SENTENZA CASSAZIONE : LESIONE IMMAGINE DATORE DI LAVORO LEGITTIMA LICENZIAMENTO

aprile 2, 2013

Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza della Cassazione 26 marzo 2013, n. 7499 ,che dichiara  legittimo il licenziamento a  seguito del comportamento del dipendente risultato lesivo dell’immagine del proprio  datore di lavoro

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Svolgimento del processo

Con sentenza depositata il 5 agosto 2009 la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto della domanda di N.P., responsabile meccanico di quinto livello del CCNL, volta ottenere la dichiarazione di illegittimità del licenziamento in tronco comminatogli dalla T. S.p.A.

La società, di gestione dell’inceneritore di Piacenza, aveva contestato al lavoratore plurime mancanze (mancate verifiche e loro indicazione nel quaderno, mancata compilazione schede, mancato controllo dei meccanici) ritenute idonee, anche in via separata e ed autonoma, a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario. Inoltre, in relazione all’esposto del 7/6/2004, inviato dal lavoratore alla direzione della T. ed il giorno successivo all’Ispesl, alla ASL di Piacenza, all’Ispettorato del Lavoro, all’Inail e al RINA, quale istituto di certificazione, la società aveva contestato al lavoratore la gravissima violazione degli obblighi di lealtà, fiducia, correttezza e buona fede con chiara volontà emulativa non tollerabile per avere  utilizzato uno strumento, quello della denuncia, per finalità abusive e distorte con toni ed espressioni colorite in modo da screditare l’operato della società e suscitare un grave allarme. Con detto esposto il P. aveva denunciato che, in occasione di un guasto in una caldaia, non era stato avvisato sebbene egli fosse il responsabile, ed erano stati fatti intervenire due tecnici, nonostante avessero questi già svolto numerose ore di lavoro straordinario e fossero privi della qualifica necessaria; che pertanto tali lavori erano stati eseguiti non a regola d’arte in modo empirico e grossolano non rispettando i procedimenti di saldatura, di collaudo e con mezzi inadeguati ed improvvisati; che in precedenza erano state effettuate altre riparazioni sempre in modo empirico e superficiale; che, invece, sarebbe stato necessario operare nel rispetto delle normative vigenti per garantire sicurezza ai lavoratori e anche alla popolazione residente nelle zone limitrofe; che gli interventi erano stati disposti secondo le direttive dei superiori lasciando al P. solo compiti marginali e di nessuna importanza.

La Corte d’appello, ribadito il rigetto della prova per testi richiesta dal lavoratore e non ammessa dal Tribunale, ha ritenuto il licenziamento posto in essere nel rispetto del requisito dell’immediatezza atteso che le presunte mancanze si sarebbero verificate il 7 giugno 2004 ed il 16 giugno 2004 e la loro contestazione era avvenuta in data 5 luglio 2004.

La Corte territoriale ha, poi, osservato che l’esposto inviato dal lavoratore doveva essere riguardato alla luce dei limiti generalmente riconosciuti al diritto di critica. Ha rilevato che dalla prova testimoniale era stato accertato che l’Ispels, a seguito dell’esposto del lavoratore, aveva eseguito un’ispezione in data 22 giugno 2004 sulla caldaia con fermata dell’impianto; che all’esito del controllo non erano stati effettuati rilievi o sanzioni non sussistendo alcun pericolo né per la caldaia né per il personale; che la riparazione risultava eseguita correttamente e che nel mese di marzo erano già state pianificate riparazioni definitive, eseguite nel mese di luglio, delle due caldaie interessate dalle riparazioni provvisorie.

La Corte territoriale ha quindi ritenuto che l’esposto era idoneo, anche per le espressioni usate, a screditare il datore di lavoro ed a lederne l’immagine; sotto il profilo della cosiddetta continenza formale era carente di misura, correttezza, ed obiettività trascendendo il mero intento informativo; mentre sotto il profilo della cosiddetta continenza sostanziale conteneva accuse risultate non fondate e frutto piuttosto della reazione di chi, ritenendosi professionalmente non considerato e non ricevendo l’auspicato supporto a livello sindacale, sperava nell’ eventuale sostegno degli istituti competenti.

Avverso detta sentenza propone ricorso in cassazione il P. formulando quattro motivi.

Si costituisce la società T. depositando controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria ex art 378 cpc.

Motivi della decisione

1) Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 115, 116 e 421 c.p.c. (art. 360 n 3 c.p.c.), nonché omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio, (art. 360 n 5 cpc).

Censura la sentenza nella parte in cui ha ritenuto di confermare il provvedimento del Tribunale di rigetto della richiesta prova per testi formulata dal ricorrente e l’ammissione, in modo contraddittorio, soltanto del teste ingegner P., tecnico dell’Ispesl nonché dell’ingegner M., responsabile della sicurezza e delle certificazioni della società. Lamenta inoltre che il giudice sebbene sollecitato non abbia inteso esercitare i poteri istruttori ufficiosi.

La censura è inammissibile oltre che infondata. Il ricorrente ha omesso di riportare i capitoli di prova, della cui mancata ammissione si duole, o almeno di indicare in modo esaustivo le circostanze di fatto che formavano oggetto della disattesa istanza istruttoria, in violazione del principio dell’autosufficienza, onde consentire al giudice di legittimità la verifica, sulla sola base di tale atto di impugnazione e senza necessità di inammissibili indagini integrative, della validità e della decisività delle disattese deduzioni istruttorie.

Deve, inoltre, rilevarsi che la Corte territoriale ha espressamente motivato la mancata ammissione dei mezzi istruttori sottolineando che la prova richiesta, oltre ad essere inerente a circostanze pacifiche o inconferenti, finiva con il richiedere ai testi un’inammissibile interpretazione soggettiva dei fatti. Le censure del ricorrente non hanno neppure riguardato in modo specifico i rilievi mossi dalla Corte d’Appello alle richieste istruttorie del lavoratore.

2) Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione falsa e applicazione dell’articolo 7, comma 2 della legge n. 300 del 1970 (art. 360 n 1, 3 cpc).

Censura la sentenza in quanto ha ritenuto non violato il principio dell’immediatezza della contestazione. Rileva infatti che le mancanze si sarebbero verificate il 7 giugno 2004 ed il 16 giugno 2004 e che la contestazione era avvenuta il 5 luglio 2004 .

La censura è infondata .

Questa Corte ha più volte affermato che “nel licenziamento per motivi disciplinari, il principio della immediatezza della contestazione dell’addebito e della tempestività del recesso datoriale, che si configura quale elemento costitutivo del diritto al recesso del datore di lavoro, deve essere inteso in senso relativo, potendo in concreto essere compatibile con un intervallo di tempo più o meno lungo, quando l’accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore, ovvero quando la complessità della struttura organizzativa dell’impresa possa far ritardare il provvedimento di recesso; in ogni caso, la valutazione relativa alla tempestività costituisce giudizio di merito, non sindacabile in cassazione ove adeguatamente motivato” (cfr tra le altre, Cass. n.7889/96; Cass. n. 10618/02; Cass. n. 6228/04).

Nella fattispecie in esame il Collegio ha ritenuto che il lasso di tempo tra il verificarsi delle presunte mancanze (7/6/04 e 16/6/04) e la loro contestazione (5/7/04) non fosse lungo né irragionevole anche a fronte dell’esigenza di attendere e di valutare gli esiti dell’ispezione da parte dell’Ispesl.( avvenuta il 22/6/2004).

La Corte territoriale ha, pertanto, fatto corretta applicazione dei principi enunciati da questa Corte avendo valutato il momento in cui la T. era venuta a conoscenza dei fatti poi contestati al lavoratore e della loro effettiva gravità.

3) Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 2104 CC, dell’articolo 5 del dlgs n 626 del 1994, dell’articolo 12 del C.C.N.L. (art. 360 n 3 cpc).

Rileva che il Tribunale aveva valutato il comportamento del lavoratore nell’ambito del diritto di critica e aveva ritenuto che avesse travalicato i limiti generalmente riconosciuti della cosiddetta continenza formale e sostanziale.

