PROVVEDIMENTI GARANTE PRIVACY

In relazione alla particolarità e rilevanza delle questioni affrontate  , si dà notizia dei provvedimenti emessi di recente dall’Autorita indicata nel titolo .

1.Fondo per il diritto al lavoro dei disabili e trattamento di dati sensibili – 3 febbraio 2011

Vista la richiesta di parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; in ordine ad alcune proposte di modifica del decreto interministeriale 4 febbraio 2010 concernente i criteri e le modalità per la ripartizione fra le Regioni e le Province autonome delle disponibilità del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili   adottato ai sensi dell’articolo 13 della legge 12 marzo 1999 n. 68, istitutiva del Fondo, che prevede alcuni flussi di dati identificativi delle persone disabili fra le Regioni o le Province autonome e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

In particolare, l’articolo 2, comma 4, del decreto stabilisce: “Le regioni e le province autonome comunicano entro il 28 febbraio di ogni anno, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il punteggio assegnato per ciascuna richiesta ritenuta ammissibile, indicando altresì nella comunicazione: ragione sociale; partita IVA o codice fiscale del datore di lavoro privato; codice fiscale del disabile assunto; percentuale di riduzione della capacità lavorativa del disabile assunto o minorazione ascritta alle categorie di cui alla tabella del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978. n. 915 e successive modifiche; presenza di handicap intellettivo e psichico, indipendentemente dalla percentuale di invalidità; data di assunzione;  tipologia di convenzione; ammontare del costo salariale annuo del disabile assunto.”.

Il successivo articolo 6 del medesimo decreto prevede che le Regioni e le Province autonome trasmettano, entro il 31 ottobre di ogni anno, al Ministero, per il successivo inoltro all’Unione europea, una relazione recante, fra l’altro, l’indicazione dei seguenti dati: “codice fiscale del lavoratore assunto, sesso, cittadinanza, titolo di studio, percentuale di riduzione della capacita lavorativa o minorazione ascritta alle categorie di cui alla tabella del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915 e successive modificazioni, ovvero presenza di handicap intellettivo o psichico, indipendentemente dalla percentuale di invalidità …”.

RILEVATO

1. Nell’ambito dei lavori di un tavolo tecnico tra le Regioni e l’Ufficio del Garante è stata rilevata la mancanza di una base normativa idonea a legittimare i predetti flussi di dati, peraltro sensibili, degli interessati, posto che i trattamenti di dati personali di tale natura sono consentiti solo ove previsti da norme di legge o di regolamento (art. 20 del Codice in materia di protezione dei dati personali).

L’Amministrazione interessata ha rilevato, peraltro, che la comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di dati identificativi delle persone disabili non risulta, in effetti, necessaria – alla luce della normativa vigente, anche europea – in relazione alle finalità attribuite dalla legge al predetto dicastero in tale materia (riparto del Fondo; verifiche e valutazioni), finalità che possono, comunque, essere perseguite mediante il trattamento di soli dati anonimi.

Conseguentemente, la stessa Amministrazione ha ritenuto di modificare le disposizioni del decreto in questione espungendo dagli articoli 2, comma 4, e 6, comma 2, ogni riferimento a dati identificativi delle persone disabili e inserendo in quest’ultima disposizione un rinvio espresso alle norme europee cui le relazioni delle Regioni devono conformarsi (Regolamenti della Commissione nn. 800/2008 e  794/2004).

2. A completamento della disciplina, al citato articolo 6 è aggiunto un nuovo comma volto a prevedere espressamente, in capo alle Regioni e alle Province autonome, l’obbligo di conservazione dei dati dettagliati relativi agli incentivi erogati in virtù dell’articolo 13 della legge 68/99; ciò, al fine di renderli disponibili sia per i controlli in ambito europeo, sia per le verifiche e valutazioni da parte del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell’art. 13, comma 10, delle legge n.  68/1999.

 

Il Garante ritiene condivisibili le modifiche   ad espungere ogni riferimento a dati identificativi delle persone disabili rendono, infatti, conforme il decreto al quadro normativo vigente in materia, anche europeo; la previsione espressa dell’obbligo di conservazione dei dati di cui al nuovo comma dell’articolo 6 risulta, a sua volta, in linea con le pertinenti disposizioni normative vigenti (art. 10, Reg. n. 800/1988; art. 13, l. n. 68/1999; schema di regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari da parte delle Regioni e delle Province autonome, redatto ai sensi degli articoli 20 e 21 del Codice, sul quale il Garante ha espresso parere il 13 aprile 2006, scheda 9).

