Archive for luglio 2010

MESSAGGIO INPS SU INDENNITA’ CONGEDO STRAORDINARIO ASSISTENZA FAMILIARI INABILI

22/07/2010

   Si  rende noto che l’INPS, con messaggio n. 17899 del 6 luglio 2010, ha provveduto a ripristinare, a far data dal 1° gennaio 2009, per tutti i lavoratori del settore privato, indipendentemente dall’ente pensionistico di appartenenza, la modalità di recupero della indennità per congedo straordinario ex art. 42, comma 5, D.Lgs. n. 151/2001, mediante detrazione dai contributi dovuti, da operarsi nelle denunce contributive presentate al medesimo Istituto. Tale ripristino avviene in attesa dei chiarimenti da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che dirimano la questione della determinazione dell’ente competente all’erogazione dell’indennità citata, nei casi di lavoratori non iscritti all’INPS.

   Viene   ricordato  che la modalità di recupero della predetta indennità mediante conguaglio, disposta dalla circolare Inps n. 61/2001, era stata poi sospesa dal medesimo istituto per i lavoratori assicurati pressi altri enti di previdenza (cfr. messaggio INPS n. 20720/2009).

CHIARIMENTI MINISTRO F. P. ASSENZE MALATTIA DIPENDENTI PUBBLICI

21/07/2010

Si segnala la circolare n.8 del 19 scorso con cui il MInistro della Funzione Pubblica fornisce chiarimenti e precisazioni circa la disciplina delle assenze dal  servizio per malattia dei pubblici dipendenti, a distanza di quasi due anni
dall’entrata in vigore delle nuove norme in materia introdotte dall’art. 71 del D.l. 112 del 2008 ,convertito in legg n.133/08,in relazione all’evoluzione  normativa intervenuta e ada lcuni quesiti posti.

 Anzituto vien ricordato   che già in passato sono state emanate delle circolariper fornire indicazioni sull’argomento, e precisamente la n. 7 e 8 del 2008 e 7 del 2009, facendo presente che la loro lettura deve prendere in considerazione la
normativa intervenuta successivamente, ed in particolare il D.M. 18 dicembre 2009, n. 206 relativo a “Determinazione delle fasce orarie di reperibilità per i pubblicidipendenti in caso di assenza per malattia”

Aggiungr che  l’entrata in vigore del suddetto decreto, rendendo superata la circolare n. 1/2009, relativa alle fasce orarie di
reperibilità per i malati oncologici, all’art. 2 prevede tra i casi di esclusione dall’obbligo di reperibilità le assenze eziologicamente (riconosciuto nesso causa effetto a livello sanitario) riconducibili a “ patologie gravi che richiedono terapiesalvavita”.
 .
Inoltre nella  circolare si richiama l’attenzione delle Amministrazioni
sull’obbligo di attuazione della decurtazione retributiva in caso di assenza permalattia, secondo le indicazioni fornite nelle predette circolari ,mentre   si sottolinea la volontà del legislatore di salvaguardare talunesituazioni delicate e particolari per cui suddette situazioni, è previsto dalle norme un regime di maggior favore.

 A tal proposito, l’art.71, comma 1, secondo
periodo, del citato D.l. 112/2008 stabilisce che “Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore
per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio,oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita.” In tali casi, il regime applicabile va
estratto da ciascun CCNL di riferimento.

 In generale, però, si deduce che non vi è
nessun taglio della retribuzione né obbligo di reperibilità, per i dipendenti pubblici
che si assentano dal servizio per malattia dovuta ad infortuni sul lavoro, ricoveri
ospedalieri o per esigenze determinate da  patologie gravi   e terapie salvavita.
Infine, viene ricordato  che il citato art.71, al comma 1, prevedendo una disciplina speciale di deroga per il personale del comparto sicurezza e difesa in relazione alle malattie conseguenti a lesioni riportate in attività operative e addestrative, è stato rinnovato, allargando anche al personale del Corpo nazionale dei vigili del prevedendo testualmente “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, limitatamente alle assenze per malattia di cui al comma 1 del personale del comparto sicurezza e difesa nonché del personale del Corpo nazionale dei vigilidel fuoco, gli emolumenti di carattere continuativo correlati allo specifico status e
alle peculiari condizioni di impiego di tale personale sono equiparati al trattamentoeconomico fondamentale”.
Infine riguardo   alla retribuzione di risultato dei dirigenti, la circolare afferma che la stessa non rientra tra le voci retributive di decurtazione, in quanto costituisce l’emolumento volto a remunerare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi da parte
del dirigenti e viene corrisposta a consuntivo, in esito all’apposito procedimento divalutazione.
 La circolare si conclude  richiamando   ancorauna volta. l’attenzione sul regimesanzionatorio vigente per le ipotesi di mancata osservazione della normativa inmateria di assenza per malattia, già chiarito nelle precedenti direttive.

ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI ED AGEVOLAZIONI CONTRIBUTIVE NEL TRASFERIMENTO D’AZIENDA

20/07/2010

 Le principali fonti normative sul trasferimento d’azienda sono costituite dall’art.2112 cod.civ.e dall’art.47 della legge n 428/1990.

Ai fini e per gli effetti di cui  all’art.2112 c.c.  s’intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata .

Il trasferimento d’azienda si può attuare  attraverso la vendita,l’affitto,il comodato,l’usufrutto,l’incorporazione ,la fusione,la cessione di contratto.

Le disposizioni  dell’articolo 2112 c .c. si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento ed in ta caso si parla di trasferimento di ramo d’azienda.

 Nel trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore  conserva tutti i diritti  acquisiti e non soltanto quelli relativi all’anzianità aziendale. 

 Invece  l’art.47 della legge n.428/90   ,a tutela della posizione dei lavoratori, provvede a disciplinare  i criteri e le modalità  che il cedente ed il cessionario sono tenuti a rispettare  in caso di trasferimento  di aziende  con più di 15 dipendenti e di quelle  in crisi.  

 Il  trasferimento d’azienda  determina  a carico dei soggetti   che  lo realizzano   l’obbligo di attivare specifici adempimenti amministrativi nei confronti sia  di alcune pubbliche amministrazioni , sia  dei lavoratori,  a  cui si accenna  di seguito .

CENTRO IMPIEGO

Mentre il cedente non deve effettuare alcuna comunicazione,fatta salva l’eventualià di dimissioni da parte dei lavoratori che risultino efficaci prima del trasferimento ,il cessionario è tenuto ad effetturale  le   comunicazioni obbligatorie tramite il modello unificato “Vardatori.” , conformandosi alle istruzioni contenute nella nota del Ministero del Lavoro n.8371/2007,a cui si rinvia  avvertendo che in caso di fusione il cessionario dovrà inviare tante comunicazioni distinte quanti sono i datori cedenti ,specificando in ognuna i lsvoratori che proseguono il  rapporto di lavoro .

INPS

 Il cedente provvede a dare comnicazione del trasferimento e dell eventuale  cessazione o sospensione di attività ,mentre il cessionario , entro 30  giorni,se  noè   privo di dipendenti all’atto del trasferimnto o se possiede una posizione con diverso inquadramento, chiede l’apertura della posizione con il modello DM 68,anche on line,  i si astiene da comunicazione se posiede una posizione per il medesimo inquadramento.

INAIL

il cedente deve fare la comunicazione di eventuale cessazione di attività ovvero far istanza di riduzione delle retribuzioni presunte in sede di autoliquidazione dei premi.Invece il cessionario  se è privo di posizione  ,chiede l’apertura di posizione con il modello di denuncia di esercizio contestualmente all’inizio dei lavori ,che può essere differita di cinque giorni precisando la relativa motivazione. Se posside una posizione con rischio diverso,deve comunicare l’estensione.Infine se possiede  il medesimo rischio,deve comunicare l’aumento delle retribuzioni presunte.

DPL

 Il cedente provvede a comunicare la cessazione della delega al LUL entro 30 giorni,mentre il cessionario dà la comunicazione di conferimento della delega al LUL preventivamente .

AGENZIA ENTRATE

  Entro il 31 luglio dell’anno successivo per il modello 770,il cedente  provvede alla presentazione  dello stesso  comprensivo dei soli dati  relativi al periodo sino alla data del trasferimento ,mentre il cessionario provvede alla presentazione comprensivo de dati relativi al periodo dell’anno in cui il soggetto estinto ha operato.

LAVORATORE

In ordine al TFR, il cedente sostituto d’imposta non è tenuto ad effettuare  alcun conguaglio ,che viene effetusto dal cessionario .

Rispetto al Modello  Cud ,entro il 28 febbraio dell’anno succesivo ovvero entro 12 giorni dalla rihiestadel lavoratore,il cedente rilascia il modello indicando le retribuzioni erogate al personale sino al  momento della cessione, invece il cessionario rilasci il Cud comprensivo di tutti i redditi percepiti dal personal dipendente acquisito ,evidenziando le somme liquidate ed i  valori corrisposti dal precedente sostituto.

Per quanto concerne le agevolazioni contributive  ,che la legislazione,come è noto ,riconosce  in presenza di determinate condizioni e di specifi requisiti che devono risultare posseduti dai lavoratori e/o dai datori di lavoro,occorre disinguere tra quelle  che all’atto del trasferimento sono state già acquisite dal cedente e quelle che  eventualmente spetterebbero al cessionario  ex novo per le assunzioni conseguenti al trasferimento d’azienda.

In merito alle prime ,si richiama la risposta fornita dal Ministero del Lavoro al Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro  all’interpello n.20/2010,secondo cui:“…Nell’ipotesi in cui intervenga un trasferimento d’azienda,   disposto  dall’art. 2112, comma 1, c.c.. ,dal   dettato normativo si evince … che, nonostante il mutamento soggettivo nella titolarità dell’impresa, tutti i rapporti di lavoro instaurati dal cedente, compresi quelli di cui all’art. 8, comma 9, L. n. 407/1990, proseguono ope legis con il cessionario senza soluzione di continuità.
Ne consegue che il cessionario continuerà a godere degli sgravi contributivi previsti dall’art. 8, comma 9, della Legge citata, già fruiti dal cedente, per la parte residua sino alla scadenza dei 36 mesi, in quanto, non verificandosi l’interruzione dei rapporti di lavoro che costituiscono la fonte dei predetti sgravi, non muta, anche a seguito del trasferimento d’azienda, né la condizione soggettiva dei lavoratori occupati, né la tipologia contrattuale adottata al momento dell’assunzione.

