PILLOLE DI…GIURISPRUDENZA

 Per l’importanza degli argomenti trattati,si riassumono di seguito alcune decisioni della Corte di  Cassazione e del Consiglio di Stato.

sentenza Corte Cassazione n.3374/09 . si computa nell’anzianità e nel trattamento di fine rapporto l’indennità di lavoro prestato all’estero avente natura retributiva  per legge ovvero in quanto collegata alla professionalità necessaria per rendere attività in un paese  estero ;

sentenza  Corte Cassazione n.3377/09  : stante la non scusabilità  dell’eventuale errore sull’identità dell’ effettivo debitore  da parte del corresponsabile della violazion  di disposizioni   legislative,non sono recuperabili le somme pagate dal datore di lavoro fittizio per retribuzioni e contribuzioni;

sentenza Corte Cassazione n.3713/09 : non costituisce impedimento al riconoscimento da parte del giudice civile  della subordinazione ,l’intervenuta assoluzione in sede penale del datore di lavoro per aver omesso il versamento dei contributi previdenziali,posto che nella sede civile il giudizio concerne non i fatti ,ma la qualificazione giuridica   del rapporto di lavoro;

sentenza  Corte di Cassazione  n.3714/09: per la liquidazione in via equitativa di un compenso per lavoro straordinario,che  risulta in ogni caso  onere del prestatore provare,il giudice deve avere certezza sull’esistenza del diritto  ;

sentenza Consiglio di Stato n.736/09  è vero che riguardo al diritto di accesso di cui alla legge n.241/90, in via generale, le necessità difensive –  riconducibili ai principi tutelati dall’art. 24 della Costituzione – sono ritenute prioritarie rispetto alla riservatezza di soggetti terzi   ed in tal senso il dettato normativo richiede l’accesso sia garantito “comunque” a chi debba acquisire la conoscenza di determinati atti per la cura dei propri interessi giuridicamente protetti (art. 20, comma 7, L. n. 241/90 Cit.); la medesima norma tuttavia        specifica con molta chiarezza come non bastino esigenze di difesa genericamente enunciate per garantire l’accesso, dovendo quest’ultimo corrispondere ad una effettiva necessità di tutela di interessi che si assumano lesi ed ammettendosi solo nei limiti in cui sia “strettamente indispensabile” la conoscenza di documenti, contenenti “dati sensibili e giudiziari”.  Ferma restando, dunque, una possibilità di valutazione “caso per caso”, che potrebbe talvolta consentire di ritenere prevalenti le esigenze difensive in questione  ,  non può però dirsi sussistente una generalizzata soccombenza dell’interesse pubblico all’acquisizione di ogni possibile informazione, per finalità di controllo della regolare gestione dei rapporti di lavoro (a cui sono connessi valori, a loro volta, costituzionalmente garantiti), rispetto al diritto di difesa delle società o imprese sottoposte ad ispezione: il primo di tali interessi, infatti, non potrebbe non essere compromesso dalla comprensibile reticenza di lavoratori, cui non si accordasse la tutela di cui si discute, mentre il secondo risulta comunque garantito dall’obbligo di motivazione per eventuali contestazioni, dalla documentazione che ogni datore di lavoro è tenuto a possedere, nonché dalla possibilità di ottenere accertamenti istruttori in sede giudiziaria.

 

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