IMPORTANTE DECISIONE CONSIGLIO DI STATO SUI TRASFERIMENTI PER ASSISTENZA DISABILI

 Come è noto l’art.33 comma 5 della legge n.33/92  prevede che : ”   Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuita’ un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, con lui convivente, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro piu’ vicina al proprio domicilio  “,mentre l’art.20 della legge n.53/2000  specifica che .”le  disposizioni dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dall’articolo 19 della presente legge, si applicano … ai familiari lavoratori, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assistono con continuità e in via esclusiva un parente o un affine entro il terzo grado portatore di handicap, ancorché non convivente”.

Rispetto a quanto sopra  riportato ,si è registrato  la recente presa di posizione   del Consiglio di Stato  riguardo ai  presupposti  che  giustificano  l’applicazione delle norme prima richiamate  ai fini dell’avvicinamnto della sede di lavoro nei confronti del lavoratore che  presta assistenza ad un parente o affine   fino al terzo grado ,anche non convivente .

Infatti con la decisione n.825  depositata il 15 scorso ,i giudici di Palazzo Spada   ,accogliendo il ricorso prodotto dal Consiglio Superiore della Magisttatura  avverso la favorevole decisione del  TAR  che accordava il trasferimento di sede ad un magistrato per poter accudire adeguatamente un familiare, hanno chiarito in via definitiva i requisiti necessari  in base alla normativa in materia.

Nella citata decisione è riportato che non basta per dar corso al trasferimento della sede di lavoro la continuità dell’assistenza,ma appare indispensabile che  ricorra anche l’esclusività della stessa.

In proposito ,il Consiglio di Stato nella pronuncia in esame  evidenzia che susistenono due distinti indirizzi  in giurisprudenza : per il primo il trasferimento dela sede di lavoro viene legittimato soltanto  dalla mancanza nel comune  di residenza  del   disabile di altri familiari tenuti a prestargli la necessaria assistenza,invece per il secondo è ammesso il trasferimento anche quando sono presenti nel comune altri parenti o affini sino al terzo grado ,ma che   si dichiarano indisponibili a fornire l’assistenza.

Rispetto ai predetti diversi indirizzi,il Consiglio di Stato propende  verso il primo,che appare più derente allo scopo della norma da applicare ,in quanto il requisito dell’esclusività  sussiste solo se il lavoratore che richiede il trasferimento della sede di lavoro comprova l’inesistenza di altri familiari abilitati ad occuparsi  del disabile .

Peraltro la sentenza dichiara anche che la predetta  inesistenza  non può essete rimessa a semplici dichiarazioni di ordine formale,ma va accertata  con dati ed elementi di natura oggettiva  ed aventi una significativa  gravità  in quanto idonei a giustificare l’indisponibilità sulla base di criteri di ragionevolezza  , che  compete allo stesso richiedente il trasferimento  prospettare  ,così  da poter  derogare  all’assunto dell’inesisteza di altri congiunti ,soltanto quando siano portati elementi  probatori che  altri congiunti sono impossibilitati ad  aiutare  la persona invalida.

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