PUBBLICATA LEGGE CONVERSIONE DECRETO LEGGE MANOVRA FINANZIARIA BIS

Sulla Gazzetta Ufficiale n.216 del 16 settembre 2011 risulta pubblicata la legge n.148/2011 ,di conversione del dec.legge n.138/2011,contenti le disposizioni relative alla manovra finanziaria bis ,

Con riserva di trattare singolarmente  gli argomenti disciplinati dal testo coordinato decreto legge/legge di conversione, ssi evidenziano gli stessi  ,seguendo     l’ articolato normativo  ,precisando che “in grassetto”  ovvero tra i segni ((…))vengono indicate   le variazioni e le aggiunte intervenute   dalla legge di conversione   ,che ,si ricorda   ,hanno efficacia dal giorno successivo  a  quello della sua pubblicazione.

Art.01-REVISIONE INTEGRALE  SPESA PUBBLICA 

 Per   l’obiettivo  di  razionalizzazione  della  spesa   e   di superamento  del  criterio   della   spesa   storica,   il   Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con i  Ministri  interessati, presenta al Parlamento entro il 30 novembre 2011 un programma per  la riorganizzazione  della  spesa  pubblica ,contenente  ,  le linee-guida per l’integrazione operativa delle  agenzie  fiscali,  la razionalizzazione    di    tutte     le     strutture     periferiche dell’amministrazione dello Stato e la loro tendenziale concentrazione in un ufficio unitario a livello provinciale, il coordinamento  delle attivita’ delle forze dell’ordine,  l’accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione  dell’organizzazione  giudiziaria  civile,  penale, amministrativa, militare e tributaria  a  rete,  la  riorganizzazionedella  rete  consolare  e  diplomatica ,    anche  al  fine  dievitare  possibili  duplicazioni  di  strutture  ed  implementare  le possibili strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con  le
risorse stanziate     Entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente  decreto,  il  Ministro  dell’economia  e
delle finanze provvede a definire le modalita’ della  predisposizione
del programma di cui al comma 1 e della relativa attuazione.

 Art 1- DISPOSIZIONI RIDUZIONE SPESA PUBBLICA   

 A) RIDUZIONE SPESE FUNZIONAMENTO MINISTERI 

 Al  fine  di  consentire   una progressiva riduzione della spesa corrente  primaria
in rapporto al PIL, nel corso degli anni 2012 e  2013,    le  spese  di  funzionamentorelative alle missioni di spesa di ciascun  Ministero  sono  ridotte,rispettivamente, fino all’1 per cento per ciascun anno rispetto  alle spese risultanti dal bilancio consuntivo relativo all’anno 2010 e  le dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di  ciascun  Ministero,previste dalla legge di  bilancio,  relative  agli  interventi,  sonoridotte fino all’1,5 per cento. Nella medesima  misura  prevista  dal periodo precedente, per gli stessi anni le dotazioni finanziarie  per le missioni di spesa per ciascun Ministero previste  dalla  legge  di bilancio, relative agli oneri comuni di parte  corrente  e  di  conto capitale, sono ridotte fino allo 0,5 per cento per ciascuno  dei  due anni e per gli anni 2014, 2015 e 2016 la spesa primaria del  bilanciodello Stato puo’ aumentare in  termini  nominali,  in  ciascun  anno, rispetto  alla  spesa  corrispondente   registrata   nel   rendiconto dell’anno precedente, di una percentuale  non  superiore  al  50  per cento dell’incremento del PIL previsto dal Documento  di  economia  e finanza  

B) RIDUZIONE DOTAZIONI ORGANICHE PP.AA.   

.Le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ivi inclusa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, le agenzie, incluse le agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni e integrazioni, gli enti pubblici non economici, gli enti di ricerca, nonche’ gli enti pubblici di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni ed integrazioni   , provvedono :  

  a) ad apportare, entro il 31 marzo 2012,  un’ulteriore  riduzionedegli uffici dirigenziali di livello non generale, e  delle  relativedotazioni organiche, in misura non  inferiore  al  10  per  cento  

b) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del  personalenon dirigenziale, ad esclusione di  quelle  degli  enti  di  ricerca,apportando una ulteriore riduzione non  inferiore  al  10  per  centodella spesa complessiva relativa al numero dei posti di  organico  di tale personale .

 Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a quanto previsto   dalle lettere a) e b)  entro il 31 marzo  2012  e’  fatto  comunque  divieto,  ad ecorrere  dalla  predetta  data,  di  procedere  ad  assunzioni   di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto; continuano ad essere esclusi dal predetto divieto gli incarichi conferiti ai  sensi
dell’articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  30  marzo 2001, n. 165, e successive  modificazioni.  Fino  all’emanazione  dei provvedimenti  di  cui  alle lettere a) e b) ,  le  dotazioni  organiche   sono
provvisoriamente individuate in misura pari  ai  posti  coperti  alla data di entrata in vigore della legge  di  conversione  del  presente decreto; sono fatte salve le procedure  concorsuali  e  di  mobilita’ nonche’ di conferimento di incarichi ai sensi dell’articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  n.  165  del  2001  avviate  alla predetta data.
  Restano esclusi dall’applicazione  di quanto sopra   il  personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari,  la  Presidenza del Consiglio, le Autorita’ di bacino di rilievo nazionale, il  Corpo
della polizia penitenziaria, i  magistrati,  l’Agenzia  italiana  del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa  vigente,  nonche’  le strutture del comparto  sicurezza,  delle  Forze  armate,  del  Corpo nazionale dei vigili del  fuoco,  e  quelle  del  personale  indicato nell’articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n.  165  del
2001 ,(ossia  i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato,  , il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia nonche’ i dipendenti degli enti che svolgono la loro attivita’ nelle materie contemplate dall’articolo 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n.691, e dalle leggi 4 giugno 1985, n.281, e successive modificazioni ed integrazioni, e 10 ottobre 1990, n.287):Continua a trovare  applicazione  l’art.  6,  comma  21-sexies,primo periodo del decreto legge 31 maggio  2010,  n.  78,  convertito
dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122. ,(concernente le Agenzie fiscali)  Restano  ferme  le  vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni.

C)  CONSEGUENZE A CARICO DIRIGENTI PER MANCATO RAGGIUNGIMENTO OBIETTIVI RISPARMIO  SPESA 

Per il  mancato raggiungimento degli obiettivi di risparmio da parte  delle amminitrazioni pubbliche ,la clausola di salvaguardia non sarà costituita dal rinvio della 13ma mensilita’  per dipendenti  ,come  stabiliva il  decreto legge n.138/2011,bensì dalla riduzione della retribuzione di risulato  a carico dei dirigenti responsabili nella misura del 30%.

Infatti il comma 7 dell’art.1 stabilisce:”((7. All’articolo 10, comma 12, del citato decreto-legge n. 98  del
2011 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, dopo
il primo periodo, e’ inserito il seguente:  «Nella  ipotesi  prevista
dal primo periodo del presente comma ovvero nel caso in cui non siano
assicurati gli obiettivi di risparmio stabiliti ai sensi del comma 2,
con le modalita’ previste dal citato primo periodo  l’amministrazione
competente  dispone,  nel  rispetto  degli  equilibri   di   bilancio
pluriennale, su comunicazione del  Ministero  dell’economia  e  delle
finanze, la riduzione della retribuzione di risultato  dei  dirigenti
responsabili nella misura del 30 per cento».))

D) PARTECIPAZIONE COMUNI LOTTA EVASIONE TRIBUTI 

Al fine di  incentivare  la  partecipazione  dei  comuni all’attivita’ di accertamento tributario, per gli anni 2012,  2013  e
2014, la quota di cui all’articolo 2, comma  10,  lettera  b)  ,  del decreto legislativo 14 marzo 2011, n.  23,  e’  elevata  al  100  per cento. 
  Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con  la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie locali, sono stabiliti criteri e
modalita’ per  la  pubblicazione,  sul  sito  del  comune,  dei  dati aggregati relativi alle dichiarazioni di cui al  comma  secondo,  con riferimento  a  determinate  categorie  di  contribuenti  ovvero   di
reddito. Con  il  medesimo  decreto  sono  altresi’  individuati  gli ulteriori dati che l’Agenzia delle entrate mette a  disposizione  dei comuni e  dei  consigli  tributari  per  favorire  la  partecipazione
all’attivita’ di accertamento, nonche’ le modalita’  di  trasmissione idonee a garantire la necessaria riservatezza
 
 Le disposizioni di cui  sopra non trovano applicazione in caso di mancata istituzione  entro
il 31 dicembre 2011, da parte dei comuni, dei consigli tributari .

E) FONDO AUTOTRASPORTI PUBBLICI LOCALI   

Dall’anno  2012  il  Fondo di  cui   al titolo   e’  ripartito,  d’intesa  con  la Conferenza Stato-regioni, sulla base di criteri premiali  individuati da un’apposita  struttura  paritetica  da  istituire  senza  nuovi  o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La predetta struttura svolge compiti di monitoraggio sulle spese e sull’organizzazione  del
trasporto pubblico locale. Il  50  per  cento  delle  risorse   puo’ essere attribuito , in particolare, a favore  degli  enti  collocati nella classe degli enti piu’ virtuosi; tra i criteri  di  virtuosita’ e’ comunque inclusa l’attribuzione  della  gestione  dei  servizi  di trasporto con procedura ad evidenza pubblica  

F)  COMMISSARIAMENTO ENTI VIGILATI STATO PER BILANCIO DELIBERATO IN RITARDO O  IN DISAVANZO 

Il comma 14. dell’art.1 prevede che:”All’articolo  15  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011
convertito con legge n. 111 del 2011, dopo il comma 1, e’ inserito il
seguente:
  «1-bis . Fermo quanto previsto dal comma 1,  nei  casi  in  cui  il
bilancio di un ente sottoposto alla vigilanza  dello  Stato  non  sia
deliberato nel termine  stabilito  dalla  normativa  vigente,  ovvero
presenti una situazione di disavanzo di competenza per  due  esercizi
consecutivi,  i  relativi  organi,  ad  eccezione  del  collegio  dei
revisori o sindacale, decadono ed e’ nominato un commissario  con  le
modalita’  previste  dal  citato  comma  1;   se   l’ente   e’   gia’
commissariato, si procede alla nomina di  un  nuovo  commissario.  Il
commissario approva il bilancio, ove necessario, e adotta  le  misure
necessarie per ristabilire l’equilibrio finanziario dell’ente; quando
cio’ non sia possibile, il commissario chiede che l’ente sia posto in
liquidazione coatta amministrativa ai sensi del comma 1.  Nell’ambito
delle misure  di  cui  al  precedente  periodo  il  commissario  puo’
esercitare  la  facolta’  di  cui  all’articolo  72,  comma  11,  del
decreto-legge 25 giugno 2008, n 112, convertito con  legge  6  agosto
2008, n. 133,  anche  nei  confronti  del  personale  che  non  abbia
raggiunto l’anzianita’ massima contributiva di quaranta anni”

G) COLLOCAMENTO A RIPOSO DIPENDENTI PUBBLICI CON  40ANNI CONTRIBUZIONE

 Premesso che l’art.72 comma 11 ,della legge n.133/08 prevede che :”Nel caso di compimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni del personale dipendente, le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 possono risolvere, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici, il rapporto lavoro con un preavviso di sei mesi. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti i Ministri dell’interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalità applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarità ordinamentali. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano a magistrati e professori universitari.”,si evidenzia che il comma 16 dell’art.1 stabilisce che detta disposizione si applica anche negli anni 2012,2013 e 2014, 

H) MANTENIMENTO IN SERVIZIO PER UN BIENNIO DIPENDENTI PUBBLICI DI 65 ANNI D’ETA’

Al sotto riportato testo   dell’art.16 della legge n.503 ,il comma17 dell'art.1 apporta alcune modifiche e
di conseguente detto testo risulta essere il seguente: "È in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere inservizio, con effetto dalla data di entrata in vigore 
della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodomassimo di un biennio oltre i limiti di età per il
 collocamento a riposo per essi previsti. In tal caso e'data facolta' all'amministrazione, in base 
alle proprie esigenze organizzative e funzionali, “trattenere in servizio”   in relazione alla 
particolare esperienza professionale acquisita dal  “dipendente” in determinati ospecifici ambiti 
ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi . ”La disponibilita’  al “permanere  va presentata
 all'amministrazione di appartenenza dai ventiquattro ai dodici mesi precedenti il compimento del limite 
di eta' per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento."

I) DESTINAZIONE ALTRO INCARICO PERSONALE  CARRIERA PREFETTIZIA E CON QUALIFICA DIRIGENZIALE 

Il comma  18. dell’art.1 recita che:”Al fine di assicurare la massima funzionalita’ e flessibilita’,
in  relazione  a  motivate  esigenze  organizzative,   le   pubbliche
amministrazioni  di  cui  all’articolo  1,  comma  2,   del   decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono  disporre,  nei  confronti
del personale appartenente alla carriera  prefettizia  ovvero  avente
qualifica dirigenziale, il passaggio ad altro  incarico  prima  della
data di scadenza dell’incarico ricoperto prevista dalla  normativa  o
dal contratto. In tal caso il dipendente conserva, sino alla predetta
data, il trattamento economico in godimento  a  condizione  che,  ove
necessario, sia prevista la compensazione finanziaria, anche a carico
del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato o di  altri
fondi analoghi”

L) MODIFICA DISCIPLINA MOBILITA ‘ DIPENDENTI PP .AA.

 Il comma 19 dell’rt.1 introduce una modifica al testo del comma 2 bis dell’art.30 dec.legvo n.165/01,che pertanto ora risulta il seguente:”2-bis. Le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, provvedendo, in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio. Il trasferimento è disposto, nei limiti dei posti vacanti, con inquadramento nell’area funzionale e posizione economica corrispondente a quella posseduta presso le amministrazioni di provenienza; il trasferimento può essere disposto anche se la vacanza sia presente in area diversa da quella di inquadramento assicurando la necessaria neutralità finanziaria”

M)VARAZIONI INCREMENTI REQUISITTI ANAGRAFICI60 ANNI ACCESSO PENSIONE VECCHIAIA LAVORATRICI SETTORE PRIVATO
Ricordato che l’articolo 18 comma 1 del dec.legge n.98/2011 convertito in legge n.111/2011,stabilisce che:
”   A decorrere dal 1o gennaio 2020, ferma restando la disciplina vigente in materia di decorrenza del 
trattamento pensionistico e di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli 
incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 deldecreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
 convertito, con modificazioni, dalla legge 30luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni,
 per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico 
dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima, nonché della gestione
 separata di cui all'articolo 2,comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.335, il requisito anagrafico di 
sessanta anni per l'accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema retributivo e misto e il requisito
 anagrafico di sessanta anni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto 2004, n. 243
, e successive  modificazioni, sono incrementati di un mese. Tali requisiti anagrafici sono incrementati 
di ulteriori due mesi a decorrere dal 1o gennaio 2021, di ulteriori tre mesi a decorrere dal 1 gennaio 
2022, di ulteriori quattro mesi a decorrere dal 1° gennaio 2023, di ulteriori cinque mesi a decorrere dal 
1 gennaio 2024, di ulteriori sei mesi a decorrere dal 1ogennaio 2025 e per ogni anno successivo fino al
 2031 e di ulteriori tre mesi a decorrere dal 1o gennaio 2032 ,si precisa che le parole contenute nel 
medesimo art.18   " 2020", "2021", "2022", "2023",  "2024",  "2025", "2031" e  "2032"  sono  sostituite 
 rispettivamente  dalle  seguenti: "2016", "2017", "2018", "2019", "2020", "2021", "2027" e "2028".
 
 N)POSTICIPO DATE PENSIONAMENTO E LIQUIDAZIONE PENSIONE PERSONALE SCUOLA PUBBLICA 
  Si   tratta dell'applicazione dall’1.1.2012    della norma introdotta lo scorso anno   della finestra
 fissa di 12 mesi ,da cui  era stato escluso il personale della scuola per l'inapplicabilità della finestra fissa senza creare disagio al servizio scolastico.
Ora il comma 9 dell'art. 59 della legge 449/97 viene modificato con l'aggiunta delle parole 
"dell'anno successivo", per cui dal 1/1/2012 il testo  è il seguente  
Per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell'accesso al trattamento pensionistico,
 che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico o accademico dell’
anno successivo,con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista
 maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell'anno". 