Lo sgravio contributivo del 100% potrà essere, tuttavia, garantito al cessionario sempreché seguiti ad operare nei territori del Mezzogiorno di cui al D.P.R. n. 218/1978, oppure rientri nel novero delle imprese artigiane, come già richiesto al cedente.
In tale ipotesi, infatti, la ratio legis non è soltanto quella di agevolare l’inserimento lavorativo dei soggetti da lungo tempo disoccupati, ma anche di sostenere, favorire e creare nuova occupazione nelle imprese effettivamente operanti nel Mezzogiorno o nel settore dell’artigianato.”.

Quanto sopra sta a significare quindi che gli sgravi contributivi acquisiti dal cedente si trasgferiscono al cessionario per la parte residua e fino a scadenza.

Diverso risulta il discorso circala spettanza delle agevolazioni per le assunzioni di lavoratori sospesi in cigs disciplinate dall’art.4 c.3 della legge n.236/93 ed a cui  si applicano le medesime  regole che caratterizzano l’art.8 della legge n.223/91 riguardante l’assunzione dalle liste di mobilità,introdotte dal legislatore per incentivare l’occupazione,premiando i datori di lavoro,che ,senza esservi  tenuti  e quindi senza essere obbligati ,si ativano per porre fine allo stato di disoccupazione dei licenziati per riduzione di personle.

Orbene la riassunzione dei lavoratori per riduzione di pesonale è ritenuta dalla giurisprudenza realizzata i frodeallalegge,in quanto i recessi intervenuti appaiono inidonei ad interrompere il rapporto ,essendosi in presenza di una presunzione relòativa,che richiede una prova rigorosa di una novazione oggettiva del rapporto ,costituita dalla legitimità del licemnnziamento e de diverso titolo delle prestazioni svolte dal lavoratore presso il nuovo imprenditore .Sussistendo quindi a carico del datore di lavoro subentrante l’obbligo di consentire senza alcuna soluzon di continuità la prosecuzione di tutti i preesistenti rapporti di lavoro ,vien amancare il titolo che giustifica per il medesimo di poter fruire delle agevolazioni contributive previste tanto dall’art.8 legge n.223/91,quanto dall’art.4 comma 3 della lgge n.236/93,Infatti ,l agevolazioni sono tassativamente e sclusivamente accordate al datore di lavoro non tenuto all’assunzione,poichèla ratio delle norme sopra citate risult essere quella di incentivare la creazione di occupazione aggiuniva e questo deve valere sia per le assunzioni dei disoccupati iscritti nelle liste di mobilità che dei sospesi in cigs in imprese interessate dal trasferimento  disciplinato dall’art.2112 c.c. e dall’art.47 legge n.428/90,comprese quelle rientranti  nei commi   5 e 6dello stesso. 

Si conclude ricordando che nell’interpello n.18/09 il Ministero del Lavoro,in   riferimento alle eventuali agevolazioni contributive, la Suprema Corte ha precisato, più volte, che il loro riconoscimento presuppone l’effettiva cessazione dell’azienda originaria e la sussistenza, in caso di nuove assunzioni da parte di altra impresa, di reali esigenze economiche. Ne consegue che ove l’azienda originaria, intesa nel suo complesso, abbia continuato o riprenda ad operare, non rilevando né se titolare sia lo stesso imprenditore o altro subentrante né lo strumento negoziale utilizzato per la cessione, “la prosecuzione del rapporto o la sua riattivazione presso la nuova impresa costituiscono non la manifestazione di una libera opzione del datore di lavoro, ma l’effetto di un preciso obbligo previsto dalla legge (art. 2112 c.c., e succ. mod.), come tale non
meritevole dei benefici della decontribuzione” (ex multis Cass. 9 marzo 2007 n. 5554; Cass. 20 gennaio 2005 n. 1113; Cass. 28 ottobre 2002 n. 15207).
 

PILLOLE DI …GIURISPRUDENZA

19/07/2010

Si richiama l’ attenzione sulle seguenti decisioni della Corte di Cassazione  relative a questioni in materia i lavoro:

 Sentenza n. 14334/2010:   Va in primo luogo escluso che i lavori socialmente utili, prestati secondo le caratteristiche fissate dalla legge, si configurino come rapporto di lavoro subordinato. E’ stato infatti più volte affermato dalla giurisprudenza di legittimità ( Cass. n. 21936 del 19/11/2004) che ” Non può qualificarsi quale rapporto di lavoro subordinato, né a termine, né a tempo indeterminato, l’occupazione temporanea in lavori socialmente utili dei lavoratori che beneficiano del trattamento di cassa integrazione straordinaria a norma dell’art.3 D.L. n.366 del 1987, convertito in legge n.452 del 1987, dalla quale scaturisce un rapporto speciale che coinvolge più soggetti (oltre al lavoratore, l’amministrazione pubblica beneficiaria della prestazione, la società datrice di lavoro, l’ente previdenziale erogatore della prestazione di integrazione salariale) con una matrice assistenziale, ma con una componente formativa diretta alla riqualificazione del personale in cassa integrazione per una possibile ricollocazione”. Si è affermato altresì ( Cass. n. 1828 del 29/01/2007 ) che ” Non può qualificarsi come rapporto di lavoro subordinato, né a termine né a tempo indeterminato, l’occupazione temporanea di lavoratori socialmente utili alle dipendenze di ente comunale per l’attuazione di apposito progetto, realizzandosi con essa, alla stregua dell’apposita normativa peculiare in concreto applicabile (art. 1 bis della legge n. 390 del 1981; art. 23, comma settimo, legge n. 67 del 1988; art. 8, comma primo, d. lgs. n. 468 del 1997; art. 4 d. lgs. n. 81 del 2000), un rapporto di lavoro speciale munito di una matrice essenzialmente assistenziale (pur con l’applicabilità di alcuni istituti tipici del lavoro subordinato, come quello, ad esempio, in tema di trattamento di malattia)”.

 Inoltre  la tesi dei   ricorrenti,che  sostengono l’applicazione    ai lavori socialmente utili  delle   medesime garanzie retributive previste per il rapporto di lavoro subordinato  , non è fondata se si ha riguardo alle caratteristiche di questo istituto.

Sentenza n.16108/2010 : In tema di licenziamento disciplinare irrogato per averpresentato richieste di rimborso di spese di trasferta in effetti mai sosteniute ,l’istanza rivoltadall’incolpato alproprio superiore di bloccare il rimborso è irrilevante ai fini di escludere la giusta causa  del recesso. 

 – Sentenza n.15202/2010: L idoneità degli    indumenti di protezione che il datore di lavoro deve mettere a disposizione di lavoratori deve sussistere non solonel momento della consegna  degli stessi,ma anche durante l’intero periodo di esecuzione della prestazione lavora<tiva,le norme della legge n.626/1994/ , infatti ,finalizzate alla tutela della salute quale oggetto di  autonomo diritto primario assoluto soltanto così conseguono il loro specifico scopo ,che è quello di prevenire l’insorgenza ed il diffondersi di infezioni.Ne consegue che ,essendo il lavaggio indispensabile per mantenere gli indumenti in stato di eficienza,esso non può non ssere a carico del datore di lavoro,quale destinatario dell’obbligo previsto dalla normativa. 

– Sentenza n.15055/2010 :L’apprendistato non rapresenta una semplice forma d’instsurazione di rapporto di lavoro propedeutica ad una qualsivoglia futura  eventuale utilizzazione del lavoratore,bensì lo strumento per conseguire il suo specifico addestramento nella specifica qualifica per la quale,dopo il tiroinio ,egli potra’ essere impiegato nela medesima impresa.L’art.21 della legge n.56/87,laddove prevede che i benefici contributivi sono manenuti per un anno dopo la trasformazione del rapporto dopo la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato,va interpretato nel senso che il prolungamento dei benefici spetteràin quantolasuccessiva utilizzazione del lavoratore dopo la trasformazione a tempo indeterminato per il lasso di temèpo di u anno avvenga nella specifiaqualifica per l’acquisizione delaquale l’apprendistato è stato svolto.  

– Sentenza n.15207/2010: Le erogazioni liberali del datore di lavoro ai propri dipendenti  sono sottratte alla contribuzione acondizione che non sussistaalcunobbligo rispetto ad esse a carico del atore di lavoro,le elargizioni siano concesse per eventi eccezionalie non ricorrenti e che no vi sia alcun collegamento ,neppure indiretto,tra il rendimento dei lavoratori e l’andamento aziendale.

 

PRONUNCIA CORTE COSTITUZIONALE SU ACCESSO LAVORO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PERSONE DISABILI

19/07/2010

 Si richiama l’attenzione sull’ Ordinanza  n.251 dell’8.7.2010  con la quale la Corte Costituzionale  ha dichiarato      inammissibile la   richiesta del TAR di   Lecce   di pronunciare l’illegittimità dell’art.4 del decreto legislativo n.181/2000,in quanto determinerebbe una disparità tra docenti di ruolo e supplenti  ,    «nella parte in cui non riconosce il diritto alla conservazione dello  statodi disoccupazione per i docenti inclusi nelle graduatorie scolastiche ad esaurimento  e  che  abbiano  accettato  un  incarico  annuale  disupplenza» . 

