioni contrattuali collettive attuative dei principi di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a), b), c) e d), il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. In caso di recidiva la sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300 a 1500 euro. Alla contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente comma provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza nei modi e nelle forme di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, come sostituito dall’articolo 33 della legge 4 novembre 2010, n. 183. Autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 è la Direzione del lavoro territorialmente competente.
3. Fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti.
     trova applicazione il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4 della medesima legge.
  Ai fini del presente decreto legislativo per enti bilaterali si intendono esclusivamente quelli definiti all’articolo 2, comma 1, lett. h), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
 Infine si segnala che   con l’entrata in vigore del   T.U.  sono abrogati.

– l’articolo 16 della legge 24 giugno 1997, n. 196, la legge 19 gennaio 1955, n. 25,

– gli articoli da 47 a 53 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e ogni altra disposizione nazionale o regionale incompatibile.
 Per i settori in cui la disciplina di cui al presente decreto non è immediatamente operativa trovano applicazione, in via transitoria, le regolamentazioni contrattuali vigenti.
  La disciplina del reclutamento e dell’accesso, nonché l’applicazione del contratto di apprendistato per i settori di attività pubblici, di cui agli articoli 4 e 5 del presente decreto, è definita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
.

DECRETO MINISTERIALE IMPORTI 2011 FONDO SOSTEGNO VITTIME GRAVI INFORTUNI LAVORO

24/05/2011

 Si segnala che sulla Gazzetta Ufficiale n.116 del 20.5.2011,risulta pubblicato  il  sottoriportato   Decreto del Ministro del Lavoro 15 marzo 2011, relativo agli    importi per l’esercizio finanziario 2011  dei benefici del Fondo di sostegno per le vittime di gravi infortuni  sul lavoro. 

IL MINISTRO DEL LAVORO 
E DELLE POLITICHE SOCIALI

 Decreta:

 Articolo unico

1. Ferme restando le procedure, i requisiti e le modalita’ di accesso ai benefici del Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro individuati con il decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 19 novembre 2008 indicato in premessa, per gli eventi verificatesi tra il 1° gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011 l’importo della prestazione di cui all’art. 1, comma 1 del medesimo decreto 19 novembre 2008 e’ determinato secondo le seguenti quattro tipologie: ———————————————————- Tipologia N. superstiti Importo per nucleo superstiti (euro) ———————————————————- A 1 6.500,00 ———————————————————- B 2 10.500,00 ———————————————————- C 3 14.500,00 ———————————————————- D piu’ di 3 22.500,00 ———————————————————-

DECRETO SVILUPPO :INTERVENTI PER RICERCA SCIENTIFICA

24/05/2011

 In  favore della ricerca scientifica  l’art. n1 del decreto legge n.70/2011,in corso di conversione in legge ,prevede l’istituzione   ,in via sperimentale   per gli  anni  2011  e  2012,di   un credito di imposta a favore delle imprese che finanziano specifi  progetti    .

I progetti finanziati  devono essere  realizzati  in Universita’ ovvero enti pubblici di ricerca,che li possono      sviluppare    anche in associazione, in consorzio, in joint venture ,ecc. ,con  altre  qualificate  strutture  di  ricerca,  anche  private,  di
equivalente livello scientifico .

 Inoltre  si prevede   che  con  decreto  del Ministro  dell’istruzione,  dell’universita’  e  della  ricerca,   di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,possono essere individuate altre strutture finanziabili con  il credito d’imposta.

In ciascuno degli anni di sperimentazione,il credito d’imposta  spetta  in tre  quote annuali  per  l’importo  percentuale  che eccede la media degli investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010 ,fermo restando  che l’importo degli investimenti  in  progetti di  ricerca   e’   integralmente   deducibile dall’imponibile delle imprese finanziatrici .

