Archive for febbraio 2009

MISURA CONTRIBUTI PER REVISIONE COOPERATIVE BIENNIO 2009/2010

22/02/2009

Sulla  Gazzetta Ufficiale n.40 del 18 scorso è pubblicato il Decreto del Ministro Sviluppo Economico del 15.12.08 relativo al contributo che gli enti cooperativi sono tenuti a corispondere nel biennio 2009/2010 per le  spese di revisione    .

I  parametri  , la misura del contributo e le modalità di calcolo  sono  riportati nel  prospetto   contenuto  nell’art..1 del decreto sopra citato,mentre l’art.2  evidenzia che  lo stesso deve essere calcolato in base ai parametri rilevati al 31.12.08.

  L’art.3 del decreto in esame    fornisce   specifiche indicazioni per il fatturato delle cooperative edilizie e prevede l’aumento del 50 % del contributo per  le cooperative assoggettabili a revisione annuale e del 30 %per quelle sociali . 

L’art.4 s’interessa della maggiorazione del 10 % per il contributo  dovuto dalle   cooperative edilizie di abitazione.

L’art.5 stabilisce il contributo  di euro 26o per gli enti che hanno deliberato lo scioglimento entro il termine di pagamento per il biennio 2009/2010  ,disponendo altresì che per  le cooperative di nuova costituzione il termine di pagamento è di 90 giorni dalla data d’isc rizione nel registro delle imprese, con l’esonero dal pagamento del contributo per i sodalizi iscritti nel predetto registro dopo il 31 .12.09

Gli articoli 6 e 7 del provvedimento in commento riguardano rispettivamente i codici  (3010,3011 e 3014) da usare  nel modello F 24 per il versamento  del contributo e l’ipotesi di ritardato ed  omesso versamento del contributo biennale,per cui  trovano applicazione  gli artt.  4 ,comma 2, e 5 del d.m.18.12.06.

Infine  si evidenzia che l’art.8 rinvia a successivo  provvedimento  per   il contributo dovuto dalle banche   di credito cooperativo.

NUOVE DISPOSIZIONI MINISTERO INTERNO PER RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE.

21/02/2009

 Dette nuove istruzioni sono contenute nella nota n.0737 del 17 scorso e prevedono quanto segue in caso di ricongiungimento per genitori ultrasessantacinquenni :

–     in mancanza del decreto del  Ministro  del  Lavoro  ,cui spetta    fissare  la misura del   contributo per l’iscrizione nel Servizio Sanitario Nazionale,è consentita l’assicurazione sanitaria ,che è ammessa solo se la stessa risulta a copertura dei rischi   di malattia,infortunio e maternità e la rela non deve avere scadenza;

-al momento della presentazione dell’istanza di ricongiungimento familiare, l’interessato può rendere una dichiarazione formale d’impegno a sottoscrivere la polizza assicurativa a favore del genitore per poi stipularla effettivamente entro gli  otto giorni successivi  all’ingresso del congiunto in Italia  e prima della sua presentazione allo Sportello Unico.  

CIRCOLARE INPS SU AGEVOLAZIONI CONTRIBUTIVE PER CONTRATTI INSERIMENTO

21/02/2009

 Premesso che su questo blog l’argomento  venne   esaminato in data 30.12.08  , ricordatoche tra i  soggetti con i quali è possibile stipulare contratti di inserimento/reinserimento rientrano anche (art. 54, c. 1, lett. e) del dec.leg.vo n.276/03 ) le donne residenti in aree geografiche con particolari situazioni di  occupazione/disoccupazione femminile ,per cui la  legge prevede l’emanazione di un apposito decreto ministeriale che   individua  le aree geografiche  previste dalla norma ,nonchè  evidenziato che per l’anno 2008  il predetto decreto risulta  essere quello  del   13 novembre 2008 ,  ,l’Inps con la circolare n.22 del 19 scorso  fornisce alle strutture    e all’utenza  le indicazioni per l’applicazione delle agevolazioni contributive connesse alle assunzioni delle donne    assunte con contratto d’inserimento.

Il predetto  decreto ministeriale    identifica, “per l’anno 2008 in tutte le regioni e province autonome”, le aree territoriali nelle quali è possibile assumere donne con contratti di inserimento/reinserimento.

          Da ciò   deriva anche l’ammissibilità dei suddetti contratti all’agevolazione contributiva, uniforme e generalizzata, del 25 per cento.

          L’art. 2 del medesimo D.M. individua invece i territori che presentano le caratteristiche di cui al Regolamento (CE) n. 2204/2002   all’interno dei quali le donne devono ritenersi soggetti svantaggiati secondo gli orientamenti comunitari,che sono individuati in quelli delle Regioni Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna  .