Osserva, invece,che in base alla sua qualifica il P. era responsabile dei collaudi, delle verifiche, e dei controlli dei lavori di natura specialistica eseguiti, nonché della verifica del rispetto delle norme e dei parametri di funzionamento dell’impianto. L’esposto da lui inviato doveva essere considerato,pertanto, non già quale estrinsecazione del diritto di critica riconosciuto al lavoratore, ma quale preciso obbligo giuridico scaturente dal contratto di lavoro di denunciare una situazione di pericolo anche solo potenziale per l’incolumità dei lavoratori.

Le censure sono infondate . La Corte territoriale ha correttamente valutato il comportamento del lavoratore alla luce dei limiti generalmente riconosciuti al diritto di critica atteso che il P. ha manifestato il suo dissenso agli organi preposti ai controlli (all’Ispesl, alla ASL di Piacenza, all’Ispettorato del Lavoro , all’Inail e al RINA). Il lavoratore, infatti, non si è limitato a denunciare i fatti al datore di lavoro in adempimento degli obblighi su di lui gravanti in relazione alle mansioni svolte, ma ha portato a conoscenza il suo dissenso anche al di fuori del rapporto con la T..

La Corte d’appello, dopo aver rilevato che la facoltà di denuncia del lavoratore non è di per sé illegittima, ha osservato che , a seguito dell’esposto del lavoratore vi era stata un’ispezione da parte dell’Ispels con fermata dell’impianto ; che l’ispezione non aveva evidenziato alcun pericolo né per la caldaia, né per il personale né per la popolazione vicina; che la riparazione era stata fatta in modo adeguato e conforme . La Corte territoriale ha, pertanto, concluso(-con motivazione in fatto logica ed incensurabile in questa sede,che non ricorrevano i presupposti della continenza sostanziale e formale. In particolare la Corte territoriale ha sottolineato che la denuncia del ricorrente circa un modo di operare nell’azienda in contrasto con le prescrizioni imposte ed in grado di pregiudicare la sicurezza dei lavoratori e della popolazione era senz’altro idonea “anche per le espressioni adoperate (v. l’utilizzazione delle locuzioni mettendo una pezza come si faceva un tempo sugli strappi dei pantaloni e facendo un fritto misto, )…. a screditare il datore di lavoro ed a lederne l’immagine e, sotto il profilo della cd. continenza formale , era carente di misura, correttezza ed obiettività trascendendo il mero intento informativo, mentre, sotto il profilo della cd. continenza sostanziale, conteneva accuse risultate non fondate ..e frutto piuttosto della reazione di chi ritenendosi professionalmente non considerato .. .e non ricevendo l’auspicato supporto a livello sindacale ….spera nel sostegno degli istituti competenti…”

4) Con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 21 della Costituzione, dell’art. 1 dello statuto dei lavoratori, degli articoli 1175, 1375, 2105 CC (art. 360 n 3 cpc) nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso decisivo (art. 360 n 5 cpc).

Rileva che erroneamente la Corte d’Appello aveva affermato che l’ispezione dell’Ispels effettuata in data 22 giugno 2004 era stata conseguenza dell’esposto del lavoratore e denuncia che l’affermata infondatezza dell’esposto del lavoratore risultava sfornita di ogni prova. Eccepisce inoltre, che i fatti denunciati non giustificavano il licenziamento che poteva ritenersi legittimo solo allorché la forma della critica posta in essere dal lavoratore non fosse civile o improntata a leale chiarezza, ipotesi non sussistente nella fattispecie . Osserva che , comunque l’esposto era stato indirizzato anche all’azienda ed egli si era limitato a denunciare un fatto che aveva l’obbligo giuridico di denunciare. Anche tale censura risulta infondata.

La Corte d’Appello ha valutato il comportamento del P. con giudizio immune da vizi che, investendo una questione di merito, sfuggono al sindacato della Cassazione. Il ricorrente si limita a proporre una diversa valutazione dei fatti formulando in definitiva una richiesta di duplicazione del giudizio di merito, senza evidenziare contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata o lacune così gravi da risultare detta motivazione sostanzialmente incomprensibile o equivoca . Costituisce principio consolidato che “Il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge. Ne consegue che il preteso vizio di motivazione sotto il profilo della omissione, insufficienza, contraddittorietà della medesima, può legittimamente dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento del giudice di merito, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione.” (Cass n. 2357 del 07/02/2004; n. 7846 del 4/4/2006; n. 20455 del 21/9/2006; n. 27197 del 16/12/2011).

La Corte territoriale ha valutato la gravità degli addebiti e la loro idoneità ad integrare giusta causa di licenziamento con apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito. In particolare ha affermato che all’esito dell’istruttoria risultava accertato che l’ispezione, con fermata dell’impianto, era seguita alla denuncia del P. e che l’esito della stessa era del tutto favorevole alla società con conseguente accertamento dell’infondatezza dei fatti denunciati dal lavoratore. Le argomentazioni della Corte appaiono condivisibili e plausibili con la conseguenza che anche tale motivo deve essere respinto.

La sentenza impugnata, pertanto, resiste a tutte le censure ad essa rivolte. Le spese processuali liquidate come in dispositivo seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Respinge il ricorso e condanna il ricorrente a pagare alla contro ricorrente le spese processuali liquidate in € 50,00 per esborsi ed € 3.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge.

INCENTIVI ASSUNZIONI LAVORATORI LICENZIATI DA IMPRESE CON MENO 16 DIPENDENTI NON ISCRIVIBILI LISTE MOBILITA’

aprile 2, 2013

Come è risaputo ,dopo il 31 dicembre 2012 non risulta piu’ operativa la disposizione legislativa che consentiva ai lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo   da aziende ,anche cooperative  ,con   meno di  16 unita’ in forza di iscriversi ,a domanda da produrre entro 60 giorni al Centro Impiego competente ,nelle liste di mobilita’ ,senza titolo alla  relativa indennita’, ma che in caso  di assunzione  consentiva ai datori di lavoro  di conseguire l’agevolazione  della riduzione contributiva pari a quella degli apprendisti.

In relazione a quanto precede , viene comunicato    che dal   dal Ministro  del Lavoro risulta predisposto un decreto per  l’erogazione di 190 euro mensili per l’assunzione dei suddetti lavoratori, in attuazione dell’impegno a suo tempo assunto in considerazione della mancata proroga, in via legislativa, dell’apposito intervento di incentivazione all’assunzione di lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo

Il decreto in questione dispone l’attribuzione di un incentivo, in forma capitaria (cifra fissa mensile, riproporzionata per le assunzioni a tempo parziale), per i datori di lavoro che, nel corso del 2013, assumano a tempo indeterminato o determinato, anche part-time o a scopo di somministrazione, lavoratori licenziati, nei dodici mesi precedenti l’assunzione, per GMO connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro.

L’importo dell’incentivo è pari a 190 euro mensili per un periodo di 12 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato. Il medesimo importo è corrisposto per un massimo di 6 mesi in caso di assunzione a tempo determinato.

L’ammissione al beneficio è gestita dall’Inps con procedura informatizzata e automatica, fino a capienza delle risorse stanziate, pari a 20 milioni di euro.

Grazie al  precisato provvedimento, i lavoratori destinatari dell’incentivo non rischiano più di essere «spiazzati» nelle assunzioni rispetto ai lavoratori che possono essere iscritti nelle liste di mobilità, perché licenziati, con procedimento collettivo, da imprese con più di quindici dipendenti.

Nel prendere atto con soddisfazione  del provvedimento comunicato dal Ministro del Lavoro ,che rappresenta una sollecitazione ,sia pure di misura limitata ,per le assunzione dei lavoratori  licenziati da imprese di ridotte dimensione ,nonche’ confidando chje il predetto venga subito pubblicato ,cosi da essere pubblicato ed utilizzato,rimane importante conoscere sulla base di quale fonte legislativa  l’agevolazione in parola trovera’ emanazione.

PUBBLICATO DPCM RELATIVO INCENTIVI PRODUTTIVITA’

aprile 2, 2013

Nel biennio 2013/14 per incentivare la produttivita’ del lavoro saranno disponbili per le imprese 1.350 milioni di euro ,di cui 950 nel primo anno del biennio e 450 nel secondo anno

Quanto sopra e’ previsto  dal sottoriportato DPCM del 22 gennaio 2013 ,pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n75 del 29.3.2013 , contenente le modalita’ di attuazione per l’incremento della produttiovitra’ del lavoro perv l’anno 2013,ai sensi dell’art.1 ,comma 481,legge n.228/2012.