 O) RINVIO PAGAMENTO TFR DIPENDENTI PUBBLICI 

Si premette che l’ art.3 commi 2 e 5  della legge n. 140/97  prevede quanto segue:

2 . Alla liquidazione dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, per i dipendenti di cui al comma 1, loro superstiti o aventi causa, che ne hanno titolo, l’ente erogatore provvede decorsi sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Alla corresponsione agli aventi diritto l’ente provvede entro i successivi tre mesi, decorsi i quali sono dovuti gli interessi.

   5. Le disposizioni di cui al presente articolo non trovano applicazione nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di eta’ o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, per collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianita’ massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’amministrazione, per inabilita’ derivante o meno da causa di servizio, nonche’ per decesso del dipendente. Nei predetti casi l’amministrazione competente e’ tenuta a trasmettere, entro quindici giorni dalla cessazione dal servizio, la necessaria documentazione all’ente previdenziale che dovra’ corrispondere il trattamento di fine servizio nei tre mesi successivi alla ricezione della documentazione medesima, decorsi i quali sono dovuti gli interessi

Rispetto a  quanto sopra ,  l’art.1 comm1   22 e 23  del dec.legge n.138/11 ,convertito in legge n.148/11

ha introdotto alcune modifiche a quanto riportato nelle suddette previsioni relative alla liquidazione del
tfr ,stabilendo quanto segue:” sono apportate le seguenti modifiche: 
- comma 22 :  a) al comma 2 le parole "decorsi sei mesi  dalla  cessazione  delrapporto  di  lavoro."  sono  sostituite  dalle  seguenti:   
"decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro e, nei casi, di cessazione dal servizio
 per raggiungimento dei limiti di eta' o diservizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, 
per collocamentoa riposo d'ufficio a causa del raggiungimento dell'anzianita' massima di  servizio
  prevista  dalle  norme  di  legge  o   di   regolamentoapplicabili nell'amministrazione, decorsi 
sei mesi  dalla  cessazionedel rapporto di lavoro.";      b)  al  comma  5  sono  soppresse  le  
 seguenti   parole:   "per raggiungimento dei limiti  di  eta'   o  di  servizio  previsti  dagli
ordinamenti di appartenenza, per collocamento a  riposo  d'ufficio  acausa del raggiungimento 
dell'anzianita' massima di servizio previstadalle   norme    di    legge    o    di    regolamento   
 applicabilinell'amministrazione,";   
-Comma 23 :Resta  ferma  l'applicazione  della  disciplina vigente  prima dell'entrata in vigore del 
comma 22 per i soggetti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento  prima  della  data  di   entrata  invigore del presente decreto e,  limitatamente 
 al  personale  per  il quale la decorrenza del trattamento pensionistico e' disciplinata  in base al comma
 9 dell'articolo 59 della legge  27  dicembre  1997,  n.449, e successive modificazioni ed integrazioni
( ossia il personale comparto scuola) , per i  soggetti  chehanno maturato i requisiti per il pensionamentO
entro il 31 dicembre 2011. 
  P) Deroga  blocco automatico  del  turn  over  del  personale  del  servizio  sanitario

 ((Per le regioni sottoposte ai piani  di  rientro  per  lequali in attuazione dell’articolo 1, comma 174, quinto periodo, della legge 30  dicembre  2004,  n.  311,  e’  stato  applicato  il  blocco automatico  del  turn  over  del  personale  del  servizio  sanitarioregionale, con decreto del Ministro della salute, di concerto con  ilMinistro dell’economia e delle finanze, sentito  il  Ministro  per  i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, su  richiesta
della regione interessata, puo’ essere disposta la deroga al predetto blocco del turn over, previo  accertamento,  in  sede  congiunta,  da parte del Comitato permanente per  la  verifica  dell’erogazione  dei livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali, di cui rispettivamente agli articoli 9 e 12 dell’intesa Stato-regioni del 23  marzo  2005,  sentita  l’Agenzia
nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), della necessita’ di  procedere  alla  suddetta  deroga  al  fine  di   assicurare   il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza,  il  conseguimento
di risparmi derivanti dalla corrispondente riduzione  di  prestazioni di lavoro straordinario o in regime di autoconvenzionamento,  nonche’ la compatibilita’ con la ristrutturazione della  rete  ospedaliera  e
con gli equilibri di bilancio sanitario, come programmati  nel  piano di rientro, ovvero  nel  programma  operativo  e  ferma  restando  la previsione del raggiungimento dell’equilibrio di bilancio. )) 

 Q)VARIAZIONE DATE FESTIVITA

   A decorrere dall’anno  2012  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio  dei  Ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell’anno precedente,  sono stabilite  annualmente  le  date  in  cui  ricorrono  le   festivita’ introdotte con legge dello Stato non conseguente ad  accordi  con  la Santa Sede, nonche’ le celebrazioni nazionali  e  le  festivita’  deiSanti  Patroni ,((ad  esclusione  del   25   aprile,   festa   della
liberazione, del 1º maggio, festa del lavoro, e del 2  giugno,  festa nazionale della Repubblica)),
in modo tale che, sulla base della piu’ diffusa prassi europea,  le  stesse  cadano  il  venerdi’  precedente
ovvero  il  lunedi’  seguente  la   prima   domenica   immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica

Dopo le modifiche in sede di conversione ,la variazione delle date di fatto riguarda le festivita’ del lunedi’ di Pasqua e di Santo Stefano ,oltre che le feste del Santo Patrono ed in merito, posto che le prime due sono collegate  rispettivamente alla Pasqua e al Natale  ,che altresì , in relazione ai movimenti del calendario annuale ,non di rado le feste patronali possono gia cadere   di per sè  di  venerdi’ e/o   domenica,appare possibile che la norma non trovi in realta’ effettiva appl e non trascurando altri aspetti   che  potrebbero suggerire di non dar corso alla variazione della data di celebrazione  in importanti localita’ (esempio:Milano per Sant’Ambrogio e Napoli per San Gennaro),appare probabile che la norma in questione  perda rilevanza rispetti ai motivi che l’ha determinata e quindi per  essere effettivamente applicata.

R)INCREMENTO DOTAZIONE FONDO INTERVENTI STRUTTURALI POLITICA ECONOMICA 

La dotazione del fondo per interventi strutturali  di  politica economica, di cui all’articolo 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 dicembre 2004, n. 307, e’ incrementata, per  l’anno  2012,  di  2.000 milioni di euro

S) PRESTAZIONI LAVORO DIPENDENTI PUBBLICI IN LUOGO E SEDI DIVERSI 

Esclusi i magistrati,i dipendenti delle amministrazioni pubbliche di'  cui  all'art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
 n. 165, esclusi  imagistrati, su  richiesta  del  datore  di  lavoro,  sono  tenuti  adeffettuare
 la prestazione in luogo di lavoro  e  sede  diversi  sullabase di motivate esigenze, tecniche,
 organizzative e  produttive  conriferimento   ai   piani   della   performance   o   ai   piani   
 di razionalizzazione,  secondo  criteri   ed   ambiti   regolati   dallacontrattazione collettiva
 di comparto. Nelle  more  della  disciplinacontrattuale si fa  riferimento  ai  criteri  datoriali,
  oggetto  diinformativa preventiva, e il trasferimento e'  consentito  in  ambito del  territorio 
 regionale  di  riferimento;  per  il  personale  del Ministero dell'interno il trasferimento puo' 
essere disposto anche al di fuori del territorio regionale di riferimento. Dall'attuazione delpresente 
comma non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  a  carico della finanza pubblica .
T) TFR PER INCARICHI DIRIGENZIALI
Il comma 32 dell'art.1 del provvedimento in esame introduce ,in fine del testo del comma 2 dell'art. 19 dec.legvo n.165/01, relativo al conferimento degli incarichi dirigenziali nelle pp.aa., il seguente nuovo periodo:Nell'ipotesi dell'incarico inferiore a tre anni se coincide con il conseguimento del limite di età per il collocamento a riposo dell’interessato),  ai  fini  della liquidazione del trattamento di fine servizio,  comunque  denominato, nonche' dell'applicazione dell'articolo 43, comma 1, del decreto  del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092,  e  successive modificazioni,  l'ultimo   stipendio   va   individuato   nell'ultima retribuzione percepita prima del  conferimento  dell'incarico  avente durata inferiore a tre anni.». La disposizione del presente comma  si applica agli incarichi conferiti successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto nonche' agli incarichi aventi comunque decorrenza successiva al 1º ottobre 2011.

U)LIVELLAMENTO RENUNERATIVO ITALIA-EUROPA  

Si richiama il testo dell’art.1 della legge n.111/2011 ,che dispone quanto segue:

 1.   Il   trattamento   economico    omnicomprensivo    annualmente
corrisposto, in  funzione  della  carica  ricoperta  o  dell’incarico
svolto, ai titolari di cariche elettive ed  incarichi  di  vertice  o
quali  componenti,  comunque  denominati,  degli  organismi,  enti  e
istituzioni, anche  collegiali,  di  cui  all’allegato  A,  non  puo’
superare la media  degli  analoghi  trattamenti  economici  percepiti
annualmente dai titolari di omologhe cariche e incarichi negli  altri
Stati dell’Area Euro. Fermo il principio costituzionale di autonomia,
per i componenti del Senato  della  Repubblica  e  della  Camera  dei
deputati il costo relativo al trattamento  economico  omnicomprensivo
annualmente corrisposto in funzione della carica ricoperta  non  puo’
superare la media del costo relativo  ai  componenti  dei  Parlamenti
nazionali.
  2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai  segretari
generali, ai capi  dei  dipartimenti,  ai  dirigenti  generali  e  ai
titolari degli uffici a questi equiparati. Ai fini del presente comma
per trattamento economico omnicomprensivo  si  intende  il  complesso
delle retribuzioni  e  delle  indennita’  a  carico  delle  pubbliche
finanze percepiti dal titolare delle predette cariche,  ivi  compresi
quelli erogati dalle amministrazioni di appartenenza.

Premesso quanto sopra si precisa  che  ilcomma 33 dell’art.1 delprovvedimento in esame dispone che  :
 “All’articolo 1, comma 2, del citato  decreto-legge  n.  98  del
2011 convertito con legge n.  111  del  2011,  il  primo  periodo  e’
sostituito dal seguente: «La  disposizione  di  cui  al  comma  1  si
applica, oltre che alle cariche e  agli  incarichi  negli  organismi,
enti e istituzioni, anche  collegiali,  di  cui  all’allegato  A  del
medesimo  comma,  anche  ai   segretari   generali,   ai   capi   dei
dipartimenti, ai dirigenti di prima  fascia,  ai  direttori  generali
degli enti e ai titolari  degli  uffici  a  questi  equiparati  delle
amministrazioni centrali dello Stato.».

 V) ASPETTATIVA COMPONENTI ORGANI ALLEGATO B LEGGE N .111/2011

   Si premette  che i commi 5 e 6 art.1 legge n.111/2011  prevedono quanto segue

5. I componenti degli organi di cui all’allegato B, che siano dipendenti pubblici,

sono collocati in aspettativa non retribuita, salvo che optino per il mantenimento, in viaesclusiva, del trattamento economico dell’amministrazione di appartenenza.

 .6. Le norme di cui ai commi 1, 2, 4 e 5 si applicano a decorrere dalle prossime elezioni, nomine o rinnovi e, comunque, per i compensi, le retribuzioni e le indennità che non siano stati ancora determinati alla data di entrata in vigore del presente decreto;

 Precisato che   gli organi dell’Allegato B sono i seguenti:

 Autorita’ amministrative indipendenti di cui  all’Elenco  (ISTAT)
previsto dall’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre  2009,  n.
196 compresa l’Autorita’ garante della concorrenza e del  mercato  ed
esclusa la Banca d’Italia;
    Commissione nazionale per la societa’ e borsa – CONSOB;
    Agenzia italiana del farmaco
    Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie
    Agenzia nazionale per la sicurezza del volo – ANSV
    Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – AGE.NA.S
    Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione
    Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA
    Agenzia nazionale per la rappresentanza negoziale P.A. – ARAN
    DIgitPA
    Agenzia nazionale per il turismo
    Agenzia nazionale per l’amministrazione  e  la  destinazione  dei
beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata
    Agenzia per la sicurezza nucleare
    Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale
    Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche
    Commissione indipendente per la  valutazione,  la  trasparenza  el’integrita’ delle amministrazioni pubbliche;
 si  evidenzia  che all’aspettativa di cui sopra si applica la disciplina prevista dall’articolo 8 comma 2  della
legge 15 luglio 2002 n. 145 ,secondo cui:
“2. Per i cittadini italiani collocati fuori ruolo ai sensi
dell’articolo 1 della legge 27 luglio 1962, n. 1114, come sostituito
dal comma 1 del presente articolo, fatte salve le disposizioni
eventualmente piu’ favorevoli previste dalle amministrazioni di
appartenenza, il servizio prestato presso enti, organizzazioni
internazionali o Stati esteri e’ computato per intero ai fini della
progressione della carriera, dell’attribuzione degli aumenti
periodici di stipendio e, secondo le modalita’ stabilite dalla
medesima legge 27 luglio 1962, n. 1114, del trattamento di quiescenza
e previdenza, nonche’ ai fini della valutazione dei titoli.”
resta  ferma  comunque  l’applicazione,
anche nel caso di collocamento in aspettativa,  della  disciplina  di
cui all’articolo 7-vicies quinquies  del  decreto  legge  31  gennaio
2005, n.  7,  convertito  con  legge  31  marzo  2005,  n.  43,  alle
fattispecie ivi indicate.( elezione o nomina a giudice costituzionale e a presidente o componente delle autorita’ amministrative indipendenti.)
 

          Art. 1-ter CALENDARIO PROCESSO CIVILE  

 (( 1. Ai fini della riduzione della spesa pubblica e  per  ragioni  di
migliore  organizzazione  del  servizio  di  giustizia,  all’articolo
81-bis delle disposizioni per l’attuazione del  codice  di  procedura
civile e  disposizioni  transitorie,  di  cui  al  regio  decreto  18
dicembre 1941, n. 1368, sono apportate le seguenti modifiche:)) 
    a) il primo comma e’ sostituito dal seguente:)) 
  Il giudice, quando provvede sulle richieste istruttorie, sentitele  parti  e  tenuto  conto  della  natura,  dell’urgenza   e   della
complessita’ della  causa,  fissa,  nel  rispetto  del  principio  di
ragionevole  durata  del  processo,  il  calendario   delle   udienze
successive, indicando gli incombenti che verranno in ciascuna di esse
espletati, compresi quelli di cui all’articolo 189,  primo  comma.  I
termini  fissati  nel  calendario  possono  essere  prorogati,  anche
d’ufficio, quando sussistono gravi motivi  sopravvenuti.  La  proroga
deve  essere  richiesta  dalle  parti  prima   della   scadenza   dei
termini»;
 
  b) dopo il primo comma e’ inserito il seguente:)) 
  Il mancato rispetto dei termini fissati nel calendario di cui al
comma precedente da parte del giudice, del difensore o del consulente
tecnico d’ufficio puo’ costituire  violazione  disciplinare,  e  puo’
essere considerato ai fini della valutazione  di  professionalita’  e
della nomina o conferma agli uffici direttivi e semidirettivi».))
 
   2.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  1  si  applicano   alle
controversie instaurate  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore della legge di conversione del presente decreto
.))

Art. 2  Disposizioni in materia di entrate

A) Art.2,comma 1-Conferma contributo solidarieta’ leggi  n 122/2010 e n.111/2011

((1.  Le  disposizioni  di  cui  agli  articoli  9,  comma  2,  del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122,  e  18,  comma  22-bis  ,del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011, n.  111,  continuano  ad  applicarsi  nei
termini ivi previsti  rispettivamente  dal  1º  gennaio  2011  al  31
dicembre 2013 e dal 1º agosto 2011 al 31 dicembre 2014.))

