RAPPORTO TRA INDENNITA’ MOBILITA’ E TRATTAMENTI PENSIONISTICI

 L’argomento specificato nel titolo è preso in considerazione e disciplinato da varie disposizioni legislative ed amministrative,che di seguito vengono esaminate.

 Anzitutto è da tener conto dell’   art.7 comma 3 della legge n.223/91  ,secondo cui:” L’indennità di mobilità  non è corrisposta successivamente alla data del compimento dell’età pensionabile ovvero, se a questa data non è ancora maturato il diritto alla pensione di vecchiaia, successivamente alla data in cui tale diritto viene a maturazione  “.

Pertanto , in  base a detta norma si determina  incompatibilità assoluta  con il    raggiungimento del titolo  alla  pensione di vecchiaia  al   godimento dell’indennità di mobilità, nel senso che quest’ultima    cessa  quando si matura  il diritto alla pensione di vecchiaia ,che, secondo la legislazione ora vigente   ,per  i dipendenti che  perfezionano   i  requisiti   dall’1.1.2011  comincia ad essere   liquidata  dopo  12 mesi 

 La seconda  disposizione legislativa  da evidenziare   è   contenuta nell ‘art.. 6 commi 7 ed 8   del dec.legge  19.7.1993 n.148 ,convertito in  legge n.236/93 ,in cui si stabilisce   ,anche a modifica di quanto stabilito  dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,sopra riportato   :

“7 .  A DECORRERE DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO, I TRATTAMENTI ORDINARI E SPECIALI DI DISOCCUPAZIONE E L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ SONO INCOMPATIBILI CON I TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIRETTI A CARICO DELL’ASSICURAZIONE GENERALE OBBLIGATORIA PER L’INVALIDITÀ, LA VECCHIAIA ED I SUPERSTITI DEI LAVORATORI DIPENDENTI, DEGLI ORDINAMENTI SOSTITUTIVI, ESONERATIVI ED ESCLUSIVI DELL’ASSICURAZIONE MEDESIMA, NONCHÉ DELLE GESTIONI SPECIALI DEI LAVORATORI AUTONOMI.

8 .  SONO INCOMPATIBILI CON I TRATTAMENTI DI DISOCCUPAZIONE E CON L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ, A DECORRERE DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 23 LUGLIO 1991, N. 223, I TRATTAMENTI DI PENSIONAMENTO ANTICIPATO, COMPRESI QUELLI CONCESSI AI SENSI DEGLI ARTICOLI 27 E 29 DELLA STESSA LEGGE 23 LUGLIO 1991, N. 223.”

  La predetta  disposizione, sancise  dal  21 .7 93 – giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dec.legge n.148/93-  la cessazione dal godimento  dell’indennita ‘ di mobilità  a carico di  chi è percettore di  una qualsiasi pensione diretta a carico della assicurazione I .V .S. ,compresi   ,   dall’entrata in vigore della legge n.223/91 ,i  trattamenti di pensionamento anticipato previsti dalla stesssa legge.

In ordine alla previsione del citato comma 7 dell’art.6  della legge n.236/93,si ritiene di osservare che per la sussistenza dell’incompatibilità tra indennità di mobilità ed i  trattamenti pensionistici diretti ,a differenza di quanto risultava richiesto  dall’art.7 comma 3  della  legge n.223/91 per la pensione di vecchiaia ,  agli effetti della  la cessazione  dell’indennità di mobilità  non risulta più  sufficiente che il lavoratore abbia  maturato il diritto alla pensione   a causa del   al possesso dei  relativi    requisiti  ,ma è necessario che egli sia   titolare della pensione  diretta.

Pertanto ,richiamando ancora una volta la normativa  sulle pensioni attualmente vigente , che ,come è noto,rinvia di 12 mesi ,rispetto  alla domanda, il conseguimento effettivo della pensione di  vecchiaia e di anzianità , si ha ragione di ritenere che , utilizando il    periodo di mobilità ,così come ancora  spettante    in base all’età anagrafica ed  all’anzianità aziendale  maturata ,il lavoratore possa continuare   a beneficiare dell’indennità di mobilità   per tutto il tempo o per parte dello stesso in cui dovra’   attendere  l’apertura della finestra necessaria a percepire la pensione.

