PUBBLICATO DECRETO PER ASSICURARE TRASPARENZA APPALTI PUBBLICI

marzo 20, 2013

Premesso che il decreto  legvo  n.229/2011 ha dato attuazione dell’articolo 30, comma 9, lettere e), f) e g), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di procedure di monitoraggio sullo stato di attuazione delle opere pubbliche, di verifica dell’utilizzo dei finanziamenti nei tempi previsti e costituzione del Fondo opere e del Fondo progetti.,prevedendo all’art.5 che  “. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze – Ragioneria Generale dello Stato, sentita la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, viene definito, il dettaglio delle informazioni previsto all’articolo 2, che costituisce il contenuto informativo minimo dei sistemi di cui all’articolo 1. Tali informazioni, per quanto riguarda la singola opera, includono in ogni caso: data di avvio della realizzazione, localizzazione, scelta dell’offerente, soggetti correlati, quadro economico, spesa e varie fasi procedurali di attivazione della stessa, valori fisici di realizzazione previsti e realizzati, stato di avanzamento lavori, data di ultimazione delle opere, emissione del certificato di collaudo provvisorio e relativa approvazione da parte della Stazione appaltante, il codice unico di progetto e il codice identificativo di gara.”,

si richiama l’attenzione sul sottostante decreto 26 febbraio 2013 concernente la definizione dei dati riguardanti le opere pubbliche, oggetto del contenuto informativo minimo dei sistemi gestionali informatizzati che le Amministrazioni e i soggetti aggiudicatori sono tenute a detenere e a comunicare alla banca dati delle amministrazioni pubbliche, di cui all’art. 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196

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Decreta: 

                               Art. 1 

                 Finalita' ed ambito di applicazione 

  1. Il presente decreto definisce il dettaglio dei dati  anagrafici,
finanziari, fisici e procedurali  delle  opere  pubbliche,  ai  sensi
dell'art. 2 e dell'art. 5 del d.lgs. n. 229/2011  nonche',  ai  sensi
dell'art.  6  dello  stesso  decreto  legislativo,  le   informazioni
relative allo scambio dei dati tra le amministrazioni interessate. 
  2.  Le  disposizioni  del  presente  decreto  si   applicano   alle
amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, della legge  31
dicembre  2009,  n.  196,   nonche'   ai   soggetti   diversi   dalle
amministrazioni pubbliche destinatari di finanziamenti e agevolazioni
a carico del bilancio dello Stato finalizzati alla  realizzazione  di
opere pubbliche,  di  seguito  denominati  «le  Amministrazioni  e  i
soggetti aggiudicatori». 
  3. Costituiscono oggetto di rilevazione  ai  sensi  del  d.lgs.  n.
229/2011 le opere pubbliche in corso di progettazione o realizzazione
alla  data   del   21   febbraio   2012,   nonche'   quelle   avviate
successivamente  a  detta  data,  fatto  salvo  quanto  espressamente
previsto dal  comma  4.  Con  riferimento  alle  predette  opere,  in
occasione  del  primo  invio,  ai  sensi  dell'art.  3,   sono   rese
disponibili le informazioni riguardanti  la  totalita'  degli  eventi
avvenuti dal momento dell'avvio dell'opera. 
  4. Per opere pubbliche oggetto di rilevazione da parte di  titolari
di banche dati gia' esistenti, la  data  indicata  al  comma  3  puo'
essere  anticipata  e  concordata  secondo  le  modalita'   descritte
all'art. 4, comma 3, del presente decreto.
Art. 2 

                        Contenuto informativo 

  1. Il contenuto informativo di cui all'art. 1  si  basa  su  quanto
previsto dal sistema nazionale di monitoraggio del Quadro  strategico
nazionale 2007/2013 ed,  in  particolare,  dal  documento  denominato
«Protocollo di  colloquio-descrizione  dei  dati  da  trasmettere  al
sistema nazionale di monitoraggio del QSN». 
  2. Il contenuto informativo previsto  dagli  articoli  2  e  5  del
d.lgs. n. 229/2011 e' definito nel documento di cui all'Allegato A. 
  3. I campi identificati con l'Allegato A, ai sensi  rispettivamente
degli articoli 2 e 5 del d.lgs. n. 229/2011, costituiscono: 
    a)  le  informazioni  che  le  Amministrazioni   e   i   soggetti
aggiudicatori rendono disponibili alla banca dati istituita presso il
Ministero dell'economia e delle finanze - Ragioneria  generale  dello
Stato - prevista dall'art. 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 di
seguito denominata «banca dati delle amministrazioni pubbliche»; 
    b)  il  contenuto  informativo  minimo  dei  sistemi   gestionali
informatizzati che le Amministrazioni e i soggetti aggiudicatori sono
obbligati a detenere, ai sensi dell'art. 1 del d.lgs. n. 229/2011. 

                               Art. 3 

                             Tempistica 

  1. Le  Amministrazioni  e  i  soggetti  aggiudicatori  rilevano  le
informazioni individuate  dall'Allegato  A  riferite  allo  stato  di
attuazione delle opere alle date del 28 febbraio, del 30 aprile,  del
30 giugno, del 31 agosto, del 31 ottobre e del 31 dicembre di ciascun
anno e le rendono disponibili alla banca dati  delle  amministrazioni
pubbliche entro i trenta giorni successivi. 
  2.  In  sede  di  prima  applicazione  del  presente   decreto   le
Amministrazioni e i soggetti aggiudicatori rilevano  le  informazioni
con riferimento allo stato di attuazione delle  opere  al  30  giugno
2013 e le rendono disponibili alla banca dati  delle  amministrazioni
pubbliche nelle date comprese tra  il  30  settembre  2013  e  il  20
ottobre 2013. 
  3. A partire dalla rilevazione riferita allo  stato  di  attuazione
delle opere alla data del 31 ottobre 2013, sono adottate  le  cadenze
temporali previste dal comma 1. 
  4. La periodicita' della rilevazione di cui al comma 1 puo'  essere
modificata anche  per  consentire  eventuali  allineamenti  ad  altre
rilevazioni di settore.
rt. 4 

                 Modalita' di trasmissione dei dati 

  1. Le Amministrazioni e i  soggetti  aggiudicatori,  anche  secondo
quanto disposto dai commi 2, 3, 4 e  5  dell'art.  6  del  d.lgs.  n.
229/2011, rendono disponibili le informazioni di cui  all'Allegato  A
alla banca dati delle amministrazioni pubbliche secondo le  modalita'
gia' operanti per la trasmissione dei dati al  Sistema  Nazionale  di
Monitoraggio del Quadro strategico nazionale 2007/2013. 
  2. Fermo  restando  quanto  previsto  dall'art.  1  del  d.lgs.  n.
229/2011 in merito alla obbligatorieta' di adeguamento e, qualora  se
ne  presenti  la  necessita',  la  Ragioneria  generale  dello  Stato
predispone una  apposita  procedura  di  raccolta  dei  dati  per  la
trasmissione delle informazioni da  parte  delle  amministrazioni  di
piccole  dimensioni  inizialmente  non  in  grado  di  gestire   tali
informazioni nell'ambito dei propri sistemi. 
  3. Per i titolari di banche dati di cui all'art. 7  del  d.lgs.  n.
229/2011  sono  predisposti  appositi  protocolli  tecnici   tra   il
Ministero dell'economia e delle finanze - Ragioneria  generale  dello
Stato - e le Amministrazioni ed i soggetti interessati.

Art. 5 

                        Mancata comunicazione 

  1. L'adempimento degli obblighi di comunicazione previsti dall'art.
1 del d.lgs. n. 229/2011  e  regolati  dal  presente  decreto  e'  un
presupposto del relativo finanziamento a carico  del  bilancio  dello
Stato, verificato all'atto della sua erogazione dai competenti Uffici
preposti al controllo di regolarita' amministrativa e contabile. 

Art. 6 

                Pubblicazione e successive modifiche 

  1.  Eventuali  modifiche  dell'Allegato  A,  dovute  a   subentrate
esigenze conoscitive o ad adeguamenti normativi, formano  oggetto  di
apposita circolare della Ragioneria generale dello Stato, sentita  la
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. 
  2. Il presente decreto, e sue successive modifiche ed integrazioni,
sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 
    Roma, 26 febbraio 2013 

                           Il Ragioniere generale dello Stato: Canzio 

Allegato A )
                                                           Allegato A 

Descrizione dei dati da detenere e trasmettere alla «Banca Dati delle
                     Amministrazioni Pubbliche» 

1 PREMESSA 

Il presente Documento contiene  il  dettaglio  dei  dati  anagrafici,
finanziari, fisici e  procedurali  concernenti  la  realizzazione  di
opere pubbliche che, ai sensi  degli  articoli  2  e  5  del  decreto
legislativo 29 dicembre 2011, n.229, le amministrazioni pubbliche, di
cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009 n. 196 e  i
soggetti  diversi  dalle  amministrazioni  pubbliche  destinatari  di
finanziamenti e  agevolazioni  a  carico  del  bilancio  dello  Stato
finalizzati alla realizzazione di opere pubbliche  sono  obbligati  a
detenere nei propri sistemi gestionali e ad inviare alla  banca  dati
delle amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 13  della  legge
31 dicembre 2009, n. 196. 
I campi  definiti  nel  presente  Documento  trovano  corrispondenza,
costituendone un sottoinsieme, con il contenuto  del  "Protocollo  di
colloquio-descrizione dei dati da trasmettere al sistema nazionale di
monitoraggio del QSN" il quale definisce i  dati  da  trasmettere  al
"Sistema nazionale di monitoraggio del  Quadro  Strategico  Nazionale
2007/2013". 

