Archive for ottobre 2009

MODIFICATO IL DECRETO LEGGE SUL PERSONALE PRECARIO SCUOLA RIMASTO SENZA INCARICO

22/10/2009

Si richiama il     decreto legge n. 134   del 25.9.09  che ,  contenendo le disposizioni   riguardanti il personale docente ,amministrativo,tecnico ed ausiliario con incarico annuale che dal 1° settembre è rimasto senza contratto , stabilisce  :
 a)l’ accesso preferenziale nell’anno scolastio 2009/2010 alle supplenze brevi ed a progetti i speciali (sostegno agli studenti in difficoltà, lotta alla dispersione scolastica) ;
 b)la possibilità di essere inseriti in iniziative integrative organizzate dalle singole Regioni ,
-l’interverto dell’indennità di disoccupazione ordinaria ( per 8 mesi o per 12 se il lavoratore è ultracinquantenne), che si interrompe in presenza di supplenze brevi , il cui rifiuto senza motivazioni valide comporta la perdita del trattamento previdenziale.
 c) la realizzazione, in collaborazione con le Regioni,di progetti della durata di 3 mesi, prorogabili a 8 mesi, che prevedano attività di carattere straordinario, anche ai fini dell’adempimento dell’obbligo di istruzione. che vedrà l’impiego “in via prioritaria” dei suddetti i precari della scuola percettori dell’indennità di disoccupazione,che potrebbero ricevere un’integrazione economica da parte regionale ,con riconoscimento della la valutazione dell’intero anno di servizio ai soli fini dell’attribuzione del punteggio nelle graduatorie a esaurimento e nelle graduatorie permanenti.
    Il predetto  decreto legge   ,  in sede di esame ed approvazione da parte   della Camera per la conversione in legge ,  ha registrato  alcune modifiche al testo originario,tra  le quali  si     cita  quella   in cui si  stabilisce che  potranno accedere ai contratti di supplenza dalle liste prioritarie   ed all’indennità di diocupazione agevolata  anche  i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento che nell’anno  scolastico 2008/09  abbiano avuto ,attraverso le graduatorie d’istituto e non solo  quelle  provinciali, supplenze s  sino a 180 giorni .

   Per effetto  di tale  modifica  ,si  rende necessaria la   riapertura del    termine per la  presentazione delle domande   d’inserimento nelle liste prioritarie da parte del personale interessato , che   inizialmente risultava  fissato    al 9.10.09  e   con successivo provvedimento spostato al 14 .10.09  .

Per conoscere la nuova scadenza sarà necessario   attendere le determinazioni che  a questo punto   verranno assunte al  riguardo  dai competenti organi del Ministero della P.I. non appena il provvedimento in parola   avrà ottenuto   la  conversione in legge anche dal Senato.

NUOVO ACCORDO PER ANTICIPAZIONE TRATTAMENTO CIG AI LAVORATORI

21/10/2009

Dopo quella intervenuta tra la Regione Abruzzo e la Caripe di Pescara ,di cui questo blog ha dato informazione l’11 scorso, anche l’Amministrazione comunale di Lanciano e la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona ,con la collaborazione di Inps ed organizzazioni sindacali, hanno sottoscritto la convenzione in materia di “ANTICIPAZIONE SOCIALE DELL’INDENNITA’ DI CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI”,che costituisce una valida iniziativa nel momento in cui la negativa situazione economica presente nel Paese rende opportuna la convergenza delle azioni per stimolare la collaborazione tra gli attori sociali.

La convenzione ha per oggetto la definizione di una procedura per l’anticipazione dei trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria , straordinaria ed in deroga a favore dei lavoratori dipendenti residenti nel Comune di Lanciano.