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Decreta: 

                               Art. 1 

                 Oggetto e misura dell'agevolazione 

  1. Nel limite delle risorse di cui al  comma  481  dell'articolo  1
della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilita' 2013),  per
il periodo dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013, le somme  erogate
a titolo di retribuzione di produttivita', in esecuzione di contratti
collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o  territoriale
(di seguito denominati, a tutti i fini di cui  al  presente  decreto,
"contratti"), ai sensi della  normativa  di  legge  e  degli  accordi
interconfederali   vigenti,   da    associazioni    dei    lavoratori
comparativamente piu' rappresentative  sul  piano  nazionale,  ovvero
dalle  loro  rappresentanze  sindacali  operanti  in  azienda,   sono
soggette a un'imposta  sostitutiva  dell'imposta  sul  reddito  delle
persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari  al  10
per cento. 
  2. L'imposta sostitutiva di cui al comma 1 trova  applicazione  con
esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di  reddito
da lavoro dipendente non superiore, nell'anno 2012, ad  euro  40.000,
al lordo delle somme assoggettate nel medesimo anno 2012  all'imposta
sostitutiva di cui all'articolo 2 del decreto-legge 27  maggio  2008,
n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008,  n.
126. 
  3. La retribuzione di  produttivita'  individualmente  riconosciuta
che puo' beneficiare dell'imposta sostitutiva di cui al comma 1,  non
puo' comunque essere complessivamente superiore, nel corso  dell'anno
2013, ad euro 2.500 lordi. 
  4. Restano applicabili, in quanto compatibili, le disposizioni  dei
commi da 2 a 4 dell'articolo 2 del decreto-legge 27 maggio  2008,  n.
93, convertito, con modificazioni, dalla legge  24  luglio  2008,  n.
126. 
 

Art. 2 

                    Retribuzione di produttivita' 

  1. Ai fini dell'applicazione del regime fiscale  agevolato  di  cui
all'articolo 1, per retribuzione di  produttivita'  si  intendono  le
voci retributive erogate, in esecuzione di  contratti,  con  espresso
riferimento        ad        indicatori        quantitativi        di
produttivita'/redditivita'/qualita'/efficienza/innovazione,   o,   in
alternativa, le voci retributive erogate in esecuzione  di  contratti
che prevedano l'attivazione di almeno una misura in almeno tre  delle
aree di intervento di seguito indicate: 
    a) ridefinizione dei sistemi di orari e della loro  distribuzione
con  modelli  flessibili,  anche  in  rapporto   agli   investimenti,
all'innovazione  tecnologica  e   alla   fluttuazione   dei   mercati
finalizzati ad un piu' efficiente utilizzo delle strutture produttive
idoneo  a  raggiungere  gli  obiettivi  di  produttivita'   convenuti
mediante  una  programmazione  mensile  della   quantita'   e   della
collocazione oraria della prestazione; 
    b) introduzione  di  una  distribuzione  flessibile  delle  ferie
mediante una programmazione aziendale anche  non  continuativa  delle
giornate di ferie eccedenti le due settimane; 
    c) adozione di misure volte a rendere  compatibile  l'impiego  di
nuove  tecnologie  con  la  tutela  dei  diritti   fondamentali   dei
lavoratori, per facilitare l'attivazione  di  strumenti  informatici,
indispensabili per lo svolgimento delle attivita' lavorative; 
    d) attivazione di interventi in  materia  di  fungibilita'  delle
mansioni e di  integrazione  delle  competenze,  anche  funzionali  a
processi di innovazione tecnologica. 
                               Art. 3 

                     Procedimento e monitoraggio 

  1. Al fine di  consentire  il  monitoraggio  dello  sviluppo  delle
misure di cui al presente decreto e la verifica di conformita'  degli
accordi alle disposizioni del presente decreto, i  datori  di  lavoro
provvedono a depositare i contratti presso la Direzione  territoriale
del lavoro territorialmente competente entro trenta giorni dalla loro
sottoscrizione,  con  allegata   autodichiarazione   di   conformita'
dell'accordo depositato alle disposizioni del presente decreto. 
  2. Il Ministero del lavoro e delle politiche  sociali  -  Direzione
generale delle  relazioni  industriali  e  dei  rapporti  di  lavoro,
provvede alla raccolta e al monitoraggio dei contratti depositati  ai
sensi del presente articolo. 
  3. Entro il 30 novembre 2013  il  Governo  procede  ,  anche  sulla
scorta di elementi risultanti dal monitoraggio di cui al comma  2,  a
un confronto con le parti sociali,  al  fine  di  acquisire  elementi
conoscitivi in ordine all'applicazione dei contratti e  all'effettiva
idoneita' delle previsioni di cui all'articolo  2  a  conseguire  gli
obiettivi  di  incremento  della  produttivita',  anche  al  fine  di
orientare le successive determinazioni in materia. 
  Il presente  decreto  e'  inviato  alla  Corte  dei  conti  per  la
registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica
italiana. 
    Roma, 22 gennaio 2013 

                                          Il Presidente del Consiglio 
                                                 dei Ministri         
                                                      Monti           

Il Ministro dell'economia 
      e delle finanze 
          Grilli 

Registrato alla Corte dei conti il 27 marzo 2013 
Ufficio controllo  atti  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  -
Ministero della giustizia e Ministero degli esteri,  registro  n.  3,
foglio n. 81 

CIRCOLARE RAGIONERIA STATO COMUNICAZIONE INCARICHI E COMPENSI DIPENDENTI MEF

aprile 2, 2013

La legge n. 190/2012 per la prevenzione e la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione, in vigore dal 28 novembre 2012, ha modificato l’art. 53 del d.lgs. 165/2001 in materia di incompatibilità e di incarichi ai dipendenti pubblici.

 
La nuova norma impone che le amministrazioni pubbliche che conferiscono o autorizzano incarichi, anche a titolo gratuito, ai propri dipendenti debbano comunicare in via telematica al Dipartimento della Funzione Pubblica, entro quindici giorni dalla data di conferimento dell’incarico, gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi.
 
A seguito di tali interventi normativi, in PERLA PA è stata modificata la funzionalità relativa all’inserimento degli incarichi a dipendenti, aggiungendo un ulteriore campo obbligatorio da compilare, di tipo testo, nominato “Relazione di accompagnamento”, che consente di accompagnare ciascun incarico con i dati richiesti dalla norma e, in particolare, relativi:
  1. alle norme in applicazione delle quali gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati,
  2. alle ragioni del conferimento o dell’autorizzazione,
  3. ai criteri di scelta dei dipendenti cui gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati,
  4. alla rispondenza dei medesimi ai principi di buon andamento dell’amministrazione,
  5. alle misure che si intendono adottare per il contenimento della spesa.
La norma conferma, altresì, la scadenza del 30 giugno di ciascun anno per l’invio della dichiarazione negativa, che obbliga le amministrazioni a comunicare, anche nel caso in cui non siano stati conferiti o autorizzati incarichi ai propri dipendenti, anche se comandati o fuori ruolo.
 
Si richiamano, infine, le sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi di comunicazione:
 
     1) Comma n.9 dell’art 53 del d.lgs. 165/2001:
 
“Gli enti pubblici economici e i soggetti privati non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti pubblici senza la previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi. Ai fini dell’autorizzazione, l’amministrazione verifica l’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. In caso di inosservanza si applica la disposizione dell’articolo 6, comma 1, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni ed integrazioni. All’accertamento delle violazioni e all’irrogazione delle sanzioni provvede il Ministero delle finanze, avvalendosi della Guardia di finanza, secondo le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni ed integrazioni. Le somme riscosse sono acquisite alle entrate del Ministero delle finanze.”
 
     2) Comma n.15 dell’art.53 del d.lgs. 165/2001: 
 
“Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di cui ai commi dall’11 al 14, non possono conferire nuovi incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di cui al comma 9 che omettono le comunicazioni di cui al comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9.”

