DISCIPLINA DEL RIPOSO SETTIMANALE PER I LAVORATORI DIPENDENTI

 Per  la disciplina del  riposo settimanale  si deve fare riferimento al decreto legislativo n.66/03 ,alle norme  del ccnl (che , tenuto conto della  richiesta di chiarimenti  da riscontrare ,è  quello   Fise Settore  Igiene   Ambientale ),    alle indicazioni  fornite dal    Ministero del Lavoro  con la circolare  n.8/05  e le risposte a  due interpelli,nonche’ alle decisioni  della giurisprudenza.

Per quanto concerne il Dec . Leg.vo 66/03,il cui testo originario   risulta modificato ed integrato prima  dal dec.leg.lo n.213/04 e poi   dalla  legge n.133/08,l’argomento  trova trattazione  nell’art.9,secondo cui:

” 1. Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all’articolo 7 il suddetto periodo di riposo consecutivo è calcolato come media in un periodo non superiore a quattordici giorni.

2. Fanno eccezione alla disposizione di cui al comma 1:

 a) attività di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi turno o squadra e non npossa usufruire, tra la fine del servizio di un turno o di una squadra e l’inizio del successivo,di periodi di ripèoso giornaliero o settimanale;  

  

b) le attivita’ caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata;
c) per il personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari: le attivita’ discontinue; il servizio prestato a bordo dei treni; le attivita’ connesse con gli orari del trasporto ferroviario che assicurano la continuita’ e la regolarita’ del traffico ferroviario;
d) i contratti collettivi possono stabilire previsioni diverse, nel rispetto delle condizioni previste dall’articolo 17, comma 4.

3. Il riposo di ventiquattro ore consecutive puo’ essere fissato in un giorno diverso dalla domenica e puo’ essere attuato mediante turni per il personale interessato a modelli tecnico-organizzativi di turnazione particolare ovvero addetto alle attivita’ aventi le seguenti caratteristiche:
a) operazioni industriali per le quali si abbia l’uso di forni a combustione o a energia elettrica per l’esercizio di processi caratterizzati dalla continuita’ della combustione ed operazioni collegate, nonche’ attivita’ industriali ad alto assorbimento di energia elettrica ed operazioni collegate;
b) attivita’ industriali il cui processo richieda, in tutto o in parte, lo svolgimento continuativo per ragioni tecniche;
c) industrie stagionali per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro deterioramento e della loro utilizzazione, comprese le industrie che trattano materie prime di facile deperimento ed il cui periodo di lavorazione si svolge in non piu’ di 3 mesi all’anno, ovvero quando nella stessa azienda e con lo stesso personale si compiano alcune delle suddette attivita’ con un decorso complessivo di lavorazione superiore a 3 mesi;
d) i servizi ed attivita’ il cui funzionamento domenicale corrisponda ed esigenze tecniche ovvero soddisfi interessi rilevanti della collettivita’ ovvero sia di pubblica utilita';
e) attivita’ che richiedano l’impiego di impianti e macchinari ad alta intensita’ di capitali o ad alta tecnologia;
f) attivita’ di cui all’articolo 7 della legge 22 febbraio 1934, n. 370;
g) attivita’ indicate agli articoli 11, 12 e 13 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di cui all’articolo 3 della legge 24 ottobre 2000, n. 323.

4. Sono fatte salve le disposizioni speciali che consentono la fruizione del riposo settimanale in giorno diverso dalla domenica, nonche’ le deroghe previste dalla legge 22 febbraio 1934, n. 370.”

 Precisato che la   disciplina collettiva del riposo settimanale   nel  settore sopra specificato è contenuta nell’art.23 del ccnl 30.4.2003 ,il cui testo originario  è stato sostituito in sede di rinnovo intervenuto il 5.4.08, si precisa che lo stesso prevede  che:

“1. Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodio di riposo di almeno 24 ore consecutive.