 Per otenere  conferma  a  quanto sopra ,risulta rivolto al Servizio INPS RISPONDE il seguente quesito :

SI CHIEDE SE SIA CONDIVISIBILE CHE I DIPENDENTI ¸ CHE MATURANO I
RELATIVI REQUISITI E RICHIEDANO LA PENSIONE DI VECCHIAIA O DI
ANZIANITA`MENTRE BENEFICIANO DELL`INDENNITÀ DI MOBILITA`¸ CONTINUANO A
PERCEPIRE L`INDENNITA` DI MOBILITA`IN ATTESA DELL`APERTURA DELLA FINESTRA
NECESSARIA PER PERCEPIRE LA PENSIONE. QUANTO SOPRA IN APPLICAZIONE DELL
`ART.. 6 COMM A 7 DEL DEC.LEGGE 19.7.1993 N.148 ¸CONVERTITO IN LEGGE
N.236/93 ¸IN CUI SI STABILISCE CHE « . A DECORRERE DALLA DATA DI
ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO¸ I TRATTAMENTI ORDINARI E SPECIALI
DI DISOCCUPAZIONE E L`INDENNITÀ DI MOBILITÀ SONO INCOMPATIBILI CON I
TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIRETTI A CARICO DELL`ASSICURAZIONE GENERALE
OBBLIGATORIA PER L`INVALIDITÀ¸ LA VECCHIAIA ED I SUPERSTITI DEI LAVORATORI
DIPENDENTI¸ DEGLI ORDINAMENTI SOSTITUTIVI¸ ESONERATIVI ED ESCLUSIVI
DELL`ASSICURAZIONE MEDESIMA¸ NONCHÉ DELLE GESTIONI SPECIALI DEI LAVORATORI
AUTONOMI.» VALE A DIRE CHE PER L`INCOMPATIBILITÀ NON BASTA IL POSSESSO
DEI REQUISITI E LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI PENSIONE¸ MA RISULTA
NECESSARIO CHE IL LAVORATORE PERCEPISCA LA PENSIONE.

La risposta pervenuta contiene quanto segue:

 
 
Gentile utente,
con riferimento alla Sua richiesta con numero di protocollo
INPS.CCBFF.03/05/2011.0274426 del 03/05/2011 13.21.04, Le comunichiamo
quanto segue:
Gentile utente,
la informiamo che l’indennità cessa dalla data di cancellazione dalle liste
di mobilità anche per pensionamento del lavoratore (data decorrenza della
pensione).

 La  terza  disposizione legislativa a cui riportarsi rispetto all’argomento in parola   è  l’articolo 2, comma 5, della legge n. 451/1994,di conversione de decreto legge n.299/94, in cui si  prevede  che  alla fine del comma 7  dell’art.  6 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  nella  legge 19 luglio 1993, n. 236,  sono aggiunti  i seguenti periodi: “All’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità. In caso di opzione a favore del trattamento di mobilità l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento, ovvero in caso di sua corresponsione anticipata, per il periodo corrispondente all’ammontare della relativa anticipazione del trattamento di mobilità.”. 

 Vale a dire che  a far data dal 21.5.1994 ,data d’entrata in voigore del decreto legg n.299/94 ,convertito   in legge n.451/94, , a fronte    di   quanto previsto sia dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,sia   dall’art.  art.6 commi 7 ed 8  della legge n.236/93 ,risulta   modificato  il  criterio  della incompatibilita’  tra tutte le prestazioni di disoccupazione e i trattamenti pensionistici diretti,essendo stata introdotta    la facolta’,per  i  lavoratori  iscritti  nelle  liste  di mobilita’ e che fruiscono dell’assegno o della  pensione  di  invalidita’,  di
optare fra tali trattamenti e quello di mobilità ,così che in  caso di opzione in favore  dell’indennità di mobilita’,l’assegno  e  la pensione di invalidità   non si perdono ,ma   restano soltanto    sospesi   per tutto il periodo in cui gli interessati beneficiano dell’indennità di mobilità e, in caso di corresponsione anticipata dell’indennità stessa, ai sensi dell’articolo 7, comma 5, della legge n. 223/1991, per il periodo corrispondente all’ammontare dell’anticipazione corrisposta agli interessati ed in proposito chiarimenti operativi sono contenuti   nella circolare   circ. Inps n. 178 del 9 giugno 1994, punto A – 5 .

La citata circolare precisa altresì che  :

a)   nell’ipotesi   in cui i lavoratori diventino titolari di assegno di invalidità successivamente alla data di iscrizione nelle liste di mobilità, gli stessi possono esercitare la facoltà di opzione a favore dell’indennità entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato il provvedimento di accoglimento della domanda di assegno di invalidità,fermo restando naturalmente che  se i lavoratori non esercitino tale opzione o l’opzione stessa venga effettuata in ritardo, l’indennità di mobilità corrisposta diventa indebita e deve essere recuperata ; 

 b)  i   lavoratori che abbiano esercitato la facoltà di opzione per l’indennità di mobilità, possono rinunciare all’indennità in qualsiasi momento, ripristinando il pagamento dell’assegno di invalidità. La rinuncia, che ha valore dalla data in cui viene effettuata, è definitiva e il lavoratore non può più essere ammesso a percepire la parte residua di mobilità.


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