Le domande di anticipazione della Cassa integrazione dei lavoratori, da formulare su apposito modulo reparibile presso il comune e le sedi deelle oo.ss.,vanno indirizzate alla Banca per il tramite del Comune di Lanciano ed essere corredate di tutta la documentazione prevista in un disciplinare “Anticipazione sostegno al reddito” approvato con delibera di Giunta Comunale in cui si prevede l’istituzione di un fondo iniziale di 25.000 euro destinato proprio alla concessione di contributi in c/interesse per l’attuazione di quanto previsto dalla convenzione, al fine di assicurare il reddito in attesa dell’erogazione dell’indennità da parte dell’INPS.

Le anticipazioni saranno concesse dalla Banca, sotto forma di una apertura di credito in c/c a disponibilità crescente a valere su appositi conti correnti di corrispondenza, intestati ai lavoratori , appositamente dedicati alle operazioni in argomento,su cui ogni mese saranno disponibili 700 euro per la durata di sette mesi in caso di cigs,di sei mesi in caso di cigo e di quattro mesi in caso d’integrazione in deroga.
I conti non avranno spese, ad esclusione dell’imposta di bollo che sarà addebitata, sul conto corrente, intestato al Comune di Lanciano,che a tal fine mette a disposizione 25 mila euro.

LE FASCE DI REPERIBILITA’ PER MALATTIA DIPENDENTI PUBBLICI

21/10/2009

   L’argomento  di cui al titolo sta per registrare un nuovo capitolo della sua lunga ed articolata   storia .

Infatti  ,secondo la previsione  dell ‘art.55  del decreto legislativo approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri il 9 scorso in attuazione della legge delega n.15/09, con cui in buona misura risulta   riformato  il dec.leg.vo n.165/01 ,si attende il provvedimento  con cui il Ministro  per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione indicherà le fasce orarie di reperibilità del lavoratore pubblico entro le quali devono essere ffettuate le visite mediche di controllo .

 Nell’ attesa di detto provvedimento ,si ritiene confacente ricordare  gli eventi normativi  che nel recente passato   hanno caratterizzato la disciplina   in  materia.

 Rispetto alla  regolamentazione  contrattuale   relativa all ‘applicazione   anche ai pubblici dipendenti delle  medesime fasce di reperibilità previste per i lavoratori   del settore privato  ,intervenne l’art.71 del decreto legge n.112/08 ,convertito nella legge n.133/08, che  imponeva ai soli  lavoratori delle pubbliche amministrazioni di  attendere in caso di malattia nel proprio domicilio la visita medica di controllo per 11 ore ,val a dire dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20 di ogni giorno

Successivamente è  stato emanato  il decreto legge n.78/09 ,convertito in legge n.102/09,che abrogando espressamente l’art.71 prina menzionato,ha ripristinato     la previgente normativa contrattuale sulle fasce di reperibilità dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Malgrado due decreti legge  ,seguiti dalle rispettive    leggi di conversione, la partita è tuttora aperta,in quanto,come detto,  si aspetta di conoscere  le modalità attraverso cui  il Ministro  per la  P.A e l’Innovazione intende  regolamentare   la materia .

 Mentre  si attende con crescente curiositàl’emanando decreto ,viene da osservare   che       di     sicuro   la decisione  sugli orari della reperibilità dei dipendenti pubblici malati   sarà adottata dal Ministro    in piena ed assoluta  autonomia,in quanto    ormai  non sussiste   alcuna statuizione     che dispone di      condurre confronti e negoziati con le  rappresentanze  sindacali ,   ed inoltre che   non potrà non tener conto delle interpretazioni fornite  dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione sulla nozione di obbligo di reperibiltà  , sempre orientate al rispetto dela liberta’ personale dei lavoratori, nei confronti dei quali durante   la malattia , va consentito non solo  di allontanarsi dall’abitazione per una giustificata ragione,ma anche di limitare la permanenza obbligatoria nell’abitazione sino alla   visita del medico di controllo.