 Il giudizio principale  aveva ad oggetto l’annullamento delle
graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo per  ilconferimento di incarichi nelle  scuole  ed  istituti  di  istruzione
secondaria, pubblicate  dall’Ufficio  scolasticoprovinciale di Lecce .
 La  ricorrente nel giudizio  in questione chiedeva
che le suddette graduatorie  fossero  annullate nella parte in  cui  esse
includono, quali docenti aventi diritto alla  quota  di  riserva  dei
posti, in quanto invalidi civili, persone che non hanno  piu’  titolo
alla cennata riserva per aver accettato una proposta di assunzione  a
tempo indeterminato o determinato per un  periodo  superiore  a  otto mesi. 
Il Tar aveva  osservato  che ai fini  del riconoscimento della sopra indicata riserva dei posti occorre    che  i docenti siano in  possesso  di  due  requisiti,  ossia  lo  stato  di disabilita’ e quello di disoccupazione mentre   in applicazione della norma impugnata, la giurisprudenza  amministrativa ha affermato che lo svolgimento da parte di una persona  disabile  di un incarico di supplenza superiore agli otto mesi comporta  il  venir meno  dello  stato  di  disoccupazione  e,  quindi,  il  diritto   al riconoscimento della riserva dei posti .
      Di conseguenza  a parere del  TAR  rimettente,la citata norma creerebbe  una ingiustificata  disparita’ di trattamento tra  l’insegnante  che,beneficiando  della  riserva  in  un  momento  in  cui  vi   era   ladisponibilita’ di cattedra, abbia conseguito una stabile collocazionenella scuola, rispetto al  docente  che  abbia  invece  consumato  lariserva ottenendo un incarico a tempo determinato  .

Peraltro    il giudice a quo ha ritenuto che la norma censurata, nel  far
discendere  la  perdita  dello  stato  di  disoccupazione   sia   dal
conferimento di un incarico a tempo  indeterminato  che  determinato, non tiene conto che il reclutamento del personale docente avviene  in entrambi  i  casi  attingendo  alla  medesima  graduatoria,  con   la conseguenza che al docente disabile destinatario di  un  incarico  di supplenza, in quanto  riservista,  e’  preclusa  la  possibilita’  di potersi avvalere per l’anno successivo dell’identico diritto  per  il venir meno del requisito della disoccupazione ,sottolineando che detta norma inoltre violerebbe anche i principi costituzionali posti  sia  a  tutela  del
diritto al lavoro sia delle persone disabili .       

Conclusivamente il   il  TAR  rimettente  osservava   che
l’eventuale accoglimento della questione  proposta avrebbe permesso     ai controinteressati  nel   giudizio   principale   di   mantenere   gli insegnamenti conseguiti  per  effetto  della  loro  inclusione  nelle graduatorie ad esaurimento in  qualita’  di  riservisti,  seppure  in precedenza destinatari di incarichi di supplenza.

A quella del Tar, si è frapposta la posizione dell’Avvocatura dello Stato  secondo cui  il rimettente non avrebbe tentato  di  pervenire
ad una interpretazione conforme a Costituzione dell’art. 4 impugnato,in quanto non avrebbe tenuto conto del piu’ generale quadro normativo in  cui  tale  articolo  si   colloca   e   in   virtu’   del   quale l’Amministrazione  ha  incluso   nelle   graduatorie   in   esame   i
controinteressati, seppur destinatari di atti di incarico di docenza ed  in proposito  ha   rilevato  che il TAR  , nel
sollevare il dubbio di costituzionalita’, ha  omesso  di  considerare
l’art. 16, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68  (Norme  per  il
diritto al lavoro dei  disabili),  il  quale  stabilisce  che  per  i
disabili, al fine di ottenere i benefici della  quota  di  riserva  a
loro destinata, e’  irrilevante  la  circostanza  di  essere  o  meno
disoccupati al  momento  della  assunzione,  dovendo  tale  requisito
sussistere solo al momento della domanda al concorso.
Proseguendo l’Avvocatura ha richiesti che la questione sollevata fosse riconosciuta manifestamente inammissibile,  in  quanto:

-il rimettente non ha tenuto  conto delle norme che disciplinano  l’accessoal lavoro delle persone disabili (artt. 3, 7, 8 e 16 della  legge  12marzo 1999, n. 68, recante  «Norme  per  il  diritto  al  lavoro  dei
disabili»);
   -posto      che, in particolare, l’art. 7, comma 2,  della  legge  appena
citata dispone che i lavoratori disabili, per poter beneficiare della
riserva dei posti nell’ambito  delle  procedure  concorsuali,  devono
essere iscritti negli elenchi menzionati  all’art.  8,  comma  2,  e,
quindi, risultare disoccupati; 
   – che il  successivo  art.  16,  comma  2,  stabilisce  che  «i
disabili che abbiano conseguito le idoneita’  nei  concorsi  pubblici
possono essere assunti, ai fini dell’adempimento dell’obbligo di  cui
all’articolo 3, anche se non versino in  stato  di  disoccupazione  e
oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso»; 
   -che dal quadro normativo sopra riportato si evince che, ferma
la regola generale secondo la quale lo stato di disoccupazione  resta
un presupposto indefettibile per il riconoscimento  del  titolo  alla
riserva  dei  posti  in  favore  degli  invalidi  nell’ambito   delle
assunzioni da parte delle pubbliche  amministrazioni  (art.  7),  per
quanto attiene alla assunzione degli idonei e, quindi, ad un  momento
successivo all’espletamento del concorso, per effetto  dell’art.  16,
la sussistenza del suddetto stato non e’ piu’  richiesta  al  momento
del conferimento dell’incarico dovendo, pero’, ricorrere all’atto  di
partecipazione  al  concorso,  di  iscrizione  nelle  graduatorie  ad
esaurimento o del loro aggiornamento .        

Le osservazioni dell’Avvocatura dello Stato  sono state accolte dalla Corte Costituzionale ,che infatti per i predetti motivi ha  dichiato   la  manifesta  inammissibilita’  della   questione   di
legittimita’ costituzionale dell’art. 4 del  decreto  legislativo  21
aprile 2000,  n.  181.

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

18/07/2010

Si riporta l’elenco dell aziende operanti in Abruzzo nei cui confronti il Ministero del Lavoro nel periodo 8/15 luglio 2010 ha emanato  i provvedimenti di cigs:

Denominazione Azienda :    BENTEL SECURITY  
con sede in :   CORROPOLI Prov :    TE  
Causale di Intervento :    Crisi aziendale  
Unità di :    CORROPOLI Prov :    TE    
Settore:    FABBRICAZIONE, INSTALLAZIONE, RIPARAZIONE E MANUTENZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A.      
Decreto del  15/07/2010 n.  53080        
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   08/03/2010   al   07/03/2011        
*********************
Denominazione Azienda :    GPK SpA  
con sede in :   PISTOIA Prov :    PT  
Causale di Intervento :    Crisi aziendale  
Unità di :    VASTO Prov :    CH    
Settore:    Altre stampe di arti grafiche      
Decreto del  15/07/2010 n.  53078        
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   29/03/2010   al   28/03/2011        
*********************  
Denominazione Azienda :    GPK SpA  
con sede in :   PISTOIA Prov :    PT  
Causale di Intervento :    Crisi aziendale  
Unità di :    CASTELLALTO Prov :    TE    
Settore:    Altre stampe di arti grafiche      
Decreto del  15/07/2010 n.  53079        
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   15/03/2010   al   14/03/2011        
*********************
Denominazione Azienda :    OMNIA SERVITIA SRL  
con sede in :   LANCIANO Prov :    CH  
Causale di Intervento :    Crisi aziendale  
Unità di :    CHIETI Prov :    CH    
Settore:    FABBRICAZIONE, INSTALLAZIONE, RIPARAZIONE E MANUTENZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI      
Decreto del  15/07/2010 n.  53051        
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   06/04/2010   al   05/04/2011        
Con autorizzazione al pagamento diretto        
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Denominazione Azienda :    UNIGLOVE SRL  
con sede in :   LORETO APRUTINO Prov :    PE  
Causale di Intervento :    Crisi aziendale  
Unità di :    LORETO APRUTINO Prov :    PE    
Settore:    Lavanderie industriali      
Decreto del  15/07/2010 n.  53074        
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal 01/03/2010  al  28/02/2011         
Con autorizzazione al pagamento diretto        
*********************

PRONUNCIA CASSAZIONE SULLA PRESCRIZIONE DEC.LEGVI NN. 458/94 E 124/04

18/07/2010

 Si ritiene confacente richiamate l’attenzione sulla sentenza della  Corte di Cassazione n.26578 del 12.7.2010 ,che trattando di sicurezza sul lavoro ,fornisce significati vi e rilevanti indicazioni  sul provvedimento di prescrizione  disciplinato   dai decreti legislativi n,458/94 e n.124/04 ,come risulta dall’ampio stralcio di seguito riportato .

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 luglio 2010, n. 26758

Sicurezza sul lavoro – Violazione delle norme anti-infortunistiche – Regolarizzazione – Mancata prescrizione di regolarizzazione dall’organo di vigilanza – Conseguenze – Azione penale – Improcedibilità – Esclusione – Fondamento.

 

[1] Svolgimento del processo° e 18, comma 5 bis, d.lgs 276 del 2003 perché stipulavano un contratto di appalto privo dei requisiti previsti dalla normativa di cui al decreto citato; in particolare per aver fornito n. 10 lavoratori della ditta (…) alla ditta (…), presso il deposito (“…”) di Centobuchi di Monteprandone, senza dotarli di attrezzature necessarie allo svolgimento dell’appalto, ad assumere il rischio d’impresa, ovvero ad esercitare sugli stessi lavoratori il potere direttivo ed organizzativo che è requisito di validità necessario del contratto di appalto (in Monteprandone dal settembre 2004 al maggio 2006).

 

1. In forza al decreto di citazione diretta emesso dal competente P.M. in data 18.6.2007 (…) venivano rinviati in giudizio per rispondere del reato p. e p. dagli artt. 29, comma 1

Nel corso dell’ istruttoria dibattimentale venivano sentiti i testimoni richiesti dall’accusa e dalla difesa con i rispettivi controesami, nonché gli imputati che accettavano di sottoporsi ad interrogatorio e si acquisiva documentazione relativa ai fatti contestati.