          Per i contratti di inserimento stipulati nell’anno 2008 con donne residenti nei territori sopra elencati risulta legittimo accedere agli incentivi economici di cui all’art. 59, comma 3 del decreto legislativo n. 276 del 2003, vale a dire quelli già previsti dalla disciplina in materia di contratti di formazione e lavoro, in misura superiore al 25 per cento, ove ciò sia previsto in base al settore di appartenenza del datore di lavoro che assume.

           Risulta confermato  ,altresì, che il riferimento normativo alla residenza della lavoratrice  va integrato con quello relativo allo svolgimento dell’attività lavorativa, nel senso  che appare necessario      lo svolgimento  delle prestazioni lavorative   all’interno dei territori individuati dall’art. 2  sopra richiamato.

            

          Si evidenzia che, rispetto al precedente decreto ministeriale, l’unica differenza riguarda i territori della Regione Calabria ,non compresi  per l’anno 2008 tra quelli che presentano le caratteristiche di cui al Regolamento (CE) n. 2204/2002.

          Di conseguenza, per le assunzioni intervenute nel corso dell’anno 2008 di lavoratrici residenti in Calabria, la misura dell’agevolazione contributiva spettante potrà essere esclusivamente quella generalizzata del 25%, a prescindere dalla tipologia aziendale.

          Per le assunzioni, intervenute entro il 31 dicembre 2007, di lavoratrici residenti in Calabria continueranno a trovare applicazione, fino alla scadenza del contratto di inserimento già instaurato, le misure più ampie – previste dal D.M. 31 luglio 2007 – ove spettanti.

 

DIMISSIONI DI LAVORATORE/TRICE PER GIUSTA CAUSA

20/02/2009

Gli aspetti particolari  da cui sono caratterizzate,le dimissioni  previste nel    titolo meritano una  speciale  attenzione e considerazione.

Anzitutto sono  da considerare in relazione al conseguimento del trattamento di disoccupazione ,tenendo conto  in proposito   delll’art.34 comma 5 della legge n.448 del 23.12.1998 , secondo cui  la cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni intervenute  a far data dall’1.1.1999  non dà titolo in nessun caso all’erogazione dell’indennità ordinaria di disoccupazione,agricola e non agricola,con requisiti normali e con  requisiti ridotti.

Peraltro , si evidenzia che la Corte Costituzionale con la sentenza n.269/2002 ha affermato   che le dimissioni per giusta causa non sono  riconducibili alla libera scelta del /la lavoratore/trice,in quanto indotte da  comportamenti  altrui idonei ad integrare la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro.Le stesse,quindi,comportando uno stato di disoccupazione involontaria, devono ritenersi  non comprese nell’ambito operativo del   citato art.34 comma 5 dellla legge n.448/98.

A seguito della pronuncia della Corte Costituzionale      ,   sull’argomento è intervenuto l’Inps ,stabilendo con la circolare n.97/03 che il diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione ,agricola e non agricola,deve essere riconosciuta ogni qual volta la cessazione del rapporto  di lavoro avvenga per giusta causa,a norma dell’art.2119 c.c.

Peraltro, l’Istituto previdenziale ha ritenuto di fare di più in  merito, nel senso che  con la successiva circolare n.163/03,riportandosi alle indicazioni degli organi   competenti in materia di giustizia ,prima fra tutti la Corte  Costituzionale,ha   affermato che si considerano “per giusta causa ” le dimissioni determinate da:

a)  mancato pagamento della retribuzione ;

b) aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;

c)  modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;

d) mobbing;

e) notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito  di cessione ad altre persone(fisiche o giuridiche) dell’azienda;

f) spostamento del /la  lavoratore/trice da una sede ad un’altra ,senza che sussistano le comprovate ragioni tecniche,organizzative e produttive previste dall’art.2103 cod civile;

g) comportamento ingiurioso  posto in essere dal  superiore  gerarchico nei confronti del dipendente.

Sulla  presentazione delle domande, le istruzioni dell’Inps  prevedono che se il/la  lavoratore/trice  dichiara  di essersi  dimesso/a per giusta causa, dovrà corredare la domanda con una documentazione (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui agli articoli 38 e 47 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 445/2000) da cui risulti almeno la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza ex articolo 700 c.p.c., sentenze ecc. contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale. Laddove l’esito della lite dovesse escludere la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, si dovrà procedere al recupero di quanto pagato a titolo di indennità di disoccupazione, così come avviene nel caso di reintegra del lavoratore nel posto di lavoro successiva a un licenziamento illegittimo che ha dato luogo al pagamento dell’indennità di disoccupazione.

Un altro aspetto che si ritiene rilevante  rispetto  alle dimissioni  per giusta causa concerne la possibilità o meno del /la lavoratore/trice interessato/a alle stesse di ottenere l’ iscrizione nelle liste di mobilità,che come è risaputo favoriscono il reinserimento nel lavoro  in relazione  alle   agevolazioni che le norme riconoscono ai   datori di lavoro in caso di assunzione dei soggetti  presenti  nelle   liste stesse.

