Archive for gennaio 2009

SLITTA PARZIALMENTE SCADENZA PER PROSPETTO COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO

16/01/2009

Stando a quanto emerso nel corso del    Forum Lavoro, da parte di rappresentanti del Ministero del Lavoro sarebbe stato dichiarato lo spostamento dal 31 gennaio al 28 febbraio c:a. del termine di trasmissione telematica del prospetto informativo della situazione dei lavoratori disabili.

Detto  spostamento però  interesserebbe soltanto i datori di lavoro che non vi sarebbero obbligati,in quanto la situazione al 31.12.08 non risulta variata  rispetto all  ‘ultimo prospetto prodotto.Pertanto,il termine del 31.1.09 resta    immodificato per i datori di lavoro pubblici e privati occupanti almeno 15 dipendenti soggetti alle norme sul collocamento obbligatorio dei soggetti portatoti di handicap fisici o psichici, i cui dati occupazionali sono   variati ovvero che lo presentano per la prima volta  .

Se confermata,la notizia dovrà essere formalizzata in un atto ministeriale  di prossima emanazione.

COMUNICAZIONE TELEMATICA PROSPETTO INFORMATIVO COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO

15/01/2009

   Come indicato nella lettera circolare  del Ministero del Lavoro datata 16.12.08   (  ved. commento su questo blog del giorno 20 dic.08 )  ,  nel periodo dal 15 al 31 gennaio 2009  tutti i datori di lavoro pubblici e privati che occupano almeno 15 dipendenti, soggetti alle disposizioni sul collocamento obbligatorio, sono tenuti ad inviare, obbligatoriamente in via telematica, un prospetto informativo con la situazione occupazionale ai fini dei successivi adempimenti di legge,anche se rispetto al prospetto precedente non siano  intervenute  modificazioni nell’organico dei dipendenti ai fini  delle assunzioni obbligatorie :

Oggetto della comunicazione : occorre indicare le seguenti informazioni: numero complessivo dei lavoratori dipendenti numero e nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva posti di lavoro e mansioni disponibili per i lavoratori disabili.

Termini di comunicazione : entro il 31 gennaio 2009. 

Modalità di comunicazione: i datori di lavoro possono provvedere all’invio direttamente o per il tramite di uno dei “soggetti abilitati”:
• datori di lavoro privati, enti pubblici e pubbliche amministrazioni
• agenzie di somministrazione
• consulenti del lavoro
• avvocati, dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali
• associazioni di categoria
• agenzie per il lavoro

Accreditamento : per l’invio telematico del prospetto informativo è necessario accreditarsi con le modalità indicate da ciascuna Regione e Provincia Autonoma ove avviene l’adempimento. Le specifiche disposizioni sulla modalità di accreditamento sono stabilite dalle Regioni e dalle Provincie autonome e rese pubbliche anche dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Modalità di invio :
• I datori di lavoro le cui sedi sono ubicate nelle Regioni e Provincie Autonome come per l’Abruzzo presso le quali i servizi informatici sono già attivi, dovranno inviare il prospetto informativo ai servizi competenti secondo gli standard in uso in ciascuna di esse. 

• I datori di lavoro cui sedi sono ubicate nelle Regioni presso le quali i servizi informatici non sono ancora attivi, dovranno inviare il prospetto informativo al servizio messo temporaneamente a disposizione dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

• I datori di lavoro con unità produttive  in più provincie della stessa regione o di regioni diverse, dovranno adempiere avvalendosi di un unico servizio informatico, inviando il prospetto informativo con le seguenti modalità: 
    1) i datori di lavoro con sede legale in una regione ed unità produttive in più provincie della medesima regione inviano i prospetti informativi aziendali alla regione di appartenenza. 
    2) i datori di lavoro con sede legale in una regione ed unità produttive in provincie di regioni diverse inviano i prospetti informativi al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Infine si evidenzia  che per l’Abruzzo il referente a cui rivolgersi dal 15 c.m.   è :  http://www.abruzzolavoro.com/co


ACCESSO AL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO PER RUMENI E BULGARI NEL 2009

15/01/2009

 

 A differenza dei  cittadini dei 25 Stati già membri dell’UE prima del 1° gennaio 2007,  che possono essere regolarmente assunti senza che sia necessario richiedere   alcun preventivo  nulla osta al lavoro ,  in quanto risulta sufficiente  per la loro assunzione  porre in essere   soltanto   gli ordinari adempimenti previsti per i  lavoratori italiani (comunicazione di assunzione ai centri per l’impiego almeno il giorno prima dell’instaurazione del rapporto di lavoro così  previsto dalla legge n. 296/2006, apertura posizione previdenziale ed assicurativa presso i competenti Enti previdenziali ed assistenziali) ,mentre sara’ poi cura del lavoratore procedere a richiedere l’iscrizione anagrafica, allegando la documentazione attestante l’attività lavorativa esercitata ,nei confronti dei cittadini provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria, Paesi entrati a pieno titolo nell’UE dal 1° gennaio 2007, è stata transitoriamente stabilita una procedura specifica per l’assunzione in alcuni settori lavorativi.

In particolare, con la circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno n. 2 del 28 dicembre 2006, sono state dettate le disposizioni applicative sulla libera circolazione e l’accesso al mercato del lavoro di tali cittadini.

Per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro, il Governo italiano, analogamente a quanto previsto da altri Paesi dell’U.E., ha deciso di avvalersi di un regime transitorio prima di liberalizzare completamente il loro accesso al lavoro subordinato, mentre non sono state introdotte restrizioni per il lavoro autonomo.

Il regime transitorio, inizialmente previsto per un anno, è stato prorogato per il 2008 con la circolare congiunta n. 1 del 4 gennaio 2008 del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno e per il 2009 con la circolare congiunta n. 1 del 14 gennaio 2009 del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. 

Il regime transitorio predetto prevede l’apertura immediata nei seguenti settori con gli stessi adempimenti previsti per i lavoratori italiani

  • agricolo;
  • turistico alberghiero;
  • lavoro domestico e di assistenza alla persona;
  • edilizio;
  • metalmeccanico;
  • dirigenziale e altamente qualificato.

Ugualmente è prevista l’apertura immediata per il lavoro stagionale ed in tutti i casi originariamente previsti dall’articolo 27 del Testo Unico sull’immigrazione.

Come chiarito dalla circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno n. 3 del 3 gennaio 2007  , i  datori di lavoro che intendono nei predetti settori procedere all’assunzione di lavoratori rumeni o bulgari dovranno, pertanto, rispettare solo gli ordinari adempimenti previsti dalla normativa vigente in materia di lavoro, effettuando le ordinarie comunicazioni ai Centri per l’impiego ed ai competenti Enti previdenziali ed assistenziali.

   Invece per l’assunzione dei lavoratori rumeni e bulgari  nei restanti settori produttivi, è richiesto il rispetto di una   una procedura semplificata che prevede la presentazione, mediante spedizione postale (raccomandata a/r), da parte del datore di lavoro allo Sportello Unico per l’Immigrazione competente, di una richiesta di nulla osta utilizzando l’apposita modulistica (mod. sub neocomunitari) disponibile sui siti internet del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell’Interno (www.interno.it), evidenziando che  non occorre rispettare    quote numeriche, in quanto  non  previste.

Per l’individuazione del settore di riferimento in cui si collocano i lavoratori è sufficiente consultare l’elenco dei contratti collettivi nazionali di lavoro, nel quale per ogni CCNL è riportato il settore (con relativo codice, titolo abbreviato e titolo esteso) in cui rientra la tipologia di contratto applicato.