              Parte di provvedimento in formato grafico

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA TRASFERIMENTO AZIENDA

marzo 20, 2013

Si richiama l’attenzione sulla sottostante  Sentenza 13 febbraio 2013, n. 3537 con cui la Cassazione ha respinto il ricorso delle OO.SS ,che sostenevano il comportamento antisindacale delle imprese coinvolte  nel  trasferimento di azienda ,considerato che  le stesse   non avevano provveduto ad  informarle circa i motivi e le ragioni giustificatrici dello stesso .

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Ragioni della decisione

 

1. La Federazione provinciale di Arezzo della F. e la Federazione provinciale di Arezzo della U. chiedono l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Firenze, pubblicata il 24 aprile 2009.

2. I sindacati ricorrenti in Cassazione chiesero che venisse dichiarato antisindacale il comportamento tenuto dall’A. spa e dalla L. spa, consistente, a loro parere, nella mancata indicazione, da parte delle aziende cedente e cessionaria di un trasferimento d’azienda, dei motivi dello stesso in sede di comunicazione ai sensi dell’art. 47 della legge n. 428 del 1990.

3. Il decreto ex art. 28 st. lav. del giudice del lavoro di Arezzo rigettò il ricorso assumendo che la comunicazione indicava i motivi. La sentenza che ha concluso il giudizio di opposizione ha confermato il giudizio. La sentenza della Corte di Firenze ha rigettato l’appello dei sindacati, confermando la valutazione convergente dei giudici che si sono espressi nelle due fasi del primo grado.

4. Il ricorso per cassazione è articolato in tre motivi.

5. Le due società si sono difese con distinti controricorsi.

6. I ricorrenti e la controricorrente A. spa, hanno depositato una memoria.

7. Con il primo motivo i ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione dell’art. 47, comma 1°, della legge 29 dicembre 1990, n. 428 (come sostituito dall’art. 2 del d. Igs. 2 febbraio 2001, n. 18) e della legge 21 dicembre 1999, n. 526.

8. Il quesito di diritto è il seguente: “Voglia la Corte di cassazione, in relazione ad una controversia nella quale il giudice di appello ha affermato che ‘i motivi del programmato trasferimento d’azienda’, che il cedente ed il cessionario debbono comunicare, non coinciderebbero con le ‘pulsioni soggettive’ e con ‘le intime ragioni di convenienza ed opportunità’, ma che sarebbero ‘quelli che esplicano la finalità ultima che intende perseguire con quell’atto’, affermare la non corrispondenza di tali indicazioni alla norma dell’art. 47, primo comma, l. 428 del 1990 e all’art. 7 della direttiva del CUE 12 marzo 2001, n. 23 e che invece i motivi che cedente e cessionario debbono comunicare sono tutti quelli che determinano la loro intenzione di procedere al trasferimento d’azienda o di ramo d’azienda”.

9. Con il secondo motivo i sindacati denunziano vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. così indicato nella sintesi a conclusione del motivo: “a) contenuto della lettera 29 novembre 2007, in quanto il giudice di appello ha affermato che tale lettera conterrebbe, con riferimento alla circostanza che la cedente spa A. di Arezzo avrebbe provveduto allo ‘scorporo del ramo di attività di trasporto pubblico locale cedendo tale ramo di attività alla società La F.’, l’indicazione dei motivi del trasferimento, mentre invece tale riferimento non recava l’indicazione dei motivi stessi, per cui la sentenza impugnata non ha neppure indicato tali motivi. B) circostanza che la sentenza impugnata ha fatto una serie di esempi di contenuti di indicazione dei motivi, che non avevano alcuna corrispondenza con il contenuto della lettera 29 novembre 2007″.

10. Il terzo ed il quarto motivo, concernono, come correttamente rilevano i sindacati ricorrenti, la motivazione aggiuntiva contenuta nella sentenza della Corte d’appello, relativa alla legittimità della procedura derivante, a parere della Corte d’appello, comunque dall’ipotesi d’accordo datata 15 aprile 2008, in cui le parti datoriali e sindacali davano atto che le due società avevano informato le OOSS ai sensi degli artt. 2112 c.c. e 47 l. 428/1990.

11. Il ricorso non è fondato.

12. La controversia ha un oggetto molto preciso e circoscritto: i sindacati assumono che la comunicazione, da loro ricevuta ai sensi dell’art. 47 della legge 428 del 1990, non conterrebbe l’indicazione dei motivi del trasferimento.

13. La norma in questione, nel testo applicabile ‘ratione temporis’ al rapporto in esame, impone al cedente e al cessionario di un trasferimento d’azienda di effettuare una comunicazione scritta, entro determinati termini, alle organizzazioni sindacali. Tale comunicazione deve ‘informare’ i sindacati sui seguenti elementi: a) la data del trasferimento, b) i motivi del trasferimento, c) le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori, d) le eventuali misure nei confronti di questi ultimi.

14. Come si è detto, la contestazione riguarda la mancata indicazione dei ‘motivi’ richiesta dalla lett. b) su richiamata. L’ opportuno sottolineare che in questo caso il legislatore richiede l’indicazione dei ‘motivi’ e non anche le ragioni della loro giustificatezza (non si richiede un giustificato motivo). Il fine non è quello di spiegare le ragioni giustificatrici dell’atto, ma solo quello di dare ai sindacati questa, insieme ad altre informazioni (sulla cui completezza in questo caso non si discute), al fine di consentire loro di scegliere se richiedere o meno l’esame congiunto e, in caso positivo, di parteciparvi in modo informato.

15. Il Tribunale, tanto in sede di decreto che di sentenza a seguito del giudizio di opposizione, nonché la Corte d’appello hanno convergentemente ritenuto che la motivazione del trasferimento sia stata indicata nella comunicazione, laddove le aziende informano i sindacati che il trasferimento è motivato dalla scelta di scorporare l’attività del trasporto pubblico locale.

16. Al termine di un’analitica motivazione, la sentenza impugnata, cosi si esprime sul punto “questa Corte di merito valuta la sicura sufficienza dei motivi annessi alla comunicazione della cessione, che chiaramente risulta sia stata effettuata per operare lo scorporo del ramo di attività di trasporto pubblico locale. La Corte aggiunge che la dizione utilizzata è sufficiente a dare indicazione sullo scopo dell’operazione e a consentire l’esame congiunto con i sindacati.

17. Questa valutazione (e la motivazione che la precede e la fonda) integra un giudizio di merito, insuscettibile di nuova formulazione in sede di legittimità, circa la adeguatezza dell’indicazione dei motivi nel testo in esame.

18. I due motivi di ricorso che la censurano vanno oltre i confini del giudizio di cassazione.

19. Con il primo si critica la sentenza laddove questa si spinge ad affermare che tra i motivi del trasferimento d’azienda non debbano essere ricomprese le “pulsioni soggettive” e le “intime ragioni di convenienza ed opportunità”.

20. Questa è un’affermazione della Corte che va oltre il nucleo centrale e decisivo della motivazione. Ciò che conta per il giudizio sulla sussistenza della indicazione dei motivi richiesta dall’art. 47 cit. è che sia indicata la finalizzazione della scelta di trasferire l’azienda: quando si parla di motivi di un trasferimento d’azienda certo non si allude a valutazioni psicologiche, quali sono le pulsioni soggettive e le ragioni intime.

21. La critica pertanto riguarda alcuni passaggi ininfluenti della motivazione della decisione. L’ininfluenza di questa parte della motivazione si riflette sulla relativa censura.

22. Con il secondo motivo si denunzia un vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360, n. 5, c.p.c. Il motivo è formulato in modo indistinto perché non si spiega se trattasi di una omissione di motivazione o di una insufficienza o di una contraddittorietà. Questa mancata distinzione rende il motivo generico. Inoltre, per giurisprudenza costante di questa Corte, “il motivo di ricorso con cui – ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c. così come modificato dall’art. 2 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, deve specificamente indicare il “fatto” controverso o decisivo in relazione al quale la motivazione si assume carente, dovendosi intendere per “fatto” non una “questione” o un “punto” della sentenza, ma un fatto vero e proprio e, quindi, un fatto principale, ex art. 2697 cod. civ., (cioè un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo) od anche un fatto secondario (cioè un fatto dedotto in funzione di prova di un fatto principale), purché controverso e decisivo. (Cass., ord., 5 febbraio 201 1, n. 2805; Cass. 29 luglio 2011, n. 16655).