CONSEGUENZE PER MANCATA O INESATTA INDICAZIONE INDIRIZZO LAVORATORE SU CERTIFICATO MALATTIA

20/10/2009

Alla questione accennata nel titolo fornisce risposta il messaggio dell’ Inps n.22747 del 19 scorso.
Preliminarmente si ritiene di ricordare che :
– in caso di irreperibilità del lavoratore in malattia, ovvero in caso di assenza alla visita di controllo senza giustificato motivo,la disciplina legislativa in materia (art.5 Legge n. 683/83 ) dispone la perdita dell’indennità per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo ;
– la Corte Costituzionale, con sentenza 26 gennaio 1988, n. 78, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.5 citato in cui non si prevede un’ulteriore visita medica di controllo prima della decadenza del diritto ad ogni trattamento economico di malattia nella misura della metà per l’ulteriore periodo successivo ai primi dieci giorni.
Una sede Inps del Piemonte ha sollevato di recente la questione relativa all’applicazione della sanzione per irreperibilità del lavoratore in malattia evidenziando la difformità di attuazione della norma nelle differenti sedi dell’Istituto in caso di mancata, inesatta o incompleta indicazione dell’indirizzo di reperibilità del lavoratore sul certificato medico ,poichè risulta che alcune sedi sanzionano l’intero evento di malattia, mentre altre sedi applicano la sanzione solo sul singolo certificato oggetto di visita di controllo.

Con il sopra menzionato messaggio ,onde uniformare le modalità di applicazione della sanzione di perdita dell’indennità in caso di mancata e/o inesatta indicazione dell’indirizzo sul certificato di malattia, l’Inps ha precisato che, secondo il costante orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’indicazione dell’esatto indirizzo di reperibilità è un requisito essenziale della certificazione di malattia in quanto strumentale alla regolare effettuazione di eventuali visite di controllo.
Pertanto, la mancanza o la inesattezza o incompletezza dell’indirizzo (purché tale da impedire il reperimento del lavoratore) comporta la perdita della prestazione previdenziale per l’intero evento di malattia o comunque per tutte quelle giornate di malattia attestate da una certificazione priva di tale requisito ,aggiungendo tuttavia che la sanzione non si applica se l’Istituto è in grado di reperire altrimenti ed agevolmente nei propri archivi il dato mancante (es. precedenti eventi di malattia, precedenti accessi domiciliari).
Invece nelipotesi in cui l’indirizzo per il reperimento del lavoratore sia insufficiente, ma uguale a quello riportato sul certificato di residenza (ove si tratti di prima malattia), l’indennità viene corrisposta al lavoratore ,che viene avvertito che per eventuali successivi eventi l’indirizzo dovrà essere indicato assolutamente in modo esatto e completo.

NOTA OPERATIVA INPDAP SU NUOVI REQUISITI ETA’ PENSIONE DIPENDENTI PUBBLICHE

20/10/2009

L’INPDAP, con nota operativa n. 50 del 7 ottobre 2009, comunica i nuovi innalzamenti dei requisiti anagrafici per le lavoratrici del pubblico impiego introdotti dall’articolo 22-ter della legge 3 agosto 2009, n.102 di conversione del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78.

La norma, riguarda le lavoratrici pubbliche iscritte alle forme esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti e prevede dal 1° gennaio 2010 nuovi requisiti anagrafici per la maturazione del diritto ad un trattamento pensionistico di vecchiaia nonché per quello previsto dall’art. 1, comma 6, lettera b) della legge 23 agosto 2004 n. 243 e successive modificazioni (requisiti anagrafici per le destinatarie di un sistema contributivo).
Infatti le disposizioni citate prevedono che per l’anno 2010, il requisito anagrafico di 61 anni per accedere al pensionamento di vecchiaia che viene ulteriormente incrementato di un anno, a decorrere dal 1° gennaio 2012, nonché di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell’età di 65 anni dal 1° gennaio 2018 ,cosi come specificato nel seguente prospetto:

Anno Età anagrafica
2010 61
2012 62
2014 63
2016 64
2018 65

RISPOSTA MINISTERO LAVORO INTERPELLO SU CUMULO GIURIDICO SANZIONI PER VIOLAZIONI ORARIO

20/10/2009

Su richiesta della Confindustria ,la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, con la nota n.0015553 del 19 ottobre 2009, ha risposto all’interpello relativo alla possibilità di applicare alle violazioni riguardanti la disciplina del riposo giornaliero e settimanale contenuta nel D.Lgs. n. 66/2003, le disposizioni dell’art. 8, comma 1, Legge n. 689/1981.
Nella risposta ministeriale si legge quanto segue:
“… occorre ora chiarire se, sulla scorta della precisazione contenuta nella circolare n. 8/2005 al punto 15 di questo Ministero, ovvero “fermo restando quanto stabilito dall’art. 8, comma 1, Legge n. 689/1981”, nel caso di violazione degli artt. 7 e/o 9 del D.Lgs. n. 66/2003 come conseguenza di una unica azione o omissione da parte del datore di lavoro, sia possibile considerare tale condotta nel termine di concorso formale (omogeneo o eterogeneo) di illeciti amministrativi e, quindi, applicare la sanzione quantificabile secondo il criterio del cumulo giuridico disciplinata dal citato art. 8 della Legge n. 689/1981.
A tal proposito, questo Ministero è intervenuto con la circ. n. 81/1987 precisando che l’applicazione del cumulo giuridico di sanzioni deve ritenersi preclusa all’ispettore del lavoro poiché “essa richiede delicate ed ampie potestà discrezionali che possono essere esercitate solo” dall’Autorità competente a ricevere il rapporto a norma dell’art. 17, Legge n. 689/1981.
Pertanto nella fase procedimentale di contestazione/notificazione dell’illecito amministrativo di cui all’art. 14 Legge citata, gli organi ispettivi possono esclusivamente quantificare la sanzione ai sensi dell’art. 16, Legge n. 689/1981 “in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo”.
Da ciò consegue che l’inciso della circolare n. 8/2005 non va interpretato nel senso di consentire l’applicazione dell’art. 8, comma 1, Legge n. 689/1981 – e quindi del cumulo giuridico – in sede di accertamento/contestazione degli illeciti di cui agli artt. 7 e 9 del D.L.vo n. 66/2003, ma nel senso di ammettere, mediante il successivo provvedimento di ordinanza ingiunzione, la rideterminazione dell’importo sanzionatorio, già quantificato ai sensi dell’art. 16, Legge n. 689/1981, a condizione che dagli atti istruttori emergano elementi atti a configurare l’unicità della condotta illecita a fronte della pluralità di violazioni. A tale riguardo – con riferimento alla fase ispettiva – si richiama il dovere, per gli ispettori, di fornire al Direttore gli elementi utili per evidenziare tale unicità d’azione.”.

A PROPOSITO DI LAVORO ACCESSORIO NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

