CIRCOLARE AGENZIA ENTRATE INTERVENTI POPOLAZIONI SISMA MAGGIO 2012

novembre 20, 2012

Si richiama l’attenzione sulla sottostante Circolare 16 novembre 2012, n. 43/E con cui l’Agenzia Entrate fornisc e istruzioni per l’applicazione di quanto previsto dal

Decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74 circa gli Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici di maggio 2012.

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PREMESSA

1. LA SOSPENSIONE DI DIRITTO DEI PROCESSI E DEI TERMINI DELLE ATTIVITÀ PROCESSUALI PRESSO GLI UFFICI GIUDIZIARI DI FERRARA E MANTOVA

2. IL RINVIO D’UFFICIO DELLE UDIENZE PRESSO GLI UFFICI GIUDIZIARI DIVERSI DA FERRARA E MANTOVA

3. LA SOSPENSIONE DI DIRITTO DEI TERMINI NEI GIUDIZI PENDENTI PRESSO UFFICI GIUDIZIARI DIVERSI DA MANTOVA E FERRARA

3.1 La sospensione dei termini per i soggetti residenti o con sede nei comuni colpiti dal sisma

3.2 La sospensione dei termini per la mediazione tributaria

3.3 L’operatività della sospensione dei termini nei confronti di entrambe le parti del giudizio

4. L’ATTIVITA’ DEGLI UFFICI

PREMESSA

Con decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122 (di seguito: decreto), il Governo ha adottato interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che il 20 e il 29 maggio 2012 hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo.

L’articolo 6 del decreto contiene, tra l’altro, alcune disposizioni in ordine:

- alla sospensione dei processi civili, penali, amministrativi e di competenza di ogni altra giurisdizione speciale;

- al rinvio d’ufficio delle udienze;

- alla sospensione dei termini.

Con la presente circolare si forniscono chiarimenti e istruzioni per la gestione del contenzioso tributario, in applicazione delle predette disposizioni.

1. LA SOSPENSIONE DI DIRITTO DEI PROCESSI E DEI TERMINI DELLE ATTIVITÀ PROCESSUALI PRESSO GLI UFFICI GIUDIZIARI DI FERRARA E MANTOVA

L’articolo 6, comma 1, del decreto ha disposto la sospensione di diritto, fino al 31 dicembre 2012, dei “processi civili e amministrativi e quelli di competenza di ogni altra giurisdizione speciale pendenti alla data del 20 maggio 2012 presso gli uffici giudiziari aventi sede nei comuni colpiti dal sisma” (NOTA 1), ad eccezione delle cause relative “ai procedimenti cautelari” e “in genere delle cause rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti. In quest’ultimo caso, la dichiarazione di urgenza è fatta dal presidente in calce alla citazione o al ricorso, con decreto non impugnabile, e, per le cause già iniziate, con provvedimento del giudice istruttore o del collegio, egualmente non impugnabile”.

Con disposizione parallela, il successivo comma 2 ha stabilito la sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto del procedimento, da svolgere negli uffici giudiziari aventi sede nei comuni elencati nel predetto allegato. (NOTA 2)

Al riguardo si osserva che nei comuni predetti, come individuati nell’allegato 1 al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 1° giugno 2012, non vi sono sedi di uffici giudiziari tributari.

Tuttavia, l’articolo 67-septies, comma 1 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha successivamente esteso l’applicazione delle diposizioni del DL n. 74 del 2012 anche ai territori dei comuni di Ferrara e Mantova. (NOTA 3)

Di conseguenza, la sospensione dei processi e dei termini di cui ai citati commi 1 e 2 dell’articolo 6 in commento trova applicazione per le controversie tributarie che alla data del 20 maggio 2012 erano pendenti innanzi alle Commissioni tributarie provinciali di Ferrara e Mantova. (NOTA 4)

Per espresso disposto normativo, la sospensione non opera:

- nei confronti dei procedimenti cautelari; nella specie, nell’ambito della giurisdizione tributaria, la deroga concerne i procedimenti previsti dagli articoli 47 e 47-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, nonché le richieste di misure cautelari di cui all’articolo 22 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472;

- per le controversie per le quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti; in tal caso, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, ultimo periodo del decreto, nell’ambito del processo tributario la dichiarazione di urgenza è fatta dal presidente in calce al ricorso con decreto non impugnabile e, per le controversie per le quali sia già stata fissata la trattazione ai sensi dell’articolo 30, comma 1 del D.Lgs. n. 546 del 1992, con provvedimento non impugnabile del collegio.

Ai sensi del comma 2 dell’articolo 6 del decreto, sono inoltre sospesi, sempre fino al 31 dicembre 2012, anche i termini relativi al compimento di qualsiasi atto del procedimento da svolgersi presso le Commissioni tributarie provinciali di Ferrara e Mantova.

Si segnala, infine, che la valenza oggettiva della sospensione in esame opera a prescindere dalla residenza o dalla sede delle parti processuali o dei loro difensori.

2. IL RINVIO D’UFFICIO DELLE UDIENZE PRESSO GLI UFFICI GIUDIZIARI DIVERSI DA FERRARA E MANTOVA

A differenza della sospensione prevista dai precedenti commi 1 e 2 dell’articolo 6, la disposizione recata al successivo comma 3, concernente il rinvio delle udienze ha ad oggetto esclusivamente:

- i processi pendenti davanti ad uffici giudiziari che non hanno sede nei comuni colpiti dal sisma;

- nei quali almeno una delle parti processuali ovvero il difensore, qualora sia stato nominato in data antecedente al 20 maggio 2012, sia residente o abbia la sede nei comuni interessati dal sisma.

Qualora ricorrano congiuntamente le condizioni sopra richiamate, le udienze, fissate nel periodo dal 20 maggio al 31 dicembre 2012, sono d’ufficio rinviate a una data successiva al 31 dicembre.

Invero, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto, sono rinviate d’ufficio, a data successiva al 31 dicembre 2012, le udienze civili, amministrative e di ogni altra giurisdizione speciale, per le quali “le parti o i loro difensori, con nomina antecedente al 20 maggio 2012, sono soggetti che, alla data del 20 maggio 2012, erano residenti o avevano sede nei comuni interessati dal sisma”. (NOTA 5 )

La disposizione in commento fa in ogni caso salva “la facoltà dei soggetti interessati di rinunciare espressamente al rinvio”.

In proposito si osserva che attraverso la rinuncia espressa al rinvio la parte formula in sostanza un’istanza di trattazione della controversia che, in attuazione dei principi del contraddittorio e a tutela del diritto alla difesa, si ritiene debba essere notificata alla controparte costituita e depositata presso la Segreteria della Commissione tributaria. (NOTA 6)

3. LA SOSPENSIONE DI DIRITTO DEI TERMINI NEI GIUDIZI PENDENTI PRESSO UFFICI GIUDIZIARI DIVERSI DA MANTOVA E FERRARA

3.1 La sospensione dei termini per i soggetti residenti o con sede nei comuni colpiti dal sisma

In armonia con la disciplina relativa al rinvio delle udienze, al comma 4 dell’articolo 6 del decreto (NOTA 7) il legislatore ha disposto la sospensione dei termini perentori, legali e convenzionali.

In particolare, ai sensi della disposizione richiamata risultano sospesi, tra gli altri, i termini processuali “comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione”, per i soggetti che, alla data del 20 maggio 2012, erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attività lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni interessati dal sisma.

Per effetto della sospensione in esame, il computo dei termini resta quindi sospeso nel periodo che va dal 20 maggio 2012 al 31 dicembre 2012, per poi riprendere a decorrere alla fine del periodo di sospensione.

Qualora il termine inizi a decorrere durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito, sulla base della norma, alla fine del periodo.

Peraltro, nella sospensione prevista dalla norma in commento viene a ricadere il periodo di sospensione feriale dei termini processuali, previsto dall’articolo 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, che opera dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno.

Al riguardo, si ritiene che l’ordinario periodo di sospensione feriale di cui alla predetta legge n. 742 del 1969 debba considerarsi assorbito dal più ampio periodo individuato dall’articolo 6, comma 4, del decreto, che va dal 20 maggio al 31 dicembre 2012.

La soluzione è conforme alle tesi sostenute dalla giurisprudenza della Corte di cassazione (NOTA 8), secondo cui “poiché non tener conto di un periodo di tempo significa attribuirgli il valore zero, al fine dell’omissione, nel computo, dei giorni di sospensione è irrilevante che per uno stesso periodo la sospensione sia stata disposta dalla norma di deroga ordinaria sui termini feriali (L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1) o da una norma di deroga eccezionale …, perché il valore di ciascun giorno sospeso resta comunque zero” (Cass. 11 marzo 2010, n. 5924).

A chiarimento di quanto precisato, si consideri, a titolo esemplificativo, un avviso di accertamento – avente ad oggetto il recupero di una maggiore imposta per un valore superiore a euro 20.000 – notificato in data 10 maggio 2012 a un contribuente residente in uno dei comuni interessati dal sisma. Il termine di sessanta giorni per l’impugnazione dell’atto davanti alla Commissione tributaria è sospeso dal 20 maggio 2012 al 31 dicembre 2012, per effetto del comma 4 dell’articolo 6 del decreto. Dal 1° gennaio 2013 riprende a decorrere il termine di impugnazione per ulteriori 51 giorni.

Nel caso di ricorso relativo a controversia di valore superiore a euro 20.000, notificato in data 21 maggio 2012, il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio inizia a decorrere il 1° gennaio 2013.

3.2 La sospensione dei termini per la mediazione tributaria

La disciplina sulla sospensione dei termini trova applicazione anche nel  procedimento di mediazione tributaria (NOTA 9), sia con riferimento al termine per la proposizione dell’istanza, sia per quanto riguarda il termine di conclusione del procedimento, previsto al comma 9 dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992 (NOTA 10).

In particolare, per quanto concerne il termine di presentazione dell’istanza di mediazione tributaria, lo stretto nesso esistente tra questa e la proposizione del ricorso giurisdizionale impone di estendere la disciplina sulla sospensione in esame anche alle ipotesi di controversie mediabili.

In ordine al procedimento di mediazione, occorre in primo luogo considerare che il carattere amministrativo, e non processuale, della fase di mediazione non impedisce l’applicabilità della sospensione in esame, atteso che la sospensione disposta dal comma 4 dell’articolo 6 del decreto interessa espressamente i “termini perentori, legali e convenzionali”, siano essi “sostanziali e processuali”. (NOTA 11)

Inoltre, come osservato al punto 2 della circolare n. 9/E del 19 marzo 2012, la notifica dell’istanza di mediazione tributaria “determina la data a partire dalla quale decorre un termine dilatorio per l’instaurazione della controversia. Durante il decorso di tale termine – individuato in novanta giorni dal primo periodo del comma 9 dell’articolo 17-bis – si svolge una fase amministrativa di esame preliminare della controversia il cui scopo è quello di consentire, all’Agenzia delle entrate e al contribuente, di verificare se sussistono i presupposti per una risoluzione stragiudiziale della lite”.

Ai sensi del comma 9 dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992, al più tardi decorsi novanta giorni dalla data di ricevimento dell’istanza da parte dell’Ufficio, “il reclamo produce gli effetti del ricorso” e da tale data decorrono i termini per la costituzione in giudizio del contribuente (articolo 22 del D.Lgs. n. 546 del 1992) e dell’Ufficio (articolo 23 del medesimo D.Lgs. n. 546). (NOTA 12)

Al decorso del suddetto termine, fissato dalla norma per la conclusione della fase amministrativa, sono riconnessi effetti processuali (nella specie, la decorrenza del termine per la costituzione in giudizio).

Si evidenzia, infine, che, qualora il provvedimento di rigetto dell’istanza di mediazione tributaria ovvero di accoglimento parziale della stessa sia stato notificato al contribuente nel periodo di sospensione disposto dal comma 4 dell’articolo 6 in commento, i termini di cui agli articoli 22 e 23 del D.Lgs. n. 546 del 1992 inizieranno a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Ciò in quanto il secondo periodo del comma 4 dell’articolo 6 del decreto espressamente prevede che “Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine del periodo”.