Per risalire alla corretta conoscenza di quali settori produttivi si intendono effettivamente “aperti” ai lavoratori rumeni e bulgari così come dei restanti settori produttivi in cui si applicano invece le “procedure semplificate” di richiesta del nulla osta al lavoro occorre, pertanto, fare riferimento al predetto elenco. Per es. se i lavoratori rumeni e bulgari devono essere assunti dai datori di lavoro con un contratto rientrante nel settore “Alberghi e ristoranti” (in cui nel titolo si riporta l’indicazione di imprese turistiche, ecc.), allora non occorre il nulla osta al lavoro rilasciato dallo Sportello Unico per l’immigrazione; se, invece, tali lavoratori vengono assunti con un contratto rientrante nel settore “Commercio” (ad es. CCNL per i dipendenti delle aziende commerciali e dei servizi) allora si applica la procedura semplificata di richiesta del nulla osta al lavoro sopra descritta.

Le associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro potranno presentare le richieste di nulla osta al lavoro, per conto dei datori di lavoro, utilizzando l’accesso ad internet, previo accreditamento presso il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno. 

Lo Sportello Unico per l’Immigrazione della provincia ove sarà  svolta l’attività  lavorativa, previa verifica delle condizioni contrattuali da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, provvede al rilascio del nulla osta, che dovrà  essere prodotto dal lavoratore ai fini dell’iscrizione anagrafica prevista dal D.Lgs. n. 30/2007.

Non si procede più alla sottoscrizione del contratto di soggiorno, ne’  risulta più necessario richiedere il visto di ingresso alla rappresentanza diplomatico-consolare italiana nel Paese di origine.
Dopo il rilascio del nulla osta sarà quindi direttamente possibile procedere all’assunzione del lavoratore, previo il rispetto degli ordinari adempimenti previsti dalla normativa vigente in materia di lavoro (comunicazioni ai Centri per l’impiego ed ai competenti Enti previdenziali ed assistenziali).

I testi integrali delle circolari sopra citate possono consultersi accedendo, oltre che al sito del Ministero dell’nterno prima indicato, anche a quello del Ministero del Lavoro  http://www.lavoro.gov.it

MANCATO RISPETTO ART 10 DEC.LEG.VO N.66/03 PER FERIE DIPENDENTI ENTI LOCALI

14/01/2009

 Il decreto legislativo   n.66 dell’8.4.2003,con le modifiche  apportate dal   decreto legislativo 19.7.04 , n.313  e  dalla  legge n.133 del 6.8.08 ,  di  conversione del decreto legge n.112/08,contiene la disciplina ampia e particolareggiata dell’organizzazione dell’orario di lavoro .

Per rispondere alla richiesta di chiarimenti pervenuta sul predetto provvedimento con  particolare riferimento all’argomento precisato nel titolo ,si ritiene confacente riportarsi alla circolare del Ministero del Lavoro n.8 del 3.3.2005,che , affrontando   in primo luogo  il tema relativo al      campo di applicazione della disciplina dell’0rario di lavoro,si conforma  alla previsione   dell’art.2del provvedimento prima citato,affermando  che la stessa  si riferisce  “a tutti i settori di attivita’ ,pubblici e privati ,in relazione a rapporti di lavoro subordinato “, mentre  è esclusa per : la gente di mare,  i membri dell ‘equipaggio di un aeromobile civile impiegati da un’azienda con sede   in uno stato  membro Ce, i lavoratori   impiegati quali membri del personale viaggante  o di volo  presso  un’impresa che effettua servizi di trasporto   passeggeri o  merci  per   conto proprio o di terzi  su strada  ,per via aerea o navigabile ovvero con impianto fisso   non ferroviario,  i  servizi di protezione civile,ivi compresi quelli del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco  , ed altresì nell’ambito delle strutture giudiziarie,penitenziarie e di quelle destinate per finalita’ istituzionali alle attività degli  organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica,delle biblioteche,dei musei e delle aree   archeologiche dello  Stato,restando precisato che nei confronti di queste  ultime   attività le norme del decreto n.66/03 non trovano applicazione in presenza di particolari esigenze inerenti al servizio espletato o di protezione civile,nonchè degli altri servizi espletati dal corpo nazionale dei vigili del fuoco,cosi come individuate con decreto dei   ministri  del lavoro ,della salute  ,delle finanze   e della pubblica funzione.Infinesi evidenzia che  le disposizioni del decreto in parola non si applicano al personale della scuola ed  al personale delle forze di polizia,delle Forze armate ,nonchè agli addetti al servizio di polizia municipale e provinciale,in relazione alle attività operative specificamente istituzionali ed agli addetti ai servizi di vigilanza privata. 

Pertanto,stante l’eplicita previsione normativa, non  vi è dubbio  che , salvo i   casi espressamente   previsti e   prima   elencati  ,     la disciplina   sull’ orario di lavoro   e    sugli    attinenti  istituti  di cui al    decreto n.66/03  deve essere applicata  anche ai rapporti subordinati dei pubblici dipendenti ,compresi quelli degli enti locali e questo vale anche   con riferimento alle   ferie disciplinate nell’art.10 del decreto in esame  , che ha introdotto alcuni  principi  secondo cui :

a)    il  prestatore di lavoro  (  sia pubblico che   privato) deve usufruire di un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane(  equivalenti in caso di fruizione consecutiva a 28 giorni di calendario) ,fermo restando il trattamento di miglior favore stabilito dalla contrattazione collettiva ;

 b) detto  periodo minimo  ,  fatta   eccezione dell ‘ intervenuta risoluzione del rapporto lavorativo,non si può sostituire con l’indennita’ per ferie non usufruite con riferimento alla quota  delle stesse  maturata  a decorrere  dal 29.4.2003,data d’entrata in vigore del decreto n.66/03 ;

 c) nei   casi   di  sospensione del rapporto di lavoro   con relativa impossibilità di fruizione delle ferie secondo il principio della infra-annualità,le suddette  sono  godute ,a norma dell’art.2109 c.c.,nel tempo che l’imprenditore stabilisce,tenendo   conto dell’esigenze imprenditoriali e degli interessi del prestatore;  

d) salva   diversa   previsione della disciplina collettiva di riferimento  ,  risulta obbligatoria e va  consentita    la fruizione di un primo periodo feriale  di almeno due   settimane da  consumarsi   in modo ininterrotto nel corso dell’anno di  maturazione ,su richiesta  che il  lavoratore  deve  formulare tempestivamente  per  consentire al datore di lavoro il corretto contemperamento   tra esigenze aziendali ed interesse del dipendente. La violazione di  tale  obbligo è punita  con la  sanzione prevista dall’art.18 bis comma  3 del decreto n.66/03 in misura da euro 130 ,00 ad euro 780,00  per ogni lavoratore coinvolto e per ciascun periodo interessato senza che trovi applicazione l’istituto della diffida disciplinata dall’art.13 del dec.leg.vo n.124/04,in quanto ricorre nella fattispecie la previsione  indicata nella circolare del Ministero del Lavoro n.24/o4 di commento  al dec.leg.vo n. 124/04 secondo cui :”  Sono da ritenersi escluse dall’ambito della diffida tutte le violazioni in cui l’interesse sostanziale soprattutto relativo alla tutela dell’integrità psico-fisica  e della personalità morale protetta   dalla norma non è in alcun modo recuperabile”  Inoltre si aggiunge  che la  sanzione    de quo trova applicazione  pure  per il   mancato godimento soltanto     parziale di detto periodo  ovvero anche  nell’ipotesi di godimento   del predetto periodo     oltre  laadenza dell’anno di maturazione;