Premesso quanto sopra ,si segnala la sottostante  circolare n.16 del 29 marzo scorso con cui la Ragioneria dello Stato fornisce  indicazioni sull’osservanza dell’obbligo relativo alla comunicazione dei compensi erogati da parte di soggetti pubblici e privati per incarichi conferiti o autorizzati dal Ministero dell’economia e delle finanze (Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato) ai propri dipendenti (Anagrafe delle prestazioni).
La comunicazione, da effettuarsi attraverso la compilazione dei modelli presenti sul sito della Ragioneria Generale dello Stato (nell’area e-governement /incarichi conferiti e autorizzati) a cura dei soggetti pubblici e privati che erogano i compensi deve avvenire, ai sensi dell’art. 53, comma 11, del d.lgs. 165/2001, così come modificato dalla L. 190/2012, entro 15 giorni dall’effettiva erogazione.

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MINISTERO

CIRCOLARE N. 16

DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

DIPARTIMENTO DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO

ISPETTORATO GENERALE DI FINANZA

UFFICIO III

Roma, 29 marzo 2013

Prot. N.  27159

Allegati: -

AI Revisori dei conti, ai componenti dei Collegi sindacali, ai titolari di altri incarichi retribuiti conferiti in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e ai dipendenti con incarichi autorizzati

LORO SEDI

OGGETTO :

Anagrafe delle prestazioni. Modifiche introdotte dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 all’art. 53 del Decreto Legislativo 165/2001.

La Legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità della pubblica amministrazione” in vigore dal 28 novembre 2012, ha introdotto alcune modifiche all’articolo 53 del D.lgs. 165/2001 riguardanti, tra l’altro, la tempistica con la quale i soggetti che erogano i compensi ai dipendenti pubblici debbono assolvere agli obblighi relativi alle comunicazioni previste per l’anagrafe delle prestazioni.

L’articolo 1, comma 42, lettera e) della citata legge ha infatti sostituito il comma 11 dell’articolo 53 del D.lgs. 165/2001 prevedendo che “Entro quindici giorni dall’erogazione del compenso (…), i soggetti pubblici o privati comunicano all’amministrazione di appartenenza l’ammontare dei compensi erogati ai dipendenti stessi”.

La novella introdotta dalla norma impone, pertanto, che tutti compensi di cui al sopra citato comma, erogati successivamente all’entrata in vigore della norma (28/11/2012) siano soggetti alla prevista comunicazione entro i  termini prescritti.

In merito ai compensi erogati anteriormente al 28 novembre 2012  rimante invariato il termine del 30 aprile 2013 per l’invio delle comunicazioni.

Per semplificare l’attività di raccolta dei dati il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha previsto una procedura guidata alla quale è possibile accedere  nell’area dedicata:

E-Government / incarichi conferiti e autorizzati / Anagrafe delle prestazione

(link

HYPERLINK “http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/ICEA/”

http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/ICEA/

).

Tale procedura è riservata esclusivamente alla trasmissione dei dati relativi ai compensi erogati per gli incarichi conferiti o autorizzati in rappresentanza del Ministero dell’economia e delle finanze, di competenza del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, ai dipendenti del Ministero medesimo.

Nell’area dedicata sono presenti tutte le istruzioni operative utili al corretto invio dei dati richiesti (per i compensi corrisposti dalla Croce Rossa Italiana ai revisori dei Comitati decentrati  è stato previsto un unico invio concordato tra le due amministrazioni).

La trasmissione dei dati dovrà avvenire tramite posta elettronica certificata e a tale fine si richiamano i soggetti destinatari della norma all’osservanza di quanto prescritto dal codice dell’amministrazione digitale (Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni) in merito all’obbligo previsto dall’articolo 47, comma 3, di provvedere ad “istituire e pubblicare nell’Indice PA almeno una casella di posta elettronica certificata” cui sono tenute tutte le pubbliche amministrazioni e gli altri soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, del citato decreto (pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del D.lgs. 165/2001, nonché le società interamente partecipiate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione).

Si precisa, infine, che rimangono invariate le modalità di invio ai preposti Uffici del Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi – Direzione Centrale del Personale – delle comunicazioni dei compensi relativi agli incarichi ricoperti da Dirigenti di Prima e di Seconda fascia sottoposti al regime di onnicomprensività del trattamento economico, ai sensi dell’art. 24, comma 3, del D.lgs. 165/2001, e versati al bilancio dello Stato – con imputazione al capo X – Capitolo 3402 – relativo ai Dirigenti di Prima Fascia (art. 1) e di seconda fascia (art. 2).

Alla luce di quanto sopra rappresentato si invitano i destinatari in indirizzo a dare la massima diffusione delle presenti indicazioni operative ai soggetti pubblici e privati che erogano i compensi relativi ad incarichi aggiuntivi (conferiti ed autorizzati) e di vigilare affinché la prevista comunicazione, relativamente ai compensi erogati successivamente al 28 novembre 2012 avvenga nei termini previsti dal comma 11 dell’art. 53 del D.lgs. 165/2001 (entro 15 giorni dall’effettiva erogazione).

Riguardo, invece, ai compensi erogati dal 1° gennaio 2012 al 27 novembre 2012 rimane invariato il termine di comunicazione del 30 aprile 2013.

Si segnala, infine, che non sono dovute, da parte dei dipendenti in indirizzo, comunicazioni ricognitive degli incarichi in essere, vista la novità introdotta al successivo comma 12 del citato art. 53 del D.lgs. 165/2001 che obbliga le amministrazioni conferenti alla comunicazione, nel termine di 15 giorni, al Dipartimento della Funzione pubblica di tutti gli incarichi, anche a titolo gratuito, conferiti ed autorizzati.

Per una più ampia illustrazione normativa sugli adempimenti previsti in merito all’Anagrafe  delle prestazioni si rinvia al sito

HYPERLINK “http://www.perlapa.gov.it”

 

CIRCOLARE INPS LAVORO ACCESSORIO OCCASIONALE DOPO RIFORMA FORNERO

aprile 2, 2013

Si richiama l’attenzione sulla sottostasnte circolare n.49 del 29 marzo 2013, con cui l’Inps fornisce indicazioni e chiarimenti sulle modifiche ed  integrazioni apportate dalla legge  n.92/12 in materia di lavoro accessorio occasionale.

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Allegati n.1
OGGETTO: Articolo 1, commi 32 e 33 della legge 28 giugno 2012, n.92- Riforma del mercato del lavoro- di modifica degli articoli 70 e 72 D. Lgs. 29 settembre 2003, n. 276 “Lavoro occasionale accessorio” : prime indicazioni.
SOMMARIO: Premessa1)  Nuovo quadro normativo;2)  Tipologie di prestatori e attività;2.1 Studenti, pensionati, disoccupati;

2.2 Lavoratori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito;

2.3 Lavoratori stranieri;

3)  Imprenditori commerciali e professionisti;

3.1 Settore agricolo;

3.2 Committenti pubblici;

3.3 Impresa familiare;

4) Limite economico

5) I nuovi buoni lavoro;

6) Fase transitoria: art. 1, comma 33;

7) Precisazioni e ulteriori chiarimenti.

Premessa

 

La legge 28 giugno 2012, n. 92, di Riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita, in vigore dal 18 luglio 2012, all’articolo 1, commi 32 e 33, e la legge n. 134 del 7 agosto 2012, all’articolo 46-bis, hanno apportato una significativa innovazione nella disciplina del lavoro occasionale accessorio. (all.1)

La novità legislativa consiste nell’integrale sostituzione dell’articolo 70 e parziale modificazione dell’articolo 72 del decreto legislativo n. 276 del 2003 e successive modificazioni.

Sulla materia  sono intervenute le circolari del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n. 18 del 18 luglio 2012 e n. 4 del 18 gennaio 2013.

Con la presente circolare si forniscono indicazioni in merito alle suddette innovazioni normative.

 

 

1.   Nuovo quadro normativo 

Il primo comma dell’articolo 70 del Decreto leg.vo 276 come modificato dall’articolo 1, comma 32 citato, definisce l’ambito di applicazione dell’istituto del lavoro occasionale accessorio, indicando come prestazioni di lavoro accessorio quelle attività lavorative di natura “meramente occasionale” che non danno luogo a compensi  complessivamente percepiti dal prestatore superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti. Il compenso annuale riferito al singolo prestatore, pertanto, come indicato anche dalla circolare n. 4 del Ministero del lavoro, delinea oggettivamente la fattispecie del lavoro occasionale accessorio, in quanto il rispetto del limite di carattere economico per prestatore definisce la legittimità del ricorso al lavoro occasionale di tipo accessorio.