23. Il motivo di ricorso in esame si colloca fuori dal tracciato normativo su descritto. Il vizio di motivazione prospettato dai ricorrenti concerne il “contenuto della lettera 29 novembre 2007, in quanto il giudice di appello ha affermato che tale lettera conterrebbe, con riferimento alla circostanza che la cedente spa A. di Arezzo avrebbe provveduto allo ‘scorporo del ramo di attività di trasporto pubblico locale cedendo tale ramo di attività alla società La F.’, l’indicazione de motivi del trasferimento, mentre invece tale riferimento non recava l’indicazione dei motivi stessi, per cui la sentenza impugnata non ha neppure indicato tali motivi”.

24. Non si prospetta quindi un vizio di motivazione relativo all’accertamento di una fatto, ma si pone un problema di valutazione di un testo, riproponendo, con altre parole, il problema oggetto del primo motivo riguardante, come si è già detto, il merito della decisione.

25. Il secondo punto del medesimo motivo è indicato, sub b), in questi termini: “la sentenza impugnata ha fatto una serie di esempi di contenuti di indicazione dei motivi, che non avevano alcuna corrispondenza con il contenuto della lettera 29 novembre 2007″. La circostanza oggetto della censura è palesemente ultronea rispetto al nucleo della motivazione che fonda la decisione. Anche se tali esempi non fossero calzanti, la sentenza è comunque motivata in modo adeguato nel suo punto decisivo.

26. In sintesi, le critiche contenute nei primi due motivi di ricorso: o vanno oltre il giudizio di legittimità invadendo il terreno del merito della decisione; oppure concernono passaggi della motivazione non rilevanti ai tini della decisione.

27. Infondati sono anche i due motivi concernenti la valutazione, che la sentenza compie, dell’ipotesi di accordo sottoscritta dalle aziende e dai sindacati.

28. Il documento è stato inserito dai sindacati ricorrenti nel corpo del ricorso. Definito dalla parti ipotesi di accordo, è datato 15 aprile 2008 ed è sottoscritto dai rappresentanti legali delle due aziende e dai rappresentanti legali di quattro associazioni sindacali, comprese le due associazioni ricorrenti. Esso si compone di una premessa in cui si ricostruiscono i fatti, cui segue una parte regolativa, in nove articoli. Segue una nota a verbale in cui si precisa che l’efficacia dell’accordo è condizionata all’approvazione da parte dei lavoratori (cfr. anche lettera delle segreterie sindacali del 16 aprile 2008, anch’essa inserita in ricorso).

29. Nella premessa le organizzazioni sindacali danno atto di essere state informate “ai sensi dell’art. 2112 c.c. e dell’art. 47 l. 428 del 1990″ dalle aziende cedente e cessionaria e di aver avuto un primo incontro con le aziende per discutere del trattamento normativo ed economico da riconoscere ai dipendenti. Non si fa menzione da parte dei sindacati, ivi compresi quelli ricorrenti, di alcun problema in ordine all’adeguatezza della comunicazione di avvio della procedura.

30. La Corte d’appello ha ritenuto che la parte del documento in cui aziende e organizzazioni sindacali ricostruiscono i fatti e la procedura seguita costituisce una dichiarazione di scienza e non è, pertanto, oggetto della riserva di approvazione, che riguarda solo la parte regolativa.

31. Contestando questa affermazione, con il terzo motivo di ricorso si assume che incorre in violazione degli artt. 1353, 1362, 1363 c.c. il giudice di merito che “nonostante il mancato verificarsi delle condizioni sospensive, attribuisce efficacia diretta e definitiva alle premesse contenute nell’ipotesi di accordo e vi attribuisce altresì valore di abdicazione, da parte delle organizzazioni sindacali, alle posizioni sostenute in un giudizio in corso”.

32. Con il quarto ed ultimo motivo si chiede invece di affermare il principio di diritto per cui in una procedura per trasferimento d’azienda nella quale “le organizzazioni sindacali non hanno sottoscritto alcun accordo, non è richiamabile la problematica relativa ai possibili effetti sananti di carenze di procedura attribuibili ad accordi sindacali stipulati ai sensi dell’art. 4 l. 23 luglio 1991, n. 223″.

33. I due motivi sono collegati, il secondo si basa e costituisce uno sviluppo del primo, che propone una censura priva di fondamento. Il ragionamento della Corte (e dei due giudici di merito di primo grado che si sono in precedenza espressi) è molto semplice: la prima e cruciale affermazione che essi compiono è quella per cui i motivi sono stati indicati nella comunicazione in modo idoneo. La questione e le relative censure (primo e secondo motivo) sono state già esaminate. Come mera ‘conferma’ di tale valutazione di sua competenza, la Corte d’appello formula alcune osservazioni aggiuntive, relative al fatto che tutte le organizzazioni sindacali destinatarie della comunicazione, comprese le due organizzazioni ricorrenti, si sono sedute al tavolo delle trattative per l’esame congiunto con le aziende ed hanno concordato e sottoscritto una “ipotesi di accordo”, in cui danno atto di aver ricevuto la comunicazione di cui all’art. 47 cit. senza nulla eccepire.

34. I ricorrenti sostengono che, non essendovi stata l’approvazione da parte dei lavoratori dell’ipotesi d’accordo sottoscritta dai sindacati, la Corte sarebbe incorsa in un “errore giuridico fondamentale” perché avrebbe considerato efficace un atto soggetto ad una condizione non verificatasi.

35. La tesi non è fondata, perché l’efficacia dell’ipotesi di accordo sottoscritta dalle aziende e dai sindacati era condizionata nella parte in cui regolava i rapporti giuridici collegati e conseguenti al trasferimento d’azienda, non certo nei punti in cui aziende e parti sindacali danno atto dell’essersi verificati determinati eventi, ed, in particolare i sindacati, danno atto di aver ricevuto la comunicazione funzionale all’esame congiunto da loro poi svolto con le aziende e lo fanno senza sollevare obiezioni o contestazioni di sorta in ordine alla sua completezza.

36. Questo comportamento dei sindacati è stato correttamente considerato rilevante dalla Corte e dai due giudici di Tribunale, ai fini (e nei limiti) di una conferma del giudizio di merito di loro esclusiva competenza circa l’adeguatezza della comunicazione ex art. 47 della legge 428 del 1990.

37. Il ricorso per cassazione, pertanto, è infondato e deve essere rigettato. Le relative spese, per legge, devono essere poste a carico delle parti che perdono il giudizio e vengono liquidate in base ai parametri previsti dal DM Giustizia, 20 luglio 2012, n. 140 (cfr. Cass. Sez., un. 17405 e 17406 del 2012).

 

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso e condanna le associazioni ricorrenti alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in 50,00 euro per esborsi per ciascuna controricorrente, nonché in 5.000,00 euro per compensi professionali, oltre accessori, in favore dell’A. spa e 4.000,00 euro, o lire accessori, per compensi professionali in favore della “La F.” spa.

SCATTI ANZIANITA’ 2011 PERSONALE SCUOLA IN BUSTA DA APRILE / MAGGIO

marzo 19, 2013

 Molto si è parlato in questi giorni sugli scatti di anzianità 2011 e la confusione tra il personale interessato è considerevole  . Finalmente è stato firmato l’accordo per il pagamento degli scatti di anzianità docenti corrispondenti al 2011 che prevede una decurtazione del fondo di istituto per pagare gli scatti arretrati.

 Ma, chi ha diritto all’importo e quando saranno pagati gli scatti di anzianità 2011?

Con l’intesa si riconosce, per tutto il personale, l’anno 2011, così come accaduto per il 2010, ai fini della anzianità e si garantisce il pagamento con tutti gli arretrati per coloro, circa 200 mila, che hanno maturato lo scatto al 31 dicembre 2011. Il pagamento dovrebbe avvenire tra aprile e maggio”.

Ecco due tabelle informative sugli Scatti di Anzianità 2011

scatti di anzianità 2011

PREVISTO NUOVO DECRETO PER DOCENTI INIDONEI INSEGNAMENTO

marzo 19, 2013

L’ultimo provvedimento legislativo  intervenuto sull’argomento di cui al titolo è il dec.legge n.95/12 convertito in legge n.135/12 ,che al comma 13 dispone :

“Il personale docente dichiarato permanentemente inidoneoalla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo ad altricompiti, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore delpresente decreto, con decreto del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale competente transita nei ruoli del personaleamministrativo, tecnico e ausiliario con la qualifica di assistenteamministrativo o tecnico”

Tuttavia quanto sopra ha bisogno ,come dice il comma 15 del citato provvedimento, che: “Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con ilMinistro per la funzione pubblica e con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri e le procedure per l’attuazione”

Posto che il  predetto  decreto interministeriale non risulta adottato,gli inidonei continuano a prestare cservizio nelle scuole svolgendo i compiti loro assegnati

Peraltro , negli ambienti istituzionali e sindacali   circola la notizia relativa alla  predisposizione di un nuovo provvedimento che   manterrebbe in vigore il principio del trasferimento dei docenti inidonei su posti Ata, trasferimento che tuttavia dovrebbe realizzarsi gradualmente sui posti vacanti e disponibili dopo le operazioni di mobilità relative al prossimo anno scolastico.