In merito a quanto sopra si ricorda il contenuto delle norme citate:

-art.9 c.2.l.122/10 In considerazione della eccezionalita’ della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di Statistica (ISTAT), ai sensi del comma 3, dell’articolo 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche’ del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro; a seguito della predetta riduzione il trattamento economico complessivo non puo’ essere comunque inferiore 90.000 euro lordi annui; le indennita’ corrisposte ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 sono ridotte del 10 per cento; la riduzione si applica sull’intero importo dell’indennita’. Per i procuratori ed avvocati dello Stato rientrano nella definizione di trattamento economico complessivo, ai fini del presente comma, anche gli onorari di cui all’articolo 21 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611. La riduzione prevista dal primo periodo del presente comma non opera ai fini previdenziali. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sino al 31 dicembre 2013, nell’ambito delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modifiche e integrazioni, i trattamenti economici complessivi spettanti ai titolari degli incarichi dirigenziali, anche di livello generale, non possono essere stabiliti in misura superiore a quella indicata nel contratto stipulato dal precedente titolare ovvero, in caso di rinnovo, dal medesimo titolare, ferma restando la riduzione prevista nel presente comma

 -art.18 c.22-bis. l.111/11-In considerazione della  eccezionalita’  della  situazione
 economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di
raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, a  decorrere  dal
1°  agosto  2011  e  fino  al  31  dicembre   2014,   i   trattamenti
pensionistici corrisposti da enti  gestori  di  forme  di  previdenza
obbligatorie, i cui importi  complessivamente  superino  90.000  euro
lordi annui, sono assoggettati ad un contributo di perequazione  pari
al 5 per cento della parte  eccedente  il  predetto  importo  fino  a
150.000 euro, nonche’ pari al 10 per cento  per  la  parte  eccedente
150.000 euro; a  seguito  della  predetta  riduzione  il  trattamento
pensionistico complessivo non puo’ essere comunque inferiore a 90.000
euro lordi annui. Ai predetti importi concorrono anche i  trattamenti
erogati da forme pensionistiche che garantiscono prestazioni definite
in  aggiunta  o  ad  integrazione   del   trattamento   pensionistico
obbligatorio, ivi comprese quelle di cui al  decreto  legislativo  16
settembre 1996, n. 563, al decreto legislativo 20 novembre  1990,  n.
357, al decreto legislativo  5  dicembre  2005,  n.  252,  nonche’  i
trattamenti che assicurano prestazioni definite dei dipendenti  delle
regioni a statuto speciale e degli enti di cui alla  legge  20  marzo
1975, n. 70, e successive modificazioni,  ivi  compresa  la  gestione
speciale ad esaurimento  di  cui  all’articolo  75  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 20 dicembre  1979,  n.  761,  nonche’  le
gestioni di previdenza obbligatorie presso l’INPS  per  il  personale
addetto alle imposte di consumo, per il  personale  dipendente  dalle
aziende private  del  gas  e  per  il  personale  gia’  addetto  alle
esattorie e alle ricevitorie delle  imposte  dirette.  La  trattenuta
relativa al predetto contributo di perequazione e’ applicata, in  via
preventiva  e  salvo   conguaglio,   a   conclusione   dell’anno   di
riferimento, all’atto della corresponsione di ciascun rateo  mensile.
Ai fini  dell’applicazione  della  predetta  trattenuta  e’  preso  a
riferimento il trattamento pensionistico complessivo lordo per l’anno
considerato. L’INPS, sulla base dei dati che risultano dal casellario
centrale dei pensionati, istituito con decreto del  Presidente  della
Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, e successive modificazioni,  e’
tenuto a fornire a tutti gli enti interessati  i  necessari  elementi
per l’effettuazione della trattenuta del contributo di  perequazione,
secondo modalita’ proporzionali  ai  trattamenti  erogati.  Le  somme
trattenute dagli enti vengono versate, entro il  quindicesimo  giorno
dalla data in cui e’ erogato il trattamento su cui e’  effettuata  la
trattenuta, all’entrata del bilancio dello Stato

 B) Art.2,comma 2, – Nuovo Contributo solidarieta’

((In  considerazione  della  eccezionalita’  della   situazione
economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di
raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede
europea, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 31  dicembre  2013
sul reddito complessivo di cui all’articolo 8 del testo  unico  delle
imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917,  e  successive  modificazioni,  di  importo
superiore a 300.000 euro lordi annui,  e’  dovuto  un  contributo  di
solidarieta’ del 3  per  cento  sulla  parte  eccedente  il  predetto
importo. Ai fini della verifica del superamento del limite di 300.000
euro  rilevano  anche  il  reddito  di  lavoro  dipendente   di   cui
all’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 31  maggio  2010,  n.  78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, al
lordo della riduzione ivi prevista, e i trattamenti pensionistici  di
cui all’articolo 18, comma 22-bis , del decreto-legge 6 luglio  2011,
n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,  n.
111, al  lordo  del  contributo  di  perequazione  ivi  previsto.  Il
contributo  di  solidarieta’  non  si  applica  sui  redditi  di  cui
all’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 31  maggio  2010,  n.  78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122,  e
di cui all’articolo 18, comma 22-bis ,  del  decreto-legge  6  luglio
2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio
2011, n. 111. Il contributo di solidarieta’ e’ deducibile dal reddito
complessivo. Per l’accertamento,  la  riscossione  e  il  contenzioso
riguardante  il  contributo  di   solidarieta’,   si   applicano   le
disposizioni vigenti per le  imposte  sui  redditi.  Con  decreto  di
natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle  finanze,
da emanare entro il 30 ottobre 2011, sono  determinate  le  modalita’
tecniche di attuazione delle disposizioni di cui al  presente  comma,
garantendo  l’assenza  di  oneri  per  il  bilancio  dello  Stato   e
assicurando  il  coordinamento  tra  le  disposizioni  contenute  nel
presente comma e quelle contenute nei citati articoli 9, comma 2, del
decreto-legge n. 78 del 2010, convertito,  con  modificazioni,  dalla
legge n. 122 del 2010, e 18, comma 22-bis , del decreto-legge  n.  98
del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011.
Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dell’economia e delle finanze, l’efficacia delle disposizioni di  cui
al presente comma puo’ essere prorogata anche per gli anni successivi
al 2013, fino al raggiungimento del pareggio di bilancio.))  

C) Art.2  ,commi 2 bis e ter,- Variazione dal 20 al 21% IVA

((2-bis . Al decreto del Presidente  della  Repubblica  26  ottobre
1972, n. 633, sono apportate le seguenti modifiche:))

  (( a) il primo comma dell’articolo 16 e’ sostituito dal seguente:))
  ((«L’aliquota dell’imposta e’ stabilita nella  misura  del  ventuno
per cento della base imponibile dell’operazione.»;))

  ((  b)  il  secondo  comma  dell’articolo  27  e’  sostituito   dal
seguente:))

  ((«Per i commercianti al minuto e per gli altri contribuenti di cui
all’articolo  22  l’importo  da  versare  o  da  riportare  al   mese
successivo  e’  determinato  sulla  base  dell’ammontare  complessivo
dell’imposta relativa ai corrispettivi  delle  operazioni  imponibili
registrate  per  il  mese  precedente  ai  sensi  dell’articolo   24,
calcolata su una quota imponibile ottenuta dividendo i  corrispettivi
stessi per 104 quando l’imposta e’ del quattro  per  cento,  per  110
quando l’imposta e’ del dieci per cento, per 121 quando l’imposta  e’
del ventuno per  cento,  moltiplicando  il  quoziente  per  cento  ed
arrotondando il prodotto, per difetto o per eccesso, al centesimo  di
euro»;))

  (( c) la rubrica della tabella  B  e’  sostituita  dalla  seguente:
«Prodotti soggetti a specifiche discipline».))

  ((2-ter .  Le  disposizioni  del  comma  2-bis  si  applicano  alle
operazioni effettuate a partire dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto.))

Art.2,comma 4,-  Riduzione  soglia tracciabilita’ 

  A fini di  adeguamento  alle  disposizioni  adottate  in  ambito
comunitario  in  tema  di  prevenzione  dell’utilizzo   del   sistema
finanziario  a  scopo  di  riciclaggio  dei  proventi  di   attivita’
criminose e di finanziamento del terrorismo, le  limitazioni  all’uso
del contante e dei titoli al portatore, di cui all’articolo 49, commi
1, 5, 8, 12 e 13, del decreto legislativo 21 novembre 2007,  n.  231,
sono    adeguate    all’importo    di    euro     duemilacinquecento;
conseguentemente, nel comma 13 del predetto articolo 49,  le  parole:
«30 giugno 2011» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2011».

Pertanto la soglia per il pagameno in contanti  passa da 5 mila a 2.500 euro  , onde  contrastare il riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di finanziamento del terrorismo ,nonche indirettamente per il contrasto alle transazioni economiche in nero e per aumentare i pagamenti con strumenti tracciabili e che favoriscono la rilevanza degli stessi ai fini dell’accertamento.
 
 

Art.3,commi 1,2,3,4,6,7,8,9,10 e 11) Liberalizzazioni iniziativa ed attivita’ econominca
 
 1. In attesa della revisione dell’articolo 41  della  Costituzione,
Comuni, Province, Regioni e  Stato,  entro  un  anno  dalla  data  di
entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto,
adeguano  i  rispettivi  ordinamenti   al   principio   secondo   cui
l’iniziativa e  l’attivita’  economica  privata  sono  libere  ed  e’
permesso tutto cio’ che non e’ espressamente vietato dalla legge  nei
soli casi di:
    a)  vincoli  derivanti  dall’ordinamento  comunitario   e   dagli
obblighi internazionali;
    b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione;
    c) danno alla sicurezza, alla liberta’,  alla  dignita’  umana  e
contrasto con l’utilita’ sociale;
    d) disposizioni indispensabili per  la  protezione  della  salute
umana,  la   conservazione   delle   specie   animali   e   vegetali,
dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale;
    e) disposizioni che comportano effetti sulla finanza pubblica.
  2. Il comma 1 costituisce principio fondamentale  per  lo  sviluppo
economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese.
  3. Sono in ogni caso soppresse, alla scadenza del termine di cui al
comma 1, le disposizioni normative statali incompatibili  con  quanto
disposto nel medesimo comma,  con  conseguente  diretta  applicazione
degli  istituti  della  segnalazione  di  inizio   di   attivita’   e
dell’autocertificazione con controlli successivi.  Nelle  more  della
decorrenza del predetto termine, l’adeguamento al principio di cui al
comma 1 puo’ avvenire  anche  attraverso  gli  strumenti  vigenti  di
semplificazione normativa.
  4. L’adeguamento di Comuni, Province e Regioni all’obbligo  di  cui
al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosita’  dei
predetti enti ai sensi dell’art. 20, comma 3,  del  decreto  legge  6
luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
 
6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni,  l’accesso
alle attivita’ economiche e il loro esercizio si basano sul principio
di liberta’ di impresa.
  7. Le disposizioni vigenti che  regolano  l’accesso  e  l’esercizio
delle attivita’ economiche devono garantire il principio di  liberta’
di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni  relative
all’introduzione di restrizioni  all’accesso  e  all’esercizio  delle
attivita’  economiche  devono  essere  oggetto   di   interpretazione
restrittiva.
  8.  Le  restrizioni  in  materia  di  accesso  ed  esercizio  delle
attivita’ economiche previste dall’ordinamento vigente sono  abrogate
quattro mesi dopo l’entrata in vigore del presente decreto.
  9. Il termine “restrizione”, ai sensi del comma 8, comprende:
    a) la limitazione, in forza di una  disposizione  di  legge,  del
numero di persone che  sono  titolate  ad  esercitare  una  attivita’
economica in tutto il territorio dello Stato  o  in  una  certa  area
geografica attraverso la  concessione  di  licenze  o  autorizzazioni
amministrative  per  l’esercizio,   senza   che   tale   numero   sia
determinato,  direttamente  o   indirettamente   sulla   base   della
popolazione o di altri criteri di fabbisogno;
    b) l’attribuzione di licenze o  autorizzazioni  all’esercizio  di
una  attivita’  economica  solo  dove  ce  ne  sia  bisogno   secondo
l’autorita’ amministrativa; si considera che  questo  avvenga  quando
l’offerta di servizi da parte di persone che  hanno  gia’  licenze  o
autorizzazioni  per  l’esercizio  di  una  attivita’  economica   non
soddisfa la domanda da parte di tutta  la  societa’  con  riferimento
all’intero territorio nazionale o ad una certa area geografica;
    c) il divieto di esercizio di una attivita’ economica al di fuori
di una certa area geografica  e  l’abilitazione  a  esercitarla  solo
all’interno di una determinata area;
    d) l’imposizione di distanze minime tra le  localizzazioni  delle
sedi deputate all’esercizio della  professione  o  di  una  attivita’
economica;
    e) il divieto di esercizio di una  attivita’  economica  in  piu’
sedi oppure in una o piu’ aree geografiche;
    f) la limitazione dell’esercizio di una  attivita’  economica  ad
alcune categorie o divieto, nei confronti  di  alcune  categorie,  di
commercializzazione di taluni prodotti;
    g) la  limitazione  dell’esercizio  di  una  attivita’  economica
attraverso l’indicazione tassativa della  forma  giuridica  richiesta
all’operatore;
    h) l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la  fornitura
di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta  o
indiretta, mediante l’applicazione di un coefficiente di  profitto  o
di altro calcolo su base percentuale;
    l) l’obbligo di  fornitura  di  specifici  servizi  complementari
all’attivita’ svolta.
  10.  Le  restrizioni  diverse  da  quelle  elencate  nel  comma   9
precedente possono essere revocate  con  regolamento  da  emanare  ai
sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
emanato su  proposta  del  Ministro  competente  entro  quattro  mesi
dall’entrata in vigore del presente decreto.
  11. Singole attivita’ economiche possono essere escluse, in tutto o
in parte, dall’abrogazione delle restrizioni disposta  ai  sensi  del
comma  8;  in  tal  caso,  la  suddetta  esclusione,  riferita   alle
limitazioni previste dal comma 9, puo’ essere concessa,  con  decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro
competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentita l’Autorita’ per la concorrenza ed il mercato,  entro  quattro
mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del
presente decreto, qualora:
    a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico;
    b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile  e,
dal  punto  di  vista  del  grado  di  interferenza  nella   liberta’
economica, ragionevolmente proporzionato all’interesse  pubblico  cui
e’ destinata;
    c) la restrizione non introduca  una  discriminazione  diretta  o
indiretta basata sulla nazionalita’ o, nel caso  di  societa’,  sulla
sede legale dell’impresa.
11. Singole attivita’ economiche possono essere escluse, in tutto o
in parte, dall’abrogazione delle restrizioni disposta  ai  sensi  del
comma  8;  in  tal  caso,  la  suddetta  esclusione,  riferita   alle
limitazioni previste dal comma 9, puo’ essere concessa,  con  decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro
competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentita l’Autorita’ per la concorrenza ed il mercato,  entro  quattro
mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del
presente decreto, qualora:
    a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico;
    b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile  e,
dal  punto  di  vista  del  grado  di  interferenza  nella   liberta’
economica, ragionevolmente proporzionato all’interesse  pubblico  cui
e’ destinata;
    c) la restrizione non introduca  una  discriminazione  diretta  o
indiretta basata sulla nazionalita’ o, nel caso  di  societa’,  sulla
sede legale dell’impresa

Art.2 comma 5-VIOLAZIONI REITERATE OMISSIONE DOCUMENTO CERTIFICATIVO CORRISPETTIVI ISCRITTI ALBI  E ORDINI PROFESSIONALI 
 
 
  All’articolo 12 del decreto legislativo  18  dicembre  1997,  n.
471, dopo il comma 2-quinquies, sono inseriti i seguenti:
  “2-sexies. Qualora siano state  contestate  a  carico  di  soggetti
iscritti in albi ovvero ad ordini  professionali,  nel  corso  di  un
quinquennio, quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere  il
documento certificativo dei corrispettivi compiute in giorni diversi,
e’ disposta in ogni caso la  sanzione  accessoria  della  sospensione
dell’iscrizione all’albo o all’ordine per un periodo da tre giorni ad
un mese. In caso di recidiva,  la  sospensione  e’  disposta  per  un
periodo da quindici giorni a sei mesi.  In  deroga  all’articolo  19,
comma 7, del  decreto  legislativo  18  dicembre  1997,  n.  472,  il
provvedimento di sospensione e’ immediatamente esecutivo. Gli atti di
sospensione  sono  comunicati  all’ordine  professionale  ovvero   al
soggetto competente alla  tenuta  dell’albo  affinche’  ne  sia  data
pubblicazione  sul  relativo   sito   internet.   Si   applicano   le
disposizioni dei commi 2-bis e 2-ter.
  2-septies. Nel caso in cui le violazioni di cui al  comma  2-sexies
siano  commesse  nell’esercizio  in  forma  associata  di   attivita’
professionale, la sanzione accessoria di cui  al  medesimo  comma  e’
disposta nei confronti di tutti gli associati.”.
 