Va da sè che  ,parlando d’iscrizione nelle liste di  mobilità per il /la dimissionario/a per giusta causa ,s’intende fare   esclusivo    riferimento alla previsione dell’art.4 comma 1 della legge n.236/93,mentre resta impraticabile quella  degli artt.4 e 24 della legge 223/91,che presuppone l’attivazione della   procedura  relativa al  licenziamento collettivo ,di esclusiva competenza del datore di lavoro,che non può  essere sostituito nè dai lavoratori nè dalle associazioni datoriali e sindacali,pur ricordando in merito che  il   Ministero del Lavoro  con propria nota  del 2000,fornendo  indicazioni   in merito a quanto affermato su tale materia dalla  Corte Costituzionale con la sentenza n.6/1999 ,ha precisato  che” i lavoratori ,pur in assenza delle prescritte procedure di mobilità,non attivate a causa del comportamento omissivo del datore di lavoro, possono essere iscritti a seguito di espressa richiesta nelle relative liste,qualora sia accertata la natura collettiva dei licenziamenti,conseguenti alla totale cessazione dell’attività aziendale”,ed ha invitato l’Inps a riconoscere il diritto all’indennità di mobilità anche in questi casi.

Al di fuori della suddetta fattispecie , che riguarda  la cessazione dell’attività aziendale  ed una situazione di risoluzione collettiva di rapporti di lavoro,mancano altri casi in cui sia stata  riconosciuta l’iscrizione nella lista di mobilità per mancata attivazione della prevista procedura di licenziamento collettivo da parte del datore di lavoro ,con la conseguenza che rimane    esclusa l’eventualità d’estensione dell’ipotesi definita con la citata sentenza  della  Corte Costituzionale n. 6/99 al caso di lavoratore/trice che si dimette per giusta causa, che ,oltretutto non  avrebbe   a disposizione quanto stabilito    dall’art.4 comma 1 della legge n.236/93,  la cui applicazione risulta scaduta     al 31.12. 2012 senza essere ulteriormente prorogata  , che  appunto  consentiva    richieste individuali d’iscrizione in lista di mobilità,senza diritto ad indennità,da parte di lavoratori licenziati da imprese ,che occupano anche meno di 15 dipendenti ,per giustificato motivo oggettivo,connesso a riduzione,trasformazione o cessazione di attività o di lavoto.

Tuttavia si ritiene di dire che nel  caso di lavoratori  dimissionari per giusta causa,costoro,oltre all’osservanza delle modalità e del termine  vigenti per   richiedere  l’iscrizione  nell’elenco dei disoccupati  ,dovrebbero essere   indirizzati  con disposizione (anche  ammininistrativa )di carattere generale degli organi istituzionali competenti dei Servizi dell’ Impiego delle Province e/o  Regioni ,  a  produrre idonea e dovuta documentazzione attestante le dimissioni per giusta causa  che sia stata  determinata  da motivi oggettivi  ,indipendenti dalla volontà del/la lavoratore/trice e determinati  da colpa grave del datore di lavoro,riportandosi ,ad esempio,  proprio alla casistica  contenuta  nella circolare Inps n.163/03, sopra  menzionata ,così come   risulta già avvenuto   da parte delle Commissioni Tripartite della Provincia   di La Spezia (in data 27.10.2006) e della Regione Emilia Romagna  ( in data 27.2.2004).

Infatti,  la vigenza di un preciso percorso amministrativo,non solo assicurerebbe trasparenza   ed uniformità operativa sul territorio  per     l”utenza  e       le strutture  dell’impiego,ma calmierebbe in modo confacente le incertezze e le perplessità sulle  responsabilità   discendenti da comportamenti basati sulla discrezionalità ,che in quanto tale potrebbe dar   luogo ad  immancabili  resistenze operative e  contestazioni  per le decisioni  susseguenti prese  .

 

CIRCOLARE INPS SU COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA PER LAVORO DOMESTICO

19/02/2009

 Si richiama quanto pubblicato sull’argomento in questo blog il 2 e 17 scorsi per comunicare che risulta intervenuta la circolare dell’Inps n.20  del               contenente   istruzioni operative alle strutture  ed all’utenza  in ordine alle modalita’ da seguire per le comunicazioni obbligatorie semplificate  all’Istituto per l’instaurazione,proroga ,modificazione e cessazione dei rapporti di lavoro domestico,in attuazione dell’art. 16 bis della legge n.2/09 di conversione del dec.legge n.185/08 ,assolvendo  in tal modo,  in deroga alla normativa vigente, agli obblighi previsti  dall’art.  9 bis, Decreto Legge 1° ottobre 1996, convertito con modificazioni dalla Legge 28 novembre 1996, n° 608 ed agli obblighi previsti dall’art. 4 bis, comma 6, Decreto Legislativo 21 aprile 2000 n° 181 e successive modificazioni.  