 
Sotto il profilo operativo la disposizione in esame  prevede quanto segue:

 a) per Universita’ ed enti pubblici di ricerca si intendono:
      1) le Universita’,  statali  e  non  statali,  e  gli  Istituti
Universitari, statali e non statali, legalmente riconosciuti;
      2) gli enti pubblici di  ricerca  di  cui  all’articolo  6  del
Contratto collettivo  quadro  per  la  definizione  dei  comparti  di
contrattazione per il quadriennio  2006-2009,  nonche’  l’ASI-Agenzia
Spaziale Italiana;
      3)  gli  organismi  di  ricerca  cosi’  come   definiti   dalla
disciplina comunitaria in materia di  aiuti  di  Stato  a  favore  di
ricerca, sviluppo e innovazione, n. 2006/C 323/01,  lettera  d),  del
paragrafo 2.2;
    b) il credito di imposta:
      1) spetta per  gli  investimenti  realizzati  a  decorrere  dal
periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 e
fino alla chiusura del periodo di imposta in  corso  al  31  dicembre
2012;
      2)  compete  nella  misura  del  90  per  cento   della   spesa
incrementale  di  investimento  se  lo  stesso  e’  commissionato  ai
soggetti di cui alla lettera a);
      3)  deve  essere  indicato  nella  relativa  dichiarazione  dei
redditi e non concorre alla formazione del  reddito  ne’  della  base
imponibile dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive;
      4) non rileva ai fini del rapporto di cui agli  articoli  61  e
109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi,  di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  e
successive modificazioni;
      5) e’ utilizzabile esclusivamente  in  compensazione  ai  sensi
dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio  1997,  n.  241,  e
successive modificazioni, con esclusione delle fattispecie di cui  al
comma 2,  lettere  e),  f),  g),  h-ter)  e  h-quater)  del  medesimo
articolo;
      6) non e’ soggetto al limite annuale  di  cui  all’articolo  1,
comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.(euro 250 mila).

Sarà il Direttore dell’Agenzia entrate  ad  adottare   con proprio provvedimento  le disposizioni applicative  contenute nell’art.1del decreto sviluppo  articolo  ,che  assorbono il  credito  di  imposta
per la ricerca e lo sviluppo di cui al comma 25 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220,  con la conseguente soppressione dello stesso.

Infine resta stabilito che  per l’attuazione  di quanto previsto dall’art.1    e’ autorizzata  la  spesa
di 55 milioni di euro per l’anno 2011, di 180,8 milioni di  euro  per
l’anno 2012, di 157,2 milioni di euro per l’anno 2013 e di 91 milioni
di euro per l’anno 2014.

DECRETO SVILUPPO :TRASPARENZA ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI

23/05/2011

Si riportano di seguito alcune delle disposzioni inserite nell’art.6 del decreto sviluppo n.70/2011 concernenti l’argomento del titolo: 

  a) Le pubbliche amministrazioni  devono  pubblicare  sul  proprio
sito istituzionale l’elenco degli  atti  e  documenti  necessari  per
ottenere provvedimenti amministrativi; altri atti o documenti possono
essere  richiesti  solo  se  strettamente  necessari  e  non  possono
costituire ragione di rigetto dell’istanza del privato