Si prevede inoltre che, fermo restando il limite dei compensi fissato in linea generale a 5.000 euro, le prestazioni di natura meramente occasionale svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, non possono comunque superare i 2.000 euro annui, con riferimento a ciascun committente.

La nuova disciplina prevede che i compensi siano annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT relativo ai prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.

Si modifica quindi, sostanzialmente, la previgente disciplina che prevedeva un tetto reddituale di 5.000 euro nell’anno solare nei confronti del medesimo committente, (nonché di 10.000 euro nell’anno fiscale per le sole imprese familiari).

Considerato che il nuovo limite economico è sensibilmente più basso rispetto alla normativa previgente, diventa importante per il committente non superare l’importo massimo consentito con riferimento a ciascun prestatore. A tale proposito è in fase di completamento una nuova funzionalità finalizzata al monitoraggio in ordine ai suddetti limiti economici.

Le disposizioni di cui al comma 32 dell’articolo 1 della  legge 92 intervengono significativamente anche con riferimento all’impiego dei buoni lavoro nel settore delle attività agricole.

Il nuovo comma 2 dell’articolo 70 prevede che, nell’ambito dei limiti economici previsti al comma 1, è possibile ricorrere al lavoro occasionale accessorio in agricoltura con riferimento:

- ad attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università;

- alle attività agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Il comma 3 del nuovo articolo 70 conferma la possibilitàdel ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno.

Infine il comma 4 del novellato articolo 70 introduce una novità prevedendo che i compensi percepiti dal lavoratore siano computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

 

 

2.   Tipologie di prestatori e attività

 

A differenza della precedente normativa, che indicava specifiche tipologie di attività e categorie di prestatori, il lavoro occasionale di tipo accessorio nella nuova disciplina non è soggetto ad alcuna esclusione, sia di tipo soggettivo che oggettivo, ad eccezione del richiamo esplicito a studenti e pensionati per le attività agricole stagionali e dei soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per le attività agricole svolte a favore dei soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

Pertanto, a decorrere dal 18 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge n. 92/2012, con riferimento ai buoni lavoro acquistati a far tempo da tale data, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito), ovviamente nei limiti del compenso economico previsto.

In considerazione di finalità antielusive, si ritiene di confermare che il ricorso all’istituto del lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

2.1.      Studenti, pensionati, disoccupati.

In merito alla possibilità di utilizzo dei buoni lavoro in tutti i settori di attività da parte degli studenti, dei pensionati e dei disoccupati si osserva quanto segue.

Per quanto riguarda la categoria degli studenti, per consentire il rispetto dell’obbligo scolastico si conferma che l’impiego degli studenti,  regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado,  è consentito durante i periodi di vacanza; a questo proposito restano ferme le indicazione contenute nella Circolare dell’INPS n. 104 del 1 dicembre 2008, per l’individuazione di tali “periodi di vacanza”, secondo la quale si considerano:

a) “vacanze natalizie” il periodo che va dal 1° dicembre al 10 gennaio;

b) “vacanze pasquali” il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì successivo il lunedì dell’Angelo;

c) “vacanze estive” i giorni compresi dal 1° giugno al 30 settembre.

Inoltre, resta fermo che:

  • gli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado possano essere impiegati il sabato e la domenica;
  • gli studenti regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università e con meno di venticinque anni di età possano svolgere lavoro occasionale in qualunque periodo dell’anno.

Per quanto riguarda la categoria di “pensionati” si precisa che possono beneficiare del lavoro accessorio i titolari di trattamenti di anzianità o di pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di reversibilità, assegno sociale, assegno ordinario di invalidità e pensione agli invalidi civili nonché tutti gli altri trattamenti che risultano compatibili con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.

Resta, pertanto, escluso che possa accedere alla prestazione di lavoro occasionale accessorio il titolare di trattamenti, per i quali è accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, quale il trattamento di inabilità.

La categoria dei disoccupati è prevista dalla norma sulla base di un richiamo indiretto operato dal comma 3, secondo periodo dell’articolo 72  D. lgs. 276/03, il quale prevede che il “compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio” per cui si conferma che l’utilizzatore del buono lavoro (ossia il prestatore) possa essere rispettivamente disoccupato o inoccupato.

2.2.      Lavoratori percettori prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito

La legge n. 134 del 7 agosto 2012 di conversione del decreto legge n. 83/2012, all’articolo 46 bis nel modificare il comma 32 lett. a) dell’articolo 1, della legge 28 giugno 2012 n. 92 ha aggiunto i seguenti periodi:  “Per l’anno 2013 prestazioni di lavoro accessorio possono essere altresì rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali e nel limite massimo di 3.000 euro di corrispettivo per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio”.

La disposizione pertanto conferma per l’anno 2013 la possibilità per i lavoratoripercettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito di effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare.

Il limite dei 3.000 euro (da intendersi al netto dei contributi previdenziali) è riferito al singolo lavoratore; pertanto va computato in relazione alle remunerazioni da lavoro accessorio che lo stesso percepisce nel corso dell’anno solare, sebbene legate a prestazioni effettuate nei confronti di diversi datori di lavoro.

In merito al regime di compatibilità e cumulabilità delle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito con il lavoro accessorio  si richiamano le indicazioni fornite con circolari Inps n. 88 del 9 luglio  2009 e n. 130 del 4 ottobre 2010, che continuano a valere sia per la fase transitoria, con riferimento ai buoni lavoro acquistati entro il 17 luglio 2012, disciplinata dal comma 33 del citato articolo 1, che per l’anno 2013.

Riguardo al regime di compatibilità e cumulabilità delle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito con il lavoro accessorio  con riferimento al periodo 18 luglio – 31 dicembre 2012 si fa riserva di fornire indicazioni sulla questione, sottoposta all’attenzione del Ministero del Lavoro.

 

2.3.       Lavoratori stranieri

Per quanto attiene i lavoratori stranieri, l’importante innovazione, introdotta dal nuovo comma 4 dell’art. 70, consiste nell’inclusione del reddito da lavoro accessorio ai fini della determinazione del reddito complessivo necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, caratterizzandosi per la sua funzione esclusivamente integrativa.

Rimane fermo quanto previsto nella circolare n. 44/2009 secondo cui per quanto riguarda i cittadini extracomunitari il reddito da lavoro occasionale accessorio da solo, in considerazione della natura occasionale delle prestazioni e dei limiti reddituali richiesti per l’ottenimento del titolo di soggiorno (importo annuo dell’assegno sociale, pari per il 2013 a 439,00 € mensili), non è utile ai fini del rilascio o rinnovo dei titoli di soggiorno per motivi di lavoro.

 3. Imprenditori commerciali e professionisti

 

Le nuove disposizioni prevedono uno specifico limite nell’impiego dei buoni lavoro con riferimento ai committenti imprenditori commerciali e professionisti. In particolare, fermo restando il limite economico dei 5.000 euro per prestatore nell’anno solare, le prestazioni occasionali e accessorie svolte in favore di tali categorie di committenti non possono superare i 2.000 euro annui, con riferimento a ciascun committente.

In linea generale, l’espressione “imprenditori commerciali” risulta comprensiva di tutte le categorie disciplinate dall’ art. 2082 e segg. del codice civile, con esclusione, dell’impresa agricola separatamente disciplinata dal comma 2 del novellato articolo 70.

In particolare, anche alla luce di quanto previsto dalle circolari n. 18/2012 e n. 4/2013 del Ministero del Lavoro, rientra nella categoria di “imprenditore commerciale” qualsiasi soggetto persona fisica e giuridica che opera su un determinato mercato, per la produzione, la gestione o la distribuzione di beni e servizi,  senza limitazioni dell’attività di impresa alle attività di intermediazione nella circolazione dei beni.

Il limite dei 2.000 euro trova applicazione anche nei confronti dei committenti professionisti.

In merito alla categoria dei professionisti occorre fare riferimento al Testo unico delle imposte sui redditi, art. 53 comma 1 (ex art. 49, comma 1) il quale prevede che “sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate al capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell’articolo 5”.

La norma trova applicazione nei riguardi sia degli iscritti agli ordini professionali, anche assicurati presso una cassa diversa da quella del settore specifico dell’ordine, sia dei titolari di partita IVA, non iscritti alle casse, ed assicurati all’INPS presso la gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, legge n. 335/1995.

