LA FORMAZIONE NELL’APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE

Per dare riscontro alla richiesta di chiarimenti   sull’argomento indicato nel titolo della presente esposizione   ,  tra l’altro distinguendo  tra formazione esterna ed interna aziendale ,  sembra  utile ed opportuno   premettere una breve trattazione  sugli  aspetti di carattere generale  relativi al contratto in questione, tenendo conto       delle competenze dello  Stato ,delle regioni e della contrattazione collettiva.

Per quanto riguarda il primo,si ricorda che la Corte Costituzionale ,a cui si erano rivolte alcune  Regioni    sostenendo l’illegittimita’ di specifiche   disposizioni  del decreto legislativo n.276/03 ha emesso   la sentenza n.50 del 10.1.2005 precisando    che  quello di apprendistato ,in quanto contratto di lavoro a tutti gli effetti,è sottoposto alla disciplina dell’ordinamento civile,di competenza esclusiva dello Stato,alla cui disciplina provvede appunto ,a seguito della legge n.30 del 14.2.2003,con il suddetto decreto legislativo   negli articoli  49 e seguenti,  che      ha registato nel tempo diverse modifiche   ed integrazioni  nel testo iniziale   .

 Alle regioni    è assegnata,invece. la competenza sui profili   professionali  dell’apprendistato,che  spetta alle stesse regolamentare d’intesa con le associazioni dei datori di lavoro e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano  regionale  nel rispetto di alcuni criteri e principi direttivi  riportati nelle  lettere  da  a) ad  e)  del sopra citato art.5,mentre ,in attesa che ciascuna regione legiferi in merito, le indicazionni contenute nell’art.86 comma 13 del dec.leg.vo n.276/03 e la circolare  del MLPS n.30 del15.7.05 fanno salve le previsioni  rispettivamente degli accordi interconfederali  e dei contratti collettivi nazionali di categoria  ,con l ‘ulteriore precisazione   contenuta nelle istruzioni della citata circolare   ministeriale  che “qualora il ccnl applicato preveda la regolamentazione dell’istuto ,ma non contenga una precisa i  disciplina dei profili   formativi ,le parti,in accordo tra loro,potranno determinarne  il contenuto vuoi con riferimento  ai profili formativi predisposti dall’ISFOL in vigenza della legge n.196/97,vuoi mediante l’ausilio degli Enti bilaterali e,qualora previsto dal ccnl applicato,previo parere di conformità degli stessi ,vuoi infine  tenendo conto di quanto stabilito dai provvedimenti regionali fin qui adottati in materia di disciplina sperimentale dell’apprendistato”.

 In proposito , è da ricordare che con  la precedente circolare n.40 del 14.10.2004 il    Ministero del Lavoro ritenne possibile che le Regioni,nell’ambito delle competenze a loro attribuite, rendessero operativo l’a.p.  dando luogo a regolamentazioni ,non   necessariamente nella forma della legge regionale,che consentissero di definire anche i profili formativi dell’istituto .

   In effetti  ,  sono state molte le  Regioni ,comprese alcune di quelle che   di lì a poco   avrebbero legiferato in materia,  che  , conformandosi   alla suddetta indicazione ministeriale ,  hanno adottato specifici provvedimenti  contenenti una disciplina transitoria dell’istituto in parola ,la cui vigenza ed efficacia restano, qualora siano   rispettosi dei principi e criteri direttivi contenuti nel decreto legislativo n.276/03    ,in considerazione del fatto che    la cooperazione tra livello regionale ,livello regionale e parti sociali  è  il meccanismo   individuato dal  suddetto dec.legislativo   per mettere a regime il nuovo apprendistato .

 In   Abruzzo, dove  Regione non ha  ancora legiferato,la   disciplina dell’apprendistato  professionalizzante   al momento  è caratterizzata dalla regolamentazione contenuta  in  alcune deliberazioni di    Giunta  ,dei cui aspetti significativi   si   accenna   nel seguito di questa esposizione. 

