ANCORA SUL CONCETTO DI CONVIVENZA PER ASSISTENZA PORTATORI HANDICAP

Il 6 scorso su questo blog, nel richiamare la sentenza della Corte Costiuzionale n.19 del 26 gennaio 2009 sulla dichiarazione di illegittimità dell’art.42 comma 5 del dec.leg.vo n.151/02 nella parte in cui non include il figlio convivente dell’invalido in condizioni di gravità nel novero dei destinatari del congedo straordinario sino a 24 mesi per prestare la relativa assistenza,si dava notizia dei chiarimenti sul concetto di ” convivenza ” forniti dall’Inps con il messaggio n.19583/09, in conformità alle indicazioni ottenute dal Ministero del Lavoro .
In relazione all’esigenza di un’assistenza continuativa,le citate istituzioni hanno ritenuto che per la “convivenza” si deve fare riferimeno in via esclusiva alla residenza,ossia al luogo in cui la persona ha la dimora abituale,a norma dell’art.43 del codice civile,non potendo ritenersi compatibile la cognizione di domicilio nè l’elezione del domicilio speciale previsto per determinati atti dall’art.47 del codice civile.
Stante quanto sopra, è da riferire tuttavia che il 2 scorso è stata depositata un’ordinanza del Tribunale di Udine in cui il concetto di convivenza è posto in termini del tutto diversi rispetto a quanto affermato dal Ministero del Lavoro e dall’Inps.
Infatti,a seguito di ricorso di una collaboratrice scolastiva che si era visto negare dal proprio superiore il congedo disciplinato dall’ art.42 comma 5 dec.leg,vo n.151/01 per assistere il genitore portatore di handicap ,in quanto il padre non condivideva la residenza con la lavoratrice e dunque non poteva essere ritenuto convivente con la medesima ,il giudice del lavoro ha dato ragione alla ricorrente affermando che ciò che conta ,ai fini della norma sopra citata ,è la convivenza tra figlia e genitore e non l’identità di residenza anagrafica.
Secondo il giudice di Udine nelle situazioni come quella sopra iportata è confacente che il disabile abiti con l’assistente,condividendone la dimora occasionalmente ,pure se il domicilio e la residenza sono fissati altrove ,dovendosi ritenere che la convivenza è una situazione di fatto tanto che a tale scopo non sarebbero idonea la certificazione di residenza o lo stato di famiglia,bensì una dichiarazione personale dell’ interessato resa nelle forme dii legge.

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