Valgano al riguardo i seguenti esempi.

ESEMPIO 1 – Atto mediabile notificato in data 10 maggio 2012 a contribuente residente in uno dei comuni interessati dal sisma:

- il termine di sessanta giorni per la presentazione dell’istanza di mediazione è sospeso dal 20 maggio 2012 al 31 dicembre 2012 e riprende a decorrere dal 1° gennaio 2013.

ESEMPIO 2 – Atto mediabile notificato in data 21 maggio 2012 a contribuente residente in uno dei comuni interessati dal sisma:

- il termine per la presentazione dell’istanza di cui all’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992 inizia a decorrere il 1° gennaio 2013.

ESEMPIO 3 – Istanza di mediazione notificata all’Ufficio in data 10 maggio 2012 da un contribuente residente in uno dei comuni interessati dal sisma:

- la procedura di mediazione tributaria è sospesa dal 20 maggio 2012 al 31 dicembre 2012 per effetto del comma 4 dell’articolo 6 del decreto. Dal 1° gennaio 2013 riprende a decorrere il termine per la conclusione del procedimento di mediazione tributaria di cui al comma 9 dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992.

ESEMPIO 4 – Istanza di mediazione notificata all’Ufficio in data 22 maggio 2012 da un contribuente residente in uno dei comuni interessati dal sisma:

- dal 1° gennaio 2013 inizia a decorrere il termine per la conclusione del procedimento di mediazione tributaria di cui al comma 9 dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992.

3.3 L’operatività della sospensione dei termini nei confronti di entrambe le parti del giudizio

L’articolo 6, comma 4, ultimo periodo, del decreto prevede che, dal 20 maggio al 31 dicembre 2012, sono sospesi, tra l’altro, i termini relativi allo “svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali” nei riguardi dei soggetti che, alla data del 20 maggio 2012, erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attività lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni interessati dal sisma. (NOTA 13)

In sostanza, per effetto della disposizione sopra richiamata, la sospensione dei termini processuali, illustrata al precedente punto 3.1, opera in favore di entrambe le parti del giudizio, nel rispetto dei canoni del giusto processo di cui all’articolo 111 della Costituzione. (NOTA 14)

Nella specie, la sospensione ha ad oggetto:

- i termini per lo svolgimento di attività processuali, quali, ad esempio, la costituzione in giudizio ovvero il deposito di documenti o memorie;

- i termini per la proposizione dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali, inclusi quelli per l’impugnazione di sentenze sfavorevoli.

4. L’ATTIVITA’ DEGLI UFFICI

Come già rappresentato con circolare n. 41/E dell’11 settembre 2009, concernente gli eventi sismici che hanno colpito l’Abruzzo nel mese di aprile 2009, si evidenzia l’opportunità che gli Uffici legali interessati si avvalgano delle istruzioni di cui sopra concernenti le disposizioni eccezionali sulla gestione del contenzioso tributario soltanto nei casi in cui ciò si renda strettamente necessario.

Tale comportamento va osservato soprattutto quando sussistono margini di incertezza in ordine all’applicazione delle disposizioni in esame. In ogni caso, i responsabili degli Uffici legali avranno cura di predisporre gli atti processuali nei tempi ordinari, salvo rinviarne la sottoscrizione – ove strettamente necessario – al momento in cui sarà possibile la notifica o il deposito.

Si segnala, infine, che le applicazioni informatiche per la gestione del contenzioso non tengono conto delle disposizioni commentate nei paragrafi precedenti e che il relativo scadenzario per il computo dei termini sospesi non può essere pertanto utilizzato.

(1) I comuni colpiti dal sisma, cui si riferisce la norma in esame, sono stati elencato nell’allegato 1 al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 1° giugno 2012, concernente la “Sospensione, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, dei termini per l’adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti colpiti dal sisma del 20 maggio 2012, verificatosi nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo”.

(2) L’articolo 6, comma 2 del decreto prevede, infatti, che “Fino al 31 dicembre 2012, sono altresì sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto del procedimento che chiunque debba svolgere negli uffici giudiziari aventi sede nei comuni” di cui al precedente articolo 1, comma 1, del decreto.

(3) Il comma 1 dell’articolo 67-septies del DL n. 83 del 2012 ha infatti previsto che “Il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012, e l’articolo 10 del presente decreto si applicano anche ai territori dei comuni di Ferrara, Mantova, nonché, ove risulti l’esistenza del nesso causale tra i danni e gli indicati eventi sismici, dei comuni di Castel d’Ario, Commessaggio, Dosolo, Motteggiana, Pomponesco, Viadana, Adria, Bergantino, Castelnovo Bariano, Fiesso Umbertiano, Casalmaggiore, Casteldidone, Corte dè Frati, Piadena, San Daniele Po, Robecco d’Oglio, Argenta”.

(4) La sospensione in esame si applica anche alle controversie tributarie, in quanto il relativo esame implica l’esercizio di una giurisdizione speciale (in proposito, cfr. punto 2.2 della circolare n. 41/E dell’11 settembre 2009).

(5) Si tratta dei comuni compresi nell’allegato 1 al DM 1° giugno 2012, di cui alla precedente nota 1, nonché di quelli menzionati all’articolo 67-septies del DL n. 83, di cui alla nota 3.

(6) Così prevede l’articolo 33 del DLgs. n. 546 del 1992 in relazione alla richiesta di trattazione in pubblica udienza.

(7) Nella specie, ai sensi del comma 4 dell’articolo 6 del decreto, “Per i soggetti che alla data del 20 maggio 2012 erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attività lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni interessati dal sisma, il decorso dei termini perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, nonché dei termini per gli adempimenti contrattuali è sospeso dal 20 maggio 2012 al 31 dicembre 2012 e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine del periodo. …”.

(8) Con riferimento alla sospensione dei termini processuali disposta dall’art. 16, comma 6, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativo alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti, la Suprema Corte ha ritenuto che “il periodo di sospensione feriale dell’anno 2003 (1 agosto – 15 settembre), cadente nella ben più ampia fase di sospensione stabilita dalla norma in esame (dal 1° gennaio 2003 al 1° giugno 2004, n.d.r.), resta in essa assorbito, non ravvisandosi alcuna ragione, in assenza di espressa contraria previsione, perché detto periodo debba invece essere calcolato in aggiunta alla stessa” (Cass. 28 giugno 2007, n. 14898).

(9) L’istituto della mediazione tributaria è stato introdotto dall’articolo 39, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con inserimento nel decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, dell’articolo 17-bis. Tale disposizione ha introdotto, per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro, relative ad atti dell’Agenzia delle entrate, notificati a decorrere dal 1° aprile 2012, un rimedio da esperire in via preliminare ogni qualvolta si intenda presentare un ricorso, pena l’inammissibilità dello stesso (cfr. circolare n. 9/E del 19 marzo 2012).

(10) In base all’articolo 17-bis, comma 9 del D.Lgs. n. 546 del 1992, “Decorsi novanta giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso. I termini di cui agli articoli 22 e 23 decorrono dalla predetta data. Se l’Agenzia delle entrate respinge il reclamo in data antecedente, i predetti termini decorrono dal ricevimento del diniego. In caso di accoglimento parziale del reclamo, i predetti termini decorrono dalla notificazione dell’atto di accoglimento parziale”.

(11) Tenuto conto della (diversa) formulazione dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992, al punto 2.9 della circolare n. 9/E del 2012 è stato affermato che “La sospensione di diritto dal 1° agosto al 15 settembre non trova, invece, applicazione nel corso della procedura di mediazione vera e propria, di cui ai commi 7 e seguenti del citato articolo 17-bis, che deve pertanto concludersi comunque nel termine di novanta giorni, trattandosi di una fase amministrativa e non processuale”.

(12) In ordine alla costituzione in giudizio in caso di inutile esperimento del procedimento di mediazione, cfr. punto 10 della circolare n. 9/E del 2012.

(13) Nella specie, la disposizione citata stabilisce che “Sono altresì sospesi, per lo stesso periodo e nei riguardi dei medesimi soggetti, i termini relativi ai processi esecutivi e i termini relativi alle procedure concorsuali, nonché i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali”.

(14) Si segnala che la sospensione per entrambe le parti del processo operava anche in relazione alla sospensione dei termini disposta in favore dei soggetti interessati dagli eventi sismici avvenuti in Abruzzo nel mese di aprile 2009 dall’articolo 5 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77. In particolare, al punto 2.3.1 della circolare n. 41/E dell’11 settembre 2009 si è osservato che “Ove ricorra quest’ultima condizione anche per una sola delle parti, la sospensione opera a beneficio di tutte le parti del processo, a prescindere dalla sede dell’Ufficio giudiziario”. Nella medesima circolare è stato altresì rilevato che “Con riferimento all’articolo 1 del decreto-legge n. 498 del 1961, la Corte costituzionale, con sentenza n. 56 del 27 febbraio 2009, ha ribadito che la proroga dei termini processuali “…opera a favore, contemporaneamente, dei contribuenti e dell’amministrazione finanziaria…”, nel rispetto del principio della parità delle parti nel processo”.

con cui

CASSAZIONE NEGA LEGITTIMITA’ LICENZIAMENTO PER INFEDELTA’ DIPENDENTE

novembre 20, 2012

 Si richiama l’attenzione sulla sottoriportata  Sentenza 16 novembre 2012, n. 20163,con cui la Corte di Cassazione ha dichiarato ingiustificato il licenziamento per l’infedeltà del dipendente a seguito  dell’acquisizione di documenti aziendali  da parte dello stesso.

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Ritenuto in fatto

1.- Con sentenza del 18 maggio 2005 il Tribunale di Catania, giudice del lavoro, accogliendo il ricorso di C. P. nei confronti del C. s.p.a., dichiarava l’illegittimità del licenziamento intimato al ricorrente il 7 maggio 1999, fondato sulla contestazione di abusivo impossessamento di copia di corrispondenza riservata, intercorsa fra il responsabile di gruppo e il titolare della dipendenza di Paterno, nonché di documentazione bancaria riservata, e di utilizzazione di tali copie per una denuncia penale presentata contro tali suoi colleghi e per giudizi da lui intrapresi contro la banca. Il Tribunale condannava altresì la suddetta società alla reintegra del dipendente e alla corresponsione delle retribuzioni intanto maturate.

2.- La decisione veniva confermata dalla Corte d’appello di Catania, che, con la sentenza in epigrafe, respingeva il gravame proposto dalla banca. In particolare, la Corte di merito rilevava che: riguardo al possesso dei documenti non era stato provato alcun abusivo trafugamento, tanto che la stessa datrice di lavoro, nel corso del giudizio, aveva insistito, piuttosto, sulla violazione del solo obbligo di fedeltà; era emerso, peraltro, che all’interno dell’ambiente di lavoro si era creato un clima di vessazioni, poste in essere nei confronti del P., in relazione alla sua attività di sindacalista, dal responsabile di gruppo, direttore della filiale di Catania, e dal titolare dell’agenzia di Paterno, i quali, se pure assolti in sede penale da comportamenti delittuosi a loro imputati, erano risultati responsabili di specifici comportamenti emulativi a carico del ricorrente, concordando, fra l’altro, addebiti inesistenti e formulando ingiuste valutazioni professionali negative, poi annullate in sede giudiziale; in definitiva, l’utilizzazione dei documenti aziendali da parte del dipendente era da considerare pienamente giustificata, in relazione alla condotta non corretta dei suoi superiori, alla quale egli aveva reagito per far valere in giudizio i suoi diritti; in ordine all’entità del risarcimento, contestato dalla datrice di lavoro in ragione della dedotta percezione di altri redditi, non era stata data alcuna prova dell’aliunde perceptum e, al riguardo, le istanze istruttorie proposte in appello erano inammissibili, in quanto proposte solo in sede di note conclusionali.

3.- Propone ricorso in cassazione la società, con quattro motivi. Il dipendente resiste con controricorso, precisato da successiva memoria.