Inoltre si dice che il   trasferimento nel ruolo del personale Ata non farebbe comunque venire meno la possibilità di transitare in altre amministrazioni quando saranno attivate le relative procedureed infine che  verrebbe consentito agli inidonei, senza una ulteriore visita medica, di essere dispensati dal servizio ed essere collocati a riposo con diritto al trattamento pensionistico.

DISPONIBILITA’ MODELLO C PER DOMANDA ASSUNZIONE STAGIONALE EXTRACOMUNITARI

marzo 19, 2013

Dalle ore 8 del 20 marzo corrente sarà possibile caricare le domande per la richiesta di nulla osta al lavoro per i lavoratori extracomunitari stagionali per l’anno 2013 compilando on line il modulo C per le istanze di nulla osta al lavoro previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2013, concernente la programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari stagionali nel territorio dello Stato per l’anno 2013. I moduli saranno disponibili fino a tutto il 31 dicembre 2013. L’invio delle istanze sarà, invece, possibile dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Dpcm 15.02.2013.

 Le Associazioni datoriali  presumono che saranno effettuate  assunzioni stagionali per circa 30 mila unita’,   di cui   molte    troveranno impiego in agricoltura,mentre gli stessi. Proverranno da: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Croazia, Egitto, Repubblica delle Filippine, Gambia, Ghana, India, Kosovo, Repubblica ex Iugoslavia di Macedonia, Marocco, Moldavia, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Ucraina e Tunisia.

Il Dpcm, in corso di registrazione alla Corte dei conti  , dovrebbe consentire, inoltre, l’ingresso anche ai lavoratori che siano già entrati in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale.

Per quanto riguarda le modalità di compilazione e presentazione delle richieste di nulla osta al lavoro, si confermano quelle già in uso per gli anni scorsi

Petr l’istruttoria delle domande, quest’anno verrà confermata e rafforzata la procedura del silenzio assenso già sperimentata lo scorso anno (articolo 17 del dl n. 5/2012), in virtù della quale quando lo sportello unico per l’immigrazione non comunichi entro 20 giorni al datore di lavoro il proprio diniego del  nulla osta, la richiesta si intenderà accolta qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

a) la richiesta riguardi uno straniero già autorizzato l’anno precedente a prestare lavoro stagionale presso lo stesso datore di lavoro richiedente;

b) il lavoratore stagionale nell’anno precedente sia stato regolarmente assunto dal datore di lavoro e abbia rispettato le condizioni indicate nel permesso di soggiorno.

DOMANDA ESODATI NON OLTRE MAGGIO P.V. SE RAPPORTO LAVORO RISOLTO ENTRO 2011

marzo 19, 2013

In merito all’argomento del titolo ,si richiama l’attenzione sul sottostante Messaggio Inps n.4678/20013 ,con cui  l’Istituto  illustra il decreto 8 ottobre 2012 relativo ai 55 mila nuovi salvaguardati  ,che sono stati aggiunti ai primi 65 miila.

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Messaggio n. 4678
 
Allegati n.5
 
OGGETTO: Salvaguardia ai sensi dell’articolo 22 del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 e del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze dell’8 ottobre 2012 (c.d. salvaguardia dei 55.000).
   

 

AI DIRETTORI REGIONALI

AI DIRETTORI TERRITORIALI

 

L’articolo 22, comma 1, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 (allegato 1), fermo restando le disposizioni di salvaguardia stabilite dall’articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011, dall’articolo 6, commi 2-ter e 2-quater, della legge n. 14 del 2012 e del decreto interministeriale del 1° giugno 2012, stabilisce che le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, continuano ad applicarsi a 55.000 soggetti appartenenti alle sottoindicate categorie di lavoratori, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011.

 

Il comma 2 del predetto articolo 22 ha, altresì, stabilito che l’Istituto provvede al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico di 55.000 domande di pensione, l’Istituto non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefìci in argomento.

 

L’articolo 24 del decreto legge in argomento ha altresì previsto, per gli anni 2012, 2013 ed a decorrere dal 2014, la copertura finanziaria annuale degli oneri derivanti dall’articolo 22.

 

Come previsto dal comma 2 del citato articolo 22, il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze dell’8 ottobre 2012 (allegato 2), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 21 gennaio 2013, ha definito le modalità di attuazione della salvaguardia in argomento.

 

Con il presente messaggio, a scioglimento della riserva formulata al punto 6 del messaggio n. 13343 del 9 agosto 2012, si forniscono le prime istruzioni operative per l’applicazione delle disposizioni in oggetto.

 

1. Tipologie di lavoratori e criteri di ammissione alla salvaguardia

 

Preliminarmente, si elencano le tipologie di lavoratori di cui all’articolo 22, comma 1, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 convertito, con modificazioni, dalla 7 agosto 2012, n. 135 e dell’articolo 2 del decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012 ed i relativi criteri di ammissione alla salvaguardia:

Lavoratori di cui all’articolo 22, comma 1, della legge n. 135 del 2012 e del decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012   Criteri di ammissione alla salvaguardia
a) lavoratori per i quali le imprese hanno stipulato in sede governativa accordi finalizzati alla gestione delle eccedenze occupazionali con utilizzo di ammortizzatori sociali   Accordi stipulati in sede governativa entro il 31.12.2011 Cessazione dall’attività lavorativa e collocamento in mobilità ai sensi degli artt. 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 in data precedente, pari o successiva al 4.12.2011 

Perfezionamento dei requisiti pensionistici entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità ai sensi dell’art. 7, commi 1 e 2, della legge n. 223 del 1991, ovvero, ove prevista, della mobilità lunga ai sensi dell’art. 7, commi 6 e 7, della legge n. 223 del 1991

b) lavoratori per i quali era previsto da accordi l’accesso ai Fondi di solidarietà di settore di cui all’articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 1996   Accordi stipulati alla data del 4.12.2011 Titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà di settore di cui all’art. 2, comma 28, della legge n. 662 del 1996 da data successiva al 4.12.2011 

Permanenza a carico dei Fondi di solidarietà di settore fino a 62 anni di età

c) lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione Autorizzazione antecedente alla data del 4.12.2011 Non rioccupati dopo l’autorizzazione 

Con almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data del 6.12.2011

 

Decorrenza della pensione entro il 6.1.2015

d) lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro:- in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articolo 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civileovvero- in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale Data di risoluzione del rapporto di lavoro entro il 31.12.2011 Non rioccupati in qualsiasi altra attività lavorativa successivamente alla data di risoluzione del rapporto di lavoro 

Decorrenza della pensione entro il 6.1.2015

 

 

L’articolo 6 del citato decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012 ha ripartito come segue il numero complessivo dei 55.000 soggetti interessati alla concessione del beneficio di cui al comma 1 dell’articolo 22 del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 convertito, con modificazioni, dalla 7 agosto 2012, n. 135:

Tipologia di soggetti Contingente numerico 
Lavoratori destinatari di programmi di gestione delle eccedenze occupazionali con utilizzo degli ammortizzatori sociali, sulla base di accordi stipulati in sede governativa entro il 31 dicembre 2011 (lett. a) 40.000
Fondi di solidarietà (lett. b) 1.600
Prosecutori volontari (lett. c) 7.400
Lavoratori cessati ai sensi dell’art. 6, comma 2-ter, del decreto legge n. 216 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012 (lett. d) 6.000
TOTALE 55.000

Con riferimento ai lavoratori di cui all’articolo 24, comma 14, lettere da a) a d), della legge n. 214 del 2011 ed all’articolo 2, comma 1, lettere da a) a d), del decreto interministeriale dell’1.6.2012 (allegato 3), rimasti esclusi dal beneficio di cui all’articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011 (c.d. salvaguardia dei 65.000), le Sedi avranno cura di riesaminare le relative posizioni verificando la sussistenza dei requisiti e delle condizioni di cui all’articolo 22 della legge n. 135 del 2012 ed al decreto interministeriale dell’8.10.2012 ai fini del riconoscimento del relativo beneficio (c.d. salvaguardia dei 55.000).

