COMPATIBILITA’ INTEGRAZIONE SALARIALE CON LAVORO

 Per riscontrare la richiesta di chiarimenti sull’argomento  di cui al  titolo ,  si fa riferimento direttamente all’art.  8    del decreto legge 31.3.1988 n.86 convertito in legge 20.5.1988 n.160,il cui testo coordinato  è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.147 del 24.6 .1988.

 I commi 4 e 5 del predetto art.8 prevedono rispettivamente che : 

- Il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo  o subordinato durante il periodo d’integrazione non ha diritto al trattamento  per le giornate di lavoro effettuate  .

- Il lavoratore decade dal diritto al trattamento d’integrazione salariale nel caso in cui non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla sede provinciale dell’Inps dello svolgimento della predetta attività.

In merito  alla sopra   riportata    previsione  normativa   , si è registrato      l’intervento  dell’Inps ,   della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione.

 Da parte dell’Inps   sono state emanate le circolari  n.171 del 4.8.1988, n.179  del 12.12.2002  e   n. 75 del 12.4.2007.

 La prima circolare   ,dopo aver     sottolineato       l’ incompatibilità fra cassa integrazione guadagni ed attività lavorativa   svolta  a termine in forma   subordinata    o  autonoma     ed evidenziato  la decadenza dal diritto all’integrazione salariale   in cui incorre il lavoratore che non  fornisce corrispondente   comunicazione  all’Istituto prima  di  intraprendere  un ‘attività autonoma o presso terzi, ha  espresso l’avviso  sulla   opportunità che il    cassintegrato, prima di iniziare l’attività autonoma  o subordinata, ottenga il preventivo consenso del proprio datore di lavoro, in relazione alla permanenza del vincolo connesso al rapporto di lavoro in atto ,   disponendo infine che dalla data iniziale dell’attività denunciata   deve essere sospeso il pagamento dell  integrazione salariale,da ripristinare soltanto al termine della prestazione intrapresa, ove ne ricorrono le condizioni ,restando  peraltro escluso tassativamente che ,a seguito della comunicazione, possa  essere  rilasciata da parte dell’Istituto una qualsiasi autorizzazione  per il  cumulo del   reddito da  lavoro autonomo o subordinato con la cassa integrazione guadagni ,  essendo   finalizzata  la comunicazione preventiva dell’attività intrapresa     ad evitare la decadenza  dall’integrazione salariale   a carico del prestatore per tutto il periodo della concessione della stessa .  

 Per quanto possa apparire  superfluo , rispetto a quanto sopra esposto  ,si    fa  notare che      agli effetti   dell’incompatibilità in argomento     vanno considerate   tanto le         prestazioni rese nell’ambito di un  rapporto di lavoro subordinato ( pubblico ovvero  privato,obbligatorio ovvero ordinario ,  a tempo  determinato ,pieno,parziale,tripartito,intermittente o a chiamata,somministrato, nel contratto d’ inserimento o reinserimento,d’apprendistato e di    formazione e lavoro)   ,quanto  le prestazioni autonome     ( relative ad  attivita’ agricole,commerciali,artigiane ,professionali),sia infine   le  collaborazioni coordinate e continuative  ,anche nella forma  a  progetto.

Nella seconda  delle circolari prima indicate  ,  sempre in tema di       compatibilità  tra integrazione salariale  ed attività lavorativa  autonoma o subordinata a termine,  essendo  intervenute  varie sentenze della Cassazione  contenenenti    specifici  principi interpretativi  delle norme in esame , risulta che l’Inps  ha  modificato i criteri  prima espressi   in quella n.171 /1988  . 