19/10/2009

E’ noto che a norma dell’art.36 comma 1 del decreto legislativo n.165/2001 le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle disposizioni sul reclutamento del personale , si avvalgono delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di’impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa .
Altrettanto noto è che il comma 12 dell’art. 7-ter della citata L. n. 33/2009 ha inserito tra le forme contratuali flessibili utilizzabili anche da committenti pubblici,ossia dalle amministrazioni ed enti di cui all’art.1 comma 2 del citato decretolegislativo n.165/2001 , le prestazioni occasionali di lavoro accessorio relative a manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà
Premesso quanto sopra e considerato che sull’argomento non risulta intervenuto ancora il Ministro della Funzione Pubblica per illustrare criteri e limiti per il ricorso all’istituto in questione,si ritiene confacente esplicitare qualche considerazione in proposito.
In primo luogo si evidenzia che le pubbliche amministrazioni interessate ad affidare le prestazioni in parola possono rivolgersi soltanto a tre specifiche tipologie di lavoratori,ossia agli studenti d’età inferiore a 25 anni iscritti ad un ciclo di studi, ,ai pensionati ed ai percettori di prestazioni integrative del salario ( cassa integrazione guadagni ,indenntà di disoccupazione , di mobilità,trattamento speciale di disocupazione edile) ,restando precisato che i prestatori delle due prime categorie possono conseguire da ciascun committente , attraverso il sistema dei voucher richiedibili all’Inps ,un compenso massimo annuo pari ad euro 5 mila per anno solare ,mentre quelli della terza categoria cumulano il trattamento previdenziale integrativo spettante con il compenso da lavoro accessorio per un importo complessivo non superiore a 3 mila euro per anno solare ,a prescindere dal numero dei committenti.
Un altro aspetto che sembra consono sottolineare concerne gli ambiti di attività da commetere al lavoro accessorio ,vale a dire che deve trattarsi di prestazioni destinate a manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà,precisando che il ricorso ai buoni lavoro può essere utilizzato per prestazioni strettamente connesse alla natura e alla finalità dell’evento  da svolgere direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione, senza il tramite di intermediari  in quanto trattasi di  attività ricomprese nelle funzioni amministrative proprie di molti enti pubblici, in special modo degli enti locali ,che,come risulta precisato nella circolare Inps n.88/09, sono finalizzate, ad esempio ,allo svolgimento di attività istituzionali a carattere sociale e solidale, quali i cosiddetti ‘nonni vigili’, o prestazioni rientranti nei piani di intervento a favore dei soggetti beneficiari del sistema integrato di interventi e servizi sociali ( ai sensi della legge 8 novembre 2000, n. 328) o per ricorrere a prestazioni occasionali in caso di situazioni di emergenza (calamità naturali, terremoti, ecc.).
Parimenti utile ed opportuno si reputa richiamare l’ attenzione sulla circostanza che ,come è stabilito per tutte le forme di lavoro flessibile,al lavoro accessorio si può far ricorso esclusivamente per esigenze temporanee ed eccezionali e di conseguenza le Aministrazioni pubbliche interessate ad utilizzare per le attività consentite dalla legge il lavoro accessorio dovranno preventivamente valutare se ricorre effettivamente il requisito della temporaneatà e straordinatrietà dell’evento a cui far fronte ,tenendo conto peraltro che l’abuso del ricorso alle forme di lavoro flessibile è punito con specifiche sanzioni, tra cui la perdita dell’indennità di risultato nei confronti dei dirigenti .
Infine ,per quanto riguarda la scelta dei lavoratori da impiegare nel lavoro accessorio,sottolineato che per previsione legislativa necessita rispettare le disposizioni generali sul reclutamento del personale, occore tener conto che sussiste il preciso obbligo di rispettare criteri di trasparenza e pubblicità per individuare i prestatori , pur se non si ritiene esclusa la possiblità che sia previsto il possesso da parte degli aspiranti di precise caratteristiche ed esperienze professionali particolari.
Si conclude ribadendo che i prestatori del lavoro accessorio vanno compensati attraverso i voucher le cui le modalità operative sono precisate dalle istruzioni consultabili sul sito Inps.it ,nonche’ dichiarando di ritenere che non si individuano ragioni per escudere il costo del lavoro accessorio dall’aggregato di spesa, agli effetti dei commi 557 e 562 della legge n.296/06.