 
 

 Art.3 comma 5-Liberalizzazione esercizio professioni

 Fermo restando l’esame di Stato di cui ((all’articolo 33  quinto
comma   della   Costituzione))
   per   l’accesso   alle   professioni
regolamentate, gli ordinamenti  professionali  devono  garantire  che
l’esercizio dell’attivita’ risponda senza eccezioni  ai  principi  di
libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto
il  territorio  nazionale,  alla  differenziazione  e  pluralita’  di
offerta che  garantisca  l’effettiva  possibilita’  di  scelta  degli
utenti nell’ambito della piu’  ampia  informazione  relativamente  ai
servizi  offerti.  Gli  ordinamenti  professionali  dovranno   essere
riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del  presente
decreto per recepire i seguenti principi:
  a) l’accesso alla professione e’  libero  e  il  suo  esercizio  e’
fondato e ordinato sull’autonomia e  sull’indipendenza  di  giudizio,
intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza
di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate
ad esercitare una certa professione  in  tutto  il  territorio  dello
Stato o in  una  certa  area  geografica,  e’  consentita  unicamente
laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico((, tra  cui  in
particolare quelle connesse alla tutela della  salute  umana,))
e  non
introduca  una  discriminazione  diretta  o  indiretta  basata  sulla
nazionalita’  o,  in  caso  di  esercizio  dell’attivita’  in   forma
societaria, della sede legale della societa’ professionale;
  b)  previsione  dell’obbligo  per  il  professionista  di   seguire
percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base  di
appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali,  fermo  restando
quanto previsto dalla normativa  vigente  in  materia  di  educazione
continua in medicina (ECM). La violazione dell’obbligo di  formazione
continua determina un illecito disciplinare e come tale e’ sanzionato
sulla base di quanto  stabilito  dall’ordinamento  professionale  che
dovra’ integrare tale previsione;
  c) la disciplina del tirocinio per l’accesso alla professione  deve
conformarsi  a  criteri  che  garantiscano  l’effettivo   svolgimento
dell’attivita’ formativa e il suo adeguamento  costante  all’esigenza
di assicurare il miglior esercizio della professione. Al  tirocinante
dovra’ essere corrisposto un equo compenso  di  natura  indennitaria,
commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare  l’accesso
al mondo del lavoro,  la  durata  del  tirocinio  non  potra’  essere
complessivamente superiore a tre anni  e  potra’  essere  svolto,  in
presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i  Consigli
Nazionali e il Ministero dell’Istruzione, Universita’ e  Ricerca,  in
concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea  di
primo  livello  o  della  laurea  magistrale  o   specialistica.   Le
disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni
sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;
  d) il compenso spettante al professionista e’ pattuito per iscritto
all’atto del conferimento dell’incarico professionale prendendo  come
riferimento le tariffe professionali. E’ ammessa la  pattuizione  dei
compensi anche in deroga alle tariffe. Il professionista  e’  tenuto,
nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al  cliente
il  livello  della  complessita’  dell’incarico,  fornendo  tutte  le
informazioni utili circa  gli  oneri  ipotizzabili  dal  momento  del
conferimento alla  conclusione  dell’incarico.  In  caso  di  mancata
determinazione consensuale del compenso, quando il committente e’  un
ente pubblico, in  caso  di  liquidazione  giudiziale  dei  compensi,
ovvero  nei  casi  in  cui  la  prestazione  professionale  e’   resa
nell’interesse  dei  terzi  si  applicano  le  tariffe  professionali
stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia;
  e) a tutela del cliente, il professionista e’  tenuto  a  stipulare
idonea  assicurazione   per   i   rischi   derivanti   dall’esercizio
dell’attivita’ professionale. Il professionista deve rendere noti  al
cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi  della
polizza stipulata per la responsabilita’ professionale e il  relativo
massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative  di  cui
al presente comma possono essere  negoziate,  in  convenzione  con  i
propri iscritti, dai Consigli Nazionali e  dagli  enti  previdenziali
dei professionisti;
  f) gli ordinamenti professionali dovranno  prevedere  l’istituzione
di organi a livello territoriale, diversi da quelli  aventi  funzioni
amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione  e
la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di
disciplina. La carica di consigliere dell’Ordine  territoriale  o  di
consigliere nazionale e’  incompatibile  con  quella  di  membro  dei
consigli di disciplina  nazionali  e  territoriali.  Le  disposizioni
della presente lettera non si applicano  alle  professioni  sanitarie
per le quali resta confermata la normativa vigente;
  g) la pubblicita’ informativa, con ogni mezzo,  avente  ad  oggetto
l’attivita’  professionale,   le   specializzazioni   ed   i   titoli
professionali posseduti, la struttura  dello  studio  ed  i  compensi
delle  prestazioni,  e’  libera.  Le   informazioni   devono   essere
trasparenti, veritiere,  corrette  e  non  devono  essere  equivoche,
ingannevoli, denigratorie.

Art. 4  -Adeguamento  della  disciplina  dei  servizi   pubblici   locali   al
      referendum popolare e alla normativa dall’Unione europea 

1. Gli enti locali, nel rispetto dei principi  di  concorrenza,  di
liberta’  di  stabilimento  e  di  libera  prestazione  dei  servizi,
verificano la realizzabilita’  di  una  gestione  concorrenziale  dei
servizi pubblici locali di rilevanza economica, di  seguito  «servizi
pubblici  locali»,  liberalizzando  tutte  le  attivita’   economiche
compatibilmente   con   le   caratteristiche   di   universalita’   e
accessibilita’  del  servizio  e   limitando,   negli   altri   casi,
l’attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui,  in  base
ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non
risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai  bisogni  della
comunita’.
  2. All’esito della verifica ((di cui al comma 1)) l’ente adotta una
delibera quadro che illustra l’istruttoria compiuta ed evidenzia, per
i  settori  sottratti  alla  liberalizzazione,  ((le  ragioni   della
decisione e i  benefici  per  la))
  comunita’  locale  derivanti  dal
mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.
  3. Alla delibera di  cui  al  comma  precedente  e’  data  adeguata
pubblicita'; essa e’ inviata all’Autorita’ garante della  concorrenza
e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge
10 ottobre 1990, n. 287.
  4. La verifica di cui al comma 1 e’ effettuata  entro  dodici  mesi
dall’entrata in vigore del  presente  decreto  e  poi  periodicamente
secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa e’  comunque
effettuata prima di procedere al  conferimento  e  al  rinnovo  della
gestione dei servizi.
  5. Gli enti locali, per  assicurare  agli  utenti  l’erogazione  di
servizi pubblici che abbiano ad  oggetto  la  produzione  di  beni  e
attivita’ rivolte  a  realizzare  fini  sociali  e  a  promuovere  lo
sviluppo economico  e  civile  delle  comunita’  locali,  definiscono
preliminarmente, ove necessario, gli obblighi di  servizio  pubblico,
prevedendo  le  eventuali  compensazioni  economiche   alle   aziende
esercenti i servizi stessi,  tenendo  conto  dei  proventi  derivanti
dalle tariffe e nei limiti della disponibilita’ di bilancio destinata
allo scopo.
  6.  All’attribuzione  di  diritti  di   esclusiva   ad   un’impresa
incaricata  della  gestione  di  servizi  pubblici  locali   consegue
l’applicazione di quanto disposto  dall’articolo  9  della  legge  10
ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.
  7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano
svolgere attivita’ in mercati diversi da quelli in cui sono  titolari
di diritti di  esclusiva,  sono  soggetti  alla  disciplina  prevista
dall’articolo 8, commi 2-bis e 2-quater  ,  della  legge  10  ottobre
1990, n. 287, e successive modificazioni.
  8. Nel caso in cui l’ente locale, a seguito della verifica  di  cui
al  comma  l,  intende  procedere  all’attribuzione  di  diritti   di
esclusiva, il conferimento della gestione di servizi pubblici  locali
avviene in favore di imprenditori o di societa’  in  qualunque  forma
costituite individuati mediante  procedure  competitive  ad  evidenza
pubblica, nel rispetto dei principi del  Trattato  sul  funzionamento
dell’Unione europea e dei principi  generali  relativi  ai  contratti
pubblici  e,  in   particolare,   dei   principi   di   economicita’,
imparzialita’,     trasparenza,     adeguata     pubblicita’,     non
discriminazione,  parita’  di  trattamento,  mutuo  riconoscimento  e
proporzionalita’. Le medesime procedure  sono  indette  nel  rispetto
degli  standard  qualitativi,  quantitativi,  ambientali,   di   equa
distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove
esistente, dalla competente autorita’ di settore o,  in  mancanza  di
essa, dagli enti affidanti.
  9. Le societa’ a capitale interamente pubblico possono  partecipare
alle procedure competitive ad evidenza pubblica, sempre  che  non  vi
siano specifici divieti previsti dalla legge.
  10. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri  dell’Unione
europea,  possono  essere  ammesse  alle  procedure  competitive   ad
evidenza pubblica per l’affidamento  di  servizi  pubblici  locali  a
condizione che documentino la possibilita’ per le imprese italiane di
partecipare  alle  gare  indette  negli  Stati  di  provenienza   per
l’affidamento di omologhi servizi.
  11. Al fine di promuovere e proteggere l’assetto concorrenziale dei
mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito relative
alle procedure di cui ai commi 8, 9, 10:
  a) esclude che la disponibilita’ a  qualunque  titolo  delle  reti,
degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a
costi socialmente sostenibili ed essenziali per  l’effettuazione  del
servizio possa costituire elemento discriminante per  la  valutazione
delle offerte dei concorrenti;
  b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di  partecipazione
alla gara siano proporzionati alle caratteristiche e  al  valore  del
servizio e che la definizione dell’oggetto della gara  garantisca  la
piu’ ampia partecipazione e il conseguimento di eventuali economie di
scala e di gamma;
  c) indica, ferme restando  le  discipline  di  settore,  la  durata
dell’affidamento commisurata alla consistenza degli  investimenti  in
immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara  a  carico
del soggetto gestore. In ogni caso  la  durata  dell’affidamento  non
puo’  essere  superiore  al  periodo  di  ammortamento  dei  suddetti
investimenti;
  d) puo’ prevedere  l’esclusione  di  forme  di  aggregazione  o  di
collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i  requisiti
tecnici  ed  economici  di  partecipazione  alla  gara,  qualora,  in
relazione alla prestazione oggetto del servizio, l’aggregazione o  la
collaborazione  sia  idonea  a  produrre  effetti  restrittivi  della
concorrenza sulla base di un’oggettiva e motivata analisi  che  tenga
conto di struttura, dimensione e numero degli operatori  del  mercato
di riferimento;
  e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata  da  una
commissione nominata  dall’ente  affidante  e  composta  da  soggetti
esperti nella specifica materia;
  f) indica i criteri e le modalita’ per  l’individuazione  dei  beni
((di cui al  comma  29)),  e  per  la  determinazione  dell’eventuale
importo spettante al  gestore  al  momento  della  scadenza  o  della
cessazione anticipata della gestione ai sensi del comma 30;
  g) prevede l’adozione di carte dei servizi  al  fine  di  garantire
trasparenza informativa e qualita’ del servizio.
  12. Fermo restando quanto previsto ai commi 8, 9, 10 e 11, nel caso
di procedure aventi ad oggetto,  al  tempo  stesso,  la  qualita’  di
socio,  al  quale  deve  essere  conferita  una  partecipazione   non
inferiore al 40 per cento,  e  l’attribuzione  di  specifici  compiti
operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o  la
lettera di invito assicura che:
  a) i criteri di valutazione delle  offerte  basati  su  qualita’  e
corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti  al
prezzo delle quote societarie;
  b) il  socio  privato  selezionato  svolga  gli  specifici  compiti
operativi connessi alla gestione del servizio per l’intera durata del
servizio stesso e che, ove cio’ non si  verifica,  si  proceda  a  un
nuovo affidamento;
  c) siano previsti criteri e modalita’  di  liquidazione  del  socio
privato alla cessazione della gestione.
  13. In deroga a quanto previsto dai commi 8, 9, 10, 11 e 12  se  il
valore economico del servizio  oggetto  dell’affidamento  e’  pari  o
inferiore alla somma complessiva di 900.000 euro annui, l’affidamento
puo’ avvenire a favore di societa’ a  capitale  interamente  pubblico
che abbia i  requisiti  richiesti  dall’ordinamento  europeo  per  la
gestione cosiddetta «in house».
  14. Le societa’ cosiddette «in  house»  affidatarie  dirette  della
gestione di servizi pubblici locali sono  assoggettate  al  patto  di
stabilita’ interno secondo le modalita’ definite, con il concerto del
Ministro per le riforme per il federalismo,  in  sede  di  attuazione
dell’articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25  giugno  2008,  n.
112, convertito con  legge  6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive
modificazioni. Gli enti locali vigilano sull’osservanza, da parte dei
soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale  partecipano,
dei vincoli derivanti dal patto di stabilita’ interno.
  15.  Le  societa’  cosiddette  «in   house»   e   le   societa’   a
partecipazione mista  pubblica  e  privata,  affidatarie  di  servizi
pubblici locali, applicano, per l’acquisto  di  beni  e  servizi,  le
disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,  e
successive modificazioni.
  16. L’articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla  gestione  del
servizio per il quale le societa’ di cui al comma 1, lettera  c)((,))
del  medesimo  articolo  sono  state  specificamente  costituite,  si
applica se la scelta del socio privato e’ avvenuta mediante procedure
competitive ad evidenza pubblica le  quali  abbiano  ad  oggetto,  al
tempo stesso, la qualita’ di  socio  e  l’attribuzione  di  specifici
compiti operativi connessi alla gestione del servizio. Restano  ferme
le altre condizioni stabilite dall’articolo 32, comma 3, numeri 2)  e
3), del decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.  163,  e  successive
modificazioni.
  17.  Fermo  restando  quanto  previsto  dall’articolo   18,   comma
2-((bis,)) primo e secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,  n.
133,  e  successive  modificazioni,  le  societa’  a   partecipazione
pubblica che gestiscono servizi pubblici locali adottano, con  propri
provvedimenti, criteri e modalita’ per il reclutamento del  personale
e per il conferimento degli incarichi nel rispetto  dei  principi  di
cui al comma 3 dell’articolo 35  del  decreto  legislativo  30  marzo
2001, n. 165. Fino all’adozione dei predetti provvedimenti, e’  fatto
divieto di procedere al reclutamento di personale ovvero di conferire
incarichi. Il presente comma non si applica alle societa’ quotate  in
mercati regolamentati.
  18. In caso di affidamento  della  gestione  dei  servizi  pubblici
locali a societa’ cosiddette «in house» e in tutti i casi in  cui  il
capitale sociale del soggetto gestore e’ partecipato dall’ente locale
affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonche’
ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti,
secondo modalita’  definite  dallo  statuto  dell’ente  locale,  alla
vigilanza dell’organo  di  revisione  di  cui  agli  articoli  234  e
seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni.  Restano  ferme  le   disposizioni   contenute   nelle
discipline di settore vigenti alla data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto.
  19. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o
dei servizi dell’ente  locale,  nonche’  degli  altri  organismi  che
espletano  funzioni  di  stazione  appaltante,  di  regolazione,   di
indirizzo e di controllo di  servizi  pubblici  locali,  non  possono
svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte
dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le
dette  funzioni  sono  state  svolte  nei  tre  anni  precedenti   il
conferimento dell’incarico inerente la gestione dei servizi  pubblici
locali. Alle societa’ quotate nei mercati regolamentati si applica la
disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.
  20. Il divieto di cui al comma 19 opera  anche  nei  confronti  del
coniuge, dei parenti  e  degli  affini  entro  il  quarto  grado  dei
soggetti indicati allo stesso comma, nonche’ nei confronti di  coloro
che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente,  a  qualsiasi
titolo attivita’ di consulenza o collaborazione in favore degli  enti
locali o dei soggetti che hanno affidato  la  gestione  del  servizio
pubblico locale.
  21.  Non  possono  essere  nominati  amministratori   di   societa’
partecipate da enti locali coloro che nei tre  anni  precedenti  alla
nomina  hanno  ricoperto  la  carica  di   amministratore,   di   cui
all’articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267,  e
successive modificazioni, negli enti locali che  detengono  quote  di
partecipazione al capitale della stessa societa’.
  22. I componenti della commissione di gara per l’affidamento  della
gestione di servizi  pubblici  locali  non  devono  aver  svolto  ne’
svolgere alcun’altra funzione o  incarico  tecnico  o  amministrativo
relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.
  23. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente,  la  carica
di amministratore locale, di cui al  comma  21,  non  possono  essere
nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi
pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.
  24. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che,
in qualita’ di componenti di commissioni di gara,  abbiano  concorso,
con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza
non sospesa, all’approvazione di atti dichiarati illegittimi.
  25. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara  le  cause
di astensione previste  dall’articolo  51  del  codice  di  procedura
civile.
  26. Nell’ipotesi in cui alla gara concorre una societa’ partecipata
dall’ente locale che la indice, i  componenti  della  commissione  di
gara non possono essere ne’ dipendenti ne’  amministratori  dell’ente
locale stesso.
  27. Le incompatibilita’ e i divieti di cui ai commi dal 19 al 26 si
applicano alle nomine e agli incarichi da  conferire  successivamente
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
  28. Ferma restando la  proprieta’  pubblica  delle  reti,  la  loro
gestione puo’ essere affidata a soggetti privati.
  29. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o  in
caso di sua cessazione anticipata,  il  precedente  gestore  cede  al
gestore  subentrante  i  beni  strumentali  e  le   loro   pertinenze
necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili,
per la prosecuzione del servizio,  come  individuati,  ai  sensi  del
comma 11, lettera f)((,)) dall’ente affidante, a  titolo  gratuito  e
liberi da pesi e gravami.
  30. Se, al momento della cessazione della gestione, ((i beni di cui
al comma 29))
non sono stati  interamente  ammortizzati,  il  gestore
subentrante corrisponde al precedente  gestore  un  importo  pari  al
valore contabile originario non  ancora  ammortizzato,  al  netto  di
eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi.
Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di  settore,
anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del  presente
decreto, nonche’ restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti
stipulati prima dell’entrata in vigore del presente decreto.
  31. L’importo di cui al comma 30 e’  indicato  nel  bando  o  nella
lettera di invito  relativi  alla  gara  indetta  per  il  successivo
affidamento del servizio pubblico locale a seguito della  scadenza  o
della cessazione anticipata della gestione.
  32. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 14, comma 32,  del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come modificato dall’articolo  1,
comma 117, della  legge  13  dicembre  2010,  n.  220,  e  successive
modificazioni, il regime transitorio degli affidamenti non conformi a
quanto stabilito dal presente decreto e’ il seguente:
  a) gli  affidamenti  diretti  relativi  a  servizi  il  cui  valore
economico sia superiore alla somma di cui al comma  13,  nonche’  gli
affidamenti diretti che non rientrano nei casi di cui alle successive
lettere da b) a d) cessano, improrogabilmente e senza  necessita’  di
apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data  del  31  marzo
2012;
  b) le gestioni affidate direttamente a  societa’  a  partecipazione
mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta
mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei
principi di cui al comma 8, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al
tempo stesso, la qualita’  di  socio  e  l’attribuzione  dei  compiti
operativi   connessi   alla   gestione   del    servizio,    cessano,
improrogabilmente  e  senza  necessita’  di  apposita   deliberazione
dell’ente affidante, alla data del 30 giugno 2012;
  c) le gestioni affidate direttamente a  societa’  a  partecipazione
mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta
mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei
principi di cui al comma 8, le quali abbiano  avuto  ad  oggetto,  al
tempo stesso, la qualita’  di  socio  e  l’attribuzione  dei  compiti
operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla  scadenza
prevista nel contratto di servizio;
  d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 10 ottobre  2003
a societa’ a partecipazione pubblica gia’ quotate  in  borsa  a  tale
data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo  2359  del
codice civile,  cessano  alla  scadenza  prevista  nel  contratto  di
servizio, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche
progressivamente, attraverso procedure ad  evidenza  pubblica  ovvero
forme  di  collocamento  privato  presso  investitori  qualificati  e
operatori industriali, ad una quota non superiore  al  40  per  cento
entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento entro  il  31
dicembre 2015;  ove  siffatte  condizioni  non  si  verifichino,  gli
affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessita’ di apposita
deliberazione dell’ente affidante, rispettivamente, alla data del  30
giugno 2013 o del 31 dicembre 2015.
  33. Le societa’, le loro controllate, controllanti e controllate da
una medesima controllante, anche  non  appartenenti  a  Stati  membri
dell’Unione europea, che, in Italia o all’estero, gestiscono di fatto
o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o  per  contratto
servizi pubblici locali in virtu’  di  affidamento  diretto,  di  una
procedura non ad evidenza pubblica ovvero  ai  sensi  del  comma  12,
nonche’ i soggetti cui e’ affidata  la  gestione  delle  reti,  degli
impianti e delle altre  dotazioni  patrimoniali  degli  enti  locali,
qualora  separata  dall’attivita’  di  erogazione  dei  servizi,  non
possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero  in  ambiti
territoriali diversi, ne’ svolgere servizi o attivita’ per altri enti
pubblici o privati, ne’ direttamente, ne’ tramite loro controllanti o
altre societa’ che siano  da  essi  controllate  o  partecipate,  ne’
partecipando a gare. Il divieto di cui al  primo  periodo  opera  per
tutta la durata della gestione e non si applica alle societa’ quotate
in mercati regolamentati e alle societa’  da  queste  direttamente  o
indirettamente controllate ai sensi  dell’articolo  2359  del  codice
civile, nonche’ al  socio  selezionato  ai  sensi  del  comma  12.  I
soggetti  affidatari  diretti  di  servizi  pubblici  locali  possono
comunque concorrere su tutto il territorio nazionale alla prima  gara
successiva alla cessazione del servizio,  svolta  mediante  procedura
competitiva ad evidenza pubblica, avente ad oggetto i servizi da essi
forniti.
  34.  Sono  esclusi  dall’applicazione  del  presente  articolo   il
servizio idrico integrato, ad  eccezione  di  quanto  previsto  ((dai
commi da 19 a 27))
, il servizio di distribuzione di gas naturale,  di
cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n.  164,  il  servizio  di
distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo  16
marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239, il servizio di
trasporto ferroviario regionale, di cui  al  decreto  legislativo  19
novembre 1997, n. 422, nonche’ la gestione delle  farmacie  comunali,
di  cui  alla  legge  2   aprile   1968,   n.   475((.   E’   escluso
dall’applicazione dei commi 19, 21 e 27 del presente articolo  quanto
disposto dall’articolo 2, comma 42,  del  decreto-legge  29  dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio
2011, n. 10.))