 b)  Allo scopo  di  rendere  effettivamente  trasparente  l’azione
amministrativa  e  di  ridurre  gli  oneri  informativi  gravanti  su
cittadini e imprese: 
      1. le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma  2
del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  entro  90  giorni
dall’entrata in vigore del presente  decreto  pubblicano  sui  propri
siti  istituzionali,  per  ciascun  procedimento  amministrativo   ad
istanza di parte rientrante nelle proprie competenze, l’elenco  degli
atti e documenti che l’istante  ha  l’onere  di  produrre  a  corredo
dell’istanza. Dall’attuazione della presente disposizione non  devono
derivare nuovi  o  maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica  e  le
attivita’ ivi previste sono svolte nell’ambito delle  risorse  umane,
finanziarie e strumentali previste in base alla legislazione vigente; 
     2.in caso di mancato adempimento di quanto previsto al  numero
1)  la  pubblica  amministrazione  procedente  non  puo’   respingere
l’istanza adducendo la mancata produzione di un atto  o  documento  e
deve invitare l’istante  a  regolarizzare  la  documentazione  in  un
termine  congruo.  Il  provvedimento   di   diniego   non   preceduto
dall’invito di  cui  al  periodo  precedente  e’  nullo.  Il  mancato
adempimento di quanto previsto dal numero 1 e’ altresi’  valutato  ai
fini della attribuzione della retribuzione di risultato ai  dirigenti
responsabili; 
      3. il mancato adempimento di quanto previsto al numero 1),  nei
procedimenti di cui all’articolo 19 della legge  7  agosto  1990,  n.
241, legittima comunque l’istante ad iniziare l’attivita’ dalla  data
di presentazione della segnalazione certificata di inizio  attivita’.
In tal caso l’amministrazione non puo’ adottare  i  provvedimenti  di
cui all’articolo 19, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 prima
della scadenza del termine fissato per la regolarizzazione  ai  sensi
del numero 2; 
    4. la disposizione di cui al numero 1 non si  applica  per  gli
atti o documenti la cui produzione a corredo dell’istanza e’ prevista
da norme di legge, regolamento o da atti  pubblicati  sulla  Gazzetta
Ufficiale della repubblica Italiana; 
   c)  i regolamenti ministeriali o  interministeriali,  nonche’  i
provvedimenti amministrativi  a  carattere  generale  adottati  dalle
amministrazioni dello Stato,  al  fine  di  regolare  l’esercizio  di
poteri autorizzatori, concessori o certificatori,  nonche’  l’accesso
ai servizi pubblici ovvero la  concessione  di  benefici,  recano  in
allegato  l’elenco  di  tutti  gli  oneri  informativi  gravanti  sui
cittadini e le imprese introdotti o eliminati con gli atti  medesimi.
Per onere informativo si intende qualunque adempimento  che  comporta
la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione, la conservazione  e  la
produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione; 
       d) nei casi in cui  non  e’  prevista  la  pubblicazione  nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana degli  atti  di  cui  al
numero 4) gli  stessi  sono  pubblicati  sui  siti  istituzionali  di
ciascuna amministrazione, secondo i criteri e le  modalita’  definite
con apposito regolamento  emanato  con  decreto  del  Presidente  del
Consiglio dei ministri, su proposta  del  Ministro  per  la  pubblica
amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro  per  la
semplificazione  normativa,  entro  novanta  giorni  dall’entrata  in
vigore della legge di conversione del presente decreto. I questionari
di cui alla lettera c) dell’articolo 5  del  decreto  legislativo  26
novembre 2010, n. 216, sono resi disponibili sul sito internet  della
Societa’ per gli studi di settore – SOSE  s.p.a.;  con  provvedimento
del Ministero dell’economia  e  delle  finanze  da  pubblicare  nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e’  data  notizia  della
data  in  cui  i  questionari  sono  disponibili.   Dalla   data   di
pubblicazione  del  suddetto  provvedimento  decorre  il  termine  di
sessanta giorni previsto dalla medesima lettera c).

DECRETO SVILUPPO :SEMPLIFICAZIONI RIGUARDANTI APPALTI

23/05/2011

Le semplificazioni in materia di appalti  sono inserite nell’art.4 del decreto n.70/2011, precisando che rispetto alle stesse, in questa sede  si dedicherà  specifica attenzione a quelle che si riferiscono alla presentazione delle domande di partecipazione agli appalti  ed alla documentazione da unire alle stesse,che di regola sono particolarmente onerose   ,che dispoingono quanto segue:

1.In caso di presentazione  di  falsa  dichiarazione  o
falsa documentazione, nelle procedure di gara e negli affidamenti  di
subappalto, la stazione appaltante ne da’ segnalazione  all’Autorita’
che, se ritiene che siano state  rese  con  dolo  o  colpa  grave  in
considerazione della rilevanza o della  gravita’  dei  fatti  oggetto
della  falsa   dichiarazione   o   della   presentazione   di   falsa
documentazione, dispone l’iscrizione nel  casellario  informatico  ai
fini dell’esclusione dalle procedure di gara e dagli  affidamenti  di
subappalto ai sensi del comma 1, lettera h), per  un  periodo  di  un
anno, decorso il quale l’iscrizione e’ cancellata  e  perde  comunque
efficacia.”;

2.Il candidato o il concorrente  attesta  il  possesso  dei
requisiti mediante  dichiarazione  sostitutiva  in  conformita’  alle
previsioni  del  testo  unico  delle   disposizioni   legislative   e
regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,  in
cui indica tutte le condanne penali riportate,  ivi  comprese  quelle
per le quali abbia beneficiato della non menzione. Ai fini del  comma
1, lettera c),  il  concorrente  non  e’  tenuto  ad  indicare  nella
dichiarazione le condanne quando  il  reato  e’  stato  depenalizzato
ovvero per le quali e’ intervenuta la riabilitazione ovvero quando il
reato e’ stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso  di
revoca della condanna medesima.