All’esito le parti discutevano precisando le rispettive conclusioni come da verbale e la causa era decisa dal tribunale che con sentenza del 17.7.2009 dichiarava non doversi procedere nei confronti di (…) in ordine al reato loro ascritto relativamente alla condotta intervenuta dal settembre 2004 sino all’8.12.2005, per essere la stessa estinta per intervenuta prescrizione, dichiara invece colpevoli del reato loro ascritto relativamente al periodo che andava dal 9.12.2005 al 31.5.2006 e per l’effetto li condannava, riconosciute le attenuanti generiche, alla pena di 46.000,00 euro di ammenda oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa alle condizioni di legge.

2. Avverso questa pronuncia i tre imputati propongono distinti ricorsi per cassazione con sei motivi.

 

[2] Svolgimento del processo, applicabile ex art. 15 d.lgs 23 aprile 2004 n. 124, comporta l’improcedibilità dell’azione penale, dovendo escludersi che alla suddetta omissione possa sopperirsi mediante la concessione di un termine da parte del giudice.

 

1. Con il primo motivo di ricorso la difesa dei ricorrenti deduce la nullità dell’impugnata sentenza per difetto di condizione di procedibilità.

Sostiene in particolare la difesa dei ricorrenti – citando a sostegno della sua tesi un precedente di questa Corte (Cass., sez. III, 6 giugno 2007-17 settembre 2007, n. 34900) – che l’omessa fissazione, da parte dell’organo di vigilanza, di un termine per la regolarizzazione, come previsto dall’art. 20, primo comma, d.lgs. 19 dicembre 1994, n. 758

2. Il motivo di ricorso è infondato.

La tesi sostenuta dalla difesa dei ricorrenti, che trova effettivamente conforto nel citato precedente di questa Corte, è formulata in termini radicali, nel senso che, ove si sia mancata la prescrizione di regolarizzazione da parte dell’organo di vigilanza con l’assegnazione al trasgressore di un termine per adempiere, l’azione penale è improcedibile ed è definitivamente tale perché neppure il giudice può porvi rimedio. come invece ritenuto da Cass., sez. III, 20 gennaio 2006 – 17 febbraio 2006, n. 6331: precedente questo rispetto al quale Cass., sez. III, 6 giugno 2007 – 17 settembre 2004, n. 34900, cit., si pone in dichiarato contrasto, invece che legittimamente il giudice di merito dichiari non doversi procedere per mancanza della condizione di procedibilità costituita dal previo espletamento della procedura di prescrizione della regolarizzazione.

L’improcedibilità quindi … sostiene la difesa dei ricorrenti sussiste e non è emandabile; ciò – può subito osservarsi – con la grave conseguenza che in tutti i casi in cui nessuna prescrizione di regolarizzazione possa essere data dall’organo di vigilanza (l’ipotesi più evidente è quella del datore di lavoro che non sia più tale per cessazione dell’azienda) vi sarebbe una situazione di “blocco”, in termini di non emandabile improcedibilità dell’azione penale; sicché si predicherebbe in sostanza una situazione di irrimediabile paralisi dell’azione penale con il conseguente non manifesto dubbio di legittimità costituzionale di un tale assetto normativo per violazione dell’art. 112 Cost. che sancisce l’obbligatorietà dell’azione penale.

La delicata questione di diritto con posta, in un contesto giurisprudenziale che vede il sostanziale contrasto dei due citati precedenti, richiede una rimeditazione del complessivo quadro normativo.

2.1. Per le contravvenzioni in materia di sicurezza ed igiene del lavoro punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda il legislatore ha previsto – agli artt. 19-24 d.lgs. 19 dicembre 1994 n. 758 (in tema di disciplina sanzionatoria in materia di lavoro) – un particolare procedimento ad opera dell’organo di vigilanza, quale attività di polizia giudiziaria (art. 55 c.p.p.), che precede quello penale ovvero si innesta in esso come una parentesi incidentale che comporta la sospensione del procedimento penale stesso: ciò al fine di perseguire una specifica conformazione alle prescrizioni antinfortunistiche impartite dall’organo di vigilanza conformazione alle prescrizioni antinfortunistiche impartite dall’organo di vigilanza a chi le abbia violate il quale, ove adempia a tali prescrizioni, beneficia di una particolare misura premiale consistente nell’ oblazione in via amministrativa pagamento di una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa) in misura più favorevole di quella dell’oblazione prevista in generale per le contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda (art. 162 c.p.: terza parte del massimo della pena dell’ammenda) o per le contravvenzioni punite con pena alternativa (art. 162 bis c.p.: metà del massimo della pena dell’ammenda).

Ed infatti l’organo di vigilanza, nel comunicare al P.M. la notizia di reato, impartisce )o meglio – come si viene ora a precisare – può impartire) al contravventore un’opposita prescizione ad essa, ammette il contravventore all’oblazione in sede amministrativa mediante il pagamento di un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.

Se però la notizia della contravvenzione arriva immediatamente, da altra fonte, al P.M., e quest’ultimo che investe l’organo di vigilanza perché possa dettare le sue prescrizioni per eliminare l’infrazione accertata.

Nell’uno e nell’altro caso il procedimento penale è sospeso (l’art. 23 disciplina appunto questa speciale ipotesi di “sospensione del procedimento penale”) in attesa che si compia questa fase incidentale diretta a far si che innanzi tutto siano poste in essere da parte del contravventore) le specifiche misure e di sicurezza e di igiene del lavoro, prescritte dall’organo di vigilanza, di oblazione del reato in caso di adempimento.

Questa fase incidentale comporta appunto la sospensione del procedimento penale, peraltro non assoluta perché non preclude la richiesta di archiviazione, né impedisce l’assunzione delle prove con incidente probatorio, né gli atti urgenti di indagine preliminare, né il sequestro preventivo (art. 23, comma 3); solo in tal caso, molto particolare, essa costituisce “condizione di procedibilità” dell’azione penale e si connota come una parentesi finalizzata alla regolarizzazione e dell’eventuale oblazione del reato.

2.2 La modulazione di tale condizione di procedibilità segue una scansione temporale secondo varie evenienze possibili:

a) l’organo di vigilanza che comunque è tenuto a ritenere al pubblico ministero la notizia di reato inerente alla contravvenzione (art. 20, comma 4) – può, allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, impartire al contravventore un’apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine(di ciò l’organo di vigilanza, in quanto operante nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, è tenuto a dare immediata comunicazione al P.M. e quindi di norma contestualmente alla stessa comunicazione della notizia di reato): il processo penale allora rimane sospeso fino a momento in cui il pubblico ministero riceve una delle comunicazioni di cui all’art. 21, comma 2 e 3 (art.23, comma1), per le quali vi è un termine variamente modulato dagli artt. 20, comma 1 e 21, commi 2 e 3, ma che comunque non può superare un limite temporale massimo(risultante dalla sommatoria di vari termini: fino a sei mesi prorogabili una sola volta – per la regolarizzazione : fino a trenta giorni per l’oblazione:fino a centoventi o novanta giorni per la comunicazione al P.M. dell’adempimento o dell’inadempimento della prescrizione) entro il quale l’organo di vigilanza deve comunicare all’adempimento alla prescrizione (con l’eventuale pagamento della somma determinata ai fini dell’oblazione) ovvero l’inadempimento alla stessa.

b) la notizia di reato perviene direttamente al P.M.: è allora quest’ultimo ad investire l’organo di vigilanza “per le determinazioni inerenti alla prescrizione che si renda necessaria allo scopo di eliminare la contravvenzione” (art. 22, comma 1). In questa evenienza l’organo di vigilanza informa il pubblico ministero delle proprie determinazioni entro sessanta giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione da quest’ultimo (art. 22, comma 2): il processo è sospeso fino a quando l’organo di vigilanza informa il pubblico ministero che no ritiene di dover impartire alcuna prescrizione (perché ad es., si tratta di contravvenzioni a condotta esaurita ovvero perché l’indagato ha già provveduto spontaneamente ad esaminare la violazione), e comunque alla scadenza del termine  di  cui all’art. 22, comma 2, ossia sessanta giorni dalla comunicazione del P.M., se l’organo di vigilanza omette di informare il pubblico ministero delle proprie determinazioni inerenti alla prescrizione (art. 23, comma 2).

In questa seconda evidenza (sub. b) in cui è il PM che informa l’organo di vigilanza e non viceversa è indubitabile che una determinazione dell’organo di vigilanza possa essere quella di non adottare alcuna prescrizione perché ciò è espressamente contemplato dall’art. 23, comma 2, nella parte in cui prevede: “il procedimento riprende il suo corso quando l’organo di vigilanza informa il pubblico ministero che non ritiene di dover impartire una prescrizione.

Analogamente non potendo certo ipotizzarsi, per l’evidente irragionevolezza intrinseca che altrimenti ne conseguirebbe , che l’organo di vigilanza possa non adottare alcuna prescrizione quando è investito dal P.M. e debba invece farlo quando è lui a comunicare al P.M. la notizia di reato, deve ritenersi che l’organo di vigilanza, ove sia quest’ultimo ad informare il P.M. (ipotesi sub a) possa fin dall’inizio determinarsi a non adottare alcuna prescrizione (perché ad es. non c’è nulla da regolarizzare o perché la regolarizzazione c’è già stata ed è congrua) e quindi possa limitarsi a comunicare la notizia di reato al PM vuoi con l’indicazione espressa di non aver impartito alcuna prescrizione al contravventore: ciò che parimenti implica la determinazione dell’organo di vigilanza di non impartire alcuna prescrizione.

Ed allora, in disparte l’ipotesi (che è quella normale) in cui l’organo di vigilanza comunichi tempestivamente (ossia nel prescritto termine) al PM l’adempimento della prescrizione impartita (con o senza l’oblazione) ovvero l’inadempimento alla stessa da parte del contravventore ovvero ancora, ove investito dalla comunicazione del PM la determinazione di non adottare alcuna prescrizione, c’è comunque un termine finale massimo che in ogni caso fa cessare la sospensione del procedimento penale qualunque sia stata (o non sia stata) l’attività dell’organo di vigilanza. Inoltre è ben possibile che questa sospensione non scatti mai ove inizialmente l’organo di vigilanza comunichi al PM la notizia di reato con l’indicazione espressa di non aver impartito alcuna prescrizione al contravventore ovvero senza l’indicazione di alcuna prescrizione impartita, ciò che a parimenti indicativo della determinazione dell’organo di vigilanza di non impartire alcuna.