  35.  Restano  salve  le  procedure  di  affidamento  gia’   avviate
all’entrata in vigore del presente decreto. 

(( Art. 5-bis

Sviluppo delle regioni dell’obiettivo convergenza e realizzazione del
                              Piano Sud

  1. Al fine di garantire l’efficacia delle misure finanziarie per lo
sviluppo delle  regioni  dell’obiettivo  convergenza  e  l’attuazione
delle  finalita’  del  Piano  per  il  Sud,  a  decorrere   dall’anno
finanziario in corso alla data di entrata in vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto, la spesa in termini di competenza e
di cassa effettuata annualmente da ciascuna delle predette regioni  a
valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione  di  cui
all’articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio  2011,  n.  88,  sui
cofinanziamenti  nazionali   dei   fondi   comunitari   a   finalita’
strutturale, nonche’ sulle risorse individuate  ai  sensi  di  quanto
previsto dall’articolo 6-sexies del decreto-legge 25 giugno 2008,  n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n.
133, puo’ eccedere i limiti di cui all’articolo 1, commi 126  e  127,
della legge 13 dicembre 2010, n. 220, nel rispetto,  comunque,  delle
condizioni e dei limiti finanziari stabiliti ai sensi del comma 2 del
presente articolo.))
  ((2. Al fine di salvaguardare gli equilibri  di  finanza  pubblica,
con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,  di  concerto
con il Ministro per i rapporti con  le  regioni  e  per  la  coesione
territoriale e di intesa con la Conferenza permanente per i  rapporti
tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di
Bolzano da  adottare  entro  il  30  settembre  di  ogni  anno,  sono
stabiliti i limiti finanziari per l’attuazione del comma  1,  nonche’
le modalita’ di attribuzione allo Stato ed alle restanti regioni  dei
relativi maggiori oneri, garantendo in  ogni  caso  il  rispetto  dei
tetti complessivi, fissati dalla legge per il concorso dello Stato  e
delle predette regioni alla realizzazione degli obiettivi di  finanza
pubblica per l’anno di riferimento.))

 

 Art. 6 comma 1 Liberalizzazione in materia di  segnalazione  certificata  di  inizio
  attivita’, denuncia e dichiarazione di inizio attivita’.  Ulteriori
  semplificazioni

 All’articolo  19,  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241  sono
apportate le seguenti modificazioni:
  a) al comma 4, dopo le parole «primo  periodo  del  comma  3»  sono
inserite le seguenti: «ovvero di cui al comma 6-bis»;
  b) al comma 6-bis, secondo periodo, dopo le  parole:  «disposizioni
di cui», sono inserite le seguenti: «al comma 4 e»;
  c) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
  «6-ter.  La  segnalazione  certificata  di  inizio  attivita’,   la
denuncia e la dichiarazione di  inizio  attivita’  non  costituiscono
provvedimenti  taciti  direttamente  impugnabili.   Gli   interessati
possono   sollecitare   l’esercizio   delle    verifiche    spettanti
all’amministrazione    e,    in    caso    di    inerzia,    esperire
((esclusivamente)) l’azione di cui all’articolo 31, commi 1,  2  e  3
del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104».

Art.6 comma 2-SISTRI

((Al fine di  garantire  un  adeguato  periodo  transitorio  per
consentire la progressiva entrata  in  operativita’  del  Sistema  di
controllo  della  tracciabilita’  dei   rifiuti   (SISTRI),   nonche’
l’efficacia del funzionamento delle tecnologie connesse al SISTRI, il
Ministero dell’ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare,
attraverso il concessionario SISTRI, assicura, a decorrere dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto
e sino al 15 dicembre 2011,  la  verifica  tecnica  delle  componenti
software e hardware, anche ai fini dell’eventuale implementazione  di
tecnologie di utilizzo piu’ semplice rispetto  a  quelle  attualmente
previste, organizzando, in  collaborazione  con  le  associazioni  di
categoria maggiormente rappresentative,  test  di  funzionamento  con
l’obiettivo   della   piu’   ampia   partecipazione   degli   utenti.
Conseguentemente, fermo quanto previsto  dall’articolo  6,  comma  2,
lettera f))-octies((), del  decreto-legge  13  maggio  2011,  n.  70,
convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio  2011,  n.  106,
per i soggetti di cui  all’articolo  1,  comma  5,  del  decreto  del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  26
maggio 2011, pubblicato nella ))
Gazzetta Ufficiale(( n.  124  del  30
maggio 2011, per  gli  altri  soggetti  di  cui  all’articolo  1  del
predetto decreto  del  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare 26  maggio  2011,  il  termine  di  entrata  in
operativita’ del SISTRI e’ il 9 febbraio 2012. Dall’attuazione  della
presente disposizione non devono derivare nuovi o  maggiori  oneri  a
carico della finanza pubblica.))

  ((3. Con decreto del Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio  e  del  mare,  di  concerto  con  il  Ministro   per   la
semplificazione normativa, sentite le  categorie  interessate,  entro
novanta giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di
conversione  del  presente  decreto,  sono   individuate   specifiche
tipologie di rifiuti, alle quali, in considerazione della quantita’ e
dell’assenza di specifiche caratteristiche di criticita’  ambientale,
sono applicate, ai fini del  SISTRI,  le  procedure  previste  per  i
rifiuti speciali non pericolosi.))

  ((3-bis.  Gli  operatori  che  producono   esclusivamente   rifiuti
soggetti a ritiro  obbligatorio  da  parte  di  sistemi  di  gestione
regolati per legge  possono  delegare  la  realizzazione  dei  propri
adempimenti relativi al SISTRI ai consorzi di  recupero,  secondo  le
modalita’ gia’ previste perle associazioni di categoria.))

 

Art. 8  Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimita’

  1.  I  contratti  collettivi  di  lavoro  sottoscritti  a   livello
aziendale   o   territoriale   da   associazioni    dei    lavoratori
comparativamente  piu’  rappresentative  sul  piano   nazionale   ((o
territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali  operanti  in
azienda  ai  sensi  della  normativa  di  legge   e   degli   accordi
interconfederali vigenti, compreso l’accordo interconfederale del  28
giugno 2011,))
possono realizzare specifiche intese  ((con  efficacia
nei confronti di tutti  i  lavoratori  interessati  a  condizione  di
essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario  relativo
alle predette rappresentanze  sindacali,))
finalizzate  alla  maggiore
occupazione, alla qualita’ dei contratti di lavoro, ((all’adozione di
forme di partecipazione dei lavoratori,))
alla  emersione  del  lavoro
irregolare, agli incrementi di  competitivita’  e  di  salario,  alla
gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli  investimenti  e
all’avvio di nuove attivita’.
  2. Le specifiche intese di cui al comma  1  possono  riguardare  la
regolazione delle materie  inerenti  l’organizzazione  del  lavoro  e
della produzione ((con riferimento)):
  a)  agli  impianti  audiovisivi  e  alla  introduzione   di   nuove
tecnologie;
  b)  alle  mansioni   del   lavoratore,   alla   classificazione   e
inquadramento del personale;
  c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto,  modulato
o flessibile, al regime della solidarieta’ negli appalti e ai casi di
ricorso alla somministrazione di lavoro;
  d) alla disciplina dell’orario di lavoro;
  e) alle modalita’  di  assunzione  e  disciplina  del  rapporto  di
lavoro,  comprese  le  collaborazioni  coordinate  e  continuative  a
progetto e le partite IVA,  alla  trasformazione  e  conversione  dei
contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso  dal  rapporto  di
lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio  ((,  il
licenziamento della lavoratrice in concomitanza  del  matrimonio,  il
licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza
fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro,  nonche’  fino
ad un anno di  eta’  del  bambino,  il  licenziamento  causato  dalla
domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del
bambino  da  parte  della  lavoratrice  o  del   lavoratore   ed   il
licenziamento in caso di adozione o affidamento.))

  ((2-bis . Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonche’  i
vincoli derivanti dalle normative  comunitarie  e  dalle  convenzioni
internazionali sul lavoro, le specifiche intese di  cui  al  comma  1
operano anche in deroga alle disposizioni di legge  che  disciplinano
le materie richiamate dal comma 2 ed alle  relative  regolamentazioni
contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.))

  3. Le disposizioni  contenute  in  contratti  collettivi  aziendali
vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale
del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei  confronti
di tutto il personale delle unita’ produttive cui il contratto stesso
si riferisce a condizione che sia stato  approvato  con  votazione  a
maggioranza dei lavoratori.
  ((3-bis . All’articolo 36,  comma  1,  del  decreto  legislativo  8
luglio 2003, n. 188, sono apportate le seguenti modifiche:))

  ((  a)  all’alinea,  le  parole:  «e  la  normativa  regolamentare,
compatibili con  la  legislazione  comunitaria,  ed  applicate»  sono
sostituite dalle seguenti: «la normativa regolamentare ed i contratti
collettivi nazionali di  settore,  compatibili  con  la  legislazione
comunitaria, ed applicati»;))

  (( b) dopo la lettera b) , e’ inserita la seguente:))
  «((b-bis )condizioni di lavoro del personale))».

 Art. 9  Collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni

All’articolo 5 della legge 12 marzo 1999, n. 68,  il comma 8 è sostituito e dopo  lo stesso sono aggiunti tre nuovi commi .Pertanto il nuovo testo dell’articolo citato    ,dal 13.8.2011,  risulta essere  il seguente  :
 

Art. 5.
(Esclusioni, esoneri parziali e contributi esonerativi).

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all’articolo 23, comma 1, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia, che esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto, e la Conferenza unificata, sono individuate le mansioni che, in relazione all’attività svolta dalle amministrazioni pubbliche e dagli enti pubblici non economici, non consentono l’occupazione di lavoratori disabili o la consentono in misura ridotta. Il predetto decreto determina altresí la misura della eventuale riduzione.