 

Le Sedi avranno altresì cura di segnalare, tramite la casella di posta elettronica dedicata di cui al successivo punto 7 del presente messaggio, i nominativi dei lavoratori in possesso dei requisiti richiesti per beneficiare della c.d. salvaguardia dei 55.000 non inseriti nell’applicativo MONITORAGGIO 65MILA.

 

2. Particolarità relative alle singole categorie di lavoratori salvaguardati (art. 22, comma 1, della legge n. 135 del 2012)

 

2.1 Lavoratori per i quali le imprese hanno stipulato in sede governativa entro il 31.12.2011 accordi finalizzati alla gestione delle eccedenze occupazionali con utilizzo di ammortizzatori sociali (art. 22, comma 1, lettera a))

 

Il contingente numerico per questa tipologia di lavoratori è stato fissato in 40.000 unità.

 

Il criterio ordinatorio del monitoraggio delle disponibilità nel plafond assegnato alla categoria è quello della data di cessazione del rapporto di lavoro.

 

Potenziali destinatari della salvaguardia sono i lavoratori per i quali le imprese hanno stipulato in sede governativa entro il 31 dicembre 2011 accordi finalizzati alla gestione delle eccedenze occupazionali con utilizzo di ammortizzatori sociali, ancorché alla data del 4 dicembre 2011 gli stessi lavoratori ancora non risultano cessati dall’attività lavorativa e collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, i quali maturano i requisiti per il pensionamento, vigenti prima del 6 dicembre 2011, entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità di cui all’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223 ovvero, ove prevista, della mobilità lunga ai sensi dell’articolo 7, commi 6 e 7, della medesima legge.

 

Nel computo di detti lavoratori devono essere considerati anche quelli ai quali è stata estesa, da disposizioni legislative successive, l’applicazione della legge n. 223 del 1991, più precisamente:
1) l’articolo 7, comma 7, della legge 19 luglio 1993, n. 236, e successive modificazioni ed integrazioni, relativo ai lavoratori licenziati da aziende del commercio con più di 50 dipendenti e fino a 200, ( tali lavoratori sono indicati in procedura dsweb con codice intervento 013, per effetto della data di licenziamento fino al 30.12.2012), da agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti e da imprese di vigilanza (tali lavoratori sono indicati in procedura dsweb con codice intervento 014, per effetto della data di licenziamento fino al 30.12.2012);

 

2) l’art. 1 bis del decreto legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito in legge 3 dicembre 2004, n. 291 integrato e modificato dell’articolo 2, commi 1 e 2, del decreto legge 28 agosto 2008, n. 134, convertito in legge 27 ottobre 2008, n. 166 relativo ai lavoratori del trasporto aereo e delle società derivate (in procedura dsweb indicati con codice intervento 562);

 
3) l’articolo 2, comma 37, della legge 22 dicembre 2008, n. 203 relativo ai lavoratori delle società di gestione aeroportuale e delle società da queste derivate (in procedura dsweb indicati con codice intervento 561).

 

Ai lavoratori di cui al presente punto destinatari del beneficio in parola  continua ad applicarsi la disciplina in materia di indennità di mobilità in vigore alla data del 31 dicembre 2011, con particolare riguardo al regime della durata.

 

Atteso che la prestazione dell’indennità di mobilità può essere sospesa nei casi previsti dalle disposizioni di legge vigenti, si precisa che il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità ordinaria – entro il quale deve avvenire la maturazione dei requisiti per il pensionamento-  deve essere verificato tenendo conto della data del 21 gennaio 2013, data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del predetto decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012.

 

Pertanto, gli eventuali periodi di sospensione della percezione dell’indennità di mobilità, successivi al 21 gennaio 2013, non possono essere considerati rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione entro il quale devono maturare i requisiti per il pensionamento.

 

Ne consegue anche che i periodi di sospensione non potranno in ogni caso essere considerati, ai fini della determinazione del periodo di fruizione, per i lavoratori licenziati successivamente alla predetta data del 21 gennaio 2013. 

Si specifica, inoltre, che i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità in deroga non rientrano nel novero dei destinatari della salvaguardia in parola, posto che la norma di legge in argomento si riferisce ai lavoratori che godono dell’indennità di mobilità di cui all’art. 7, commi 1 e 2, della legge n. 223 del 1991 e dunque alla sola indennità di mobilità ordinaria. Al riguardo, si fa rinvio ai chiarimenti forniti al punto 1 del messaggio n. 3890 del 5 marzo 2013.

 

Si precisa infine che i lavoratori per i quali le imprese hanno stipulato accordi in sede non governativa (per es: accordi aziendali o regionali o comunque locali) sono esclusi dalla presente salvaguardia.

 

Con riferimento ai lavoratori in esame, l’articolo 3 del decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012 ha disposto che le imprese comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro:

 

-      entro il 20 febbraio 2013 e cioè entro 30 gg. dalla data di pubblicazione del decreto interministeriale sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 21 gennaio 2013, l’elenco nominativo dei lavoratori licenziati entro il 31 dicembre 2012, indicando per ogni lavoratore interessato la data del licenziamento;

 

-      entro il 31 marzo di ogni anno successivo al 2012 l’elenco nominativo dei lavoratori che saranno licenziati, in ciascun anno di riferimento, in base al programma di gestione delle eccedenze, indicando per ogni lavoratore interessato la data del licenziamento.

 

Detti elenchi di lavoratori dovranno essere trasmessi al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro, utilizzando un file Excel  che dovrà esporre i dati secondo il modello di cui all’allegato 4.

 

Tale modello sarà debitamente pubblicato nei siti istituzionali del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dell’Inps, nei quali sarà specificato l’indirizzo elettronico presso cui inviare detto file.

 

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro provvederà successivamente a trasmette all’Istituto, entro 15 giorni  dal ricevimento, l’elenco nominativo dei lavoratori licenziati e/o da licenziare, attestando che detti elenchi scaturiscono da accordi governativi stipulati entro il 31.12.2011.  

 

L’Istituto al ricorrere dei prescritti requisiti, ammette, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, i nominativi dei lavoratori in essi contenuti alla procedura di monitoraggio per l’identificazione dei potenziali destinatari della salvaguardia in argomento.

 

2.2 Lavoratori per i quali era previsto da accordi stipulati alla data del 4.12.2011 l’accesso ai Fondi di solidarietà di settore di cui all’articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 1996 (art. 22, comma 1, lettera b))

 

Il contingente numerico per questa tipologia di lavoratori è stato fissato in 1.600 unità.

 

Il criterio ordinatorio del monitoraggio delle disponibilità nel plafond assegnato alla categoria è quello della data di cessazione del rapporto di lavoro.

 

Potenziali destinatari della salvaguardia sono i titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà di settore di cui all’art. 2, comma 28, della legge n. 662 del 1996 da data successiva al 4.12.2011, sulla base di accordi stipulati entro il 4 dicembre 2011.

Per tali lavoratori è prevista la permanenza a carico dei citati Fondi fino a 62 anni di età, ancorché gli stessi maturino prima del compimento della predetta età i requisiti per l’accesso al pensionamento previgenti.

Per gli assegni erogati dai Fondi di solidarietà del personale del credito e del personale del credito cooperativo, nonché del personale del Gruppo Ferrovie dello Stato, la scadenza dell’assegno – esclusivamente per consentire la maturazione dei 62 anni di età – può superare il periodo massimo individuale di permanenza nel Fondo di settore, avendo i relativi Comitati amministratori assunto in merito apposite delibere.

 

Come comunicato al punto 4) del messaggio n. 20944 del 19.12.2012, le domande presentate con decorrenza assegno straordinario dal 1° febbraio 2013 hanno carattere di prenotazione e sono acquisite dalle Sedi solo dopo l’autorizzazione alla liquidazione da parte della Direzione centrale pensioni.

Dal monitoraggio effettuato per l’individuazione – tra i titolari di assegno straordinario alla data del 4 dicembre 2011 e tra i titolari di assegno straordinario da data successiva – dei destinatari della normativa in deroga, è risultato che i due contingenti  numerici dei soggetti appartenenti alla categoria dei Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito, pari rispettivamente a 17.710 unità e 1.600 unità, che possono usufruire, a decorrere dal 1° gennaio 2012, della normativa previgente la riforma per l’accesso la pensionamento, è da considerarsi esaurito con la decorrenza 1° aprile 2013 (cfr. messaggio n. 3771 del 4 marzo 2013).

 

Tuttavia, la Direzione centrale pensioni continuerà ad effettuare l’attività di monitoraggio illustrata nel citato messaggio del 19 dicembre 2012, con cadenza mensile, al fine di tenere conto delle eventuali disponibilità che si dovessero verificare nel plafond assegnato.

 

Poiché con riguardo al secondo contingente (pari a 1.600 unità) la legge n. 135/2012 prevede un termine iniziale (anno 2014) per la relativa copertura finanziaria, ma non un termine finale, le Sedi potranno prendere in considerazione anche le domande di assegno straordinario finalizzato alla pensione in deroga con decorrenza successiva al 31 dicembre 2019.