3.
In caso di presentazione di falsa dichiarazione  o
falsa documentazione, ai fini della qualificazione, le SOA  ne  danno
segnalazione all’Autorita’ che, se ritiene che siano state  rese  con
dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravita’
dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione  di
falsa documentazione, dispone l’iscrizione nel casellario informatico
ai fini dell’esclusione dalle procedure di gara e  dagli  affidamenti
di subappalto ai sensi dell’articolo 38, comma 1, lettera m-bis), per
un periodo di un anno, decorso il quale l’iscrizione e’ cancellata  e
perde comunque efficacia.”;
 

 4. I soggetti competenti provvedono, secondo le  modalita’
indicate dall’Autorita’, ad inserire nella Banca dati  nazionale  dei
contratti pubblici di cui all’articolo 62-bis del decreto legislativo
7 marzo 2005, n. 82, la documentazione comprovante  il  possesso  dei
requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari richiesta  ai
sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo.

5. Le  stazioni  appaltanti  verificano  il  possesso  dei
requisiti di cui al comma 2-bis presso la Banca  dati  nazionale  dei
contratti pubblici, ove la relativa documentazione sia disponibile.”;

6.I bandi  sono  predisposti  dalle  stazioni  appaltanti
sulla base di modelli (bandi – tipo) approvati dall’Autorita’, previo
parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti  e  sentite
le categorie professionali interessate, con l’indicazione delle cause
tassative di esclusione di  cui  all’articolo  46,  comma  1-bis.  Le
stazioni appaltanti nella delibera a contrarre motivano espressamente
in ordine alle deroghe al bando – tipo.”;

7.Le stazioni appaltanti richiedono, di norma, l’utilizzo
di   moduli   di   dichiarazione   sostitutiva   dei   requisiti   di
partecipazione di ordine generale  e,  per  i  contratti  relativi  a
servizi e forniture o per i contratti relativi a  lavori  di  importo
pari o inferiore a 150.000  euro,  dei  requisiti  di  partecipazione
economico-finanziari   e   tecnico-organizzativi.   I   moduli   sono
predisposti dalle stazioni appaltanti sulla base dei modelli standard
definiti  con  decreto  del  Ministro  delle  infrastrutture  e   dei
trasporti, acquisito l’avviso dell’Autorita’.”.

8. I lavori di importo complessivo inferiore a un milione di
euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti,  a  cura  del
responsabile del procedimento,  nel  rispetto  dei  principi  di  non
discriminazione,   parita’   di   trattamento,   proporzionalita’   e
trasparenza, e secondo la procedura prevista dall’articolo 57,  comma
6; l’invito e’ rivolto, per lavori di  importo  pari  o  superiore  a
500.000 euro, ad almeno dieci  soggetti  e,  per  lavori  di  importo
inferiore a 500.000 euro, ad almeno  cinque  soggetti  se  sussistono
aspiranti  idonei  in  tali  numeri.

DECRETO SVILUPPO: MISURE DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA PER PRIVACY

23/05/2011

 Il decreto legge sullo sviluppo n.70/2011,in vigore dal 14.5.2011,contiene numerose disposizioni relative a misure di semplificazione amministrativa,   rispetto a cui di seguito si  evidenziano quelle  relative  alla  privacy

 Le semplificazioni su tale materia  sono disciplinate  dall’art.6 del decreto sviluppo,che ,dopo aver previsto nel comma 1 lettera a)  quanto segue::

1. Per ridurre  gli  oneri  derivanti  dalla  normativa  vigente  e
gravanti in particolare sulle piccole e medie imprese sono  apportate
con il seguente provvedimento, operativo in una logica  che  trovera’
ulteriori sviluppo, le modificazioni che seguono:
    a)  in  corretta  applicazione   della   normativa   europea   le
comunicazioni relative alla  riservatezza  dei  dati  personali  sono
limitate alla tutela  dei  cittadini,  conseguentemente  non  trovano
applicazione nei rapporti tra imprese;

 nel comma 2 aggiunge  :” Conseguentemente, alla disciplina vigente  sono  apportate,  tra
l’altro, le seguenti modificazioni:
    a) al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono  apportate
le seguenti modificazioni:
      1) all’articolo 5 e’ aggiunto in fine il seguente comma:
        “3-bis. Il trattamento dei dati personali relativi a  persone
giuridiche, imprese, enti o associazioni  effettuato  nell’ambito  di
rapporti intercorrenti esclusivamente tra i medesimi soggetti per  le
finalita’ amministrativo – contabili, come definite all’articolo  34,
comma 1-ter, non e’ soggetto all’applicazione del presente codice.”