2. I datori di lavoro pubblici e privati che operano nel settore del trasporto pubblico aereo, marittimo e terrestre non sono tenuti, per quanto concerne il personale viaggiante e navigante, all’osservanza dell’obbligo di cui all’articolo 3. Sono altresí esentati dal predetto obbligo i datori di lavoro pubblici e privati del solo settore degli impianti a fune, in relazione al personale direttamente adibito alle aree operative di esercizio e regolarità dell’attività di trasporto.

3. I datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che, per le speciali condizioni della loro attività, non possono occupare l’intera percentuale dei disabili, possono, a domanda, essere parzialmente esonerati dall’obbligo dell’assunzione, alla condizione che versino al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili di cui all’articolo 14 un contributo esonerativo per ciascuna unità non assunta, nella misura di lire 25.000 per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore disabile non occupato.

4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all’articolo 23, comma 1, sentita la Conferenza unificata e sentite altresí le Commissioni parlamentari competenti per materia, che esprimono il loro parere con le modalità di cui al comma 1, sono disciplinati i procedimenti relativi agli esoneri parziali dagli obblighi occupazionali, nonché i criteri e le modalità per la loro concessione, che avviene solo in presenza di adeguata motivazione.

5. Incaso di omissione totale o parziale del versamento dei contributi di cui al presente articolo, la somma dovuta può essere maggiorata, a titolo di sanzione amministrativa, dal 5 per cento al 24 per cento su base annua. La riscossione è disciplinata secondo i criteri previsti al comma 7.

6. Gli importi dei contributi e della maggiorazione di cui al presente articolo sono adeguati ogni cinque anni con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Conferenza unificata.

7. Le regioni, entro centoventi giorni dalla data di cui all’articolo 23, comma 1, determinano i criteri e le modalità relativi al pagamento, alla riscossione e al versamento, al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili di cui all’articolo 14, delle somme di cui al presente articolo.

8. Gli obblighi di cui agli articoli 3 e 18 devono essere rispettati a livello nazionale. Ai
fini del rispetto degli obblighi ivi previsti,  i  datori  di  lavoro
privati che occupano personale  in  diverse  unita'  produttive  e  i
datori di lavoro privati di imprese che sono parte di  un  gruppo  ai
sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003,  n.
276 possono assumere in una unita' produttiva o,  ferme  restando  le
aliquote d'obbligo di ciascuna impresa, in  una  impresa  del  gruppo
avente sede in Italia, un numero  di  lavoratori  aventi  diritto  al
collocamento mirato superiore a quello prescritto,  portando  in  via
automatica le eccedenze a compenso del  minor  numero  di  lavoratori
assunti nelle altre unita'  produttive  o  nelle  altre  imprese  del
gruppo aventi sede in Italia»; 
 «8-bis. I datori di lavoro privati che si avvalgono della  facolta'
di cui al comma 8  trasmettono  in  via  telematica  a  ciascuno  dei
servizi  competenti  delle  province  in  cui  insistono  le   unita'
produttive della stessa azienda e le sedi delle diverse  imprese  del
gruppo di cui all'articolo 31 del decreto  legislativo  10  settembre
2003, n. 276, il prospetto di cui all'articolo 9, comma 6, dal  quale
risulta l'adempimento dell'obbligo a livello nazionale sulla base dei
dati riferiti a ciascuna unita' produttiva ovvero a ciascuna  impresa
appartenente al gruppo»; 
  «8-ter. I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati,  su
loro motivata richiesta, ad assumere  in  una  unita'  produttiva  un
numero di lavoratori  aventi  diritto  al  collocamento  obbligatorio
superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a  compenso  del
minor numero di lavoratori assunti in altre unita'  produttive  della
medesima regione»; 
  «8-quater. Sono o restano abrogate tutte le norme incompatibili con
le disposizioni di cui ai commi 8, 8-bis e 8-ter». 
 

  
 

    
  
 Art. 10 Fondi interprofessionali per la formazione continua

  1. All’articolo 118, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
dopo   le   parole   «si   possono   articolare    regionalmente    o
territorialmente» aggiungere le seguenti parole: «e possono  altresi’

Art.11-Modifiche disciplina tirocini formativi

Le innovazioni di cui al titolo risultano  contenute nell’art.11 del decreto legge n.138/2011 ,relativo alla manovra finanziaria bis  ,in vigore dal  13 agosto 2011

Le modifiche apportate mirano a  ricondurre alla sua   effettiva funzione l’istituto del tirocinio formativo e di orientamento, attraverso disposizioni atte a prevenire   e contrastare  in modo consono   ricorsi allo stesso da parte degli utilizzatori privati e pubblici  non conformi alle finalità  perseguite   dal legislatore   .

Infatti ,per  quanto concerne le finalità dei tirocini formativi, si può fare riferimento all’art. 18 della Legge 196/97, secondo cui la loro attivazione ha l’obiettivo di “realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro”.

Inoltre nel Decreto n. 409/98 relativo all’autonomia didattica degli Atenei, si legge che i tirocini, denominati curruculari , pur differenziandosi    da quelli regolamentati dal citato  art.18   , risultano tra le tipologie formative indispensabili nel curriculum dello studente, in quanto strumenti utili per l’inserimento nel mondo del lavoro e per favorire le scelte professionali

In definitiva, i tirocini  nelle intenzioni legislative  forniscono un supporto alle scelte lavorative delle persone, possono essere realizzati da qualsiasi soggetto pubblico o privato senza che determinino la costituiscano  di  rapporti di lavoro, essendo destinati a consentire ai datori di lavoro di verificare la potenzialità di inserimento del tirocinante nella specifica realtà aziendale e di  valutarne capacità e competenze

 Preoccupato  che le   finalità  effettive,come sopra evidenziate     ,finiscano per essere totalmente e definitivamente     ignorate  e/o svilite , a tutto  vantaggio di un ricorso  strumentale,scriteriato e dannoso dell’istituto in questione ,l’art.11 del decreto legge n.138/2011  è intervenuto  sia  riducendo ed uniformando la durata massima dei tirocini,sia  limitando  i soggetti a favore  dei quali  gli stessi si possono promuovere.

Prima di verificare   come  i predetti due aspetti  sono  disciplinati ,a decorrere dall’13 .8.2011 ,  nel provvedimento varato per la manovra finanziaria di ferragosto, appare   confacente ricordare come gli stessi risultavano regolamentati dalla normativa previgente ,ossia dal Decreto  Ministeriale   n. 142 del 25.03.98,che,come è risaputo,costituendo la principale fonte normativa dell’istituto,indica analiticamente   tutti i più importanti elementi ed aspetti  del medesimo : durata, destinatari, soggetti promotori, modalità di attuazione dei tirocini, limiti minimi per i soggetti aspiranti.

 L’art.7 .7 del d.m . n.142/98 , fissando   la durata massima dei tirocini,   precisava anche che  potevano essere attivati con i seguenti soggetti:

 a)   studenti che frequentano la scuola secondaria
b)  lavoratori inoccupati o disoccupati ivi compresi quelli iscritti alle liste di mobilità;
c)  allievi degli istitutiprofessionali di Stato, di corsi di formazione professionale, studenti frequentanti attività formative
post-diploma o post-laurea, anche nei diciotto mesi successivi al termine degli studi;
d)  studenti universitari, compresi coloro che frequentano corsi di diploma universitario, dottorati di ricerca e scuole o corsi di perfezionamento e specializzazione nonché di scuole o corsi di perfezionamento e specializzazione post-secondari anche non universitari, anche nei diciotto mesi successivi al termine degli studi;
e)   persone svantaggiate ai sensi del comma 1 dell’art. 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, f)  soggetti portatori di handicap.
 

 Rispetto a  quanto sopra ,si constata che  prima delle modifiche introdotte dal dec.legge 138/2011 i  tirocini formativi  richiedevano    l’assolvimento dell’obbligo scolastico da parte del tirocinante

 Dal 13 agosto c.a. la  previsione normativa  in merito ai  soggetti con cui  è consentito attivare i tirocini in parola è  cambiata ,considerato che l’art.11 ,comma 1,del citato provvedimento legislativo recita:”Fatta eccezione per i disabili, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, i soggetti in  trattamento  psichiatrico,  i  tossicodipendenti,  glialcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di  detenzione,i tirocini formativi e di orientamento non  curriculari   , …   possono essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati  o  neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento dei  relativo  titolo di studio.”

Come si vede, risultano  notevolmente  ridotti i soggetti con cui i datori di lavoro e le pubbliche amministrazioni  possono costituire  tirocini formativi  ,   limitati soltanto ai  neo diplomati e neo laureati  , peraltro con  l’espressa   precisazione che   l’attivazione con i suddetti soggetti deve avvenire   entro e non oltre un anno dall’avvenuto conseguimento del diploma o della laurea.

Resta inteso che tutt’altro discorso va fatto per i tirocini formativi curriculari e per quelli   rivolti   esclusivamente ai soggetti elencati nella prima   parte  del comma 1 dell’art.11, per cui  logicamente ,oltre a non essere necessario    il possesso del diploma o della laurea conseguiti  non oltre  dodici mesi  rispetto alla data di attivazione,continuano ad essere regolamentati dalla specifica normativa discendente dal Decreto n. 409/98 relativo all’autonomia didattica degli Atenei ,nonche’   ,in virtù della previsione del comma 2 dell’art.11 del dec.legge in esame, in  assenza  di  specifiche  regolamentazioni   regionali    ,dalle disposizioni  per quanto compatibili   dell’ articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196  e del D.M.n.142/98.


 Il secondo aspetto  su cui è intervenuta  un altrettanto  importante innovazione  concerne la durata massima dei tirocini, in ordine a cui  il menzionato   art.11  precisa che :”i tirocini formativi e di orientamento non  curriculari  non  possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese”

 Questo sta a significare  dal 13.8.201.8.2011  , sono state eliminate  le   molteplici e dfferenziate  durate  di cui all’art.7 del D.M.n.142/98, sostituite   dalla durata  unica   non  superiore a  sei    mesi,comprese le proroghe   ,  quando non si tratti di “tirocini non curriculari”,che   :

 a)  consistono  nella partecipazione dello studente  all’attività di una struttura ospitante, interna all’Ateneo (laboratori, centri di ricerca, etc.) o extra-universitaria (aziende, enti pubblici, studi professionali, etc.), finalizzata all’acquisizione dei Crediti Formativi Universitari (CFU) previsti nella programmazione didattica ;

 b)  possono  essere obbligatori o facoltativi ;

 c) devono  essere svolti  nell’anno  previsto dal corso di studio ;

 d) possono  avere una durata  diversa  rispetto  a quella dei tirocini   in esame. 

Sono da annoverare  tra i tirocini curricolari anche quelli inseriti nelle scuole profesionali relativi ad apprendimenti di tipo pratico.

 Si ricorda che  per tali  tirocini  le indicazioni del Ministero del Lavoro  di cui alla nota  del 14.01.2007  prevedono  l’esonero  dall’obbligo di  comunicazione preventiva   ai servizi impiego competenti.

Premesso quanto sopra ,alla domanda  di cosa succede per i  tirocini  che alla data del13 agosto corrente anno  sono in corso di realizzazione  , risultando   stipulati con soggetti   diversi rispetto a quelli  contemplati dall’art.11 del dec.legge n.138/2011   e/o   di  durata  superiore a sei mesi ,si risponde di ritenere  che ,salvo diversa indicazione degli organi istituzionali competenti,   sino al loro completamento  , agli stessi  continua ad applicarsi   la normativa previgente in materia.

 Si conclude sull’argomento trattato  , rimarcando  che per i tirocini formativi  non curriculari  e non destinati   a  disabili,   invalidi fisici, psichici e sensoriali,  soggetti in  trattamento  psichiatrico   tossicodipendenti,  alcolisti e  condannati ammessi a misure alternative di  detenzione ,attivabili  dal 13.8.2011, oltre a dover  rispettare   le  limitazioni  sui   soggetti con cui possono essere  realizzati e sulla durata non superiore a sei mesi,bisogna tener conto che  :

1)    la prima parte del comma 1 dell’art.11 del decreto n.138/11prevede che:” I tirocini formativi e di orientamento possono  essere  promossi unicamente  da  soggetti  in  possesso  degli   specifici   requisiti preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione  di idonee garanzie all’espletamento  delle  iniziative  medesime”;

2) il comma 2 dell’art.11 dispone  che :”In assenza  di  specifiche  regolamentazione  regionali  trovano
applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni  di  cui  al comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196  e il relativo regolamento di attuazione ( D.M.n:142/98) .

 Pertanto ,  in assenza al riguardo di specifiche regolamentazioni regionali da rispettare   , ai tirocini formativi   attivati  dal 13.  8.2011, mentre   ,a proposito dei  soggetti con cui possono instaurarsi   e  della durata non superiore a sei mesi,    occorre conformarsi alle innovazioni disposte dall’art.11 dec.legge n.138/2011  ,  per  ogni altro aspetto  (ad esempio:   che il   periodo di tirocinio  non costituisce rapporto di lavoro subordinato ;non e’ stabilita  la corresponsione di alcuna retribuzione, ma a discrezione degli attuatori  si può dar luogo al riconoscimento di una somma a titoli di assegno di studio, indennità, incentivo, ecc., oltre al rimborso delle spese di viaggio, vitto ed alloggio,sopportate dai tirocinanti  ; l’orario di presenza del tirocinante è concordato in sede di definizione del progetto formativo  ;che il numero di assenze può influire sulla certificazione di frequenza, salvo anticipata risoluzione del rapporto per giusta causa o giustificato motivo che oggettivamente sia d’ostacolo alla prosecuzione dello stesso ;che durante il tirocinio formativo, l’ospitante non deve utilizzare i tirocinanti in sostituzione del personale dipendente e/o per colmare vacanze di organico ;i soggeti promotori ed attuatori;l’obbligo dell’assicurazione per infortuni e responsabilita’ civile verso terzi;la nomina dei tutori in possesso dei requisiti necessari;la stipula  di convenzioni e di specifici progetti formativi con cui gli attuatori restano vincolati nei confronti  dei tirocinanti    sugli obiettivi e modalità di svolgimento   del  tirocinio; la modulistica da utilizzare; ecc ), necessita riportarsi , in quanto compatibili,alle   indicazioni  dell’art.18 della legge n.196/97 e del  D.M.142/98.

Art.12 – Intermediazione illecita e sfuttamento lavoro

 Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

  1. Dopo l’articolo 603 del codice penale sono inseriti i seguenti:
  «Art. 603-bis (Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro).
– Salvo che il fatto costituisca piu’ grave  reato,  chiunque  svolga
un’attivita’ organizzata di intermediazione, reclutando manodopera  o
organizzandone l’attivita’ lavorativa caratterizzata da sfruttamento,
mediante violenza, minaccia,  o  intimidazione,  approfittando  dello
stato di bisogno o di necessita’ dei lavoratori,  e’  punito  con  la
reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro
per ciascun lavoratore reclutato.
  Ai fini del primo comma,  costituisce  indice  di  sfruttamento  la
sussistenza di una o piu’ delle seguenti circostanze:
    1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente
difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato
rispetto alla quantita’ e qualita’ del lavoro prestato;
    2) la sistematica violazione della normativa relativa  all’orario
di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria,  alle
ferie;
    3) la sussistenza di violazioni della  normativa  in  materia  di
sicurezza  e  igiene  nei  luoghi  di  lavoro,  tale  da  esporre  il
lavoratore a pericolo per la salute,  la  sicurezza  o  l’incolumita’
personale;
    4) la sottoposizione  del  lavoratore  a  condizioni  di  lavoro,
metodi di sorveglianza, o a situazioni  alloggiative  particolarmente
degradanti.
  Costituiscono aggravante specifica  e  comportano  l’aumento  della
pena da un terzo alla meta':
    1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a
tre;
    2) il fatto che uno o piu’ dei soggetti reclutati siano minori in
eta’ non lavorativa;
    3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a
situazioni di grave pericolo,  avuto  riguardo  alle  caratteristiche
delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.
  Art. 603-ter (Pene accessorie). – La condanna per i delitti di  cui
agli articoli 600, limitatamente ai casi in cui lo sfruttamento ha ad
oggetto prestazioni lavorative,  e  603-bis,  importa  l’interdizione
dagli uffici direttivi delle  persone  giuridiche  o  delle  imprese,
nonche’ il divieto di concludere contratti  di  appalto,  di  cottimo
fiduciario, di fornitura di opere,  beni  o  servizi  riguardanti  la
pubblica amministrazione, e relativi subcontratti.
  La condanna per i delitti di cui al primo  comma  importa  altresi’
l’esclusione  per  un  periodo   di   due   anni   da   agevolazioni,
finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o  di  altri
enti pubblici, nonche’ dell’Unione europea, relativi  al  settore  di
attivita’ in cui ha avuto luogo lo sfruttamento.
  L’esclusione di cui al secondo comma e’  aumentata  a  cinque  anni
quando il fatto e’ commesso da soggetto al quale sia stata  applicata
la recidiva ai sensi dell’articolo 99, secondo  comma,  numeri  1)  e
3)».