In altre parole il fatto che l’organo di vigilanza non impartisca alcuna prescrizione di regolarizzazione è un ipotesi possibile e legittima e non condiziona affatto l’esercizio dell’azione penale, che è invece condizionato, per un limitato periodo di tempo, solo nel caso in cui, all’opposto l’organo di vigilanza impartisca al trasgressore una prescrizione di regolarizzazione; condizionamento questo che, così costruito, appare compatibile con il precetto costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione stessa (art. 112 Cost..)

2.3. un chiarimento a questo punto si impone sulla nozione di “prescrizione di regolarizzazione” che l’organo di vigilanza può come si è appena precisato – (e non già deve) adottare.

La “regolarizzazione” di cui si è detto finora non consiste semplicemente nell’eliminazione della condotta penalmente rilevante, ove a carattere permanente, accertata dall’organo di vigilanza in sede ispettiva ovvero nella non reiterazione della stessa ove si tratti di una condotta ad effetto istantaneo o esaurita.

Ciò è dovuto in ogni caso dal datore di lavoro (e da chi sia soggetto alla disciplina in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e più in generale in materia di lavoro e legislazione sociale la cui applicazione è affidata alla vigilanza della direzione provinciale del lavoro. Non occorre alcuna prescrizione da parte dell’organo di vigilanza: va da se che il contravventore deve far cessare la permanenza della sua condotta illecita ovvero non deve più reiterarla.

Si tratta null’altro che della prescrizione di legge che il contravventore ha violato e che deve non più violare provvedendo a “regolarizzare” la sua condotta, senza necessità di alcuna specifica prescrizione (alcuna sorta di ammonimento) a non violare la legge penale.

Insomma, non c’è alcun meccanismo di previa messa in mora che, ove inadempiuta, faccia scattare il reato; questo comunque è già stato commesso dal contravventore (e semmai e oblazionabile), mentre la prescrizione di legge penale, che è stata violata, non deve comunque essere più – o essere ancora violata all’originario contravventore senza necessità che essa sia, per così dire “rinforzata” dalla prescrizione dell’organo di vigilanza.

La “regolarizzazione” alla quale fa riferimento il complesso normativo sopra citato e qualcosa di più; si tratta di prescrizioni di dettaglio – che possono consistere anche in “specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro” (art. 20 comma 3) – che rappresentano una modalità particolare di adempimento della prescrizione di legge, sanzionata penalmente.

L’organo di vigilanza, in riferimento al caso che è stato oggetto dell’attività di vigilanza, può ritenere che le esigenze di sicurezza e di igiene del lavoro siano meglio soddisfatte con l’adozionedi determinati accorgimenti che costituiscono una modalità specifica di adempimento della prescrizione di legge, ritenuta dall’organo di vigilanza più confacente al caso di specie.

Il contravventore allora, che comunque deve adempiere alla generale prescrizione di legge, è chiamato ad adempiere ad una prescrizione ulteriore, quella singulatim impartitagli dall’organo di vigilanza – e questo aggravio della sua posizione, quale possibile conseguenza ulteriore del reato commesso, è bilanciato dalla misura premiale dell’oblazione di cui agli artt. 162 e 162 bis c.p.

E’ ben possibile però che, secondo una valutazione rimessa all’organo di vigilanza, condizionata dalle particolarità del caso contrario, non ci siano misure specifiche da prescrivere e che quindi rimanga per il contravventore (egualmente da osservare) solo la prescrizione generale, quella prevista dalla legge e sanzionata penalmente.

Come è anche possibile, secondo l’espressa previsione dell’art. 24, comma 3, che l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione sia stata realizzata dal trasgressore con “modalità diverse da quelle indicate dall’organo di vigilanza”, ma parimenti congrue e compatibili; in tal caso rimane non di meno la misura premiale dell’oblazione nell’importo ridotto al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.

2.4. Questo quadro normativo ha poi trovato conferma nell’art. 15 d.lgs. 23 aprile 2004 n. 124 (recante norme di razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro) che da una parte ne ha ampliato l’ambito di applicazione a tutte le violazioni di carattere penale previste dalle leggi in materia di lavoro e legislazione sociale la cui applicazione è affidata alla vigilanza della direzione provinciale del lavoro: d’altra parte – ed è ciò che maggiormente interessa – ha previsto che la procedura di regolarizzazione di cui agli artt. 20-24 d.lgs n. 758/1994 si applica anche nelle ipotesi in cui la fattispecie è a condotta esaurita, ovvero nelle ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente all’emanazione della prescrizione”. Invece secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. sez. III, 13 giugno 2001 – 29 agosto 2001, n. 32418: in questa parte non massimata) – l’espletamento della procedura prevista dagli art. 20 ss. d.lgs. n. 758/1994, volta ad eliminare la situazione di pericolo o di disagio per i lavoratori mediante l’adozione delle misure all’uopo prescritte dagli organi di controllo competenti, era inapplicabile alle contravvenzioni istantanee e a quelle a condotta esaurita, in quanto incompatibile con la natura di detti reati: giurisprudenza questa da ritenersi superata dalla nuova normativa. Cfr. anche Cass. sez. III 1 aprile 2009 – 16 giugno 2009, n. 24791, che ha appunto affermato che “è superata la giurisprudenza di questa Corte che aveva ritenuto non applicabili gli 20 ss d.lgs. 758/1994 nell’ipotesi di mancanza di prescrizioni da parte dell’organo di vigilanza”.

L’espressa previsione, da parte dell’art. 15 d.lgs. n. 124/2004, di quest’ultima fattispecie in particolare (quella del trasgressore che abbia già adempiuto alla prescrizione, in materia di lavoro e legislazione sociale, in precedenza violata e che quindi abbia già “regolarizzato” la sua posizione rispetto alla prescrizione di legge) mostra ulteriormente – a conferma di quanto sopra argomentato – che la prescrizione dell’organo di vigilanza, ora certamente possibile in ragione dell’inequivoco dettato normativo, è qualcosa di ulteriore e più specifico rispetto all’adempimento della prescrizione di legge (è stato ritenuto legittimo, ad es., l’ordine di cessazione dell’attività dell’imprenditore datore di lavoro: Cass., sez. III 1 aprile 2009 – 16 giugno 2009, n. 24791, cit.).

2.5. La conclusione di questo argomentare può quindi così sintetizzarsi: a) la prescrizione di regolarizzazione può – non necessariamente deve – essere impartita dall’organo di vigilanza il quale, vuoi inizialmente (ove sia quest’ultimo a comunicare la notizia di reato al P.M.) vuoi successivamente (ove sia il P.M. che abbia ricevuto la notizia di reato da altra fonte, ad investire l’organo di vigilanza, può determinarsi a non impartire alcuna (perché, ad es., non c’è nulla da regolarizzare p perché la regolarizzazione c’è già stata ed è congrua): b) la sospensione del processo penale di cui all’art. 23 cit. nell’ipotesi in cui la prescrizione di regolarizzazione sia stata impartita dall’organo di vigilanza (ove sia quest’ultimo a comunicare la notizia di reato al P.M.), ovvero possa ancora essere impartita (ove sia il P.M. che abbia ricevuto la notizia di reato da altra fonte, ad investire l’organo di vigilanza), non è mai sine die, ma ha comunque un limite temporale massimo dall’organo di vigilanza; e) non c’è alcun “diritto” del contravventore a ricevere la prescrizione di regolarizzazione dall’organo di vigilanza con assegnazione del relativo termine per adempire: egli e comunque tenuto a “regolarizzare” ossia a rispettare le norme di prevenzione in materia di sicurezza e di igiene del lavoro – anche se alla prescrizione di legge non si aggiunga la prescrizione dell’organo di vigilanza di rispettarla adottando in particolare “specifiche misure”: ma in ogni caso egli, ove abbia “regolarizzato” adottando misure equiparabili a quelle che l’organo di vigilanza avrebbe potuto impartirgli con la prescrizione di regolarizzazione, può comunque chiedere al giudice di essere ammesso in misura ridotta, beneficio che non gli è precluso dal fatto che nessuna prescrizione di regolarizzazione gli sia stata impartita dall’organo di vigilanza (ciò in ragione di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 24, comma 3, di cui ora si viene a dire: v. in sintesi infra sub 2.7.).

2.6. C’è infatti da considerare l’interpretazione adeguatrice indicata dalla giurisprudenza costituzionale in materia.

La previsione dell’art. 15 dlgs. n. 124/2004 – nella parte in cui prescrive che la procedura di regolarizzazione di cui agli artt. 20-24 d.lgs. n. 758/1994 si applica anche nelle ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente all’emanazione della prescrizione – ben si raccorda alla giurisprudenza costituzionale in materia che ha preso in considerazione l’ipotesi in cui il trasgressore abbia immediatamente (o comunque tempestivamente) regolarizzato la sua posizione adottando misure tali da rendere superflua la prescrizione di regolarizzazione da parte dell’organo di vigilanza.

L’art. 24 comma 3 d.lgs. n. 758/94 cit. prevede – come già ricordato – l’ipotesi del trasgressore che regolarizzi la sua posizione con “modalità” diverse” da quelle prescritte dall’organo di vigilanza: il giudice e chiamato a valutarne l’equipollenza al fine di ammettere il trasgressore all’oblazione nella stessa misura agevolata dell’oblazione in via amministrativa. Come anche prevede l’adempimento non tempestivo, ossia in un tempo superiore a quello assegnato dall’organo di vigilanza, ma che comunque il giudice può apprezzare come congruo: anche in tal caso rimane il beneficio dell’oblazione in misura ridotta.