In questo modo ,la legislazione italiana si allinea a quella degli altri Paesi europei,Austria esclusa,in quanto si stabilisce   che  la  protezione della riservatezza dei dati personali è limitata ai cittadini (cioè alle persone fisiche) e non trova applicazione nei rapporti tra imprese; o meglio i dati delle persone giuridiche, imprese, enti e associazioni (quindi non solo, come ora previsto, i dati relativi alle attività economiche) possono essere trattati senza vincoli, purchè si tratti di trattamenti per le normali finalità amministrativo-contabili ,la cui definizione è fornita dallo   stesso decreto,che  modificando il comma 1-bis dell’art. 34 sulle misure di sicurezza per i trattamenti dei dati con strumenti informatici , chiarisce che: “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, i trattamenti effettuati per finalità amministrativo-contabili sono quelli connessi allo svolgimento delle attività di natura organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, a prescindere dalla natura dei dati trattati. In particolare, perseguono tali finalità le attività organizzative interne, quelle funzionali all’adempimento di obblighi contrattuali e precontrattuali, alla gestione del rapporto di lavoro in tutte le sue fasi, alla tenuta della contabilità e all’applicazione delle norme in materia fiscale, sindacale, previdenziale-assistenziale, di salute, igiene e sicurezza sul lavoro”

Il punto 2 del comma dell’art.6 del decreto in esame contiene una seconda rilevante modifica ,che concerne l’informativa di cui all’art.13 del Codice dellaPrivacy per  curricula trasmessi spontaneamente dagli interessati.

Infatti  ,premesso che il predetto art.13 stabilisce che:

” 1. L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto circa:

a) le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati;

b) la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati;

c) le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;

d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati, e l’ambito di diffusione dei dati medesimi;

e) i diritti di cui all’articolo 7;

f) gli estremi identificativi del titolare e, se designati, del rappresentante nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 5 e del responsabile. Quando il titolare ha designato più responsabili è indicato almeno uno di essi, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalità attraverso le quali è conoscibile in modo agevole l’elenco aggiornato dei responsabili. Quando è stato designato un responsabile per il riscontro all’interessato in caso di esercizio dei diritti di cui all’articolo 7, è indicato tale responsabile.

il comma 2 dell’art.6  dispone che all’articolo 13, comma 5, disp e’ aggiunto in  fine  il  seguente
comma:
        “5-bis. L’informativa di cui al comma 1 non e’ dovuta in caso
di ricezione di curricula spontaneamente trasmessi dagli  interessati
ai fini dell’eventuale instaurazione di un  rapporto  di  lavoro.  Al
momento del primo contatto successivo all’invio  del  curriculum,  il
titolare e’ tenuto a fornire all’interessato,  anche  oralmente,  una
informativa breve contenente almeno gli elementi di cui al  comma  1,
lettere a), d) ed f). .”

Quanto sopra significa che,  soltanto in  un momento successivo   al primo contatto  ,  il titolare del trattamento,ad esempio   l’azienda che convoca l’interessato ,  durante il colloquio con il candidato,  : finalità e modalità del trattamento; soggetti che possono venire a conoscenza dei dati in quanto responsabili o incaricati del trattamento e ambito di diffusione dei dati; indicazione delle modalità per conoscere l’identità di tutti i responsabili del trattamento.

In relazione a quanto sopra  , il decreto sviluppo  inserisce  nell’art. 24 del Codice dellaPrivacy  un’apposita esclusione dell’obbligo del consenso per il trattamento dei dati dei curricula ricevuti. Infatti, il punto 3) del comma 2 dell’art. 6 del decreto  recitache: “all’art. 24, comma 1, lettera g) le parole: “anche in riferimento all’attività di gruppi bancari e di società controllate o collegate” sono soppresse” e dopo la lettera i) è aggiunta la lettera i-bis) che prevede che il trattamento dei dati comuni può essere effettuato senza consenso quando riguarda dati contenuti nei curricula, nei casi di cui all’articolo 13, comma 5-bis”.