Per questi motivi, il Garante non ha osservazioni da formulare in relazione alle proposte di modifica del decreto 4 febbraio 2010 prospettate nell’odierna richiesta di parere.

IL GARANTE

esprime parere favorevole sullo schema di proposte di modifica del decreto interministeriale 4 febbraio 2010 concernente i criteri e le modalità per la ripartizione fra le Regioni e le Province autonome delle disponibilità del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili di cui all’articolo 13 della legge 12 marzo 1999, n. 68.

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2.Privacy più tutelata per i disabili che acquistano un’autovettura – 16 febbraio 2011

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALPREMESSO

  Premessa.
La Federazione Italiana dei concessionari di auto (in seguito “Federauto”), che rappresenta in Italia circa 4.ooo concessionari di autovetture, veicoli commerciali, industriali e autobus, ha informato questa Autorità dell’esistenza di una serie di problematiche connesse al trattamento, da parte dei concessionari stessi, dei dati personali di soggetti con disabilità, effettuato in vista dell’applicazione delle agevolazioni fiscali previste dalla legge.

In particolare, Federauto ha rappresentato che, in occasione della vendita di autovetture, “il concessionario per poter valutare le diverse tipologie di disabilità ammesse ai benefici fiscali (iva ridotta al 4%, esenzione bollo, ecc) deve sempre visionare i dati sensibili indicati sulla certificazione sanitaria (certificati di invalidità, di handicap, ecc) riportanti anamnesi e patologie del cliente-acquirente […]” e “mantenere nei propri archivi (per almeno dieci anni) tutta la documentazione  cartacea, idonea a dimostrare, nel caso di verifica o di contestazione da parte degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, la legittimità delle condizioni per aver applicato le agevolazioni fiscali” (nota del 7 luglio 2010).

Nel corso dell’istruttoria, l’Autorità ha rilevato che, in materia, si sono succedute nel tempo numerose norme, alcune fissate per legge, altre introdotte mediante decreti o circolari ministeriali, con conseguente non facile ricostruzione di un quadro normativo unitario.

Inoltre, è stato anche appurato che, effettivamente, le concessionarie di autoveicoli, in vista dell’eventuale concessione dei benefici fiscali in oggetto, sono solite acquisire quantità sproporzionate di documenti e di dati, molti dei quali non necessari ma, comunque, spontaneamente consegnati dai diretti interessati nell’erronea convinzione della loro indispensabilità.

  Soggetti

  Soggetti cui si riferiscono i dati (interessati)

Alla luce del quadro normativo(1), e dei chiarimenti resi nel tempo dall’Agenzia delle Entrate (in particolare, vedi la Circolare 21/E del 23 aprile 2010) risulta che il novero dei soggetti beneficiari delle agevolazioni fiscali (agevolazioni ai fini Irpef, Iva e bollo auto nonché esenzione dalle imposte di trascrizione sui passaggi di proprietà), si è ampliato nel tempo.

Sostanzialmente, le categorie di soggetti interessati sono le seguenti(2):

a. i disabili psichici o mentali titolari di indennità di accompagnamento o riconosciuti portatori di handicap grave ai sensi dell’art. 3, comma 3 della l. 104/1992 (punto 5.1. della circolare 21/E, cit.);

b. i disabili sensoriali (ipovedenti gravi, ciechi e sordi come da definizione delle leggi rispettivamente nn. 382 e 381 del 1970);

c. i disabili motori con grave e permanente limitazione della capacità di deambulazione o con pluriamputazioni;

d. i disabili motori che presentano ridotte o impedite capacità motorie ma non affetti contemporaneamente da grave e permanente limitazione della capacità di deambulazione;

e. i familiari che abbiano sostenuto la spesa dell’acquisto del veicolo nell’interesse del disabile, a condizione che questi sia da considerare a loro carico ai fini fiscali (in tal caso potranno beneficiare di tutte le agevolazioni previste  ai fini Irpef, Iva e bollo auto).