 

2.3 Lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione (art. 22, comma 1, lettera c))

 

Il contingente numerico per questa tipologia di lavoratori è stato fissato in 7.400 unità.

 

Il criterio ordinatorio del monitoraggio delle disponibilità nel plafond assegnato alla categoria è quello della data di cessazione del rapporto di lavoro.

 

Potenziali destinatari della salvaguardia sono i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione antecedentemente al 4 dicembre 2011 che:

 

-      perfezionano i requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima del 6 dicembre 2011, entro il 6 gennaio 2015 (entro il trentaseiesimo mese successivo al 6.12.2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011);

 

-      non hanno ripreso alcuna attività lavorativa successivamente alla data di autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione, ad eccezione dello svolgimento di lavoro socialmente utile che non comporta l’instaurazione di un rapporto di lavoro (cfr. punto 2.4 del messaggio n. 13343 del 9.8.2012);

 

-      possono far valere almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data del 6 dicembre 2011.

 

La condizione della mancata ripresa di alcuna attività lavorativa successivamente alla data di autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione, deve essere resa nota dall’interessato mediante la sottoscrizione della dichiarazione di responsabilità ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000 e verificata sulla base delle informazioni delle banche dati nella disponibilità dell’Istituto. A tal riguardo si fa rinvio a quanto chiarito al punto 3 del messaggio n. 1500 del 24.1.2013.

 

Si precisa che le autorizzazioni ai versamenti volontari relative a periodi di lavoro part-time (art. 8 del d.lgs. n. 564 del 1996), nonché, a periodi di sospensione del rapporto di lavoro non coperti da contribuzione (es. aspettative non retribuite), non potendo essere equiparate alle autorizzazioni alla prosecuzione volontaria relative a periodi di cessazione del rapporto di lavoro, non consentono ai lavoratori autorizzati di beneficiare della salvaguardia in esame (vedi punto 2.4.1 del messaggio n. 13343 del 9.8.2012).

 

2.4 Lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto in ragione di accordi individuali o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo (art. 22, comma 1, lettera d))

 

Il contingente numerico per questa tipologia di lavoratori è stato fissato in 6.000 unità.

 

Il criterio ordinatorio del monitoraggio delle disponibilità nel plafond assegnato alla categoria è quello della data di cessazione del rapporto di lavoro.

 

Potenziali destinatari della salvaguardia sono i lavoratori il cui rapporto di lavoro si è risolto entro il 31.12.2011:

 

-      in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del c.p.c.,

ovvero,

-      in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale,

 

a condizione che:

 

-      successivamente alla data di risoluzione del rapporto di lavoro, non si sono rioccupati in qualsiasi altra attività lavorativa;

 

-      risultano in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla disciplina pensionistica vigente prima del 6.12.2011, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 6.1.2015 (entro il trentaseiesimo mese successivo al 6.12.2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011);

 

-      la data di cessazione del rapporto di lavoro risulta da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie alle Direzioni territoriali del lavoro, ovvero, altri soggetti equipollenti individuati sulla base di disposizioni normative o regolamentari.

 

Con riferimento ai lavoratori di cui al presente punto gli articoli 4 e 5 del decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012 hanno disposto quanto segue.

 

Le istanze di accesso al beneficio di cui alla norma in esame, corredate dagli accordi che hanno dato luogo alla cessazione del rapporto di lavoro, devono essere presentate entro il 21 maggio 2013 (entro 120 gg. dalla data di pubblicazione del decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012 nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 21.1.2013) alle Direzioni territoriali del lavoro innanzi alle quali sono stati sottoscritti gli accordi individuali, ovvero, in caso di accordi collettivi, alle  Direzioni territoriali del lavoro competenti in base alla residenza dei lavoratori cessati.

 

Per l’esame delle predette istanze sono istituite specifiche Commissioni presso le competenti Direzioni territoriali del lavoro.

 

Dette Commissioni sono composte da due funzionari della Direzione territoriale del lavoro, di cui uno con funzioni di Presidente, nonché da un funzionario dell’Inps, designato dal Direttore provinciale della Sede di appartenenza.

 

Le decisioni di accoglimento emesse dalle predette Commissioni vengono comunicate con tempestività all’Inps, anche con modalità telematica.

 

Avverso i provvedimenti delle Commissioni l’interessato può presentare riesame entro 30 gg. dalla data di ricevimento dello stesso, innanzi alla Direzione territoriale del lavoro presso cui è stata presentata l’istanza.

 

Con riferimento alla categoria di lavoratori di cui al presente punto si fa rinvio ai chiarimenti forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la circolare n. 6 del 25 gennaio 2013 (allegato 5).

 

In particolare, nella predetta circolare è stato chiarito che “la procedura di cui alla presente Circolare è da considerarsi altra e diversa rispetto a quella contenuta nella circolare n. 19/2012 in quanto risulta essere diversa la normativa di riferimento in base alla quale, in presenza dei requisiti richiesti, è possibile presentare ISTANZA di ammissione al beneficio, il cui contingente numerico è stabilito dal D.I. 8 ottobre 2012.”

 

Pertanto, i lavoratori di cui all’articolo 6, comma 2-ter, della legge n. 14 del 2012 ed all’articolo 2, comma 1, lett. g) e h), del decreto interministeriale dell’1 giugno 2012, le cui domande di accesso al beneficio di cui all’articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011, siano state accolte dalle competenti Commissioni delle Direzioni territoriali del lavoro e, tuttavia, siano rimasti esclusi (es. per incapienza del contingente numerico) dal predetto beneficio, sono tenuti a presentare istanza per l’accesso al beneficio di cui all’articolo 22 della legge n. 135 del 2012 ed al decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012, alle competenti Commissioni delle Direzioni territoriali del lavoro entro il 21 maggio 2013.

 

Ne deriva che le decisioni delle competenti Commissioni delle Direzioni territoriali del lavoro di accoglimento delle istanze presentate dai lavoratori di cui all’articolo 6, comma 2-ter, della legge n. 14 del 2012 ed all’articolo 2, comma 1, lettere g) e h), del decreto interministeriale dell’1 giugno 2012, rimasti esclusi dal beneficio di cui all’articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011, non sono utili per l’ammissione alla salvaguardia di cui all’articolo 22 della legge n. 135 del 2012 ed al decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012.

 

3. Disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze applicabili ai lavoratori salvaguardati.

 

Ai lavoratori di cui ai punti 1 e 2 del presente messaggio continuano a trovare applicazione le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011.

 

A tal riguardo si fa rinvio ai chiarimenti forniti con riferimento ai lavoratori di cui all’articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011 ed all’articolo 6, commi 2-ter e 2-quater, della legge n. 14 del 2012:

 

- nell’allegato n. 4 del messaggio n. 13343 del 9.8.2012;

- nei punti 1,2,3.1,3.2,4 del messaggio n. 20600 del 13.12.2012;

- nel punto 3 del messaggio n. 1500 del 24.1.2013.

 

4. Monitoraggio

 

Con messaggio dedicato saranno illustrate le modalità applicative delle disposizioni in oggetto, nonché del riesame delle posizioni già trattate ai fini della salvaguardia disciplinata dal decreto interministeriale 1° giugno 2012.

5. Punto di Consulenza “Sportello Amico”

 

Come noto, con i messaggi  nn. 12196 e 12310 del 2012 sono state fornite  le istruzioni operative per l’attivazione e gestione dei Punti di Consulenza “Sportello Amico” in favore dei lavoratori interessati alla salvaguardia di cui all’articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011 ed all’articolo 6, commi 2-ter e 2-quater, della legge n. 14 del 2012.

 

Nel confermare  le disposizioni già impartite, anche per le tipologie di lavoratori ammessi alla c.d. salvaguardia dei 55.000 ed al fine di assicurare il corretto ed efficace svolgimento del servizio, si rammenta la necessità che:

 

?      ciascuna struttura territoriale attivi almeno un punto di consulenza “Sportello Amico”;

?      l’orario di ricevimento dello sportello, conformemente a quanto stabilito con la circolare n. 66 del 2012, non sia inferiore a 28 ore settimanali per le Agenzie interne e complesse ed a 20 ore per le Agenzie territoriali.

 

6. Sinergie

 

Per quanto riguarda le sinergie tra le Sedi Inps, Gestione ex Inpdap, Gestione ex Enpals e le Direzioni territoriali del lavoro, anche alla luce di quanto chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella circolare n. 6 del 25.1.2013, si fa rinvio alle disposizioni contenute nei punti 3 e 3.1 del messaggio n. 13343 del 9.8.2012 e nel punto 2 del messaggio 14907 del 14.9.2012.