2. Tale riposo settimanali coincide ,di regola,con la domenica e si cumula   con le ore di riposo giornaliero.

3. In regime di settimana lavorativa di cinque giorni,a tutti gli effetti ,il sesto giorno è un giorno feriale prelavorato retribuito e il settimo è il normale giorno di riposo settimanale considerato festivo.

4.  Sono consentite  la collocazione nonchè modalità di fruizione del riposo settimanale in deroga,determinate da esigenze tecnico organizzative del servizio pubblico  essenziale assicurato.

 5. Per il personale addetto,anche in servizio di reperibilità,ai servizi ambientali di cui all’art.3 del presente ccnl,il riposo settimanale può essere fissato ,di norma, in un  giorno diverso dalla domenica ed è qualificato riposo settimanale compensativo.In tal caso, a tutti gli effetti,la domenica è considerata giorno feriale lavorativo,mentre è considerato  giorno festivo quello stabilito per il riposo settimanale compensativo.

 6. Qualora i dipendenti siano chiamati in servizio nel prestabilito giorno di riposo settimanale ovvero nel settimo giorno di lavoro consecutivo,gli stessi hanno diritto a recuperare detto riposo,di norma ,entro i 3 giorni successivi,nonchè al pagamento della maggiorazione di lavoro straordinario festivo per le ore effettivamente lavorate. 

7. Per il personale addetto a turni avvicendati,l’osservanza delle disposizioni legislative in materia di cumulo del riposo giornalierto e di quello settimanale deve intendersi realizzata nel corso e attraverso il normale svolgimento della turnazione  complessiva,compensandosi tra loro le minori e le maggiori durate dell’intervallo tra il termine di una prestazione e l’inizio della successiva”. 

Venendo alle direttive fornite sull’argomento dal Ministero del Lavoro e cominciando dalla circolare n. 8/05, è da  osservare  che nella stessa si  conferma che il  lavoratore ha diritto ad un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, ogni sette giorni, di regola coincidenti con la domenica. Il periodo di riposo settimanale deve essere cumulato con il riposo giornaliero, per un totale di 35 ore consecutive nelle ipotesi in cui il periodo di riposo sia individuato in 11 ore,aggiungendosi che il  decreto pone una intricata disciplina in materia di eccezioni e deroghe ai principi indicati in materia di riposi settimanali.
In particolare prevede due categorie di eccezioni.
Da un lato prevede che le regole della periodicità, della coincidenza con la domenica, della durata e della consecutività possano essere derogate per alcune attività, quelle di cui alle lettera a), b), c) dell’art. 9, comma 2 del decreto legislativo n. 66 del 2003. Inoltre prevede che la contrattazione collettiva possa introdurre delle deroghe purché ai lavoratori siano concessi periodi equivalenti di riposo compensativo o, in caso di eccezionale impossibilità oggettiva, che sia predisposta una protezione appropriata a favore degli stessi.
Dall’altro lato prevede che la regola della coincidenza del riposo domenicale possa essere derogato nelle ipotesi elencate – peraltro già contenute nell’art. 5 della legge n. 370 del 1934 – in cui il riposo settimanale di 24 ore consecutive può essere spostato in un giorno diverso dalla domenica e attuato mediante turni del personale.
Innanzitutto, per quanto riguarda la prima categoria di eccezioni, la disposizione che prevede che il periodo di riposo settimanale debba coincidere con la domenica può essere derogata in quanto la coincidenza è esclusivamente tendenziale. La disposizione che prevede la cadenza del riposo ogni sette giorni può essere derogata, in conformità agli orientamenti consolidati e prevalenti in giurisprudenza, in presenza, si ritiene, di una triplice condizione: che esistano degli interessi apprezzabili, che si rispetti, nel complesso, la cadenza di un giorno di riposo ogni sei di lavoro, che non si superino i limiti di ragionevolezza con particolare riguardo alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. La disposizione che prevede la durata del riposo può essere derogata nel limite delle 24 ore che costituiscono la soglia minima di tutela. Qualora esistano delle disposizioni che prevedono la durata del riposo al di sotto di tale soglia, le stesse dovranno prevedere un recupero compensativo. La disposizione che prevede la consecutività delle ore di riposo può anch’essa essere derogata nel rispetto del limite delle 24 ore.
Il decreto fa salve le disposizioni speciali in materia di riposi settimanali e deroghe previste dalla disciplina dettata in materia di riposi domenicali e settimanali.
Le ulteriori attività per le quali il decreto legislativo n. 66 del 2003 ammette la derogabilità della disciplina del riposo settimanale, che non siano già previste da disposizioni vigenti, saranno individuate con decreto del Ministero del Lavoro, adottato dopo aver sentito le organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative, nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro. 