Inoltre ,in forza della lettera 1 ter aggiunta all’art.24 del Codice dall’art.6 comma 2 punto ,si stabilisce che con esclusione della diffusione e fatto  salvo  quanto previsto  dall’articolo  130  del  presente   codice,   riguarda   la
comunicazione di dati tra societa’, enti o associazioni con  societa’
controllanti, controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del
codice civile ovvero con  societa’  sottoposte  a  comune  controllo,
nonche’ tra consorzi, reti di imprese e raggruppamenti e associazioni
temporanei di imprese  con  i  soggetti  ad  essi  aderenti,  per  le
finalita’ amministrativo contabili, come  definite  all’articolo  34,
comma 1-ter, e purche’ queste finalita’ siano previste  espressamente
con   determinazione   resa   nota    agli    interessati    all’atto
dell’informativa di cui all’articolo 13.”;

Proseguendo l’esame dell’art.6 comma 2 ,si perviene al n.4 ,secodo cui  l’esonero  dall’obbligo del consenso riguarda anche i dati sensibili contenuti nei curricula, infatti i detto numero 4  introduce una apposita deroga all’interno del comma 3 dell’art. 26 del Codice, inserendo dopo la lettera b) la nuova lettera b-bis che prevede che il comma 1 (obbligo di consenso scritto per il trattamento dei dati sensibili) non si applica al trattamento “dei dati contenuti nei curricula, nei casi di cui all’articolo 13, comma 5-bis”.

In tema di semplificazione amministrativa ,un punto molto importante è quello presente nel numero 5 dell’art.6 comma2 del decreto sviluppo,poichè lo stesso introduce l’esonero dall’obbligo di predisposizione del DPS (Documento Programmatico per la Sicurezza). Infatti, il punto 5) del comma 2 dell’art. 6 del decreto sostituisce il comma 1-bis dell’art 34 del Codice stabilendo che: “Per i soggetti che trattano soltanto dati personali non sensibili e che trattano come unici dati sensibili e giudiziari quelli relativi ai propri dipendenti e collaboratori, anche se extracomunitari, compresi quelli relativi al coniuge e ai parenti, la tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza è sostituita dall’obbligo di autocertificazione, resa dal titolare del trattamento ai sensi dell’articolo 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di trattare soltanto tali dati in osservanza delle misure minime di sicurezza previste dal presente codice e dal disciplinare tecnico contenuto nell’allegato B”.

Come si vede l’ampliamento dell’agevolazione è molto ampio ,in quanto:

 

a)   non si parla più solo di dati sanitari e sindacali, ma si parla ora di tutti i dati sensibili e giudiziari;

 b) nella versione precedente la platea degli interessati era ristretta a dipendenti e collaboratori, mentre nella versione del decreto per lo sviluppo, il trattamento di dati di coniugi e parenti del dipendente è compatibile con la semplificazione.

 

 Inoltre nela disposizione in parola si stabilisce , che: “In relazione a tali trattamenti, nonché a trattamenti comunque effettuati per correnti finalità amministrativo-contabili, in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il Garante, sentiti il Ministro per la semplificazione normativa e il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, individua con proprio provvedimento, da aggiornare periodicamente, modalità semplificate di applicazione del disciplinare tecnico contenuto nel citato allegato B) in ordine all’adozione delle misure minime di cui al comma 1”.

L’ultima modifica in materiadi semplificazioni  riguardanti la privacy è contenuta nel numero 6 dell’art.6 comma 2 del decrto esaminato  ,che aginge  all’articolo 130, comma 3-bis, del dec.legvo n.196/03, dopo  le  parole:  “mediantel’impiego del telefono” sono inserite le  seguenti:  “e  della  posta cartacea” e dopo le parole:  “l’iscrizione  della  numerazione  della quale e’ intestatario” sono inserite le seguenti: “e degli altri dati personali di cui all’articolo 129, comma 1,”;

In questo modo   il decreto estende  anche  al  marketing fatto per postala validità  del” registro delle opposizioni”,  così che  gli operatori di marketing diretto potranno utilizzare anche gli indirizzi degli abbonati contenuti nell’elenco telefonico per finalità promozionali senza dover preventivamente   chiedere il consenso , a meno che  da questi ultimi non risulti richiesta  l’iscrizione del proprio numero telefonico e del proprio indirizzo presso il registro delle opposizioni di recente istituito dalla L. n. 166/09 

LE NOVITA’ DECRETO SVILUPPO CIRCA ACCESSI ISPETTIVI

22/05/2011

Tra gli argomenti  affrontati dal decreto legge n.70/2011 ,in vigore  dal 14 maggio 2011 ed all’esame del Parlamento per la conversione in  legge entro il  termine  fissato dalla Costituzione, figura quello specificato nel titolo ,che  risulta disciplinato nell’art.7 ,recante il titolo “semplificazione fiscale”.