e) sussiste l’ obbligo di concedere   un secondo periodo di ferie di  due settimane,da  consumare anche in maniera frazionata ,ma entro 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione,salvi  i  periodi di differimento consentiti dal contratto collettivo di riferimento,evidenziando che  l’ inosservanza  di tale obbligo comporta la stessa sanzione amministrativa specificata sub d),nonchè sottolineando    che ,   laddove   la disciplina pattizia  prevede  termini  meno ampi,come è per il settore del pubblico impiego che  appunto fissa  il termine di sei mesi,il  superamento degli stessi ,   che comunque  sia rispettoso dei 18 mesi ,determinerà soltanto una violazione contrattuale e non comporterà l’ applicazione della   predetta  sanzione;

 f) sussiste l’ obbligo di consentire la fruizione di un terzo periodo di ferie  eccedente   le 4 quattro  settimane  stabilite dal decreto n.66/03,previsto dalla contrattazione collettiva ovvero dal contratto individuale ,fruibile anche  successivamete ai  18 mesi ed in modo frazionato ,ma entro il termine fissato dall’autonomia  contratttuale  rispetto al  momento della maturazione,che risulta monetizzabile, ma  restando escluso  che ,quando l’inosservanza risulta   di natura contrattuale  , l’intervento sanzionatorio      ,mentre si deve   tener   conto per il settore del pubblico impiego delle previsioni dettate al riguardo .

 Prima d’intrattenersi sulla disciplina delle ferie nella contrattazione   relativa ai dipendenti degli enti locali,sembra consono  esprimere  le seguenti   due considerazioni   di carattere generale sull’argomento.

La prima concerne la c.d.indennità sostitutiva e la monetizzazione delle ferie, vale a dire   appunto  che l’una   a partire dal 29 aprile 2003 non può sostituire il mancato godimento delle ferie  sia pèure  nel limite delle quattro  settimane obbligatorie ,mentre  l’altra , mentre è  possibile per il periodo maturato prima della suddetta data, apparer impossibile successivamente ,ma soltanto nel limite delle quattro settimane di ferie   che il lavoratore deve obbligatoriamente godere e pertanto un eventuale  accordo anche preventivo tra le parti è nullo e potrebbe essere impugnato in futuro , soprattutto in relazione a  situazioni di significativa  durata  che  potrebbero sollecitare richieste di risarcimento per danni all’integrità psico-fisica del prestatore.

La seconda considerazione   risulta essere conseguente   alla  molteplicità e  complessità  delle disposizioni che il decreto legislativo n.66 /03   contiene  riguardo all’orario di lavoro ed all ‘istituto delle ferie dei lavoratori subordinati e che hanno  determinato il Ministero  del Lavoro a premurare nel contesto della  dianzi richiamata  circolare n.8/03  da parte degli    operatori istituzionali,aziendali  e professionali    particolare  attenzione e cautela , evidenziando che:

 a) quanto alle modalità di fruizione delle ferie,la previsione normativa stabilisce la possibilità di un intervento in deroga da parte della contrattazione collettiva.Da ciò deriva la possibilità  per le parti  sociali di una disciplina modificativa che , sotto il   profilo sanzionatorio ,dia  luogo ad una serie di esimenti che determinano la non punibilità della condotta quando la stessa,pur derogando alle    disposizioni di legge ,sia conforme  alla previsione contrattuale ;

b) si dovrà evitare ,nei casi di sospensione dei rapporti di lavoro ( ad  esempio per  maternità ovvero congedo parentale  ovvero malattia ovvero  infortunio ) che rendano impossibile fruire delle ferie secondo  il  principio della infra -annualità ,ogni applicazione automatica di tale principio   laddove ciò risulti impossibile o troppo   gravoso per l’organizzazione aziendale e di conseguenza ,anche sotto  il  profilo sanzionatorio ,  occorrerà    valutare  con attenzione ed equilibrio ogni singola situazione.

 Oltre a  quanto sopra ,sembra il caso  altresì  di    riportarsi  alla Direttiva  indirizzata  al personale ispettivo dal     Ministro del Lavoro in data    18.9.08   in materia di  organizzazione e   svolgimento dell’attività  di vigilanza   ,che ,circa le verifiche sull’orario di lavoro , sollecita alla la  massima prudenza  i funzionari ispettivi, affinchè  considerino il quadro normativo accanto a quello contrattuale collettivo ,anche aziendale,al  fine di contestare   legittimamente le violazioni riscontrate  rispetto al  regime giuridico vigente  nelle strutture private e pubbliche interessate da accessi   ispettivi . 

Esposto quanto sopra riportato e venendo  in particolare alle vicende che interessano i    dipendenti degli enti locali, nei confronti dei quali si conferma , con l eccezione      per gli   addetti al servizio di polizia  municipale e provinciale in relazione alle specifiche attività operative  istituzionali ,l’applicazione delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n.66/03,comprese quelle dell’art.10   sulle  ferie e dell’art.18 bis comma 3 sulle sanzioni per la violazione della  disciplina delle stesse,si ritiene adeguato  specificare che  la  materia  delle  ferie  nel  ccnl  degli enti locali del 6.71995 risulta disciplinata dall’art.18,secondo cui:

1. Il dipendente ha diritto, in ogni anno di servizio, ad un periodo di ferie retribuito. Durante tale periodo al dipendente spetta la normale retribuzione, escluse le indennità previste per prestazioni di lavoro straordinario e quelle che non siano corrisposte per dodici mensilità.

2. La durata delle ferie è di 32 giorni lavorativi comprensivi delle due giornate previste dall’articolo 1, comma 1, lettera “a”, della L. 23 dicembre 1977, n. 937.

3. I dipendenti neo assunti nella pubblica amministrazione dopo la stipulazione del presente contratto hanno diritto a 30 giorni lavorativi di ferie comprensivi delle due giornate previste dal comma 2.

4. Dopo 3 anni di servizio, ai dipendenti di cui al comma 3 spettano i giorni di ferie previsti nel comma 2.

5. In caso di distribuzione dell’orario settimanale di lavoro su cinque giorni, il sabato É considerato non lavorativo ed i giorni di ferie spettanti ai sensi dei commi 2 e 3 sono ridotti, rispettivamente, a 28 e 26, comprensivi delle due giornate previste dall’articolo 1, comma 1, lettera “a”, della L. 23 dicembre 1977, n. 937.

6. A tutti i dipendenti sono altresì attribuite 4 giornate di riposo da fruire nell’anno solare ai sensi ed alle condizioni previste dalla menzionata legge n. 937/77. E’ altresì considerata giorno festivo la ricorrenza del Santo Patrono della località in cui il dipendente presta servizio, purché ricadente in giorno lavorativo. Nell’ipotesi di mancata fruizione delle quattro giornate di riposo di cui all’art.18, comma 6 del CCNL del 6.7.1995, il trattamento economico è lo stesso previsto per i giorni di ferie.

7. Nell’anno di assunzione o di cessazione dal servizio la durata delle ferie è determinata in proporzione dei dodicesimi di servizio prestato. La frazione di mese superiore a quindici giorni è considerata a tutti gli effetti come mese intero.