 Vale a dire che dal 29 gennaio 2009 la comunicazione inviata all’INPS e le eventuali altre informazioni richieste assumeranno efficacia anche nei confronti dei Servizi competenti del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nonché della Prefettura-ufficio territoriale del Governo ,ricordando che occorre rispettare le seguenti scadenze di presentazione o invio:     

        –per l’assunzione, entro le ore 24 del giorno precedente, anche se festivo,  a quello di instaurazione del rapporto di lavoro;

-per la trasformazione, la proroga e la cessazione, entro cinque giorni dall’evento.

A tal fine l’Inps ha predisposto ed allegato alla circolare    nuovi moduli  da utilizzatre per le  compilazione

Inoltre   viene evidenziato che per  l’iscrizione e le eventuali variazioni il datore di lavoro domestico potrà, in modo semplificato :

         avvalersi del Conctat Center, al numero 803.164, fornendo telefonicamente i dati necessari;

         utilizzare l’apposita procedura INTERNET di compilazione e invio on-line disponibile sul sito internet dell’Istituto (www.inps.it);

          utilizzare il modulo cartaceo per la presentazione o l’invio alle sedi.

Quale data certa di comunicazione l’INPS assumerà quella risultante dalla procedura di validazione temporale attestante il luogo e l’ora in cui la comunicazione è stata ricevuta (art 1, comma 1, lettera K, decreto interministeriale 30.10.2007). In caso di invio della comunicazione di assunzione a mezzo del servizio postale farà fede la data di spedizione della raccomandata.

 Il  datore di lavoro domestico per prestazioni domestiche temporanee può anche fare ricorso al   lavoro di tipo accessorio – tipologia contrattuale introdotta dalla legge n.30/2002, riformata dal decreto legge n. 112/2008 convertito dalla legge n. 133/2008, ed il tal caso   la prestazione sarà disciplinata attraverso la consegna dei c.d. voucher che contengono il valore retributivo e contributivo verso INPS ed INAIL.  In questi casi non sarà quindi necessario procedere alla denuncia di assunzione secondo le modalità fin qui indicate.

Come già precisato dal Ministero del Lavoro ,anche la circolare in commento prevede che al  fine di evitare conseguenze sanzionatorie nei confronti dei datori di lavoro domestico che, successivamente al 29 gennaio 2009 e nelle more dell’emanazione delle disposizioni attuative avessero inviato le comunicazioni obbligatorie ai Servizi per l’impiego ,    riconoscerà l’efficacia delle stesse da parte dell’Istituto fin dal momento della loro presentazione anche se trasmesse successivamente.

 

 

 

COME ATTIVARE L’ART.19 COMMI 1 ED 1 BIS LEGGE N.2/09 SULL’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE AI LAVORATORI SOSPESI,APPRENDISTI COMPRESI

18/02/2009

 E’ noto che l’art.19 commi 1 e 1 bis  della legge n.2/09 di conversione del decreto  n.185/08 ,  innovando l’istituto della sospensione dal lavoro per crisi aziendali o occupazionali ed abrogando dal 10.1.09 la disciplina precedente   relativa a detto istituto  ,   prevede  che   sono disponibili     le   risorse  finanziarie    del Fondo per l’occupazione di cui all’art.1 legge n.236/93           per l’accesso   alle seguenti tutele  previdenziali     ,comprensive del     riconoscimento della contribuzione figurativa e degli assegni al nucleo familiare  , nei confronti dei lavoratori di qualsiasi settore con esclusione di quelli dipendenti da aziende destinatarie di trattamenti di cig e di quelli a tempo indeterminato a tempo parziale verticale ovvero con previsione di sospensioni programmate:

 a) indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali  in favore dei lavoratori sospesi per crisi aziendali ed occupazionali ,di misura pari al 60 % dell’ultima retribuzione mensile lorda  ,a fronte di    un  importo massimo  per l’anno in corso  pari ad euro 886,31 ,elevato ad euro 1065,26 per retribuzioni lorde mensili superiori ad euro  1887, 52  .   In  ordine  a detta indennità     è da precisare      che :

-i lavoratori interessati sono quelli del settore privato senza alcun intervento previdenziale  di mobilità ;

– i suddetti devono essere in possesso di almeno due anni di anzianità assicurativa e di un anno di contribuzione nel biennio precedente la  sospensione  del rapporto  di lavoro    ;