 

In particolare, al fine di procedere alle operazioni di monitoraggio di cui al precedente punto 4, i funzionari Inps componenti delle Commissioni presso le Direzioni territoriali del lavoro trasmettono tempestivamente ai propri referenti regionali i dati identificativi (nome, cognome, codice fiscale, data di cessazione del rapporto di lavoro, natura individuale o collettiva dell’accordo di incentivo all’esodo) dei soggetti di cui al punto 2.4 del presente messaggio, le cui domande di accesso alla c.d. salvaguardia dei 55.000 sono state accolte dalle predette Commissioni.

 

I referenti regionali provvedono alla formazione di un elenco regionale contenente i dati identificativi dei predetti soggetti ed all’invio dello stesso alla Direzione Centrale Pensioni, tramite la casella di posta elettronica di cui al successivo punto.

 

Resta fermo l’obbligo – di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto interministeriale dell’8 ottobre 2012 ed alla circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 6 del 25 gennaio 2013 – delle Commissioni presso le Direzioni territoriali del lavoro di comunicare all’Inps, anche con modalità telematica e preferibilmente a mezzo PEC, le decisioni di accoglimento delle istanze di accesso al beneficio di cui all’articolo 22 della legge n. 135 del 2012 presentate dai soggetti di cui al punto 2.4 del presente messaggio.

 

7. Caselle di posta elettronica

 

Per la soluzione dei quesiti di carattere normativo e/o tecnico attinenti l’applicazione delle disposizioni in oggetto è stata istituita la casella di posta elettronica “Salvaguardia55@inps.it”, priva di rilevanza esterna.

 

Pertanto, i predetti quesiti possono essere indirizzati, esclusivamente per il tramite delle strutture regionali, alle seguenti caselle di posta elettronica:

 

a) salvaguardia55@inps.it;

b) dctrattpensuff1@inpdap.gov.it per i lavoratori iscritti alla Gestione ex Inpdap;

c) dpp@enpals.it per i lavoratori iscritti alla Gestione ex Enpals.

 

Sarà fornito riscontro ai soli quesiti inoltrati nel rispetto delle indicazioni di cui sopra.

  Il Direttore Generale  
  Nori  

 

Allegato N.1
Allegato N.2
Allegato N.3
Allegato N.4
Allegato N.5

DEROGA DIVIETO PAGAMENTO CONTANTI MULTE STRADALI IMPORTO SUPERIORE MILLE EURO .

marzo 19, 2013

Il Ministero dell’interno con un parere del 6 febbraio divulgato dal comando della polizia municipale di Torino con la circolare del 20 febbraio 2013, n. 25, ha chiarito che chi deve pagare una multa salata in contante alla polizia stradale non deve preoccuparsi del vincolo sulla tracciabilità obbligatorio per gli importi superiori a 1.000 euro. Quando i pagamenti sono effettuati a favore dello stato o degli altri enti pubblici infatti è sempre possibile derogare alle strette disposizioni previste dal D.Lgs. n. 231/2007.

CHIARIMENTI MSE PER MESTIERE MECCATRONICO

marzo 19, 2013

La legge n.224/12 ,contenente  la modifica   all’articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 122, concernente la disciplina dell’attivita’ di autoriparazione. ,in vigore dal 05/01/2013,all’art 1 recita:”..l’attivita’ di autoriparazione si distingue nelle attivita’ di: a) meccatronica; b) carrozzeria; c) gommista»

Riguardo alla nuova figura del meccatronico (meccanico+elettrauto) ,il MSE ha fornito chiarimenti con la circolksare n.3659/2013,in cui a proposito della nuova figura del meccatronico( ossia meccanico ed elettrauto). risulta stabilito che:

-Chi intende acquisire la qualifica ed ha lavorato come operaio specializzato o responsabile tecnico deve dimostrare, con una dichiarazione sostitutiva del titolare o legale rappresentante, di aver operato, almeno tre anni negli ultimi cinque, su sistemi complessi.;

-Per le imprese esistenti, la legge prevede una transizione di cinque anni entro i quali sia il meccanico che l’elettrauto devono frequentare un corso che li abilita alla nuova professione o documentare con fatture lo svolgimento di tali lavori, senza dover, quindi, frequentare alcun corso.

Di seguito il testo integrale della citata circolare  del MSE

 ————————————————————————————————

 .L’introduzione della sezione meccatronica, in sostituzione delle precedenti sezioni meccanica/motoristica ed elettrauto, nasce dalla consapevolezza che nelle automobili e motoveicoli recenti è impossibile scindere l’aspetto motoristico da quello elettronico. Di fatto, l’evoluzione tecnologica ha contribuito al superamento della dicotomia elettrauto – meccanico/motorista che oggi risulta definitivamente abbandonata.
Per ciò che concerne l’attività di meccatronica, dal 5 gennaio 2013, il preposto alla gestione tecnica deve possedere sia i requisiti tecnico-professionali per lo svolgimento dell’attività meccanica/motoristica e sia i requisiti tecnico professionali per l’attività di elettrauto.
Nello specifico, ai fini dello svolgimento dell’attività di meccatronica, il preposto alla gestione tecnica deve essere in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti tecnico professionali:

- avere esercitato l’attività di meccanica/motoristica ed elettrauto, alle dipendenze di imprese operanti nel settore nell’arco degli ultimi cinque anni, come operaio qualificato per almeno tre anni;
- avere frequentato, con esito positivo, un apposito corso regionale teorico-pratico con indirizzo attinente allo svolgimento contestuale dell’attività di meccanica/motoristica e di elettrauto, seguito da almeno un anno di esercizio dell’attività di autoriparazione, come operaio qualificato, alle dipendenze di imprese operanti nel settore nell’arco degli ultimi cinque anni;
- avere conseguito, in materia tecnica ai fini dello svolgimento contestuale dell’attività di meccanica/motoristica e di elettrauto, un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o un diploma di laurea.

L’avvento della sezione meccatronica ha effetti, anche, sulle imprese già operanti. Infatti le imprese iscritte nel registro delle imprese o nell’albo delle imprese artigiane:

- se abilitate sia alle attività di meccanica e motoristica sia a quella di elettrauto, sono abilitate di diritto allo svolgimento della nuova attività di meccatronica;
- se abilitate alle attività di meccanica o motoristica o a quella di elettrauto, possono proseguire le rispettive attività, fino al 4 gennaio 2018, con l’obbligo di integrare in tale periodo, la formazione del proprio tecnico qualificato. Di fatto, entro il 4 gennaio 2018, le persone preposte alla gestione tecnica, dovranno frequentare con esito positivo un corso professionale per completare le proprie competenze, qualora non siano in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti tecnico-professionali:

a) avere esercitato l’attività di meccanica/motoristica ed elettrauto, alle dipendenze di imprese operanti nel settore nell’arco degli ultimi cinque anni, come operaio qualificato per almeno tre anni;
b) avere conseguito, in materia tecnica ai fini dello svolgimento contestuale dell’attività di meccanica/motoristica e di elettrauto, un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o un diploma di laurea.

In mancanza di almeno uno dei requisiti tecnico-professionali alla data del 4 gennaio 2018, la persona preposta alla gestione tecnica non potrà più ricoprire tale incarico.
Inoltre, qualora la persona preposta alla gestione tecnica, anche se titolare dell’impresa, abbia già compiuto cinquantacinque anni alla data del 5 gennaio 2013, essa potrà proseguire l’attività fino al compimento dell’età prevista, per il conseguimento della pensione di vecchiaia.

CIRCOLARE INPS PERMESSI OBBLIGATORI E FACOLTATIVI PATERNITA’

marzo 19, 2013

 Si riporta   di seguito il testo della  circolare Inps n.40/13 contenente istruzioni per l’applicazione dei permessi di cui al titolo.

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1 – Premessa e quadro normativo

La legge 28 giugno 2012, n. 92, recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, pubblicata nella G. U. n. 153 del 3/7/2012 supplemento ordinario n. 136, ha previsto alcuni interventi volti alla promozione di una “cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

In particolare il comma 24 lettera a) dell’art. 4 istituisce per il padre, lavoratore dipendente, un congedo obbligatorio (un giorno) e un congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre (due giorni), d’ora innanzi denominato “congedo facoltativo”.

Con decreto del 22 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2013, n. 37, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha definito i criteri di accesso e modalità di utilizzo dei congedi.

 

2 – Ambito di applicazione

Il congedo obbligatorio ed il congedo facoltativo, di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92, sono fruibili dal padre, lavoratore dipendente, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio. Pertanto tale termine resta fissato anche nel caso di parto prematuro, ipotesi nella quale la madre potrebbe invece far slittare il termine di inizio del congedo obbligatorio (NOTA 1)

La disciplina si applica agli eventi parto, adozioni e affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013.

Alla luce di quanto disposto dall’art.1, commi 7 e 8 della citata legge 92 del 2012, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, ha chiarito che la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, sino all’approvazione di apposita normativa che, su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione, individui e definisca gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

Analogamente a quanto disposto per il congedo di maternità obbligatorio, la durata del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo del padre non subisce variazioni nei casi di parto plurimo.