8. Il dipendente che ha usufruito dei permessi retribuiti di cui all’art. 19 conserva il diritto alle ferie.

9. Le ferie sono un diritto irrinunciabile, non sono monetizzabili, salvo quanto previsto nel comma 16. Esse sono fruite nel corso di ciascun anno solare, in periodi compatibili con le oggettive esigenze di servizio, tenuto conto delle richieste del dipendente.

10. Compatibilmente con le oggettive esigenze del servizio, il dipendente può frazionare le ferie in più periodi. La fruizione delle ferie dovrà avvenire nel rispetto dei turni di ferie prestabiliti, assicurando comunque al dipendente che ne abbia fatto richiesta il godimento di almeno 2 settimane continuative di ferie nel periodo 1 giugno – 30 settembre.

11. Qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per motivi di servizio, il dipendente ha diritto al rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro in sede e per quello di ritorno al luogo di svolgimento delle ferie, nonché all’indennità di missione per la durata del medesimo viaggio; il dipendente ha inoltre diritto al rimborso delle spese anticipate per il periodo di ferie non goduto.

12. In caso di indifferibili esigenze di servizio che non abbiano reso possibile il godimento delle ferie nel corso dell’anno, le ferie dovranno essere fruite entro il primo semestre dell’anno successivo.

13. In caso di motivate esigenze di carattere personale e compatibilmente con le esigenze di servizio, il dipendente dovrà fruire delle ferie residue al 31 dicembre entro il mese di aprile dell’anno successivo a quello di spettanza.

14. Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente documentate che si siano protratte per più di 3 giorni o abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero. L’amministrazione deve essere stata posta in grado di accertarle con tempestiva informazione.

15. Il periodo di ferie non è riducibile per assenze per malattia o infortunio, anche se tali assenze si siano protratte per l’intero anno solare. In tal caso, il godimento delle ferie deve essere previamente autorizzato dal dirigente in relazione alle esigenze di servizio, anche oltre i termine di cui ai commi 12 e 13.

16. Fermo restando il disposto del comma 9, all’atto della cessazione dal rapporto di lavoro, qualora le ferie spettanti a tale data non siano state fruite per esigenze di servizio, si procede al pagamento sostitutivo delle stesse. Il compenso sostitutivo delle ferie non fruite, secondo la vigente disciplina contrattuale, è determinato, per ogni giornata, con riferimento all’anno di mancata fruizione, prendendo a base di calcolo la nozione di retribuzione di cui all’art.52, comma 2, lett. c) del CCNL del 14.9.2000; trova in ogni caso applicazione la disciplina di cui al comma 4 del medesimo art.52.  

Ponendo a confronto il testo dell’art 18 sopra riportato con il contenuto dell’art,10 del decreto n.66/03,si constata che le previ sioni contrattuali non risultano del tutto   in linea con quanto stabilito dalle disposizioni legislative.Infatti   secondo l’art.18 :

-la durata delle ferie annuali è fissata in 28 giorni lavorativi annuali  (per un  orario di lavoro settimanale su 5 giorni ), pari  a 5 settimane più 3 giorni,mentre per il neo assunto le ferie sono fissate in 26 giorni lavoarativi annuali,pari a 5 settimane più un giorno ;

-il lavoratore ha diritto a fruire a richiesta di due settimane di ferie consecutive nel periodo  giugno-settembre dell’ anno di maturazione;

-la fruizione delle ferie può venire rinviata :per motivata esigenze di carattere  personale  del lavoratore e compatibilmente con le esigenze di servizio sino al 30 aprile  ovvero sino al 30 giugno dell’anno successivo a quello di maturazione  (quindi per un solo trimestre ) per indifferibili esigenze di servizio ;

-le ferie non possono essere monetizzate nel corso del rapporto  di   lavoro ,mentre sono monetizzabili all’atto della   cessazione le sole ferie non fruite per esigenze di servizio,ma al valore che avevano nell’anno di maturazione.

Si tratta di stabilire se la disciplina legale   abbia  almeno in parte sostituito la disciplina   contrattuale o se piuttostio quest’ultuima continua ad essere interamente applicabile in base all’esplicita salvaguardia  contenuta nell’art.10 ripetutamente citato.

A  sostegno  della prevalenza incondizionata della disciplina contrasttuale  giocano     i seguenti aspetti  :

-il rinvio generico    dell’art.10 del decreto n.66/03 alle previsioni  della contrattazione collettiva

-la possibilità di condizioni di miglior favore per  i lavoratori    determinabili dalla contrattazione   collettiva,così che sarebbe superflua una norma di legge che fa salve le condizioni di miglior favore stabilite dai contratti collettivi.

Peraltro si ritiene di poter scorgere che comunque si giungerrebbe a conclusioni molto simili anche se si ritenga   che  si debba dare  prevalenza alle sole clausole contrattuali di  miglior favore,in quanto è incontestabile   che il  trattamento contenuto nel ccnl risulta    complessivamente più favorevole rispetto a quello della legge.

Nello specifico si potrebbero    ipotizzare i seguenti criteri generali di comportamento :

TESI N: 1 Incondizionata prevalenza delle clausule dell’art.18 del ccnl:La vigente disciplina contrattuale continua ad  applicarsi  integralmente.

TESI N:2 Prevalenza delle sole clausole di miglior favore   :In tal caso :

a )per la durata delle ferie trova applicazione la più favorevole  disciplina contrattuale dei 28 giorni lavorativi annuali sulla  settimana di 5  giorni lavorati 

b) per il periodo  di fruizione nell’anno di  maturazione , dovrebbe prevalere la disciplina   negoziale,che prevede  sia la durata di due settimane che la relativa collocazione temporale nel periodo giugno settembre,a richiesta del dipendente,mentre potrebbe anche ritenersi una residua  capacità regolamentare   della legge per la  parte  in cui impone comunque al datore  di lavoro anche in assenza di richiesta del lavoratore di garantire   la fruizione di due settimane di ferie anche non continue

-per il periodo  di fruizione delle ferie residue,dovrebbe considerarsi più idoneo il periodo di sei mesi stabilito dalla norma contrattuale ,in quatto maggiormente idoneo alla tutela del recupero psico fisico  del prestatore

 -per la monetizzazione delle ferie,risulta più favorevole ritenere applicabile  quanto   prtevisto dalla disciplina  contrattuale.

Infine in ordine  alla disciplina dell’art.18 bis  ,introdotto nel testo originale del decreto legislativo n .66/03 dal dec.leg.vo n.213/o4,la sanzione trova applicazione in caso di:

–  negazione del diritto ai giorni di ferie  annuali  previsti dal ccnl ,compresi quelli eccedenti le quattro settimane

 -negazione del diritto alla fruizione delle due settimane di ferie consecutive   nel  periodo giugno-settembre ,a  seguito  di formale richiesta    del dipendente

– negazione del diritto alla fruizione di almeno due settimane annuali di ferie  discontinue,in mancanza di richiesta del lavoratore

-rinvio delle ferie per esigenze di servizio oltre il 30 /6 dell  ‘anno successivo a quello di maturazione ovvero oltre il 30/4 su richiesta del lavoratore .

A conclusione della presente esposizione ,appare utile evidenziare il problema del consistente accumulo di ferie   non godute che si può determinare  nel corso   degli anni ,che deve essere tenuto nella debita considerazione dai datori di lavoro pubblici  ,tenendo presente  il sistema delle sanzioni introdotto dal dec.legislativo esaminato  ,  poiche’ il mancato esercizio dei poteri datoriali in caso di inerzia del dipendente o di mancata predisposizione del piano ferie,con la possibilità   di assegnazione  d’ufficio   delle  ferie,mentre in precedenza  per il  mancato esercizio dei poteri datoriali si  costituiva soltanto i  un eventuale disservizio,ora  lo stesso può comportare anche l’applicazione di sanzioni amministrative ,come prima  specificato.