Considerato in diritto

1.- Col primo motivo si denuncia la violazione di norme processuali (art. 414-416, 115-116 c.p.c.), lamentandosi che il giudice di merito abbia posto a fondamento della propria decisione risultanze emerse nel giudizio penale, non allegate col ricorso introduttivo, senza ammettere la parte resistente ad alcuna controprova e senza, peraltro, sottoporre le medesime risultanze ad alcun vaglio critico e di compatibilità con i criteri civilistici in materia di prova.

2.- Il secondo motivo denuncia violazione degli art. 2105-2106 ce. Si lamenta che la decisione impugnata abbia omesso ogni accertamento in relazione al carattere della documentazione aziendale e alle modalità con le quali il dipendente ne era venuto in possesso, nonché in ordine al tipo di utilizzazione fattane (se in controversia col datore di lavoro, se mediante divulgazione esterna o solo limitata all’ambito giudiziale, se in maniera funzionale al diritto di difesa).

3.- Col terzo motivo, denunciando violazione dell’art. 2119 ce. e vizio di motivazione, si lamenta che la Corte d’appello si sia limitata ad una acritica adesione alle valutazioni del giudice di primo grado in ordine alla condotta del dipendente, senza manifestare alcun processo logico argomentativo idoneo a dimostrare l’iter di formazione del convincimento, e, fra l’altro, abbia affermato, in capo ai diretti superiori del lavoratore, l’esistenza di comportamenti inadempienti, invece inesistenti ed esclusi in precedenti sedi di giudizio.

4.- Col quarto motivo, infine, si lamenta che la Corte d’appello abbia ritenuto inammissibili, ai sensi dell’art. 437 c.p.c, le prove sull’aliunde perceptum, sebbene si trattasse di prove sopravvenute, comunque relative ad un’eccezione tempestivamente dedotta.

5.-1 primi tre motivi possono essere esaminati in maniera congiunta, poiché intimamente connessi.

Vi si contesta, per diversi profili, la valutazione del giudice d’appello in ordine al comportamento contestato al dipendente, anche in relazione alla condotta dei suoi colleghi; ma le censure si rivelano infondate, oltre che inammissibili per alcuni aspetti.

5.1.- La decisione impugnata contiene una ricostruzione analitica delle modalità, con cui il dipendente era entrato in possesso della documentazione aziendale, puntualmente riferendosi, altresì, alle precise, dettagliate, giustificazioni allegate dal P. nonché alla sostanziale rinuncia datoriale, già in sede di comunicazione delle ragioni del recesso, alla originaria contestazione di abusivo impossessamento e, comunque, al mancato assolvimento, da parte dell’azienda, dell’onere di dimostrare il carattere illecito della detenzione dei documenti.

5.2.- Anche in ordine all’utilizzazione dei medesimi documenti la sentenza si rivela del tutto coerente e congrua, avendo accertato in modo specifico che il lavoratore aveva posto la documentazione a fondamento di una denuncia proposta unicamente al fine di far valere i propri diritti nonché a far emergere, anche per il suo ruolo di sindacalista attivo all’interno dell’azienda, condotte inadempienti e antisindacali da parte della datrice di lavoro. Valutazione, questa, che conduce a conclusioni del tutto conformi ai più recenti, ormai consolidati, orientamenti della giurisprudenza, secondo cui non integra violazione dell’obbligo di fedeltà la utilizzazione di documenti aziendali finalizzata all’esercizio di diritti (cfr. Cass. n. 3038 del 2011; n. 12528 del 2004; n. 22923 del 2004).

5.3.- Che siffatte valutazioni siano riferite a risultanze del procedimento penale, scaturito dalle denunce del dipendente, non inficia il giudizio ora censurato, atteso che la possibilità per il giudice civile, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione, i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all’esito del processo penale, non comporta alcuna preclusione per detto giudice nella possibilità di utilizzare come fonte del proprio convincimento le prove raccolte in un giudizio penale già definito con sentenza e di fondare il proprio giudizio su elementi e circostanze già acquisiti con le garanzie di legge in quella sede, procedendo a tal fine a diretto esame del contenuto del materiale probatorio ovvero ricavandoli dalla sentenza penale o, se necessario, dagli atti del relativo processo, in modo da individuare esattamente i fatti materiali accertati per poi sottoporli a proprio vaglio critico svincolato dalla interpretazione e dalla valutazione che ne abbia dato il giudice penale (cfr. Cass. n. 11483 del 2004). Né può dirsi che , nella specie, i fatti emersi nel giudizio penale, e specificamente il clima di continua vessazione cui il dipendente era stato sottoposto, non fossero rilevanti ai fini dell’accoglimento della domanda giudiziale, basata giustappunto sulla necessità di difendere la posizione lavorativa, o che i medesimi non siano stati soggetti ad una autonoma valutazione da parte dei giudici d’appello, le cui conclusioni, al contrario, scaturiscono da un apprezzamento analitico delle risultanze del processo penale; né, d’altra parte, è qui censurabile la rilevanza delle risultanze acquisite e la ritenuta sufficienza delle medesime, senza necessità di ulteriori acquisizioni.

5.4.- Le censure della ricorrente si risolvono in gran parte, inammissibilmente, in una valutazione dei fatti contrapposta a quella dei giudici di merito. Il che si riscontra anche in ordine alla complessiva valutazione dei comportamenti vessatori posti in essere da alcuni colleghi del P., oggetto di un accertamento analitico da parte dei giudici di merito, essendosi in particolare acclarato – in termini di gravità e di ostinata reiterazione -la illegittimità di quelle condotte, perpetrate anche mediante la redazione, ingiustificata, di giudizi professionali negativi, poi annullati in sede giudiziale, sì che ne emerge, complessivamente, un quadro di diffusa vessazione, cui il lavoratore ha inteso reagire anche mediante la utilizzazione della documentazione in questione.

6.- Il quarto motivo è proposto in maniera inammissibile. La prova, ulteriore, relativa ai redditi percepiti aliunde non è stata ammessa sul presupposto della sua tardività. Si tratta, non della formulazione dell’eccezione, che si configura come eccezione in senso lato, rilevabile d’ufficio, ma della prova dei redditi suddetti, per la cui ammissione in grado d’appello è necessario un giudizio di indispensabilità (riguardo alla sua connessione con le risultanze già acquisite nonché alla sua decisiva rilevanza), tanto più se si alleghino fatti nuovi sopravvenuti alla stessa costituzione nel giudizio d’appello; giudizio che è comunque rimesso alla discrezionalità del giudice di merito, sì che, nella specie, difetta una adeguata censura, in assenza di specificazioni, anche di ordine temporale, circa la idoneità della nuova prova a contrastare la prova già acquisita, ovvero ad integrarla in maniera decisiva, mediante la dimostrazione di fatti indispensabili ai fini della decisione, che sarebbe stato impossibile allegare nei termini prescritti.

7.- In conclusione, il ricorso è respinto. La ricorrente è condannata alle spese del giudizio, secondo il criterio della soccombenza, con liquidazione in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in euro 70,00 per esborsi e in euro quattromila per compensi professionali, oltre accessori di legge

TEMPESTIVITA’ PROCEDURA RIPRESA VERSAMENTI TRIBUTARI E CONTRIBUTIVI ZONE SISMA MAGGIO 2012

novembre 20, 2012

Le disposizioni integrative per assicurare la tempestività delle procedure per la ripresa dei versamenti tributari e contributivi sospesi da parte di soggetti
danneggiati dal sisma del maggio 2012 sono contenute nel decreto legge 16 novembre 2012, n. 194 sottoriportato ,pubblicato sulla G.U n.269 del 17 scorso

—————————————————————————————-

Art. 1

1. Le disposizioni del presente decreto operano per lo specifico fine di completare quelle di cui all’articolo 11, comma 7, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, allo scopo di garantire la tempestività delle procedure del finanziamento di cui al predetto comma ad ulteriori categorie di soggetti danneggiati dal sisma del maggio 2012.

2. Fermo restando che fra i titolari di reddito di impresa di cui al comma 7 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 174 del 2012 già rientrano i titolari di reddito di impresa commerciale, il finanziamento di cui al predetto comma 7 dell’articolo 11 può essere altresì chiesto ai soggetti autorizzati all’esercizio del credito ivi previsti, previa integrazione della convenzione di cui al medesimo comma 7 del citato articolo 11:

a) se dotati dei requisiti per accedere, limitatamente ai danni subiti in relazione alle attività dagli stessi rispettivamente svolte, ai contributi di cui all’articolo 3 del decreto-legge 6 giugno 2012 n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122, ovvero all’articolo 3-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dai titolari di reddito di lavoro autonomo, nonché dagli esercenti attività agricole di cui all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, per il pagamento dei tributi, contributi e premi di cui al comma 6 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 174 del 2012, nonché per gli altri importi dovuti dal 1° dicembre 2012 al 30 giugno 2013;

b) dai titolari di reddito di lavoro dipendente, proprietari di una unità immobiliare adibita ad abitazione principale classificata nelle categorie B, C, D, E e F della classificazione AeDES, per il pagamento dei tributi dovuti dal 16 dicembre 2012 al 30 giugno 2013.

3. I soggetti di cui al comma 2, lettere a) e b), per accedere al finanziamento di cui al comma 7 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 174 del 2012, presentano ai soggetti finanziatori di cui al medesimo comma 7 la documentazione prevista dal comma 9 dell’articolo 11 del citato decreto-legge n. 174 del 2012. A questi fini, per i soggetti di cui al comma 2, lettera a), l’autodichiarazione, nella parte riguardante la “ripresa piena dell’attività”, si intende riferita alla loro attività di lavoro autonomo ovvero agricola; la stessa parte di autodichiarazione è omessa dai soggetti di cui al comma 2, lettera b).

4. Salvo quanto previsto dal presente decreto, trovano in ogni caso applicazione le disposizioni di cui ai commi 7 e 8, nonché da 10 a 13 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 174 del 2012.

Art. 2

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

NOVITA’ NORMATIVE SULLA SANITA’

novembre 19, 2012

Sul Supplemento Ordinario n.201 alla Gazzetta Ufficioale n.263 del 10.11.2012 risulta pubblicata la legge n.189/12 di ,conversione  con modificazionidel decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute ,le cui disposizioni   sono vigenti dall’11.11.2012.

Di seguito  si evidenziano  i punti partivcolsrmente significativi trattati dalle disposizione del  provvedimento in parola:

Medici 24 ore su 24 -

Viene riordinata l’assistenza primaria
territoriale con forme organizzative monoprofessionali, denominate “aggregazioni
funzionali territoriali”, definite dalle Regioni, che disciplinano le unità
complesse di cure primarie privilegiando la costituzione di reti di
poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico
per tutto l’arco della giornata, nonché nei giorni prefestivi e festivi con
idonea turnazione. Il personale convenzionato è costituito da medici di medicina
generale, dai pediatri di libera scelta e da specialisti
ambulatoriali.

Intramoenia

- Si introducono, nuove norme in materia di attività professionale intramoenia dei
medici, al fine di superare il regime provvisorio. Le aziende sanitarie devono
procedere, entro il 31 dicembre 2012, a una ricognizione degli spazi disponibili
per l’attività libero-professionale ed eventualmente possono, con un sistema
informatico speciale, utilizzare spazi presso strutture sanitarie esterne,
ovvero autorizzare i singoli medici a operare nei propri studi.


Medicina difensiva
-

Si regola la responsabilità
professionale di chi esercita professioni sanitarie per contenere il fenomeno
della cosiddetta “medicina difensiva”, che porta alla prescrizione di esami
diagnostici inappropriati al solo scopo di evitare responsabilità civili.
“L’esercente la professione sanitaria – si legge – che nello svolgimento della
propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla
comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve
Trasparenza nomine dirigenti e primari -

La regione provvede alla nomina dei direttori generali delle aziende e degli enti del Ssn attingendo
obbligatoriamente all’elenco regionale di idonei, ovvero agli analoghi elenchi
delle altre regioni, costituiti previo avviso pubblico e selezione effettuata,
secondo modalità e criteri individuati dalla regione, da parte di una
commissione costituita dalla regione stessa in prevalenza tra esperti indicati
da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti, di cui uno designato
dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Gli elenchi sono
aggiornati almeno ogni 2 anni e la Regione assicura attraverso il proprio sito
internet adeguata trasparenza dei bandi. La selezione per gli incarichi di
direzione di struttura complessa sarà invece effettuata da una commissione
composta dal direttore sanitario dell’azienda interessata e da tre direttori di
struttura complessa nella medesima disciplina dell’incarico da conferire,
individuati tramite sorteggio da un elenco nazionale nominativo costituito
dall’insieme degli elenchi regionali dei direttori di struttura complessa.

