ASSUNZIONI IN POSIZIONI RESPONSABILITA’ ENTI LOCALI DOPO RIFORMA BRUNETTA

 Due sono stati gli aspetti del dec. leg.vo n.150/2009 che in particolare hanno suscitato l’attenzione ed animato la discussione  degli addetti ai lavori interessati alla materia di cui al titolo  ,ossia  :

1) le progressioni verticali riservate al personale interno

 2) gli incarichi per le posizioni della categoria D)

Per quanto riguarda l’argomento sub 1),da subito sia   la Corte dei Conti della Lombardia che l’Anci si sono schierate a favore della tesi  per cui l’art.62 della riforma Brunetta non fosse immediatamente operativo e che quindi almeno per il 2010 potesse trovare ancora applicazione l’art.91 del TUEL,nella parte in cui consente i concorsi riservati esclusivamente al personale dipendente

Tale posizione però è stata superata essendo intervenuta  la deliberazione n.10/2010 del Servizio Autonomie della Corte dei conti ,in cui si sostiene che le norme del D.lgs. 150/2009 concernenti le progressioni di carriera sono immediatamente applicabili agli   enti locali a decorrere dal 1° gennaio 2010, senza necessità di adeguamento al contesto e alla regolamentazione locale.

Pertanto le selezioni verticali, a prescindere se siano state già programmate o meno, non possono più essere effettuate a partire dall’entrata in vigore del decreto in parola , che ,occorre rammentare, si fa’ carico di una ormai consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione ,che   di fatto equipara  la mobilità verticale  a nuovo accesso, prevedendo procedure uniformi.

 In linea con la predetta pronuncia della Sezione Autonomie, con cui,si ribadisce , la questione della portata applicativa delle nuove norme in materia di percorsi verticali viene risolta in modo restrittivo e diametralmente opposto rispetto alle precedenti posizioni assunte sia dall’ANCI che dalla Corte dei Conti della Lombardia ,risulta essere pure la Corte dei Conti d’Abruzzo ,che nella deliberazione n.340 del 14 settembre 2010  ha affermato l’impossibilità dall’entrata in vigore del dec.leg.vo n.150/09 di  :

 1)   coprire i posti di cat.C mediante procedura selettiva interna

2) procedere mediante concorso interamente riservato a personale interno ,in quanto dall’1.1,2010 il primo comma dell’art.24 del gia’ citato dec.leg.vo n.150/09 dispone che “ai sensi dell’art. 52 comma 1 bis del dec.leg.vo n.165/01 ,come introdotto dal’art.62 del dec.leg.vo n.150/01 ,le amministrazioni pubbliche coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici con riserva non superiore al 50% a favore del personale interno ,nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di personale”.

Anche sull’argomento sub 2) ,si sono fronteggiate   due tesi differenziate.

Da una parte  l’Anci, la Corte dei Conti  Lombardia ed alcuni autori ,che affermano non essere cambiato  quasi nulla rispetto alle   per le assunzioni dei responsabili di categoria D) a tempo determinato negli Enti Locali,così che alle stesse  ai quali si continuano ad applicare gli artt.109 e 110 del TUEL,che, in quanto norme speciali , possono essere cambiate soltanto con un’espressa e specifica modificazione legislativa  , non individuabile nella legge Brunetta.

 Le Sezioni Corte dei Conti della Puglia e( di recente )dell’Abruzzo  ed alcuni altri    autori sostengono il contrario,ossia che dopo la riforma Brunetta anche agli Enti Locali deve trovare applicazione la nuova disciplina  sugli  incarichi per le posizioni di responsabilità di categoria D) a termine  contenuta nell’ art.19 del dec.leg.vo n.165/01 ,  affermando peraltro che  con tale norma non risulta essere stata intaccata l’autonomia dei predetti enti ,che continuano ad essere competenti a stabilire l’architettura organizzativa,  escludendosi che il sistema di reclutamento del personale  sia affidato all’autonomia regolamentare,ma è disciplinato dalla legge .

  Si osserva inoltre che pure  su questo aspetto i sostenitori dell’applicazione del TUEL cercano di accreditare soluzioni che tendono a privilegiare argomentazioni di carattere formale ,a discapito di soluzioni di ordine sostanziale.

In questa sede si propende  per la   tesi delle due citate Sezioni della Corte dei Conti ,apparendo assai deboli le ragioni portate ad esempio dall’ Anci ,che ,come per le progressioni verticali,insiste a sostenere la mancanza di un’abrogazione espressa da parte del dec.leg.vo n.150 a carico dell’art.110 commi 1 e 2 del Tuel, trascurando di tener conto  peraltro che nell’ordinamento giuridico opera l’abrogazione tacita, che appunto  interviene quando la legge anteriore risulta abrogata da legge posteriore e questo avviene ,non solo per esplicita previsione del legislatore,ma anche per incompatibilità tra vecchia e nuova norma regolante la materia interessata.

Per giunta è da sottolineare che nella fattispecie in esame sussiste un’esplicita previsione dell’art.40 comma1 lett.f) del dec.leg.vo 150/09 che estende l’applicazione dei commi 6 e 6 bis dell’art.19 del dec.leg.vo n.165 /01 a tutte le pubbliche amministrazioni come previste nell’art.1 comma 2 del testo unico sul pubblico impiego, nel cui ambito senz’altro gli enti locali sono  contemplati espressamente ,cosicchè   viene meno ogni contestazione basata sulla distinzione tra legge generale e speciale ,c posto  che la citata deliberazione della Corte dei conti pugliese dichiara che : “per volontà espressa del legislatore … la nuova norma speciale in tema di dirigenza statale trova applicazione anche in tutte le altre amministrazioni pubbliche con la conseguente inefficacia delle relative norme speciali previgenti nell’ottica della riconduzione ad unità della disciplina giuridica”.

Conclusivamente,per   completezza informativa, ricordato che il T.U.n.267/2000 ed il CCNL enti locali del 31.3. 1999 per l’assunzione anche a tempo determinato nelle posizioni di categoria D) richiedono il possesso del diploma di laurea,sia pure breve,si ritiene di richiamare l’attenzione sulla deliberazione n.702 del 20.5.2010 della Corte dei Conti dellaLombardia ,che appare del tutto innovativa,in quanto ,pur ribadendo   il possesso del requisito dell’alta specializzazione che deve essere individuato in concreto dall’ente interessato  e che lo stesso è, in via ordinaria, riconosciuto alla laurea trattandosi di un incarico di direzione di un ufficio,  i magistrati della sezione lombarda rilevano però possibili casi di eccezione, soprattutto negli enti di minori dimensioni (  sino a 5 mila abitanti),  nei quali l’attività di specifici settori, in particolare quelli tecnici, può essere svolta da soggetti che, anche se privi di titolo di studio universitario, siano in possesso del titolo di studio specificatamente richiesto per l’esercizio di una particolare attività, nonché di idonea e documentata esperienza di settore.

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