  

 

 

 

 

    

 

TITOLO IV – CLASSIFICAZIONE DEL PERSONALE         

NUOVE ISTRUZIONI MINISTERO LAVORO SU DOMANDE EMERSIONE LAVORO NERO

13/01/2009

 Le nuove istruzioni operative   sono contenute nella nota n.0000255 del 12 scorso rimessa dal Ministero del Lavoro  alle  Direzioni provinciali del Lavoro ed alle Direzioni Centrali  di  Inps ed  Inail.

Forte del corrispondente parere n.1073 espresso in data 24.9.o8 dal Consiglio di Stato, in sede di ricorso straodinario al Capo dello Stato avverso  il diniego dei benefici previsti dalla legge  nei casi di emersione dal lavoro sommerso, il Ministero si esprime a favore dell’ammissibilità della regolarizzazione nell’ipotesi di posizioni lavorative per cui il datore di lavoro spontaneamente o a  seguito di accertamenti ispettivi abbia provveduto alla loro formalizzazione prima della stipulazione dell’accordo sindacale previsto dalla norma quale condizione per i benefici nella stessa previsti,anche nell’eventualità di accordo successivo   all’emersione,in quanto istituto atto a sanare   situazioni pregresse.

In relazione a quanto sopra ,gli uffici destinatari della nota sopra  richiamata sono stati invitati a prendere atto delle istruzioni,disponendone l’uniforme applicazione in ambito territoriale, posto che le istanze di emersione dal lavoro nero,  da presentare improrogabilmente  entro  il 30 settembre 2008, a seguito d’istruttoria  della sede Inps territorialmente competente devono essere valutate e decise dalla Commissione formata dai direttori provinciali  di  DPL,   Inps ed Inail.

Infine  si   ricorda che la normativa di riferimento in materia è  contenuta nei commi da 1191 a 1201 dell’art.1 della legge n.296/06 e nella c ircolare Inps n.116 del 7.92007

PRESTAZIONI LAVORATIVE CON ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE

12/01/2009

Malgrado che   nel  linguaggio comune      accade  sovente che    l’  “associazione”  viene identificata  con la ” società ”  e viceversa , con     un uso alternativo ed indifferente  dei due termini  ,  occore sottolineare che invece  la prima entità si distingue dalla seconda  con riferimento allo  scopo ed alla   struttura,nel senso che:

  a) mentre  l’art.2247 del codice civile tra i requisiti della società richiama lo scopo di dividere tra i soci gli utili derivanti  dall’esercizio di un’attività economica, nell’associazione ogni profitto deve essere destinato allo scopo  sociale,cioè ad uno scopo teso ala  soddisfazione dei bisogni di natura ideale e comunque di natura non economica;

 b) nell’associazione,  a norma degli articoli 24 e 37 del codice civile , a differenza dalla previsione normativa  riguardante la società,  gli aderenti alla stessa versano i contributi a fondo perduto e gli stessi in caso di recesso o esclusione non possono ottenere la restituzione dei contributi versati ,  non essendo  consentito  vantare  alcun  diritto sul patrimonio dell’associazione ;

 c)  per l ‘associazione si parla di rapporto associativo a struttura  aperta, nel senso  che possono  richiedere di   farne  parte  tutti quelli che condividono  gli scopi perseguiti dalla stessa ,senza necessità di modificare l’atto  costitutivo .

Volendo operare una suddivisione all’interno della figura dell’associazione,occorre distinguere tra associazioni riconosciute e non riconosciute. 

Le  prime , costituite   con atto pubblico,  richiedono ed ottengono   uno specifico   provvedimento di riconoscimento , in conformità alle previsioni del   dpr 10.2.2000 n.361 , a seguito dell’ iscrizione nel registro delle   persone giuriche private presso le Prefetture e le Regioni per talune categorie di enti,che consente particolari prerogative ,ossia : la limitazione dellla responsabilità  in capo agli amministratori per le obbligazioni   assunte per conto dell’associazione , la distinzione netta tra patrimonio dell’associazione e quello degli associati ed amministratori  ed infine la possibilità di accettare eredità,legati e donazioni ,nonchè di acquistare beni immobili.

Le seconde nascono anch’esse  da un accordo tra gli  associati  con  cui viene   realizzato  l’atto costitutivo   senza che la legge  richiede alcuna formalità e  pertanto  l’atto  costitutivo potrebbe essere valido anche se fatto con una scrittura privata o addirittura oralmente .Tuttavia,la forma scritta e registrata dell’atto sono  ormai elementi  indispensabili per una  confacente  tutela  dei portatori d’interesse nei riguardi dell ‘ associazione ed altresì   per  la data e   l’autenticità   delle  sottoscrizioni.

Gli  elementi che caratterizzano l’atto costitutivo delle associazioni non riconosciute  sono : lo scopo,le condizioni di ammissione dei soci ed il regolamento interno e di  amministrazione.

In tali associazioni  non risulta obbligatorio disporre di un patrimonio,ma semplicemente  deve sussistere un  fondo comune formato dai contributi versati dagli aderenti per le spese di costituzione e gestione  , inoltre manca l’automia patrimoniale perfetta  ,i soci non possono chiedere la divisione del fondo comune e la restituzione della quota in caso di recesso,mentre delle obbligazioni assunte rispondono anche gli amministrtatori che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.

Le attività sportive   che possono qualificarsi  professionistiche e dilettantiche  ,dopo    l’entrata in vigore dell’art.90 della legge  n.289 del 27.12.2002 ,possono essere esercitate con le seguenti  forme giuridiche:

 1) associazione sportiva dilettantistica ,che può essere riconosciuta ovvero   non riconosciuta;

2)società di capitali ,che può assumere   le seguenti forme giuridiche: per azioni,in accomandita per azioni,a  rersponsabilità limitata,cooperativa .

 Per quanto concerne le    associazioni sportive dilettantistiche,  che di regola sono   costituite  recando l ‘indicazione  di tale ragione sociale, pur non mancando  casi   in cui si trova  specificata     quella   di gruppo,circolo ed altro ancora ,è da dire che le stesse si dinguono dalle società sportive professionistiche,in quanto  a differenza di quest’ultime che   sono a fini di lucro,risultano no-profit,mentre ricadono nella definizione di società professionistiche soltanto quelle che risultano affiliate  a Federazioni che operano la distinzione dall’attività dilettantistica da quella professionistica ed inoltre stipulano  contratti con atleti professionisti,ritenendosi tali coloro che prestano la propria attività sportiva in forma continuativa e dietro compenso derivante da un contratto  di lavoro con una società sportiva.,riconosciuta da una Federazione della quale rispetta  il regolamento .

 Per rispondere a   alla domanda   su  quali sono le attività sportive dilettantistiche, mancando allo stato  norme esaustive ,si risponde  rinviando al  seguente elenco delle discipline sportive certamente professionistiche ,in base alla legge n.91 del 1981,così  come  riconosciute  dal Coni:

-per il calcio ,le serie  A,B,C1 e C2   maschile

per la pallacanestro,le serie A1 e A2 maschile

per il ciclismo ,le gare su strada e su pista approvate dalla Lega ciclismo

-per il motociclismo,la velocità ed il motocross

-per la box,la prima,seconda e terza serie nelle 15 categorie  di peso

-il golf.