Livelli Essenziali Assiustenza
  Si aggiornano i  Lea tenendo conto anche di nuove patologie emergenti con riferimento prioritario
alla malattie croniche, alle malattie rare e al fenomeno della
ludopatia.

Limitazione di vendita tabacchi –

E’ vietata
la vendita dei prodotti da fumo ai minori di 18 anni (finora il limite era a 16
anni) con sanzioni per gli esercenti da 250 a 1.000 euro, che passano da 500 a
2.000 euro con la sospensione della licenza per tre mesi in caso di
recidiva.

Divieto di vendita alcolici ai minori -
Chiunque vende bevande alcoliche ha l’obbligo di chiedere all’acquirente
l’esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età
dell’acquirente sia manifesta. E’ prevista una sanzione da 250 a mille euro a
chiunque venderà alcol a minori e da 500 a 2 mila in caso di recidiva con la
sospensione per 3 mesi dell’attività.

Ludopatie – Sono
state introdotte disposizioni per limitare la pubblicità dei giochi con vincite
in denaro con particolare riguardo alla tutela dei minori, che deve riportare in
modo visibile la percentuale di probabilità di vincita.
Succhi di frutta
-
Le bevande analcoliche devono essere commercializzate con un
contenuto di succo naturale non inferiore al 20%.

NUOVE NORME PER CONTRASTO CONSUMO TABACCO ED ALCOOL MINORI E DISCIPLINA GIOCHI PUBBLICI ESERCIZII

novembre 19, 2012

  Tra  i punti  significativi e  qualificanti   del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 settembre 2012, n. 214),  convertito in   legge di
8 novembre 2012, n. 189,,contente “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese
mediante un piu’ alto livello di tutela della salute” ,il cui  testo cordinato risulta pubblicato sul supplemento ordinario n.201 alla G:U. n.263/12   figurano quelli relativi all’argomento del titolo ,cui sono dedicati le norme contenute nell’   art.7 del provvedimento in parola ,restando precisato quanto segue:

 A)  al contrasto  del  fumo da parte  dei minori sono destinate le disposizioni di cui ai commi 1,2 e 3 del citato art.7,secondocui:

 1. All’articolo 25 del testo unico delle leggi sulla protezione  ed
assistenza della maternita’ e infanzia, di cui al  regio  decreto  24
dicembre 1934, n. 2316, e successive modificazioni,  il  primo  e  il
secondo comma sono sostituiti dai seguenti:
«Chiunque vende prodotti del tabacco  ha  l’obbligo  di  chiedere
all’acquirente, all’atto dell’acquisto, l’esibizione di un  documento
di identita’, tranne nei casi in cui la maggiore eta’ dell’acquirente
sia manifesta.
Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria  da  250  a  1.000
euro a chiunque vende o somministra i prodotti del tabacco ai  minori
di anni diciotto. Se il fatto  e’  commesso  piu’  di  una  volta  si
applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000  euro  e
la  sospensione,  per   tre   mesi,   della   licenza   all’esercizio
dell’attivita’.».

2. All’articolo 20 della legge 8 agosto 1977, n. 556, e  successive
modificazioni,che disciplina l’instsallazione di distributori automatici di sigarette ,  dopo il primo comma e’ aggiunto il seguente:
«I distributori automatici per la vendita al pubblico di prodotti
del tabacco sono dotati  di  un  sistema  automatico  di  rilevamento
dell’eta’  anagrafica  dell’acquirente.  Sono  considerati  idonei  i
sistemi di lettura automatica  dei  documenti  anagrafici  rilasciati
dalla pubblica amministrazione.».

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e  2  del  presente  articolo,
nonche’ l’adeguamento dei sistemi automatici gia’ adottati alla  data
di entrata in vigore del presente decreto hanno efficacia a decorrere
dal 1° gennaio 2013.

B) al contrasto del consumo dell’alcool da parte dei minori mirano le disposizioni di cui al comma 3 bis,secondo cui:

Dopo l’articolo 14-bis della legge 30 marzo 2001, n. 125,relativo alla vendita c e somministrazione nelle aree pubbliche,e’ inserito il seguente: “Art.14-ter.  (Introduzione  del  divieto  di  vendita  di  bevande
alcoliche a  minori).  - ,che dispone:

” 1.  Chiunque  vende  bevande  alcoliche  ha
l’obbligo  di  chiedere   all’acquirente,   all’atto   dell’acquisto,
l’esibizione di un documento di identita’, tranne che nei casi in cui
la maggiore eta’ dell’acquirente sia manifesta.
2. Salvo che il fatto non costituisca reato, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro a chiunque vende bevande
alcoliche ai minori di anni diciotto. Se il fatto e’ commesso piu’ di
una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da  500  a
2000 euro con la sospensione dell’attivita’ per tre mesi”.
3-ter. All’articolo 689 del codice penale, dopo il primo comma ,che dispone.”
Somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente. L’esercente un’osteria o un altro pubblico spazio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità, è punito con l’arresto fino a un anno.Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata.La condanna importa la sospensione dall’esercizio”sono inseriti i seguenti:
“La stessa pena di cui al primo comma si  applica  a  chi  pone  in
essere una delle  condotte  di  cui  al  medesimo  comma,  attraverso
distributori automatici che non consentano la  rilevazione  dei  dati
anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi di lettura  ottica  dei documenti. La pena di  cui  al  periodo  precedente  non  si  applicqualora sia presente sul posto personale incaricato di effettuare  ilcontrollo dei dati anagrafici.
Se il fatto di cui al primo comma e’ commesso piu’ di una volta  si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000  euro  a 25.000 euro con la sospensione dell’attivita’ per tre mesi”.

C) al contrasto dei giochi  sono destinate le disposizioni previste dai commi 3 quater ,4, 4 bis,5,5bis ,6,7,8,9 e 10 che si riportano di seguito:
3-quater.  Fatte  salve  le  sanzioni  previste  nei  confronti  di
chiunque eserciti illecitamente attivita’ di offerta  di  giochi  con
vincita  in  denaro,  e’  vietata  la  messa  a  disposizione  presso
qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che,  attraverso  la
connessione  telematica,  consentano  ai  clienti  di  giocare  sulle
piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari  on-line,
da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a  distanza,  ovvero
da soggetti privi di qualsivoglia titolo concessorio o autorizzatorio
rilasciato dalle competenti autorita’. ))

4. Sono vietati messaggi  pubblicitari  concernenti  il  gioco  con
vincite in denaro nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche
e di rappresentazioni  teatrali  o  cinematografiche  ((  rivolte  ai
minori e nei trenta minuti precedenti e successivi alla  trasmissione
delle stesse. E’ altresi’ vietata, in qualsiasi forma, la pubblicita’
sulla stampa quotidiana e periodica destinata ai minori e nelle  sale
cinematografiche in occasione della proiezione di film destinati alla
visione dei minori ))
. Sono altresi’  vietati  messaggi  pubblicitari
concernenti il gioco con vincite  in  denaro  su  giornali,  riviste,
pubblicazioni,  durante  trasmissioni  televisive   e   radiofoniche,
rappresentazioni cinematografiche e teatrali,  nonche’  via  internet
nei quali si evidenzi anche solo uno dei seguenti elementi:
a) incitamento al gioco ovvero esaltazione della sua pratica;
b) presenza di minori;
c) assenza di formule di avvertimento  sul  rischio  di  dipendenza
dalla pratica del gioco, nonche’ dell’indicazione della  possibilita’
di consultazione di note informative sulle  probabilita’  di  vincita
pubblicate sui siti istituzionali dell’Amministrazione  autonoma  dei
monopoli di Stato e, successivamente alla sua incorporazione ai sensi
della legislazione vigente, dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli,
nonche’ dei singoli concessionari ovvero disponibili presso  i  punti
di raccolta dei giochi.
(( 4-bis. La pubblicita’ dei giochi che prevedono vincite in denaro
deve  riportare  in  modo  chiaramente  visibile  la  percentuale  di
probabilita’  di  vincita  che  il  soggetto  ha  nel  singolo  gioco
pubblicizzato. Qualora la stessa percentuale non sia  definibile,  e’
indicata la percentuale storica  per  giochi  similari.  In  caso  di
violazione, il soggetto proponente e’ obbligato a ripetere la  stessa
pubblicita’  secondo  modalita’,  mezzi  utilizzati  e  quantita’  di
annunci identici alla campagna  pubblicitaria  originaria,  indicando
nella stessa i requisiti previsti dal presente  articolo  nonche’  il
fatto che la pubblicita’ e’ ripetuta per violazione  della  normativa
di riferimento. ))

5. Formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla  pratica
di giochi con vincite in denaro, nonche’ le relative probabilita’  di
vincita devono altresi’ figurare sulle schedine ovvero sui  tagliandi
di tali giochi. Qualora l’entita’ dei dati da riportare ((  sia  tale
))
da non potere essere contenuta  nelle  dimensioni  delle  schedine
ovvero dei tagliandi, questi ultimi devono recare l’indicazione della
possibilita’ di consultazione di note informative sulle  probabilita’
di vincita pubblicate  sui  siti  istituzionali  dell’Amministrazione
autonoma  dei  monopoli  di  Stato  e,   successivamente   alla   sua
incorporazione, ai sensi della legislazione vigente, ((  dell’Agenzia
delle dogane e dei monopoli ))
, nonche’ dei singoli  concessionari  e
disponibili presso i  punti  di  raccolta  dei  giochi.  Le  medesime
formule di avvertimento devono essere applicate sugli  apparecchi  di
cui all’articolo 110, comma 6, lettera  a),  del  testo  unico  delle
leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno  1931,
n. 773, e successive modificazioni; le stesse formule  devono  essere
riportate su apposite targhe esposte nelle aree ovvero nelle sale  in
cui sono installati i videoterminali di cui all’articolo  110,  comma
6, lettera b), del predetto testo unico di cui al  regio  decreto  n.
773 del 1931, nonche’ nei punti di vendita in cui  si  esercita  come
attivita’ principale l’offerta di scommesse su eventi sportivi, anche
ippici, e non sportivi. Tali formule  devono  altresi’  comparire  ed
essere chiaramente leggibili all’atto di  accesso  ai  siti  internet
destinati all’offerta di giochi con vincite in denaro. (( Ai fini del
presente comma, i gestori di sale da gioco e di esercizi  in  cui  vi
sia offerta  di  giochi  pubblici,  ovvero  di  scommesse  su  eventi
sportivi, anche ippici,  e  non  sportivi,  sono  tenuti  a  esporre,
all’ingresso e  all’interno  dei  locali,  il  materiale  informativo
predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a  evidenziare  i
rischi correlati al gioco e a segnalare la  presenza  sul  territorio
dei servizi di assistenza pubblici e  del  privato  sociale  dedicati
alla cura e al reinserimento  sociale  delle  persone  con  patologie
correlate alla G.A.P.
5-bis.  Il  Ministero  dell’istruzione,  dell’universita’  e  della
ricerca segnala agli istituti di istruzione primaria e secondaria  la
valenza educativa del  tema  del  gioco  responsabile  affinche’  gli
istituti, nell’ambito della propria  autonomia,  possano  predisporre
iniziative didattiche volte a rappresentare agli  studenti  il  senso
autentico del gioco ed  i  potenziali  rischi  connessi  all’abuso  o
all’errata percezione del medesimo. ))