  -il trattamento è liquidato     per la durata massima di 90 giornate annue;

  b) indennità di disoccupazione non agricola con i requisiti ridotti    ,    di durata massima pari a quella  della lettera   precedente       e d’importo pari al 35 % della retribuzione media giornaliera, in favore di  lavoratori  sospesi a causa di crisi aziendali o occupazionali che nell’anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate,comprese le festività e le giornate di assenza indennizzate (es.malattia,  maternità ),risultano assicurati da almeno due anni ed hanno almeno un contributo settimanale prima del biennio precedente la richiesta. L’importo massimo mensile lordo di questa indennità è fissato ad euro 858,58 ,elevato ad euro 1031,93 per lavoratori con retribuzione lorda mensile superiore a 1856,07 

 c) in via sperimentale per il triennio 2009/2011   ,   in caso di sospensione per crisi aziendali o occupazionali ovvero in caso di  licenziamento,di un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali per i lavoratori  che risultano  assunti con la qualifica  di apprendista  a far data  dal 28 .11.08,  (data di entrata   in vigore  del dec.legge   n.185/08)  ed hanno  effettuato   almeno tre mesi di servizio presso l’azienda interessata  dalla  crisi,     evidenziando in merito  che:

– deve trattarsi di uno dei rapporti di apprendistato     disciplinati   dal decreto legislativo n.276/03;

– il  trattamento pari all’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola   con requisiti normali spetta  per un periodo massimo di 90 giorni nell’intero arco di durata del rapporto di apprendistato;

-il riconoscimento del trattamento previdenziale deve collegarsi  al provvedimento di licenziamento  ( non per giusta   causa o giustificato motivo soggettivo) ovvero  di  sospensione per  difficoltà aziendali .

  Si osserva peraltro che ai     fini del conseguimento delle    indennita’ di cui  alle precedenti lettere a),b) e c),    la norma in esame   dispone che :

 1) il datore di lavoro    comunica  ai servizi impiego ed alla sede  Inps territorialmente competenti la sospensione dell’attività lavorativa con le relative motivazioni,nonchè i nominativi dei lavoratori interessati ;

 2) i lavoratori  destinatari  rendono   apposita dichiarazione  ai servizi impiego circa l’ immediata  disponibilità  al lavoro;

 3) i  centri   impiego competenti        ,  entro cinque giorni  dal ricevimento delle  comunicazioni  aziendali ,segnalano ai soggetti autorizzati o accreditati in base agli   articoli 4,5,6 e 7 del dec.leg.vo n.276/03, i nominativi dei disponibili  al lavoro ovvero ad un percorso di formazione finalizzato alla ricollocazione nel mercato del lavoro .Le indennità delle predette lettere a) e b) peraltro sono subordinate ad un intervento integrativoi pari almeno al 20 %del trattamento a carico degli enti bilaterali.Tuttavia,fino all’emanazione del  decreto dei ministri del lavoro e dell’economia che dovrà definire le modalità di applicazione,si prescinde dall’intervento integrativo per le indennità in questione.

Con lo stesso decreto interministeriale devono essere   anche disciplinate le modalita’ di assolvimento degli oneri riportati nei precedenti numeri 1), 2) e  3)  a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori interessati al conseguimento delle relative indennità previdenziali,ma in  attesa  di detto decreto,  previsto dal comma 3 dell’art.19 in esame,          gli operatori aziendali e gli stessi lavoratori che nel frattempo si    vengono a trovare  nelle condizioni      considerate      chiedono  indicazioni su come comportarsi  , in quanto  interessati a conoscere   gli adempimenti  da realizzare  e  la documentazione  da predisporre  onde  essere   in grado  di conseguire i    benefici previdenziali spettanti  .

  Nel confidare che non tardi ulteriormente il provvedimento ministeriale  in parola   ed osservando  altresi’  che sarebbe considerato  positivamente  l’arrivo   di eventuali  prime e provvisorie  istruzioni in materia da parte dei competenti organi  ministeriali  e dell’Inps ,si  suggerisce  agli  interessati  di non mancare ad  attivarsi    nel porre in essere  gli adempimenti così come  consentiti dall’attuale stato delle disposizioni,  in modo da   porre  ogni possibile rimedio      sia  alle  difficoltà aziendali che   al rischio della decadenza dai benefici previdenziali   in conseguenza dell’ inosservanza dei termini  di richiesta  degli stessi.

Si  evidenzia in proposito che   la  prima questione da definire concerne   la “crisi  aziendale o occupazionale”  ,che è   indicata dalle disposizioni in esame come  causa  della  sospensione dei lavoratori ,trattandosi al riguardo   di  stabilire  in cosa la stessa  consiste  ed altresì  come  e da chi     va individuata.