 Il legislatore statale , pera<ltro,nel chiaro intento di accelerare il processo di messa a regime  dell’istituto in esame,  ha introdotto con la legge n.80/2005 il comma 5 bis al testo originario dellart .49 del piu’ volte richiamato dec.leg.vo n.276/03, che attribuisce la        definizione della    disciplina dell’a.p. ai medesimi soggetti che hanno la competenza alla  stipula dei contratti collettivi  nazionali di lavoro,prevedendo testualmente  che :” Fino alla approvazione della legge regionale prevista dal comma 5 ,la disciplina dell’apprendistato professionalizzante è rimessa ai contratti collettivi nazionali di categoria stipulati da  associazioni dei datori di lavoro e prestatori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” .

 Di conseguenza, dal 15 maggio 2005,data d’entrata in vigore della citata legge n.80/05, riportandosi all’affermazione della circolare del MLPS n.30/05,si può immediatamente instaurare,anche in mancanza della legge regionale, un contratto di apprendistato  professionalizzante riferendosi ai cc.  cc. nn. ll. stipulati  anche prima della predetta data , che direttamente o indirettamente stabiliscono gli elementi minimi di erogazione ed articolazione della formazione , pur restando operative le disposizioni  delle delibere di   Giunta regionale approvate transitoriamente,che,sembra il  caso di aggiugere  ,   rivestono   carattere e valore integrativo ed efficacia suppletiva rispetto ad  una disciplina  della contrattazione collettiva carente e/o assente su aspetti  importanti dell’istituto.

Pertanto  i soggetti istituzionali ,le aziende , i rappresentanti    delle associazioni   sociali ed    i  professionisti  interessati ad operare   in materia di a.p.  preliminarmente dovrebbero   procedere all’individuazione della /e  fonte/i  di regolamentazione dell’istituto  da utilizzare in aggiunta      alle  regole base contenute nel     decreto legislativo n.276/03,  attraverso   appunto  il richiamo rispettivamente alle leggi regionali    e/o alle   contrattazioni di categoria  e/o alle regolamentazioni  transitorie  approvate  con delibere di Giunta,  avvalendosene  nell’esercizio di  compiti,funzioni ed attività  di rispettiva competenza e  diretto impegno,  tenendo conto   non soltanto che ormai sulla materia   sono   molte le regioni che hanno   legiferato,  ma altresì che  tutti i contratti collettivi  dei      più importanti settori produttivi prevedono  un’articolata disciplina  sull’apprendistato professionalizzante   .

Per quanto concerne l’Abruzzo ,poiche’ la   Regione , come sopra già accennato ,non ha approvato sull’a. p.  specifiche leggi ,  si può fare affidamento  ,a completamento della regolamentazione stabilita dalla   contrattazione collettiva   ad alcuni    provvedimenti amministrativi  , consultabili sul sito web “Regione Abruzzo-Home Page Portale” ,Voce Formazione , dei quali    appaiono particolarmente  rilevanti i seguenti:

1) Accordo   Quadro del 10.2.2005  tra Regione e rappresentanti di associazioni datoriali, organizzazioni   sindacali dei lavoratori,delle cooperative,degli artigiani  e dei consulenti  del lavoro per la disciplina transitoria dell’a.p.in Abruzzo;

2) DGRA n.91 del 15.2.2005  di approvazione dell’Accordo Quadro  de l n.1) ;

3) DGRA n.583 del 21,6.2005 contenente   gli  indirizzi operativi e  la modulistica  per  l’attivazione  dell’art 49 dec . leg.vo n.276/03;

4) DGRA n.791 dell’8.8.2005 di approvazione   di criteri operativi aggiuntivi a quelli di cui al n. 3) ;

5) DGRA del  22.02 .20056 n.119    relativa ad   ulteriori  indirizzi operativi apprendistato professionalizzante ;

6) DGRA del  26.04.2006 n.431  contenente indicazioni circa appr .prof. nte  e requisiti tutor. 

