PILLOLE DI … GIURISPRUDENZA

Si richiama l’attenzione sulle seguenti decisioni della Corte di Cassazione relative a questioni di lavoro e legislazione sociale :

Sentenza n.11254/2010: In caso di cigs per un programma di ristrutturazione  ,riorganizzazione o conversione aziendale che implichi una temporanea eccedenza di personale ,il provvedimento di sospensione dall’attività lavorativa è illegittimo se il datore di lavoro omette di comunicare alle oo.ss.gli specifici criteri ,eventualmente diverse dalla rotazione,d’individuazione dei lavoatori coinvolti.Di conseguenza ,in assenza di un chiarimento preventivo,il dipendente sospeso può ottenere il ripristino del rapporto ed il pagamento dell retribuzione pienae non integrata.

– Sentenza n. 12342/2010 : I farmacisti ,che sono fuori dall’assicurazione commercianti,devono versare i contributi per i familiari non farmacisti che collaborano nell’attività.Una loro eventuale esclusione ,nonostante le mansioni svote all’interno di un’impresa commer ciale con caratteristiche previste ai fini assicurativi ,contrasterebbe con i principi costituzionali di uguaglianza e di garanzia di un’adeguata tutela di tipo previdenziale dei lavoratori .

Sentenza n.12738/2010 :Appare legittimo il rifiuto del lavoratori di firmare il registro di presenza quando la stessa è rilevata tramite badge.Infatti la previsione di un doppio sistema si giustifica soltanto durante la fase transitoria di passaggio dal metodo cartaceo a quelloelettronico .Superata detta fase ogni imposizione di firma diventa illegittima e può essere disattesa dal lavoratore .

Sentenza n.11250/2010 : L’affissione del codice disciplinare costituisce requisito essenziale pr la valodità del licenziamento soltanto quando questo costituisca la sanzione  per l’infrazione ad unadisposizione corispondente ad una esigenza peculiare dell’azienda,non quando l’infrazione riguardi doveri previsti dalla legge o comunque appartenenti al patrimonio deontologico di qualsiasi persona onesta,ovvero dei doveri imposti al prestatore diòlavoro dalle disposizioni di cararattere  generale proprie del rapporto di lavoro subordinato.Ne consegue che da questa forma di pubblicità si può  prescindere allorchè il lavoratore si sia reso auore di comportamenti rispetto ai quali la fonte del recesso datoriale è direttamente reperibile nella legge ovvero allorchè l’illiceità della violazione ,per l’evidente contrasto conla coscienza comune e con le regole fondamentali del vivere civile,possa essere conosciuta ed apprezzata dal lavoratore senza bisogno di previo avviso . 

Sentenza n. 11262/2010: Il carattere risarcitorio dell’erogazione corrisposta per compensare le ferie non godute dal dipendente non è di ostacolo all’assoggettamento a contribuzione della predetta erogazione,trattandosi in ogni caso di compenso corrispopsto in dipendenza del rapporto di lavoro ed in relazione ad una prestazion lavorativa non dovuta,ma comunque effettuata dal lavoratore,sicchè la stessa è comunqua riconducibile nell’ambito di applicazione dell’art.12 della legge n.153/1969,secondo cui:”Per la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale, si considera retribuzione tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in danaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro”

Sentenza n. 13179/2010: Il  rapporto di associazione ha quale indefettibile elemento essenziale, che ne connota la causa, il sinallagma tra partecipazione al rischio dell’impresa gestita dall’associante e conferimento dell’apporto lavorativo dell’associato, intendendosi peraltro in tal caso che l’associato lavoratore deve partecipare sia agli utili che alle perdite, ai sensi dell’art. 2554 c.c. non essendo ammissibile un contratto di mera cointeressenza agli utili di un’impresa senza partecipazione alle perdite; lo stesso art. 2554 c.c. richiama, infatti, quanto alla sola partecipazione agli utili attribuita al prestatore di lavoro, l’art. 2102 c.c. il quale fa riferimento “agli utili netti dell’impresa”, mostrando così di escludere l’ammissibilità di un tale contratto di mera cointeressenza agli utili senza partecipazione alle perdite allorché l’apporto dell’associato consista in una prestazione lavorativa.

Sul punto questa Corte ha avuto modo di evidenziare che, per la configurabilità del contratto di associazione in partecipazione, la pattuizione in favore dell’associato comporta una partecipazione agli utili dell’impresa, e non agli incassi, posto che questi ultimi rappresentano in se stessi un dato non significativo circa il risultato economico effettivo dell’attività dell’impresa (Cass. sez. lav., 4.2.2002, n. 1420); e nel caso di specie la provvigione in favore dell'(…) si basava sul fatturato di vendita dei prodotti cui si riferiva l’apporto fornito dallo stesso, non prevedendo quindi alcuna partecipazione alle perdite.

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