Manca invece una definizione legislativa dello sport dilettantistico . che di solito risulta affidato ad associazioni non riconosciute  senza    fini  di lucro  ,che non  intrattengono rapporti con atleti professionisti  e che ,tramite l’affiliazione alle federazioni riconosciute  dal Coni,divengono soggetti dell’ordinamento   sportivo.

Un ‘ associazione sportiva dilettantistica,al pari di una società ,svolge la  propria attivita’ e  persegue gli scopi  previsti nell’atto di  costituzione  avvalendosi delle  prestazioni di diverse figure,che ricevono compensi o rimborsi spese,che appaiono   soggetti , a norma della legge n.342 /2000,ad  uno speciale regime fiscale per determinati redditi corrisposti a collaboratori , nonchè a norme particolari previdenziali (Inps ed Enpals) ed assicurative (Inail).

I rapporti di lavoro che le associazioni e società sportive dilettantistiche possono   stipulare sono quelli  di tipo subordinato   ,. autonomo e libero  professionale ,così come previsti e disciplinati   dalle leggi e dai contratti collettivi,comprese le co.co.co  ,senza trascurare infine le attività di volontariato di cui alla n.266/1991.

Peraltro si   sottolinea  che l’art.61 comma 3  del decreto  legge  n.276/03 esclude l’applicazione   per le  attività in parola  del rapporto  di   lavoro a progetto e di conseguenza alle stesse si continua ad applicare la disciplina previgente sulle co.coco.

Aspetti fiscali

A  fronte di determinate prestazioni  rese  nelle attivita sportive dilettantistiche,l’art.37 della legge n.342/2000 ha previsto un regime fiscale di favore  applicabile   a erogazioni di  :rimborsi forfetari,compensi ,premi,indennità di trasferta,mentre restano esclusi ,perchè esenti,indennita’ chilometriche,ed il rimbordo di spese documentate per vitto ,alloggio ,ecc. ,sostenute in occasione di manifestazioni sportive fuori dal territorio comunale.

I soggetti interessati al predetto regime fiscale dei compensi  su citati sono i seguenti:atleti dilettanti,allenatori dilettanti ,giudici di gara,commissari speciali preposti agli arbitri,   medici sportivi,massaggiatori  ,dirigenti ed ogni altro soggetto la cui  opera è indispensabile allo svolgimento delle manifestazioni  sportive .

Al di fuori dei compensi e del personale  di cui sopra ,il regime fiscale speciale  del citato art.37  non trova applicazione allorchè   le attività sportive di cui si tratta  ,anzichè nell’ambito di  un regime di tipo volontaristico e svolte per realizzare la manifestazione sportiva    in cui saranno compensate le   spese sostenute , si configurano    modalità e finalità  proprie di un normale rapporto di lavoro  .  

Un’ulteriore modifica  alla  disciplina   fiscale dei  redditi  contenuta nel  Tuir è quella apportata dall  ‘art.90 della legge n.289/2002,secondo cui la disposizione di cui all’art.67 lettera m ) del Tuir stesso  testè esaminata ,si applica dal 1° gennaio 2003 ” anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrtativo-gestionale di natura  non professionale resi in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche”.

In proposito è intervenuta la circolare  n.21 del 22. 4.03 dell’ Agenzia delle Entrate per ricondurre fra i redditi diversi e nel  regime fiscale  agevolativo previsto dall’art.83 ( dal 1° gennaio 2004 art.69 comma 2) del Tuir i  particolari rapporti di co.co.co aventi le seguenti caratteristiche:

-carattere  amministrativo-gestionale

-natura non professionale

 – resi  a società o associaziobni sportive dilettantistiche

Pertanto le prestazioni in parola  si  caratterizzano  per  la loro continuità nel    tempo,la coordinazione ,l’inserimento del collaboratore nell’organizzazione economica del committente e l’assenza del vincolo della  subordinazione.

Inoltre ,essendo escluse le prestazioni rientranti nell’oggetto dell’arte   o della professione,si deve  valutare se per  lo svolgimento dell’attività di collaborazione siano necessarie  conoscenze tecnico  giuridiche   direttamente collegate all’attività di lavo0ro autono  esercitata abitualmente.Infine ,si precisa che  rientrano nella previsione normativa i  compiti tipici   di segreteria di un’associazione o società sportiva dilettantstica,quali  sono,ad esempio ,la raccolta delle iscrizioni,la tenuta della   cassa e della  contabilità da parte   di soggetti non professionisti ,  sussistendo   l’orientamento  ad  attribuire all’espressione amministrtativo-gestionaòle una  portata limitata, che porta ad  escludere dall’agevolazione  ad esempio l’addetto alla manutenzione dei campi da tennis, il magazziniere dell impianto spoprtivo e l’addetto alle pulizie,in  quanto  trattasi  di attività non rientranti nelle funzioni  amministrative finalizzate alla gestione del sodalizio sportivo.

Aspetti   previdenziali

1.INPS

L’Istituto che già era intervenuto con la circolare n.32 del 7.2. o 1 ,a seguito dell’art.37 della legge n.342/2000,che classificò quali redditi diversi i compensi erogati  per l’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal Coni,dalle federazioni sportive nazionali ,dagli enti di promozione sportiva ,ecc .  , escludendo per detti compensi l’imposizione dei contributi dovuti per la Gestione separata, dopo l’art.90  comma 3 289/02 ha esteso  la predetta esclusione anche per i  redditi provenienti da rapporti di co.co.co.di carattere amministrativo- gestionale,di natura  non professionale,resi in favore di societè ed associazioni sportive dilettantistiche.

2.ENPALS

  Sussiste contrasto tra’Enpals,che con circolare n.13 del 7.8.2006  sostiene l’0bbligo del contributo previdenziale dovuto da associazioni e società sportive dilettantistiche per   direttori  tecnici   ,massaggiatori ed  istruttori  sportivi ,ed il Coni, che con comunicazione n.0510 del 19.12.0 6 sostiene la non assoggettabilità a contribuzione Enpals dei  compensi corrisposti  dai predetti sodalizi,qualificati dalla vigente legislazione quali  redditi diversi ai fini fiscali ex art.67 comma 1 lettera m) del Tuir.

Aspetti assicurativi

Anche l’Inail con proprie  circolari,la seconda delle quali reca la data del 19.3.2003,ha stabilito che l’inquadramento dei compensi ai collaboratori nell’ambito dell’esercizio  diretto di attività sportiva dilettantistica e dei redditi derivanti da rapporti co.co.co. di carattere amministrativo- gestionale di natura non  professionale esclude dall’assimilazione al lavoro  dipendente e pertanto la non assoggetabilità  degli stessi ad assicurazione antinfortunistica.La legge n.289/02 ha tabilito per le Federazioni sportive nazionali,le discipline  sportive associate e gli enti di promozione sportiva l’obbligo assicurativo a carico degli sportivi dilettanti tesserati in qualità di atleti  ,dirigenti e tecnici per  infortuni avvenuti in occasione ed a causa dello svolgimento delle attività  sportive e che hanno determinato come conseguenza la morte o l’inabilità  permanente.