Infatti,fermo  l’obbligo   per il lavoratore della comunicazione preventiva sullo svolgimento dell’attività secondaria,   così ‘ da  evitare la decadenza a suo carico  dalle prestazioni di cigo  o cigs, l’Istituto ha  osservato  che il combinato disposto dell’art.3 del decreto legislativo  luogotenenziale  n . 788/1945 e dell’art.8 comma 4 della legge n.16071988   non sancisce l’assoluta incompatibiltà delle prestazioni d’integrazione salariale con il reddito ritraibile dallo   svolgimento di un’attività lavorativa  autonoma o dipendente a tempo determinato ma piuttosto che  vi sia un’incumulabilità tra   i suddetti  trattamenti integrativi e redditi  in misura variabile a seconda delle modalità e dal’ammontare  di quest’ultimi,come appresso specificato a titolo esemplificativo:

 1) ipotesi di trattamento di cig ragguagliato alla retribuzione perduta   ,derivante da un rapporto  a tempo pieno  e di beneficiario svolgente  attività  subordinata a termine a tempo pieno oppure parziale: si ha l’incumulabilità totale(  perchè deve presumersi che la retribuzione sia equivalente alla corrispondente misura dell’integrazione salariale), pur   ammettendosi  la  prova   di  una retribuzione inferiore  a quella a cui si rapporta la cig, sicchè  in presenza di detta situazione   potrà  risultare dovuta una quota differenziale d’integrazione salariale ;

2) ipotesi di trattamento di cig riferito a retribuzione derivante da rapporto                    a tempo parziale e di   beneficiario  che presta lavoro subordinato  a trermine: l’incumulabilita’ sarà totale se la nuova attività è svolta  a tempo  pieno,sarà relativa se  la predetta viene svolta a tempo parziale ed infine non opererà affatto  se  l’attività part time non coincide temporalmente con  quella  rimasta sospesa  ;

3) ipotesi in cui il lavoratorte in godimento della cig eserciti una nuova attività autonoma: non può attribuirsi alcuna rilevanza  ne’ alla circostanza che il lavoro sospeso sia a tempo parziale ,nè alla quantità di tempo dedicato alle  prestazioni autonome .In   questa situazione  l’incumulabilità dei proventi del lavoro autonomo va affermata  sino a concorrenza dell’importo dell’integrazione salariale,comportando una proporzionale riduzione dello stesso.

Per quanto concerne la terza circolare sopra citata, è da far presente che con la  stessa l’Istituto ,a seguito dell’ordinanza n.190/96 della Corte Costituziole e la sentenza   n.4004/2007 della Corte di  Cassazione  , in riscontro   a numerosi quesiti pervenuti in merito, ha fornito i chiarimenti riguardanti il termine iniziale da cui far decorrere la decadenza ex art.8 comma 5 della legge n.160/88  ,  escludendo   l’eventualità della   decadenza limitata al periodo  concomitante all’attività lavorativa svolta ,in quanto tale soluzione condurrebbe alla sostanziale ed irragionevole equiparazione del lavoratore  osservante l’obbligo di comunicazione al lavoratorte  inadempiente e di conseguenza prevedendo ,in sintonia di quanto  ritenuto dalla Cassazione nella     sentenza prima menzionata ,che a carico di  chi non ha adempiuto all’obbligo di comunicazione  interviene la decadenza dall’intero periodo d  ‘ integrazione salariale,anche se derivante da più di un provvedimento di concessione,stante il principio di unicità del trattamento in questione.

 A conclusione della    presente esposizione  si ritiene confacente evidenziare che , in relazione all ‘ evoluzione dell’organizzazione   delle strutture del   collocamento  discendente dal trasferimento delle relative funzioni e dei corrispondenti compiti dallo Stato a  Regioni ed Enti locali ,nonche ‘ a seguito delle modifiche  normative  ,  che tra l’altro hanno comportato  per  il settore privato     la  possibilità d ‘assunzione nominativa generalizzata   con l’obbligo di comunicazione telematica  preventiva da parte dei datori di lavoro  ai servizi dell’impiego ,la  pluriefficacia riconosciuta alla   detta  comunicazione  obbligatoria va considerata    anche agli effetti  dei    commi   4 e 5 della legge n.160/88   , così che ormai  l’obbligo di  comunicare direttamente  all’Inps  l’inizio di una prestazione   ora  resta  a   carico dei cassintegrati    soltanto  nei   limitati casi  di attività    esentate  per norma dall’obbligo della   comunicazione preventiva   (   esercizio di una professione intellettuale richiedente l’iscrizione negli appositi albi,  impegno di componenti di organi di anmministrazione   e controllo di società,pertecipazione   a  collegi e commissioni  , lavoro autonomo  reso ex art.2222 cod.civ in forma professionale ed occasionale ) .

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