Infatti  nel comma1 di tale articolo si stabilisce che :

 Per ridurre il peso della burocrazia che grava sulle  imprese  epiu’ in generale  sui  contribuenti,  alla  disciplina  vigente  sono apportate modificazioni cosi’ articolate:
    a) esclusi i casi straordinari di controlli per salute, giustizia
ed emergenza, il controllo amministrativo in forma d’accesso da parte
di qualsiasi autorita’ competente deve essere unificato, puo’  essere
operato al massimo con cadenza semestrale, non puo’  durare  piu’  di
quindici giorni. Gli atti compiuti  in  violazione  di  quanto  sopra
costituiscono, per  i  dipendenti  pubblici,  illecito  disciplinare.
Codificando la prassi,  la  Guardia  di  Finanza,  negli  accessi  di
propria competenza presso le imprese, opera, per quanto possibile, in
borghese.

Inoltre il comma 2 dello stesso articolo  dispone che:

 In funzione di quanto previsto al comma 1, sono  in  particolare
introdotte le seguenti disposizioni:
    a)  al  fine  di  ridurre  al  massimo  la  possibile   turbativa
nell’esercizio delle attivita’ delle imprese di  cui  all’articolo  2
dell’allegato    alla     Raccomandazione     2003/361/CE     recante
“Raccomandazione della Commissione relativa  alla  definizione  delle
microimprese,  piccole  e  medie   imprese”,   nonche’   di   evitare
duplicazioni  e  sovrapposizioni  nell’attivita’  di  controllo   nei
riguardi  di  tali  imprese,  assicurando   altresi’   una   maggiore
semplificazione dei relativi procedimenti e la riduzione  di  sprechi
nell’attivita’ amministrativa, gli  accessi  dovuti  a  controlli  di
natura amministrativa disposti nei confronti delle  predette  imprese
devono  essere  oggetto  di  programmazione  da  parte   degli   enti
competenti e  di  coordinamento  tra  i  vari  soggetti  interessati.
Conseguentemente:
      1) a livello statale, con decreto di natura  non  regolamentare
del Ministro dell’economia  e  delle  finanze,  di  concerto  con  il
Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  sono  disciplinati
modalita’ e termini idonei a garantire  una  concreta  programmazione
dei controlli in materia fiscale  e  contributiva,  nonche’  il  piu’
efficace coordinamento dei conseguenti accessi presso i locali  delle
predette imprese da parte delle Agenzie  fiscali,  della  Guardia  di
Finanza,  dell’Amministrazione  autonoma  dei  monopoli  di  Stato  e
dell’INPS e del Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali  –
Direzione generale per l’attivita’ ispettiva, dando, a tal  fine,  il
massimo impulso allo scambio telematico di dati e informazioni fra le
citate  Amministrazioni.  Con  il  medesimo   decreto   e’   altresi’
assicurato che, a fini  di  coordinamento,  ciascuna  delle  predette
Amministrazioni  informa  preventivamente  le  altre  dell’inizio  di
ispezioni e verifiche, fornendo al  termine  delle  stesse  eventuali
elementi acquisiti utili ai fini  delle  attivita’  di  controllo  di
rispettiva competenza. Inoltre, secondo una prassi gia’  consolidata,
gli appartenenti al Corpo  della  Guardia  di  Finanza  eseguono  gli
accessi in borghese;
      2) a livello substatale, gli  accessi  presso  i  locali  delle
imprese disposti dalle  amministrazioni  locali  inserite  nel  conto
economico   consolidato   della   pubblica   amministrazione,    come
individuate dall’Istituto nazionale di statistica  (ISTAT)  ai  sensi
dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n.  196,  ivi
comprese le Forze di Polizia locali comunque denominate e le  aziende
ed agenzie regionali e  locali  comunque  denominate,  devono  essere
oggetto di programmazione periodica. Il coordinamento  degli  accessi
e’ affidato, ove istituito, allo Sportello  unico  per  le  attivita’
produttive (SUAP) di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto  legge
25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla  legge  6