Comunicazione obbligatoria

Con nota circolare n.13/segr/0004746 il Ministero  del  Lavoro  ha previsto  l’onere della comunicazione obbligatoria preventiva  per l’instaurazione  del rapporto  ed entro  cinque  giorni  per quella di  risoluzione   dello stesso da parte delle associazioni sportive dilettantistiched per le co.co.co  a carattere amministrativo- gestionale di cui all’art.90 della legge n.289/03. La comunicazione in via telematica e pluriefficace va fatta al Centro Impiego  territorialmente competente ovvero  della  sede di cordinamento  se il c ollaboratore  svolge attività in diversi  comuni.

NUOVE ISTRUZIONI INAIL SU LIBRO UNICO LAVORO

11/01/2009

Le nuove  istruzioni dell’ Ente assicuratore sono contenute nelle note della Direzione Centrale Rischi   del 7 scorso recanti i  numeri di protocollo 0000075 e o0000137 .

Con la prima si forniscono  indicazioni  sull’impostazione  della  richiesta di autorizzazione sui   vari tracciati del LUL elaborati e posti in uso dalle case di software  e  si  precisa  in proposito  che  nella domanda si deve specificare se vengono  inoltrati più layout e richieste più autorizzazioni.Inoltre si fa presente  che per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo del  layout prodotto per i propri  assistiti,gli studi di consulenza devono rivolgersi   alle sedi Inail territoriali rispettando le modalità fornite con nota del 10.9.08  (ved. su questo blog  in data 14.9.08) .

Con la seconda nota,riportandosi alle istruzioni  contenute  nella lettera del Ministero del Lavoro n.0000102 del 7,1,09  (ved.su questo blog  in data 8.1.09     ) ,     l’Istituto fornisce chiarimenti su:

– termine per autorizzare i layout :   fissato al 16.1.09

-autorizzazioine layout : si potrà  utilizzare il sito di Assosoftware anche da parte  delle società non aderenti

-autorizzazione layout singoli : ogni singolo layout conterrà un proprio numero specifico di autorizzazione e   sui  singoli fogli del Lul dovranno riportarsi il numero e la data dell’autorizzazione

-numerazione del LUL : risulta opportuno che la numerazione dei fogli risulta   riparta  dal numero 1

-numerazionme unica:  gli estremi della nuova autorizzazione nazionale alla numerazione unitaria vanno riportati sul cedolino del LUL

– procedura unificata per comunicazione deleghe elaborazione LUL  con quelle per tenuta da effetture  rispettivamente all’Inail entro 30 giorni e preventivamente alla DPL :  sarà implementata sul portale dell’Istituto entro il 16.1.09 con lo  slittamento al 31.1.09  del termine per adempiere   ,mantenendo validità  alle  comunicazioni nel frattempo pervenute direttamente alle  strutture periferiche del Ministero del Lavoro,ai dirigenti  ed agli ispettori delle quali l’Istituto garantirà l’accesso al sistema informatico

-sequenzialità numerica in caso pluralità autorizzazioni: ogni LUL  partirà dal numero 1 con garanzia al suo interno della propria sequenzialità numerica.

VERBALE UNICO PER ISPEZIONI LAVORO

10/01/2009

Al fine di assecondare gli indirizzi operativi t contenuti  nella Direttiva del   18 settembre scorso sui  Servizi ispettivi e l’ attività di vigilanza ,risulta predisposta una nuova modulistica semplificata  ,unica ed unitaria che dovrà trovare comune  utilizzazione da parte del personale  ispettivo di  Inps  Inail e Dire zioni del Lavoro,cosi’ da perseguire  in modo confacente l’uniformità ed omogeneità operativa .

 Il  Ministero del Lavoro  con la nota n.0000195 del 9 scorso ha  rimesso      la predetta modulistica alle proprie strutture territoriali con l’invito  ad  utilizzarla in modo sperimentale ,così da   formulare  entro il 31 marzo prossimo proposte per eventuali correzioni e/o integrazioni  sul contenuto della stessa , in vista della definitiva  sostituzione    dell’altra   sinora in uso.

In relazione alle diverse tipologie degli interventi ispettivi ed in f base alle   fasi  del procedimento di vigilanza ,  la modulistica del verbale unico  in questione si compone dei seguenti documenti:

 – verbale di primo accesso : va consegnato al datore di lavoro al termine della prima giornata d’ispezione e fa menzione tra  l’altro dei soggetti rinvenuti al lavoro,dei documenti visionati e di quelli da produrre ;

– verbale interlocutorio  : l’ispettore dà atto  che gli accertamenti sono ancora    in  atto, pur essendo decorso del tempo dal primo accesso  ;

-verbale  conclusivo  degli accertamenti :si compone di una parte generale in cui si   riportano i dati sulla verifica effettuata ,nonchè di varii allegati contrassegnati   dalla lettera A alla   lettera H  con riferimento  al   provvedimento conseguente all’accesso ispettivo  (diffida, diffida ora   per allora,notificazione illercito amministrativo  ,disposizione,prescrizione,adempimento autonomo obblighi di legge di natura penale,verbale unico contributivo e reati in materia   di  previdenza e assistenza) ;

-provvedimento di sospensione attività : da adottore in caso di lavoro nero  superiore ai limiti di legge e di violazione delle norme   sulla  sicurezza  ,con previsione di efficacia immediata ovvero dalle ore 12 del giorno successivo, come da indicazione contenuta nella Direttiva ministriale sopra citata.

COMPATIBILITA’ INTEGRAZIONE SALARIALE CON LAVORO

09/01/2009

 Per riscontrare la richiesta di chiarimenti sull’argomento  di cui al  titolo ,  si fa riferimento direttamente all’art.  8    del decreto legge 31.3.1988 n.86 convertito in legge 20.5.1988 n.160,il cui testo coordinato  è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.147 del 24.6 .1988.

 I commi 4 e 5 del predetto art.8 prevedono rispettivamente che : 

– Il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo  o subordinato durante il periodo d’integrazione non ha diritto al trattamento  per le giornate di lavoro effettuate  .

– Il lavoratore decade dal diritto al trattamento d’integrazione salariale nel caso in cui non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla sede provinciale dell’Inps dello svolgimento della predetta attività.

In merito  alla sopra   riportata    previsione  normativa   , si è registrato      l’intervento  dell’Inps ,   della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione.

 Da parte dell’Inps   sono state emanate le circolari  n.171 del 4.8.1988, n.179  del 12.12.2002  e   n. 75 del 12.4.2007.

 La prima circolare   ,dopo aver     sottolineato       l’ incompatibilità fra cassa integrazione guadagni ed attività lavorativa   svolta  a termine in forma   subordinata    o  autonoma     ed evidenziato  la decadenza dal diritto all’integrazione salariale   in cui incorre il lavoratore che non  fornisce corrispondente   comunicazione  all’Istituto prima  di  intraprendere  un ‘attività autonoma o presso terzi, ha  espresso l’avviso  sulla   opportunità che il    cassintegrato, prima di iniziare l’attività autonoma  o subordinata, ottenga il preventivo consenso del proprio datore di lavoro, in relazione alla permanenza del vincolo connesso al rapporto di lavoro in atto ,   disponendo infine che dalla data iniziale dell’attività denunciata   deve essere sospeso il pagamento dell  integrazione salariale,da ripristinare soltanto al termine della prestazione intrapresa, ove ne ricorrono le condizioni ,restando  peraltro escluso tassativamente che ,a seguito della comunicazione, possa  essere  rilasciata da parte dell’Istituto una qualsiasi autorizzazione  per il  cumulo del   reddito da  lavoro autonomo o subordinato con la cassa integrazione guadagni ,  essendo   finalizzata  la comunicazione preventiva dell’attività intrapresa     ad evitare la decadenza  dall’integrazione salariale   a carico del prestatore per tutto il periodo della concessione della stessa .  

