SENTENZA CONSIGLIO STATO LEGITTIMITA’ FREQUENZA CONTEMPORANEA TIROCINIO CONSULENTE LAVORO E COMMERCIALISTA

Si ritiene di richiamare l’attenzione sulla sentenza n.06998 del 21 scorso ,con cui il Consiglio di  Stato-Sezione VI -ha rigettatato il ricorso presentato  dal ‘ Consiglio  Nazionale Consulenti Lavoro  per la riforma    della pronuncia del TAR Lazio  che ha accolto il ricorso  di una tirocinante consulente del lavoro  avverso la deliberazione del   Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, recante il rigetto del ricorso gerarchico prodotto dalla  predetta tirocinante per la riforma del provvedimento del Presidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia del 31 luglio 2002 contenente il diniego di rilascio all’interessata del certificato di compiuta pratica.

Alla base  dei provvedimenti negativi del Consiglio Provinciale  di Venezia e del Consiglio  Nazionale dei Consulenti del Lavoro  nei confronti della tirocinante ricorrente  di primo grado  risultata  posrtata  la questione, ritenuta assorbente e insuperabile, del contemporaneo e inammissibile svolgimento, da parte dell’interessata, del praticantato utile per l’ammissione agli esami abilitativi all’esercizio della professione di consulente del lavoro e di dottore commercialista.

 Il TAR Lazio ha accolto il riorso della tirocinante    sul presupposto della non inconciliabilità, in termini assoluti, dell’esercizio congiunto del suddetto doppio tirocinio, alla luce della normativa di settore ,contro cui ha prodotto  appello  il Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro,che però il Consiglio di stato ha respinto esponendo quanto segue nella propria decisione :

 1)  le diposizioni normative che devono trovare applicazione ai fini della soluzione della questione controversa e che sono contenute nel d.m. 2 dicembre 1997, recante nuove modalità sulla disciplina dei due anni di praticantato necessari per l’ammissione all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di consulente del lavoro ,il cui  art. 4  , dopo aver previsto che il professionista, anche associato, non può ammettere contemporaneamente e complessivamente più di due praticanti presso il proprio studio, precisa che < il praticantato non può essere svolto contemporaneamente per attività professionali diverse>.

2) tale  ultima previsione, dal contenuto apparentemente dirimente, deve tuttavia essere letta e interpretata alla luce del quadro normativo d’insieme, ed in particolare delle disposizioni contenute nell’ultimo comma del medesimo art. 4 nonché di quelle del successivo art. 5, relativo al “ periodo di praticantato e modalità di svolgimento”.

Secondo la prima delle richiamate disposizioni <il praticantato, gratuito per sua natura e finalità, non esclude la contemporanea esistenza di un rapporto di subordinazione a tempo parziale> ; ai sensi del richiamato art. 5, inoltre, <il periodo di pratica non può essere inferiore a due anni e deve essere svolto con diligenza, assiduità e con una frequenza minima di quattro ore medie giornaliere>.

3)  alla luce del quadro normativo richiamato, il Collegio ritiene che meriti condivisione la soluzione della questione fatta propria dai primi giudici ,nel senso che  l’interdizione all’esercizio contemporaneo della pratica per attività professionali diverse, infatti, se letta in abbinata alla previsione del possibile esercizio, nello stesso periodo del praticantato, di un’attività di lavoro subordinato a tempo parziale e soprattutto a quella che dispone un limite minimo giornaliero (nella misura di quattro ore di media) di pratica, astrattamente compatibile con l’esercizio di altre attività professionali, non può che essere letto nel senso che il divieto riguardi l’esercizio in concreto della pratica in concomitanza temporale con altri analoghi impegni di praticantato. In tale prospettiva, se il praticante deve dedicare, nei due anni di pratica per l’ammissione all’esame abilitativo alla professione dei consulenti del lavoro, non meno di quattro ore al giorno (in media), senza poter svolgere nelle medesime ore altra attività di praticantato, ciò significa che l’ulteriore pratica professionale che lo stesso intenda svolgere (con l’osservanza delle disposizioni regolanti tale ulteriore praticantato) deve essere compatibile, sul piano del cumulo degli impegni giornalieri del praticante, con le disposizioni dianzi richiamate.

4) Correttamente pertanto il Tribunale amministrativo, nella impugnata sentenza, ha precisato che la contemporaneità dell’esercizio del praticantato deve riferirsi necessariamente < a quelle forme di praticantato che comportino un impegno destinato effettivamente a sovrapporsi, sotto il profilo temporale, a quello richiesto per il tirocinio di consulente del lavoro>.

 5) Nel caso in esame detta sovrapposizione temporale non è stata provata, il diniego di rilascio di certificato di compiuta pratica trovando fondamento sulla sola (e, per quanto detto, non dirimente) circostanza che la originaria ricorrente nei due anni utili al conseguimento del titolo di accesso all’esame di abilitazione dei consulenti del lavoro avesse anche svolto la pratica di dottore commercialista.

6)Né in senso contrario potrebbe indurre il rilievo dell’appellante secondo cui il praticante dovrebbe dedicarsi nel medesimo periodo all’apprendimento di una sola professione, risultando compatibile (ai sensi dell’art. 4 cit.) il solo svolgimento contemporaneo di attività lavorativa subordinata, sia pure a tempo parziale.

A parte il rilievo fattuale secondo cui un’attività lavorativa potrebbe essere più impegnativa, sul piano delle energie psico-fisiche da impiegare, rispetto all’impegno richiesto dall’esercizio di un ulteriore praticantato, è dirimente a parer del Collegio il dato oggettivo secondo cui al praticante che abbia dimostrato di aver svolto con diligenza il prescritto periodo di pratica per due anni e per non meno di quattro ore giornaliere (di media) non potrebbe essere negato il certificato di compiuta pratica. A diverse conclusioni dovrebbe naturalmente giungersi ove dovesse constare che, in concreto, per il numero e la qualità degli impegni giornalieri assunti, il praticante non abbia dedicato alla pratica di consulente del lavoro l’impegno minimo giornaliero richiesto dalle richiamate disposizioni regolamentari (come, a solo titolo di esempio, potrebbe accadere nel caso in cui lo stesso svolga contemporaneamente un’attività di lavoro ed una doppia pratica professionale).

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