 

2.1 Congedo obbligatorio

Il congedo obbligatorio di un giorno è fruibile dal padre entro il quinto mese di vita del bambino e quindi durante il congedo di maternità della madre lavoratrice o anche successivamente purché entro il limite temporale sopra richiamato.

Si precisa che il congedo del padre si configura come un diritto autonomo e pertanto esso è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio.

Il giorno di congedo obbligatorio è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità ai sensi dell’articolo 28 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

 

2.2 Congedo facoltativo

La fruizione, da parte del padre lavoratore dipendente, del congedo facoltativo, ai sensi del secondo periodo dell’articolo 4, comma 24, lettera a) citato, di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.

Il dettato normativo configura questa fattispecie non come un diritto autonomo bensì come un diritto derivato da quello della madre lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata che in tal caso dovrà, ovviamente, trovarsi in astensione dall’attività lavorativa.

Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all’astensione della madre.

Si precisa che il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo (uno o due giorni).

Si precisa che il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del congedo di maternità.

 

2.3 Padre adottivo o affidatario

Gli istituti di cui ai precedenti punti 2.1 e 2.2 si applicano anche al padre adottivo o affidatario e il termine del quinto mese decorre dall’effettivo ingresso in famiglia del minore nel caso di adozione nazionale o dall’ingresso del minore in Italia nel caso di adozione internazionale.

 

3 – Trattamento economico, normativo.

Il padre lavoratore dipendente ha diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo ad un’indennità giornaliera a carico dell’INPS, pari al 100 per cento della retribuzione.

Al trattamento normativo e previdenziale si applicano le disposizioni previste in materia di congedo di paternità dagli articoli 29 e 30 del decreto legislativo n. 151 del 2001.

Pertanto, l’indennità è anticipata dal datore di lavoro – e successivamente conguagliata con modalità che saranno illustrate con successivo messaggio – fatti salvi i casi in cui sia previsto il pagamento diretto da parte dell’INPS, come previsto per l’indennità di maternità in generale (msg. INPS n.18529 del 13 luglio 2010 e msg. INPS n.28997 del 18 novembre 2010).

 

4. Modalità di fruizione

Ai sensi dell’art.3 del decreto ministeriale del 22 dicembre 2012, per poter usufruire dei giorni di congedo il padre deve comunicare in forma scritta al datore di lavoro le date in cui intende fruirne, con un anticipo di almeno quindici giorni, e ove richiesti in relazione all’evento nascita, sulla base della data presunta del parto.

Il datore di lavoro comunica all’INPS le giornate di congedo fruite, attraverso il flusso uniemens.

A tal fine saranno fornite specifiche istruzioni.

Nel caso di domanda di congedo facoltativo il padre lavoratore allega alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quelli richiesti dal padre, con conseguente riduzione del congedo di maternità. La predetta dichiarazione di non fruizione deve essere presentata anche al datore di lavoro della madre a cura di uno dei due genitori.

L’Istituto provvederà alle verifiche necessarie per accertare la correttezza dei comportamenti dei fruitori dei congedi. La riduzione andrà operata, stante la possibilità di fruirne in contemporanea da entrambi i genitori, nel giorno o nei giorni finali del congedo obbligatorio della madre.

Si richiama l’attenzione sul fatto che i congedi non possono essere frazionati ad ore.

 

5. Compatibilità con altre prestazioni a sostegno del reddito

Il congedo obbligatorio per il padre ed il congedo facoltativo sono fruibili in costanza di rapporto di lavoro nonché nelle ipotesi descritte dall’art. 24 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

In particolare, entrambi i congedi possono essere richiesti anche durante il periodo indennizzato per indennità di disoccupazione (ASpI) e mini ASpI, nel periodo transitorio durante la percezione dell’indennità di mobilità e del trattamento di integrazione salariale a carico della cassa integrazione guadagni con le stesse modalità previste nel sopra menzionato art. 24 d.lgs.151/2001 con riferimento ai periodi di congedo di maternità. Di conseguenza, in tali periodi, analogamente a quanto previsto in materia di congedo di maternità, è prevalente l’indennità per la fruizione dei congedi in argomento, di cui all’art. 4, comma 24, lett. a) della citata legge 92/2012, rispetto alle altre prestazioni a sostegno del reddito, che sono, pertanto, incumulabili.

In entrambi i congedi sono riconosciuti gli assegni per il nucleo familiare (ANF).

 

6. Trattamento previdenziale ( contribuzione figurativa ) del congedo obbligatorio e facoltativo del padre.

Ai sensi dell’art.2, comma 2, del decreto ministeriale 22.12.2012, al congedo obbligatorio e facoltativo del padre di cui all’art. 4, comma 24, lett.a della legge n.92/2012, si applica la disposizione prevista in materia di congedo di paternità dall’art.30 del D.Lgs.n.151 /2001.

Come è noto, il predetto articolo 30, nel disciplinare il trattamento previdenziale del congedo di paternità di cui all’art.28 del D.lgs.151/2001, rinvia a sua volta all’art. 25 del citato decreto 151, che disciplina il trattamento previdenziale (contributi figurativi ), sia per il periodo di congedo di maternità caduto in corso di rapporto di lavoro ( art.25, comma 1 ) sia per il periodo corrispondente al congedo di maternità trascorso al di fuori del rapporto di lavoro (art.25 comma 2).

Al riguardo va evidenziato che il congedo obbligatorio del padre si configura come un diritto aggiuntivo a quello della madre ed autonomo rispetto ad esso, in quanto spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio. Pertanto, esclusivamente per l’ipotesi di congedo obbligatorio del padre di cui sopra, la contribuzione figurativa nel periodo trascorso al di fuori del rapporto di lavoro è riconosciuta analogamente a quanto accade per il congedo obbligatorio della madre (artt.16 e 17 del citato testo unico), a condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro (art.25 comma 2). La contribuzione dovrà essere valorizzata in base a quanto previsto dalle disposizioni vigenti e varrà ai fini del diritto e della misura della pensione, fatte sempre salve le disposizioni specifiche che limitino o escludano l’efficacia della contribuzione figurativa.

Ove il lavoratore dipendente si trovi in congedo di paternità previsto dall’art. 28 del D.lgs.n.151/2001, potrà chiedere il congedo obbligatorio di cui all’art. 4, comma 24, lett. a, della legge 92/2012 ( ciò in forza di quanto previsto dall’ art.1, comma 6, DM 22.12.2012). Anche in questo caso, la contribuzione figurativa a copertura del giorno di fruizione del congedo obbligatorio sarà valorizzata secondo le disposizioni vigenti e la scadenza del congedo di paternità ex art. 28 del D.lgs.151 si sposterà di un giorno.

La contribuzione figurativa per il congedo obbligatorio e facoltativo di cui all’art.4, comma 24, lett.a della legge 92/2012, spetterà anche nei casi di applicazione dell’art. 24 del D.Lgs.151/2001 previsti dal paragrafo 5 della presente circolare.

 

(1) Cfr. sentenza della Corte Costituzionale n.116 del 7 aprile 2011, pubblicata in G.U. il 13 aprile 2011.

PROVVEDIMENTI CIGS AZIENDE ABRUZZO

marzo 18, 2013

Di seguito si riporta l’elenco delle aziende operanti in Abruzzo per cui  ,nel periodo dall’1 al 15 marzo 2013 ,il Ministero del Lavoro ha emesso il provvedimento di cigs

Denominazione Azienda :    COMPASS GROUP ITALIA c/o Denso Manufacturing Italiacon sede in :   MILANO
Unità di :    SAN SALVO Prov :    CH
Settore:    MENSE
Decreto del  04/03/2013 n.  71682
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   10/09/2012   al   31/10/2012

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Denominazione Azienda :    SILDA SPA
con sede in :   GISSI Prov :    CH
Causale di Intervento :    Ristrutturazione aziendale
Unità di :    GISSI Prov :    CH
Settore:    Fabbricazione di calzature non in gomma
Decreto del  04/03/2013 n.  71675
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   16/07/2012   al   15/07/2014
Con autorizzazione al pagamento diretto

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Denominazione Azienda :    CALCESTRUZZI
con sede in :   BERGAMO Prov :    BG
Causale di Intervento :    Ristrutturazione aziendale
Unità di :    CHIETI Prov :    CH
Settore:    Produzione di calcestruzzo
Decreto del  13/03/2013 n.  71827
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal   01/08/2012   al   31/01/2013

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enominazione Azienda :    SACCI
con sede in :   ROMA Prov :    RM
Causale di Intervento :    Crisi aziendale
Unità di :    PESCARA
Decreto del  13/03/2013 n.  71856
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal   19/11/2012   al   18/11/2013
Con autorizzazione al pagamento diretto

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