LE PRESTAZIONI LAVORATIVE CHE CONSENTONO DI CONSERVARE L’ISCRIZIONE IN LISTA DI MOBILITA’ E LA RELATIVA INDENNITA’

 La risposta alla   richiesta di chiarimenti sull’argomento di cui al titolo  deve   necessariamente  partire  distinguendo  tra prestazioni subordinate ed autonome.
Per quanto concerne le prime,è da dire  che  i principi base fissati   dagli articoli 8 e 9 dela legge n.223/91  stabiliscono  che
 a) il lavoratore in mobilità ha facoltà  di svolgere attività di lavoro subordinato,a tempo parziale   ovvero a tempo determinato ,mantenendo l’iscrizione nella lista,previa  informazione alla competente sede Inps, che ormai risulta soddisfatta anche tramite la comunicazione preventiva telematica e pluriefficace di assunzione ai servizi impiego ,a norma dell’art.4 bis del dec.leg,vo n.181/ 2000
b) per le giornate di lavoro   svolte  a termine ovvero a tempo  parziale ,l’indennità di mobilità  e’ sospesa  e tali giornate non sono computate ai fini della  determinazione del   periodo  di durata del predetto  trattamento previdenziale  fino  al  raggiungimento di un  numero di giornate  pari a quello dei giorni complessivi di spettanza del trattamento stesso;

c) i lavoratori in mobilità ,nell’ambito di una    fattispecie  che appare  distinta ed aggiuntiva rispetto  alla disciplina generale  per le  assunzioni a termine  contenuta nel  dec.leg.vo n.368/o1,possono venir assunti con contratto a tempo  determinato non superiore a 12 mesi  ,  consentendo  al datore di lavoro di usufruire della    contribuzione di spettanza pari a quella      degli   apprendisti ,nonchè , in caso di trasformazione  del rapporto  a tempo indeterminato nel corso del suo svolgimento , il riconoscimento  di detto beneficio per ulteriori dodici mesi ;

d) al datore di lavoro che senza esservi tenuto  , in relazione al diritto di precedenza     riconosciuto  per sei mesi ai lavoratori posti in lista di mobilità,  assume a tempo pieno ed indeterminato detti lavoratori  è riconosciuto  per ogni mensilità di  retribuzione corrisposta al lavoratore  un contributo mensile pari al  50 % dell’indennità di mobilità che sarebbe  spettata all’assunto per un periodo  non superiore a 12 mesi ,che aumentano  a  24 ovvero  a 36 mesi per datori di lavoro operanti   nelle  aree meridionali  ( Abruzzo compreso )   trattandosi di  lavoratori d’età superiore a cinquant’anni   all’atto dell’assunzione  ;

e)  il  benefici contributivi ed economici di cui alle lettere c) e d),ad avviso del Ministero del Lavoro,che in tal senso si è pronunciato nella  nota n.25/1 /0001564 del 13.7.06  fornendo risposta a corrispondente interpello,spettano anche  alle aziende che riassumono i lavoratori posti  in mobilità dopo che sono trascorsi sei mesi dal licenziamento
f) il lavoratore  è cancellato dalla lista  mobilità quando    viene a ssunto con contratto a tempo pieno ed indeterminato e viene reiscritto nella stessa quando:
per due volte    non  supera il  periodo di  prova 

-è giudicato non idoneo alla specifica attività di lavoro subordinato cui è  stato assunto ,a seguito di eventuale visita medica effettuata  presso  strutture sanitarie pubbliche ;
g) il lavoratore in mobilità assunto al lavoro  a tempo pieno ed indeterminato ha facoltà di cumulare l’indennità di mobilità  nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità,rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo della vita calcolato dall’Istat ;
h)  il lavoratore che venga  assunto dalla   lista di mobilità  essendo  titolare di     il trattamento  d”indennità   che sia licenziato prima di aver maturato presso la nuova azienda  un’anzianità di servizio pari a 12 mesi, di cui 6 di lavoro effettivo,  ha diritto ad usufruire dell’indennità di mobilità per un periodo corrispondente alla parte residua non goduta durante  il periodo di attività lavorativa prestata.