6. Il committente del messaggio pubblicitario di cui al comma  4  e
il proprietario del mezzo con cui il medesimo messaggio pubblicitario
e’ diffuso sono  puniti  entrambi  con  una  sanzione  amministrativa
pecuniaria da centomila a cinquecentomila euro. L’inosservanza  delle
disposizioni  di  cui  al  comma  5  e’  punita  con   una   sanzione
amministrativa pecuniaria pari  a  cinquantamila  euro  irrogata  nei
confronti del concessionario; per le violazioni di cui  al  comma  5,
relative agli apparecchi di cui al  citato  articolo  110,  comma  6,
lettere a) e b), la stessa  sanzione  si  applica  al  solo  soggetto
titolare della sala o del  punto  di  raccolta  dei  giochi;  per  le
violazioni nei punti di vendita in cui  si  esercita  come  attivita’
principale l’offerta di scommesse, la sanzione si applica al titolare
del punto vendita, se diverso dal concessionario. Per le attivita’ di
contestazione degli illeciti, nonche’ di irrogazione  delle  sanzioni
e’ competente l’Amministrazione autonoma dei  monopoli  di  Stato  e,
successivamente alla sua incorporazione, ai sensi della  legislazione
vigente, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che  vi  provvede  ai
sensi  della  legge  24  novembre  1981,   n.   689,   e   successive
modificazioni.
7. Le disposizioni di cui ai commi 4, 5 e 6 hanno efficacia dal  1°
gennaio 2013.
8. Ferme restando in ogni caso le disposizioni di cui  all’articolo
24, commi 20, 21 e 22,  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011 n. 111,  ((
e’ vietato ai minori  di  anni  diciotto  l’ingresso  ))
  nelle  aree
destinate al gioco con vincite in denaro  interne  alle  sale  bingo,
nonche’ nelle aree  ovvero  nelle  sale  in  cui  sono  installati  i
videoterminali di cui all’articolo 110,  comma  6,  lettera  b),  del
testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e nei  punti  di
vendita in cui  si  esercita  come  attivita’  principale  quella  di
scommesse su eventi  sportivi,  anche  ippici,  e  non  sportivi.  La
violazione del divieto e’ punita ai sensi dell’articolo 24, commi  21
e 22, del predetto decreto-legge n.  98  del  2011,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge n.  111  del  2011.  Ai  fini  di  cui  al
presente comma, il titolare dell’esercizio  commerciale,  del  locale
ovvero  del  punto  di  offerta  del  gioco  con  vincite  in  denaro
identifica i minori di eta’ mediante richiesta di  esibizione  di  un
documento di identita’, tranne nei casi in cui la maggiore  eta’  sia
manifesta. (( Il Ministero dell’economia e delle finanze,  entro  sei
mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del
presente decreto, emana un decreto per  la  progressiva  introduzione
obbligatoria  di  idonee  soluzioni   tecniche   volte   a   bloccare
automaticamente l’accesso dei minori  ai  giochi,  nonche’  volte  ad
avvertire automaticamente il giocatore dei pericoli di dipendenza dal
gioco. ))

9. L’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato  e,  a  seguito
della sua incorporazione, l’Agenzia delle dogane e dei  monopoli,  di
intesa con la Societa’ italiana degli autori ed  editori  (SIAE),  la
Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e il Corpo della guardia  di
finanza, pianifica su base annuale almeno (( diecimila ))  controlli,
specificamente  destinati  al  contrasto  del  gioco  minorile,   nei
confronti  degli  esercizi  presso  i  quali  sono   installati   gli
apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera  a),  del  testo
unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, ovvero vengono  svolte
attivita’ di scommessa  su  eventi  sportivi,  anche  ippici,  e  non
sportivi, collocati in prossimita’ di istituti scolastici  primari  e
secondari, di strutture sanitarie ed ospedaliere, di luoghi di culto.
Alla predetta Amministrazione, per le conseguenti  attivita’  possono
essere  segnalate  da  parte  degli  agenti  di  Polizia  locale   le
violazioni delle norme in materia di giochi  con  vincite  in  denaro
constatate, durante le loro ordinarie attivita’ di controllo previste
a  legislazione  vigente,  nei  luoghi  deputati  alla  raccolta  dei
predetti  giochi.  Le  attivita’  del  presente  comma  sono   svolte
nell’ambito  delle   risorse   umane,   strumentali   e   finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
10. (( L’Amministrazione  autonoma  dei  monopoli  di  Stato  e,  a
seguito della  sua  incorporazione,  l’Agenzia  delle  dogane  e  dei
monopoli, tenuto conto degli interessi  pubblici  di  settore,  sulla
base  di  criteri,  anche  relativi  alle  distanze  da  istituti  di
istruzione  primaria  e  secondaria,   da   strutture   sanitarie   e
ospedaliere,  da  luoghi  di  culto,  da  centri  socio-ricreativi  e
sportivi, definiti con decreto del  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, di concerto con il  Ministro  della  salute,  previa  intesa
sancita in sede di Conferenza unificata, di cui  all’articolo  8  del
decreto  legislativo  28  agosto   1997,   n.   281,   e   successive
modificazioni, da emanare  entro  centoventi  giorni  dalla  data  di
entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto,
provvede a pianificare forme di progressiva ricollocazione dei  punti
della rete fisica  di  raccolta  del  gioco  praticato  mediante  gli
apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera  a),  del  testo
unico di  cui  al  regio  decreto  n.  773  del  1931,  e  successive
modificazioni, che risultano territorialmente  prossimi  ai  predetti
luoghi ))
. Le pianificazioni operano relativamente  alle  concessioni
di raccolta di gioco pubblico bandite successivamente  alla  data  di
entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto  e
valgono,  per  ciascuna  nuova   concessione,   in   funzione   della
dislocazione  territoriale  degli  istituti  scolastici   primari   e
secondari, delle strutture sanitarie ed ospedaliere,  dei  luoghi  di
culto esistenti alla  data  del  relativo  bando.  Ai  fini  di  tale
pianificazione si tiene conto dei risultati conseguiti all’esito  dei
controlli di cui al  comma  9,  nonche’  di  ogni  altra  qualificata
informazione acquisita nel frattempo, ivi incluse  proposte  motivate
dei comuni ovvero di loro rappresentanze regionali  o  nazionali.  ((
Presso l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, a  seguito
della  sua  incorporazione,  presso  l’Agenzia  delle  dogane  e  dei
monopoli, e’ istituito, senza nuovi o maggiori oneri a  carico  della
finanza pubblica, un  osservatorio  di  cui  fanno  parte,  oltre  ad
esperti individuati  dai  Ministeri  della  salute,  dell’istruzione,
dell’universita’  e  della  ricerca,  dello  sviluppo   economico   e
dell’economia e delle finanze,  anche  esponenti  delle  associazioni
rappresentative delle famiglie e dei giovani, nonche’  rappresentanti
dei comuni, per valutare le misure piu’ efficaci per  contrastare  la
diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza  grave.
Ai componenti dell’osservatorio non e’ corrisposto alcun  emolumento,
compenso o rimborso spese. ))

11. Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che  praticano
un’attivita’ sportiva non agonistica o amatoriale il  Ministro  della
salute, con proprio decreto, adottato di  concerto  con  il  Ministro
delegato al turismo e allo sport, dispone garanzie sanitarie mediante
l’obbligo di idonea certificazione medica, nonche’  linee  guida  per
l’effettuazione  di  controlli  sanitari  sui  praticanti  e  per  la
dotazione  e  l’impiego,  da   parte   di   societa’   sportive   sia
professionistiche    che    dilettantistiche,    di    defibrillatori
semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.

LEGGE STABILITA’:ESCLUSIONE IRAP IMPRENDITORI INDIVIDUALI E PROFESSIONISTI

novembre 19, 2012

La Legge di stabilità   ,in corso di esame ed approvazione presso il Parlamento,  prevede  l’ esclusione dall’applicazione dell’IRAP  dal 2014 per  mini imprese e piccoli professionisti, senza dipendenti, che impiegano, anche in affitto, beni di basso valore che sarà determinato da un successivo decreto  del Ministro dell’Economia.

Il nodo per l’esonero dalla base imponibile IRAP era e resta la mancanza di autonoma organizzazionee l’’emendamento  approvato   , mira proprio ad individuare i connotati dell’autonoma organizzazione.

Le soglie delineate in principio riguardavano gli esercenti attività commerciali, arti o professioni senza dipendenti o lavoratori assimilati, che impiegano, anche mediante locazione, beni strumentali, esclusi gli immobili, per un valore non superiore a 10.000 euro e che non sostengono costi per acquisizioni di servizi superiori a 5.000 euro.

Successivamente, nella versione finale dell’emendamento, si specifica che solo l’ammontare massimo di beni strumentali sarà determinato con decreto dal ministero dell’Economia.

Per l’immediato si prevede una riduzxione dell’Irapm v inn conseguenzav di due modifiche:

a) la deduzione bdalla base imponibile che va da 8 mila a 2 mila euro al crrescere del valore della prededuzione sino a 181 mila euro

b) la deduzione riconoisciuta a fronte dell’impiego di lasvoratrori che,come base minimas ,passano da 4.600 a 7.500 euro

CHIARIMENTI E PRECISAZIONI INPS RICHIESTA TELEMATICA PERMESSI LEGGE 104/92

novembre 19, 2012

L’argomento di cui al titolo è trattato nel  sottostante Messaggio  numero 18728 del 15 scorso  ,che l’Istituto ha ritenuto confacente diramare ,a fronte di dubbi e perplessita’  emersi a seguito della circolare n.117 /2012,per le richioedste da parte dei dipendenti pubblici ,esclusi dalla presentazione delle domanda dei permessi in questione one line,rispetto a cuila ricbhiesta va rimessa aalle rispettive amministrazioni di servizione,cui spetta comunicare l’esito della stessa. .

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OGGETTO:

Circolare n. 117/2012 – Modalità di presentazione telematica delle domande per la fruizione dei permessi di cui all’art. 33 della legge del 5 febbraio 1992, n. 104 – Precisazioni – Ambito di applicazione soggettivo.

Con la circolare n. 117 del 27 settembre 2012  sono state fornite le informazioni inerenti le modalità di presentazione delle domande di permessi di cui all’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che dall’1 ottobre 2012 devono essere presentate esclusivamente in modalità telematica, attraverso il web, i patronati o il contact center multicanale.

 A seguito di richieste di chiarimenti pervenute dalle strutture territoriali relativamente a quesiti provenienti da scuole pubbliche,  si rendono necessarie alcune precisazioni relative al campo di applicazione soggettivo di tale procedura telematica.

A tal riguardo si fa presente che è stata innovata solo la modalità di presentazione della domanda e non l’ambito soggettivo degli utenti tenuti a presentare all’Istituto l’istanza medesima.

 Pertanto, l’obbligo di invio telematico previsto dall’1 ottobre 2012 nella circolare citata, n. 117 del 2012, riguarda esclusivamente la generalità dei lavoratori dipendenti del settore privato e non i soggetti titolari di un rapporto di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche, con copertura assicurativa presso la gestione ex INPDAP (art 21, comma 18, Decreto legge 6 dicembre 2011 convertito con modificazioni dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214).

 Di conseguenza, con riferimento alle domande presentate da quest’ultima categoria di lavoratori, si rappresenta che le strutture territoriali dovranno dichiarare l’incompetenza dell’Istituto e darne comunicazione al soggetto interessato, precisando, altresì, che competente alla concessione di tali benefici per il personale in questione è esclusivamente il datore di lavoro, cui fa carico il relativo onere economico ai sensi dell’art 33, comma 4, della legge del 5 febbraio 1992, n. 104 e dell’art 2, comma 2, del decreto legislativo del 26 marzo 2001, n. 151.

LINEE GUIDA REGOLAMENTAZIONE STATO DISOCCUPAZIONE DOPO RIFORMA LAVORO

novembre 18, 2012

 Tra le numerose  variazioni  ,in vigore dal 18.7.2012,  disposte dalla legge n.92/2012 ,relativa alla riforma del lavoro   ,si segnalano quelle   che   dal  comma 33 dell’art.4 della  predetta    risultano  apportate    agli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181.

