PILLOLE DI… GIURISPRUDENZA

Si propone lo stralcio di due sentenze della Corte di Cassazione e di un’Ordinanza della Corte Costituzionale relative a questioni di lavoro:

– Sentenza n. 4546 del 25.2.09 : l’art.7 della legge n.300/70 ,che subordina la legittimità del procedimento di irrogazione della sanzione disciplinare espulsiva alla previa contestazione degli addebiti,al fine di consentire al lavoratore di esporre le proprie difese in relazione al comportamento ascrittogli ,non comporta l’obbligo per il datore di lavoro di convocare il lavoratore stesso per eventuali discolpe se costui non gli abbia rivolto una formale richiesta in tal senso,ferma in ogni caso la facoltà del dipendente di inoltrare per iscritto le proprie osservazioni agli addebiti mossigli;ne deriva che le garanzie procedimentali previste dalla norma sopraindicata debbono ritenersi rispettate qualora dopo la contestazione scritta dell’addebito il lavoratore abbia comunque modo di formulare le proprie controdeduzioni .

-Sentenza n.9474 del 21.4.09: l’espletamento di altra attività lavorativa ed extralavorativa da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idonea a violare i doveri contrattuali di correttezza e buonafede nell’adempimento dell’obbligazione,posto che il fatto di guidare una moto di grossa cilindrata ,di recarsi in spiaggia e di prestare una seconda attività lavorativa sono di per sè indice di una scarsa attenzione del l lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione,oltre che dimostrativi del fatto che lo stato di malattia non è assoluto e non impedisce comunque l’espletamento di una attività ludica o lavorativa.

-La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 91/2009, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Napoli in merito agli artt. 1 e 2 della legge n. 339/2003. Pertanto gli avvocati iscritti all’albo non possono essere dipendenti pubblici, anche se part time. La ragione di questo divieto è individuata nella pericolosità e nella frequenza di possibili inconvenienti derivanti dalla commistione tra pubblico impiego e professione forense. Diverso il caso dei praticanti avvocati non abilitati al patrocinio che, come confermato dalla Cassazione con sentenza 26 novembre 2008, n. 28170, possono essere iscritti nell’apposito registro, anche se legati da un rapporto di lavoro con soggetti pubblici o privati.

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