 

Venendo all’aspetto che risulta  costituire  l’argomento   principale della richiesta di chiarimenti in   riscontro ,ossia la formazione  professionale da   realizzare  nell’ambito del   contratto di apprendistato professionalizzante e la sua distinzione  tra esterna ed interna,è da dire  anzitutto che l’esame delle varie fonti di  regolamentazione dell’istituto    permete d’individuare i seguenti     principi comuni riguardo alla stessa : 

 – a ) previsione di un monte ore   di almeno centoventi ore medie per anno di formazione formale,che  è il processo in cui l’apprendimento si realizza in un contesto formativo organizzato e non finalizzato prioritariamente alla produzione di beni e servizi ;

– b) rinvio alla contrattazione nazionale,territoriale  o aziendale  stipulata tra associazioni dei datori di lavoro e delle   organizzazioni dei prestatori di lavoro comparativamente più   rappresentative per la determinazione ,anche all’interno degli enti bilaterali,dell’effettiva durata,delle concrete  modalità di erogazione e dela pratica articolazione della formazione,che può essere  esterna e/o interna alle  singole aziende;

– c) acquisizione attraverso la formazione di competenze  a carattere trasversale   di base e tecnico professionali ;

– d) la formazione  sulle competenze di base ,da realizzare nel   primo periodo di ogni anno di svolgimento del rapporto ,salvo diversa previsione della disciplina contrattuale,che ,ad esempio ,   potrebbe prevedere lo svolgimento  anticipato delle ore  degli anni successivi e deve perseguire  gli obiettivi  articolati su competenze relazionali,organizzazione aziendale,disciplina del rapporto  di lavoro ed assicurazioni sociali,antinfortunistica  ,prevenzione e sicerezza ,mentre quella tecnico professionale  va indirizzata, nel rispetto del settore produttivo cui appartiene  l’azienda, a far conseguire ,mediante anche l’esperienza lavorativa ,di conoscere i  prodotti e servizi dell’impresa,  saper applicare le basi tecniche  e scientifiche della professionaltà da raggiungere,   riuscire ad applicare le tecniche ed i metodi dilavoro,  conoscere  e saper  utilizzare strumenti e tecnologie di lavoro( attrezzature,macchinari e strumenti ) ; 

– e) la formazione esterna all’azienda ,che di regola riguarda  le competenze di base,deve essere svolta in ambienti organizzati e strutturati( enti di formazione accreditati,istituti scolastici pubblici o paritari),mentre per quella  tecnico professionale  da svolgere in azienda ,necessita  la sussistenza di condizioni  epresupposti di idoneità    e   capacità formativa  delle strutture  di svolgimento della formazione di cui alle leggi regionali,ai contratti collettivi e /o  alle delibere delle Giunte regionali ;

-f) la formazione può essere anche esclusivamente aziendale,in base  al comma 5 ter dell’art 49      del dec.leg,vo n.276/03,aggiunto al testo originario dello stesso  dall’art.23 del dec.legge n.112/08,su cui il MLPS ha fornito indirizzi applicativi con la circolarer n.27 del 10.11.08 ,qualora manchi una legge regionale di regolamentazione del contratto di apprendisto professionalizzante  ovvero qualora detta regolamentazione  non risulti applicabile in quanto non contempla determinati profili formativi o figure professionali .In questi casi è possibile ,appunto, stipulare validamente un  contratto di apprendistato sulla base della  disciplina contenuta nel ccnl di cui al comma  5bis dell’art. 49 del dec.leg.vo n.276/03.In questo canale,che nella citata circolare viene definito “parallelo” , la formazione può svolgersi anche fisicamente fuori dall’azienda,se così  prevedono i contratti collettivi,a condizione ovviamente che sia l’impresa ad erogare direttamente o anche solo indirettamente la formazione e purchè non  sono erogabili  finanziamenti pubblici  ,salvo diversa ed autonoma determinazione regionale in merito. Tale possibilità trova immediata applicazione e ciò    con riferimento alla  nozione  di formazione  esclusivamente aziendale  contenuta anche in contratti collettivi stipulati    sulla scorta del quadro normativo preesistente al comma 5 ter citato ;