Rispetto alle stesse , riguardanti il precitato art.4 ,si riporta il   testo così come era formulato  in precedenza :

“Art.  4  (Perdita  dello stato di disoccupazione). – 1. Le Regioni stabiliscono i criteri per l’adozione da parte dei servizi competenti di  procedure  uniformi  in  materia  di  accertamento dello stato di disoccupazione sulla base dei seguenti principi: a) conservazione  dello  stato  di  disoccupazione  a  seguito di svolgimento  di  attivita’  lavorativa  tale da assicurare un reddito annuale   non  superiore  al  reddito  minimo  personale  escluso  da imposizione. Tale soglia di reddito non si applica ai soggetti di cui all’articolo 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468; b) perdita  dello  stato  di  disoccupazione  in  caso di mancata presentazione   senza   giustificato  motivo  alla  convocazione  del servizio  competente  nell’ambito  delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3; c) perdita dello stato di disoccupazione in caso di rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato  o  determinato  o  di lavoro temporaneo ai sensi della legge  24  giugno 1997, n. 196, con durata del contratto a termine o, rispettivamente,  della missione, in entrambi i casi superiore almeno a  otto  mesi,  ovvero  a  quattro  mesi  se  si  tratta  di giovani, nell’ambito  dei  bacini, distanza dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici, stabiliti dalle Regioni; d) sospensione   dello   stato   di  disoccupazione  in  caso  di accettazione  di un’offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo di durata inferiore a otto mesi, ovvero di quattro mesi se si tratta di giovani.”.

L’intervento modificativo del comma 33   della legge di  riforma ha comportato  a carico  dell’articolo 4   citato  in parola :

1)  l’abrogazione della lettera a);

2) la soppressione nella lettera c), delle parole: «con durata del contratto a termine o, rispettivamente, della missione, in entrambi i casi superiore almeno a otto mesi, ovvero a quattro mesi se si tratta di giovani,» ;

3) la sostituzione del testo  della lettera d) con il seguente:«d) sospensione dello stato di disoccupazione in caso di lavoro subordinato di durata inferiore a sei mesi».

Pertanto , a seguito delle   suddette variazioni, il testo dell’art.4 del richiamato decreto legislativo 181/00 ,dal 18 luglio 2012,risulta cosi’ composto,evidenziando che le parti soppresse   sono indicate con  il segno———,mentre quelle sostituite risultano  in grassetto:

“Art. 4 (Perdita dello stato di disoccupazione). – 1. Le Regioni stabiliscono i criteri per l’adozione da parte dei servizi competenti di procedure uniformi in materia di accertamento dello stato di disoccupazione sulla base dei seguenti principi:

a) conservazione dello stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attivita’ lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione. Tale soglia di reddito non si applica ai soggetti di cui all’articolo 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468;

b) perdita dello stato di disoccupazione in caso di mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del servizio competente nell’ambito delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3;

c) perdita dello stato di disoccupazione in caso di rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o determinato o di lavoro temporaneo ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196, con durata del contratto a termine o, rispettivamente, della missione, in entrambi i casi superiore almeno a otto mesi, ovvero a quattro mesi se si tratta di giovani (soppressi), nell’ambito dei bacini, distanza dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici, stabiliti dalle Regioni;

d) sospensione dello stato di disoccupazione in caso di la accettazione di un’offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo di durata inferiore a otto mesi, ovvero di quattro mesi se si tratta di giovani.

  d) sospensione dello stato di disoccupazione in caso di lavoro subordinato di durata inferiore a sei mesi.

Quindi ,a seguito delle modifiche apportate dalla legge n.92/12 ,a far data dal 18.7.2012 , accade  che:

1) viene meno la previsione normativa circa la conservazione dello stato di disoccupazione in caso di svolgimento di attivita’ lavorativa capace di assicurare un reddito annuo non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione(  fissato , come è risaputo ,  ad euro 8.000 per il lavoro dipendente e co.co. co, e ad euro 4.800 per il lavoro autono);

2)la definizione dello stato di disoccupazione risulta essere quella data   dall’art.1 ,comma 2, lett.c, del dec.legvo 181/00 ,come modificato dal dec.legvo n.297/02,in cui si dichiara :”stato di disoccupazione “: la condizione del soggetto privo di lavoro che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attivita’ lavorativa secondo modalita’ definite con i servizi competenti;

3) lo stato di disoccupazione  si perde, oltre che per uno dei casi previsti dalle lettere b) (mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del servizio competente nell’ambito delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3) e c) (rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o determinato o di lavoro temporaneo ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196,con durata di almeno sei mesi )  ,anche a seguito   dello  svolgimento di un lavoro subordinato a tempo indeterminato ovvero a tempo determinato con durata  di almeno 6 mesi ,  prescindendo dal reddito che si consegue dallo stessso.

4)  infine ,lo stato di disoccupazione subisce la sospensione nel caso di cui alla lettera d) dell’art.4,comma 1 dec.legvo n.181/00 ,da ultimo modificato dall’art.4, comma 33 ,lett.c),n.1 della legge n.92/12,secondo cui si produce  : “la sospensione dello stato di disoccupazione in caso di lavoro subordinato di durata inferiore a sei mesi” ,ritenendo   ,pur    in  mancanza di  conforme  esplicita previsione della norma, essere assimilabile al lavoro subordinato  la missione della somministrazione a termine,nonche’ concludendo che la durata della sospensione dello stato di disoccupazione coincide con quella di svogimento  del rapporto lavorativo accettato.

In  relazione a  quanto sopra, è evidente  che ,agli effetti dell’esistenza dello stato di disoccupazione,della perdita e sospensione dello stesso , a seguito della legge di riforma e dunque a far data dal 18.7.2012, ha perduto ogni  rilevanza l’ammontare del reddito ricavabile dalla prestazione lavorativa svolta in forma subordinata   , poiche’ determinante   è soltanto  lo svolgimento di un’attivita’ lavorativa  .

Si aggiunge che  certamente    le modifiche  normative in questione  vanno tenute in considerazione soprattutto   per i riflessi che esse  hanno  sulle  regolamentazioni   in materia d’incontro  tra domanda ed offerta di lavoro adottate dalle Regioni , che per il territorio d’Abruzzo,  essendo contenute nella DGRA n.157 del 24.2.2006 ,pubblicata sul Bura n . 17/06, fanno  particolare riferimento agli articoli 15(Dichiarazione sussistenza stato disoccupazione), 16 (Disponibilita’ ad una occupazione),.18 (Conservazione stato disoccupazione),19 comma 7 (Perdita stato disoccupazione)e 20 (  Sospensione  stato di disoccupazione),rispetto a cui si resta in attesa da parte degli organi regionali e provinciali competenti indicazioni  interpretative ed operative  capaci di  assicurare  omogeneita’ ed uniformita’ di  comportamento da parte delle strutture dell’impiego e dell’utenza.

 con  la   nota  n.10587 del 19.07 .2012 la Direzione Generale   politiche attive  servizi per il lavoro (All.1)  ,nel  fornire alcuni indirizzi operativi per una applicazione omogenea delle disposizioni introdotte dalla legge n. 92/2012 in materia di servizi per l’impiego,sottolinea che tali   disposizioni diventano efficaci ,e come tali hanno effetto sullo status di disoccupato, solo dopo l’emanazione dei provvedimenti regionali cui  il medesimo articolo 4 del d. lgs. N. 181/2000.

Inoltre aggiunge   essere necessario  che da parte  delle  Regioni e Province Autonome  siano emanati   in tempi congrui i  provvedimenti regionali soprarichiamati, individuando contestualmente sia criteri omogenei sia tempi d’attuazione che garantiscano parità di trattamento a tutti i cittadini.

Infine la nota  in questione  ,dopo aver  affermato   che, in  caso contrario,  il Ministero potrà intervenire autonomamente, invocando il principio di sussidarietà, costituzionalmente garantito  che, naturalmente, verrà meno al momento dell’emanazione dei suddetti provvedimenti,conclude essere in teso che, fino a tale data, restano in vigore i provvedimenti regionali già emanati sulla base della normativa previgente.

Alle sopra esposte  indicazioni ministeriali , risulta essersi  conformata   la Regione Abruzzo , che  sollecitamente ha rimesso alle quattro Province  la nota della Direzione Politiche Attive Lavoro n.177033 del 30.07.2011 (Allegato 2)

Pertanto ,come  esplicitato chiaramente   dalla documentazione sia  ministeriale ,che regionale,in Abruzzo l’efficacia delle  modifiche in materia di collocamento apportate dal  comma 33 dell’art.4 della legge di riforma del lavoro resta sospesa ,in attesa delle norme che la Regione si appresta ad adottare , così che continuano   a trovare   applicazione quelle previgenti.

ALLEGATI

N.1

Ministero Lavoro e P.S.Dir.Gen.politiche servizi per lavoro

Prot.n.10587 del 19.07.2012

A tutte le regioni e provincie

Autonome

Loro sedi

E p.c.

Coordinamento delle regioni

Componenti del Tavolo Tecnico SIL

Loro sedi

Oggetto: Articolo 4, comma 33, lett. c) della legge 28 giugno 2012, n.92. Livelli essenziali delle

prestazioni concernenti i servizi per l’impiego. Prime indicazioni.

La presente nota intende fornire alcuni indirizzi operativi per una applicazione omogenea delle disposizioni introdotte dalla legge n. 92/2012 in materia di servizi per l’impiego.

In particolare l’art. 4, comma 33, lett b) della suddetta legge apporta modifiche al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, individuando dei principi “nuovi” che stanno alla base dell’accertamento dello stato di disoccupazione e degli interventi per contrastare la disoccupazione di lunga durata, precedentemente individuati dall’articolo 4, comma 1 del citato decreto legislativo, così come novellato dall’articolo 5, comma 1 del decreto legislativo 19 diccembre 2002, n. 297.

In base alla nuova disposizionela perdita e la sospensione dello stato di disoccupazioneè disciplinata dai seguenti principi:

  1. perdita dello stato di disoccupazione in caso di      mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del      servizio competente nell’ambito delle misure di prevenzione di cui      all’articolo 3 del decreto legislativo n. 181/2000;

  2. perdita dello stato di disoccupazione in caso di rifiuto      senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno      ed indeterminato o di lavoro temporaneo nell’ambito di bacini, distanza      dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici stabiliti dalle      Regioni;

  3. sospensione dello stato di disoccupazione in caso      di lavoro subordinato di durata inferiore a sei mesi.

Tali disposiszioni diventano efficaci, e come tali hanno effetto sullo status di disoccupato, solo dopo l’emanazione dei provvedimenti regionali cui  il medesimo articolo 4 del d. lgs. N. 181/2000 rinvia.

Tuttavia al fine di dare concretezza all’obiettivo delle nuove disposizioni e attuare anche per i servizi al lavoro i “livelli essenziali per le prestazioni” cui l’art. 117 della Costituzione fa riferimento, occorre che codeste Regioni e Province Autonome emanino in tempi congrui i provvedimenti regionali soprarichiamati, individuando contestualmente sia criteri omogenei sia tempi d’attuazione che garantiscano parità di trattamento a tutti i cittadini.

In caso contrario, questo Ministero potrà intervenire autonomamente, invocando il principio di sussidarietà, costituzionalmente garantito  che, naturalmente, verrà meno al momento dell’emanazione dei suddetti provvedimenti.

Resta inteso che, fino a tale data, restano in vigore i provvedimenti regionali già emanati sulla base della normativa previgente.

Si auspica di poter addivenire ad un orientamento comune in tempi brevi, tale da assicurare parità di trattamento su tutto il territorio nazionale, contrastare con interventi efficaci ed omogenei la disoccupazione di lunga durata, garantendo contestualmente una governace dei servizi per l’impiego. A tal proposito, la scrivente si rende disponibile fin da subito ad attivare un tavolo tecnico di confronto.

Il Direttore Generale

N.2

Regione Abruzzo   Direzione Politiche Attive Lavoro Formazione ed Istruzione,Politiche Spociali-  Pescara

Prot.n.177033  del 30.07.2012

Alle  Amministrazioni Provinciali

Dirigenti   Lavoro e Formazione

AQ-CH-PE-TE

OGGETTO:Art.4 comma 33 lett.c) legge 28 giugno 2012 ,n.92

L’art.4 ,comma 33 ,della legge 28 giugno 2012,n.92,introduce modigficazioni al d,lgvo n.181/00 ,in particolasre agli artt 3 e 4.