                                Art. 13Trattamento economico dei  parlamentari  e  dei  membri  degli  altri
organi costituzionali. Incompatibilita’. Riduzione delle spese per  i
                             referendum

  1. A decorrere dal mese successivo a quello di  entrata  in  vigore
della legge di conversione del presente decreto, ((per gli anni 2011,
2012  e  2013,))
ai  membri  degli  organi   costituzionali((,   fatta
eccezione per il Presidente della Repubblica  e  i  componenti  della
Corte  costituzionale,))
   si   applica,   senza   effetti   a   fini
previdenziali, una  riduzione  delle  retribuzioni  o  indennita’  di
carica superiori a 90.000 Euro lordi  annui  previste  alla  data  di
entrata in vigore del presente decreto, in misura del  10  per  cento
per la parte eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000  euro,  nonche’
del 20 per cento per la parte eccedente 150.000 euro. A seguito della
predetta riduzione il  trattamento  economico  complessivo  non  puo’
essere comunque inferiore a 90.000 euro lordi annui.
  2.  In  attesa  della  revisione  costituzionale   concernente   la
riduzione del numero dei parlamentari e  della  rideterminazione  del
trattamento  economico  omnicomprensivo  annualmente  corrisposto  ai
sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.
98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111:
  (( a) ai parlamentari che svolgono qualsiasi  attivita’  lavorativa
per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore  al  15  per
cento dell’indennita’ parlamentare la  riduzione  dell’indennita’  di
cui al comma 1 si applica in misura del 20 per  cento  per  la  parte
eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000 euro, in misura del  40  per
cento per la parte eccedente i 150.000 euro. La riduzione si  applica
con le medesime decorrenza e durata di cui al comma 1;))

  b) le Camere, in conformita’ con  quanto  previsto  dai  rispettivi
ordinamenti, individuano entro sessanta giorni dalla data di  entrata
in vigore  del  presente  decreto  le  modalita’  piu’  adeguate  per
correlare l’indennita’ parlamentare al  tasso  di  partecipazione  di
ciascun parlamentare ai lavori delle Assemblee, delle Giunte e  delle
Commissioni.
  ((3. Fermo restando quanto previsto dalla legge 20 luglio 2004,  n.
215,  e  successive  modificazioni,  le  cariche  di  deputato  e  di
senatore, nonche’ le cariche di governo di cui all’articolo 1,  comma
2, della citata  legge  n.  215  del  2004,  sono  incompatibili  con
qualsiasi  altra  carica  pubblica  elettiva  di  natura  monocratica
relativa ad organi di governo di enti pubblici  territoriali  aventi,
alla data di indizione delle elezioni  o  della  nomina,  popolazione
superiore  a  5.000  abitanti,   fermo   restando   quanto   previsto
dall’articolo 62 del testo unico di cui  al  decreto  legislativo  18
agosto 2000, n. 267. Le incompatibilita’ di cui al primo  periodo  si
applicano a decorrere dalla data di indizione delle elezioni relative
alla prima legislatura parlamentare successiva alla data  di  entrata
in vigore del presente decreto. A decorrere dalla data  di  indizione
delle relative elezioni successive alla data di entrata in vigore del
presente decreto, le incompatibilita’ di  cui  al  primo  periodo  si
applicano, altresi’, alla carica di  membro  del  Parlamento  europeo
spettante all’Italia, fermo restando quanto previsto dall’articolo 6,
commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, della legge 24  gennaio
1979, n. 18, e successive modificazioni. Resta fermo in ogni caso  il
divieto  di  cumulo  con  ogni  altro  emolumento;  fino  al  momento
dell’esercizio dell’opzione, non  spetta  alcun  trattamento  per  la
carica sopraggiunta.))

  4.  All’articolo  7  del  decreto-legge  6  luglio  2011,   n.   98
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
dopo il comma 2, e’ aggiunto il seguente:
  «2-bis. Nel caso in cui, nel medesimo anno, debba tenersi  piu’  di
un ((referendum)) abrogativo, la convocazione degli elettori ai sensi
dell’articolo 34 della legge 25 maggio  1970,  n.  352,  avviene  per
tutti i ((referendum)) abrogativi nella medesima data».

          Art. 14 Riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali e relative
                     indennita’. Misure premiali

  1. Per il conseguimento degli obiettivi stabiliti  nell’ambito  del
coordinamento della finanza  pubblica,  le  Regioni,  ai  fini  della
collocazione nella classe di enti territoriali piu’ virtuosa  di  cui
all’articolo 20, comma 3, del decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
oltre al rispetto dei parametri gia’ previsti dal  predetto  articolo
20, debbono adeguare, nell’ambito della propria autonomia  statutaria
e  legislativa,  i  rispettivi  ordinamenti  ai  seguenti   ulteriori
parametri:
  a) previsione che il numero massimo dei consiglieri  regionali,  ad
esclusione del  Presidente  della  Giunta  regionale,  sia  uguale  o
inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un  milione  di
abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due  milioni  di
abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro  milioni
di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a  sei  milioni
di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni
di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione  superiore  ad  otto
milioni  di  abitanti.  La  riduzione  del  numero  dei   consiglieri
regionali rispetto a  quello  attualmente  previsto  e’  adottata  da
ciascuna Regione entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore  del
presente decreto e  deve  essere  efficace  dalla  prima  legislatura
regionale successiva a quella della data di  entrata  in  vigore  del
presente decreto. Le Regioni che, alla data di entrata in vigore  del
presente  decreto,  abbiano  un  numero  di   consiglieri   regionali
inferiore a quello  previsto  nella  presente  lettera,  non  possono
aumentarne il numero;
  b) previsione che il numero massimo degli assessori  regionali  sia
pari o inferiore ad un quinto del numero dei componenti del Consiglio
regionale, con arrotondamento all’unita’ superiore. La riduzione deve
essere operata entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del
presente decreto e deve essere efficace, in ciascuna  regione,  dalla
prima legislatura regionale successiva a quella in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto;
  c) riduzione a decorrere dal 1º  gennaio  2012,  in  attuazione  di
quanto previsto dall’articolo 3 del decreto-legge 25 gennaio 2010, n.
2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010,  n.  42,
degli emolumenti e delle utilita’, comunque denominati,  previsti  in
favore dei consiglieri  regionali  entro  il  limite  dell’indennita’
massima spettante ai membri del Parlamento, cosi’ come  rideterminata
((ai sensi dell’articolo 13)) del presente decreto;
  d)  previsione  che  il  trattamento  economico   dei   consiglieri
regionali sia commisurato all’effettiva partecipazione ai lavori  del
Consiglio regionale;
  e) istituzione, a decorrere dal 1º gennaio 2012, di un Collegio dei
revisori dei conti,  quale  organo  di  vigilanza  sulla  regolarita’
contabile, finanziaria ed economica della  gestione  dell’ente;  ((il
Collegio, ai fini del coordinamento della finanza pubblica, opera  in
raccordo con le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti;
i componenti di tale Collegio sono scelti mediante estrazione  da  un
elenco, i cui iscritti devono  possedere  i  requisiti  previsti  dai
principi contabili internazionali, avere  la  qualifica  di  revisori
legali di cui al decreto legislativo  27  gennaio  2010,  n.  39,  ed
essere in  possesso  di  specifica  qualificazione  professionale  in
materia di contabilita’ pubblica e gestione economica  e  finanziaria
anche degli enti territoriali, secondo i  criteri  individuati  dalla
Corte dei conti;))

  f) passaggio, entro sei mesi dalla data di entrata  in  vigore  del
presente decreto e con efficacia a decorrere dalla prima  legislatura
regionale successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore
del presente decreto, al sistema  previdenziale  contributivo  per  i
consiglieri regionali.
  2. L’adeguamento ai parametri di cui al  comma  1  da  parte  delle
Regioni a Statuto speciale e delle province autonome di Trento  e  di
Bolzano costituisce condizione per  l’applicazione  dell’articolo  27
della legge 5 maggio 2009, n. 42, nei confronti di quelle  Regioni  a
statuto speciale e province autonome per le quali lo Stato, ai  sensi
del citato articolo 27, assicura  il  conseguimento  degli  obiettivi
costituzionali di perequazione e  di  solidarieta’,  ed  elemento  di
riferimento per l’applicazione di  misure  premiali  o  sanzionatorie
previste dalla normativa vigente.

Art. 15 Dimezzamento dei consiglieri e assessori provinciali

  ((1. (Soppresso).))
  ((2. (Soppresso).))
  ((3. (Soppresso).))
  ((4. (Soppresso).))
  5. A decorrere dal primo rinnovo  degli  organi  di  governo  delle
Province successivo alla data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto, il numero dei  consiglieri  provinciali  e  degli  assessori
provinciali previsto dalla legislazione vigente alla data di  entrata
in  vigore  del  presente  decreto  e’  ridotto  della   meta’,   con
arrotondamento all’unita’ superiore.
  ((6. (Soppresso).))
  ((7. (Soppresso).))

                             (( Art. 16

Riduzione dei costi relativi alla rappresentanza politica nei  comuni
     e razionalizzazione dell’esercizio delle funzioni comunali

  1. Al fine  di  assicurare  il  conseguimento  degli  obiettivi  di
finanza pubblica, l’ottimale coordinamento della finanza pubblica, il
contenimento delle  spese  degli  enti  territoriali  e  il  migliore
svolgimento delle funzioni amministrative e dei servizi  pubblici,  a
decorrere dalla data di cui al comma 9, i comuni con popolazione fino
a 1.000 abitanti  esercitano  obbligatoriamente  in  forma  associata
tutte le funzioni amministrative e  tutti  i  servizi  pubblici  loro
spettanti sulla base della legislazione vigente mediante un’unione di
comuni ai sensi dell’articolo 32 del testo unico di  cui  al  decreto
legislativo 18 agosto  2000,  n.  267.  Le  disposizioni  di  cui  al
presente comma non si applicano ai comuni il cui territorio  coincide
integralmente con quello di una o di piu’ isole, nonche’ al comune di
Campione d’Italia.))
  ((2. A ciascuna unione di cui al comma l hanno facolta’ di  aderire
anche comuni con popolazione superiore  a  1.000  abitanti,  al  fine
dell’esercizio in forma associata di tutte le  funzioni  fondamentali
loro spettanti sulla base della legislazione vigente e dei servizi ad
esse inerenti, anche al fine di dare attuazione alle disposizioni  di
cui all’articolo 14, commi 28, 29, 30 e 31, del citato  decreto-legge
n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del
2010. I comuni  di  cui  al  primo  periodo  hanno,  in  alternativa,
facolta’ di esercitare mediante tale unione tutte le funzioni e tutti
i servizi pubblici  loro  spettanti  sulla  base  della  legislazione
vigente.))

  ((3. All’unione di cui al comma 1, in deroga all’articolo 32, commi
2, 3 e 5, secondo periodo, del citato testo unico di cui  al  decreto
legislativo n. 267 del 2000, si  applica  la  disciplina  di  cui  al
presente articolo.))

  ((4. Sono affidate all’unione, per conto dei  comuni  che  ne  sono
membri,  la  programmazione  economico-finanziaria  e   la   gestione
contabile di cui alla parte II del  citato  testo  unico  di  cui  al
decreto legislativo n. 267 del 2000, con riferimento alle funzioni da
essi esercitate per mezzo  dell’unione.  I  comuni  che  sono  membri
dell’unione  concorrono  alla   predisposizione   del   bilancio   di
previsione   dell’unione   per   l’anno   successivo   mediante    la
deliberazione,  da  parte  del  consiglio   comunale,   da   adottare
annualmente, entro il 30 novembre,  di  un  documento  programmatico,
nell’ambito del piano generale di  indirizzo  deliberato  dall’unione
entro il precedente 15 ottobre. Con regolamento  da  adottare,  entro
centottanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto, ai sensi dell’articolo 17, comma 1,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e  successive  modificazioni,  su
proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il  Ministro  per
le riforme per il  federalismo,  sono  disciplinati  il  procedimento
amministrativo-contabile di formazione e di variazione del  documento
programmatico, i poteri  di  vigilanza  sulla  sua  attuazione  e  la
successione nei rapporti amministrativo-contabili tra ciascun  comune
e l’unione.))

  ((5. L’unione succede a tutti gli effetti nei rapporti giuridici in
essere alla data di cui al comma 9 che siano inerenti  alle  funzioni
ed ai servizi ad essa affidati ai sensi dei commi 1,  2  e  4,  ferme
restando le disposizioni  di  cui  all’articolo  111  del  codice  di
procedura civile. Alle unioni di cui al comma l sono trasferite tutte
le risorse umane e strumentali relative alle funzioni ed  ai  servizi
loro affidati ai sensi dei  commi  1,  2  e  4,  nonche’  i  relativi
rapporti finanziari risultanti dal bilancio.  A  decorrere  dall’anno
2014, le unioni di comuni di  cui  al  comma  1  sono  soggette  alla
disciplina del patto  di  stabilita’  interno  per  gli  enti  locali
prevista per i comuni aventi corrispondente popolazione.))

  ((6. Le unioni di cui al comma 1 sono  istituite  in  modo  che  la
complessiva   popolazione   residente   nei   rispettivi   territori,
determinata ai sensi dell’articolo 156, comma  2,  del  citato  testo
unico di cui al decreto legislativo n. 267 del  2000,  sia  di  norma
superiore a 5.000 abitanti, ovvero a 3.000 abitanti qualora i  comuni
che intendono comporre  una  medesima  unione  appartengano  o  siano
appartenuti a comunita’ montane. Entro due mesi dalla data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente  decreto,  ciascuna
regione ha facolta’ di individuare diversi limiti demografici.))

  ((7. Le unioni di comuni che risultino costituite alla data di  cui
al comma 9 e di cui facciano parte uno o piu’ comuni con  popolazione
fino a 1.000 abitanti, entro i successivi  quattro  mesi  adeguano  i
rispettivi  ordinamenti  alla  disciplina  delle  unioni  di  cui  al
presente articolo. I comuni appartenenti a forme associative  di  cui
agli articoli 30 e 31 del  citato  testo  unico  di  cui  al  decreto
legislativo n. 267 del 2000 cessano di diritto di  farne  parte  alla
data in cui diventano membri di un’unione di cui al comma 1.))

  ((8. Nel termine perentorio di sei mesi dalla data  di  entrata  in
vigore della legge di conversione del presente decreto, i  comuni  di
cui  al  comma  1,  con  deliberazione  del  consiglio  comunale,  da
adottare,  a   maggioranza   dei   componenti,   conformemente   alle
disposizioni di cui al comma 6, avanzano alla regione una proposta di
aggregazione,  di  identico  contenuto,   per   l’istituzione   della
rispettiva unione. Nel termine perentorio del 31  dicembre  2012,  la
regione  provvede,  secondo  il  proprio   ordinamento,   a   sancire
l’istituzione  di  tutte  le  unioni  del  proprio  territorio   come
determinate nelle proposte di cui  al  primo  periodo  e  sulla  base
dell’elenco di cui al comma 16. La regione provvede anche qualora  la
proposta di aggregazione manchi o non sia conforme alle  disposizioni
di cui al presente articolo.))

  ((9. A decorrere dal giorno della proclamazione degli eletti  negli
organi di governo del comune che, successivamente al 13 agosto  2012,
sia per primo interessato al rinnovo, nei comuni con popolazione fino
a 1.000 abitanti che siano parti  della  stessa  unione,  nonche’  in
quelli con popolazione superiore che esercitino mediante tale  unione
tutte le proprie funzioni, gli organi di governo sono il  sindaco  ed
il consiglio comunale, e le giunte in carica decadono di diritto.  Ai
consigli  dei  comuni  che  sono  membri  di  tale  unione  competono
esclusivamente  poteri  di  indirizzo  nei  confronti  del  consiglio
dell’unione,  ferme  restando  le  funzioni  normative  che  ad  essi
spettino in riferimento alle  attribuzioni  non  esercitate  mediante
l’unione.))