Per quanto riguarda le violazioni del riposo  settimanale,nella circolare viene ricordato l’art.  9 del decreto legislativo  in esame  in cui si  stabilisce che “il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero…”.
La violazione della disposizione è punita con la sanzione amministrativa da     105,00 a   630,00   euro.

In proposito si  evidenzia, anzitutto, che deve ritenersi integrata la fattispecie sanzionatoria in tutte quelle ipotesi in cui, pur concedendo il riposo delle 24 ore consecutive, il datore di lavoro non consenta il cumulo con il riposo giornaliero, e cioè non aver concesso le 35 ore di riposo complessivo.
Va inoltre sottolineata la possibilità, da parte della contrattazione collettiva, di individuare delle deroghe all’obbligo di concessione del riposo settimanale (fermo restando l’obbligo, ove possibile, del riposo compensativo) che condizionano pertanto il campo di applicazione della fattispecie sanzionatoria. Sarà quindi necessario, prima di procedere a sanzionare il mancato rispetto della previsione normativa, verificare l’esistenza di eventuali deroghe introdotte dalla contrattazione collettiva, anche ove quest’ultima sia intervenuta prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 66 del 2003, ma abbia dettato disposizioni coerenti e compatibili con quanto previsto dal medesimo decreto..
Va infine rilevato che integra una ulteriore e diversa previsione sanzionatoria la coincidenza del riposo settimanale con la domenica giacché, pur concedendo il riposo settimanale, il datore di lavoro sarà soggetto a sanzione ove non ricorrano le ipotesi di cui all’art. 9, comma 2 o 3.
Sotto il profilo sanzionatorio, la violazione della mancata concessione del riposo  settimanale è punita con la sanzione amministrativa da   105,00 a   630,00.
 Al riguardo si rileva che la previsione normativa, pur non commisurata al numero delle giornate e dei lavoratori, trova applicazione con riferimento alla singola condotta datoriale che comunque si sostanzia nel non consentire i periodi di riposo a ciascun lavoratore coinvolto ed in relazione a ciascun periodo considerato (  settimana). Ne consegue che, in tali ipotesi, vadano applicate tante sanzioni quanti sono i lavoratori interessati ed i riposi   settimanali non fruiti, fermo restando quanto stabilito dall’art. 8, comma 1, L. n. 689 del 1981.
Va infine   sottolineato che, in tale fattispecie, non trova applicazione l’ipotesi di cui all’articolo 8, comma 2, della L. n. 689/1981, concernente la continuazione nell’ambito delle violazioni amministrative, in quanto tale previsione è riferita alle sole violazioni “in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria” e la disciplina sull’orario di lavoro non rientra in tale materia.
Per tale violazione non trova applicazione l’istituto della diffida di cui all’art. 13 del decreto legislativo n. 124 del 2004.
Da ultimo si ritiene opportuno richiamare l’attenzione sulla applicabilità delle sanzioni relative al rispetto degli obblighi in materia di riposo settimanale anche ai dirigenti e al personale direttivo, alla manodopera familiare, ai lavoratori del settore liturgico e ai lavoratori che operano a domicilio o in regime di telelavoro (ex art. 17, comma 5, decreto legislativo n. 66 del 2003).