I commi 1 ,sia dell’art.3 sia dell’art.4 del dec.legvo n.181/2000,rinviano espressamente a provvedimenti regionaòli la disciplina delle prestazioni concernenti i servizi per l’impoiego e le procediure in materia di accertamento dello stsato di disoccupazione.

Il Ministero con nota del 19 luglio 2012 che siu allega ha chiesto alle Regioni di emanare in temèpi congrui i provvediomenti attuativi e di garantirew un orientamento comune ,rendendosi dispoinibiler ad attivare da subitoo un tavolo tecn ico di confronto.

Pertanto,nelle more della emanaszione degli atti attuativi e in coerenza con quanto espresso nella nota del Direttore Generale per le politiche dei servizi per l’impego ,si ribsadisce che restano in vigore i provvedimenti regionali gia’0 emanati sulla base della normativa previgente.”

Premesso quanto sopra ,si segnalsa che in data 9.11.2012 ,le Regioni e le P.A. nella riunione della IX Commissione che si è tenuta in data 10 ottobre 2012, hanno espresso una non condivisione in merito alle modifiche apportate al D.Lgs 181/00 dall´art. 4, comma 33 lett. c) della legge 28 giugno 2012, con riguardo all’accertamento dello stato di disoccupazione.

Le Regioni  e le P.A.  hanno ritenuto   comunque indispensabile definire delle linee guida per una regolamentazione unitaria dei principi contenuti nella suddetta legge in tema di status di disoccupazione, al fine di consentire un’attuazione omogenea delle disposizioni con la finalità di garantire parità di trattamento dei cittadini su tutto il territorio nazionale

Tali disposizioni, come confermato nella nota del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 10587 del 19 luglio 2012, divengono efficaci solo successivamente all’emanazione dei provvedimenti regionali cui rinvia lo stesso art. 4 del D. Lgs. 181/00.

1. Dichiarazione dello stato di disoccupazione

Per comprovare il proprio stato di disoccupazione il lavoratore deve rilasciare ai servizi competenti di cui all’art. 1, comma 2, lett. g), del D.lgs. 181/00 una dichiarazione, resa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, dalla quale risulti che si trova nelle seguenti condizioni:

a) non aver in atto alcun rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno o parziale, né di svolgere un’attività di lavoro autonomo anche parasubordinato o in associazione o di impresa;

b) essere disponibile a svolgere un’attività lavorativa, precisando quella precedentemente svolta;

c) essere disponibile a svolgere un’azione di ricerca attiva di lavoro secondo le modalità definite con i servizi competenti nel patto di servizio.

La dichiarazione può essere resa secondo le seguenti modalità:

a) presentandosi  personalmente presso i servizi competenti;

b) avvalendosi dei servizi informatici messi a disposizione dai servizi competenti, secondo le modalità definite dalla regione.

I servizi competenti informano esplicitamente il lavoratore sulle cause che comportano la perdita dello stato di disoccupazione.

2. Disponibilità ad una occupazione ed offerta congrua

1. La dichiarazione di disponibilità allo svolgimento di una attività lavorativa non può essere limitata né condizionata, fatto salvo, ai fini del riconoscimento e della conservazione dello stato di disoccupazione, quanto disposto in merito alla congruità dell’offerta di lavoro.

2. L’offerta di lavoro deve ritenersi congrua in presenza dei seguenti elementi:

a) corrispondenza ad uno o più  profili professionali equivalenti a quelli per il quale il lavoratore ha concordato e sottoscritto la propria disponibilità al momento della sottoscrizione del patto di servizio integrato con il piano di azione  individuale;

b) rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, oppure determinato di durata superiore a  sei mesi;

c) sede di lavoro ubicata nel raggio di cinquanta chilometri dal domicilio del lavoratore o comunque raggiungibile in ottanta minuti con i mezzi di trasporto pubblici.

3. Per i percettori di ammortizzatori sociali e di sussidi l’offerta congrua è quella definita dalle disposizioni normative vigenti in materia.

3. Livelli essenziali delle prestazioni concernenti i servizi competenti

I servizi competenti si impegnano a realizzare le attività  e gli interventi che costituiscono i livelli essenziali delle prestazioni, ai sensi della normativa vigente.

Con la sottoscrizione del patto di servizio, i servizi competenti si impegnano a supportare il lavoratore nella ricerca attiva di lavoro e il lavoratore si impegna a svolgere le azioni concordate nel piano di azione individuale.

4. Conservazione dello stato di disoccupazione

In deroga a quanto statuito da D. Lgs n. 181/2000 e s.m.i. e dai relativi provvedimenti attuativi regionali, il lavoratore conserva lo stato di disoccupazione indipendentemente dal reddito percepito, laddove sia espressamente previsto dalla normativa in materia.

5. Perdita dello stato di disoccupazione

1. Il lavoratore perde lo stato di disoccupazione in presenza di una delle seguenti condizioni:

a) rifiuto senza giustificato motivo di una offerta di lavoro congrua, così come definita al precedente punto 2;

b) mancata presentazione, senza giustificato motivo, al colloquio di orientamento ed ai successivi colloqui eventualmente disposti dai servizi competenti;

c) mancata esecuzione delle azioni concordate nel piano di azione individuale e sottoscritte nel patto di servizio senza giustificato motivo;

d) mancata adesione ad una proposta finalizzata all’ inserimento lavorativo;

e) assenza ingiustificata alla prova selettiva o mancata presa di servizio presso un’amministrazione pubblica.

2. Il mancato superamento del periodo di prova, non determina la perdita dello stato di disoccupazione e il lavoratore conserva l’anzianità precedentemente maturata.

3. La perdita dello stato di disoccupazione avviene automaticamente nei seguenti casi:

a) instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, o determinato superiore a sei mesi, a tempo pieno o parziale, salvo le ipotesi di sospensione;

b) instaurazione di un’attività di lavoro autonomo anche parasubordinato o stipula di un contratto di associazione in partecipazione o costituzione di un’impresa.

6. Sospensione  e ripristino dello stato di disoccupazione

Al fine di applicare l’istituto della sospensione, il riferimento temporale è relativo alla effettiva durata del rapporto di lavoro, comprensiva delle eventuali proroghe pattuite ai sensi della normativa vigente.

L’accettazione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata pari o inferiore a sei mesi, comporta la sospensione dello stato di disoccupazione. Una volta cessato il rapporto di lavoro, la relativa anzianità riprende a decorrere d’ufficio.

L’anticipata risoluzione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o determinato superiore a sei mesi, non determina la perdita dello stato di disoccupazione, nel caso in cui il periodo effettivamente lavorato sia pari o inferiore a sei mesi. In tal caso il lavoratore recupera l’anzianità di disoccupazione pregressa.

I servizi competenti devono ripristinare l’anzianità di disoccupazione precedentemente maturata dal   lavoratore nel caso in cui rapporto di lavoro è stato riconosciuto subordinato in seguito ad un accertamento effettuato dagli organi competenti, purché la durata effettiva della prestazione lavorativa sia stata pari o inferiore a sei mesi.

7. Lavoratori disabili 1. La perdita dello stato di disoccupazione è disposta oltre che nei casi previsti dall’articolo 10, comma 6 della legge n. 68/1999 nei seguenti casi:

a) mancata presentazione, senza giustificato motivo, al colloquio di orientamento ed ai successivi colloqui eventualmente disposti dai servizi competenti;

b) mancata esecuzione delle azioni concordate nel piano di azione individuale e sottoscritte nel patto di servizio senza giustificato motivo.

2. Lo stato di disoccupazione è sospeso o ripristinato nelle ipotesi previste nel precedente punto 6.

8. Norme transitorie

1. Le persone disoccupate ai sensi dell’art. 2, comma 1 del D.Lgs. n. 181/00 assunte entro il 31 dicembre 2012 con un contratto di lavoro subordinato con scadenza nell’anno 2013, di durata pari oinferiore ad otto mesi ovvero sei mesi se si tratta di giovani, cosi come definiti dall’art. 1, comma 2 lett. b) del D. Lgs. n. 181/00 stesso, hanno diritto alla sospensione dello stato di disoccupazione fino alla cessazione del rapporto di lavoro.

2. Analoga sospensione si applica ai contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato instaurati entro il 31 dicembre 2012 e risolti anticipatamente nell’anno 2013 se il periodo effettivamente lavorato è inferiore a sei mesi.

3. La disposizione si applica anche  al rapporto di lavoro la cui natura  subordinata è stata riconosciuta in seguito ad un accertamento effettuato dagli organi competenti.

4. Dal 1 gennaio 2013 l’instaurazione o lo svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato superiore a sei mesi a tempo pieno o parziale, o di un’attività di lavoro autonomo anche parasubordinato o la stipula di un contratto di associazione in partecipazione o la costituzione di un’impresa, determina la perdita dello stato di disoccupazione, fatte salve le ipotesi di sospensione o ripristino dello stato di disoccupazione di cui al precedente punto 6.

 9. Forme di pubblicità

Le Regioni e P.A. si impegnano a portare a conoscenza di tutti i lavoratori interessati,  nelle forme che ritengono idonee, le variazioni al loro status di disoccupato determinate dalle modifiche apportate al D. Lgs. 181/00 dalla L. 92/2012, nonché a registrare le dovute e conseguenti variazioni nell’elenco anagrafico.

Pertanto, ora non resta che attendere che le èpredette liee guida  diventino operastive a seguito di appoisto provvedimento che spettera’ alle singole Regioni emanare

CAMERA ESAMINA DISEGNO LEGGE STABILITA’ 2013 MODIFICATO

novembre 18, 2012

Dopo    l’esame nelle competenti commissioni,subendo molteplici modifiche al testo predisposto dal Governo,il disegno della legge di stabilita’ per il 2013  approda alla Camera per le valutazioni e determinazioni di competenxza dell’assembla.

Di seguito si  evidenziano  i punti del provvedimento   modificati ,precisando che per il medesimo  si presenta il seguente iter  : il Governo chiederà tre fiducie, martedì prossimo,  che saranno votate il giorno successivo alla presenza dello stesso ministro  dell’Economia,  . Via libero al disegno di legge atteso per  martedì.

Riduzione Irpef

Si parte della riduzione Irpef di un punto percentuale per redditi compresi  tra 15mila e 28mila euro che viene completamente cancellata ( si veda il nostro  articolo  

Aumento Iva

Nella legge di stabilità 2013 viene anche cancellato anche l’aumento Iva dal  10 all’11 per cento, mentre si conferma quello dal 21 al 22 per cento che  entrerà ufficialmente in vigore dal 1 luglio 2013  Slitta di un anno  invece, l’aumento Iva prestazione sanitarie e sulle cooperastive  che passerà dal 4 al 10% dal 2014

Detrazioni fiscali

Scompare la stretta su deduzioni e detrazioni fiscali con l’introduzione di  una franchigia da 250 euro e un tetto alle spese detraibili.

Detrazione figli a carico

Introdotte novità nella legge di stabilità 2013  per quanto riguarda le  detrazioni figli a carico che vedono un aumento da 800 a 950 quelli con più di  tre anni e da 900 a 1.220 per i minori di 3 anni. Passano invece da 220 a 400 le  detrazioni figli a carico portatori di handicap ( si veda il nostro articolo  

Pensione di guerra e Tfr

Confermata l’esenzione Irpef per le pensioni di guerra per i soggetti che  dichiarano un reddito fino a 15mila euro. Clausola di salvaguardia per la  tassazione più favorevole sul Tfr.

Esodati

Risolta, si spera definitivamente, la questione esodati, ampliando la tutela  per altre 10.130mila persone, stanziando altri fondi e se non dovessero bastare,  il blocco alla rivalutazione delle pensioni più elevate

Deduzione Irap

Capitolo importante è anche quello riguardante la riduzione del cuneo  fiscale, ossia il taglio della componente del costo del lavoro, aumentando la  deduzione Irap per le nuove assunzioni di giovani under 35 e lavoratici, con  misure più alte se le nuove assunzioni avvengono al Sud

Detassazione produttività

Altra misura importante presa in considerazione riguarda la detassazione  produttività, per cui sono stati stanziati inizialmente 800 milioni per poi  arrivare nottetempo a 1,2 miliardi di euro nel 2013. Uno sfoltimento dovuto  principalmente per assicurare interventi di sostegno alle popolazioni colpite  dalle calamità alluvionali di queste ultimi giorni.