PILLOLE DI…GIURISPRUDENZA

19/10/2009

Si richiama l’attenzione sulle seguenti decisioni della Corte di Cassazione :

– Sentenza 6.10.09 n.21296: il termine di cinque giorni dalla contestazione dell’addebito ,prima della cui scadenza è preclusa la possibilità di irrogare la sanzione disciplinare,appare funzionale soltanto ad esigenze di tutela dell’incolpato ,restando escluso ,in difetto di qualsiasi dato testuale,che detta previsione sia stata ispirata anche dall’intento di consentire al datore di lavoro un’effettiva ponderazione sul provvedimento da adottare ed un possibile ripensamento.Pertanto il provvedimento disciplinare può essere legittimamente irrogato prima della scadenza del termine,allorchè il lavoratore abbia esercitato pienamente il proprio diritto di difesa ,facendo pervenire al datore le proprie giustificazioni,senza manifestare alcuna esplicita riserva di ulteriori produzioni documentali o motivazioni difensive.

– Sentenza 6.10.09 n.21311 : nel caso di richiesta del pagamento dell’indennità di preavviso nei rapporti di lavoro domestico ,al prestatore incombe solo dimostrare la cessazione del rapporto di lavoro,mentre al datore di lavoro che eccepisce spetta dimostrare la risoluzione del rapporto per dimissioni.

– Sentenza 6.10.09 n.21697 : anche se in caso di soppressione di un settore dell’azienda è legittimo il licenziamento collettivo relativo solo ai dipendenti di quel settore stesso e non allargato a tutti i dipendenti , nel caso in esame l’impresa non ha agito nel rispetto delle regole ,in quanto non risulta adeguatamente identificato il settore soppresso ed in realtà sono stati licenziati dipendenti rientranti dalla cigs anche appartenenti a reparti diversi .,così che il criterio addotto ( apparteneza ad un settore ben specificato ) risulta specioso ed il licenziamento attuato illegittimo.

– Sentenza 12.10 .09 n.39706 : occorre ricordare che la legge n.241/90 in definitiva ha sancito il principio che tutto ciò che non è segreto è accessibile.In effetti essa contiene soltanto la regolamentazione del diritto di accesso e non anche di un parallelo obbligo di segretezza e regolan tale diritto unicamente in base all’interesse del richiedente ,ovvero alla giustificazione addotta dallo stesso.Con ciò il legislatore ha inteso porre un freno all’ipotetico proliferare di richieste ,che potenzialmente potrebbero paralizzare la P.A.,esigendo il requisito dell’interesse,quale elemento regolatore del generico principio della completa accessibilità agli atti , restando quest’ultima comprimibile solo attraverso l’imposizione del segreto nei casi previsti dalla legge.

-Sentenza 13.10.09 n.21710: l’esercizio dell’iniziativa economica privata,garantito dall’art.41 della Costituzione non è sindacabile nei suoi aspetti tecnici dall’autorità giurisdizionale ,ma deve svolgersi nel rispetto dei diritti al lavoro (artt.4,35 e 36 Cost.) ed alla salute (artt 32 Cost.e 2087 c.c.),con la conseguenza che non viola l’art.41 Cost.il giudice che dichiara illegittimo il licenziamento intimato per sopavvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate,senza che il datore di lavoro abbia accertato se il lavoratore potresse essere addetto a mansioni diverse e di pari livello ,evitando trasferimenti di altri lavoratori o alterazioni dell’organigramma aziendale.