  ((10. Gli organi dell’unione di cui al comma 1 sono  il  consiglio,
il presidente e la giunta.))

  ((11. Il consiglio e’ composto da tutti i sindaci  dei  comuni  che
sono membri  dell’unione  nonche’,  in  prima  applicazione,  da  due
consiglieri comunali per ciascuno di essi. I consiglieri  di  cui  al
primo periodo sono eletti, non oltre venti giorni  dopo  la  data  di
istituzione dell’unione ai sensi del comma 9, in tutti i  comuni  che
sono membri dell’unione dai  rispettivi  consigli  comunali,  con  la
garanzia  che  uno  dei  due  appartenga   alle   opposizioni.   Fino
all’elezione del presidente dell’unione ai sensi del comma 12,  primo
periodo, il sindaco del comune avente il maggior numero  di  abitanti
tra quelli che sono membri dell’unione esercita tutte le funzioni  di
competenza dell’unione medesima. La legge dello Stato puo’  stabilire
che le successive elezioni avvengano a suffragio universale e diretto
contestualmente alle elezioni per il rinnovo degli organi di  governo
di ciascuno dei comuni appartenenti alle unioni. La legge dello Stato
di cui al quarto periodo disciplina conseguentemente  il  sistema  di
elezione; l’indizione delle elezioni avviene ai sensi dell’articolo 3
della legge 7 giugno 1991, n. 182,  e  successive  modificazioni.  Al
consiglio spettano le competenze attribuite dal citato testo unico di
cui al decreto legislativo n. 267 del  2000  al  consiglio  comunale,
fermo  restando  quanto  previsto  dai  commi  4  e  9  del  presente
articolo.))

  ((12. Entro trenta giorni dalla data di istituzione dell’unione  ai
sensi del comma 9, il consiglio e’ convocato di diritto ed elegge  il
presidente dell’unione tra i propri componenti.  Al  presidente,  che
dura in carica due anni  e  mezzo  ed  e’  rinnovabile,  spettano  le
competenze attribuite al sindaco dall’articolo 50  del  citato  testo
unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000,  ferme  restando
in capo ai sindaci di ciascuno dei comuni che sono membri dell’unione
le attribuzioni di cui all’articolo 54 del medesimo testo unico.))

  ((13. La giunta dell’unione e’  composta  dal  presidente,  che  la
presiede, e dagli assessori, nominati  dal  medesimo  fra  i  sindaci
componenti il consiglio in numero non superiore a quello previsto per
i comuni aventi corrispondente popolazione. Alla giunta  spettano  le
competenze di cui all’articolo 48 del citato testo unico  di  cui  al
decreto legislativo n. 267 del 2000; essa decade contestualmente alla
cessazione del rispettivo presidente.))

  ((14.  Lo   statuto   dell’unione   individua   le   modalita’   di
funzionamento dei propri  organi  e  ne  disciplina  i  rapporti.  Il
consiglio  adotta  lo  statuto  dell’unione,  con   deliberazione   a
maggioranza assoluta dei propri componenti, entro venti giorni  dalla
data di istituzione dell’unione ai sensi del comma 9.))

  ((15. Ai consiglieri, al presidente ed agli  assessori  dell’unione
si applicano le disposizioni di cui agli articoli 82 e 86 del  citato
testo unico di cui al decreto legislativo n.  267  del  2000,  ed  ai
relativi atti di attuazione, in riferimento al trattamento spettante,
rispettivamente, ai consiglieri, al sindaco  ed  agli  assessori  dei
comuni  aventi  corrispondente   popolazione.   Agli   amministratori
dell’unione che risultino percepire  emolumenti  di  ogni  genere  in
qualita’ di amministratori locali ai sensi dell’articolo 77, comma 2,
del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000,
fino  al  momento  dell’esercizio  dell’opzione,  non  spetta   alcun
trattamento per la carica sopraggiunta.))

  ((16. L’obbligo di cui  al  comma  1  non  trova  applicazione  nei
riguardi dei comuni che, alla data del 30 settembre  2012,  risultino
esercitare le funzioni amministrative e i servizi pubblici di cui  al
medesimo comma 1 mediante convenzione ai sensi dell’articolo  30  del
citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000.  Ai
fini di cui al primo periodo, tali comuni  trasmettono  al  Ministero
dell’interno, entro il 15 ottobre 2012,  un’attestazione  comprovante
il conseguimento di significativi livelli di efficacia ed  efficienza
nella gestione, mediante convenzione, delle rispettive  attribuzioni.
Con decreto del Ministro dell’interno, da  adottare  entro  tre  mesi
dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del
presente  decreto,  sono  determinati  contenuti  e  modalita’  delle
attestazioni di cui al secondo periodo.  Il  Ministero  dell’interno,
previa valutazione delle attestazioni ricevute,  adotta  con  proprio
decreto, da pubblicare entro il 30 novembre  2012  nel  proprio  sito
internet,  l’elenco  dei  comuni  obbligati  e  di  quelli   esentati
dall’obbligo di cui al comma 1.))

  ((17. A decorrere dal primo rinnovo di ciascun  consiglio  comunale
successivo alla data di entrata in vigore della legge di  conversione
del presente decreto:))

  (( a) per i comuni  con  popolazione  fino  a  1.000  abitanti,  il
consiglio comunale  e’  composto,  oltre  che  dal  sindaco,  da  sei
consiglieri;))

  (( b) per i comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 3.000
abitanti, il consiglio comunale e’ composto, oltre che  dal  sindaco,
da sei consiglieri ed il numero massimo degli assessori e’  stabilito
in due;))

  (( c) per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 5.000
abitanti, il consiglio comunale e’ composto, oltre che  dal  sindaco,
da  sette  consiglieri  ed  il  numero  massimo  degli  assessori  e’
stabilito in tre;))

  (( d) per i comuni con popolazione  superiore  a  5.000  e  fino  a
10.000 abitanti, il consiglio comunale e’  composto,  oltre  che  dal
sindaco, da dieci consiglieri ed il numero massimo degli assessori e’
stabilito in quattro.))

  ((18. A decorrere dalla data di cui al comma 9, ai consiglieri  dei
comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti non sono applicabili  le
disposizioni di cui all’articolo 82 del citato testo unico di cui  al
decreto legislativo n. 267 del 2000; non sono  altresi’  applicabili,
con l’eccezione del primo periodo del comma 1, le disposizioni di cui
all’articolo 80 del citato testo unico di cui al decreto  legislativo
n. 267 del 2000.))

  ((19. All’articolo 38, comma 7, del citato testo unico  di  cui  al
decreto legislativo n. 267 del 2000, dopo le  parole:  «previsti  dal
regolamento»,  sono  aggiunte  le  seguenti:  «e,  nei   comuni   con
popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in  un
arco  temporale  non  coincidente  con   l’orario   di   lavoro   dei
partecipanti».))

  ((20. All’articolo 48, comma 1, del citato testo unico  di  cui  al
decreto legislativo n.  267  del  2000,  e’  aggiunto,  in  fine,  il
seguente periodo: «Nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti,
le riunioni della  giunta  si  tengono  preferibilmente  in  un  arco
temporale non coincidente con l’orario di lavoro dei partecipanti».))

  ((21. All’articolo 79, comma 1, del citato testo unico  di  cui  al
decreto legislativo  n.  267  del  2000,  le  parole:  «per  l’intera
giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli» sono sostituite
dalle  seguenti:  «per  il  tempo  strettamente  necessario  per   la
partecipazione a ciascuna seduta dei rispettivi  consigli  e  per  il
raggiungimento del luogo di suo svolgimento».))

  ((22. All’articolo 14, comma 28, del citato decreto-legge n. 78 del
2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010,  le
parole: «fino a 5.000 abitanti, esclusi  le  isole  monocomune»  sono
sostituite  dalle  seguenti:  «superiore  a  1.000  e  fino  a  5.000
abitanti, esclusi i comuni il cui territorio  coincide  integralmente
con quello di una o di piu’ isole».))

  ((23. All’articolo 2, comma 7, del  decreto  legislativo  14  marzo
2011, n. 23, le parole: «le isole monocomune» sono  sostituite  dalle
seguenti: «i comuni il  cui  territorio  coincide  integralmente  con
quello di una o di piu’ isole».))

  ((24. All’articolo 14, comma 31, alinea, del  citato  decreto-legge
n. 78 del 2010, le parole: «5.000 abitanti o nel quadruplo del numero
degli abitanti del comune demograficamente piu’  piccolo  tra  quelli
associati» sono sostituite dalle seguenti:  «10.000  abitanti,  salvo
diverso limite demografico individuato dalla regione entro  due  mesi
dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del
decreto-legge 13 agosto 2011, n.  138»;  al  medesimo  comma  31,  la
lettera  c)  e’  abrogata  e  la  lettera  b)  e’  sostituita   dalla
seguente:))

  ((«b) entro il 31  dicembre  2012  con  riguardo  a  tutte  le  sei
funzioni fondamentali loro spettanti ai sensi dell’articolo 21, comma
3, della citata legge n. 42 del 2009».))

  ((25. A  decorrere  dal  primo  rinnovo  dell’organo  di  revisione
successivo alla data di entrata in vigore  del  presente  decreto,  i
revisori dei conti degli enti locali sono scelti mediante  estrazione
da un elenco nel  quale  possono  essere  inseriti,  a  richiesta,  i
soggetti iscritti, a livello regionale,  nel  Registro  dei  revisori
legali di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39,  nonche’
gli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti  e  degli  esperti
contabili. Con decreto del Ministro dell’interno, da  adottare  entro
sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di
conversione  del  presente  decreto,  sono  stabiliti   criteri   per
l’inserimento degli interessati nell’elenco di cui al primo  periodo,
nel rispetto dei seguenti principi:))

  a) ((rapporto proporzionale tra anzianita’ di iscrizione negli albi
e registri  di  cui  al  presente  comma  e  popolazione  di  ciascun
comune;))

  b)  ((previsione  della   necessita’,   ai   fini   dell’iscrizione
nell’elenco di cui al presente comma, di aver in precedenza  avanzato
richiesta di svolgere la funzione nell’organo di revisione degli enti
locali;))

  c) ((possesso di specifica qualificazione professionale in  materia
di contabilita’ pubblica e gestione  economica  e  finanziaria  degli
enti pubblici territoriali.))

  ((26. Le spese di rappresentanza sostenute dagli organi di  governo
degli enti locali  sono  elencate,  per  ciascun  anno,  in  apposito
prospetto allegato al rendiconto di cui all’articolo 227  del  citato
testo unico di cui al decreto  legislativo  n.  267  del  2000.  Tale
prospetto e’ trasmesso alla  sezione  regionale  di  controllo  della
Corte   dei   conti   ed   e’   pubblicato,   entro   dieci    giorni
dall’approvazione del rendiconto, nel sito internet dell’ente locale.
Con atto di  natura  non  regolamentare,  adottato  d’intesa  con  la
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali ai sensi dell’articolo  3
del  decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  il   Ministro
dell’interno, di concerto  con  il  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, adotta uno schema tipo  del  prospetto  di  cui  al
primo periodo.))

  ((27. All’articolo 14, comma 32, alinea, del  citato  decreto-legge
n. 78 del 2010, le parole: «31 dicembre 2013» sono  sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2012»; alla lettera a) del medesimo comma  32,
le parole «31 dicembre 2013»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31
dicembre 2012».))

  ((28. Al fine di verificare il  perseguimento  degli  obiettivi  di
semplificazione e di  riduzione  delle  spese  da  parte  degli  enti
locali, il prefetto accerta che  gli  enti  territoriali  interessati
abbiano  attuato,  entro  i  termini   stabiliti,   quanto   previsto
dall’articolo 2, comma 186, lettera e)  ,  della  legge  23  dicembre
2009, n. 191, e successive modificazioni, e dall’articolo  14,  comma
32, primo periodo, del citato decreto-legge n. 78 del 2010,  come  da
ultimo modificato dal comma 27 del presente  articolo.  Nel  caso  in
cui, all’esito  dell’accertamento,  il  prefetto  rilevi  la  mancata
attuazione di quanto previsto dalle  disposizioni  di  cui  al  primo
periodo, assegna agli enti inadempienti un termine  perentorio  entro
il  quale  provvedere.  Decorso  inutilmente  detto  termine,   fermo
restando quanto previsto  dal  secondo  periodo,  trova  applicazione
l’articolo 8, commi 1, 2, 3 e 5 della legge 5 giugno 2003, n. 131.))

  ((29. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  ai
comuni appartenenti alle regioni a statuto speciale ed alle  province
autonome di Trento e di Bolzano  nel  rispetto  degli  statuti  delle
regioni e province medesime, delle relative  norme  di  attuazione  e
secondo quanto previsto dall’articolo 27 della legge 5  maggio  2009,
n. 42.))

  ((30. Dall’applicazione di ciascuna delle disposizioni  di  cui  al
presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica.))

  ((31. A  decorrere  dall’anno  2013,  le  disposizioni  vigenti  in
materia  di  patto  di  stabilita’  interno  per  i  comuni   trovano
applicazione nei riguardi di tutti i comuni con popolazione superiore
a 1.000 abitanti))

 Art.17-CNEL

1. Alla legge 30 dicembre 1986, n. 936 sono apportate  le  seguenti
modificazioni:
  a) ((l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:))
  ((«Art. 2 (Composizione del Consiglio). – 1. Il Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro e’ composto da esperti, da  rappresentanti
delle categorie produttive e da rappresentanti delle associazioni  di
promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato  in  numero
di settanta oltre al presidente e al segretario generale, secondo  la
ripartizione stabilita con decreto del Presidente  della  Repubblica,
su proposta del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  da  emanare
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della  presente
disposizione.»;))

  b) l’articolo 14 e’ sostituito dal seguente:
  «((Art. 14 (Pronunce del CNEL). –  1.))  Gli  atti  del  CNEL  sono
assunti a maggioranza assoluta dei suoi componenti in  Assemblea.  Il
presidente, sentiti i vicepresidenti e il segretario  generale,  puo’
istituire fino a quattro commissioni istruttorie, in  ciascuna  delle
quali siedono non piu’  di  quindici  consiglieri,  proporzionalmente
alle varie rappresentanze.  La  presidenza  di  ciascuna  commissione
istruttoria spetta ad uno dei vicepresidenti.».
  2. Gli articoli 6, comma 1, e 15 della legge 30 dicembre  1986,  n.
936, sono abrogati. E’ altresi’ abrogata, o coerentemente modificata,
ogni altra norma incompatibile con le disposizioni di cui al presente
articolo. ((Decorsi sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore
del decreto del Presidente della Repubblica  di  cui  all’articolo  2
della legge n. 936 del 1986, come sostituito dal comma 1, lettera  a)
, del presente articolo, decadono gli esperti e i rappresentanti  del
Consiglio nazionale  dell’economia  e  del  lavoro  in  carica  e  si
provvede alla nomina dei nuovi esperti e dei nuovi rappresentanti  in
conformita’ alla ripartizione stabilita dal medesimo decreto))

Art. 18   Voli in classe economica

  1. I Parlamentari, gli amministratori pubblici, i dipendenti  delle
amministrazioni  dello  Stato,  centrali  e  periferiche,   anche   a
ordinamento autonomo, gli amministratori, i dipendenti e i componenti
degli enti e organismi pubblici, di aziende autonome e  speciali,  di
aziende a totale partecipazione pubblica, di autorita’ amministrative
indipendenti o di altri enti pubblici  e  i  commissari  straordinari
che, per gli spostamenti e le missioni legate a ragioni  di  servizio
all’interno  ((dei  Paesi  appartenenti   al   Consiglio   d’Europa))
utilizzano il mezzo di trasporto aereo, volano in  classe  economica.
Resta fermo quanto previsto dall’articolo 1, comma 216,  della  legge
23 dicembre 2005, n. 266. All’articolo 1, comma 468, della  legge  27
dicembre 2006, n. 296, le parole  «al  personale  con  qualifica  non
inferiore a dirigente di prima fascia e  alle  categorie  equiparate,
nonche’» sono soppresse.

(( Art. 19-bis

Disposizioni finali concernenti le regioni a statuto  speciale  e  le
                          province autonome

  1. L’attuazione  delle  disposizioni  del  presente  decreto  nelle
regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento  e  di
Bolzano avviene nel rispetto dei loro statuti e delle relative  norme
di attuazione e secondo quanto previsto dall’articolo 27 della  legge
5 maggio 2009, n. 42.))

 
 

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