NON OPERATIVA PROROGA TERMINE IMPUGNAZIONE RAPPORTI A TEMPO DETERMINATO IRREGOLARI INSERITA LEGGE CONVERSIONE MILLEPROROGHE

  Come è noto di  decadenze  per impugnare il licenziamento s’interessano i primi quattro commi dell’art.32 della legge n.183/2010(Collegato Lavoro)  che dispongono quanto  di seguito viene riportato. 

  Il primo  comma prevede la sostituzione   dei commi 1 e 2  dell’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604,  i  cui nuovi   testi   pertanto sono  i  seguenti:

_« Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione, ovvero dalla comunicazione dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso”.

-”L’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di   270 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato,ferma restando la possibilità di   produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso   . Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo ».

Il comma secondo invece stabilisce che   le  disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1  , si applicano anche a tutti i casi di invalidità e di inefficacia del licenziamento.

Il comma terzo  a sua volta prevede che le disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1  , si applicano inoltre:

a) ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto;

b) al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto, di cui all’articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile;

c) al trasferimento ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento;

d) all’azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni, con termine decorrente dalla scadenza del medesimo.

 Il comma quarto  infine  stabilisce   che le   disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1  , si applicano anche:

a) ai contratti di lavoro a termine stipulati ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla scadenza del termine;

 b) ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in applicazione di disposizioni di legge previgenti al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e già conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla medesima data di entrata in vigore della presente legge;

c) alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile con termine decorrente dalla data del trasferimento;

d) in ogni altro caso in cui, compresa l’ipotesi prevista dall’articolo 27 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si chieda la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto.

Per coloro che ha avuto un rapporto -co co co ovvero a termine-concluso prima del 24 novembre 2010,data d’entrata in vigore della legge n.183/2010,il primo termine di 60 giorni per l’impugmazione è scaduto il 23 gennaio 2011.

Premesso quanto sopra, si  segnala che l’art.2 comma 54 della legge 26.2.2011 n.10 ,che ha convertito il decreto   legge n.225 del 29.122010 (c.d.Milleproroghe)  e che risulta pubblicata s Supplemento Ordinario n.53 della GazzettaUfficiale n.47 del 26.2011,, ha inserito   una disposizione finalizzata a spostare al 31 dicembre 2011 la scadenza del termine di 60 giorni per l’impugnazione  dei cococo e  rapporti  a termine ritenuti irregolari ,così che la decadenza,inizialmente fissata  a 60 giorni dalla data d’entrata in vigore della legge n.183/2010 e quindi  al 23.1.2010, è rinviata a 60 giorni successivi al 31.12.2011 ,vale a dire al 1° marzo 2012.

Purtroppo  la predetta disposizione non può essere applicata,perchè  nel testo del citato comma 54    del decreto Milleproroghe risulta  errata la norma  di riferimento,di conseguenza    la disposizione  è  da consiuderare   inesistente.

Infatti  il comma 54   in questione  ha integrato il testo dell’art.32  della  legge n.183/2010  con l’art.1 bis  ,  nel quale si dispone che “in sede di prima applicazione  le disposizioni di cui all’art.6,comma primo,della legge 15 luglio 1966 n.604,come modificato dal comma 1 del presente articolo ,relative al termine di 60 giorni per l’impugnazione  del licenziamento acquistano efficacia  a decorrere dal 31 dicembre2011”.

L’errore contenuto nella suddetta norma  sta  nel fatto che la stessa  avrebbe dovuto  fare riferimento ,circa la norma da disapplicare , non già al comma  primo dell’art.6  della legge n.  604/66, bensì ai commi 3 e 4 ,i cui testi  sono stati   riportati  all’inizio della presente  trattazione

Gli stessi  appunto prevedono  l’estensione della disciplina relativa  alle impugnazioni  contro i licenziamenti  ai co co co e rapporti a termine,compresi quelli conclusi al 24 novembre 2010.

Pertanto , la situazione resta immodificata ,almeno per il momento ,tenendo presente tuttavia che la Camera, all’atto dell’approvazione della legge di conversione del Milleproroghe, ha votato anche un ordine del giorno in cui il Governo si impegna ad emanare un provvedimento contenente nuove    norme per la correzione del predetto errore.

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