 Con riferimento all’attività autonoma, invece si registrano posizioni divergenti , che si propendono ad escludere ovvero ad ammettere in caso di attività lavorativa non subordinata la cancellazione del la voratore in mobilità dalla relativa lista con la perdita del diritto all’indennità.

Tra le posizioni contrarie ,oltre a quelle rinvenibili nelle sentenze della Corte di Cassazione n. 6679/2001 e n. 12757 /2003 ,si pone il messaggio della Direzione Centrale Prestazioni dell’Inps n. 29669 del 7.12.2007 ,in cui

si legge:”Si risponde al quesito confermando quella che è la posizione da sempre sostenuta dall’Istituto e cioè della totale incompatibilità per l”attività autonoma con il mantenimento dell’iscrizione nella lista e dell’indennità di mobilità ,salvo i casi espressamente previsti dalla legge,quali l’anticipazione dell’indennità ( art.7 comma 5 legge n . 223/919 e la mobilità lunga o per pensione di vecchiaia (art . 9 comma 9 legge n.223/91) “.

Di segno completamente opposto , e quindi portato ad ammettere la compatibilità dell’attività autonoma con il mantenimento sia dell’iscrizione nella lista che dell’indennità , risulta il parere con cui la Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali del Ministero del Lavoro ha ritenuto di riscontrare con la nota n.2262 del 14.8.08 l’apposita richiesta di chiarimenti in materia formulta dalla Direzione Regionale del Lavoro di L’Aquila, che faceva riferimento tanto al parere fornito dalla Direzione Generale Impiego dello stesso Dicastero con la nota n.3178 del 24.6.97,indirizzata alla DRL della Lombardia,quanto alla sentenza della Corte di Cassazione n.6463 dell’1.4.2004.

Si ritiene confacente riportare di seguito i testi integrali sia della richiesta regionale che della risposta ministeriale.

Quanto alla prima, nella stessa è riportato quanto segue:

“Il primo ( ossia il parere della Dir . Gen.Impiego), confermando che l’esercizio di una stabile attività autonoma è incompatibile con la permanenza nella lista di mobilità presuppone anche la sussistenza dello stato di disoccupazione, ha dichiarato invece flessibile il mantenimento dell’iscrizione, qualora, in considerazione della duratadell’esiguità del reddito percepito, l’attività autonoma presenta il carattere dell’occasionalità, attestata riportandosi ai limiti di 7 milioni di lire e di 4 mesi di durata dell’anno solare, che secondo la legislazione dell’epoca consentivano il mantenimento dell’iscrizione dei lavoratori nella prima classe delcollocamento ordinario. “

“La seconda ( vale a dire la sopra citatata sentenza della Cassazione n.6463/04) , dopo aver argomentato che la regola particolare posta dal comma 9 dell’art. 9 della legge223/91 ha un ambito di applicabilità che rimane confinato alla specifica fattispecie alla quale si riferisce,trattandosi di canone speciale ed interno alla c.d. mobilità lunga, ha affermato che la regola particolare a cui fare riferimento per risolvere il dubbio circa la conservazione ovvero la perdita del diritto all’indennità di mobilità e quindi all’iscrizione alla lista relativa pur in costanza dello svolgimento dilavoro autonomo è quella contenuta nell’art. 7, comma 5 della legge 223/91. prevedente che l’ Inps”dispone il pagamento in favore dell’interessato della somma dovuta sulla base dell’importo mensile dell’indennità spettante” (art. 2, comma 3, D.M. n. 142 del 17.02.1993), così che non è la “spettanza”dell’indennità ad essere in gioco, ma soltanto la modalità temporale della sua erogazione.”