 – g) indicazione nel piano formativo generale ed individuale della formazione  da impartirte all’apprendista,nonche’ dell’eventuale qualifica da acquisire in base agli esiti  del percorso di formazione esterna ed  interna all’impresa  con riconoscimento della stessa ai fini contrattuali;

– h )  registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo;

 – i) presenza di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate,facendo riferimento ,in mancanza di specifica disposizione in merito nelle  leggi regionali ovvero nella contrattazione collettiva di categoria ovvero  nelle delibere di  Giunta regionali, al decreto del Ministro del Lavoro del 28.2 2000 ;

– l)   i datori di  lavoro sono tenuti a predisporre un percorso formativo da esporre nel piano generale ed individuale  circa la formazione degli apprendisti da assumere,che deve risultare  coerente con il profilo formativo   di riferimento,dovendosi specificare  la formazione  interna   e/o  esterna all’azienda,le ore previste   ,i soggetti che la realizzeranno ,il nominativo   del tutor   ,  i requisiti professionali dello   stesso ,ecc.,  evidenziando  che non di rado la stessa disciplina regionale     contrattuale   prevede apposita modulistica da utilizzare allo  scopo.

In relazione a quanto  precede    ,  appare  confacente richiamare l’attenzione su taluni  aspetti   che di regola sono presenti  in modo significativo       nella   regolamentazione tanto  dei contratti collettivi che delle delibere della Giunta Regione  Abruzzo in  materia di formazione ,  suggerendo  per gli approfendimenti del caso la  consultazione dei testi integrali degli accordi collettivi  e dei provvedimenti  amministrativi regionali di riferimento   :      

 – il cumulo dei periodi di apprendistato

-l’individuazione  della formazione  professionale per le tematiche  tecnico   professionali  e trasversali,da erogare in tutto o parte all’interno dell’azienda ,qualora questa disponga di capacità formativa

– le 120  ore di formazione medie annue  , nonche’ le modalità di ripartizione  della formazione teorica e la possibilità di una diversa distribuzione della formazione nell’arco della durata del contratto,salvo una quantita minima annua  

-le competenze e le funzioni del tutor con previsione tra i requisiti di un minimo di ore   di formazione specifica

-il piano formativo individuale  secondo  apposito schema   

-la capacità formativa dell’mpresa,che deve essere espressamente dichiarata dal datore di lavoro secondo i requisiti standard da possedere e che sono  analiticamente individuati    in     apposita modulistica  

-l’inquadramento e la retribuzione dell’ apprendista

-l’attribuzione della qualifica previa attestazione dell’attività formativa  realizzata

– i profili professionali.

La parte    conclusiva di questa  trattazione vierne riservata all’esame di quanto previsto dall’art. 53 comma  3 del decreto legislativo n.276/03 ,relativo alla sanzione a carico del datore di lavoro in caso di  inadempimento  dell’erogazione della formazione per  esclusiva responsabilità del datore di lavoro medesimo.

      Ai finifini dell’applicazione o meno  della   sanzione in parola,consistente nel versamento della differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramemnto contrattuale superiore  che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato ,maggiorata del 100%, necessita  che gli organi istituzionali competenti    acquisiscano  e forniscano  in ordine alla asserita   diretta  responsabilità esclusiva dell’imprnditore  per  la mancata qualificazione dell’apprendista  elementi risultanti fondati e circostanziati ,così     da     resistere   alle contestazioni ed opposizioni che il datore di lavoro non mancherebbe di   manifestare  in sede di contenzioso ,  attraverso il riportarsi    ad aspetti  di diritto e di fatto  espressamente e chiaramente presi in  considerazione  e disciplinati dalla regolamentazione legislativa statale e/o regionale ,laddove  esistente  ,nonchè  dalla contrattazione collettiva rispetto a  quanto riservata alla stessa  ed infine ,per la regione Abrzzo, alla previsione delle delibere di Giunta,che si ribadisce  sono da considerare, in relazione all’attuale  mancata legiferazione , ad adiuvandum rispetto alla  normativa dei  contratti collettivi .