agosto 2008, n. 133, ovvero  alle  Camere  di  commercio,  industria,
artigianato e agricoltura competenti per territorio.
      3) gli accessi sono svolti nell’osservanza del principio  della
contestualita’ e della non ripetizione per periodi di tempo inferiori
al semestre;
      4) gli atti e i provvedimenti, anche sanzionatori, adottati  in
violazione delle disposizioni di cui ai numeri  1)-3)  costituiscono,
per  i  dipendenti  pubblici  che   li   hanno   adottati,   illecito
disciplinare;
      5) le disposizioni di cui ai numeri 1)-4) non si  applicano  ai
controlli ed agli accessi in materia di repressione dei  reati  e  di
tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui  al
decreto  legislativo  9  ottobre  2008,  n.  81,  nonche’  a   quelli
funzionali  alla  tutela   dell’igiene   pubblica,   della   pubblica
incolumita’, dell’ordine e della sicurezza pubblica. Non si applicano
altresi’ ai controlli decisi con provvedimento adeguatamente motivato
per ragioni di necessita’ ed urgenza;
    b)  le  disposizioni  di  cui  alla  lettera   a)   costituiscono
attuazione dei principi di cui all’articolo 117, comma 2, lettera e),
m), p), r) della  Costituzione  nonche’  dei  principi  di  cui  alla
direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio  del  12
dicembre  2006  e  della  normativa   comunitaria   in   materia   di
microimprese, piccole e medie imprese. Le Regioni a statuto  speciale
e le Province autonome  di  Trento  e  Bolzano  adeguano  la  propria
legislazione alle disposizioni di cui ai commi precedenti, secondo  i
rispettivi statuti e le relative norme di attuazione;
    c) dopo il secondo periodo del comma  5  dell’articolo  12  della
legge 27 luglio 2000, n. 212,  recante  disposizioni  in  materia  di
Statuto dei diritti del contribuente, e’ aggiunto  il  seguente:  “Il
periodo di permanenza presso la sede del contribuente di cui al primo
periodo, cosi’ come l’eventuale proroga ivi prevista, non puo’ essere
superiore a quindici giorni in tutti i casi in cui  la  verifica  sia
svolta presso la sede  di  imprese  in  contabilita’  semplificata  e
lavoratori autonomi; anche in tali casi,  ai  fini  del  computo  dei
giorni lavorativi, devono essere considerati i  giorni  di  effettiva
presenza  degli  operatori  civili  o  militari  dell’Amministrazione
finanziaria presso la sede del contribuente.”;
    d) le disposizioni di cui all’articolo 12 del legge del 27 luglio
2000 n. 212, concernente  disposizioni  in  materia  di  statuto  dei
diritti  del  contribuente,  si  applicano  anche  nelle  ipotesi  di
attivita’  ispettive  o  di  controllo  effettuate  dagli   enti   di
previdenza e assistenza obbligatoria; 
   
    h) le agenzie fiscali e  gli  enti  di  previdenza  e  assistenza
obbligatoria e il Ministero del  lavoro  e  delle  politiche  sociali
possono stipulare, nei limiti delle risorse disponibili in base  alla
legislazione vigente, apposite  convenzioni  con  le  Amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo  30
marzo 2001, n. 165,  gli  enti  pubblici  economici  e  le  Autorita’
amministrative indipendenti per acquisire, in via telematica, i  dati
e le informazioni personali, anche  in  forma  disaggregata,  che  le
stesse detengono per obblighi istituzionali al fine  di  ridurre  gli
adempimenti dei cittadini e delle imprese e rafforzare  il  contrasto
alle  evasioni  e  alle  frodi  fiscali,  contributive  nonche’   per
accertare il diritto e la  misura  delle  prestazioni  previdenziali,
assistenziali e di sostegno  al  reddito.  Con  la  convenzione  sono
indicati i motivi che rendono necessari  i  dati  e  le  informazioni
medesime. La mancata fornitura dei dati  di  cui  al  presente  comma
costituisce  evento  valutabile   ai   fini   della   responsabilita’
disciplinare e, ove ricorra, della responsabilita’ contabile.