RINNOVATO CCNL METALMECCANICI

18/10/2009

Dopo quattro mesi di trattative ed otto ore di sciopero( proclamato dalla Fiom Cgil), il 15 scorso risulta sottoscrtitto l’accordo di rinnovo per il triennio 2010/2012 del ccnl dei metalmeccanici,a cui hanno aderito le associazioni datoriali Federmeccanica ed Assital e le oo.ss.Fim Cisl,Uil Uilm,Fismic e UGL,ma non la Fiom Cgil,che aveva presentato una piattaformamodulata sula base del modello contrattuale definito nel 1993 e non hapartecipato alla trattativa conclusiva.
Gli aspetti principali dell’intesa raggiunta sono i seguenti:
-Aumento retributivo medio a regime di 112 euro ,equivalente a 110 euro per il 5°livello,così distribuiti : euro 28 in busta paga dall’1.1. 2010,euro 40 dall’1.1.2011 ed euro 42 dall’1.1.2012,con l’aggiuta di 15 euro per i lavoratori senza contrattazione integrativa;
– la contribuzione del Fondo Cometa passa da 1,2% a 1,4% dall’1 gennaio 2012 ed a 1,6% dall’anno successivo;
-istituzione di un fondo di sostegno al reddito,che prevede il versamento di 2 euro a carico dell’azienda nei primi due anni per tutti i lavoratori ;
– in applicazione del nuovo modello contrattuale sottoscritto nella scorsa primavera ,senza la firma della Cgil,la durata del rinnovo è fissata in tre anni sia per la parte normativa che per quella economica.
Ovviamente di segno opposto le dichiarazioni rese dopo la firma dell’accordo dai rappresentanti sindacali aderenti e contrari.
Per la Cgil si tratta di un contratto scandaloso,che svaluta il lavoro dei metalmeccanici prevedendo il più basso rinnovo salariale degli ultimi anni e che soprattutto rischia di dividere il fronte sindacale.
Per le altre sigle sindacali invece il rinnovo sottoscritto garantisce il reddito dall’inflazione per i prossimi tre anni ,prevedendo una prima trance sostanziosa e dignitosa già dal 1° gennaio 2010 ed è frutto della semplificazione delle relazioni industriali introdotta dal nuovo modello contrattuale.

CHIARIMENTI MINISTERO LAVORO ED INAIL SU DURC PER COMMERCIO AREE PUBBLICHE

18/10/2009

L’art.11 bis della legge n.102 del 3.8.09,che ha convertito il decreto legge n.78/09,ha modificato gli articoli 28 e 29 del decreto legislativo n.114 del31 marzo 1998 ed è in vigore dal 5.8.09,prevede che i commercianti che operano su aree pubbliche (c.d. ambulanti) hanno l’obbligo di presentare il Durc al Comune all’atto della richiesta di autorizzazione dell’attività commerciale e che ,entro il 31 gennaio di ciascun anno,il Comune ha l’obbligo di acquisire il Durc per il rinnovo annuale dell’autorizzazione ,avvalendosi anche della collaborazione gratuita delleasssociazioni di categoria, ,restando inteso che la mancata presentazione iniziale ed annuale del predetto documento comporta la revoca dell’autorizzazione per il commercio ambulante.
Sull’argomento sono intervenuti tanto il Ministero del Lavoro ,quanto l’Inail .
Il primo con la nota della DGAI n.14909 del 12 scorso ha chiarito che riguardando la disposizione di al cui al citato art . 11 bis materia riservata alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni,occorre attendere l’emanazione delle leggi da parte delle stesse per l’operativita’ di detta disposizione,che pertanto ,secondo il parere ministeriale va considerata allo stato come norma d’indirizzo nei confronti della disciplina regionale.
Il secondo ,invece,per quanto concerne gli aspetti previdenziali,ricorda nella nota n.9213 del 13 scorso, che il Durc può essere richiesto soltanto quando le Ditte sono già iscritte agli Enti Previdenziali e che detta iscrizione,nel caso dell’Inail ,presuppone che in concreto sussiste l’obbligo assicurativo ,ai sensi degli artt.1 e 4 del T.U. n.1124/1965.
Pertanto se l’attività commerciale ambulante risulta svolta senza dipendenti o collaboratori ,non ricorrendo l’obbligo assicurativo ,il richiedente ( ambulante o Comune) dovrà acquisire una singola certificazione di regolarità presso la sede Inps competente.mentre, se ricorre l’obbligo assicurativo ,si dovrà effettuare la richiesta del Durc in via telematica allo sportellounicoprevidenziale.it,selezionando l’opzione”agevolazioni,finanziamenti,sovvenzioni ed autorizzazioni”.