Secondo poi l’interpretazione adeguatrice indicata dalla Corte costituzionale ciò avviene anche nel caso in cui questa regolarizzazione da parte del trasgressore sia spontanea e precede la possibile determinazione da parte dell’organo di vigilanza: il quale quindi, in tale evenienza, nessuna prescrizione impartisce non già perché non abbia il potere di farlo (l’art. 15 d.lgs. n. 124/2004 ora espressamente prevede – come già ricordato – che la procedura di regolarizzazione possa essere attivata anche “nelle ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente all’emanazione della prescrizione”), ma perché la regolarizzazione già operata dal trasgressore è adeguata e conforme alle “specifiche misure” che l’organo di vigilanza avrebbe potuto impartire ove non fosse stato “preceduto dallo stesso trasgressore.

In particolare la Corte costituzionale (sent. N. 19 del 1998: cfr. anche ord. N. 192 del 2003) nel dichiarare non fondate le questioni di costituzionalità dell’art. 24, comma 1 d.lgs. n. 758/94 cit. ha offerto un’interpretazione adeguatrice del plesso normativo in esame per evitare un ingiustificato trattamento deteriore al contravventore che spontaneamente ed autonomamente abbia regolarizzato la violazione prima che l’organo di vigilanza si sia determinato ad impartire la prescrizione di cui all’art. 20 cit. rispetto a quello riservato al contravventore che regolarizzi a seguito di prescrizione impartita dall’organo di vigilanza, il quale ultimo (l’organo di vigilanza) infatti – ha ritenuto la corte – può parimenti impartire la prescrizione dell’art. 20 cit. “ora per allora” oppure può limitarsi a verificare l’avvenuta eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione, talché in entrambe le ipotesi il contravventore può essere ammesso all’oblazione in sede amministrativa (con il rispetto del termine di trenta giorni di cui all’art. 21, comma 2, cit.: Cass. Sez. III, 27 marzo 2003 – 30 maggio 2003, n. 23921).

Inoltre (cfr. Cass. Sez. III 1 febbraio 2005 – 10 marzo 2005, n. 9478) il contravventore che non abbia avuto l’opportunità di essere ammesso all’oblazione in sede amministrativa per il fatto di non aver ricevuto alcuna prescrizione da parte dell’organo di vigilanza, ma che non di merito abbia eliminato la violazione conformandosi agli obblighi di legge in materia di sicurezza e di igiene del lavoro, può successivamente chiedere al giudice – deducendo la congruità della regolarizzazione per aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione con modalità analoghe a quelle che l’organo di vigilanza avrebbe potuto indicare – di avvalersi dell’oblazione ordinaria, ma nella misura risotta di cui al terzo comma dell’art. 24 cit. che la prevede con il pagamento di un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa: ipotesi questa che proprio in ragione di quell’esigenza di interpretazione costituzionalmente orientata sottesa alla cit. sent. n. 19 del 1998, n on può ritenersi limitata ai soli casi di adempimento spontaneo ed effettuato con modalità diverse da quelle prescritte (espressamente C. cost. n. 192 del 2003, da ultimo, ha ribadito la possibilità per il giudice di ricondurre tutte le “situazioni sostanzialmente omogenee” nell’alveo della procedura prevista dagli art. 20 ss. d.lgs. n. 758/94 cit.).

2.7. Ed allora l’ulteriore conclusione che può formularsi è che la circostanza che l’organo di vigilanza, nel comunicare al P.M. la notizia di reato, non abbia impartito alcuna prescrizione di regolarizzazione all’imputato, mostrando così di determinarsi a non impartirne alcuna (ciò che può legittimamente fare, come sopra argomentato), non impedisce, nell’immediato, al trasgressore, proprio in ragione della constatazione dell’avvenuta regolarizzazione, di chiedere all’organo di vigilanza di essere comunque ammesso all’oblazione in sede amministrativa (ex art. 21, comma 2 cit) ovvero non impedisce successivamente, all’imputato di chiedere al giudice di essere ammesso all’oblazione ordinaria in sede giudiziaria nella stessa misura agevolata dell’oblazione in sede amministrativa.

2.8. Nella specie quindi il fatto che nessuna prescrizione di regolarizzazione sia stata intimata dall’organo di vigilanza ai trasgressori non costituisce causa di improcedibilità dell’azione penale – per tutte le argomentazioni sopra svolte e sintetizzate, come principio di diritto, sub, 2.5 – e quindi non sussiste, nella sentenza impugnata, il vizio denunciato dalla difesa dei ricorrenti.

 

AMPLIAMENTO TITOLI PERSONALE SCUOLA RISCATTABILI PER PENSIONE

18/07/2010

 Si richiama l’attenzione sulla  Nota 13 luglio 2010, n. 37 con cui l’INPDAP fornisce chiarimenti sulla valutazione ai fini pensionistici dei corsi abilitanti del personale della scuola ,facendo seguito e confermando  le previsioni della nota operativa n. 11 del 18 marzo c.a.   relativa alle   istruzioni in merito alla valorizzazione ai fini pensionistici dei corsi necessari per l’ammissione in servizio del personale delle amministrazioni pubbliche.

 

Ricordato che nei   confronti del personale in esame,  la materia è disciplinata dall’articolo 13 del DPR n. 1092/1973 così come ridefinito dal DIgs n. 184/1997 ,l’Istutto in applicazione di dette disposizioni dichiara che è consentita la facoltà di riscatto di:

– diplomi di cui all’articolo 1 della legge n. 341/1990 (diploma universitario, di laurea, di specializzazione, dottorato di ricerca), anche qualora non siano titoli prescritti per il posto ricoperto; la medesima legge ha altresì stabilito che siano le Università a provvedere alla formazione degli insegnanti delle scuole secondarie attraverso specifiche scuole di specializzazione articolate in indirizzi presso le quali si consegue un diploma di abilitazione all’insegnamento;

– periodi di iscrizione al albi professionali, ove tale periodo sia stato richiesto come condizione necessaria per l’ammissione in servizio;

– periodi di pratica necessari per il conseguimento dell’abilitazione professionale.

Inoltre a ,considerato che La Corte Costituzionale, con sentenza n.52 del 9-15 febbraio 2000,   ha ampliato la possibilità di riscattare tutti quei diplomi, titoli di studio e corsi di specializzazione conseguiti presso istituti o scuole riconosciute di livello superiore (post-secondario) quando il relativo diploma o titolo di studio di specializzazione o di perfezionamento sia richiesto per l’ammissione in servizio di ruolo o per lo svolgimento di determinate funzioni ,la nota in questione aggiunge che sono ammessi a a riscatto, in sede pensionistica,  tra i corsi del personale della Scuola  i seguenti:

– i corsi biennali svolti dagli Atenei presso le Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario (SSIS), in quanto considerati diplomi universitari, possono essere riscattati ai sensi dell’articolo 2 del DIgs n. 184/1997 e quindi indipendentemente dalla circostanza che il titolo di abilitazione conseguito sia o meno titolo prescritto per il posto ricoperto dal dipendente;

– i corsi speciali annuali istituiti dalle Università e dagli Istituti di alta formazione artistica e musicale (AFAM) in applicazione della legge 4 giugno 2004, n. 143, possono essere valorizzati, in sede pensionistica, in virtù dell’ampliamento della facoltà di riscatto di diplomi, titoli e corsi sancito dalla citato sentenza della Corte Costituzionale n. 52/2000; di conseguenza la facoltà di riscatto di detti corsi è riservata al personale della scuola con incarico annuale ovvero assunto in tempo indeterminato, in quanto il relativo titolo conseguito è necessario per l’inserimento nelle graduatorie provinciali permanenti atte al conferimento di incarichi annuali e alle nomine a tempo indeterminato.

  Infine ,per completezza d’informazione ,lanota citata  evidenzia che non possono essere valorizzati ai fini pensionistici i corsi di abilitazione all’insegnamento antecedenti ai corsi SSIS, in quanto non compresi tra le fattispecie riscattabili di cui all’art. 13 del DPR n.1092/73 né tra quelle disciplinate dal D.Lgs. n.184/97 e non rientrano nell’ambito di applicazione della più volte citata sentenza della Corte Costituzionale n.52/2000.

 

 

[1] RIFERIMENTI NORMATIVI(1) corte costituzionale – sentenza 09 febbraio 2000, n. 52;

GIURISPRUDENZA:

 

LEGISLAZIONE: (1) decreto presidente repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092; (2) decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184; (3) legge 19 novembre 1990, n. 341; (4) decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184; (5) legge 12 agosto 1962, n. 1338;

 

PRASSI: (1) inpdap – nota 18 marzo 2010, n. 11;

A PROPOSITO DI CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI IN DEROGA

15/07/2010

 Gli ammortizzatori sociali   risultano costituiti da un complesso ed articolato sistema di tutela  del reddito dei lavoratori  in procinto di perdere o che  hanno perso il posto di lavoro. Questo sistema è definito da specifiche norme di legge.  I principali ammortizzatori sociali sono  la cassa integrazione guadagni (CIGS e CIGO), i contratti di solidarietà, l’indennità di disoccupazione e l’indennità di mobilità.

A questo sistema si accompagnano misure speciali, messe in atto attraverso deroghe alla normativa vigente, in favore di lavoratori  e settori  non tutelati dalle misure sopra descritte o che non possono più utilizzarle per vincoli legislativi sui limiti temporali d’intervento.

 Nell’ambito delle predette misure speciali l’ordinamento giuridico  prevede  la cig  in deroga che  ,avendo  il  fine di sostenere il reddito dei lavoratori normalmente esclusi dai benefici della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria  e cioè quelli provenienti da aziende fino a 15 dipendenti (art. 4, l. 236/ 93) o da aziende sopra i 15 dipendenti che non rientrano nei settori economici previsti dalla normativa di riferimento (l. 223/91) oppure che hanno esaurito i limiti temporali fissati  dalle leggi in materia  , interviene in caso di emergenze occupazionali  riguardanti  settori ed imprese singole di volta in volta individuati,  mettendo a disposizione  questo  ammortizzatore    derogando alla normativa vigente.