 

Si precisa che in caso di acquisto di buoni lavoro da parte di imprenditori commerciali o liberi professionisti in qualità di committenti privati il limite economico per prestatore è ovviamente pari a 5.000 € annui.

3.1.  Settore agricolo

Per quanto riguarda le nuove disposizioni sul settore agricolo, (art. 70, comma 2) il lavoro occasionale accessorio, è ammesso, sempre nei limiti del compenso economico di 5.000 euro annui per prestatore per:

  • a) aziende con volume d’affari superiore a 7.000 euro, esclusivamente tramite l’utilizzo di specifiche figure di prestatori (pensionati e studenti) ma solo nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale;
  • b) imprese ricadenti nel comma 6 dell’art. 34 D.P.R. n. 633/72 (ossia aventi un volume d’affari inferiore a 7.000 euro nell’anno solare) che possono utilizzare in qualunque tipologia di lavoro agricolo qualsiasi soggetto purché non sia stato iscritto l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Come precisato dalle circolari del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in considerazione della specialità del settore agricolo non trova applicazione l’ulteriore limite economico di 2.000 euro previsto dal comma 1 dell’articolo 70.

Dal punto di vista soggettivo restano dunque confermati i pensionati e giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università, quali uniche tipologie di prestatori che possono essere impiegate per le attività agricole svolte a favore di imprese agricole con volume d’affari annuo superiore a 7.000 euro. Le attività oggetto di prestazione di lavoro occasionale accessorio per le imprese agricole con volume d’affari superiore ai 7.000 euro, sono, peraltro, circoscritte all’esclusivo ambito del lavoro agricolo stagionale, sia con riferimento all’attività agricola principale svolta dall’imprenditore sia alle attività connesse (art. 2135, comma 3, c.c.) svolte dallo stesso, che seguono i tempi e i modelli produttivi dell’attività principale.

I soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del DPR n. 633  del 1972 (ossia produttori agricoli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro) possono ricorrere ai buoni lavoro per svolgere qualsiasi attività agricola, anche se non stagionale, impiegando qualsiasi tipologia di prestatore, purché non sia stato iscritto l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Ai sensi dell’articolo 46 bis della citata legge n. 134 che prevede l’impiego per l’anno 2013 con i buoni lavoro dei percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito in tutti i settori produttivi, è possibile  per le aziende agricole di cui alle suddette lett. a) e b), ricorrere a tali prestatori, fermo restano il limite economico di 3.000 euro complessivi di corrispettivo nell’anno solare.

 

 

3.2.  Committenti pubblici

 

Nella nuova formulazione dell’articolo 70, comma 3 viene confermata la nozione di committente pubblico utilizzatore delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio, nei limiti previsti dalle disposizioni di spesa relative al personale nonché nel rispetto dei vincoli stabiliti, eventualmente, dal patto di stabilità interno.

A parziale rettifica di quanto contenuto nella circolare INPS n. 88 del 9 luglio 2010 si precisa che per “committenti pubblici” devono intendersi le Amministrazioni, gli enti e le società inserite nel conto economico consolidato individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Ai sensi della nuova disciplina va ricompreso all’interno della nozione “committente pubblico” anche l’ente locale, pertanto devono intendersi  superate le precedenti indicazioni che distinguevano l’impiego dei buoni lavoro per la tipologia di committenti pubblici e degli enti locali rispetto a un novero specifico e tassativo di attività e di prestatori.

La nuova norma, quindi, estende per tali tipologie di committenti le possibilità di utilizzo del lavoro occasionale accessorio con sole limitazioni di tipo economico, da un lato facendo riferimento al patto di stabilità interno, valido solo per gli enti pubblici territoriali, dall’altro alle limitazioni vigenti in materia di spese del personale per le Pubbliche Amministrazioni nel loro complesso.

Per quanto concerne l’aspetto economico, si precisa che per il committente pubblico vale il limite economico ‘generale’  fissato in 5.000 euro per prestatore.

Restano fermi, per le attività di lavoro occasionale accessorio per le quali è possibile utilizzare i lavoratori del pubblico impiego, i limiti di cui all’art. 53 D. Lgs. N. 165/01, già evidenziati dalla circolare INPS n. 88/2009.

In particolare, si tratta della disciplina in tema di incumulabilità, cumulo di impieghi e incarichi, che prevede la richiesta di autorizzazione all’amministrazione di appartenenza per lo svolgimento di “tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e nei doveri d’ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso” (art. 53, comma 6).

 

3.3.  Impresa familiare

 

La nuova formulazione dell’articolo 70 D. Lgs. N. 276/03 non richiama più l’impresa familiare che, ai sensi del previgente comma 1, lett. g, prevedeva la possibilità di utilizzo dei buoni lavoro per l’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile.

Così come non opera più il comma 2-bis del previgente articolo 70 per il quale le imprese familiari potevano utilizzare prestazioni di lavoro accessorio per un importo complessivo non superiore, nel corso di ciascun anno fiscale, a 10.000 euro.

Di conseguenza, a far tempo dal 18 luglio 2012, anche l’impresa familiare rientra nell’ambito della disciplina generale e potrà ricorrere al lavoro occasionale per lo svolgimento di ogni tipo di attività, con l’osservanza dei soli limiti economici previsti dalla nuova normativa, pari a 2.000 euro annui, trattandosi di committenti imprenditori commerciali o professionisti.

Inoltre, la nuova formulazione dell’articolo 70  rende non applicabile, nella sostanza, il comma 4-bis dell’articolo 72 dove, invece, permane il rinvio all’impresa familiare di cui all’articolo 70, comma 1, lettera g), con riferimento alla disciplina contributiva e assicurativa.

La permanenza di tale riferimento rende difficilmente applicabile la nuova normativa all’impresa familiare, in considerazione dell’eliminazione degli ambiti soggettivi e oggettivi relativi al lavoro occasionale accessorio, e quindi della difficile individuazione dei casi in cui si continuerebbe ad applicare la contribuzione ordinaria, prevista dal residuo comma 4 bis dell’art. 72.

Pertanto, sulla base di tali considerazioni, devono intendersi superate le disposizioni previgenti sullo speciale regime contributivo proprio del lavoro subordinato (Circ. n. 76 del 26 maggio 2009), con la conseguenza che  ai buoni lavoro utilizzati dall’impresa familiare si applica la contribuzione previdenziale pari al 13 per cento da versare alla gestione separata, ai sensi della disciplina generale di cui all’articolo 72, comma 4.

 

4. Limite economico

Come anticipato, la nuova normativa sui buoni lavoro modifica sostanzialmente il parametro di riferimento economico che qualifica il lavoro occasionale accessorio, spostando dal committente al prestatore il soggetto a cui riferire tale nuovo limite.

Infatti si prevede che il compenso complessivamente percepito dal prestatore non possa essere superiore:

  • a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari  a 6.666 € lordi;
  • a 2.000 euro per prestazioni svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, con riferimento a ciascun committente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari  a 2.666 € lordi;
  • a 3.000 euro per anno solare per i prestatori  percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali, da intendersi come importo netto per il prestatore, corrispondenti a 4000 € lordi.

Per i buoni lavoro che rientrano nella fase transitoria e quindi fino al 31 maggio 2013 continuano, invece, come precisato successivamente, ad operare i previgenti limiti economici.

 

 

    5. I nuovi buoni lavoro

 

Un’importante modifica (nuovo comma 1 dell’art. 72 D. Lgs. n. 276/03) è stata apportata con riferimento agli elementi essenziali del buono lavoro, con la finalità di assicurare una maggiore certezza dell’utilizzo dell’istituto.

Il novellato articolo 72 prevede infatti che i “beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati”.

 

Un aspetto rilevante rispetto alla normativa previgente è rappresentato dall’indicazione della natura oraria del buono lavoro commisurata alla durata della prestazione.

Al riguardo, secondo la circolare n. 4 del Ministero del Lavoro, la modifica legislativa interviene nel senso di cambiare il criterio di quantificazione del compenso del lavoratore accessorio che da “una negoziazione  in relazione al valore di mercato della prestazione, passa ad un ancoraggio di natura oraria parametrato alla durata della prestazione stessa” in modo da evitare che “un solo voucher, attualmente del valore di 10 euro, possa essere utilizzato per remunerare prestazioni di diverse ore”.

Rimane ferma la possibilità di remunerare una prestazione lavorativa in misura superiore, riconoscendo “per un’ora di lavoro anche più voucher”.