  In merito  è da dire che  ,mentre non è dato  di poter  prendere in considerazione   possibili    fonti normative a cui riportarsi per  individuare  la nozione di “crisi occupazionale” ,   vengono  in mente  per quella di “crisi aziendale”  non solo l’art.1 comma 5   della   legge n.223 /91, che appunto  la contempla    tra le possibili cause per l’intervento  della cigs  ,  ma anche le     istruzioni  del Ministero del Lavoro  riguardanti  la    domanda d’integrazione salariale  ,che prevedono  quali indicatori economico-finanziari   di tale condizione  un persistente andamento anziendale negativo o  almeno involutivo  in ordine a fatturato,risultato operativo,risultato d’impresa ed indebitamento. 

Sulla base di dette fonti , si ritiene possibile  affermare che la “crisi aziendale” consiste in una situazione di difficoltà diffusa e continuativa    con un’impossibilità di proseguire  la  normale  attività produttiva e lavorativa nell’ambito  dell’impresa,nei cui  riguardi  pertanto  si rivela indispensabile  e non  rinviabile   realizzare   appropriati  interventi   ,   previo ricorso  agli strumenti  previsti  dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

 Detto questo, se quelli interessati all’argomento sono   datori di lavoro  destinatari   della  discipina    degli ammortizzatori sociali,l’eventuale attivazione della consultazione sindacale per definire la sospensione o riduzione dell’orario di lavoro  ai fini del     conseguente ricorso  ad un periodo di   cassa integrazione salariale  appare di per sè    oggettivamente confacente  non solo  per attestare l’esistenza delle difficoltà    a soddisfacimento   di quanto previsto dall’art.19  commi 1 ed 1bis della legge n.2/09,ma   anche per     indicare e registrare  in maniera esplicita   i casi da gestire con il ricorso alle indennita’ previdenziali in deroga  disciplinate  dalla  norma   suddetta.  

Si aggiunge che altettanto   valida   ai fini perseguiti  risulterebbe l’iniziativa ,   da porre  in essere  in essere   anche    tramite  l’associazione   di riferimento , che  ,a prescindere dal ricorso alla cig, indirizzi i datori di lavoro ad  informare  ed eventualmente incontrare le rappresentanze sindacali interne e territoriali sull’esistenza   delle dificoltà aziendali  , illustrando modi e tempi per la  gestione delle stesse,comprese la   sospensione  di dipendenti in quanto  funzionale  a consentire agli stessi di beneficiare delle indennita’ in deroga.

 Un po’ diversa  appare , invece, la situazione dei datori lavoro che  per  dimensioni aziendali  ed appartenenza a specifici settori produttivi   in genere  si trovano ad  essere      esclusi dalla disciplina  per l’intervento della cig   e soprattutto   non   vincolati a percorsi di   relazione    e consultazione con  i sindacati.

 Ritenendo di  poter  individuare    proprio  in quest’ultimi   i datori di lavoro  maggiormente bisognosi   di tempestiva  applicazione della disciplina  contenuta  nell”art.19 della legge n.2/09   sugli  ammortizzatori sociali in deroga   e quindi di  ottenere  un indirizzo ed un’accompagnameto      nell’opera di ricerca di adeguati strumenti di gestione delle problematiche  occupazionali influenzate in modo particolare  dalla   grave  incertezza esistente nel        sistema  produttivo,pare consono proporre agli stessi  ,  allorche’ si sia determinata   una situazione di “crisi aziendale”, intesa nel senso sopra indicato, a meno che si possa e voglia    avviare  la procedura per il contratto   di solidarietà senza cigs di cui all’art.5 della  legge n.236/93  ,di attivarsi  a   rimettere   apposita comunicazione scritta  ai lavoratori per  esporre   le problematiche  esistenti  .Con detta comunicazione si tenderà ad  informare sulle  fondate    prospettive d’incertezza  rispetto al    mantenimento dei livelli d’0ccupazione e a  prospettare , ai fini del contenimento delle   difficoltà aziendali,  l’opportunità di  programmare    periodi di sospensione dal lavoro  ,  in cui  saranno coinvolti  i destinatari della comunicazione,la cui copia ,debitamente sottoscritta per ricevuta ed accettazione, dovrà  essere rimessa  , ai sensi del comma 1 bis dell’art.19 ,alle istituzioni indicate da tale norma.

Infatti giova  sottolineare  che nelle ipotesi delle indennità di disoccupazione in deroga disciplinate dall’art.19 della legge n.2/09,si prevede esplicitamente che : “… il datore di lavoro è tenuto   a comunicare  con apposita  dichiarazione da inviare ai servizi competenti di cui all’art.1 del decreto legislativo del  19.12.2000 ,n.181…ed alla sede Inps territorialmente competente la sospensione dell’attività lavorativa e le relative motivazioni,nonchè i nominativi dei lavoratori,che per beneficiare del trattamento devono rendere dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale all’atto della presentazione della domanda per l’indennità di disoccupazione …”.