In questo modo i lavoratori      possono esere collocati in integrazione salariale  venendo   sospesi ovvero  utilizzati ad orario ridotto , invece di  essere licenziati ,  utilizzando le  disponibilità finanziare  previste dalle leggi finanziari e/0 da altri  specifici provvedimenti legislativi ,che  appunto  assegnano al   Ministero del Lavoro  ed alle  singole Regioni le risorse da  destinare  a tale scopo  previa intesa  con le rappresentanze della  associazioni datoriali  e delle organizzazioni  sindacali comparativamente piu’ rappresentative.

In  Abruzzo le determinazione  sugli ammortizzatori sociali in deroga vengono discusse e definite  presso il  CICAS-Comitato intervento crisi aziendali e di settore -,operante presso la Regione e che  , essendo  composto da rappresentanti istituzionali ,datoriali e sindacali, si riunisce periodicamente per   monitorare  le vicende occupazionali presenti sul territorio  e che  denunciano    specifiche difficoltà  onde  decidere i conseguenti interventi  finalizzati per quanto possibile  alla salvaguardia dei posti di lavoro  attraverso la messa a disposizione dei dipendenti  di un  reddito previdenziale  avente una durata  predeterminata  .

 A rendere operative le decisioni del CICAS provvede la Conferenza dei Servizi , in cui   i  rappresentanti di Regione,Province,Inps , Direzione Regionale Lavoro ,Italia Lavoro ed  Abruzzo Lavoro definicono   criteri e   procedure  da seguire per    l’erogazione  da parte dell’Inps dei trattamenti approvati dal  Comitato .

Le ultime  riunioni  del CICAS e della Conferenza dei Servizi,  tenutesi   rispettivamente in data  28 aprile e 5 maggio del corrente anno  ,       hanno portato all’approvazione  dei seguenti interventi di cig in deroga  :

 a) Concessione di 13 settimane di Cassa integrazione guadagni in deroga, in favore dei lavoratori subordinati (operai, impiegati, intermedi e quadri) sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, sospesi o ad orario ridotto a decorrere dal 6.04 .2009 ( Aziende cratere sismico) ovvero dall’ 01.05.2010( Aziende  extra cratere sismico) ,dipendenti  da datori di lavoro titolari di unità  operative, anche artigiane e cooperative, non rientranti nei requisiti d’accesso ai trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni dell’attività lavorativa, nonché dipendenti, con contratti di apprendistato o di somministrazione, da imprese nelle quali sono in corso trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni dell’attività lavorativa.

  L’intervento  previsto nella lettera a) interessa le  situazioni aziendali che   sino al 30.4.2010 non hanno fatto ricorso alla cig in deroga ed a cui a domanda e previa consultazione sindacale  può  essere riconosciuto  dai competenti organi istituzionali  per un periodo continuativo ovvero  frazionato  non superiore a 13 settimane  il   predetto trattamento  previdenziale.  

b) Proroga, sino alla data del 31/07/2010, della cassa integrazione guadagni in deroga, in favore dei lavoratori subordinati (operai, impiegati, intermedi e quadri), sia a tempo indeterminato che determinato, compresi apprendisti e somministrati, sospesi o ad orario ridotto, di cui alla lett. a) del verbale CICAS del 20/05/2009, dipendenti da datori di lavoro titolari di unità operative anche artigiane e cooperative, non rientranti nei requisiti di accesso ai trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni dell’attività lavorativa, nonché dipendenti, con contratti di apprendistato o di somministrazione, da imprese nelle quali sono in corso trattamenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni dell’attività lavorativa.

L’intervento di cui alla lettera b) concerne le  situazioni aziendali  che prima dell’1.5.2010 hanno fatto ricorso  a periodi di cig in deroga autorizzata dal CICAS   per  13 settimane  a decorrere 12.4.09, come da lettera a) del verbale della riunione  in data 25.5.09 ,disponendo poi   successive proroghe   di detto trattamento previdenziale rispettivamente  :

 1) per cinque settimane (verbale riunione del 10.7.09),

 2) sino alla data del 31.12.09 ( verbale riunione del 5.8.09),

 3) sino alla data del 31.01.2010 (verbale   riunione del 10.11. 09) ,

 4)sino alla data del 30.04.2010 (verbale  riunione del 29.01.2010).

Si sottolinea che la proroga  in parola può essere utilizzata sino ad un massimo di 13 settimane a prescindere  dal/i periodo /i  di cig in deroga  già  usufruito/i  in base alle   autorizzazioni Cicas citate nei precedenti nn.1),2),3),e 4). Pertanto la proroga è utilizzabile   sia dai datori di lavoro che hanno fatto ricorso ininterrottamente della cig in deroga autorizzata a decorrere    dal 12.4.09 sino al   30.4.2010,sia da quelli che  hanno fatto ricorso alla stessa per una parte sltanto  dell’intero periodo autorizzato  e di conseguenza in pratica  : chi entro il 30.aprile scorso , ad esempio ,ha utilizzato 56 settimane potra’ arrivare a 69 ; chi   ha fatto  soltanto 13  settimane potrà arrivare a 26   .

 c ) Concessione della Cassa integrazione guadagni in deroga fino ad un massimo di 35 settimane in favore dei lavoratori titolari di contratti di lavoro subordinato con imprese, anche artigiane e cooperative, che presentano istanza in deroga ai limiti di durata della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria previsti dalla legislazione ordinaria. La CIG in deroga può essere richiesta ed utilizzata a condizione che l’impresa abbia già fatto uso di tutti gli strumenti previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie dell’attività, e non può andare oltre la data in cui sia nuovamente possibile accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie, dell’attività lavorativa.

   Una particolare attenzione si ritiene di dedicare    alll’intervento disciplinato dalla sopra indicata  lettera   c) ,in relazione sia all’ampiezza temporale dell’intervento previdenziale  che alle finaltà perseguite  dallo stesso. 

Al riguardo , ,si  afferma ,  tenendo conto dela previsione letterale della decisione del Cicas  e dello scopo alla base della  concessione autorizzatadal Comitato , che  la stessa è utilizzabile  soltanto   dalle  aziende   destinatarie    dei commi 1 e 5 dell’art.1 della legge n.223/91 in materia d’ integrazione salariale straordinaria ,secondo cui  :

 – ”  La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale trova applicazione limitatamente alle imprese che abbiano occupato mediamente più di quindici lavoratori nel semestre precedente la data di presentazione della richiesta…”( comma 1 ) ;

–   ”  La durata del programma per crisi aziendale non può essere superiore a dodici mesi. Una nuova erogazione per la medesima causale non può essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente concessione”.( comma5)

  Vale a dire che quanto stabilito dal Cicas nella predetta lettera c)  è destinata ad  imprese:

1)    anche artigiane e cooperative, che presentano istanza in deroga ai limiti di durata della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria previsti dalla legislazione ordinaria,alla cui regolamentazione soggiaciono  ;

  2)     che ,pur rientrando nella disciplina della cigs  per numero di dipendenti (in media superiore a 15 nel semestre precedente la richiesta d’intervento) e per settore di appartenenza   straordinaria, non possono  ulteriormente ed immediatamente farvi ricorso, in quanto hanno utilizzato il periodo massimo consentito   secondo la previsione dei citati  commi 1 e 5 dell’art.1 della legge n.223/91 ;

 3))      che ,  nel caso rientrino anche     nella disciplina generale della cig ordinaria ,non hanno  la possibilità di fruirne per aver consumato  52 settimane di tale trattamento previdenziale nel biennio  (  da calcolare con riferimento al   primo giorno di ricorso   alla cigo) e   quindi  devono attendere almeno 12 mesi    senza sospensione e/o riduzione dell’attività produttiva e lavorativa, prima di aver titolo di nuovo ad altre 52 settimane d’integrazione salariale  ordinaria ,mentre  si prescinde da questa     condizione   se trattasi di aziende    a cui    per previsione normativa  non  si applica la disciplina della  cigo. 

 Rispetto a quanto riportato al n. 3)   si ritiene di ricordare   che   la legge n.164/75 di disciplina della cigo all’art.6 comma 1 dispone che “ Qualora l’impresa abbia fruito di 12 mesi consecutivi di integrazione salariale, una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva per la quale l’integrazione è stata concessa, quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa”.

 Pare confacente ribadire che destinatarie dell’intervento della sopra riportata lettera c) sono da considerare anche le aziende che   rientrano tra quelle a cui si applica la disciplina della cigs, ma sono estraneee    invece   alla  normativa sulla cigo,ricordando in proposito   quanto segue.

Le integrazioni salariali ordinarie  sono previste per  le imprese industriali  e vi rientrano le lavorazioni accessorie non industriali che  sono direttamente connesse con l’attività delle  stesse aziende Inoltre possono beneficiarne anche le società cooperative svolgenti attività similari a   quelle industriali ed infine sono comprese  le imprese agricole cooperative e loro consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici, per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato 

 Invece     l’intervento ordinario della Cassa integrazione  è escluso per   :

– le imprese di navigazione marittima ed aerea o ausiliarie dell’armamento   ;

– le imprese ferroviarie, tramviarie e di navigazione interna, ivi comprese le imprese ausiliarie aventi in appalto servizi che si identificano con i compiti di esercizio di linea propri (manovre, scambi e freni, frenatori, smistamento carri) o collaterali (manipolazione merci su scali e impianti ferroviari) delle imprese ferroviarie  ;

– le imprese industriali esercenti impianti di trasporto e risalita a fune;  

– le imprese ferro-tramviarie esercenti autoservizi integrativi del trasporto su rotaia    

– le imprese esercenti autoservizi pubblici di trasporto ;

– le imprese dello spettacolo ;

– le imprese della pesca industriale e della piccola pesca ; 

– le imprese artigiane ritenute tali agli effetti degli assegni familiari   ;    

– le cooperative, i gruppi, le compagnie e carovane dei facchini, portabagagli, barrocciai e simili  

– le compagnie ed i gruppi portuali  ;

– le  imprese del terziario,del credito ,delle assicurazioni e dei servizi tributari;

– gli  enti cooperativi, anche di fatto, di cui al D.P.R. 30 aprile 1970, n. 602.,limitatamente ai soci con rapporto di lavoro dipendente.