”Sicché (prosegue la citata massima), il lavoratore in mobilità che intraprenda un’attività di lavoroautonomo può rinunciare al beneficio dell’anticipazione e percepire l’indennità mensilmente, come dinorma”.

“Si aggiunge che la sentenza della Cassazione non si limita a quanto sopra, che, in definitiva significa il riconoscimento al lavoratore in mobilità svolgente lavoro autonomo di conservare il diritto all’iscrizione nella lista di mobilità e all’indennità di mobilità, poiché nel seguito della stessa si afferma che “non può rilevarsi, – come corollario di questa interpretazione sistematica – che si pone il problema di individuareuna possibile soglia a quale limite del beneficio costituito dalla percezione della prestazioneprevidenziale… L’individuazione di questa soglia marginale di intervento è rimessa alla discrezionalitàdel legislatore, il quale, nella fattispecie, ha adottato vari criteri”.

“Secondo la Cassazione, detti criteri si riferiscono: 1) al lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato (per quella soglia costituita dalla percezione di un reddito pari alla retribuzione spettanteal momento della messa in mobilità, rivalutata in misura corrispondente all’indice del costo della vita);

2) al lavoro subordinato a tempo determinato o parziale in cui, mantenendo l’iscrizione nella lista dimobilità, i lavoratori subiscono la sospensione dell’indennità previdenziale per le giornate di lavoro, che

non sono computate ai fini della determinazione del periodo di durata del trattamento stesso; 3) allavoro autonomo, ma soltanto con riferimento ai percettori della c.d. mobilità lunga, per cui risultano analoghi a quelli del lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato.”

“Invece, conclude la Cassazione, manca un criterio per l’ipotesi generale del lavoro autonomo,talvolta escluso, che vi sia incompatibilità tra lavoro autonomo e conservazione dell’indennità dimobilità e dell’iscrizione nella relativa lista.”

” Pertanto seguendo il suggerimento della citata massima della Cassazione in esame,secondo cui per colmare la carenza della legge 223/91 sul punto occorre fare riferimento al canone dell’analogia,ossia alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe”,si rappresenta a codesto Ministero l’ipotesi che nel caso in esame il limiote reddituale discendente dall’attività autonoma da valutare in via analogica agli effetti del mantenimento o perdita del trasttamento previdenziale e dell’iscrizione in lista di mobilità sia uello previsto e disciplinato dall’art.4 dec.leg.vo n.181/2000,come sostituito dall’art.5 del dec.lefg.vo n.297/02,comma 1 lettera a),secondo cui: la conservazione dello stato di disoccupazionme ,a seguito di svolgimento di attività tale da assicurare un reddito annuale non superiore alò reddito minimo personale esclusa l’imposizione”,che attualmente risulta essere pari ad euro 8000,00 per il lavoro diperndente ed euro 4500,00 per quello autonomo ed assimilato.

“Quanto sopra in considerazione che tale norma fissa un critedrtio genedrale da valere anche nella fattisapecie in esame ,stante la steretta connessione dello stato di disoccupazione con l’iscrizione alla lista di mobilità e il relativo trattamento previdenziale” .
< Quanto alla risposta ministeriale,è da evidenziare che la medesima prevede che:<
In relazione al quesito posto all’attenzione di questa Direzione…concernente la possibilità di svolgere un’attività di lavoro autonomo da parte di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità e di mantenere sia l’iscrizione stessa che la relativa indennità,si ritiene che l’analisi svolta da codesta Direzione Regionale sull’utilizzo dello strumento dell’interprtetazione analogica da applicare nella fattispecie posta all’attenzione della scrivente,risulta esaurientemente articolata.”

Infine sisegnala che l’Inps ha cambiato posizione rispetto all’ attivita’ autonoma da parte di lavoratori in mobilita’ ed in proposito si rinvia alla circolare  dell’istituto n.67/2011

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