  In relazione a quanto precede, risulterà confacente fare in modo  che nel corpo della  comunicazione di sospensione ,sia rappresentata   la convenienza  per il lavoratore destinatario della stessa a prendere sollecitamente  contatto con i servizi impiego competenti     per rendere la  prevista dichiarazione di disponibilità e formulare la richiesta di disoccupazione  con  la   modulistica  stabilita  allo scopo.

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

17/02/2009

 Nel periodo dal 16.1 al 15.2 c.a. il Ministero del Lavoro ha autorizzato la cigs per le seguenti aziende operanti in Abruzzo :

-NASTROTEX di Corropoli (Te)

Causale intervento : crisi aziendale

Decreto del 22.1.09 n.44855

CIGS :   dal 20.10.08 al 19.10.09

 

MAZZONI  PIETRO  di Roma -unità aziendali di L’Aquila e Avezzano  (Aq)

Causale intervento: crisi aziendale

Decreto  del 10.2.09 n.45005

CIGS :   dall’ 1.1.09 al 31.12.09

INDICAZIONI OPERATIVE MINISTERO LAVORO PER LAVORO DOMESTICO

17/02/2009

 Dopo quelle dell Inps,di cui risulta data comunicazione su questo blog in data  06.02.2009         ,anche il Ministero del Lavoro con la circolare  congiunta delle Direzioni Generali Mercato Lavoro ed Innovazione Tecnologica n.16/Segr/1044 del 16 scorso fornisce le  indicazioni operative sull’art.16 bis commi 11 e 12 della legge n.2/09 di conversione del dec.legge n.185/08 relativo alla comunicazione semplificata da rendere  all’Inps per  instaurare,trasformare ,prorogare  e cessare  i    rapporti  di  lavoro domestico  , in sostituzione di quella  di cui all’.1 commi 1180/1185 legge n.296/06 al Centro Impiego territoriamente competente.

 Le istruzioni ministeriali tra l’atro precisano che:

– malgrado  le modalita’ semplificate delle comunicazioni all’Inps  (contact center o on line ),restano validi i termini  già fissati dalla normativa entro cui le comunicazioni stesse devono essere fatte,ossia almeno entro  il giorno prima  per l’insturazione del rapporto ed entro cinque giorni per proroga,trasformazione e cessazione dello stesso;

-le modalita’  stabilite  dell’Inps devono assicurare la data certa  della comunicazione;

– sono valide    e quindi non sanzionabili le comunicazioni che sono state  effettuate secondo le previgenti norme nel periodo transitorio di     emanazione delle istruzioni operative dell’Inps sulle modalità delle   comunicazioni con modalità   semplificata.

La  circolare ministeriale citata si conclude  ricordando la  possibilità per prestazioni  temporanee di lavoro domestico di far  ricorso  per cui sussiste   l’esonero dalla comunicazione e l’uso del buoni per compensare i lavoratori,nonche’  accennando  le direttive da seguire per il trasferimento dell’informazioni specificate nell’allegato 1 della circolare dall’Inps  agli altri organismi interessati  (  Ministero del Lavoro,Inail,Servizi Regionali e  Prefetture)  attraverso   il nodo di coordinamento  nazionale gestito dal   Ministero del Lavoro .

Per il testo integrale della richiamata circolare e relativo allegato si rinvia al sito lavoro.gov.it .

PILLOLE DI…GIURISPRUDENZA

16/02/2009

 Si riassumono di seguito alcune sentenze della Corte di Cassazione su questioni  di lavoro:

– sentenza n.1721/09 : per la legittimità delle   clausole elastiche occorre preventivamente stabilire sia la collocazione nell’arco della giornata dell’orario    in cui si prevede  che saranno svolte  le   prestazioni lavorative,sia la distribuzione  nel corso della settimana o  del mese dei giorni in cui sarà svolta l ‘attività  convenuta;

-sentenza n.2610/09 : non sussiste  l’obbligo a carico dell’impresa in caso di licenziamento colllettivo di comunicare alle  rappresentanze sindacali i motivi dell’eccedenza e gli esuberi di personale  di    ogni settore,apparendo corretto invece  , in presenza di un ridimensionamento aziendale,comunicare  il numero dei dipendenti esuberanti suddivisi  per profili professionali;

sentenza n.3185/09 : la qualifica superiore a norma  dell’ art. 2103 c.c. va riconosciuta per  le   mansioni superiori svolte  per un periodo  continuativo eccedente tre mesi, non in sostituzione di lavoratore assente,anche nell’ipotesi  di posto indisponibile nell’organigramma   aziendale;

sentenza n.3194/09 : per pretendere il pagamento del compenso per straordinario,il lavoratore ha l’onere di provare in giudizio sia    di aver reso la prestazione ,che la quantita’ della stessa effettivamente svolta ;

sentenza n.3276/09 :   il risarcimento al lavoratore ,che , assunto a   tempo determinato,viene licenziato  anzitempo, si evita solo se,  non trovando  applicazione nella fattispecie la legge n.604/1966,    la risoluzione del rapporto è determinata da   giusta causa o giustificato motivo.

