DATI ISTAT SUL LAVORO A CHIAMATA

L’Istat  ha diffuso  per la prima volta i dati analitici sulla domanda di lavoro delle imprese italiane relativa alle posizioni con contratto di lavoro a chiamata (o lavoro intermittente o job-on-call) per gli anni dal 2006 al 2009.

Si ricorda che tale  tipologia contrattuale è stata introdotta in Italia nel 2003, con la riforma del mercato del lavoro prevista nella legge 30/03, allo scopo di fornire un’adeguata disciplina giuridica alle prestazioni di lavoro dipendente discontinue e intermittenti. Con questo contratto il lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che può richiedere la prestazione lavorativa, nei limiti stabiliti dalla legge, anche in momenti successivi alla stipula del contratto.

In particolare, le stime si riferiscono all’occupazione, misurata sia in termini di posizioni lavorative sia di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), alle ore retribuite e alle retribuzioni lorde dei dipendenti con contratto di lavoro intermittente occupati nei settori dell’industria e dei servizi orientati al mercato (sezioni B-N e P-S dell’Ateco 2007), con disaggregazioni per regione e per classe dimensionale delle imprese che li utilizzano.
Le statistiche Istat rivelano che nel   2009 le posizioni lavorative a chiamata hanno raggiunto le 111 mila unita’ in media annua con un +75% circa rispetto al 2007.  . Le attivita’ in cui sono piu’ utilizzati i lavoratori intermittenti sono il settore degli alberghi e ristoranti, in cui si concentra circa il 60% del totale. Mentre la restante quota e’ occupata prevalentemente nell’istruzione, sanita’, servizi sociali e personali (12% circa) e commercio (circa il 10%). Il job-on-call non risulta affatto utilizzato, invece, nell’intermediazione monetaria e finanziaria.

La regione in cui si concentra il maggior numero di contratti a chiamata e’ il Veneto (intorno al 20%), che contribuisce a fare del Nord-est l’area in cui il ricorso al job-on-call e’ piu’ elevato (circa 41%). Nel Nord-ovest c’e’ un’alta concentrazione di lavoratori a chiamata in Lombardia (intorno al 17%), mentre il Centro presenta una maggiore dispersione tra le diverse regioni. Generalmente basso e’ il ricorso al lavoro a chiamata nel Sud e ancor di piu’ nelle Isole (rispettivamente 9 e 2% circa).

Tra il 2006 e il 2009 le posizioni lavorative a chiamata registrano una progressiva crescita, interrotta temporaneamente dalla breve discesa dovuta ai cambiamenti normativi che hanno limitato la possibilita’ di stipulare nuovi contratti nella prima meta’ del 2008. In particolare, il fenomeno presenta una crescita piu’ sostenuta nel 2007, raggiungendo le 80 mila unita’ nel mese di dicembre

Si conclude riportando i seguenti dati sul consistenza in valori assoluti e  percentuali del  fenomeno  con riferimento all’Italia,al Sud  ed all’Abruzzo:

                                       20o7                                                2008                                                   2009

                       v.a                     %                             v.a.                           %                v.a.                        %

ITALIA  83.490             100,00              60.815                     100,00         111.068       100,00  

S   U  D         5.824                    9,2                   5.524                            9,1              10.342             9,4

ABRUZZO 1.407                   2,2                   1.480                                2,4           2.742              2,5

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