CHIARIMENTI MINISTETO INTERNO SU MODIFICHE RELATIVE CITTADINANZA

   Con  la circolare n.13074  del  07  .10. 2009 il Ministero dell’Interno,richiamando la  Legge 15 luglio 2009, n. 94 recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” -espone alcune precisazioni  sulle modifiche intervenute in materia   di cittadinanza , facendo seguito   seguito alle precedenti  circolari in data 6 agosto e 3 settembre 2009  ed in relazione  ai quesiti pervenuti in merito all’applicazione dell’art. 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91 ,modificato dall’art. 1, comma 11 dalla citata legge n. 94.  

Preliminarmente la circolare in questione ricorda che   la nuova formulazione dell’art.5 dispone che il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano possa acquisire la cittadinanza italiana: a) quando, dopo il matrimonio risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure b) dopo tre anni dalla data del matrimonio se risiede all’estero. I termini suindicati sono ridotti dalla metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi. In entrambi i casi, inoltre, si richiede che, al momento dell’adozione del decreto di concessione, non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi.

 Per la ipotesi di cui al punto a) si evidenzia come il dettato legislativo, ai fini dell’ammissibilità della domanda, imponga null’altro che l’accertamento dell’esistenza di un rapporto coniugale non meramente strumentale, ma effettivo e duraturo, in costanza del quale sia maturato altresì il prescritto periodo di residenza legale nel territorio dello Stato, a dimostrazione dell’avvenuto inserimento dello straniero nel tessuto sociale e civile nazionale.

Pertanto, conclude la nota ministeriale , può avanzare la richiesta di cittadinanza non solo il coniuge dello straniero naturalizzato anteriormente alla data del matrimonio ma anche il coniuge di chi abbia la cittadinanza successivamente a tale data, sempre che la momento della domanda abbia maturato i requisiti previsti dalla norma.

Invece per l’ ipotesi di cui al punto b),il Ministero dell’Interno afferma essere    il caso di precisare che coniuge straniero del nostro connazionale che si sia trasferito in Italia dopo tre anni di matrimonio trascorsi all’estero potrà presentare istanza presso la Prefettura competente in base alla nuova residenza senza attendere il naturale termine di due anni di residenza legale nel territorio italiano purché, al momento della presentazione della domanda, lo stesso sia in regola con le norme sul soggiorno e sia iscritto nei registri anagrafici della popolazione residente.

Quanto sopra perchè è  da ritenersi che il requisito il cui possesso è necessario per poter acquistare la cittadinanza italiana si già stato maturato durante la residenza all’estero. Come già evidenziato, la nuova normativa prevede che, alla data di adozione del provvedimento di conferimento della cittadinanza, non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi. Pertanto, ad esclusione dei provvedimenti adottati prima dell’8 agosto 2009 o che comunque soggiacciono alla precedente normativa (circ. 06/08/2009 “istanze per matrimonio”, punto A), riguardo ai quali non occorre effettuare alcun ulteriore accertamento, per i decreti adottati dopo tale data sarà necessario procedere a detta verifica. A tal fine , con l’atto di convocazione per la notifica del decreto di conferimento,s’ inviteranno gli interessati a produrre la seguente documentazione aggiornata alla data di adozione del provvedimento: – atto integrale di matrimonio; – certificato di esistenza vita del coniuge italiano: il decesso del coniuge, ai sensi dell’art. 149 c.c., determina difatti lo scioglimento del matrimonio e la cessazione dei suoi effetti civili.

Conclusivamente la circolare in esame afferma   essere  inteso che laddove gli Ufficiali di stato Civile o le Autorità Diplomatiche venissero successivamente a conoscenza di una separazione o divorzio intervenuti tra i coniugi prima della data di adozione del decreto ma non ancora annotati e trascritti a quel momento, gli stessi ne daranno comunicazione allo scrivente Dipartimento-Direzione Centrale per la revoca del provvedimento. Analogo invito viene rivolto al Ministero degli Affari Esteri per le comunicazioni di rito alle Rappresentanze Diplomatiche-Consolari.

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