SOSPENSIONE APPRENDISTA CON INDENNITA’ DISOCCUPAZIONE

15/02/2009

     In merito  al quesito se sia possibile sospendere un apprendista durante un intervento di cassa integrazione guadagni ordinaria  che  interessa gli altri dipendenti a tempo  indeterminato  dell’azienda ,si ritiene di richiamare  ed  illustrare il contenuto dell’art.19 comm1 ed 1 bis   della legge n.2/09 di conversione del decreto legge n.185/08,contenente le  misure anticrisi    del sistema produttivo  .

In dette norme si stabilisce  , in via sperimentale per il triennio 2009/2011  con l’intervento integrativo del 20% a  carico degli enti bilaterali ,che  in caso di sospensione per crisi aziendali o occupazionali ovvero in caso  di licenziamento, ci sia il riconoscimento di un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola  con requisiti normali per i lavoratori  che risultano assunti con la qualifica  di apprendista alla data del 29.11.08 (in cui è  entrato  in vigore  il dec.legge  citato, avendo  almeno tre mesi di servizio presso l’azienda interessata dal trattamento per crisi ,che nel caso del quesito posto risulta attestata dall’ intervento della cigo .

Riguardo a quanto sopra   si evidenzia che:

-il rapporto di apprendista  deve essere uno di quelli   di cui  al decreto legislativo n.276/03;

-spetta il trattamento dell’indennità non agricola con requisiti normali per un periodo massimo,anche frazionato, di 90 giorni nell’intero arco di durata del rapporto di apprendistato;

-il riconoscimento del trattamento previdenziale deve collegarsi,  fatta   salva l’ipotesi    di    licenziamento  ( non per giusta   causa o giustificato motivo soggettivo) , alla sospensione  determinata da   problemi aziendali .

 A meno di un   diverso avviso che dovrebbe venire dai competenti organi istituzionali,  è da reputare che, pur  in mancanza  in proposito  di un’espressa previsione nel testo normativo,  imputabile    ad una semplice    svista puramente formale  e di sicuro non   voluta dal legislatore,anche  a questa fattispecie  trova applicazione  applicabile  in via analogica ,  trattandosi di  situazioni simili , quanto    previsto nelle lettere   a) e b) comma 1 dell’art.19 in esame  , secondo cui  pure in carenza dell’intervento   integrativo degli enti bilaterali  il  trattamento pari all ’indennità   di discoccupazione     va concessa   in attesa dell’entrata in vigore del decreto del ministro del lavoro e  di quello dell economia  considerato   nel  comma 3 dello stesso  art.19 .

  In ordine  al predetto  trattamento  spettante all’apprendista durante la sospensione,mentre si rinvia per  l’importo   mensile       da liquidare nel  2009   alla specifica trattazione   fatta su  questo blog in data 28.1,09  ,si deve sottolineare che  la norma in esame  considera altresì  quanto segue:

– spetta al   datore di lavoro     comunicare ai servizi impiego ed alla sede inps territorialmente competenti la sospensione dell’attività lavorativa con le relative motivazioni,nonchè i nominativi dei lavoratori interessati ;

-i lavoratori  destinatari devono  rendere   apposita dichiarazione  ai servizi impiego di immediata  disponibilità  al lavoro;

– il  centro impiego competente     comunica  ,  entro cinque giorni  dal ricevimento delle  informazioni  aziendali ,ai soggetti autorizzati o accreditati in base agli   articoli 4,5,6 e 7 del dec.leg.vo n.276/03, i nominativi dei disponibili  al lavoro ovvero ad un percorso di formazione finalizzato alla ricollocazione nel mercato del lavoro .

Resta intesa   , rispetto  alle informazioni fornite  , l’opportunità  di conoscere le istruzioni operative che   l’Inps non mancherà di emanare sull’argomento trattato.

Infine,  appare confacente   aggiungere che, se la soluzione sopra prospettata   non fosse praticabile per carenza dei presupposti e delle condizioni di cui  alla normativa di   riferimento  ,  le parti comunque  avrebbero la possibilità di    concordare   ,  in alternativa   alla  sospensione del  rapporto di apprendistato in coincidenza con i periodi    del programmato intervento della  cig per i restanti dipendenti dell’azienda,   la temporanea e   transitoria trasformazione  del  rapporto  stesso  a tempo parziale verticale.

Si conclude esprimendo l’avviso che la sospensione dell’apprendista di cui  alla   presente  trattazione  non comporta la proroga della durata del contratto di apprendistato di  riferimento,come  ad esempio avviene   per   la   maternità e l’infortunio.