SIGNIFICATIVA SENTENZA SU TUTELA PATERNITA’

   Si richiama l’attenzione sulla sentenza  n.1169 del 16.11.09 con cui il Tribunale di Firenze ha riconosciuto  il diritto di un padre lavoratore a vedersi retribuito l’intero periodo di astensione dal lavoro per la maternità della moglie, gravemente inferma, per un totale dunque di cinque mesi ,a norma dell’art.28 del Dec.Leg.vo n.151/01,che  recita :

1. Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

2. Il padre lavoratore che intenda avvalersi del diritto di cui al comma 1 presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono, il padre lavoratore ne rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

Il padre lavoratore ha fatto causa all’Inps che si era limitato a riconoscere i tre mesi successivi al parto, con l’80% della retribuzione, chiedendo di poter usufruire dell’intero periodo.   

Nel ricorso introduttivo contro l’Inps , il ricorrente  esponeva di  essere coniuge di una  libera professionista e di essere lavoratore dipendente .

 Evidenziava altresì che per  la nascita  della loro figlia  la madre non aveva chiesto l’erogazione di alcuna indennità (art. 68 T.U.) ,atteso il suo cattivo stato di salute  ,mentre egli stesso aveva provveduto a chiedere al proprio datore di lavoro  il congedo di paternità.

Infine    lamentava   che l’INPS aveva   riconosciuto l’indennità soltanto per i tre mesi successivi al parto nell’importo dell’80% della retribuzione   ,ma non per il periodo di cinque mesi all’80% come da lui richiesto .di indennità di maternità per i due mesi antecedenti alla data del parto  .

L’Inps ribatteva che  in ogni caso, per tale periodo reclamato dal padre lavoratore non risultavano versati contributi nella gestione artigiani/commercianti e  quindi mancava il presupposto fondamentale per l’attribuzione dell’indennità in astratto alla madre e poiché il diritto del padre esisteva solo nei limiti in cui era attribuito alla madre non potevano essere riconosciuti periodi ulteriori rispetto a quello già a lui concessi. Concludeva quindi per il rigetto della domanda.

   Nel  corso della discussione della causa, dalTribunale  è stato   evidenziato  che:

–  la disposizione dell’art. 28 del T.U. alla luce dell’ordinanza n. 144 del 16/4/1987 della Corte Costituzionale,va letta   nel senso che deve essere riconosciuto al padre lavoratore un diritto autonomo alla fruizione del congedo di paternità, a prescindere dal fatto che la madre sia o sia stata una lavoratrice, e dunque anche dal di lei diritto al trattamento connesso al regolare pagamento dei contributi nella gestione artigiani/commercianti ed  altrettanto occore fare riguardo  alla  duratadell’estensione del diritto del padre correlandolo a quello del periodo di astensione che sarebbe spettato alla madre ;

–  nei atti, l’INPS ha riconosciuto al ricorrente un’indennità per un periodo di tre mesi (da agosto a novembre 2007), pari all’80% della retribuzione maturata dal ricorrente nel mese antecedente al parto ,che non risulta corrispondere a quanto richiesto dal ricorrente  che ha domandato il riconoscimento  di  un’indennità dell’80% per un periodo di cinque mesi, equivalente a quello che la legge riconosce come congedo obbligatorio per maternità .

 In relazione a  quanto sopra, il Il Giudice  ha ritenuto che, ferma  l’esistenza di un diritto autonomo in capo al padre, la durata del congedo cui ha diritto deve essere riferita a quella del congedo di maternità cui entrambi i genitori hanno autonomamente diritto ,aggiungendo che nel caso in esame i genitori hanno diritto   pacificamente    a   cinque mesi per il periodo di congedo obbligatorio all’80% e pertanto  il  ricorso deve   essere accolto   con le  spese che seguono la soccombenza  .

 

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