Si aggiunge   di ritenere che   risulta oggettivamente   praticabile        un  applicazione coerente e consona del richiamato articolo 53 comma 3 ,  malgrado le  innegabili  incertezze operative derivanti   prevalentemente  dalla   pluralità  delle fonti normative a cui bisogna fare riferimento  in materia di    apprendistato professionalizzante ,  considerando peraltro che che il regime    applicativo  dell’istituto  risulta  ancora  lontano dal registrare      una  definitiva sedimentazione e d  un  significativo consolidamento   ,come dimostrano  la disposizioni che il Ministero del Lavoro  ha  periodicamente emanato ,anche di recente  ,  per  assicurare l’uniformità e conformità  operativa  rispetto alle  regole da rispettare,     

Ma per conseguire il risultato  stabilito, come gia’ detto ,  necessita           riportarsi costantemente e con   diligente attenzione  ai testi normativi , così da verificare  e valutare  se sia o meno inetrvenuto il  rispetto  da  parte dei datori di lavoro degli    adempimenti  posti  a loro carico dalla normativa ,  con l’avvertenza che ogni situazione esaminata può presentare elementi ed aspetti differenti e quindi rendere indispensabile    specifici riscontri    e valutazioni differenziate    ,da condurre non solo con   professionalità  e competenza,ma anche con buon senso  , tenendo distinte     le situazioni di effettiva mancata formazione  perche sono stati  omessi  tutti gli adempimenti  o almeno  quelli fondamentali  prescritti  per dare attuazione al   progetto formativo, da quelle in cui   si registra  soltanto qualche irregolarità  veniale, che ad esempio,potrebbe riguardare  una limitata e parziale  assenza   di    ottemperanza all’obbligo della formazione di base   ,che ,soprattutto  in caso di    apprendistato ancora in essere   ovvero   trasformato  in  contratto di normale  lavoro,   potrebbe  essere  possibile ancora recuperare   con il ricorso ad   apposita ” disposizione ”  prevista dall’art.14    del decreto legislativo n.124/2004.

Si termina richiamando di nuovo la  circolare del MLPS n.27/08 nella parte relativa alle conseguenze di cui all’art .53 del dec.legislativo n . 276/03 a carico del datore di lavoro che non rispetta l’obbligo di formazione nei confronti dell’apprendista,che  appaiono inevitabili  trattandosi di formazione  da svolgere esclusivamente  all’interno dell’azienda  e con non sempre  sono nelle condizioni di  riuscire  a soddisfare gli impegni nei tempi e nei modi concseguente imputazione alla medesima  della mancata realizzazione  della stessa ,mentre ciò  potrebbe non essere nell’ipotesi di progetto formativo da condurre  parzialmente o totalmente all’esterno,affidandosi a  soggetti terzi,soprattuto enti formativi accreditati e non  dal sistema regionale ,posto che   i datori di lavoro per i motivi  diversi ,anche  discendenti da fattori oggetivi ed estranei alla loro  volonta’  e  a quella dei committenti  (assenze prolungate degli apprendisti,incertezza  del periodo di formazione ,    ridotto numero di iscritti e frequentanti,carenza  e ritardi  nella disponibilità dei finanziamenti pubblici ,ecc.), che non andrebbero tracurati       all’atto della valutazione circa l ‘ottemperanza o meno del debito formativo  a favore degli apprendisti per esclusiva responsabilità del datore di lavoro  coinvolto .

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