PILLOLE DI … GIURISPRUDENZA

Si segnalano le seguenti decisioni della Corte di Cassazione in  relazione alla particolarità  delle questioni  trattate.

  Sentenza n. 23489 /2010 : I crediti da lavoro dipendente possono essere fatti valere dall’appaltatore nei confronti del committente esclusivamente per l’importo relativo all’opera oggetto di appalto,restando   sottolineato che il lavoratore non potrà far valere ulteriori crediti, relativi al suo rapporto di lavoro con l’appaltatore, in capo al committente stesso.
 – Sentenza n. 22873  / 2010 : L’illegittimo licenziamento del dipendente di un’organizzazione di tendenza, non esclude a priori l’applicabilità del principio della tutela reale, qualora il datore di lavoro svolga un’attività a carattere imprenditoriale.
Nello specifico  risulta affermato che il disposto normativo della Legge n. 108/1966, il quale riserva alle organizzazioni di tendenza l’applicabilità della sola tutela obbligatoria in caso di illegittimo licenziamento, non risulta ammissibile qualora ci si trovi in presenza di attività con carattere lucrativo.
Sentenza n.23590/2010 : Il diritto del conuge separato di ottenere dall’altro coniuge  l’assegno per il mantenimento  del figlio maggiorenne convivente  è da escludere quando quest’ultimo ,ancorchè allo stato non  autosuficiente  economicamente,abbia  in passato iniziato  ad espltare un ‘ attività lavorativa.
-Sentenza n.41136/2010 : In caso di bancarotta ,la responsabilità  dell’amministratore privo di deleghe passa dalla dimostrazione che il predetto era informato di ciò che stava accadendo nella gestionedell’impresa . L’elemento psicologico della bancarotta fraudolenta è il dolo generico ,pertanto è necessario dimostrare vhe l’imputato sia pienamente consapevole delle azioni dolose chesi stanno compiendo sul patrimonio sociale.

 Sentenza  n. 23684/2010 :Secondo il condiviso orientamento  della  Corte di Cassazione , in caso di interposizione nelle prestazioni di lavoro, vietata (ricorrendone. i presupposti) dall’art. 1 legge n. 1369/60, l’interponente, effettivo utilizzatore delle prestazioni lavorative, si sostituisce all’interposto nel rapporto di lavoro, cosicché l’eventuale licenziamento intimato da quest’ultimo è inesistente giuridicamente (efr, ex plurimis, Cass., SU, n. 2517/97; Cass., nn. 5152/98; 5995/98; 10318/00; 6926/00). La possibilità di ratificare il licenziamento ricorre laddove la-volontà della parte datoriale sia stata manifestata da una persona o da un organo della società datrice di lavoro non abilitati a compiere atti dispositivi, del relativo diritto (cfr, .ex plurimis, Cass., n. 9493/2003), e non già qualora, come nel caso di specie, il licenziamento sia giuridicamente inesistente perché proveniente da un soggetto che non sia parte del rapporto lavorativo.

 Sentenza n. 23727/2010 :In  relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.  la  CTR avrebbe erroneamente annullato la sanzione ritenendo non sufficiente, ai fini probatori, la mancata presenza, in sede, dei libri matricola.La censura è infondata. Il ricorso muove dal presupposto che, ai sensi dell’art. 20 del d.p.r. 1224/1965, l’assenza di scritture obbligatorie sul luogo di lavoro pone una presunzione assoluta (e insuperabile) di assunzione di lavoratori in nero; presunzione che la disposizione, tutta via, non rivela.

Consegue da quanto sopra il rigetto del ricorso.

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 novembre 2010, n. 23727

Tributi – Accertamento – Accessi, ispezioni e verifiche – Assenza di scritture contabili, in particolare del libro matricola – Presunzione di assunzione di lavoratori in nero – Non sussiste.

[1] Svolgimento del processo

Il presidente ha fissato l’udienza del 14/10/2010 per l’adunanza della corte in Camera di Consiglio. Il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

[2] Motivi della decisione

, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. La CTR avrebbe erroneamente annullato la sanzione ritenendo non sufficiente, ai fini probatori, la mancata presenza, in sede, dei libri matricola.

La censura è infondata. Il ricorso muove dal presupposto che, ai sensi dell’art. 20 del d.p.r. 1224/1965, l’assenza di scritture obbligatorie sul luogo di lavoro pone una presunzione assoluta (e insuperabile) di assunzione di lavoratori in nero; presunzione che la disposizione, tutta via, non rivela.

Consegue da quanto sopra il rigetto del ricorso.

La natura della controversia e le circostanze che caratterizzano la vicenda giustificano la compensazione delle spese tra le parti.

 

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