  Per quanto concerne i lavoratori ,si precisa che    beneficiari dell’integrazione salariale ordinaria  risultano essere  i lavoratori subordinati delle categorie degli operai,impiegati e quadri in forza con  rapporto a tempo indeterminato o determinato ,a tempo pieno o pat time,compresi quelli in prova.

Inoltre la cigo può essere riconosciuta  :

-ai dipendenti dell’appatatore

-agli assunti con contratto d’inserimento

-agli assunti con contratto di lavoro   ripartito

-ai soci e dipendenti delle cooperative destinatarie della cig .

  Sono esclusi dall’integrazione salariale ordinaria:

– i lavoratori con qualifica di dirigente; gli apprendisti   ; i lavoratori a domicilio ; 

– gli autisti che prestano la propria opera alle dipendenze dei titolari di impresa e del loro nucleo familiare   ;  

 -i lavoratori somministrati. 

Infine si ritiene di  confermare  che all’intervento delle 35 setimana di cig in deroga  in questione non possono accedere le imprese che  rientrano tra quelle destinarie della normativa della cigo,ma che  non sono comprese tra quelle a cui si applica la legislazione generale della cigs.

Si ribadisce che   quest’ultime imprese,pur se hanno consumato  52 settimane di cigo nel biennio  e si trovano quindi  nella  condizione  prevista   dall’art.6 comma 1 della legge n.164/75,per fronteggiare le proprie difficolta’ produttive e lavorative,non sono abilitate a ricorre   alle 35 settimane di cig in deroga  autorizzate dal Cicas,in quanto per le stesse non ricorre la condizione di potenziali  utilizzatrici della cigs.

  L’orientamento seguito al riguardo peraltro appare suffragato abbastanza chiaramente dal limite di 35 settimane di cig in deroga fissato dalla determinazione Cicas della lettera c).Infatti tale ampiezza temporale della durata del trattamento   in deroga  coincide  esattamente con  il  periodo di otto mesi che ,a norma   dell’art.1 comma 5 della legge  n.223/91, deve trascorrere   prima  che le imprese possano   richiedere di nuovo   la cigs per crisi aziendale.

Ricordato  che, come   è riportato nella lettera g) del  verbale di riunione del Cicas del 28.4.2010  -rivenibile sul sito Regione Abruzzo -Home Page Portale-Sezione Istruzione Lavoro Voce FIL- lo scopo della  concessione delle 35 settimane di cig in deroga risulta essere quello che ”  …  sia nuovamente possibile accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione ordinaria per le sospensioni, ordinarie e straordinarie, dell’attività lavorativa” ,si deve prendere  atto che detto scopo non è consentito alle imprese che sono soggete alla cigo,ma escluse dalla cigs,come già prima detto.Infatti dette imprese,  pur se utilizzassero   le 35 settimane di cig in deroga ,non potrebbero   conseguire gli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione ordinaria ,  posto che ,come è noto, l’art.6 comma 2della legge n.164/75 stabilisce che” Qualora l’impresa abbia fruito di 12 mesi consecutivi di integrazione salariale(ordinaria), una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva per la quale l’integrazione è stata concessa, quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa”.

L’importo dell’integrazione salariale è pari all’80% della retribuzione complessiva
che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate fino
ad un massimo di 40 ore settimanali. L’ammontare deve essere poi ridotto
di una percentuale che, dal 1° gennaio 1998, è pari al 5,54% (corrispondente
all’aliquota contributiva a carico degli apprendisti). Al lavoratore che
percepisce l’integrazione salariale è dovuto l’assegno per il nucleo familiare.
Per il calcolo dell’integrazione si deve tenere conto di tutti gli elementi essenziali
della retribuzione:
¡ paga base per gli operai e stipendio base per gli impiegati e i quadri;
¡ indennità di contingenza;
¡ aumenti periodici di anzianità (che continuano a maturare anche durante il
periodo di CIG);
¡ aumenti contrattuali.
A questi se ne possono aggiungere altri, definiti accessori, sempre che costituiscano
elementi fissi della retribuzione, quali:
¡ maggiorazioni di turno;
¡ indennità di trasferta;
¡ indennità di mensa;
¡ indennità di cassa;
¡ indennità di trasporto.
L’importo da corrispondere è soggetto ad un limite mensile rivalutato annualmente
in base alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo accertate

 Premesso quanto sopra, si sottolinea che l’interventoprevidenziale in parola   autorizzato  dal Cicas   mira a fornire uno strumento per  favorire il mantenimento dell ‘occupazione in situazioni aziendali che ,pur essendo destinatarie   di entrambe le regolamentazioni legislative  della   cigs e della cigo ovvero soltanto della prima ,ma non anche della seconda  , transitoriamente non potrebbero affidarsi  per fronteggiare le difficoltà produttive e lavorative    alla cigo   e/0 alla cigs  a causa della  scadenza dei limiti massimi  d’ intervento di detti trattamenti consentiti dalla disciplina generale.

Si conclude la presente  nota  precisando altresì che:

-i lavoratori per conseguire la cig in deroga in parola devono disporre di almeno 90 giorni di anzianita’ ‘presso l’azienda da cui dipendono alla data della domanda del trattamento previdenziale  ,in applicazione dell’art.8 comma 3  della legge n.236/1988,richiamato dal ‘art.7 comma 6 della legge n.33/09;

-alle  richieste di  cig  in deroga con pagamento diretto  si applica l’art.7 ter comma 3 della legge n.33/09  .che dispone l’antiipazione del trattamento da parte dell’Inps sulla base della domanda corredata dagli accordi conclusi dalle  parti soiali e dell’elenco dei lavoratori beneficiari;

– per i criteri da seguire e la modulistica da usare per la cig in deroga si rinvia al sito  della Regione Abruzzo-Home PagePortale- Sezione Istruzione e Formazione-FIL-Conferenza Servizi del 5.5.2010  ;

– per quanto riguarda l’importo del trattamento ,compreso il massimale,  , il riconoscimento degli assegni familiari e della contribuzione   previdenziale  ,nonchè il rapporto con gli altri istituti contrattuali trova  applicazione  alla cig in deroga la disciplina della cigo e cigs,mentre si segnala che  non matura  a carico dell’inps      il trattamento di fine lavoro maturato  per il periodo  di  ‘erogazione della cig in deroga, anche  nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro alla scadenza del trattamento in questione ;

– risulterà opportuno che nel verbale di consultazione sindacale, da allegare alla domanda delle 35 settimane di cig in deroga ,tra l’altro,vengano precisati   i seguenti  dati   :

1)  se   le normative  della cigs e /0 cigo siano o meno applicabili   all’impresa  ;

2) il numero di settimane di cigo già  utilizate dall’impresa;

 3) il biennio di riferimento relativ0  al n.2);

4) numero  ,data   ,periodo di validità e causale del   provvedimento ministeriale di concessione della cigs  riguardante l’impresa richiedente.

  Si valuta  che l’indicazione di detti elementi agevoli  l’esame e la decisione  di Inps e e DRL sulla richiesta aziendale delle 35 settimane di cig in deroga ,anche a seguito dell’incrocio  degli stessi con quelli a disposizione delle banche dati dell’Istituto Previdenziale.

IN VIGORE LEGGE PERSONE SORDOCIECHE

15/07/2010

 A seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale  n.161 del 13 scorso,è entrata  in vigore  dal   14.7.2010 la  LEGGE 24 giugno 2010, n. 107 contenente le misure   per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche ,il cui testo è composto da complessivi sei articoli

Di seguito si evidenziano gli aspetti rilevanti del provvedimeto  legislativo  in questione.

 1 .La legge ha la finalità del  riconoscimento della sordocecità come disabilità specifica unica, sulla base degli indirizzi contenuti nella dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordocieche del Parlamento europeo, del 12 aprile 2004.    ,

 2.Sono  definite  sordocieche le persone cui siano distintamente riconosciute entrambe le minorazioni, sulla base della legislazione vigente, in materia di sordità civile e di cecità civile affette da sordocecità, che  percepiscono in forma unificata le indennità loro spettantied anche le eventuali altre prestazioni conseguite rispettivamente per la condizione di sordità civile e cecità civile, erogate dall’Istituto nazionale di previdenza sociale   

3.  Per  i  soggetti ,che alla data di entrata in vigore della  legge risultano già titolari di distinte indennità e prestazioni per entrambe le condizioni di sordità civile e di cecità civile, è riconosciuta l’unificazione dei trattamenti in godimento ed ai   medesimi  continuano ad applicarsi i benefici assistenziali e per l’inserimento al lavoro già riconosciuti dalla legislazione vigente per le due distinte menomazioni.    

4.[ L’accertamento della sordocecità, come definita ai sensi dell’articolo 2, è effettuato dall’azienda sanitaria locale competente per territorio mediante la commissione medica di cui all’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che procede alla valutazione di entrambe le disabilità sulla base della documentazione clinica presentata dall’interessato. nel corso di un’unica visita alla quale sono presenti entrambi gli specialisti competenti ad accertare la cecità civile e la sordità civile.

5.La condizione di sordocieco viene riconosciuta al soggetto che dall’accertamento risulti in possesso dei requisiti già previsti dalla legislazione vigente rispettivamente in materia di sordità civile e di cecità civile ai fini dell’ottenimento delle indennità già definite in base alle vigenti normative relative alle due distinte minorazioni.

 6.Il verbale di accertamento è sottoposto alla verifica delle competenti commissioni provinciali dell’INPS. 

7. Le modalità di accertamento e di erogazione unificata delle indennità e delle prestazioni si applicano per le domande presentate dalla data di entrata in vigore della presente legge, nonché in occasione di eventuali revisioni programmate.    Interventi delle regioni per il sostegno delle persone sordocieche 

8.Nell’ambito delle proprie competenze e nei limiti delle risorse già disponibili a legislazione vigente in materia socio-sanitaria e di formazione professionale, le regioni possono individuare specifiche forme di assistenza individuale ai soggetti sordociechi, con particolare riferimento alla fornitura di sostegno personalizzato mediante guide-comunicatori e interpreti.