L’articolo 72 prevede, inoltre, che il valore nominale del buono è fissato con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, periodicamente aggiornatotenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali”.

La  norma prevede che i buoni siano numerati progressivamente e datati.

In merito si osserva che i buoni lavoro attualmente utilizzati in tutte le diverse modalità (cartacei, telematici, tabaccai, banche, Poste) sono già contrassegnati da numeri progressivi.

La circolare n. 4 del Ministero del Lavoro ha previsto inoltre che, ferme le disposizioni vigenti in materia di comunicazione preventiva della prestazione lavorativa, il riferimento alla “data”, di cui al novellato articolo 72, “non può che implicare che la stessa vada intesa come un arco temporale di utilizzo del voucher non superiore a 30 giorni decorrenti dal suo acquisto”.

Con successiva lettera circolare del 18 febbraio 2013 il Ministero del Lavoro è nuovamente intervenuto sulla materia precisando che nelle more delle modifiche delle procedure, anche telematiche, per il rilascio dei voucher da parte dell’Istituto, restano confermate le previgenti indicazioni che non limitano temporalmente l’utilizzabilità dei voucher.

Inoltre  con riferimento al valore orario del voucher il Ministero ha chiarito che, fermo restando il suo valore “nominale”, in attesa della nuova determinazione dell’importo orario dei buoni lavoro , in considerazione  delle specificità del settore agricolo è possibile,  esclusivamente in tale settore, fare riferimento alla retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata come individuata dalla contrattazione collettiva di riferimento comparativamente più rappresentativa.

Ai fini dell’ espletamento delle verifiche da parte del personale ispettivo sulla corretta procedura di utilizzo dei buoni lavoro con le caratteristiche suindicate, il Ministero del Lavoro prevede che, in attesa del completamento da parte dell’Istituto del sistema di monitoraggio dei compensi ricevuti dai singoli prestatori nel corso dell’anno, il committente potrà richiedere al prestatore una dichiarazione, ai sensi dell’articolo 46 comma 1, lett. o) D.P.R. n. 445/2000, in ordine al non  superamento degli importi massimi previsti. Nella citata lettera circolare al riguardo si precisa che, ferma restando l’effettuazione dei vigenti adempimenti in materia di comunicazione preventiva della prestazione, l’acquisizione della dichiarazione costituisce elemento necessario e sufficiente ad evitare, in capo al datore di lavoro, eventuali conseguenze di carattere sanzionatorio.

Infine, il novellato comma 4 dell’articolo 72 nel confermare la disciplina relativa alle tutele previdenziali e assicurative, prevede la modulazione delle aliquote contributive da versare all’INPS in funzione dell’incremento delle percentuali previste per gli iscritti alla Gestione separata, peraltro demandata ad apposito decreto interministeriale.

6.  Fase transitoria: art. 1, comma 33

Il comma 33 detta la disciplina transitoria, prevedendo che “resta fermo l’utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, di cui all’articolo 72 del decreto legislativo n. 276 del 2003,già richiesti alla data di entrata in vigore della presente legge e comunque non oltre il 31 maggio 2013”.

Considerato che la legge n. 92 è entrata in vigore il 18 luglio 2012, con riferimento a tutti i buoni lavoro già in possesso dei committenti alla data del 17 luglio 2012 e per tutti i buoni lavoro acquistati entro la medesima data, anche con riferimento a prestazioni in corso o da avviare, continuerà ad essere applicata la normativa previgente fino e comunque non oltre il 31 maggio 2013.

Conseguentemente, per i voucher acquistati entro il 17 luglio 2012, continueranno ad operare tutte le precedenti disposizioni in materia di buoni lavoro relativamente sia agli ambiti soggettivi ed oggettivi di applicazione, sia alle norme riferite ai percettori a sostegno del reddito, sia ai limiti economici e senza vincoli di parametrazione oraria.

Situazione del tutto eccezionale è quella verificatisi nella fase di approvazione della nuova disciplina, e relativa al versamento effettuato per l’acquisto di voucher in data successiva al 18 luglio 2012, con riferimento a prestazioni di lavoro occasionale accessorio per le quali il committente ha provveduto ad effettuare la comunicazione di avvio della prestazione di lavoro accessorio in data precedente al 18 luglio.

In considerazione delle sostanziali novità normative introdotte dalla legge n. 92/2012 sul lavoro occasionale accessorio e della circostanza che, nel caso di specie, i prestatori avevano svolto o stavano svolgendo la relativa prestazione, la cui data di avvio era stata comunicata nelle forme e nei tempi previsti, si ritiene che questa situazione, del tutto particolare, possa rientrare nella disciplina del regime transitorio, come sopra delineata.

 

 

7. Precisazioni e ulteriori chiarimenti

Come ribadito anche dalla circ. n. 4  / 2013 del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, stanti i limiti di carattere economico, il lavoro accessorio costituisce uno strumento finalizzato a regolarizzare attività lavorative di carattere occasionale, non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche del lavoro subordinato, del lavoro autonomo o ad attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale ovvero ad appositi registri, albi, ruoli ed elenchi professionali qualificati, ma mere prestazioni di lavoro alle quali assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative in funzione di contrasto a forme di lavoro nero e irregolare.

Si conferma l’obbligatorietà della comunicazione preventiva all’INAIL/INPS necessaria per l’attivazione delle prestazioni occasionali accessorie.

Al riguardo si ricordano le indicazioni fornite sulla base dell’art. 4 della legge n. 183/2010 (c.d. collegato al lavoro) dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 38 del 2010 in tema di maxisanzione per il lavoro sommerso anche con riferimento alle prestazioni di lavoro occasionale accessorio.

Inoltre si richiamano le indicazioni sulla disciplina sanzionatoria come definite dalla circolare n. 4 del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali  in relazione al superamento dei limiti quantitativi . In particolare si richiama l’attenzione riguardo agli effetti derivanti dal superamento di detti limiti che, in base alle disposizioni ministeriali, comportano la “trasformazione” del rapporto contestato in quella che costituisce “forma comune di rapporto di lavoro” vale a dire in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con l’applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative.

Tali effetti di trasformazione, conformemente a quanto previsto dalla circolare ministeriale, varranno “almeno con riferimento alle ipotesi in cui le prestazioni siano rese nei confronti di una impresa o di un lavoratore autonomo e risultino funzionali all’attività di impresa o professionale”.

Pertanto sarà possibile, secondo le disposizioni contenute nella circolare ministeriale , determinare la “trasformazione” del rapporto nei soli confronti dei committenti che operino in qualità di imprenditori commerciali o di liberi professionisti, tenendo conto dei consueti  indici di subordinazione, tra i quali il Ministero del Lavoro ricorda quello concernente la fungibilità  delle prestazioni di lavoro accessorio con prestazioni rese da altro personale già dipendente dell’imprenditore o del professionista.

A questo proposito si ribadisce  l’importanza dell’acquisizione da parte del committente della dichiarazione rilasciata dal prestatore in ordine al non superamento degli importi massimi annuali, che costituisce – come precisato nella richiamata lettera circolare del 18 febbraio 2013 del Ministero del  Lavoro - elemento necessario e sufficiente ad evitare, in capo al datore di lavoro, eventuali conseguenze di carattere sanzionatorio.

Per quanto riguarda le modalità di contatto per effettuare la comunicazione obbligatoria di inizio attività, che attualmente sono differenziate a seconda del canale di acquisto dei buoni lavoro, si anticipa che, a seguito di un accordo INAIL-INPS, la dichiarazione preventiva di inizio prestazione  relativa ai voucher cartacei distribuiti dalle strutture operative dell’Istituto dovrà essere effettuata direttamente all’INPS tramite i canali consueti (sito istituzionale, contact center integrato o sede), e non più con l’invio del fax all’INAIL. In merito saranno fornite le opportune indicazioni operative e i relativi tempi di adeguamento.

Va, inoltre, ribadito, il principio del divieto di utilizzo indiretto dei buoni lavoro, secondo cui: “la natura di accessorietà comporta che le attività disciplinate dall’art. 70 D. Lgs n. 276/2003 debbano essere svolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione, senza il tramite di intermediari” (Circ. INPS  n. 88/2009) come nel caso di appalti di servizi e somministrazione di manodopera.