 Per quanto possa apparire  superfluo , rispetto a quanto sopra esposto  ,si    fa  notare che      agli effetti   dell’incompatibilità in argomento     vanno considerate   tanto le         prestazioni rese nell’ambito di un  rapporto di lavoro subordinato ( pubblico ovvero  privato,obbligatorio ovvero ordinario ,  a tempo  determinato ,pieno,parziale,tripartito,intermittente o a chiamata,somministrato, nel contratto d’ inserimento o reinserimento,d’apprendistato e di    formazione e lavoro)   ,quanto  le prestazioni autonome     ( relative ad  attivita’ agricole,commerciali,artigiane ,professionali),sia infine   le  collaborazioni coordinate e continuative  ,anche nella forma  a  progetto.

Nella seconda  delle circolari prima indicate  ,  sempre in tema di       compatibilità  tra integrazione salariale  ed attività lavorativa  autonoma o subordinata a termine,  essendo  intervenute  varie sentenze della Cassazione  contenenenti    specifici  principi interpretativi  delle norme in esame , risulta che l’Inps  ha  modificato i criteri  prima espressi   in quella n.171 /1988  . 

Infatti,fermo  l’obbligo   per il lavoratore della comunicazione preventiva sullo svolgimento dell’attività secondaria,   così ‘ da  evitare la decadenza a suo carico  dalle prestazioni di cigo  o cigs, l’Istituto ha  osservato  che il combinato disposto dell’art.3 del decreto legislativo  luogotenenziale  n . 788/1945 e dell’art.8 comma 4 della legge n.16071988   non sancisce l’assoluta incompatibiltà delle prestazioni d’integrazione salariale con il reddito ritraibile dallo   svolgimento di un’attività lavorativa  autonoma o dipendente a tempo determinato ma piuttosto che  vi sia un’incumulabilità tra   i suddetti  trattamenti integrativi e redditi  in misura variabile a seconda delle modalità e dal’ammontare  di quest’ultimi,come appresso specificato a titolo esemplificativo:

 1) ipotesi di trattamento di cig ragguagliato alla retribuzione perduta   ,derivante da un rapporto  a tempo pieno  e di beneficiario svolgente  attività  subordinata a termine a tempo pieno oppure parziale: si ha l’incumulabilità totale(  perchè deve presumersi che la retribuzione sia equivalente alla corrispondente misura dell’integrazione salariale), pur   ammettendosi  la  prova   di  una retribuzione inferiore  a quella a cui si rapporta la cig, sicchè  in presenza di detta situazione   potrà  risultare dovuta una quota differenziale d’integrazione salariale ;

2) ipotesi di trattamento di cig riferito a retribuzione derivante da rapporto                    a tempo parziale e di   beneficiario  che presta lavoro subordinato  a trermine: l’incumulabilita’ sarà totale se la nuova attività è svolta  a tempo  pieno,sarà relativa se  la predetta viene svolta a tempo parziale ed infine non opererà affatto  se  l’attività part time non coincide temporalmente con  quella  rimasta sospesa  ;

3) ipotesi in cui il lavoratorte in godimento della cig eserciti una nuova attività autonoma: non può attribuirsi alcuna rilevanza  ne’ alla circostanza che il lavoro sospeso sia a tempo parziale ,nè alla quantità di tempo dedicato alle  prestazioni autonome .In   questa situazione  l’incumulabilità dei proventi del lavoro autonomo va affermata  sino a concorrenza dell’importo dell’integrazione salariale,comportando una proporzionale riduzione dello stesso.

Per quanto concerne la terza circolare sopra citata, è da far presente che con la  stessa l’Istituto ,a seguito dell’ordinanza n.190/96 della Corte Costituziole e la sentenza   n.4004/2007 della Corte di  Cassazione  , in riscontro   a numerosi quesiti pervenuti in merito, ha fornito i chiarimenti riguardanti il termine iniziale da cui far decorrere la decadenza ex art.8 comma 5 della legge n.160/88  ,  escludendo   l’eventualità della   decadenza limitata al periodo  concomitante all’attività lavorativa svolta ,in quanto tale soluzione condurrebbe alla sostanziale ed irragionevole equiparazione del lavoratore  osservante l’obbligo di comunicazione al lavoratorte  inadempiente e di conseguenza prevedendo ,in sintonia di quanto  ritenuto dalla Cassazione nella     sentenza prima menzionata ,che a carico di  chi non ha adempiuto all’obbligo di comunicazione  interviene la decadenza dall’intero periodo d  ‘ integrazione salariale,anche se derivante da più di un provvedimento di concessione,stante il principio di unicità del trattamento in questione.

 A conclusione della    presente esposizione  si ritiene confacente evidenziare che , in relazione all ‘ evoluzione dell’organizzazione   delle strutture del   collocamento  discendente dal trasferimento delle relative funzioni e dei corrispondenti compiti dallo Stato a  Regioni ed Enti locali ,nonche ‘ a seguito delle modifiche  normative  ,  che tra l’altro hanno comportato  per  il settore privato     la  possibilità d ‘assunzione nominativa generalizzata   con l’obbligo di comunicazione telematica  preventiva da parte dei datori di lavoro  ai servizi dell’impiego ,la  pluriefficacia riconosciuta alla   detta  comunicazione  obbligatoria va considerata    anche agli effetti  dei    commi   4 e 5 della legge n.160/88   , così che ormai  l’obbligo di  comunicare direttamente  all’Inps  l’inizio di una prestazione   ora  resta  a   carico dei cassintegrati    soltanto  nei   limitati casi  di attività    esentate  per norma dall’obbligo della   comunicazione preventiva   (   esercizio di una professione intellettuale richiedente l’iscrizione negli appositi albi,  impegno di componenti di organi di anmministrazione   e controllo di società,pertecipazione   a  collegi e commissioni  , lavoro autonomo  reso ex art.2222 cod.civ in forma professionale ed occasionale ) .

ISTRUZIONI INPS PER OBBLIGHI CONTRIBUTIVI PER MALATTIA E MATERNITA’ AZIENDE A PARTECIPAZIONE PUBBLICA

08/01/2009

 Si segnala la circolare n.114 del 30 dicembre scorso,con cui l’Inps fornisce istruzioni operative circa l’applicazione di quanto stabilito dall’art.20 comma 2 del decreto legge n.112/08 , convertito in legge n.133/08 ,    per  gli obblighi  contributivi  di  malattia e maternità . 

 Destinatari delle istruzioni  in parola sono le così dette  imprese a partecipazione pubblica,ossia quelle dello Stato,degli enti pubblici e degli enti locali privatizzate ed a capitale   misto,che,appunto dall’1.1.09 sono tenure a versare all’Inps i contributi obbligatori i per la malattia e la maternità dei rispettivi dipendenti, sono state assoggettate ad un regime    previdenziale  tipo pubblicistico,nonche’ a regimi speciali previsti da  aopposite  normative.

Dette imprese ,a prescindere dalla previsione  della contrattazione collettiva che riconosce    ai dipendenti in caso di malatia   e  maternità l’intera retribuzione ,sono obbligate ad effettuare  il versamento all’Inps della contribuzione  dovuta

La circolare  inoltre s’intrattiene con particolare riguardo sulle prestazioni  previdenziali  spettanti al personale delle suddette imprese,mentre  riserva le considerazioni ed indicazioni  conclusive   ai permessi disciplinati dall’art.33 della legge n.104/92 .