Falsi invalidi

Per il triennio 2013-2015 partiranno 150mila controlli all’anno per smascherare  i falsi invalidi, realizzando così un notevole risparmio di spesa

INAIL

 L’Istituto è riuscito ad ottenere uno sconto in materia di esuberi del personale.Infatti  i 600 esuberi su 8 mila dipendenti  ,imputati allo stesso ,potrebero essere annullasti. ,in viortu’ dello  scopo sociale dell’Ente  nella tutela degli infortunati sul lavoro,in prima battuta sono sottratti dalla tagliola del decretpo legge n.95/12 tutte le professioni sanitarie:circa 1500  .E per il restante personale,si potra’ comunque ridurre meno di quanto  prevede la spending review (10% dipendenti e ,20% dirigenti) ,compensando con minori assunzioni.Ma grazie ai pensionamenti previsti perb il prossimom anno all’istitutoi  contano gia nel 2014 di ricominciare ad assumere su tti i posti che si frenderanno liberi.
ciao

 Altre modifiche

Tra gli altri capitoli importanti toccati dalla legge di stabilità 2013  abbiamo il cd Fondo Giavazzi, un fondo per lo sviluppo delle imprese, con la  concessione di un credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo in favore  soprattutto di piccole  e medie imprese. Infine a sostegno delle famiglie,  si anticipa al prossimo anno, il 2013, l’attivazione del Fondo taglia tasse

PUBBLICATO DECRETO LEGISLATIVO RELATIVO PAGAMENTI TRANSAZIONI COMMERCIALI PP.AA

novembre 18, 2012

Dall’inizio dell’anno prossimo termini certi per il pagamento nelle transazioni commerciali,che di norma avverra’ entro 30 giorni  e non devono supertare comunque i 60 giuorni  in casi eccezionsali,disponendosi una maggiorazione del tassio degli interessi dal 7 all’8 % in piu’ rispetto al tassio fissato dal BCE per le operazioni di rifinanziamento.

Quanto sopra è stabilito dal decreto legislativo 9.11.2012 ,n.1932 ,pubbblicato in G.U n.267/12 ed in vigore dal 30 c.m-. sottoriportato

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA   Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;   Vista la legge 11 novembre 2011,  n.  180,  recante  norme  per  la tutela  della  liberta’  d’impresa.  Statuto  delle  imprese,  ed  in particolare l’articolo 10;   Vista  la  direttiva  2011/7/UE  del  Parlamento  europeo   e   del Consiglio, del 16 febbraio 2011 relativa alla lotta contro i  ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (rifusione);   Visto il decreto  legislativo  9  ottobre  2002,  n.  231,  recante attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla  lotta  contro  i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali;   Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 31 ottobre 2012;   Sulla  proposta  dei  Ministri  per  gli  affari  europei  e  della giustizia, di concerto  con  i  Ministri  dello  sviluppo  economico, dell’economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e  la semplificazione;                                 Emana                   il seguente decreto legislativo:                                Art. 1        Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231   1.  Al  decreto  legislativo  9  ottobre  2002,  n.  231,   recante attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla  lotta  contro  i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, sono apportate le seguenti modificazioni:     a) l’articolo 1 e’ sostituito dal seguente:   «Art. 1 (Ambito di applicazione). – 1.  Le  disposizioni  contenute nel presente decreto si applicano  ad  ogni  pagamento  effettuato  a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale.   2. Le disposizioni del presente decreto  non  trovano  applicazione per:     a) debiti oggetto di procedure concorsuali aperte  a  carico  del debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito;     b) pagamenti effettuati  a  titolo  di  risarcimento  del  danno, compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.»;     b) l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:   «Art. 2 (Definizioni). – 1. Ai fini del presente decreto si intende per:     a) “transazioni commerciali”: i contratti,  comunque  denominati, tra imprese ovvero  tra  imprese  e  pubbliche  amministrazioni,  che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o  la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo;     b)  “pubblica  amministrazione”:  le   amministrazioni   di   cui all’articolo 3, comma 25, del decreto legislativo 12 aprile 2006,  n. 163, e ogni altro soggetto, allorquando svolga attivita’ per la quale e’ tenuto al rispetto della disciplina di cui al decreto  legislativo 12 aprile 2006, n. 163;     c) “imprenditore”: ogni soggetto esercente un’attivita’ economica organizzata o una libera professione;     d)  “interessi  moratori”:  interessi  legali  di   mora   ovvero interessi ad un tasso concordato tra imprese;     e) “interessi legali di mora”: interessi semplici di mora su base giornaliera  ad  un  tasso  che  e’  pari  al  tasso  di  riferimento maggiorato di otto punti percentuali;     f) “tasso di riferimento”: il tasso di interesse applicato  dalla Banca  centrale  europea  alle  sue  piu’   recenti   operazioni   di rifinanziamento principali;     g) “importo dovuto”: la somma che avrebbe  dovuto  essere  pagata entro il termine contrattuale o  legale  di  pagamento,  comprese  le imposte, i dazi, le tasse o  gli  oneri  applicabili  indicati  nella fattura o nella richiesta equivalente di pagamento.»;     c) all’articolo 3, dopo  le  parole:  «interessi  moratori»  sono inserite le seguenti: «sull’importo dovuto»;     d) l’articolo 4 e’ sostituito dal seguente:   «Art. 4 (Decorrenza degli interessi moratori). – 1.  Gli  interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento.   2. Salvo quanto previsto  dai  commi  3,  4  e  5,  ai  fini  della decorrenza degli interessi moratori si applicano i seguenti termini:     a) trenta giorni dalla data di ricevimento da parte del  debitore della  fattura  o  di  una  richiesta  di  pagamento   di   contenuto equivalente. Non  hanno  effetto  sulla  decorrenza  del  termine  le richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra richiesta equivalente di pagamento;     b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle  merci  o  dalla data di prestazione dei servizi, quando  non  e’  certa  la  data  di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;     c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle  merci  o  dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve  la fattura o la richiesta equivalente di pagamento e’ anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;     d) trenta giorni dalla data dell’accettazione  o  della  verifica eventualmente  previste  dalla  legge  o  dal   contratto   ai   fini dell’accertamento della conformita’ della merce o  dei  servizi  alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura  o  la richiesta equivalente di pagamento in epoca  non  successiva  a  tale data.   3. Nelle transazioni  commerciali  tra  imprese  le  parti  possono pattuire un termine per il  pagamento  superiore  rispetto  a  quello previsto dal comma 2. Termini superiori a  sessanta  giorni,  purche’ non siano gravemente iniqui per il creditore ai  sensi  dell’articolo 7, devono essere pattuiti  espressamente.  La  clausola  relativa  al termine deve essere provata per iscritto.   4. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e’ una pubblica amministrazione le parti possono pattuire, purche’ in modo  espresso, un termine per il pagamento superiore a quello previsto dal comma  2, quando  cio’  sia  giustificato  dalla  natura  o  dall’oggetto   del contratto  o  dalle  circostanze  esistenti  al  momento  della   sua conclusione. In ogni caso i termini di cui al  comma  2  non  possono essere superiori a sessanta giorni. La clausola relativa  al  termine deve essere provata per iscritto.   5. I termini di cui al comma 2 sono raddoppiati:     a) per le imprese pubbliche  che  sono  tenute  al  rispetto  dei requisiti di trasparenza di cui al decreto  legislativo  11  novembre 2003, n. 333;     b) per gli enti pubblici che forniscono  assistenza  sanitaria  e che siano stati debitamente riconosciuti a tale fine.   6. Quando  e’  prevista  una  procedura  diretta  ad  accertare  la conformita’ della merce o dei servizi  al  contratto  essa  non  puo’ avere una durata superiore a trenta giorni dalla data della  consegna della  merce  o  della  prestazione  del  servizio,  salvo  che   sia diversamente ed espressamente concordato dalle parti e previsto nella documentazione di gara e purche’ cio’ non sia gravemente  iniquo  per il creditore ai sensi dell’articolo 7. L’accordo deve essere  provato per iscritto.   7. Resta ferma la facolta’ delle parti  di  concordare  termini  di pagamento a rate. In tali casi, qualora una delle rate non sia pagata alla data concordata, gli interessi e il  risarcimento  previsti  dal presente decreto  sono  calcolati  esclusivamente  sulla  base  degli importi scaduti.»;     e) l’articolo 5 e’ sostituito dal seguente:   «Art. 5 (Saggio degli interessi). – 1. Gli interessi moratori  sono determinati nella  misura  degli  interessi  legali  di  mora.  Nelle transazioni commerciali tra  imprese  e’  consentito  alle  parti  di concordare  un  tasso  di  interesse  diverso,  nei  limiti  previsti dall’articolo 7.   2. Il tasso di riferimento e’ cosi’ determinato:     a) per il primo semestre dell’anno cui si riferisce  il  ritardo, e’ quello in vigore il 1° gennaio di quell’anno;     b) per il secondo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, e’ quello in vigore il 1° luglio di quell’anno.   3. Il Ministero dell’economia e delle finanze da’ notizia del tasso di riferimento, curandone la pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica italiana nel quinto  giorno  lavorativo  di  ciascun semestre solare.»;     f) l’articolo 6 e’ sostituito dal seguente:   «Art. 6 (Risarcimento delle spese  di  recupero).  -  1.  Nei  casi previsti dall’articolo 3, il creditore ha diritto anche  al  rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme  non  tempestivamente corrisposte.   2. Al creditore spetta, senza che sia necessaria la costituzione in mora, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento  del danno.  E’  fatta  salva  la  prova  del  maggior  danno,  che   puo’ comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.»;     g) l’articolo 7 e’ sostituito dal seguente:   «Art.  7(Nullita’).  -  1.  Le  clausole  relative  al  termine  di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero, a  qualunque  titolo  previste  o  introdotte  nel contratto, sono nulle quando risultano gravemente inique in danno del creditore. Si applicano gli articoli 1339 e 1419, secondo comma,  del codice civile.   2. Il giudice dichiara, anche d’ufficio, la nullita’ della clausola avuto riguardo a tutte le circostanze del  caso,  tra  cui  il  grave scostamento dalla prassi commerciale in contrasto con il principio di buona fede e correttezza,  la  natura  della  merce  o  del  servizio oggetto del contratto, l’esistenza di motivi oggettivi  per  derogare al saggio degli interessi legali di mora, ai termini di  pagamento  o all’importo forfettario dovuto a titolo di risarcimento per  i  costi di recupero.   3.  Si  considera  gravemente  iniqua  la  clausola   che   esclude l’applicazione di interessi di mora. Non e’ ammessa prova contraria.   4. Si presume che sia gravemente iniqua la clausola che esclude  il risarcimento per i costi di recupero di cui all’articolo 6.   5. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e’ una pubblica amministrazione  e’  nulla  la  clausola   avente   ad   oggetto   la predeterminazione o la  modifica  della  data  di  ricevimento  della fattura. La nullita’ e’ dichiarata d’ufficio dal giudice.»;     h) all’articolo 8, comma 1, la lettera  a)  e’  sostituita  dalla seguente:   «a) di accertare la grave  iniquita’,  ai  sensi  dell’articolo  7, delle condizioni generali concernenti il  termine  di  pagamento,  il saggio degli interessi moratori o il  risarcimento  per  i  costi  di recupero e di inibirne l’uso.».
Art. 2

Modifiche alla legge 18 giugno 1998, n. 192

1. All’articolo 3, comma 3, della legge 18 giugno 1998, n. 192,  le
parole: «di sette punti percentuali» sono sostituite dalle  seguenti:
«di otto punti percentuali».
Art. 3

Disposizioni finali

1. Le disposizioni  di  cui  al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 9 novembre 2012

 

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