 

  IL GARANTE

ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c) del Codice, prescrive:

– alle Strutture sanitarie pubbliche e alle Commissioni mediche legalmente deputate ad accertare le varie ipotesi di disabilità, di redigere le certificazioni sanitarie destinate ad essere esibite dagli interessati per l’acquisto di autoveicoli a tassazione agevolata indicando solo i dati personali effettivamente necessari per la eventuale concessione, da parte dei vari soggetti coinvolti nella procedura di valutazione, delle agevolazioni fiscali di legge (cfr. punto 4.2 del presente provvedimento);

– ai concessionari di autoveicoli e, più in generale agli operatori economici del settore, di adottare misure necessarie per rendere il trattamento dei dati personali conforme alle disposizioni vigenti, e precisamente:

1) di trattare soltanto i dati dei soggetti affetti da disabilità effettivamente necessari in vista della definizione della specifica procedura valutativa, e di conservarli, in vista di eventuali controlli da parte degli organi competenti, non oltre i termini fissati dalla legge per la prescrizione ordinaria dei diritti (art. 2946 c.c.; art. 8, commi 2 e 5, L. 27 luglio 2000, n. 212) e per la conservazione obbligatoria delle scritture contabili (art. 2220 c.c.), salvo che non ricorrano giustificate esigenze per un’ulteriore loro conservazione (es., pendenza di procedimenti giudiziari) (cfr. punto 4 del presente provvedimento);

2) di rendere agli interessati un’informativa contenente tutti gli elementi previsti dall’art. 13 del Codice, avendo cura di indicare espressamente che i loro dati –anche sensibili- potranno essere comunicati ad officine autorizzate in vista degli eventuali adattamenti che si rendesse necessario apportare ai veicoli acquistati, provvedendo, in quest’ultimo caso, ad acquisire anche il relativo consenso (cfr. punti 5 e 6 del presente provvedimento);

3) di trattare le informazioni relative ai soggetti affetti da disabilità nel rispetto delle misure e delle procedure di sicurezza indicate dagli artt. 31- 33 e ss. del Codice e dal relativo Allegato B (cfr. punto 7 del presente provvedimento);

4) una volta decorsi i termini indicati al precedente punto 1) del dispositivo, di cancellare, distruggere o trasformare in forma non intelligibile i dati personali (anche sensibili) contenuti nella documentazione acquisita nelle singole procedure di valutazione, precludendone la conoscenza ad eventuali terzi incaricati di procedere alla distruzione o cancellazione dei supporti cartacei o informatici che li contengono.

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3. Contenzioso penale sul lavoro e privacy- 1 marzo 2011
L’azienda non può accedere ai file del dipendente, ma può conservarli per far valere i suoi diritti
 
Il diritto alla riservatezza dei lavoratori deve essere bilanciato con la possibilità per le imprese di tutelarsi nell’ambito di eventuali procedimenti penali.Lo ha chiarito il Garante decidendo sul ricorso di un dipendente che chiedeva al suo ex datore di lavoro di cancellare alcune cartelle personali presenti nel computer portatile restituito dopo il licenziamento, opponendosi ad ogni ulteriore uso dei suoi dati contenuti nel pc. Nelle cartelle personali erano infatti conservate e-mail, fotografie e altra documentazione di esclusiva valenza personale.Nel corso dell’istruttoria, la società ha però affermato che proprio in quel materiale potevano essere presenti prove della concorrenza sleale posta in essere dal dipendente insieme ad altri colleghi. L’azienda intendeva quindi mettere l’hard disk del computer, senza alterazione alcuna, a disposizione dell’autorità giudiziaria al fine di far valere i propri diritti.Il Garante (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Chiaravalloti) non ha accolto la richiesta avanzata dall’interessato di far cancellare i dati, ma ha deciso di inibire alla società l’accesso alle cartelle private poiché il trattamento dei dati personali estranei all’attività lavorativa avrebbe violato i principi di pertinenza e non eccedenza previsti dal Codice della privacy. L’Autorità ha però riconosciuto il diritto dell’impresa di conservare i file del dipendente al fine di poterli eventualmente presentare come prova nell’ambito del contenzioso penale. L’acquisizione dei dati nel procedimento dovrà comunque avvenire su precisa disposizione del giudice.

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