NUOVA DECISIONE FAVOREVOLE RIFORMA DECRETO LEG.VO N.150/09

 Come è noto l’art.65 del dec.lgvo n.150/09 prevede quanto segue :

“1. Entro il 31 dicembre 2010, le parti adeguano i contratti collettivi integrativi vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto alle disposizioni riguardanti la definizione degli ambiti riservati, rispettivamente, alla contrattazione collettiva e alla legge, nonche’ a quanto previsto dalle disposizioni del Titolo III del presente decreto.

2. In caso di mancato adeguamento ai sensi del comma 1, i contratti collettivi integrativi vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto cessano la loro efficacia dal 1° gennaio 2011 e non sono ulteriormente applicabili.

3. In via transitoria, con riferimento al periodo contrattuale immediatamente successivo a quello in corso, definiti i comparti e le aree di contrattazione ai sensi degli articoli 40, comma 2, e 41, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituiti, rispettivamente, dagli articoli 54 e 56 del presente decreto legislativo, l’ARAN avvia le trattative contrattuali con le organizzazioni sindacali e le confederazioni rappresentative, ai sensi dell’articolo 43, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nei nuovi comparti ed aree di contrattazione collettiva, sulla base dei dati associativi ed elettorali rilevati per il biennio contrattuale 2008-2009. Conseguentemente, in deroga all’articolo 42, comma 4, del predetto decreto legislativo n. 165 del 2001, sono prorogati gli organismi di rappresentanza del personale anche se le relative elezioni siano state già indette. Le elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010.

4. Relativamente al comparto regioni e autonomie locali, i termini di cui ai commi 1 e 2 sono fissati rispettivamente al 31 dicembre 2011 e al 31 dicembre 2012, fermo restando quanto previsto dall’articolo 30, comma 4.

5. Le disposizioni relative alla contrattazione collettiva nazionale di cui al presente decreto legislativo si applicano dalla tornata successiva a quella in corso.”

La validità ed applicazione di quanto contenuto in detta disposizione risulta affermata nella circola del Dipartimento Funzione Pubblica n.7 /2010 , ma ciò malgrado  sono intervenute alcune decisioni della magistratura contrarie  all’immediata applicazione della disposizione in questione ed in merito tra le altre   si ricorda  quella del giudice del lavoro di Trieste  contenuta nel decreto  del 6 ottobe 2010.

Ma la norma citata è stata dichiarata legittima ed applicabile da altre decisioni, nel senso che dopo quella del giudice di Pesaro  n.417/2010,è intervenuta quella  del tribunale di Venezia in data 14 marzo 2011.

Il Tribunale di Pesaro ha sancito che la piena operatività del D.Lgs. n. 150/2009 non è condizionata da un diritto transitorio legatoall’adeguamento dei contratti, smontando efficacemente tutte le interpretazioni su cui erano state
fondate le decisioni dei giudici monocratici, con l’emanazione di decreti in via di urgenza.
Innanzitutto, i giudici del tribunale di Pesaro hanno affermato che le clausole contrattuali collettive
contrastanti con il sistema basato sulla riforma della Legge Brunetta devono intendersi sostituite di
diritto con le previsioni contenute nella legge, unica soluzione giuridicamente corretta del contrasto
tra legge e contratti. La sentenza del Tribunale, in definitiva, fornisce un’interpretazione conforme a
quella data dal Ministero per la pubblica amministrazione e innovazione con circolare 13 maggio
2010, n. 7.
In secondo luogo, la sentenza n. 417/2010 fa chiarezza su una situazione fonte di confusione nelle
precedenti decisioni dei giudici del lavoro monocratici, che hanno ritenuto che l’applicazione delle
novità in tema di gestione del rapporto previste dalla Riforma Brunetta fossero condizionate
dall’articolo 65 dello stesso D.Lgs. n. 150/2009 al previo e necessario adeguamento dei contratti
decentrati. Per il giudice del lavoro di Pesaro, invece, i commi 1-4 dell’articolo 65 citato si
riferiscono espressamente ai contratti collettivi integrativi, per cui le norme attinenti al loro
necessario adeguamento non si applicano ai contratti collettivi nazionali.

Il giudice delLavoro di  Venezia è stato ancora più esplicito ,avendo affermato che  l’applicazione della riforma Brunetta non può configurare condotta antisindacale, perché è un dovere del dirigente pubblico.

  . Oggetto della controversia, in questo caso, la decisione di un dirigente scolastico di non sottoporre alla contrattazione decentrata materie che, pur essendo rimesse a tale forma di relazione dall’articolo 6, lettera m), del Ccnl 29/11/2007 del comparto scuola, riguardavano tuttavia l’organizzazione degli uffici e la gestione del personale.  che risultano ambiti, attribuiti dal dlgs 150/2009 all’esclusiva competenza della dirigenza,  per cui    i ammette alcuna  soltanto   l’informazione.al sindacato   . Il giudice veneziano esclude radicalmente che il dirigente scolastico abbia posto in essere una condotta antisindacale, mostrandosi contrario alla contrattazione decentrata sulla base di un proprio convincimento e sostiene che il medesimo    ha operato bene e doverosamente. Infatti, da un lato si è attenuto alle previsioni della circolare 7/2010 del dipartimento della funzione pubblica. Dall’altro, essendo gravato dell’obbligo di adottare gli atti di organizzazione dell’ufficio, era tenuto a fornire una propria interpretazione circa l’ambito temporale di applicazione del dlgs 150/2009.     ,ispirato dal desideriodi  non arrecare danni alle prerogative sindacali: infatti ha proseguito nella negoziazione integrativa fino a tutto il 31/12/2010, nonostante il mancato consenso del sindacato.

Secondo il    decreto del giudice veneziano  l’articolo 65 del dlgs 150/2009, erroneamente ritenuto dai sindacati e dalle prime decisioni dei giudici del lavoro alla stregua di norma di diritto transitorio, non costituisce ostacolo alcuno al pieno dipanarsi dell’operatività della riforma-Brunetta. Detto articolo 65, infatti, si limita a mantenere in vita solo i contratti decentrati vigenti al 15/11/2009, ma fino al 31/12/2010 (per le amministrazioni locali, il termine è al 31/12/2011). Se i contratti già vigenti al momento dell’entrata in vigore della riforma restano efficaci al verificarsi delle scadenze previste proprio dall’articolo 65 «tanto più deve ritenersi esclusa la possibilità di stipulare nuovi contratti integrativi in contrasto con la disciplina di cui al dlgs 150/09». Insomma la conservazione di efficacia dei contratti integrativi stipulati prima del 15/11/2009, che per altro non solo possono, ma devono essere adeguati alla riforma se i loro contenuti siano con essa incompatibili, non consente di stipulare, a riforma vigente, contratti decentrati nuovi in contrasto con la stessa.

Il decreto   sostiene inoltre che a far data dall’1/1/2011 si è determinata la sostanziale disapplicazione delle clausole dei contratti collettivi nazionali vigenti al momento dell’entrata in vigore del dlgs 150/2009 che disciplinavano la contrattazione integrativa affidandole materie riferibili all’organizzazione degli uffici e alla gestione del personale.

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