In deroga a tale principio, con riferimento alla qualificazione delle prestazioni lavorative del personale adibito alle attività di steward negli stadi di calcio, si fa rinvio ai contenuti normativi del D. M. 24 febbraio 2010 che ha modificato il D. M. 8 agosto 2007 e ha previsto che: “per lo svolgimento dei predetti servizi le Società organizzatrici, gli istituti di sicurezza privati possono ricorrere a tutte le forme di lavoro subordinato, compreso il lavoro intermittente, e a prestazioni di lavoro occasionale accessorio di cui al Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276”.

La fattispecie particolare disciplina il servizio di vigilanza in favore degli istituti di sicurezza privata autorizzati nell’ambito delle c.d. «manifestazioni sportive» e, limitatamente alle attività di stewarding, da parte di società appaltatrici di tale tipo di servizio, può considerarsi come una deroga al criterio generale del divieto di utilizzo del lavoro occasionale accessorio nell’ambito degli appalti di servizi e contratti di somministrazione.

Infine, si conferma che le prestazioni di natura occasionale accessoria non danno diritto alle prestazioni di malattia, maternità, disoccupazione e assegni familiari (circ. INPS n. 44/2009) e che il compenso del prestatore/lavoratore che ha svolto attività occasionale accessoria è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato (D. Lgs. 276/03, art. 72, c. 3).

Il Direttore Generale
Nori

Allegato N.1

D.Lgs. 10-9-2003 n. 276

Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30Capo II

Prestazioni occasionali di tipo accessorio rese da particolari soggetti

Art. 70.  Definizione e campo di applicazione

1.  Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente. Fermo restando il limite complessivo di 5.000 euro nel corso di un anno solare, nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative di cui al presente comma possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente ai sensi del presente comma. Per l’anno 2013, prestazioni di lavoro accessorio possono essere altresì rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, fermo restando quanto previsto dal comma 3 e nel limite massimo di 3.000 euro di corrispettivo per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

2.  Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano in agricoltura:

a)  alle attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università;

b)   alle attività agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

3.  Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico è consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno.

4.  I compensi percepiti dal lavoratore secondo le modalità di cui all’articolo 72 sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Art. 72.  Disciplina del lavoro accessorio

1.  Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi entro trenta giorni e periodicamente aggiornato, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali.

2.  Tale valore nominale è stabilito tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività lavorative affini a quelle di cui all’articolo 70, comma 1, nonché del costo di gestione del servizio.

3.  Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario, di cui al comma 5, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Tale compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.

4.  Fermo restando quanto disposto dal comma 4-bis, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni, registrandone i dati anagrafici e il codice fiscale, effettua il versamento per suo conto dei contributi per fini previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13 per cento del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento del valore nominale del buono, e trattiene l’importo autorizzato dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese. La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali è rideterminata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS.

4-bis.  Con riferimento all’impresa familiare di cui all’articolo 70, comma 1, lettera g), trova applicazione la normale disciplina contributiva e assicurativa del lavoro subordinato.

5.  Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali individua con proprio decreto il concessionario del servizio e regolamenta i criteri e le modalità per il versamento dei contributi di cui al comma 4 e delle relative coperture assicurative e previdenziali. In attesa del decreto ministeriale i concessionari del servizio sono individuati nell’I.N.P.S. e nelle agenzie per il lavoro di cui agli articoli 4, comma 1, lettere a) e c) e 6, commi 1, 2 e 3 del presente decreto.

DECRETO INTERMINISTERIALE COMUNICAZIONI LAVORO INTERMITTENTE

aprile 1, 2013

In attesa della registrazione da parte degli organi di controllo e della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale è disponibile il Decreto interministeriale del 27 marzo 2013 che disciplina tutte le modalità per effettuare la comunicazione della chiamata del lavoro intermittente.

Il decreto, che entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce il modello di comunicazione UNI- intermittente’ come strumento per l’adempimento della comunicazione. Il modello deve contenere i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro e la data di inizio e fine cui la chiamata si riferisce.

Il modulo deve essere trasmesso esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

• via email all’indirizzo di posta elettronica certificata
• attraverso il servizio informatico reso disponibile sul portale Cliclavoro

La modalità SMS è ammessa esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione. L’SMS deve contenere almeno il codice fiscale del lavoratore.

E’ stata reintrodotta la possibilità di utilizzare il fax, ma solo in caso di malfunzionamento dei sistemi sopracitati (i sistemi di trasmissione del modello UNI- intermittente). In questo caso il datore di lavoro può inviare un fax alla Direzione territoriale del lavoro competente. Costituisce prova dell’adempimento dell’obbligo la comunicazione del malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta di trasmissione del fax.

•  Decreto Interministeriale del 27 marzo 2013 (formato .pdf 860 Kb

TASSE PAGATE PER INVALIDITA’ LAVORO

aprile 1, 2013

La sesta sezione tributaria della Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 7631/2013, ha affermato che i risarcimenti corrisposti per inabilità temporanea sono strettamente connessi al reddito di lavoro dipendente e sono, quindi, redditi imponibili. I risarcimenti non imponibili, infatti, sono solo quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, o destinati a reintegrare il danno subìto dalla mancata percezione dei redditi. La vicenda concerne un ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato contro una sentenza emessa dalla Commissione regionale di Napoli sull’impugnazione del silenzio rifiuto per un rimborso relativo a risarcimenti per indennità di lavoro.

DECRETO PER LIQUIDAZIONE UNICA SOLUZIONE ASPI E MINI ASPI

aprile 1, 2013

Si segnala che i Ministri  del Lavoro e dell’Economia hanno  approntato  il decreto attuativo previsto dalla legge di riforma del mercato del lavoro relativo all’argomento in oggetto ,che incentiva i lavoratori disoccupati verso la ricollocazione in attività di lavoro autonomo.

In particolare, il decreto consente ai beneficiari dell’ASpI e della mini-ASpI di chiedere la liquidazione anticipata, in un’unica soluzione, delle mensilità non ancora percepite, al fine di avviare un’attività di lavoro autonomo o di associarsi in cooperativa ovvero di sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente la cui cessazione ha dato luogo all’ASpI o alla mini-ASpI.

La misura, adottata in via sperimentale per un triennio, viene riconosciuta nel limite massimo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

Il decreto, ora, dovrà essere registrato dai competenti organi di controllo e publicato in G.U.

CHIARIMENTI INPS VOUCHER ACQUISTO BABY SITTING E CONTRIBUTO ASILI NIDO

aprile 1, 2013

Chiarite dall’Inps le modalità operative per richiedere l’erogazione dei benefici DI CUI AL TITOLO

L’INPS, con la circolare n. 48 del 28 marzo 2013, fornisce le istruzioni operative in merito modalità  per richiedere l’erogazione dei benefici e dei voucher previsti dalla Legge n. 92 del 28 giugno 2012 nell’ambito degli interventi volti a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro e il sostegno alla genitorialità, attraverso l’introduzione di misure orientate a migliorare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e la condivisione dei compiti di cura dei figli.

La citata legge, in particolare, ha introdotto – all’art. 4, comma 24, lettera b) – in via sperimentale per il triennio 2013-2015, la possibilità per la madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo di maternità, e in alternativa al congedo parentale, voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting, ovvero un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, da utilizzare negli undici mesi successivi al congedo obbligatorio, per un massimo di sei mesi.

I criteri di accesso e le modalità di utilizzo del contributo per l’acquisto di tali servizi – entro un limite di spesa di 20 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015 – sono stati definiti dal Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze del 22 dicembre 2012.

Circolare INPS n. 48 del 28 marzo 2013 (formato .pdf 44,16 Kb)
Decreto Interministeriale del 22 dicembre 2012 (formato .pdf 176,58 Kb)

PRIMA RIPARTIZIONE TERRITORIALE QUOTE LAVORATORI EXTRACOMUNITARI

aprile 1, 2013

Risulta pubblicata la nota circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 26 marzo 2013 con cui si procede ad una prima ripartizione tra le Direzioni Territoriali competenti delle quote di ingresso fissate dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2013 concernente la ‘Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori comunitari stagionali nel territorio dello Stato per l’anno 2012’ .

Nota circolare del 26 marzo 2013 (formato .pdf 3,01 Mb)

Per maggiori informazioni leggi anche la notizia del 25 marzo 2013


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