Come sopra accennato il Ministero del Lavoro ha fornito indicazioni in materia  di riposo settimanale anche  attraverso gli interpelli  e precisamente::

-nell’interpello n.2186 dell’1.9.05  viene precisato che ,con riferimento alla facoltà di deroga concessa alla contrattazione collettiva dal secondo    comma  dell’art.9 del dec.leg.vo n.66/03,non può escludersi che  l’accordo  collettivo disciplini ipotesi eccezionali di  superamento dei sei giorni lavorativi,ma senza che sia  consentito prevedere un regime ordinario di prolungamento delle giornate lavorative ,dovendosi piuttosto legare la deroga a casi eccezionali connessi ad oggettive ed imprescindibili esigenze aziendali;

-nell’interpello n.13049 dell’11.10 .07 si afferma che il successivo comma 3 disciplina eslusivamente la facoltà di deroga al principio della coincidenza con la domenica per alcune particolari  lavorazioni,senza che sia modificata   la cadenza complessiva di un giorno di riposo ogni sette,ferma rerstando la possibilità di  organizzare i turni di servizio prevedendo l’effettuazione di una prestazione lavorativa in coincidenza con la domenica e la concessione di una giornata di riposo anche in un momento antecedente  alla domenica..

Peraltro  ,si ritiene di aggiungere che l’ultimo periodo del comma 1 dell’art.9 del dec.leg.vo n.66/03,aggiunto dalla legge n. 133/08 al testo originario ,secondo  cui il riposo di 24 ore “è calcolato come media in un periodo non superiore a 14 giorni”,aumenta la flessibilità del riposo in questione,in quanto permetere di organizzare turni di lavoro con prestazioni lavorative anche per più di sei giorni lavorativi,purchè nei 14 giorni di calendario siano presenti almeno due periodi di riposo di 24 ore consecutive.

Conclusivamente occorre sottolineare che  la giurisprudenza ha dato  risposta affermativa al quesito seguente: ” In caso di esecuzione di attività lavorativa eccezionalmente durante la domenica, al lavoratore spetterà, oltre alla paga normale per la giornata lavorativa, una maggiorazione e una giornata di riposo compensativo da godere in un giorno normalmente lavorativo?” 

 Infatti  la Corte di Cassazione con sentenza n. 18701/2007 ha    riconosciuto  al dipendente   il diritto a percepire una maggiorazione economica del compenso stabilita in via equitativa, per aver svolto turni di lavoro anche oltre il 6° giorno di lavoro consecutivo (nello specifico il dipendente aveva lavorato per circa 20 domeniche all’anno non percependo né uno specifico trattamento retributivo né un compenso indennitario). La legittimità dello spostamento del riposo settimanale in un giorno diverso dalla domenica, anche con una cadenza variabile per cui detto riposo intervenga oltre il 6° giorno lavorativo, non esclude che – scrivono i giudici – al lavoratore sia dovuto, in relazione all’attività lavorativa del 7° giorno consecutivo e nonostante il godimento di un riposo compensativo oltre tale giorno, un compenso determinabile anche equitativamente a titolo non di risarcimento ma di indennizzo per la privazione pur legittima della pausa destinata al recupero delle energie psicofisiche

Il diritto a tale prestazione indennitaria non è escluso dalla circostanza che la disciplina collettiva preveda un particolare trattamento retributivo per la prestazione lavorativa domenicale, salvo che tale trattamento risulti destinato a compensare, oltre la penosità del lavoro festivo, anche l’usura dell’attività lavorativa prestata il 7° giorno consecutivo. Ne consegue che nella determinazione dell’indennizzo in via equitativa deve farsi riferimento, più che alla retribuzione in senso proprio quale prevista dall’art. 36 Cost., alla specificità dell’indennizzo di un peculiare sacrificio (v. Cass. n. 5207 del 2003).

 

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